Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino

Caro Senatore Ignazio Marino,

Ho appena strappato la tessera del Partito Democratico, tessera che avevo preso la scorsa estate per sostenere la sua candidatura alla segreteria del partito. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di Massimo D’Alema non mi consente di restare all’interno del PD un minuto di piu’. La classica goccia che fa traboccare il vaso, come si dice.

Per giustificare la sua linea politica, D’Alema ha ricordato Togliatti e l’articolo 7 della Costituzione, quello che accoglie i Patti Lateranensi di Mussolini all’interno della Carta repubblicana. A voler prendere le dichiarazioni di D’Alema seriamente, basterebbe ricordare le parole di Piero Calamandrei che nel 1947 scrisse che quei Patti Lateranensi “sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica”, e che quella “capitolazione” fu il risultato del “voltafaccia” dei comunisti.

Per prendere le dichiarazioni di Massimo D’Alema seriamente però si dovrebbe ignorare la storia di questi ultimi quindici anni, una storia tormentata ma che non puo’ essere ignorata. Gia’ nel 2001 l’economista Paolo Sylos Labini scriveva a proposito della Bicamerale (1997-1998) presieduta da D’Alema:

La legittimazione politica scattò automaticamente quando fu varata la Bicamerale: non era possibile combattere Berlusconi avendolo come partner per riformare, niente meno, che la Costituzione, con l’aggravante che l’agenda fu surrettiziamente allargata includendo la riforma della giustizia, all’inizio non prevista. E la responsabilità dei leader dei Ds è gravissima.

Qualche giorno fa’ il britannico Guardian – non un foglio bolscevico, esattamente – scriveva a proposito di Berlusconi: “i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo”. E tuttavia sarebbe ingeneroso e disonesto addossare la responsabilità politica per le drammatiche condizioni in cui versa oggi l’Italia solamente all’attuale capo del governo. In questi ultimi, tormentatissimi quindici anni, Massimo D’Alema è stato l’alleato principale di Silvio Berlusconi; dalla (fallita) Bicamerale alla (fallita) scalata alle vette della diplomazia europea, i due nemici inseparabili, di fallimento in fallimento, hanno lasciato dietro di se’ solo macerie.

So che all’interno del PD ci sono moltissime cittadine e cittadini moralmente e intellettualmente onesti, capaci e di buona volontà. Sono convinto che queste persone siano la stragrande maggioranza, sia tra gli iscritti sia tra i dirigenti del partito. Ma al punto in cui si è arrivati – e nel partito e nel paese – restare all’interno del Partito Democratico significherebbe regalare un’immeritata foglia di fico a chi condivide le pesanti responsabilità politiche per la morte della Repubblica.

Mentre le scrivo, sto leggendo sulla stampa che ci sarebbero forti polemiche all’interno del PD per le dichiarazioni di D’Alema (e di Latorre). Lo spettacolo non è certo edificante e le polemiche sono ormai davvero stanche e inutili e riflettono solo l’eutanasia del partito che avrebbe voluto essere democratico. Scriveva Bertrand Russell un secolo fa’, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Da uomo di scienza, non le sfuggirà l’importanza del metodo scientifico, anche in politica.

Le faccio i migliori auguri per il Natale e per il nuovo anno e chiudo questa lettera con le parole con cui Piero Calamandrei chiudeva quel suo articolo. Lo spirito del Natale passato.

Il realismo degli «ultimi mohicani»

Difficile dunque dire quale parte sia stata vittoriosa. Ma forse la vera sconfitta è stata, insieme colla sovranità italiana, la democrazia parlamentare.

Alla base della democrazia e del sistema parlamentare sta un principio di lealtà e di buona fede: le discussioni devono servire a difendere le proprie opinioni e a farle prevalere con argomenti scoperti, e i voti devono essere espressione di convinzioni maturate attraverso i pubblici dibattiti. Quando i voti si danno non più per fedeltà alle proprie opinioni, ma per calcoli di corridoio in contrasto colla propria coscienza, il sistema parlamentare degenera in parlamentarismo e la democrazia è in pericolo.

Proprio per questo il voto sull’art. 7 lasciò alla fine, in tutti i sinceri amici della democrazia, un senso di disagio e di mortificazione. L’on. Togliatti, in un articolo dedicato al partito di azione (sull’«Unità» del 2 aprile), ha espresso l’opinione che la fondamentale debolezza di questi «ultimi mohicani» consista nella mancanza del «senso delle cose reali, che dovrebbe invece essere ed è la qualità prima di chi vuole impostare e dirigere un’azione politica». Ma quali sono le «cose reali?». Qualcuno pensa che anche certe forze sentimentali e morali, che hanno sempre diretto e sempre dirigeranno gli atti degli uomini migliori, come potrebb’essere la lealtà, la fedeltà a certi principi, la coerenza, il rispetto della parola data e così via, siano «cose reali» di cui il politico deve tener conto se non vuole, a lunga scadenza, ingannarsi nei suoi calcoli.

Potrebbe darsi che i comunisti, quando hanno compiuto con estremo virtuosismo quell’abilissimo esercizio di acrobazia parlamentare che è stato il voto sull’art. 7, non abbiano calcolato abbastanza l’impressione di disorientamento e di delusione ch’esso avrebbe prodotto sulla coscienza del popolo ingenuo, che continua a credere nella democrazia. E non abbiano pensato che anche la delusione e il disgusto sono stati d’animo idonei a produrre nel mondo certe conseguenze pratiche, dei quali il politico, se non vuole andare incontro ad acerbi disinganni, deve tener conto come di «cose reali». [da: ART. 7: STORIA QUASI SEGRETA DI UNA DISCUSSIONE E DI UN VOTO, «Il Ponte», anno III, n. 4, aprile 1947]

Molto cordialmente,

Gabriele Zamparini

Londra

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29 risposte a Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino

  1. pippolillo scrive:

    Votai Marino alle primarie dopo averlo ascoltato alla festa del PD qui a Torino, poi a Torino Spiritualità parlare del fine vita, lì non era in veste di politico ma di medico.
    Credevo che avesse la pelle verdastra, le sue parole arrivavano da Marte, invece scoprì che aveva vissuto e lavorato parecchio negli USA, ecco perché.
    Qui in Piemonte alle elezione regionali di Marzo si sta realizzando un bel papocchio, il PD sembra ormai cosa certa correrà con l’UDC.
    Meno male che si è presentata la lista civica dei “grilli” almeno saprò cosa votare, molti ho sentito che non andranno proprio o voteranno scheda bianca.
    Ma Marino, come fa a stare ancora dentro a quella bolgia del PD?

  2. chotto69 scrive:

    @Serafin
    Se per lei coraggio e’ semplicemente il mettere la faccia candidandosi, peraltro gia’ sapendo di non aver alcuna chance e quindi di non doversi prendere alcuna responsabilita’, allora io e lei abbiamo un concetto di coraggio assai diverso.
    Coraggio e’ semmai affermare con forza la propria diversita’ di fronte agli altri candidati dell’establishment del partito, non balbettare qualche distinguo seguito da “se” e “ma”.
    Coraggio e’ opporsi alla linea del partito quando questa si mostri scellerata e sempre piu’ convergente con quella dell’avversario che si dice (solo a a parole) stare combattendo.
    Palese il disegno eversivo di questa maggioranza e parte dell’opposizione, coraggio sarebbe mettersi alla testa di una opposizione vera (una che si oppone, per capirci), dentro e fuori del parlamento, per combattere la piu’ grossa minaccia democratica che il paese abbia avuto dalla fine del fascismo.
    Vede Serafin, se un ministro della Repubblica o addiritura il Presidente del Consiglio, accusa di eversione istituzioni quale magistratura o corte costituzionale, un leader dell’opposizione non detta un comunicatino di condanna all’ANSA o magari va da Vespa a recitare la poesia di natale. Uno con le palle (coraggio, Serafin, coraggio) ma anche con semplice senso delle istituzioni, abbandona il Parlamento per protesta, chiama i lavoratori allo sciopero generale, urla nelle piazze che questa gente se ne deve ANDARE, insomma porta il livello dello scontro a quello del pericolo da affrontare, non fa il pompiere e dialoga con queste bestie schiumanti di rabbia o addirittura tace.
    Chi nel PD ha invocato forme di lotta proporzionali al pericolo che stiamo correndo? Mi sembra che l’unico che stia chiamando le cose con il loro nome sia Di Pietro (che non ho mai votato, finora) che infatti viene additato da maggioranza e buona parte dell’opposizione (ahi ahi ci risiamo) come destabilizzatore, terrorista, etc.
    Insomma, se per lei i problemi del PD sarebbero stati miracolosamente risolti qualora fosse stato eletto Marino, si crogioli pure nella sua illusione. La verita’ e’ che si puo’ anche essere leader senza essere segretario di partito. Basta avere coraggio, la gente questo lo capisce. E ti segue.

  3. abiraghi scrive:

    Cubicamente:
    Pensare che i verde-viola potessero “occupare il partito” era un bel sogno, ma irrealizzabile. Nel Piddì nessuno (nessuno!) può accedere a Palazzo senza il benestare della dirigenza, le truppe cammellate dai boss locali fermano i non allineati a colpi di voto, l’abbiamo visto in tutte le primarie-burla e nel congresso. La dirigenza (al momento D’Alema) decide tutto: qui in Lombardia ci troviamo ad affrontare le regionali con un candidato che pochissimi elettori vogliono (Penati, piazzato da D’Alema) lasciando ai margini il candidato ideale, che gli elettori voterebbero con entusiasmo (Civati). Ma Pippo, che pure è discretamente allineato, non lo è a sufficienza. Quindi la sua candidatura è svanita nel nulla.
    Concludendo (e scusandomi a priori con chi si è impegnato e ci ha creduto per l’analisi cinica): l’avventura di Ignazio Marino è stata un’abile (una volta tanto) manovra con cui il Piddì ha avvicinato a sé persone che mai si sarebbero lasciate coinvolgere da tipi come Bersani e quell’altro, come si chiamava. Invece, con un personaggio nuovo e di qualità come l’Ignazio, è stata tutta un’altra storia. Sarà proprio un caso che Marino è amico di D’Alema e aveva alle spalle Bettini, ovvero ha fatto la corsa a braccetto tra i due poli del Piddì?
    A margine: “coraggio” non è un termine adeguato alla vicenda. Marino è un medico di successo, è senatore, è intelligente e colto (dote rara nel Piddì), insomma, una persona di valore, ben collocata politicamente, professionalmente e socialmente. In questa avventura aveva ben poco da perdere (salvo tempo e un po’ di fegato), quindi riconoscergli del coraggio per essersi buttato nella mischia è simpatico e romantico, ma poco realista.

    alberto biraghi
    http://www.penatineindanke.org

  4. cubicamente scrive:

    @Manciani:
    il coraggio il senatore lo ha avuto nel presentarsi dal nulla alle primarie del Pd. La mancanza di coraggio -semmai- risiede tutta in coloro che hanno dileggiato le primarie definendole assolutamente inutili quando invece erano – forse – l’ultima occasione per cambiare le cose. Vede, Manciani, se lei avesse avuto la stessa determinazione che impiega oggi per criticare il senatore nel sostenerne la candidatura a segretario, oggi, forse non saremmo qui a lagnarci. L’occasione per cambiare il PD ce l’avevamo, e consisteva semplicemente nell’occupare il partito, prendendo la tessera – come ha fatto Zamparini – e andando a votare alle primarie per l’unico candidato che recava in sé il cambiamento. L’occasione l’abbiamo persa, ripeto, per quella malcelata voglia di non cambiare e continuare in eterno a lamentarsi.
    Invece – ed è ciò che credo il senatore cerchi di comunicarci – l’atteggiamento giusto dovrebbe essere quello di riappropriarci della politica, non lasciare che sia “cosa loro”. Oggi, a Piazza del Popolo a Roma, si è manifestato contro il governo e l’intenzione di blindare la rete. Ignazio Marino era là. Lei dov’era?
    D. Serafin
    http://yespolitical.wordpress.com

  5. chotto69 scrive:

    Noto con estremo disappunto che le parole di Ignazio Marino, sia su Micromega che qui sul Blog, non sono altro che blah blah, uno spot sull’opportunita’ di rimanere nel PD, un invito ad avere pazienza e speranza. Belle parole ma nessun contenuto. Nessuna spiegazione sul perche’ il PD non abbia MAI fatto fin qui uno straccio di opposizione su NESSUN tema (basti ricordare il voto di fiducia fallito grazie alla provvidenziale assenza di parlamentari PD). Nessuna spiegazione sul perche’ continuino a perseguire questa “tattica” suicida del dialogo con un avversario che non ha intenzione di negoziare ma solo annientare. Marino non prende posizione, non spiega se secondo lui questa sia solo miopia e inettitudine del gruppo dirigente, dei marci D’Alema, Bersani, Violante & C. oppure se questo ossessivo bisogno di dialogare con Berlusconi e compiacerlo non sia invece la realizzazione, quella si’, di una strategia d’inciucio studiata a tavolino.
    Marino ci parla invece di workshops, di portali dove esprimere le proprie idee: ebbene le idee bisogna prima di tutto averle e poi avere il coraggio di esprimerle. Dov’e’ questo coraggio, senatore?
    Le cose dovrebbero essere molto semplici: se il (oppure i) leader del partito decidono di portarlo allo sbando con decisioni scellerate che tradiscono il patto con i propri elettori, gli altri che rimangono in silenzio o balbettano qualcosa timidi senza urlare ed additare lo scandalo prima di tutto a chi li ha votati, allora ne divengono complici. Se poi non si puo’ fare nulla, ci si dimette dimostrando coerenza con se’ stessi e con chi ci ha votato. Questo e’ coraggio, senatore. Questa e’ la politica pulita, senza biechi tatticismi, quella che offre un limpido esempio da seguire ai cittadini e che rida’ la speranza che qualcosa possa realmente cambiare. Questo e’ cio’ che vi chiedono quelle migliaia di elettori (si’, anche io) che vi hanno votato e che giammai vi rivoteranno. Di rispettarci e di rappresentarci nelle istituzioni come avevate promesso di fare e come, sembra evidente dalla vuotezza delle sue parole e di quelle dei suoi compagni di partito, non avete voglia o capacita’ di fare.
    Cordialmente ma senza stima
    Alessandro Manciani

  6. zamparini scrive:

    ciao fabio,

    no, la tessera non l’ho rincollata, quando le illusioni si rompono e’ bene to move on, come dicono in inglese :-)

    un abbraccio e auguri di buone feste

    gabriele

  7. ilpompiere scrive:

    ma alla fine poi, letta a risposta di Marino che mi suona molto sensata, la tessera l’hai reincollata? :)

  8. [...] occasione di discussione e di confronto. Per evitare che tanti si allontanino dal PD, come già qualcuno purtroppo ha [...]

  9. [...] dalla rete: iscritti del PD che strappano la tessera, altri che propongono di regalare al leader Massimo quella del PdL, altri ancora che [...]

  10. zamparini scrive:

    Caro Ignazio,

    grazie per la sua gentile risposta.

    Ovviamente non mi aspettavo che le cose potessero cambiare overnight, non sono un bambino e purtroppo conosco bene l’Italia e la complessita’ dei suoi problemi, ma e’ proprio questa complessita’ a richiedere soluzioni radicali, coraggiose e quelle soluzioni credo possano venire solo dalla coerenza tra i valori e i principi in cui si crede e che da troppo tempo vengono negati e le nostre azioni.

    Ci sarebbe molto da dire ma non voglio tediare oltre lei e i lettori di questo blog.

    Le mando un forte abbraccio e buon Natale

    Gabriele

  11. correntere scrive:

    Condivido totalmente la risposta di Ignazio Marino. Rincolla la tessera Gabriele!

  12. irmarino scrive:

    Caro Gabriele,
    grazie per la sua lettera e, soprattutto, grazie per la fiducia che l’ha portata ad iscriversi al Partito Democratico per sostenere la mia candidatura alla segreteria nazionale.
    Capisco la sua amarezza ma mi permetta di dirle che non condivido le conclusioni a cui questa l’ha portata. Strappare la tessera del partito non è certamente la soluzione, così come aspettarsi che il cambiamento atteso possa verificarsi da un giorno all’altro (“overnight”, durante la notte, come dicono nei paesi anglofoni) non rende giustizia alla complessità dei problemi che ci troviamo ad affrontare come partito e come Paese.
    L’Italia è un paese in larga parte bloccato, apparentemente incapace di rinnovarsi, portatore di problematiche per la maggior parte originali rispetto a quelle tipiche dei paesi a democrazia matura. Con la mia sfida al recente congresso del PD abbiamo provato ad inaugurare un metodo nuovo, fondato su un approccio laico, investendo su intelligenze e talenti originali. Abbiamo voluto dare risposte nette e chiare ai mille quesiti che la contemporaneità pone alla politica: abbiamo voluto dire dei sì e dei no chiari, usando parole comprensibili e che non consentissero equivoci o libere interpretazioni.
    In pochi mesi abbiamo raccolto un consenso sostanziale, legato alla scelta di persone libere come lei e slegato da ragioni di appartenenza: in altre parole, fondato soltanto sulla bontà delle nostre tesi. Abbiamo cominciato un cammino che ha da subito dimostrato l’urgenza e la rilevanza dei nostri argomenti e che ha creato una solida base per un lavoro che non si è esaurito nel congresso, al contrario. Con le primarie di ottobre io credo sia cominciata la fase della costruzione di una vera proposta di cambiamento.
    Quello che c’è da fare adesso è continuare a lavorare. Non scoraggiarsi. Dimostrare che la solidità dei nostri argomenti e del nostro metodo dà agli uni e all’altro gambe forti per camminare. Strappare la tessera ora significa gettare la spugna già all’inizio del cammino.
    Io, anche a nome delle tante persone che hanno lavorato con me e senza le quali tutto questo non sarebbe stato possibile, ringrazio lei e le tante persone come lei che hanno con fiducia ed entusiasmo aderito sin da subito alla nostra proposta di cambiamento e di modernizzazione del PD. Mi permetto però di dirle che non è lasciando la presa alla prima difficoltà che sarà possibile portare a termine quel progetto che ci ha visti uniti negli ultimi mesi.
    Non siamo stati uniti da ragioni di appartenenza o di fedeltà ad un capobastone ma da idee forti e convinzioni comuni. I temi che ci hanno uniti (la laicità dello Stato, la trasparenza dei mercati, la sostenibilità dello sviluppo, l’uguaglianza dei cittadini, la qualità della vita, la solidarietà e le opportunità) sono ancora il collante più potente per chi, come noi, crede in un’Italia moderna e veramente integrata in Europa.
    Ci stiamo organizzando per avere un portale dove esprimere le nostre idee, per essere promotori di specifici workshops che condizionino positivamente la vita del PD e conducano ad una modernizzazione del Paese e pensiamo a tante azioni come un esposto alla Unione Europea per impedire che le aree dove dovrebbero sorgere le centrali nucleari vengano classificate dal Governo come siti militari.
    Il contributo di persone come lei è parte fondamentale di questo sforzo che, come ho già detto, comincia – e non finisce – oggi. Io conto su di lei e sulla sua rinnovata adesione al Partito Democratico, che resta oggi e sarà, auspicabilmente, ancor di più domani, in potenza il più straordinario strumento di rinnovamento che abbiamo a disposizione.
    Dipende in larga parte dal contributo di ciascuno di noi.
    La ringrazio e spero di incontrarla presto.
    Ignazio Marino

  13. zamparini scrive:

    grazie gredase, lasciando stare i talebani e bush (che qui non c’entrano niente) e’ tutto da vedere se B ha davvero i numeri per cambiare la costituzione; quanto all’eventuale referendum, c’e’ il solito problema, il vero problema italiano: l’informazione e il controllo dei media

    comunque quel “vi” che vuol, dire? non mi piace l’uso del “noi” e del “voi”, come si fosse parte di monoliti; ci sono singoli individui, tutti con la loro testa pensante, che poi quella testa la si usi, e’ tutto un altro discorso :-)

  14. gredase scrive:

    quello che credo, lo si voglia o no, è che berlusconi ha i numeri per cambiare la Costituzione da solo (cioè con la lega) e la gente voterebbe il referendum costituzionale. realisticamente, ed il realismo vi manca (tanto quanto a bush che voleva far la pace in afganistan senza trattare coi talebani), o uno tratta o uno subisce. non faccio altre considerazioni dato che non apprezzo berlusconi e che il pd è nato morto essendo una fusione fra più anime che però si vogliono sovrapporre a vicenda.

  15. abiraghi scrive:

    Scusa Gabriele, ho scritto di getto una frase che è arrivata da un retropensiero, tutto preso dalla necessità di scrivere in fretta rubando tempo a una cosa che devo assolutamente finire un’ora fa o se possibile ancora prima :-)

  16. zamparini scrive:

    marco restelli e abiraghi, grazie per i vostri commenti;

    abiraghi, volevo soltanto precisare che il mio post non parla di penati e della sua candidatura in lombardia… anche perche’ vivendo a londra non credo sia mia compito dire alcunche’

    ciao, gabriele

  17. abiraghi scrive:

    Marco Restelli: non so cosa spinga il nostro cortese ospite a opporsi a Penati con una fermezza che condivido totalmente, so cosa spinge me, suo elettore alla prima tornata, elettore storico PCI/PDS/DS/Ulivo/Unione, astensionista al secondo mandato. Mi disturba – ovviamente – il metodo con cui è stato messo lì, un insulto a elettori e attvisti che meritano condivisione e democrazia. Soprattutto mi disturba Penati, un uomo di scarso profilo culturale e politico, che ha malgovernato, ha sperperato a livelli tali da rendere leciti i sospetti che non fosse tutta incapacità (vicenda ASAM Serravalle), che ha messo amici privi dei requisiti in posizioni importanti con stipendi da favola. Che ha viaggiato in lungo e in largo a spese nostre con motivazioni quantomeno discutibili. Eccetera. Io avevo votato Penati – nonostante non mi piacesse come aveva governato a Sesto – perché credevo nella coalizione di centrosinistra. Mi sono trovato un razzista arrogante, che ha finanziato le ronde padane e si è sbarazzato delle forze di sinistra per tentare di sottrarre consenso alla destra (assurdo, a fare i razzisti sono meglio loro). Penati è il prodotto del peggior dalemismo inciuucista, un incrocio tra liberismo e neostalinismo che puzza troppo perché ci si possa turare il naso.
    Molte persone condividono e si stanno aggregando qui:
    http://www.penatineindanke.org/

  18. marco restelli scrive:

    Caro gabriele, essendo entrato nel Pd com motivazioni similli alle tue (sull’onda del progetto veltroniano, ormai tramontato) capisco le tue motivazioni e la tua rabbia. Io sono molto incerto sul da farsi…solo non condivido l’astio che sento in giro nei confronti di Penati, che mi pare invece aver fatto bene come presidente della provincia di Milano.
    Ma quanto agli inciuci e alla cultura dalemiana da bicamerale, siamo totalmente d’accordo.
    ciao,
    Marco/MilleOrienti

  19. [...] Prima la scelta di Filippo Penati come candidato alle prossime elezioni regionali, poi le ultime prese di posizione di D’Alema e Latorre in tema di inciucio mi fanno condividere dalla prima all’ultima riga questo bellissimo post con cui un neo-iscritto del PD annuncia a Ignazio Marino la propria rinuncia (Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino). [...]

  20. abiraghi scrive:

    Salve. Vado un po’ OT (ma in sintonia col contenuto che non posso imitare, perché pur apprezzando Marino non ce l’ho fatta a tesserarmi pur per il nobile intento di votarlo) per richiamare l’attenzione degli eventuali lombardi sulla scandalosa candidatura di Filippo penati, altro colpo di mano di D’Alema, che da un lato si inciucia con berlusconi, dall’altro col peggior leghismo “padano” (scusate la parolaccia). In un gruppo di elettori di centrosinistra disgustati (ma inguaribilmente ottimisti) abbiamo fatto questo
    http://www.penatineindanke.org

  21. zamparini scrive:

    grazie alessandro,

    il guardian e’ un giornale liberal, esattamente come l’independent o – negli stati uniti – il new york times, il los angeles times o il washington post

    la frase del guardian che riporto nell’articolo e’ solo l’ultima e nemmeno la piu’ severa nei confronti di berlusconi da parte della stampa anglosassone, sia qui in gran bretagna dove vivo sia negli stati uniti dove sono vissuto qualche anno

    la stampa conservatrice anglosassone usa termini addirittura piu’ severi e imbarazzanti per il capo del governo italiano – dal times al telegraph, dal financial times all’economist… tutti considerano berlusconi un imbarazzante caudillo che nulla ha a che fare con la tradizione liberal democratica

    grazie ancora per il tuo commento e auguri di buone feste

    gabriele

  22. aledeniz scrive:

    Caro Gabriele,

    ho letto la tua lettera aperta su Micromega (in realtà, come riportata su http://groups.google.co.uk/group/it.media.tv/browse_frm/thread/0bcb721113e8922f#) e non voglio entrare nel merito della questione, ma devo confessare che quando ho letto la frase:
    “Qualche giorno fa’ il britannico Guardian – non un foglio bolscevico, esattamente –”
    Ho fatto un balzo sulla sedia, ed un gran bel sorriso.

    Mentre è pur vero che The Guardian non è strettamente un organo di stampo “bolscevico” (o meglio, non lo è se tu non sei un lettore del Telegraph vel similia), è pur vero che è un giornale di sinistra, molto più a sinistra di quanto possa essere considerata La Repubblica, che nel discorso politico Italiano una certa parte della popolazione (buona parte degli elettori del PdL, ma non solo) oramai considera, erroneamente, addirittura come un quotidiano “comunista”.

    Leggo The Guardian 2 o 3 volte a settimane da anni, e mentre di tanto in tanto si legge qualche editoriale che propone tesi liberali, la maggior parte degli editoriali propone tesi socialiste, al più socialdemocratiche.

    Quel che sia, nel discorso politico Britannico, The Guardian è considerato generalmente un giornale di sinistra, anzi, _il_ giornale della sinistra socialista Britannica (mentre The Indipendent è considerato il giornale della sinistra liberale o socialdemocratica), per cui è certamente poco rappresentativo di quella certa confusione tra Britannicità e Thatcherismo che tanti Italiani incredibilmente danno ancora per scontata, anzi, per dirla tutta, The Guardian al tempo della Thatcher giocò lo stesso ruolo che sta giocando La Repubblica in Italia nei confronti del problema Berlusconi.

    Cordiali saluti,
    Alessandro Riolo

  23. [...] occasione di discussione e di confronto. Per evitare che tanti si allontanino dal PD, come già qualcuno purtroppo ha fatto. Facciamoci sentire, facciamo contare le nostre idee, rendiamo forte il [...]

  24. [...] è questo il PD che vogliamo. Ma non per questa ragione è giusto stracciare delle tessere. La lotta per il cambiamento del PD non può essere fatta abbandonandolo alla corrente degli [...]

  25. [...] Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino via zamparini.wordpress.com [...]

  26. massimomarini scrive:

    Non posso biasimarti. Ho paura che ti seguirò a ruota.
    massimomarini

  27. [...] mentre c’è chi strappa la tessera del partito, tornano all’orecchio le parole pronunciate poco più di un anno fa da Enrico Letta: Se tutto [...]

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