Big Ben’s spliff

3 novembre 2009

Gordon Brown on Cannabis

Si mette male per il primo ministro britannico, Gordon Brown. Domenica scorsa scrivevamo della sua guerra contro la scienza sulla cannabis. Oggi John Beddington, il principale consigliere scientifico del governo di Sua Maesta’ ha dichiarato di essere d’accordo con il Professor David Nutt, il consigliere scientifico del governo sulle droghe, appena cacciato dal Governo Brown per aver espresso l’opinione scientifica che la cannabis e’ meno pericolosa di tabacco e alcol.

Quando la BBC ha chiesto al Professor Beddington se condivideva l’opinione del Professor Nutt che la cannabis e’ meno nociva delle sigarette e dell’alcol, il principale consigliere scientifico del governo di Sua Maesta’ ha dichiarato: “Penso che l’evidenza scientifica sia assolutamente chiara. Sono d’accordo [con il Professor Nutt]”.

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La guerra di Gordon Brown contro la scienza

1 novembre 2009

gordon-brown

Il primo ministro britannico, Gordon Brown

LONDRA, 1 novembre 2009 –  Il governo britannico mostra tutti i sintomi della disperazione politica. Dopo aver riclassificato la cannabis da Class C a Class B – in pratica, un inasprimento proibizionista – contro l’opinione dei consulenti scientifici del suo stesso governo, l’Home Secretary [ministro dell’interno] Alan Johnson ha licenziato via e-mail (noblesse oblige!) il Professor David Nutt, capo dell’Advisory Council on the Misuse of Drugs. Il Professor Nutt sostiene che la cannabis è molto meno pericolosa di alcol e nicotina e che la riclassificazione è antiscientifica e motivata solo da considerazioni politiche, “un capriccio del Primo Ministro”.

La mossa maldestra del governo britannico ha suscitato indignazione nel paese e aspre critiche da parte dei mezzi d’informazione e della comunita’ scientifica. Non solo; oggi il Dr Les King, membro dell’Advisory Council on the Misuse of Drugs ha rassegnato le dimissioni in protesta contro il licenziamento del Professor Nutt. Si temono ora le dimissioni di altri componenti dell’organo di consulenza scientifica del governo.

Il Professor Nutt ha denunciato di non essere disposto a ingannare il pubblico per far passare un messaggio morale del governo. Phil Willis, membro del Parlamento e chairman of the science and technology select committee ha dichiarato: “E’ allarmante che uno scienziato indipendente sia rimosso per offrire l’esatta opinione scientifica”.

D’accordo invece con la scelta del governo, il ministro dell’interno del governo ombra, il conservatore Chris Grayling, mentre l’esponente liberal-democratico Chris Huhne ha condannato la decisione del governo, chiamandola “scandalosa”: “A cosa serve avere la consulenza scientifica indipendente se appena ti sono dati consigli che non ti piacciono cacci chi ti da’ quei consigli?”.

La partita e’ di quelle che mobilitano la societa’ liberal-democratica nelle grandi occasioni; in gioco c’e’ l’indipendenza della scienza dal potere politico, un tema fondamentale in uno stato di diritto.

E mentre le elezioni politiche si avvicinano, il governo di Sua Maestà appare sempre piu’ sull’orlo di una crisi di nervi.


Perché i cowboys del PD hanno paura di Ignazio Marino?

29 settembre 2009

johnwayne

Il circolo PD di Londra si è riunito ieri sera per discutere e votare le tre mozioni congressuali. Questi i risultati: Bersani 14 voti, Marino 14 voti, Franceschini 4 voti. La presentazione delle singole mozioni e il dibattito che ne è seguito sono stati molto interessanti per chi, come chi scrive, era la prima volta che partecipava ad una riunione di partito. Mi sono iscritto al PD quest’estate e solo perché il senatore Ignazio Marino si è candidato alla segreteria; come me, molti altri cittadini italiani che ho incontrato qui a Londra. Dispiace tuttavia che non siano state organizzate altre riunioni di circolo, nelle settimane passate, per discutere delle tre mozioni; forse anche questo ha influito sulla scarsa partecipazione di ieri sera: solo 32 iscritti su circa 90 di cui puo’ contare il circolo di Londra.

Intanto sale il nervosismo all’interno del Partito Democratico. Mentre Francesco Rutelli, uno dei grandi sponsor della mozione Franceschini, si prepara a lasciare il PD, Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, ci spiega la sua idea di democrazia:

«Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo» ed è dunque necessario predisporre una gestione collegiale del partito fino alle primarie.

Nonostante la goffa retromarcia di Bersani e D’Alema, rimane il problema pesantissimo dell’arroganza di questa classe dirigente e il suo disprezzo per le regole democratiche. Ha ragione il senatore Marino a far notare dal suo blog:

“Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie”

Sul suo blog, Giuseppe Civati da’ notizia di alcune voci che girano all’interno del partito:

(…) Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. (…)

Come Civati fa giustamente notare, le regole non si possono cambiare durante il gioco e quelle regole – piacciano o meno – sono state scritte e approvate dal PD, anche da coloro che ora si lamentano.

Il nervosismo all’interno del partito è mal celato da Andrea Orlando – sostenitore della mozione Bersani – che in un’intervista pubblicata su il Politico attacca a testa bassa Marino, ripropone la politica basata sugli equilibri interni alle gerarchie del partito e dimostra sia di non capire il principio costituzionale della laicità sia – ancora piu’ grave, se possibile, per un politico – di essere distante dal paese, stanco questo di una classe dirigente che inseguendo il fantomatico voto “moderato” ha perso milioni di voti in pochissimi anni.

La mozione Marino, nonostante il black-out dell’informazione, sta riscuotendo importanti risultati sia in Italia sia tra gli italiani sparsi per il mondo. C’e’ chi vorrebbe etichettare quella mozione come appiattita sui temi della laicità e dei diritti civili ma povera per costruire un partito moderno e popolare e portarlo al governo del paese. Forse costoro non hanno letto la mozione e ignorano le proposte – chiare, coerenti e argomentate – in tema di ricerca, scienza e universita’, meritocrazia, energia e ambiente, economia e lavoro, legalità e questione morale. O forse hanno paura dell’entusiasmo che la candidatura di Marino ha acceso sia all’interno del PD sia – molto piu’ importante – tra i milioni di cittadini italiani che vorrebbero vivere in un paese moderno e civile, integrato in Europa, in una società aperta capace di invertire la rotta e attirare investimenti e cervelli dagli altri paesi invece di costringere quei cervelli alla fuga.

La libera competizione delle idee, la concorrenza, il mercato, sono ancora concetti estranei alla classe dirigente italiana, abituata da sempre a decidere nelle stanze del potere, lontana dall’interferenza dei cittadini che si vogliono comparse. Il nervosismo sicuramente aumenterà nelle settimane che ci separano dalle primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per il segretario del Partito Democratico. Quando il popolo bue smette di muggire e seguire i capibranco, i cowboys perdono le staffe; ma anche nel Far West, alla fine, ha vinto la civiltà e John Wayne si è dovuto ritirare nel suo ranch.


Ignazio Marino su testamento biologico

10 settembre 2009

Rilanciamo da questo blog la dichiarazione del senatore Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico, in tema di testamento biologico:

La dichiarazione di Ignazio sul testamento biologico

Ignazio ha oggi detto, facendo seguito alle parole di Fini, di “sperare che le parole del Presidente della Camera facciano riflettere il Parlamento e in particolare il Popolo della Libertà” .

Ignazio ha poi continuato, affermando che “c’è bisogno di un dibattito approfondito, di ascoltare gli esperti della materia, i medici, le associazioni dei pazienti. E poi serve un confronto politico libero dai pregiudizi e dalle logiche di appartenenza ad un partito o a uno schieramento. La legge sul testamento biologico interessa ogni individuo e per questo il Parlamento deve tenere conto anche dell’orientamento generale della popolazione. Su un tema così delicato non si può ignorare quello che pensa la gente, altrimenti ci ritroveremo con una legge che non servirà a nessuno. Il dibattito al Senato è stato influenzato dall’emotività legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro. Ora, in un clima diverso, mi auguro davvero che alla Camera si riesca ad avviare un dibattito pacato e costruttivo, che si riprendano i principi generali contenuti nel mio disegno di legge e che si riesca a migliorare il pessimo testo di legge votato a Palazzo Madama”.

Le manovre della Curia di Roma e del governo Berlusconi non fanno ben sperare. Ieri il capo del governo ha promesso al Vaticano una legge sul testamento biologico in linea con gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa, oggi la ministra Gelmini su Radio Anch’Io: “Sostengo Chiesa, no ora di religione multiconfessionale”.

Mentre le legioni papaline si stanno preparando alle crociate d’autunno, sara’ bene suonare le campane della Repubblica e chiamare a raccolta quanti ancora vogliono resistere alla regressione culturale spaventosa che avanza.

Torniamo a rilanciare l’appello per un dibattito serio e pubblico tra i tre candidati alla segreteria del PD. Su questo argomento leggi anche: Partito Democratico: il partito a vocazione suicida.


Prima di tutto

1 settembre 2009

In Europa – e ancora di piú nei paesi anglosassoni – la borghesia e i suoi figli hanno spesso rappresentato un’avanguardia culturale capace d’informare la società e di aprirsi ai cambiamenti e alle riforme che quelle società rivendicavano. Anche lo scontro, in molti casi durissimo, tra borghesia e proletariato, ha portato a risultati assai diversi in Europa rispetto all’Italia, nonostante da noi il Partito Comunista sia stato per anni il piú grande partito dei lavoratori presente in Occidente. Certamente gli errori, le omissioni e le responsabilità del PCI e di gran parte della sinistra italiana sono stati gravi e numerosi, a cominciare da un’ideologia, il marxismo, che ha continuato a dominare il pensiero di molta parte politica, intellettuale e sociale anche dopo che da scienza si era trasformato in dogma.

E tuttavia l’Italia è sempre stata tenuta lontana dai fermenti culturali europei, isolata e imprigionata da una borghesia che – come Pasolini fa’ dire a Orson Welles nel film La ricotta – è la “piú ignorante d’Europa”. Indro Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo della borghesia italiana”, una borghesia che non ha saputo fare tesoro della straordinaria eredità del Risorgimento e che ci ha regalato il Fascismo, la repubblica partitocratica e ora il populismo videocratico di Berlusconi e l’egoismo miope e rozzo della Lega.

La libertà di stampa e la piú generale libertà di parola, che in Italia non hanno mai goduto di ottima salute, sono da anni in coma profondo; Reporters Without Borders ci da’ al 44° posto in una graduatoria che peraltro ha dovuto registrare un peggioramento preoccupante non solo nel nostro paese. Il rapporto non può non denunciare il caso Italia:

“Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professione”.

All’inizio del mese di giugno di quest’anno, il Censis ha pubblicato i risultati di uno studio sulle elezioni 2009; Come si sono informati gli italiani:

Due terzi degli elettori si sono informati attraverso i Tg, il 30% ha seguito i programmi giornalistici di approfondimento in Tv, il 25% si è affidato alla carta stampata. E Internet resta al palo

Per avere la misura di cosa stiamo parlando è sufficiente ricordare il “dibattito” intorno ai casi Welby ed Englaro, con le menzogne, i miracoli, le apparizioni, le suore e le volgari battute di alti prelati, ministri, membri del Parlamento e maestri della propaganda piú bieca interessati a istupidire il pubblico in un colossale lavaggio del cervello a reti unificate.

Un’altra anomalia tutta italiana è l’Ordine dei giornalisti, un residuato fascista, di matrice liberticida e totalitaria, che si aggiunge alla lista infinita di caste e corporazioni che esistono solo per la difesa dei loro feudi e ostacolano quella società aperta dove sono competenza, meritocrazia e intelligenza a selezionare i piú qualificati e non il nome, la famiglia o il clan di appartenenza, il barone, la conoscenza e la raccomandazione del deputato o del monsignore. La conseguenza della società feudale italiana, dove al diritto di cittadinanza si oppone ancora la tribú, è il degrado dell’università, della ricerca scientifica, dell’informazione, della politica e della cultura italiana in genere, mentre chi merita e non ha santi in paradiso viene emarginato o è costretto all’esilio. Il caso dei due ricercatori costretti ad abbandonare l’Italia a causa della prepotenza miope del barone di turno e artefici negli Stati Uniti di un’importante scoperta scientifica non è un caso isolato; con la fuga dei cervelli, l’Italia si autocondanna all’insignificanza scientifica, economica, politica e culturale nell’ora piú tragica, forse fatale, della repubblica.

La politica italiana, nonostante le eccezioni, è affollata da una classe di parassiti che hanno fatto la loro fortuna sui mali del paese. Uno di questi mali è l’assetto del sistema radio-televisivo, un monopolio a due teste che, come un mostro mitologico, impedisce qualsiasi riforma e l’ingresso sul mercato di soggetti che potrebbero creare concorrenza e portarci un po’ piú vicino agli standard europei. La RAI, un servizio pagato dal pubblico ma in mano ad affaristi, capiregime e colonnelli di questo o quel ducetto di partito, sempre pronti a partecipare alla grande abbuffata, è ormai una brutta fotocopia di Mediaset, dove tette e culi di giovani aspiranti comparse, crocifissi e monsignori, ventriloqui travestiti da giornalisti, canzonette e giochi a premi si mischiano in un terrificante spettacolo nazional-popolare all’insegna di volgarità, ignoranza e demenza spacciati per l’ultima moda.

La salute della carta stampata è solo apparente. Pochissimi quotidiani nazionali, di proprietà di una ristrettissima élite con le mani indaffarate in operazioni economico-finanziarie che si intrecciano con la politica e che quei giornali dovrebbero controllare e quindi informare l’opinione pubblica; ma come sempre avviene nell’Italia dei feudi, il controllato controlla il controllore e l’opinione pubblica rimane ignorante e facilmente ingannabile. Il giro di valzer di direttori di rete e di testata ad ogni cambio di governo è uno spettacolo umiliante, difficile da spiegare all’estero.

sole24Andando sul sito internet del Gruppo 24 Ore, editore del piú importante quotidiano economico-finanziario italiano, il Sole 24 Ore, potete controllare che la proprietà del gruppo è ben sicura nelle mani della Confindustria per il 67,5% del capitale azionario. Il quotidiano che deve controllare e informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’economia e della finanza del paese è quindi posseduto e controllato da quei soggetti che dovrebbero essere da quel quotidiano controllati. Ciò che vale per il Sole 24 Ore vale anche per gli altri principali quotidiani e periodici italiani, piccoli satelliti di imperi finanziari che utilizzano l’informazione non come cane da guardia per la salute della repubblica ma come cani da difesa e/o offesa per interessi particolari. Anche con i migliori giornalisti, un quotidiano siffatto non potrà mai dare ai suoi lettori quelle garanzie di imparzialità e correttezza indispensabili per avere un’opinione pubblica informata che possa liberamente scegliere. Il conoscere per deliberare è una condizione senza la quale né democrazia né libertà sono possibili; sempre piú in questa Italia feudale si deve constatare che i papi, i ducetti, i monsignori e i baroni impediscono al popolo sovrano di essere informato per poterlo meglio tenere incatenato all’ignoranza e al pregiudizio.

Senza una riforma radicale del sistema dell’informazione in Italia, nessun’altra battaglia civile sarà mai possibile, dalla laicità e dai diritti e libertà fondamentali alla scuola, l’università e la ricerca scientifica, dal welfare allo sviluppo economico, dalla giustizia alla legalità e la lotta contro il crimine organizzato. Senza un’opinione pubblica consapevole, in grado di conoscere per deliberare, l’Italia è destinata all’irrilevanza culturale, economica e politica, alla disintegrazione territoriale e a ripercorrere gli infausti sentieri di un passato assai recente e ancora vivo nella matrice culturale del paese.


Rompere l’incantesimo

17 agosto 2009

La notizia fotografa bene l’Italia di oggi

STAMINALI

‘Fuggiti’ dall’Italia per nepotismo scoprono gene per lo sviluppo

Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno individuato una proteina fondamentale per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello di ROSARIA AMATO

ROMA – Nel 2000 hanno lasciato l’Italia per gli Stati Uniti, in polemica con il sistema nepotista dell’università, che non permetteva loro di sviluppare adeguatamente le loro ricerche sui tumori al cervello dei bambini. Negli Stati Uniti hanno trovato i mezzi, lo spazio, il sostegno di due prestigiose università, prima la Albert Einstein e dopo la Columbia. E adesso Antonio Iavarone e Anna Lasorella annunciano la scoperta del gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle cellule staminali e che è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello. Sono gli stessi ricercatori a parlare della loro scoperta in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Developmental Cell. (continua)

Da rileggere ora la denuncia degli scienziati: Da noi la bravura non paga ce ne siamo dovuti andare.

La scienza va avanti, la società progredisce ma l’Italia feudale e corporativa continua a sprofondare. Gli scienziati, i cultori di un sapere prezioso e indispensabile, vengono scacciati dai baroni, dai vassalli, dai principi, dalle corporazioni di notabili che non permettono il cambiamento, normale e fisiologico in tutte le democrazie liberali del mondo. In Italia sembra si sia vittime di qualche incantesimo, si è bloccati sempre nella reazione, nella contro-riforma, con una classe dirigente che sembra pascere in un immobilismo dove mentre tutti litigano su tutto, su tutto si intendono per non cambiare nulla. La conservazione in Italia sembra appartenga a una classe di mandarini che non è né destra né sinistra, ma sembra essere sempre presente ai banchetti di palazzo. E quel conservatorismo non ha nulla a che vedere con il conservatorismo europeo. Per dire, in Francia, in Germania, per non parlare nel Regno Unito, i partiti delle ronde, del razzismo, dello stato clericale, degli omofobi e xenofobi… da questi partiti i partiti conservatori europei ne stanno alla larga. Da noi no. Da noi questi partiti concorrono a legiferare e governare mentre un Partito Democratico è reso inerme dall’ignavia politica, dall’inadeguatezza culturale e da un’indecente sottomissione al potere clericale di troppa parte della sua classe dirigente. Se si vuol salvare il PD e con esso il paese sarà bene cambiare, ascoltare prima di decidere, abbandonare i pregiudizi, lanciare i ponti e aprire porte e finestre.

Credo davvero che ci sia un bisogno urgente, una necessità primaria di contrastare quello che il cittadino giurista Rodotà chiamava l’altro giorno “regressione culturale spaventosa”. C’è bisogno di coraggio politico, di orgoglio della ragione, di passione politica disinteressata. C’e bisogno di imparare dagli errori. C’è bisogno di informarsi e informare sull’Europa di cui si fa un gran sparlare. Credo ci sia bisogno di UNITA’, e lo scrivo a lettere grandi capaci di comprendere tutte le forze e i movimenti che si oppongono in tanti modi, in tanti settori della società, a quella regressione. Credo che il PD debba farne parte di questa UNITA’. E favorirla in tutti i modi senza allo stesso tempo imporsi o pretendere lo scioglimento di altri partiti. Credo che accettare e promuovere le doppie tessere sia anche un’ottima soluzione per un Partito Democratico aperto e laico. Un’UNITA’ che non puó fare a meno dei liberali, dei socialisti, dei radicali, ma anche di tutti coloro che sono rimasti fuori dal Parlamento Europeo e da quello Italiano. Ricordiamo che se quelle forze non sono rappresentate in Parlamento questo non vuol dire che non sono presenti nella società italiana. Un’UNITA’ laica, che riconosca e difenda la Repubblica laica e la sua democrazia liberale. E credo che il prossimo congresso del PD e soprattutto le relative primarie sia l’occasione di dar voce a questa UNITA’.

Capisco che milioni di cittadini non sono entusiasti di questo PD e molti altri perfino nauseati. Quasi impossibile non essere d’accordo con loro. Ma non è una buona ragione per arrendersi e non provare a cambiare il PD e il paese. Il miglior modo per non essere delusi dopo è non illudersi prima e continuare a impegnarci, organizzarci, unirci e costruire quell’ UNITA’. Sempre meglio che lamentarci dopo.