Dibattito PD in diretta

16 ottobre 2009

Iniziato da poco su YouDem il dibattito tra i tre candidati alla segreteria del PD. Lo stiamo guardando su l’Unita’. Qualche commento:

Aspettando. Perche’ gli eventi del PD e le trasmissioni di YouDem mettono sempre musica inglese e ancora meglio americana? Ci sono tanti cantanti italiani, e anche buoni. Con tutto il rispetto per la musica anglosassone, che amiamo e ascoltiamo, crediamo avrebbe piu’ senso la musica italiana. Magari l’inglese cerchiamo di studiarlo e parlarlo, a cominciare con la classe dirigente del PD.

1. Buon inizio dei tre, sulla sanita’ ottime parole. Marino perfetto, anche nel denunciare i nomi e i cognomi di amministratori del PD in alcune regioni del Sud Italia.

2. Unioni gay e diritti civili. Omofobia. Temi “etici”. Il solo credibile e democratico e’ Marino; gli altri si aggrappano con patetici argomenti burocratici e inciucisti, che non lasciano sperare nulla di buono.

3. Merito. Marino dice che in Italia il merito ancora fa paura e lo unisce al tema della liberta; individuale. Bravo Marino.

4. Conflitto di interessi. Caldo applauso a Franceschini che denuncia gli errori del passato del centro-sinistra.

5. Bersani sulla giustizia. I problemi di Berlusconi non sono quelli degli italiani.

6. Marino sul Lodo Alfano. Berlusconi dimostra disprezzo per il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il premier non puo’ restare al suo posto perche’ fuori dalla legalita’ costituzionale. Marino difende la magistratura dagli attacchi di Berlusconi. Infine critica le assenze dei deputati PD e ricorda le responsabilita’ di Bersani e Franceschini sugli errori sul conflitto d’interessi.

7. Marino lega l’economia all’ambiente. La green economy. Ottimo. E’ in quella direzione che i piu’ lungimiranti governi del mondo si stanno muovendo ormai da anni. L’Italia e’ sempre in ritardo. Ascoltate Marino.

8. Nucleare. Bersani non ci pensa neanche a fare il nucleare. Bravo Bersani, Marino lo ha sempre detto e con forza, giovandosi anche delle opinioni di Nobel come Rubbia.

9. Franceschini sottolinea la solidarieta’. E’ un suo punto forte. Peccato entri subito in polemica gratuita con Marino. I nervi sono tesi, i candidati non sembrano troppo a loro agio. Dovrebbero farne di piu’ di questi dibattiti.

10. Bersani a Chiamparino. Non basta lamentarsi ma bisogna dare una mano. Il PD e’ l’unica speranza di questo paese. Siamo d’accordo con Bersani su questo. Ma quale PD?

11. Franceschini rivendica il suo lavoro di segretario del PD. Un po’ commovente, un po’ convincente. I cambiamenti sono sempre dolorosi. Franceschini non avrebbe accettato Bassolino.

12. Marino. Il PD e’ spaccato nelle correnti che si oppongono al cambiamento.

13. Marino. Le primarie sempre. Poi a Franceschini. I problemi del PD sono enormi sulla laicita’. Nomi e cognomi che sono gli altri Binetti. Franceschini manipola le parole, scorretto. Marino replica.

14. Pensioni e stato sociale. Franceschini, non guardare solo al presente, avere lo sguardo per il futuro e le nuove generazioni. Sembra d’accordo per ridiscutere l’eta’ pensionabile. Si, lo e’.

15. Marino, si, bisogna rivedere l’eta’ pensionabile. Si e’ allungata la prospettiva di vita con la scienza e la tecna. Richiama l’esperienza UK e USA. Ricordare pero’: Donne e lavoro. Lavori usuranti. Eta’ pensionabile insieme a riforma stato sociale.

16. Bersani sembra stanco. Non e’ un gran lottatore nei confronti dal vivo. Pensioni: il problema e’ quale livello ci sara’ per la nuova generazione. Bersani entra nel merito e nel tecnico, il suo punto forte.

17. Scenari politici. Alleanze. Marino: definire identita’ PD, chi siamo e poi con chi stiamo. Attrarre forze di sinistra che si sono allontanate. Riportiamo a casa i 4 milioni che ci hanno lasciato. E apriamo le porte ai socialisti e ai radicali. No ai condannati in Parlamento. L’UDC: come si fa ad allearsi con l’UDC che si oppone a combattere l’omofobia? Critica Letta che vuole accordo con UDC per vincere le elezioni. Marino: i principi sono importanti.

18. Franceschini e le alleanze. Non fregare gli italiani e formare una coalizione che sappia governare insieme. No al ritorno al passato.

19. Bersani: dobbiamo riaprire il cantiere dell’Ulivo. Dialogo con le forze che ci sono nel paese. Poi alleanze con chi c’e’ in Parlamento. UDC, Di Pietro, tutti. Superare i probleemi che ci sono in vista del problema democratico e sociale presente nel paese. Dobbiamo scegliere i deputati e i senatori. Riforma legge elettorale. Stabilita’ della maggioranza nella legislatura. Parlare con gli altri, nonostante le differenze. Il nemico e’ Berlusconi e la deriva populista.

20.Immigrati. Diritti. Cittadinanza. Bersani: immigrati risorsa per paese ma anche problemi, problemi sentiti dai ceti popolari. Integrazione: pluralismo culturale ma con limiti. No al burqa. [GZ: ma quanti burqa ci sono in Italia?]

21. Marino: il PD deve paarlare con una sola voce. Quota da giornale le contraddizioni del PD, da Franceschini, bersani a D’Alema e Bindi. Marino: cita la sua esperienza da straniero negli Stati Uniti. Critiche alla Lega. Marino parla di dati statistici e dice: chi nasce in Italia dev’essere italiano. Bravo Marino! Gli immigrati pagano le tasse e quindi dovrebbero avere giia’ adesso il voto amministrativo. No alle ronde e piu’ soldi alla polizia.

22. Franceschini rivendica le critiche del passato del PD. Il PD non ha posto attenzione sulla sicurezza. I cittadini vogliono sicurezza. [GZ: ma che dicono le statistiche? chi commette i reati in Italia e perche’?] Franceschini replica a Marino. Si ai respingimenti ma rispettare i diritti. Orrore per i respingimenti della destra.

23. Informazione. [ho i brividi!] Franceschini rivendica la liberta’ d’informazione e dice che il PD si deve far sentire. [ma il PD si e’ sempre fatto sentire, o no? il PD ancora lottizza la RAI] Ecco, Franceschini fa mea culpa per il PD.

24. Bersani ricorda l’ennesima vergogna. Canale 5 che segue e registra in video il magistrato della sentenza sul Lodo Mondadori. [GZ: davvero uno schifo Canale 5, sono d’accordo] Bersani parla delle nuove tecnologie e delle norme sulle posizioni dominanti. In teoria ha ragione da vendere. Liberalizzazioni nel sistema radio-televisivo e informativo

25. Marino: e’ ovvio liberta’ di informazione in pericolo. Critica gli altri due e l’assenza di una legge su conflitto interessi. Nuove tecnologie e Internet gratuito in tutta Italia. Liberta’ della Rete. BRAVO MARINO!

26. Franceschini: io non c’entro con il conflitto d’interessi. E critica Marino. Non ho capito la critica, pero’.

27. Ci saranno altri dibattiti. E dove? Marino: lo sto chiedendo da mesi [GZ: e’ vero] e lo farebbe in RAI. Franceschini da ragione a Marino. [adesso!] Bersani: prova giocando a tirarsi indietro. Lo capiamo, non e’ un grande comunicatore.

28. Appello al voto. Bersani: venite e non perdete fiducia nel PD e nell’Italia. Venite e aiutateci. Una societa’ migliore per tutti. Franceschini: un gran bene queste primarie. Dibattito alla luce del sole. C’e’ delusione ma le primarie sono importanti. Piu’ cittadini verranno alle primarie piu’ forza avra’ il PD e l’opposizione. [GZ: ha ragione] Marino: primarie sono esperienza democrazia partecipata unica in Europa. Costruire un partito laico, unito, che decide e vince e torna al governo del paese e allontana questa destra sciatta. Stupiamo l’Italia.

IL DIBATTITO E’ FINITO… ci siamo sicuramente persi qualcosa, per esempio Marino ha detto anche che e’ favorevole alla depenalizzazione delle droghe leggere. Finalmente un politico serio e coraggioso che argomenta il problema delle droghe come problema sanitario, senza la demagogia moralista che in Italia sembra essere sempre di moda…  oh no! ancora musica americana… noi finiamo qui e andiamo ad ascoltare Vasco Rossi (nessuna allusione alla Mozione Bersani pero’. Questo blog, lo sapete, consiglia di votare Ignazio Marino!)

P.S. nel dibattito si e’ anche parlato di unioni omosessuali e adozioni a single e coppie gay. Il blog Champ’s Version commenta criticamente (e ha ragione, secondo noi) la risposta di Franceschini. Su adozione a single e coppie gay, qui trovate un’intervista alla British Association for Adoption and Fostering (BAAF) che lavora da trent’ anni nel campo dell’adozione e dell’affidamento nell’interesse dei bambini. BAAF ha appena pubblicato A Pink Guide to Adoption, il primo libro nel Regno Unito per uomini gay e lesbiche che intendono adottare bambini. Qui invece lo stato dell’arte, in Italia e in Europa.

P.P.S. Gira voce che il dibattito sia stato vinto da Ignazio Marino. Assolutamente d’accordo!


Lezioni irricevibili. Eugenio Scalfari e il giornalismo di Repubblica

15 settembre 2009

Escalfari

Su Repubblica di domenica 13 settembre 2009, Eugenio Scalfari da’ ancora una volta prova di cosa giornalismo e democrazia NON sono:

Queste riflessioni su Fini e su Berlusconi ci portano a considerare la situazione del Partito democratico (…) Su questa delicata ma essenziale questione faccio le seguenti considerazioni (come persona informata dei fatti). 1. Conosco bene i tre candidati alla segreteria del Pd e in particolare i due maggiormente favoriti, Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. Sono due persone perbene. (…) 2. Chiunque dei due vincerà (…)

Nell’interminabile editoriale, il nome del terzo candidato alla segreteria del PD non è dato sapere; né è dato sapere cosa quel terzo candidato propone, il suo programma, la sua mozione.

Nessuna meraviglia. Conosciamo il lavoro giornalistico di Scalfari e di Repubblica durante i decenni e piu’ recentemente,  a proposito dell’informazione sul Partito Democratico, il vile boicottaggio della candidatura Marino da parte di quel quotidiano che grida ai quattro venti per la difesa della libera informazione in Italia. [Qui potete leggere la lettera educata con cui Marino replica a Scalfari]

Quello che meraviglia (ma appena un po’) è la reputazione di cui Scalfari gode in patria: liberale integerrimo, giornalista di stampo anglosassone, corretto, misurato; insomma, una voce da ascoltare, un maestro della Repubblica (quella di tutti, non quella di Scalfari & soci).

Proponiamo ai nostri lettori alcuni flashback che forse torneranno utili per capire meglio lo Scalfari-pensiero.

INDRO MONTANELLI (da I conti con me stesso – Diari 1957-78 a cura di Sergio Romano, Rizzoli):

Cortina, 19 agosto 1969. Scalfari mi attacca sull’Espresso. È Licia Compagna ad avvertirmene e a porgermi il giornale. Si meraviglia ch’io mi limiti a misurare la lunghezza dell’articolo. «Non lo leggi?» chiede. «No. Vedo solo che parla di me per una cinquantina di righe. E mi basta. A pubblicità donata non si guarda in bocca.» Colgo nei suoi occhi un lampo d’ammirazione. Ma a casa l’articolo lo leggo. E mi arrabbio. Però decido di rispondere solo domani, quando la rabbia mi sarà sbollita.

Cortina, 20 agosto 1969. Ho risposto a Scalfari. Era facile. Scalfari è uno di quei duellatori che, per imprimere più forza al fendente, seguono col corpo la sciabola e perdono la guardia. Ci vuol poco a infilarli. Ma ora che ho spedito la replica, mi chiedo se ho fatto bene. Di Scalfari non ho un’opinione precisa. C’è in lui un pizzico di Baldacci, un pizzico di Bel-Ami, e perfino un pizzico di Ramperti. So che ha fatto parecchi soldi. La sua ambizione è sfrenata e scoperta. Ma vuole arrivare a qualcosa, o vuole fuggire da qualcosa? Nella sua frenesia c’è del patologico. Le sue polemiche (come questa con me) sono quasi sempre gratuite. Questo nemico di tutti è soprattutto nemico di se stesso, animato da un irresistibile cupio dissolvi.

Milano, 3 giugno 1977. Anche l’Unità esce con un titolo a sette colonne in cui campeggia il mio nome. Lo stesso fa Repubblica, ma con un articolo di Scalfari ancora più infelice di quello che scrisse dopo Bontà loro per chiedere la mia esclusione dalla tv nazionale. Sostiene la strana tesi che l’attentato è stato organizzato contro i nemici di Montanelli, cioè contro di lui, insinuando così il sospetto che me lo sia organizzato da me. Il mio successo lo riempie di un furore che lo fa sragionare. Ma la cappella più grossa la fa il Corriere che titola su cinque colonne sul centro pagina: «Attentati contro giornalisti », mettendo il mio nome solo nel sommario. Biazzi ha il sangue agli occhi. Bettiza mi chiede di rispondere, nell’editoriale di domani, sia a Scalfari che a Ottone. Glielo concedo, ma a patto che mi mostri prima il testo: durezza sì, meschinerie no.

Ancora Montanelli. “Il moralismo non s’ addice ai soda’ li” – dal Corsera del 25 maggio 1993:

Montanelli riprende un’ affermazione di Scalfari: “Se l’ integrita’ morale degli editori e’ vulnerata risulta indebolita la credibilita’ della stampa e, di conseguenza, l’ efficacia del controllo che essa deve esercitare per conto dei cittadini sulle istituzioni e sulla pubblica moralita’ “. Ineccepibile, commenta Montanelli ma “non vediamo perche’ egli voglia impancarsi a dare lezioni moralistiche agli altri, e in particolare a noi. Vorremmo amorevolmente ricordargli una sola cosa: a differenza del suo editore, che si trova gravato da una condanna a sei anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, il nostro, almeno finora, non s’ e’ visto contestare significative partecipazioni al sistema. Nel tentativo di coinvolgerci nella sua sgradevole vicenda, Scalfari ritira fuori il nostro ammonimento del 1976: “Turiamoci il naso e votiamo Dc”. Vorremmo di nuovo amorevolmente ricordargli che egli e’ stato deputato del Partito socialista e negli ultimi tempi e’ stato un acceso fautore dell’ onorevole De Mita. Senza mai turarsi il naso”. Alla fine la citazione di un detto di Renan: “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante”. Conclude Montanelli: “Senza, per carita’ , allusione a Scalfari. Solo come promemoria”

Pannella, parole di fuoco contro Scalfari – IL GIORNO, 8 febbraio 1993:

Quindi inizia la sua requisitoria contro Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo. Pannella li accusa di usare un vecchio metodo comunista, “quello di criminalizzare l’avversario”. E restituisce pan per focaccia: “Una delle pagine più ignobili della magistratura – sottolinea – è la mancata indagine sull’accordo che Caracciolo, Scalfari, Tassan Din e Rizzoli fecero davanti al notaio per spartirsi delle proprietà editoriali, mentre fioccavano le nostre interrogazioni sulla P2”. Ha il dente avvelenato, Pannella. Soprattutto nei confronti di Scalfari. E l’annuncio pubblicitario dell’Espresso gli dà modo di attaccare il direttore di “Repubblica”, “che ha guadagnato 190 miliardi, vendendo le azioni del suo giornale in un momento particolarmente delicato per la redazione, che “droga i titoli e le notizie” e che “difende non la libertà di stampa, ma la libertà della stampa di regime”.

Contro Scalfari e De Benedetti. Pannella: “sono nuovi Andreotti” – Corriere della Sera 6 giugno 1993:

Fedele al tema dell’ incontro, “Contro i moralizzatori della Repubblica”, Pannella ha dedicato alla lotta a Scalfari e De Benedetti una durissima requisitoria lunga piu’ di un’ ora. “Scalfari? E un libertino mascherato da tartufo, un tartufo dei valori, che con una mano indica il “Dio della democrazia” e con l’ altra tocca le cosce dell’ autoritarismo e della corruzione”. E un fiume in piena, Pannella, che rompe gli argini: “De Benedetti e Scalfari hanno fornicato per anni con coloro che attaccavano, peraltro in nome dei principi di Ernesto Rossi”. Al leader radicale non e’ piaciuta per niente la maniera in cui Repubblica ha trattato il coinvolgimento nell’ inchiesta Mani Pulite di De Benedetti: “Rappresentarlo come povera vittima di qualche oscuro commissario d’ ente, concusso e non concussore, e’ scandaloso e di una banalita’ tipica di coloro che disprezzano quanti pretendono di rappresentare”

Marco Pannella è tornato a parlare di Scalfari, Repubblica e informazione anche nell’ultima conversazione con il direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin.

Infine “Sua pienezza”, un articolo di Beppe Grillo che nel maggio 2008 sul suo blog risponde alle dichiarazioni di Eugenio Scalfari che in una trasmissione televisiva aveva detto: “Grillo impersona, secondo me, meglio di molti altri personaggi, il peggio dell’Italiano. E’ l’arci-italiano del peggio.”

Quando su Repubblica leggiamo Eugenio Scalfari dare lezioni di giornalismo e democrazia, ci vien voglia di turarci il naso.


Rompere l’incantesimo

17 agosto 2009

La notizia fotografa bene l’Italia di oggi

STAMINALI

‘Fuggiti’ dall’Italia per nepotismo scoprono gene per lo sviluppo

Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno individuato una proteina fondamentale per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello di ROSARIA AMATO

ROMA – Nel 2000 hanno lasciato l’Italia per gli Stati Uniti, in polemica con il sistema nepotista dell’università, che non permetteva loro di sviluppare adeguatamente le loro ricerche sui tumori al cervello dei bambini. Negli Stati Uniti hanno trovato i mezzi, lo spazio, il sostegno di due prestigiose università, prima la Albert Einstein e dopo la Columbia. E adesso Antonio Iavarone e Anna Lasorella annunciano la scoperta del gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle cellule staminali e che è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello. Sono gli stessi ricercatori a parlare della loro scoperta in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Developmental Cell. (continua)

Da rileggere ora la denuncia degli scienziati: Da noi la bravura non paga ce ne siamo dovuti andare.

La scienza va avanti, la società progredisce ma l’Italia feudale e corporativa continua a sprofondare. Gli scienziati, i cultori di un sapere prezioso e indispensabile, vengono scacciati dai baroni, dai vassalli, dai principi, dalle corporazioni di notabili che non permettono il cambiamento, normale e fisiologico in tutte le democrazie liberali del mondo. In Italia sembra si sia vittime di qualche incantesimo, si è bloccati sempre nella reazione, nella contro-riforma, con una classe dirigente che sembra pascere in un immobilismo dove mentre tutti litigano su tutto, su tutto si intendono per non cambiare nulla. La conservazione in Italia sembra appartenga a una classe di mandarini che non è né destra né sinistra, ma sembra essere sempre presente ai banchetti di palazzo. E quel conservatorismo non ha nulla a che vedere con il conservatorismo europeo. Per dire, in Francia, in Germania, per non parlare nel Regno Unito, i partiti delle ronde, del razzismo, dello stato clericale, degli omofobi e xenofobi… da questi partiti i partiti conservatori europei ne stanno alla larga. Da noi no. Da noi questi partiti concorrono a legiferare e governare mentre un Partito Democratico è reso inerme dall’ignavia politica, dall’inadeguatezza culturale e da un’indecente sottomissione al potere clericale di troppa parte della sua classe dirigente. Se si vuol salvare il PD e con esso il paese sarà bene cambiare, ascoltare prima di decidere, abbandonare i pregiudizi, lanciare i ponti e aprire porte e finestre.

Credo davvero che ci sia un bisogno urgente, una necessità primaria di contrastare quello che il cittadino giurista Rodotà chiamava l’altro giorno “regressione culturale spaventosa”. C’è bisogno di coraggio politico, di orgoglio della ragione, di passione politica disinteressata. C’e bisogno di imparare dagli errori. C’è bisogno di informarsi e informare sull’Europa di cui si fa un gran sparlare. Credo ci sia bisogno di UNITA’, e lo scrivo a lettere grandi capaci di comprendere tutte le forze e i movimenti che si oppongono in tanti modi, in tanti settori della società, a quella regressione. Credo che il PD debba farne parte di questa UNITA’. E favorirla in tutti i modi senza allo stesso tempo imporsi o pretendere lo scioglimento di altri partiti. Credo che accettare e promuovere le doppie tessere sia anche un’ottima soluzione per un Partito Democratico aperto e laico. Un’UNITA’ che non puó fare a meno dei liberali, dei socialisti, dei radicali, ma anche di tutti coloro che sono rimasti fuori dal Parlamento Europeo e da quello Italiano. Ricordiamo che se quelle forze non sono rappresentate in Parlamento questo non vuol dire che non sono presenti nella società italiana. Un’UNITA’ laica, che riconosca e difenda la Repubblica laica e la sua democrazia liberale. E credo che il prossimo congresso del PD e soprattutto le relative primarie sia l’occasione di dar voce a questa UNITA’.

Capisco che milioni di cittadini non sono entusiasti di questo PD e molti altri perfino nauseati. Quasi impossibile non essere d’accordo con loro. Ma non è una buona ragione per arrendersi e non provare a cambiare il PD e il paese. Il miglior modo per non essere delusi dopo è non illudersi prima e continuare a impegnarci, organizzarci, unirci e costruire quell’ UNITA’. Sempre meglio che lamentarci dopo.