Brenda e la grammatica della paura

20 novembre 2009

La morte della transessuale Brenda getta ombre ancora piu’ inquietanti su tutta la vicenda Marrazzo, vicenda che gia’ puzzava di marcio dall’inizio, quando quei carabinieri (!) hanno fatto irruzione nell’appartamento di via Gradoli a Roma per – almeno cosi’ sembra – incastrare il governatore del Lazio. La reticenza, l’ipocrisia e le mezze verita’ del governatore non hanno certo aiutato a chiarire questa storia ma ora almeno un punto sembra chiaro: c’e’ chi non vuole che la verita’ venga a galla ed e’ disposto ad ammazzare per nasconderla.

C’e’ pero’ un altro aspetto di questa storia che forse appassiona di meno, senza misteri e buchi della serratura. Un dettaglio, piccolo da nascondersi dietro articoli e declinazioni ma che rivela l’ignoranza di giornalisti e direttori di giornale che perseverano nei loro errori e continuano a parlare al maschile, anche dopo la morte della transessuale Brenda. Un piccolo dettaglio, un’inezia forse che pero’ puo’ farci riflettere se il diavolo si nasconde davvero nei dettagli. Se cosi’ e’, forse quel dettaglio puo’ aiutarci a illuminare noi stessi e a guardarci allo specchio, come singoli e come società: i tabú, i pregiudizi, il moralismo e il sessismo che perseverano, quasi aggrappandosi alle regole di una grammatica immutabile per non affondare nell’ignoranza abissale di una cultura e di una societa’ incapaci di capire e con la paura di cambiare.

Negli esempi qui sotto, alcuni giornali hanno imparato – finalmente – ad usare il genere corretto nei loro titoli e articoli; altri continuano ad illudersi che la grammatica possa salvarli dalla paura della loro ignoranza. Uno spettacolo – quello che segue – che filosofi, sociologi, psicologi e linguisti troveranno sicuramente interessante.

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