L’AIDS uccide. E cosí anche la Chiesa Cattolica e l’informazione italiana

1 dicembre 2009

Oggi, 1 dicembre, è la giornata mondiale contro l’AIDS; utile per combattere il pregiudizio e l’ignoranza, aumentare l’educazione e l’informazione e aiutare quelle organizzazioni che si occupano di combattere questa malattia anche negli altri 364 giorni dell’anno.

La stampa “colta” riporta che domenica scorsa, all’Angelus, papa Ratzinger ha detto:

«La Chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l’Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato. Moltiplicando e coordinando gli sforzi, si giunga a fermare e debellare questa malattia».

L’informazione italiana, ubbidiente e devota, riporta le dichiarazioni del papa come una segretaria stenografa quello che il suo capo detta. Ma è questo il ruolo dell’informazione? Farsi megafono di questa o quella propaganda?

Questo è lo stesso papa e la stessa Chiesa Cattolica che lottano contro l’uso del preservativo, anche laddove l’HIV-AIDS ha dimensioni da pandemia e sta distruggendo la vita e l’economia di interi paesi e continenti. Le Nazioni Unite affermano che il preservativo è “la tecnologia piu’ efficiente e disponibile per ridurre la trasmissione sessuale dell’HIV e di altre infezioni trasmesse sessualmente”.

Nella migliore tradizione italiana, papi, principi e feudatari non sono interessati alla ragione e alla scienza – che continuano a combattere. L’informazione italiana – lungi dall’essere il cane da guardia, il guardiano del potere – continua a pascere sui grassi prati del potere.


Minareti e crocifissi

1 dicembre 2009

Tuona l’Osservatore Romano, il quotidiano della Curia di Roma: “Il no svizzero danneggia la libertà religiosa. I minareti sono come i crocifissi, la religione non può essere un fatto privato”. L’esatto opposto della verità, nella migliore tradizione di quella Chiesa, nata sull’inganno e cresciuta nella menzogna. Se abbiamo bisogno di un paragone per quello che e’ accaduto in Svizzera, quel paragone va cercato nell’imposizione dei crocifissi nelle scuole, nei tribunali e negli uffici pubblici, nella febbre fondamentalista che si respira in Italia tutti i giorni, nel fanatismo e nell’ignoranza dei gerarchi vaticani e dei politici nostrani, la santa alleanza dell’integralismo oscurantista. Invece ci tocca sopportare l’ipocrisia del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, che sale sul pulpito: “Un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo (…) il fanatismo islamico è più forte dopo il voto svizzero”.

Quel referendum svizzero, cosí come l’imposizione dei crocifissi per legge, dice molto sul fondamentalismo cristiano (e da noi, su quello cattolico) ma nulla dice sul fondamentalismo islamico, che però fa sempre comodo rispolverare, sui giornali e in TV. Ed è proprio quel continuo tam tam contro l’Islam – tam tam che Fini raccoglie e rilancia – che ha permesso quel referendum contro i minareti e – piu’ in generale – l’islamofobia, l’ondata di razzismo contro i musulmani, visti questi come pericolosi e potenziali terroristi. Non ho alcuna simpatia per il dogma – qualsiasi esso sia – e per chi quel dogma vuole imporre con l’inganno o con la forza ma l’intelletto onesto non puo’ non riconoscere che anche i piu’ efferati atti di terrorismo di matrice islamica impallidiscono accanto al terrorismo cristiano, di ieri e di oggi; dalle crociate, le guerre sante, le inquisizioni, al colonialismo, la schiavitù, i genocidi fino alle guerre di oggi, lanciate dietro falsi pretesti da chi si dichiara cristiano. Tirate giu’ la croce dalle vostre chiese, ammonisce Tolstoj nei suoi scritti sulla disobbedienza civile e la non violenza.