Scalfari e de Bortoli vanno alla guerra

11 ottobre 2009

informazione

La “libera stampa” italiana continua a parlarsi addosso. Bruttissimo segno. Oggi, Eugenio Scalfari contro Ferruccio de Bortoli. Ieri, Corriere della Sera contro Repubblica. Entrambi gli articoli contengono spunti interessanti e intelligenti, ma questa gara a chi è piu’ liberale degli altri è, francamente, patetica in un paese che di liberal-democrazia ne conosce ben poca, anche sulla “libera stampa”.

E’ molto, molto preoccupante, per esempio, quando uno dei piu’ noti scienziati italiani nel mondo, Margherita Hack, non riesce nemmeno a farsi pubblicare una lettera aperta al Presidente della Repubblica su quella “libera stampa”; a prescindere dal merito delle critiche (si puo’ essere d’accordo o meno, come sempre) che la liberta’ d’espressione sia cosi’ calpestata anche da coloro che pochi giorni fa’ sono scesi in piazza per difenderla, la dice lunga sullo stato della liberta’ e della democrazia in Italia. Ci vergogniamo a ricordare l’ovvio, ma la liberta’ d’espressione (di cui la liberta’ di stampa e’ una manifestazione) va difesa e tutelata proprio quando non siamo d’accordo nel merito, per le opinioni che non condividiamo; anche Mussolini, Hitler o Stalin difendevano la libertà d’espressione delle opinioni con cui erano d’accordo. Su questo semplicissimo ma fondamentale principio, che risale almeno a Voltaire e all’Illuminismo, sembra in Italia ci sia ancora tanta, troppa confusione. Una confusione pericolosissima.

Tornando alla guerra – e senza entrare qui nel merito dei problemi gravissimi sotto cui la Repubblica (quella di tutti) sta morendo – l’articolo di Ferruccio de Bortoli riflette l’autore: educato, mite, mai volgare, capace di dire cose “controverse” senza offendere. Nell’Italia di chi urla piu’ forte, quella mitezza e quella buona educazione vengono scambiate per debolezza e arrendevolezza. E tuttavia De Bortoli non ci convince completamente con il suo ragionamento che crediamo sottovaluti la serietà di questo delicatissimo momento nella vita della Repubblica (quella di tutti).

Sull’altro fronte, Eugenio Scalfari ci sembra colga meglio il pericolo – serio, reale e presente – della morte della Repubblica (quella di tutti) nonostante l’arroganza e il cattivo gusto con cui, sempre, infarcisce i suoi chilometrici articoli. Sfortunatamente Scalfari riesce a superare se stesso e con la sua faccia di bronzo critica Indro Montanelli alla fine del suo articolo; dopo aver ricordato la bruttissima e vergognosa esperienza del Corriere della Sera agli albori della dittatura fascista, Scalfari conclude il suo pezzo:

Ad Indro Montanelli è accaduto altrettanto, ma lui almeno se n’è accorto prima. Difese per vent’anni dalle colonne del “Giornale” le ragioni del Berlusconi imprenditore d’assalto. Si accorse nel 1994 di quale pasta fosse fatto il suo editore e lo lasciò con una drammatica rottura. Ma era tardi anche per lui. Se c’è un aldilà, la sua pena sarà quella di vedere Vittorio Feltri alla guida del giornale da lui fondato. Al “Corriere della Sera” quest’esperienza d’un giornalista di razza al quale dedicano un santino al giorno dovrebbero farla propria per capire qual è il gusto e il valore della libertà liberale.

Si rimane basiti leggendo certe cose, una lezione di liberalismo post-mortem da chi, francamente, di liberalismo si è sempre piu’ riempito la bocca che dimostrato di capirlo con i comportamenti, come quando chiese la censura di Montanelli da parte della TV pubblica. All’indecenza non c’è limite, si sa, ma continuiamo a leggerlo, per carità. Magari turandoci il naso.

AGGIORNAMENTO – LUNEDI’ 12 OTTOBRE 2009: Oggi il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, risponde a Eugenio Scalfari e Marco Travaglio che ieri lo avevano criticato duramente. OK che il mezzo è il messaggio, ma qui si esagera!

AGGIORNAMENTO – MARTEDI’ 13 OTTOBRE 2009: Scalfari – de Bortoli: la saga avvelenata continua