È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte

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Una questione d’uguaglianza. Intervista a Peter Tatchell

9 settembre 2009

peter7Elton John lo ha definito “assolutamente necessario” e “incredibilmente coraggioso”, per il Sunday Times è “un’eroe nazionale”, per Time Out “un profeta contemporaneo”, per Sean MacBride – ex Assistente del Segretario Generale dell’ONU – “il suo impatto è stato immenso”. Sul suo sito si leggono le attestazioni di stima e riconoscenza provenienti dai gay e le lesbiche dello Zimbabwe; dal movimento indipendentista di East Timor, Fretilin; dal vescovo Richard Holloway, ex primate di Scozia. Da quarant’anni Peter Tatchell si batte per i diritti umani, la giustizia e la democrazia ovunque nel mondo diritti, giustizia e democrazia sono negati. Autore prolifico, commentatore sul Guardian, membro fondatore del gruppo queer per i diritti umani OutRage! e dell’ala di sinistra del Green Party, Peter Tatchell è stato nominato Campaigner of the Year vincendo l’Observer Ethical Awards lo scorso giugno.

Abbiamo rivolto a Peter qualche domanda in tema di matrimonio gay e adozioni.

Gabriele Zamparini: Nel 2004 il governo Labour – sostenuto anche dall’opposizione dei Conservatori e Liberal-Democratici – ha introdotto il Civil Partnership Act. Puoi spiegarci quali diritti questo Act garantisce e a chi?

Peter Tatchell: Garantisce quasi tutti i diritti del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso; ma le coppiepeter3 eterosessuali sono escluse dalla civil partnership. Le civil partnerships sono meglio del totale non riconoscimento delle relazioni tra persone dello stesso sesso, ma non sono uguaglianza. Esse hanno un significativo lato negativo; per la prima volta nella storia moderna del diritto inglese, invece di abrogare una discriminazione il parlamento l’ha consolidata ed estesa. Le civil partnership sono soltanto per le coppie omosessuali; gli eterosessuali ne sono esclusi. Viceversa, il matrimonio civile resta riservato agli eterosessuali, con l’esclusione dei gay. Il trattamento differente di coppie omosessuali e eterosessuali è custodito nella legge; questa è segregazione sessuale. L’omofobia del divieto del matrimonio tra persone dello stesso sesso ora si mescola con l’eterofobia del divieto di civil partnership per le coppie di sesso opposto. E’ ufficiale: una legge per gli eterosessuali e un’altra per lesbiche e gay. Da quando due torti fanno una cosa giusta? Immagina le proteste se il governo proibisse ai neri di sposarsi e istituisse un registro separato per le coppie non bianche. Sarebbe condannato come razzismo e apartheid. La natura segregazionista delle leggi su matrimonio e civil partnership è molto diversa? Introducendo un sistema a due livelli, il governo Labour ha in effetti creato una forma di apartheid legale basato sull’orientamento sessuale. In una democrazia ognuno deve essere uguale di fronte alla legge. Separazione non è uguaglianza. La comunità gay ha sempre insistito sull’eguaglianza. Perché ora dovremmo accettare le leggi sulle civil partnership che perpetuano la discriminazione?

GZ: Perché il legislatore ha optato per le civil partnership invece di estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso?

PT: Il governo ha avuto paura della reazione religiosa. Questo è stato piuttosto codardo, perché la destra religiosa non ha molto potere nel Regno Unito. Inoltre, è stata una capitolazione all’omofobia.

GZ: Il movimento lgbt britannico sta ancora lottando per estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso?

peter00PT: A parte OutRage!, nessun gruppo lgbt sta attivamente facendo campagna per consentire il matrimonio civile alle coppie omosessuali. Il principale gruppo di pressione lgbt, Stonewall, accetta il divieto sul matrimonio tra persone dello stesso sesso; Stonewall è molto vicina al governo e spesso dimentica di criticare la retromarcia del Labour in tema di uguaglianza.

GZ: E le adozioni da parte di omosessuali?

PT: Dal 2004, le coppie omosessuali possono fare domanda di adozione e affidamento negli stessi termini delle coppie eterosessuali. Nessuno ha protestato, ad eccezione della Chiesa Cattolica che ha preferito chiudere alcune sue agenzie di adozione piuttosto che permettere alle coppie omosessuali di prendersi cura di bambini senza famiglia.

GZ: La Chiesa Cattolica è ancora in guerra con l’omosessualità e in Italia è riuscita fin’ora a prevenire qualsiasi riconoscimento delle unioni omosessuali e contrasta addirittura qualsiasi proposta per combattere l’omofobia. Avete avuto gli stessi problemi qui nel Regno Unito con la Chiesa Cattolica o con altre religioni organizzate?

peter9PT: I cattolici qui rappresentano una piccola percentuale della popolazione nella maggior parte del paese; molti sono piú liberal del Vaticano. Le gerarchie della Chiesa Cattolica tendono a essere piú reazionarie dei cattolici laici anche se la loro influenza è assai inferiore che in Italia. Ma i nostri cardinali hanno provato a fermare l’abrogazione di leggi omofobiche e transfobiche; essi hanno troppa influenza sul governo e si intromettono sempre per impedire l’insegnamento sessuale nelle scuole e i diritti delle donne e i diritti dei cittadini lgbt.

Nota: Qui potete leggere (in inglese) un articolo pubblicato su Oxford Forum, Issue 4, Summer 2006 dove Peter Tatchell espone le sue idee in tema di matrimonio e civil partnership: “Anche se il Civil Partnership Act è un passo nella direzione giusta, non va abbastanza lontano. L’aiuto reciproco e la dedizione, non il sesso, dovrebbe essere alla base dei diritti di coppia.”