Minchiate

13 dicembre 2009

Non vede. Non sente. Non parla. E’ l’informazione, italiana e non solo; con le solite eccezioni, uno zoo di scimmie cieche, sorde e mute ammaestrate per intrattenere gli spettatori paganti: noi, la plebe.

Titolano i giornali: il Vaticano condanna la pedofilia clericale; il papa prova vergogna. Minchiate! Il rapporto irlandese condanna senza appello l’omertà e i depistaggi della Chiesa Cattolica. Lo scandalo è spaventoso; decine di migliaia di bambini e bambine abusati, violentati, maltrattati per decenni dai religiosi; i gerarchi cattolici sapevano e hanno non solo taciuto ma nascosto i fatti e ostacolato le indagini. E non c’è solo l’Irlanda. Il Vaticano è anche stato chiamato a rispondere di questi crimini in sede ONU.

Titolano i giornali: Blair (l’ex primo ministro britannico) dichiara che avrebbe invaso l’Iraq anche se avesse saputo che non c’erano armi di distruzione di massa. Minchiate! Tutti sapevano che quelle armi di distruzione di massa non c’erano; in molti lo hanno testimoniato ben prima dell’inizio della guerra d’invasione nel 2003. Tra questi, Scott Ritter, ispettore capo per le Nazioni Unite in Iraq dal 1991 al 1998. L’invasione e la conseguente occupazione non hanno nulla a che fare con quelle armi ne’ tantomeno con la democrazia. Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro. Secondo il diritto internazionale, la guerra d’invasione è il supremo crimine, lo stesso crimine per cui furono condannati e giustiziati o internati i maggiori criminali nazisti a Norimberga. Dal marzo del 2003, piu’ di un milione di irakeni innocenti sono morti a causa di quella guerra d’invasione, il crimine internazionale supremo.

Sono solo due esempi – tra i tanti – dello stato dell’informazione (non solo italiana ovviamente), dove ignoranza, superficialità, menefreghismo e malafede sembrano essere la deontologia professionale delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. La ragione, piu’ che dormire, sembra in coma profondo; il metodo scientifico ancora lontano dall’essere capito. Come sopravvivere allora in questo deserto? Io faccio cosí: non mi fido mai di quello che ascolto alla radio, guardo alla TV o leggo sui giornali e su Internet. Cerco di controllare le fonti e anche quando la fonte è autorevole, uso sempre una buona dose di scetticismo e lascio sempre aperta la porta al dubbio. Non ci sono garanzie, ma in questo modo diminuiscono le probabilità di essere presi in giro. Insomma, non fidatevi mai di nessuno ciecamente, nemmeno di quello che leggete su questo blog.


È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Contributi all’editoria nella tradizione del parassitismo italiano

9 dicembre 2009

A proposito di relativismo: gli Stati Uniti celebrano il 4 luglio, la Francia il 14 luglio e l'Italia il 15 agosto

Torniamo oggi al capezzale della povera Repubblica soltanto per parlare di una parola, “parassita”, uno dei tanti mali della moribonda. Dal dizionario Treccani:

parassita s. m. e agg. (raro parassito, ant. parasito, come s. m.) [dal lat. parasita o parasitus, gr. παράσιτος, comp. di παρά «presso» e σῖτος «alimento, sostentamento»] (pl. m. –i). – 1. a. In origine, denominazione in uso nell’antica Atene per designare funzionarî cultuali di alcune divinità, con attribuzioni non ben chiare, che avevano come caratteristica di partecipare alla divisione della vittima sacrificata alle divinità stesse; più tardi (almeno dal sec. 4° a. C.) il termine assunse il significato di scroccone sfrontato, amante della buona cucina, spesso incaricato di allietare con buffonerie gli invitati a un banchetto. b. Nell’uso odierno, anche come s. f., chi mangia e vive alle spalle altrui: attorniarsi di adulatori e parassiti. Più genericam., persona che vive senza lavorare, sfruttando le fatiche altrui, o che vive alle spalle degli altri, senza alcun contributo personale sul piano del lavoro e della produttività: è un p. della società; vivere da p., fare il parassita. Come agg.: un individuo p.; un ente parassita.

Affascinante l’origine del termine, suggestivi ancora di piu’ per noi italiani quei riferimenti religiosi all’antica Atene; e come potrebb’essere altrimenti? Non viviamo forse nel paese dove il vero business e’ la religione, amministrata da una casta di sacerdoti che con l’inganno rimpiazzò i funzionari dell’impero romano, rubando a quelli autorità, possedimenti e simboli del potere, dal porpora delle vesti al titolo di pontefice massimo? Non è forse la Chiesa Romana – nata dall’inganno e sopravvissuta solo grazie alla superstizione e alla violenza, al terrore da essa imposto durante i lunghi secoli bui – l’espressione massima di quella parola, parassita? Non è forse da quel parassita che si sviluppo’ tutto il sistema di potere medioevale, un sistema di potere parassitario appunto, abbattuto in Europa solo alla fine del XVIII secolo con la Rivoluzione francese e grazie alle idee dell’Illuminismo? Sono passati solo due secoli da quando la Curia di Roma condannò senza appello quella Rivoluzione e quelle idee; deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo.

La Chiesa provò – tra mille difficoltà – ad imboccare la strada di quel deliramentum con il Concilio Vaticano II ma le resistenze a quella svolta epocale hanno avuto la meglio e oggi la Chiesa conciliare non e’ che uno sbiadito ricordo, forse una nostalgia coltivata da qualche spirito illuminato, ma nulla di piu’; difficile d’altronde fare i conti con due millenni di barbaro assolutismo legittimato dal dogma e imposto con l’inganno e l’ignoranza, le torture e i roghi.

La tragedia, per noi italiani, è che in Italia il sistema parassitario non è mai stato abbattuto; c’hanno provato con il Risorgimento, una storia breve e finita male, poco conosciuta e che si vuol far dimenticare. In compenso i parassiti si moltiplicano e non solo all’interno di Santa Romana Chiesa. Parassita e’ sempre stata per esempio la grande industria privata italiana (le eccezioni qui sono davvero rarissime); addossando le perdite allo Stato, cioe’ ai privati cittadini che quelle perdite hanno dovuto pagare con il loro lavoro, quell’industria non ha permesso la competizione in Italia ed è rimasta arretrata perche’ non ha mai dovuto investire sull’innovazione per battere la concorrenza straniera: molto piu’ semplice battere cassa agli amici parassiti che quella cassa amministravano, la classe politica partitocratica. E Pantalone paga! Quell’alleanza tra parassiti ancora va avanti, tutti insieme sulle spalle dei cittadini che lavorano e che sono costretti a mantenere il sistema feudale italiano. Qualche nome, di ieri e di oggi, pubblico e privato, di quella che potrebb’essere tranquillamente chiamata Cosa Loro: FIAT, Alitalia, RAI, Ferrovie dello Stato, IRI… continuate voi. L’Italia fara’ pure parte del G8 ma i servizi ai cittadini sono da terzo mondo e le istituzioni da repubblica confessionale delle banane. E non parliamo del debito pubblico.

Una delle tante tenie che sta ammazzando la Repubblica e’ quella che va sotto il nome di contributi per l’editoria; una sorta di doping con cui si droga il mercato dell’informazione e della libera circolazione delle idee. Qui potete leggere – e’ interessante, leggete! Dopo tutto, sono soldi nostri – i contributi versati nel 2008. E’ materia di strettissima attualità; in queste ore la “libera” stampa si sta mobilitando, la diligenza della legge finanziaria è sotto casa. Di particolare interesse sono poi i contributi ai c.d. organi di partito. Davvero sembra la storiella dei ladri di Pisa, quelli che litigavano di giorno per poi rubare insieme di notte. Leggiamo:

Roma, 9 dic. (Apcom) – Gianfranco Fini e Giulio Tremonti si sono impegnati davanti ad alcuni direttori di quotidiani che ricevono finanziamenti pubblici a “salvaguardare le testate che hanno una tradizione storico-culturale”. Il presidente della Camera ha ricevuto questa mattina in rappresentanza di alcuni quotidiani Stefano Menichini, (Europa), Flavia Perina (Il Secolo), Conchita De Gregorio (Unità), Dino Greco (Liberazione), al termine dell’incontro i direttori hanno spiegato di essersi attivati “perchè la norma contenuta nella Finanziaria (e che prevede dei tetti ai contributi pubblici, ndr) suscita allarme e per chiederne una correzione. Fini ha condiviso – ha riferito il direttore di Europa – che il panorama delle sovvenzioni pubbliche ai giornali è pieno di anomalie e che ci sono situazioni estreme e scandalose a danno di giornali veri, che hanno un mercato, perciò ha osservato che occorrerebbe una disciplina diversa e più trasparente”. Fini si è fatto personalmente latore di questo messaggio con il ministro dell’Economia chiamandolo immediatamente e dando modo ai direttori di ascoltarne le risposte: “Tremonti – hanno riferito i direttori – ha condiviso questa analisi e si è impegnato ad un interventi di legge attraverso il dl milleproroghe oppure attraverso il dl sviluppo che il governo emanerà a gennaio a salvaguardare le testate depositarie di una tradizione storica e politica”. Tremonti ha inoltre condiviso con i rappresentanti dell’iniziativa alla quale ha aderito anche la Padania pur non potendo essere presente questa mattina con il suo direttore solo per motivi logistici, che “va trovata una soluzione perchè ci sono testate che non hanno alcuna ragion d’essere se non quella di prendere soldi”.

Insomma, si e’ esagerato e per colpa di qualche soggetto si e’ sputtanato tutto il sistema; però bisogna salvare la “tradizione” – ancora la tradizione che viene tirata in ballo, come per i crocifissi. E’ la tradizione del parassitismo italiano, il solito Fascio, quello di cui scrivevo nei giorni scorsi; lo Stato, come un buon padre padrone, un po’ di milioni (di euro, cioe’ miliardi, per chi e’ cresciuto con le vecchie lire) non li nega a nessuno, anche perche’ quei miliardi non sono i suoi; che gli frega? In questo modo le caste dei parassiti si comprano a vicenda l’omertà su cui ingrassano e tanti saluti alla libertà dei cittadini d’essere informati; un patto scellerato tra sodali, salvo poi tutti a parlare di libera concorrenza e di libero mercato (a destra) e di socialismo, comunismo e diritti della classe operaia (a sinistra), e tutti indistintamente di democrazia; ma a pancia piena, s’intende. “Da fuori le creature guardavano da maiale a uomo, e da uomo a maiale, e ancora da maiale a uomo; ma gia’ era impossibile dire chi era chi”, chiude La fattoria degli animali di George Orwell.


La teologia degli uteri e il codice incivile

4 dicembre 2009

Clerico-fascisti allo sbaraglio. I gerarchi del PDL al Senato della Repubblica confessionale delle banane – Gasparri, Quagliariello e Bianconi – vogliono cambiare l’articolo 1 del Codice Civile, che attualmente recita:

Art. 1 Capacità giuridica

La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.

I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita

Da quando esiste il diritto, la capacita’ giuridica si acquista al momento della nascita; per questo si chiama codice civile! Ispirati dalla teologia degli uteri di Santa Romana Chiesa, i gerarchi hanno presentato la proposta voluta da Carlo Casini, presidente del c.d. movimento per la vita e vogliono retrodatare quella capacità giuridica al momento del concepimento. Le conseguenze sono facilmente intuibili: qualsiasi interruzione della gravidanza sara’ considerata un’omicidio e la donna tornerà ad essere quella creatura inferiore di cui si parla nella Bibbia, un’essere peccaminoso sottoposta per volontà di Dio al potere dell’uomo:

“Alla donna disse: moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze: con dolore genererai figli. A tuo marito sarai costretta, ed egli avrà potere su di te.” Genesi 3,16

Commenta il senatore del PD, Ignazio Marino:

“Mettendo sullo stesso piano i diritti della madre e dell’embrione, chi abortisce potrebbe essere accusato di omicidio col risultato di far tornare la piaga delle mammane, degli aborti clandestini. E sulla stessa scia ideologica, un domani si potrebbero sanzionare gli anticoncezionali, puniti come attività tesa ad impedire il concepimento”.

E la senatrice Donatella Poretti, Radicali-Pd:

a quando il carcere per chi masturbandosi uccide spermatozoi?

La donna è sempre stata vista come il nemico principale della Chiesa Cattolica, che di donne ne ha torturate e bruciate sui roghi a milioni in 500 anni di maledettissima Santa Inquisizione, il tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani. Oggi, la Repubblica italiana sta morendo avvelenata da quella Chiesa contro cui il Risorgimento lottò per conquistare, dopo lunghissimi, atroci secoli bui, l’unità d’Italia. L’esito era scontato, una volta introdotti i Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica, grazie alla “capitolazione”, al “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei.

Come scrivevo ieri, e’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime.

La Curia di Roma allora viene sempre presentata da quei mezzi d’informazione e da quei maître à manger come la massima autorità morale da ascoltare in religioso silenzio, la guida spirituale, la quintessenza del bene. I cittadini della Repubblica, fin da tenera età, sono costretti al catechismo, al lavaggio del cervello, alla manipolazione delle giovani menti ad opera di vecchi uomini (sempre e solo uomini) vestiti di nero e viola, di porpora e bianco ma sempre luccicanti dell’oro con cui si ricoprono, vecchi uomini che esigono rispetto, si fanno chiamare eminenze, eccellenze, padri santi, aggrappati a testi vetusti, a dogmi, a superstizioni, vecchi uomini che rifiutano la ragione, ignoranti di scienza e ancora piu’ lontani da quel Cristo di cui adorano il cadavere ma di cui hanno da sempre rinunciato al messaggio d’amore. Carnefici e vittime nel contempo del loro stesso oscurantismo, sopravvivono di simonia e lussuria sfrenata per il potere, odiano la vita e vaneggiano di essere Dio in terra. Cantano Santo! Santo! Santo! ma per l’essere umano nutrono solo disprezzo.


Al capezzale della Repubblica – seconda parte

2 dicembre 2009

Il sonno della ragione genera mostri, Francisco Goya, 1797

Torniamo oggi al capezzale della Repubblica. Riportano i giornali:

“Si allarga l’inchiesta sui fondi sottratti alla manutenzione delle tenute del presidente della Repubblica. E tra gli indagati finisce anche Gaetano Gifuni, dal ’92 fino al 2006 segretario generale del Quirinale. L’inchiesta ora punta sulle coperture eccellenti che avrebbero consentito per anni ruberie, sprechi e trattamenti di favore dei funzionari rimasti coinvolti nell’inchiesta sull’ammanco di 4 milioni di euro accertati dai bilanci del Quirinale. L’ex potente direttore generale che, oggi ricopre la carica di segretario generale emerito, verrà interrogato nei prossimi giorni in procura. Gli inquirenti vogliono capire il ruolo che avrebbe avuto l’alto dirigente nella gestione della tenuta presidenziale di Castelporziano. In particolare i pm vogliono accertare se Gifuni abbia addottato provvedimenti a favore del nipote Luigi Tripodi, direttore del servizio Giardini e Tenute presidenziali, da ieri sera agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e falso.”

Quando si dice nepotismo. Il conflitto d’interessi non riguarda mica solo Berlusconi e di sicuro non è colpa di Berlusconi se quel conflitto non si è mai regolamentato in Italia; nella Repubblica confessionale delle banane infatti, il conflitto d’interessi è uno stile di vita.

Il direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss Guido Carli), gia’ direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, scrive una lettera aperta al figlio:

“il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”

Non sono mancate le polemiche e le critiche, anche pesanti, contro questo padre a cui, ovviamente, non mancano le risorse per aiutare suo figlio e ‘trovargli una sistemazione’, come si dice nel Belpaese. Noi, figli di nessuno che all’estero ci viviamo ormai da parecchi anni, abbiamo invece apprezzato il grido di dolore di questo cittadino; quel grido, in forma pubblica e pieno d’amore paterno, era ovviamente indirizzato a tutti i figli d’Italia, una voce onesta, chiara, senza l’ipocrisia della solita melassa buonista. “Abbiamo fallito” è il J’accuse di quel padre che si rivolge a suo figlio, a tutti i figli, ma anche a tutti i padri italiani.

Le parole in libertà del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, contro Silvio Berlusconi e gli schiamazzi che ne sono seguiti, non sono che l’ultima messa in scena di una tragedia comica ad opera di una classe politica senza piu’ alcun pudore; al capezzale della Repubblica ci sono ormai solo prefiche. Ha ragione Antono Padellaro quando scrive sul suo giornale, il Fatto, “oggi nel Pd accade qualcosa che ci sfugge. E che non ci piace per niente.” Quello che sfugge a Padellaro forse è che i piu’ accorti e navigati politici italiani (e sicuramente Bersani è uomo intelligente) hanno capito, e non da ora, che la caduta di Berlusconi potrebbe significare la caduta di quella Repubblica confessionale delle banane a cui sono aggrappati con tutte le loro forze. Come gli eunuchi della Città Proibita, la corte imperiale nostrana sta cercando in tutti i modi di prolungare la vita di questo governo proprio quando Berlusconi sembra ormai arrivato al capolinea politico. Diecimila anni!

Si potrebbe andare avanti all’infinito, infiniti sono i sintomi della Repubblica morente. Ma forse a questo punto vale la pena fare alcune considerazioni di carattere generale e riflettere non sull’ultima crisi del paziente ma sul male oscuro che lo sta consumando.

Il principio di non contraddizione vuole che non si possa sostenere che due proposizioni che si negano a vicenda siano entrambe vere. Mentre nelle democrazie liberali questo principio viene generalmente rispettato e onorato nella vita associata dei cittadini e delle istituzioni, in Italia, che una democrazia liberale non è, quel principio viene continuamente calpestato, quando non ignorato completamente. Sono molte le espressioni linguistiche che – come ponti sospesi per aria – cercano di passare oltre il principio di non contraddizione: “ed anche…”, “pluralismo”, “anche se…”, “buon senso”, “tradizione”, “bene comune”, “ragione di stato” e cosi’ via. Se infatti quelle democrazie liberali cercano d’ispirarsi alla Ragione (non sempre ci riescono, lo sappiamo bene; non sto dicendo che quelle democrazie sono perfette ne’ che in quelle democrazie la Ragione riesce sempre a farsi ascoltare), la nostra disgraziata Repubblica ha il Dogma e la Dialettica come sue bussole e le contraddizioni, i conflitti, i problemi – invece di essere risolti con scienza (conoscenza) e illuminati dalla Ragione – non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime. La Chiesa Cattolica parla allora di “bene comune” che tutto include e pacifica e laddove la ragione obietta, c’e’ sempre la fede e un dogma pronto a mettere una pezza. La tradizione marxista si affida invece alla dialettica hegeliana (la stessa che ha ispirato i regimi totalitari del XX secolo, il Fascismo e il Comunismo) e trova nella sintesi la sua meta salvifica. Le contraddizioni non danno fastidio a queste due scuole di pensiero, anzi quelle contraddizioni vengono accolte di buon grado per costruire castelli volanti, prodigi scintillanti costruiti dai profeti e dalle loro visioni. In Italia, sono ancora molti gli adulti che credono alle favole.

L’Europa e il mondo intero guardano inorriditi all’Italia, paese che nessuno ormai considera piu’ una democrazia. “Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno”, taglia corto David Lane dell’Economist. Ma come è stato possibile tutto questo? Perche’ c’e’ Berlusconi in Italia ma non un Berlusconi in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Spagna, in Canada, in Australia o negli Stati Uniti? Certo, si puo’ sempre essere d’accordo con Licio Gelli che gia’ nel 2003 diceva:

“Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa. (…) Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti.”

Ancora l’anno scorso il burattinaio della P2 dava consigli in pubblico al suo ex pupillo, ora a capo del governo della Repubblica. L’Italia – lo sappiamo tutti – e’ il paese che diede i natali al Fascismo, mai estirpato completamente dalla societa’ italiana che continua ad essere dominata dal Fascio. Nella vita di tutti i giorni quasi non ci si fa piu’ caso, tanto quel Fascio e’ nei costumi italiani, in politica e nei media, negli ospedali e nelle scuole, nella giustizia e nella ricerca scientifica, nell’universita’, nel lavoro, nell’economia e nei sindacati. I problemi del paese, le sue contraddizioni, non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime del Fascio. Non c’e’ opposizione ma acquiescenza, non esiste alternativa ma alternanza all’insegna della continuità, la competizione è temuta e avversata a favore di un compromesso continuo. La società è chiusa, diffidente, proiettata verso il passato, impaurita e la paura è sempre cattiva consigliera; la paura è nemica della speranza. Non si tollera nemmeno il dibattito; soprattutto il dibattito! L’informazione è parte a pieno titolo di quel Gran Fascio.

Ma cos’e’ questo Fascio? E’ l’esatto opposto della societa’ aperta; l’Italia delle corporazioni, dei feudi, degli interessi particolari che paralizzano il paese che si regge sulla corruzione, il nepotismo, l’illegalità e l’ignoranza. Come ai tempi dei papi che facevano cardinali i propri figli, oggi l’Italia è il paese dei figli, degli amici e degli amanti che fanno carriera bloccando la meritocrazia e il progresso; si diventa caporedattore o direttore di un giornale e primario di un ospedale non per meriti ma per nome, conoscenze e favori. Confrontate l’informazione e la sanità italiane con quelle dei paesi a societa’ aperta. E’ lo stesso per la scuola, l’universita’ e la ricerca scientifica, e’ lo stesso per la pubblica amministrazione, la grande industria e la finanza, e’ lo stesso per le professioni, e’ lo stesso per la politica e le istituzioni. E’ ovvio che ci sono eccezioni; ma nulla di piu’. In questo Fascio che priva il paese di energie e risorse va ricercata la regressione culturale, sociale, economica, antropologica italiana.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Il sonno della ragione (e la deriva clericale e reazionaria del PD)

12 novembre 2009

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“Ogni detenuto portava un triangolo colorato (generalmente con la punta verso il basso) cucito (o dipinto) sulla sua uniforme da deportato. A seconda del colore, si distinguevano diverse categorie: i politici avevano un triangolo rosso con una lettera all’interno che precisava la nazionalità (salvo per i tedeschi). Gli ebrei politici portavano un triangolo rosso (con la punta verso l’alto) con sovrapposto un triangolo giallo (con la punta verso il basso). Gli ebrei avevano una stella gialla (formata da due triangoli), i Bibelforscher un triangolo color malva/viola. Alcune fonti attestano che certi Bibelforscher portavano un triangolo viola con sovrapposto un triangolo giallo. Gli internati di diritto comune avevano un triangolo verde, gli asociali un triangolo nero. I contaminatori della razza portavano un triangolo nero sovrapposto ad un triangolo giallo, gli omosessuali un triangolo rosa, gli zingari un triangolo bruno e gli apolidi e gli emigrati (repubblicani spagnoli) un triangolo azzurro. I SAW (Sonderaktion Wehrmacht : epurazione dell’esercito tedesco), quanto a loro avevano un triangolo rosso, con la punta verso l’alto.” Fonte: Sylvie Graffard e Léo Tristan, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) Editions Tirésias-Michel Reynaud, Parigi, 1994

Forse il sindaco di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, il leghista Enzo Bortolotti, potrebbe trovare utili le informazioni qui sopra; la sua idea di schedare tutti i musulmani per fermare l'”invasione” islamica non e’ certo originale. Il segnale, preoccupante di per se’, diventa allarmante se si considera che quel sindaco e’ stato rieletto a furor di popolo, quasi il 70% dei consensi. Debora Serracchiani, segretaria regionale del PD, denunciava appena qualche giorno fa’ il razzismo di questo sindaco, che e’ anche segretario provinciale della Lega.

La cappa opprimente sull’Italia, quel clima da caccia alle streghe, inquisizione, stato di polizia diventa ogni giorno piu’ pesante. I campanelli e le campane d’allarme rimangono per lo piu’ inascoltati, le spinte reazionarie o si giustificano o addirittura si accolgono con entusiasmo. L’Italia e’ in caduta libera, la gravissima regressione culturale, antropologica è veramente spaventosa. In questa regressione regnano paura, ignoranza, violenza, odio, dogma, intolleranza. Caccia grossa e sempre aperta: agli omosessuali e transessuali, agli immigrati, alle donne, agli atei o diversamente credenti, agli eretici, alla scienza e agli scienziati… e a tutti coloro che non si sottomettono. Tutti malati d’alzheimer, come mette in guardia Famiglia Cristiana.

Caccia grossa per difendere la razza e la tradizione. Caccia grossa non solo per le vie delle citta’ italiane ma sulla stampa e in televisione, dove gli ospiti delle trasmissioni d’infotainment vengono rigorosamente selezionati per il loro pregiudizio e la loro ignoranza. Bucano lo schermo. Si rimane sgomenti di fronte allo spettacolo offerto da Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè alla tv pubblica o guardando i linciaggi mediatici contro la sentenza della Corte Europea sui crocifissi e contro tutti coloro che si riconoscono in quella sentenza.  E’ la regressione che avanza, a reti unificate.

In tutto il mondo il proibizionismo sulle droghe e’ sotto processo; le sentenze sono ovunque unanimi: il proibizionismo non solo ha fallito ma ha ingigantito il problema. E le mafie ringraziano. In Italia invece si fa finta di niente e si continua con quella politica ottusa e nefasta; invece di mettere mano alla legge Fini-Giovanardi si continua con la demagogia dei test antidroga per una classe politica fanatica che pensa ad altre schedature e magari ad imporre l’esempio nelle scuole e negli uffici, a tutti i cittadini. Diventera’ sicuramente un’altra tradizione, come quella del crocifisso imposto per legge nelle scuole, nei tribunali e negli altri uffici della Repubblica confessionale delle banane. Uno stato di polizia, ma timorato di Dio.

A proposito di crocifisso. Al Parlamento Europeo i soldati di Santa Romana Chiesa del PDL, Lega, UDC e PD hanno presentato una dichiarazione per:

“il pieno diritto di tutti gli Stati membri a esporre anche simboli religiosi all’interno dei luoghi pubblici o delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano rappresentativi della tradizione e dell’identità di tutto il Paese e dunque elementi unificanti dell’intera comunità nazionale, rispettosi dell’orientamento religioso di ciascun cittadino”.

Non si riesce a credere ai propri occhi quando si leggono offese alla logica, all’intelligenza, cosi’ marchiane. La proposta indecente è stata ufficialmente presentata da Mario Mauro e Sergio Silvestris (PDL), Gianni Pittella e David Sassoli (PD), Carlo Casini e Magdi Cristiano Allam (UDC), e da Mario Borghezio (Lega Nord). Assente l’IDV. Per diventare un pronunciamento ufficiale dell’europarlamento deve raccogliere entro tre mesi le firme di 369 parlamentari.

Per quanto riguarda il PD, sarebbe interessante sapere chi ha deciso questa ennesima buffonata, offensiva e blasfema sia per i credenti cattolici sia per i non credenti e i diversamente credenti. Ci sono ancora laici e liberali all’interno del PD? Hanno niente da dire su questa deriva clericale? E’ questo il PD che il nuovo segretario Bersani ha in mente? Ora la CEI guida anche l’azione politica dei parlamentari europei del PD?

In questo sonno della ragione – che in Italia per la verita’ sembra piu’ un coma profondo – si rivede un film gia’ visto. Se i KKK e le loro croci infuocate hanno gia’ fatto il loro debutto italiano, c’e’ chi quella tradizione l’ha capita ancora meglio e inchioda la croce sul portone dei Radicali. E’ innegabile, le tradizioni sono importanti; dalle crociate alle guerre sante, dalla maledettissima Santa Inquisizione al regime nazista fino ai giorni nostri, con i gruppi neofascisti e neonazisti che l’hanno messa sui loro stemmi, la croce è davvero il simbolo di una tradizione importante che – come dicono quei buffoni italiani al Parlamento Europeo – unifica l’intera comunità: torturatori e torturati, stupratori e stuprati, persecutori e perseguitati, schiavisti e schiavi, assassini e assassinati, tutti insieme, gli aguzzini e le loro vittime, a celebrare la tradizione e l’identità che ci unisce tutti.


Alzheimer

10 novembre 2009

famiglia_cristiana

Si aggiunge un’altra perla nel dibattito sul crocifisso nelle scuole e la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Famiglia Cristiana scrive:

La sentenza della Corte europea di Strasburgo non difende la libertà, offende solo la memoria. Che, condannata all’”alzheimer civile”, non ha più passato. Valori e simboli fanno parte del bagaglio di tutti i cittadini, credenti e non. Appartengono a una biografia collettiva.

Siamo arrivati all’alzheimer. Forse prodotto dall’alcol di cui parlava Feltri qualche giorno fa’: “Crocifissi vietati a scuola? I giudici Ue bevono troppo”. Malati di alcolismo e alzheimer poi è evidente che “possono morire”.

I livelli sono da Repubblica confessionale delle banane. Avanti cosí!

Intanto in Lombardia…

Facciamoci almeno due risate (amare) con l’ottimo Spinoza.

P.S. UAAR: Aggiornamenti sulla questione dei crocifissi