Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

4 novembre 2009

don

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico

“[nel ricorso] sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” – Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea

Il buonsenso di cui parla Bersani è il buonsenso cattocomunista, l’imprint che Togliatti diede al comunismo italiano e che si ritrova nell’art. 7 della Costituzione repubblicana, quello che fece propri i Patti Lateranensi di Mussolini. La Costituzione italiana è figlia della tradizione cattolica e della tradizione comunista; quella dell’Illuminismo, la cultura liberale, ebbe un’influenza minima e anche questa fu disattesa con la follia, tutta italiana, della Costituzione materiale, un’aberrazione giuridica.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è invece figlia dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti del 1776.

Dietro lo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.

Con il crocifisso nelle scuole, Gesu’ Cristo e il suo messaggio, cioe’ la caritas, non hanno nulla a che fare. La battaglia, anche questa volta, è tra gli eredi di tradizioni inconciliabili. Come piu’ volte ricordato su questo blog, il difetto maggiore della classe dirigente italiana è la sua inadeguatezza culturale, l’ignoranza, l’improvvisazione, la non conoscenza del mondo delle idee e degli scontri che in quel mondo avvengono. Con il crollo del muro di Berlino – ma in verita’ gia’ molto prima – la sinistra (non solo in Italia ma soprattutto in Italia) ha perso qualsiasi slancio propositivo e si e’ ripiegata su se stessa e sull’ordinaria amministrazione dell’esistente. La sinistra – nata per proporre, innovare, cambiare – si e’ ritrovata nel campo della re-azione e invece di rimettere in discussione se’ stessa e le sue idee, quella sinistra ha vigliaccamente preferito rincorrere il potere e scimmiottare pensieri e idee che non capiva oppure tornare a Marx, riproposto ormai in maniera stanca in tutte le salse.

In Italia, la forza del fronte cattolico-clericale non è tanto nell’essere piu’ numeroso (infatti, nel paese quel fronte non è maggioranza); la sua forza sta nel poter contare su una tradizione plurimillenaria, portata avanti oggi dai pensatori e dagli strateghi di Santa Romana Chiesa. In questo scenario, non sorprende assistere in Italia alle crociate, alle guerre sante, con un dispiegamento di forze che non puo’ essere compreso con la polemica politica e le scaramucce all’interno dei partiti e degli schieramenti. I mezzi d’informazione poi – con pochissime eccezioni – sono addirittura patetici nella misura in cui presentano questi scontri al pubblico senza riferimenti culturali, come fossero funghi improvvisamente nati dal sottobosco culturale della cronaca politica.

E si continua cosí, avanti a vista, come il Titanic.

 

Leggi anche “possono morire”

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I “sessoliberisti” e l’odio dei falsi maestri

29 ottobre 2009
Marcello Veneziani

Marcello Veneziani

Eh si, anche questa si doveva leggere sulla stampa: i “sessoliberisti”!

Il Giornale di Feltri (e chi, sennò) continua a spargere veleno e infettare le menti dei suoi lettori, che gia’ sembrano in avanzato stato di regressione culturale spaventosa. Alcune perle nell’analisi di Veneziani:

Marcello Veneziani: “ognuno è libero di scegliersi i pregiudizi che vuole, c’è chi come voi preferisce quelli degli ultimi anni e chi, invece, quelli dominanti negli ultimi millenni.(…) il trans è la condizione tipo verso cui tende l’uomo contemporaneo, è il nuovo modello umano. Siamo trans in via di sviluppo… (…) Sarò rozzo, primitivo e oscurantista, ma preferisco tenermi la realtà con le sue imperfezioni, la natura con i suoi limiti, il destino con le sue cattiverie; e perfino la morale con i suoi pregiudizi. In Transitalia ci andate voi.”

La bussola in questi ragionamenti, quando non sono dettati dalla vile lotta politica che tutto si permette, va ricercata nella paura; e prima di tutto, la paura che nasce dall’ignoranza.

Gli esseri umani non nascono razzisti, ci diventano grazie alla paura, debitamente manipolata dal lavoro di agenti esterni che usano quell’odio indotto per il trucco piu’ vecchio del mondo, sempre usato dal potere: Divide et impera.

L’Italia di Berlusconi e della Lega diffonde omofobia, xenofobia e razzismo per distrarre e mantenere il controllo su buona parte dell’opinione pubblica. Il PD fara’ bene a contrastare questa strategia di ignoranza e odio con un’azione culturale forte; e’ su questo terreno che Bersani e la sua squadra si giocheranno tutto. Riportare al centro del dibattito politico l’economia e il paese reale non sara’ possibile se quegli specchietti per allodole – usati cosi’ sapientemente dalla destra, non solo italiana – non saranno infranti. Ha sempre sbagliato chi a sinistra ha cercato in questi anni di andare dietro alla destra e rubargli il lavoro; quella è una strada pericolosissima e dove il sorpasso è impossibile. Sui temi dell’immigrazione, dell’eguaglianza, della solidarieta’, dei diritti civili e della sicurezza, la sinistra deve essere sinistra, fare cose di sinistra e soprattutto elaborare e diffondere una cultura di sinistra orgogliosa che poggi le sue fondamenta sulla speranza e non sulla paura, sull’accoglienza e non sull’esclusione, sulla conoscenza e non sull’ignoranza. Le decisioni politiche per risolvere i problemi dovranno essere ispirate da quella cultura, senza nulla concedere al razzismo, alla paura, all’ignoranza e all’odio e senza improvvisazioni, titubanze e contraddizioni.

Speriamo Bersani e la sua squadra riescano a capire – ma a capire davvero –  che su questi temi, che non sono temi di nicchia, si gioca il futuro non solo del PD ma del paese.


Il Bananiero Capo, la paralisi del PD e il Nobel per la Pace a Obama

9 ottobre 2009
lo stile italiano nel mondo

lo stile italiano nel mondo

Dimissioni si, dimissioni no, dimissioni boh. Antonio Di Pietro vuole organizzare “una manifestazione di piazza per chiedere che si vada alle urne. In questo l’Italia dei valori e’ sola perche’ l’opposizione c’e’ chi la fa e chi la dice e non la fa”. Per una volta, il Partito Democratico ha stupito per la sua prontezza e unanimità; l’inchiostro della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano non si era ancora asciugato e il politburo del PD già assicurava il Bananiero Capo ad andare avanti. Massimo D’Alema – ma con lui tutto il PD – è stato perentorio: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”.

Se l’apprendista stregone D’Alema, già Presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli esteri, leggesse i giornali stranieri e chiedesse ai suoi colleghi europei, forse anche lui capirebbe l’ovvio; nelle democrazie liberali e’ prassi che il politico che ricopre cariche istituzionali (specialmente un primo ministro!) si dimetta quando ha guai con la giustizia.

In Italia si fa una grande confusione tra piano politico-istituzionale e piano giudiziario ma in quelle democrazie liberali, a cui – seppur faticosamente – il nostro paese dovra’ pur guardare, i due piani sono distinti e a nessun politico (tantomeno a un primo ministro) passerebbe per la testa rimanere al suo posto mentre ha procedimenti giudiziari gravi in corso.

Il Partito Democratico fa finta di non capire, gira la testa, chiude gli occhi; terrorizzato di tornare alle urne, il PD – ancora una volta – dimostra di avere piu’ a cuore la sua pancia che il bene della Repubblica. Si moltiplicano intanto gli attacchi ad Antonio Di Pietro e a chiunque parli di dimissioni del Bananiero Capo.

I mezzi d’informazione italiani simularono scalpore quando, un anno fa’, i giornalisti trovarono, nel materiale fornito loro dalla Casa Bianca, una biografia del Bananiero dove si leggeva: “Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio”.

Se i media italiani – partecipi della “corruzione” e del “vizio” di un sistema corporativo omertoso che nulla ha a che fare con una democrazia liberale – fossero appena un po’ onesti, potrebbero facilmente spiegare all’opinione pubblica che l’Italia è famosa nel mondo per la sua corruzione. Ma c’è un limite a tutto. Ieri il Times di Londra dedicava alla Repubblica delle Banane il suo editoriale principale: “Berlusconi ha portato vergogna su se stesso e il suo paese con le sue azioni sessuali e con i tentativi di evadere i processi. Egli deve ora dimettersi”. Dall’altra parte dell’Atlantico, il New York Times scriveva: “L’era Berlusconi è durata troppo…”

La Repubblica delle Banane è ostaggio di un caudillo senza scrupoli che “scese in campo” per difendere il suo impero CONTRO la legge. L’opposizione democratica è lasciata a partiti minori mentre il PD è allo sbando. La memoria, anche quella recente, non è tra le qualità pubbliche del nostro paese; si leggeva appena qualche mese fa’ sulla Stampa:

Sostiene Piergiorgio Corbetta, dell’Istituto Cattaneo, che il Pd ha perso un terzo del suo elettorato, più di quattro milioni di voti. E dov’è finito tutto questo tesoretto? «Oltre la metà si è astenuto – spiega sempre Natale -. Circa 800 mila voti sono andati a Di Pietro, mentre il resto è tornato alla sinistra estrema e al partito radicale: questa volta la campagna per il voto utile non è servita».

Cosa farebbe il Partito Democratico che non c’è? Tornerebbe a fare politica e userebbe gli strumenti che la Costituzione repubblicana gli mette a disposizione; presenterebbe in Parlamento una mozione di sfiducia contro il governo del Bananiero, possibilmente insieme alle altre forze dell’opposizione; cercherebbe di riportare il Parlamento al centro della vita pubblica della Repubblica e invece di continuare a lottizzare la RAI e apparire in televisione, denuncerebbe quella televisione e il suo potere eversivo contro le istituzioni repubblicane.

Ma il Partito Democratico che c’è è paralizzato, la sua classe dirigente intenzionata a perdere altri milioni di cittadini elettori e a lasciare l’opposizione a Di Pietro e le sorti della Repubblica al Bananiero Capo pur di salvare il proprio orticello insieme alle chiappe, ben salde sulle comode poltrone del potere. E anche questa volta l’Italia si chiama fuori da quell’onda democratica di cambiamento che ha portato Obama prima alla Casa Bianca e oggi al Nobel per la pace.

A noi, sudditi italiani, non ci rimane che il vecchio adagio: chi è causa del suo mal, pianga se stesso

P.S. L’Unità intervista Giorgio Bocca:

Non dimentichiamo la sinistra…
«Pelandrona e inconcludente. Di fronte a quanto sta avvenendo non ci si può limitare a dire che Berlusconi deve continuare a governare».


Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

censura

Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

Leggi anche Guerra, pace e informazione e Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori


Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori

21 settembre 2009
la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

In questa messa in scena dello spettacolo propagandistico attorno alla morte dei militari italiani in Afganistan, i mezzi d’informazione non hanno non potuto registrare la vox populi diretta al governo del paese: “Ritirateli, quanti morti ancora?”.

Il patriottismo ideologico – che fu definito come l’ultimo rifugio dei mascalzoni – ci ha bombardati di luoghi comuni, usando tutti i trucchi della propaganda, Frecce Tricolori incluse. E tuttavia la voce della ragione è risuonata piu’ volte e come la voce del bambino che vede il re nudo, ha rotto l’incantesimo dell’ipocrisia:

Poi l’incidente durante lo scambio del segno della pace, quando un uomo ha preso un microfono ed è andato sull’altare gridando più volte “pace subito” prima di essere portato via dalla sicurezza.

La voce della ragione puo’ venire dai luoghi piu’ improbabili, come è accaduto quando il ministro Bossi ha dichiarato: “li abbiamo mandati noi in Afghanistan e sono tornati morti”.

Vox populi, vox dei. E’ deprimente che il Partito Democratico ripudi la migliore tradizione dell’umanità, la ricerca di pace e giustizia, la non-violenza, la compassione, la caritas, la razionalità. E’ deprimente la reazione del Partito Democratico che, con l’eccezione del Senatore Marino, non si ricorda della Carta costituzionale della Repubblica e si dimentica degli insegnamenti di maestri come Tolstoy, Gandhi, Martin Luther King Jr., Bertrand Russell, Albert Einstein, Erich Fromm, John Lennon, Noam Chomsky, Gore Vidal, Aldo Capitini, Tiziano Terzani, Gino Strada, i Quaqqueri, i Menoniti, molte comunità cattoliche di base e molti altri gruppi religiosi non solo cristiani… soltanto per citare alcuni nomi conosciuti da una lista infinita di pensatori, attivisti, religiosi, umanisti, scienziati, intellettuali e persone comuni di buona volontà, una lista che include sicuramente sia il Signore Buddha sia Gesú Cristo.

Sorprende che nel Partito Democratico non ci sia posto per coloro che gran parte dell’umanita’ considera spiriti illuminati da ascoltare e a cui ispirarsi e non figure vuote da onorare a parole in qualche celebrazione che serve solo al proprio ego.

Sorprende l’autolesionismo, l’arroganza e il disprezzo per la democrazia del Partito democratico che continua a non ascoltare la vox populi.

Indigna che il dolore delle famiglie dei militari uccisi – a cui torniamo a inviare la nostra solidarietà – sia usato e manipolato per giustificare altro sangue, altra sofferenza; sofferenza che e’ uguale, sorella della sofferenza delle donne, degli uomini e dei bambini Afgani, uccisi e mutilati dalle armi “intelligenti” dei governi che nascondono le loro vere intenzioni dietro il fumo della propaganda e si auto-proclamano i difensori della Liberta’ e della Pace mentre contribuiscono alla loro soppressione con i fatti.

L’informazione contribuisce al patriottismo ideologico, alla propaganda che inizia a uccidere prima ancora che i proiettili siano stati sparati. La demonizzazione del nemico ufficiale, la sua disumanizzazione è necessaria per convincere la popolazione della bontà dei nostri capi e dei loro fini dichiarati; non c’è stato ricorso alla violenza nella storia senza che i leader di stati e imperi abbiano dichiarato la nobiltà dei loro fini. Anche Hitler e Mussolini proclamavano di andare a liberare le popolazioni dagli oppressori, di portare liberta’, pace e civiltà.

L’unica bandiera che ha senso sventolare è la bandiera della pace, la bandiera che unisce i popoli, fratelli e sorelle nell’umanità. Alle Frecce preferiamo le colombe. Come diceva Benjamin Franklin, Non c’è mai stata una guerra buona o una pace cattiva.

Leggi anche Guerra, pace e informazione.

Riproponiamo anche: Tiziano Terzani – Lettera da Kabul – Il venditore di patate e la gabbia dei vecchi lupi. – 24 dicembre 2001 – Corriere della Sera [grazie a Il ladro di ciliege per averci ricordato questo articolo]


Rompere l’incantesimo

17 agosto 2009

La notizia fotografa bene l’Italia di oggi

STAMINALI

‘Fuggiti’ dall’Italia per nepotismo scoprono gene per lo sviluppo

Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno individuato una proteina fondamentale per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello di ROSARIA AMATO

ROMA – Nel 2000 hanno lasciato l’Italia per gli Stati Uniti, in polemica con il sistema nepotista dell’università, che non permetteva loro di sviluppare adeguatamente le loro ricerche sui tumori al cervello dei bambini. Negli Stati Uniti hanno trovato i mezzi, lo spazio, il sostegno di due prestigiose università, prima la Albert Einstein e dopo la Columbia. E adesso Antonio Iavarone e Anna Lasorella annunciano la scoperta del gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle cellule staminali e che è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello. Sono gli stessi ricercatori a parlare della loro scoperta in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Developmental Cell. (continua)

Da rileggere ora la denuncia degli scienziati: Da noi la bravura non paga ce ne siamo dovuti andare.

La scienza va avanti, la società progredisce ma l’Italia feudale e corporativa continua a sprofondare. Gli scienziati, i cultori di un sapere prezioso e indispensabile, vengono scacciati dai baroni, dai vassalli, dai principi, dalle corporazioni di notabili che non permettono il cambiamento, normale e fisiologico in tutte le democrazie liberali del mondo. In Italia sembra si sia vittime di qualche incantesimo, si è bloccati sempre nella reazione, nella contro-riforma, con una classe dirigente che sembra pascere in un immobilismo dove mentre tutti litigano su tutto, su tutto si intendono per non cambiare nulla. La conservazione in Italia sembra appartenga a una classe di mandarini che non è né destra né sinistra, ma sembra essere sempre presente ai banchetti di palazzo. E quel conservatorismo non ha nulla a che vedere con il conservatorismo europeo. Per dire, in Francia, in Germania, per non parlare nel Regno Unito, i partiti delle ronde, del razzismo, dello stato clericale, degli omofobi e xenofobi… da questi partiti i partiti conservatori europei ne stanno alla larga. Da noi no. Da noi questi partiti concorrono a legiferare e governare mentre un Partito Democratico è reso inerme dall’ignavia politica, dall’inadeguatezza culturale e da un’indecente sottomissione al potere clericale di troppa parte della sua classe dirigente. Se si vuol salvare il PD e con esso il paese sarà bene cambiare, ascoltare prima di decidere, abbandonare i pregiudizi, lanciare i ponti e aprire porte e finestre.

Credo davvero che ci sia un bisogno urgente, una necessità primaria di contrastare quello che il cittadino giurista Rodotà chiamava l’altro giorno “regressione culturale spaventosa”. C’è bisogno di coraggio politico, di orgoglio della ragione, di passione politica disinteressata. C’e bisogno di imparare dagli errori. C’è bisogno di informarsi e informare sull’Europa di cui si fa un gran sparlare. Credo ci sia bisogno di UNITA’, e lo scrivo a lettere grandi capaci di comprendere tutte le forze e i movimenti che si oppongono in tanti modi, in tanti settori della società, a quella regressione. Credo che il PD debba farne parte di questa UNITA’. E favorirla in tutti i modi senza allo stesso tempo imporsi o pretendere lo scioglimento di altri partiti. Credo che accettare e promuovere le doppie tessere sia anche un’ottima soluzione per un Partito Democratico aperto e laico. Un’UNITA’ che non puó fare a meno dei liberali, dei socialisti, dei radicali, ma anche di tutti coloro che sono rimasti fuori dal Parlamento Europeo e da quello Italiano. Ricordiamo che se quelle forze non sono rappresentate in Parlamento questo non vuol dire che non sono presenti nella società italiana. Un’UNITA’ laica, che riconosca e difenda la Repubblica laica e la sua democrazia liberale. E credo che il prossimo congresso del PD e soprattutto le relative primarie sia l’occasione di dar voce a questa UNITA’.

Capisco che milioni di cittadini non sono entusiasti di questo PD e molti altri perfino nauseati. Quasi impossibile non essere d’accordo con loro. Ma non è una buona ragione per arrendersi e non provare a cambiare il PD e il paese. Il miglior modo per non essere delusi dopo è non illudersi prima e continuare a impegnarci, organizzarci, unirci e costruire quell’ UNITA’. Sempre meglio che lamentarci dopo.