Il PD delle cinque stagioni e l’Invincibile Armata

12 dicembre 2009

Mi chiedo cosa farà ora il PD di D’Alema e Bersani dopo che Berlusconi da Bonn ha certificato la morte della Repubblica. Non è una domanda retorica; inizierà a fare opposizione (sempre che ne sia capace) o continuerà – passata la bufera – a elemosinare il dialogo sulle riforme istituzionali? Quest’ultima è stata fin’ora la linea politica sia del tandem attualmente alla guida del Partito Democratico sia del Presidente Napolitano e del suo equivoco, la famosa moral suasion che in realtà – e lo scrivevo qualche tempo fa’ – non era altro che wishful thinking. Una linea politica che in verita’ viene da lontano; gia’ nel 2001 l’economista Paolo Sylos Labini scriveva a proposito della Bicamerale presieduta da D’Alema:

La legittimazione politica scattò automaticamente quando fu varata la Bicamerale: non era possibile combattere Berlusconi avendolo come partner per riformare, niente meno, che la Costituzione, con l’aggravante che l’agenda fu surrettiziamente allargata includendo la riforma della giustizia, all’inizio non prevista. E la responsabilità dei leader dei Ds è gravissima.

Quella linea politica in realtà è assai piu’ antica e – a seconda del periodo storico e del punto di vista – viene indicata con nomi differenti; e’ il risultato di una tradizione culturale di cui ho gia’ scritto su questo blog (per esempio, qui e qui) e su cui non mi dilungo in questa sede. Negli ultimi quindici anni quella linea politica ha avuto due nomi: Berlusconi e D’Alema.

Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – commentando lo show di Berlusconi a Bonn, affidava ieri al Manifesto queste parole:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Sempre ieri, Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada, all’assemblea nazionale del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli: “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”. L’intervento di Bertelli – ascoltatelo su Radio Radicale – è assai critico anche nei confronti dell’opposizione.

Fino a ieri – e per molto tempo – il PD di D’Alema e Bersani (ma anche quello di Veltroni e Franceschini) attaccava duramente coloro che dicevano le stesse cose; vediamo se ricordiamo le parole usate: qualunquisti, populisti, demagoghi, antipolitica… Ora che l’incantesimo sembra (sembra) si sia rotto, la domanda s’impone, almeno alla mente intellettualmente onesta: come possono ancora fidarsi di questo PD i cittadini che vogliono vivere in un paese normale? Quei cittadini sono la maggioranza nel paese – a destra al centro e a sinistra – e se cosi’ non sembra e’ solo per la schizzofrenia del sistema politico (a cominciare dall’abominevole legge elettorale) e per il continuo lavaggio del cervello dei mezzi d’informazione (a cominciare dalla vergognosa RAISET). Come si puo’ ancora credere a questo PD, guidato dalle stesse persone che solo pochi giorni fa’ continuavano a rincorrere il caudillo per fare insieme le riforme istituzionali e a insultare chi era nel giusto? Questa è la domanda che per primi dovrebbero chiedersi tutti coloro che ancora scommettono sul PD – a cominciare dai tanti dirigenti onesti e di buona volonta’ di cui il partito e’ certamente pieno ma la cui presenza rischia sempre di piu’ di venire svilita a una mera – e a questo punto vana – foglia di fico.

Insomma, e’ mai possibile che in Italia ci siano sempre gli stessi politici, adatti tutti per tutte le stagioni? O – per ripetere oggi la domanda che Sylos Labini ripeteva in quell’articolo: “Ma insomma, siamo veramente un paese civile?”

P.S. Sembrerebbe che si stia costituendo una grande armata per contrastare Berlusconi; sono le stesse persone che ci hanno portato a questo punto. “Ci saranno sorprese” dice Casini. Vedremo. Ricordiamo però che l’Invincibile Armata spagnola ricevette una sonora sconfitta dagli inglesi; e quella aveva anche la benedizione del papa.


Santa Paola del cilicio resta nel PD

28 ottobre 2009

Paola Binetti

Paola Binetti non se ne va, almeno non subito. Aspetta di vedere se il PD di Bersani riuscira’ ad essere ancora piu’ clericale e fondamentalista del PD di Veltroni e Franceschini. Dopotutto non è un segreto che Comunione e Liberazione (CL) è al settimo cielo; ora puo’ contare su un segretario del PD che ha sempre avuto un occhio di riguardo per il movimento degli integralisti cattolici. Chissa’ se Bersani ha qualcosa da dire come segretario del PD sui medici di CL che – pagati con i soldi dei contribuenti – urlano negli ospedali pubblici a chi vuole abortire secondo la legge della Repubblica, “Assassina, sta uccidendo suo figlio”.

Santa Paola del cilicio fa sapere a Bersani: “Perdere chi, come me, rappresenta i valori cattolici sarebbe una grave sconfitta”. Questione di punti di vista. L’umiltà invece non sembra piu’ essere tra quei valori; o forse il messaggio per Bersani ha a che fare piu’ con l’Opus Dei che con Gesu’ Cristo, che non ha mai predicato ne’ l’odio ne’ la mortificazione della carne.

Povero Bersani! Ognuno ha la sua croce, segretario; attento almeno a non farti mettere il cilicio.


Good morning Italy

26 ottobre 2009

Good-Morning-Vietnam-03

Torniamo all’Italia. Guai in vista per il governo Berlusconi:

La Russa: “Bene visione di Berlusconi, coniugare controllo dei conti e ripresa”
Il ministro dell’Economia a pranzo con Profumo, Passera e Guzzetti

Caso Tremonti, i coordinatori dal premier
“Sostegno a linea di rigore e sviluppo”

Cicchitto: “Nomina a vicepremier sposterebbe gli equilibri di coalizione”
Ma Bossi non la pensa così: “E’ garanzia contro gli spendaccioni del governo”

Intanto si e’ gia aperta la caccia nella stagione delle allenaze; Rutelli se ne va, dimostrando scarsa sensibilita’ democratica; si prepara un Grande Centro di cui si parla da tempo e il nuovo segretario del PD Bersani, all’indomani di una vittoria sua e di tutto il popolo delle primarie, illustra la sua strategia.

L’ennesimo episodio dell’incivilta’ del paese, solita notizia di cronaca quotidiana:

OSTIA

Attacco omofobo a un trentenne:
«Ora corsi antiviolenza nelle scuole»

Dopo l’aggressione di Ostia tra saluti fascisti,
Arcigay Roma lancia un appello: lezioni di civiltà

(…) «Quando gli aggressori mi hanno visto – ha raccontato il 30enne a “Il Messaggero” – mi hanno fatto il saluto romano. Io ho fatto finta di niente e ho proseguito a camminare per la mia strada. Ma li ho sentiti che dicevano qualcosa ma non ho capito cosa». Poi lo hanno raggiunto alle spalle mi hanno urlato frocio comunista e poi mi hanno massacrato di botte – ha continuato – Pensavo che mi avrebbero ammazzato». (…)

È stato detto che il grado di civilta’ di un paese si misura dalle sue carceri:

Detenuto di Regina Coeli muore al Pertini
Manconi e Gonnella: “Morte sospetta”

Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per possesso di droga viene rinchiuso a Regina Coeli il 16 ottobre scorso, poi trasferito all’ospedale Pertini di Roma muore subito dopo. Sul suo corpo i genitori hanno riscontrato tumefazioni e lesioni. A denunciare una morte “su cui fare chiarezza e giustizia” sono Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, l’associazione che si batte per i diritti nelle carceri, e Luigi Manconi , presidente di ‘A Buon Diritto’.

***

Su questo caso, la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia, ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri della Giustizia e della Difesa

Anche qui, una storia che si ripete cosi’ spesso quasi non ci si fa piu’ caso. Vi dice niente il nome Aldrovandi? E’ l’Italia della giustizia negata, un paese dove, come in una Repubblica delle Banane, capita di morire in carcere o in custodia da parte delle forze dell’ordine che, quando non sono occupate a ricattare qualche politico, si divertono con i piu’ indifesi. Il problema e’ drammatico e non puo’ essere nascosto con un vuoto patriottismo che vede in ogni divisa un’eroe. La teoria delle mele marce è fallace e serve solo a coprire le responsabilita’ che non si vuole vengano a galla; responsabilita’ che invece devono essere individuate, non solo per punire i colpevoli ma per risolvere il problema alla radice.

Il problema e’ culturale e puo’ essere risolto solo se lo si porta allo scoperto, alla luce del sole, senza reticenze, combattendo contro l’omerta’, che disgraziatamente in Italia viene ancora percepita come valore, molto piu’ di quello che normalmente si creda. I cittadini non devono avere paura delle forze dell’ordine, che sono li’ per servire non per vessare, per difendere non per assassinare. E’ nell’interesse di tutti, a cominciare da quelle forze dell’ordine, restituire a quelle divise il rispetto e la fiducia che si conquistano con l’esempio, non con la paura e con la vuota retorica. Coloro che quelle divise indossano, a rischio spesso della loro vita, lo sanno e meritano che il problema sia affrontato con serieta’ e onestamente da parte di chi ha il potere, amministrativo e politico, di risolverlo.

Insomma, possiamo occuparci di Rutelli che vuole uscire dal PD e unirsi legittimamente con Casini (gia’ ora una coppia di fatto) e portarsi dietro una pattuglia di parlamentari che nessuno conosce e nessuno ha mai eletto; possiamo continuare a spiare dal buco della serratura della “libera stampa”, che ormai ci propone quotidianamente la vita sessuale di politici e “vip” oppure possiamo occuparci di quello che tocca e condiziona la nostra vita reale, l’economia, la disoccupazione, l’ambiente, l’energia, i diritti, la giustizia, la sanita’, la scuola, guerra e pace e la sicurezza ovviamente, quella di tutti. Fin’ora l’informazione ha dimostrato di essere piu’ interessata a vendere pubblicita’ per i bilanci dei loro editori, attraverso storie che solleticano la morbosita’ dei cittadini.

La liberta’ d’informazione non si difende chiamando a raccolta le piazze e usando lo specchio dell’autoreferenzialita’; l’informazione si difende facendola, come servizio pubblico, a prescindere da chi sia la proprietà dei mezzi. Invece oggi in Italia non si distingue piu’ tra la stampa colta, i rotocalchi di gossip e il grande fratello; tutto viene vomitato da una televisione violenta e senza regole che detta gli standard d’incivilta’ alla “libera stampa” che le arranca dietro senza pudore.

Qui in Gran Bretagna, dove – a detta di molti osservatori e studiosi – c’e’ la migliore televisione del mondo, sia la televisione pubblica sia quella privata devono rispettare regole e standards molto severi affinche’ possano operare sul mercato. Se quelle regole e quegli standard fossero applicati in Italia, nessun canale televisivo del nostro paese, pubblico o privato, avrebbe l’autorizzazione necessaria per andare in onda. La Gran Bretagna e’ un paese di forte tradizione culturale liberal-democratica, e la liberta’ (compresa la liberta’ d’informazione) qui e’ una cosa seria.

Good morning Italy!


Il PD e le alleanze

6 ottobre 2009

PD

Con chi si allea il PD? Tutto dipende da quale PD uscirà dalle primarie del 25 ottobre ma qualche riflessione andrebbe fatta, aspettando che i tre candidati alla segreteria si pronuncino con piu’ chiarezza su questo tema.

C’è chi vorrebbe abbandonare l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, magari per allearsi con l’UDC di Casini e Buttiglione, forse l’embrione di un Grande Centro con Casini, Rutelli e Fini. Dopo i primi entusiasmi, scaldati dalle benedizioni d’Oltretevere, per ora di grande c’è solamente il nome, con Rutelli e Fini che sanno solo galleggiare nel mare dei tatticismi, buoni solo per qualche secondo nei TG serali. Sembrerebbe questa – ma il condizionale è d’obbligo, viste le reticenze all’interno del PD – la strategia di Bersani-D’Alema; una sorta di compromesso storico o grande coalizione che, nell’immaginazione dei proponenti, sia capace di disarcionare il cavaliere.

A noi sembra che un’alleanza con gli integralisti dogmatici dell’UDC sia l’Overture di un Requiem che vorremmo evitare. Le posizioni fondamentaliste di Casini, Buttiglione e confratelli/consorelle non hanno nulla in comune con quelle dei partiti conservatori dei paesi civili, dove il razzismo, l’omofobia e il pregiudizio dogmatico vengono emarginati e condannati duramente. Il Partito Democratico dovrebbe ricordarsi di quando Buttiglione cercò di essere nominato commissario europeo e di come invece riusci’ soltanto a gettare piu’ discredito sulla nostra Repubblica quando l’Europa lo rimandò a casa con un umiliante No, grazie! che fece il giro del mondo.

Sono molti i cittadini italiani che ritengono Di Pietro e il suo partito i soli a fare opposizione al peggior governo della storia d’Italia; invece di gonfiare falsi scandali, il PD farebbe bene a domandarsi perché Di Pietro è cosi’ popolare anche tra i suoi elettori e forse riuscirebbe a capire perché abbandonare l’alleanza con l’IDV rappresenterebbe per il PD il suo suicidio politico.

L’altro soggetto politico a cui, secondo noi, il PD dovrebbe definitivamente aprire le sue porte sono i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella che fanno sapere della “necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico”. Senza i Radicali, il PD non è credibile; e non solo in tema di laicità e diritti civili, ma soprattutto perché al PD serve la cultura liberale e democratica dei Radicali. Ignorare quella cultura politica significherebbe impedire la nascita di un vero partito DEMOCRATICO in Italia.

Qualche parola infine su Beppe Grillo, che domenica scorsa a Milano ha presentato il suo movimento politico. Politici e giornalisti usano spesso parole come “antipolitica” e “populismo” per demonizzare Grillo e i tanti cittadini che lo sostengono. Infastiditi dalla grande popolarità che riscuote, il termine tecnico che sfugge a quei politici e giornalisti è “democrazia”. Fortunatamente per il PD c’è anche chi Grillo lo sta a sentire e invita – come fa Giuseppe Civati – a leggere il suo programma.

Sono in molti, è ovvio, all’interno della classe dirigente del PD, a volere un partito chiuso, dove a decidere siano i signori delle tessere, lontani dall’interferenza dei cittadini elettori. L’immagine che danno è quella di un’élite che cerca, disperatamente, di far cadere il governo Berlusconi lasciando intatto il sistema corporativo responsabile di Berlusconi: il vecchio male della cultura nazionale, il gattopardismo. Purtroppo per loro, i cittadini italiani che vogliono abbattere quel sistema sono assai piu’ numerosi, sia a destra sia a sinistra; devono solo smettere di farsi la guerra.

P.S. C’entra poco con le alleanze ma molto con il PD. Un articolo interessantissimo di Francesco Costa per l’Unità dal titolo: Plebiscitarismo! Aggiramento della democrazia interna!


Perché i cowboys del PD hanno paura di Ignazio Marino?

29 settembre 2009

johnwayne

Il circolo PD di Londra si è riunito ieri sera per discutere e votare le tre mozioni congressuali. Questi i risultati: Bersani 14 voti, Marino 14 voti, Franceschini 4 voti. La presentazione delle singole mozioni e il dibattito che ne è seguito sono stati molto interessanti per chi, come chi scrive, era la prima volta che partecipava ad una riunione di partito. Mi sono iscritto al PD quest’estate e solo perché il senatore Ignazio Marino si è candidato alla segreteria; come me, molti altri cittadini italiani che ho incontrato qui a Londra. Dispiace tuttavia che non siano state organizzate altre riunioni di circolo, nelle settimane passate, per discutere delle tre mozioni; forse anche questo ha influito sulla scarsa partecipazione di ieri sera: solo 32 iscritti su circa 90 di cui puo’ contare il circolo di Londra.

Intanto sale il nervosismo all’interno del Partito Democratico. Mentre Francesco Rutelli, uno dei grandi sponsor della mozione Franceschini, si prepara a lasciare il PD, Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, ci spiega la sua idea di democrazia:

«Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo» ed è dunque necessario predisporre una gestione collegiale del partito fino alle primarie.

Nonostante la goffa retromarcia di Bersani e D’Alema, rimane il problema pesantissimo dell’arroganza di questa classe dirigente e il suo disprezzo per le regole democratiche. Ha ragione il senatore Marino a far notare dal suo blog:

“Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie”

Sul suo blog, Giuseppe Civati da’ notizia di alcune voci che girano all’interno del partito:

(…) Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. (…)

Come Civati fa giustamente notare, le regole non si possono cambiare durante il gioco e quelle regole – piacciano o meno – sono state scritte e approvate dal PD, anche da coloro che ora si lamentano.

Il nervosismo all’interno del partito è mal celato da Andrea Orlando – sostenitore della mozione Bersani – che in un’intervista pubblicata su il Politico attacca a testa bassa Marino, ripropone la politica basata sugli equilibri interni alle gerarchie del partito e dimostra sia di non capire il principio costituzionale della laicità sia – ancora piu’ grave, se possibile, per un politico – di essere distante dal paese, stanco questo di una classe dirigente che inseguendo il fantomatico voto “moderato” ha perso milioni di voti in pochissimi anni.

La mozione Marino, nonostante il black-out dell’informazione, sta riscuotendo importanti risultati sia in Italia sia tra gli italiani sparsi per il mondo. C’e’ chi vorrebbe etichettare quella mozione come appiattita sui temi della laicità e dei diritti civili ma povera per costruire un partito moderno e popolare e portarlo al governo del paese. Forse costoro non hanno letto la mozione e ignorano le proposte – chiare, coerenti e argomentate – in tema di ricerca, scienza e universita’, meritocrazia, energia e ambiente, economia e lavoro, legalità e questione morale. O forse hanno paura dell’entusiasmo che la candidatura di Marino ha acceso sia all’interno del PD sia – molto piu’ importante – tra i milioni di cittadini italiani che vorrebbero vivere in un paese moderno e civile, integrato in Europa, in una società aperta capace di invertire la rotta e attirare investimenti e cervelli dagli altri paesi invece di costringere quei cervelli alla fuga.

La libera competizione delle idee, la concorrenza, il mercato, sono ancora concetti estranei alla classe dirigente italiana, abituata da sempre a decidere nelle stanze del potere, lontana dall’interferenza dei cittadini che si vogliono comparse. Il nervosismo sicuramente aumenterà nelle settimane che ci separano dalle primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per il segretario del Partito Democratico. Quando il popolo bue smette di muggire e seguire i capibranco, i cowboys perdono le staffe; ma anche nel Far West, alla fine, ha vinto la civiltà e John Wayne si è dovuto ritirare nel suo ranch.


I pagliacci del Partito Democratico

25 settembre 2009
clown-funeral

mentre i pagliacci occupano abusivamente le istituzioni, la Repubblica muore

Ci scusiamo prima di tutto con i pagliacci, artisti sublimi che riescono a toccare le corde piu’ nascoste dell’animo umano. Non di loro si parla in questo breve articolo ma di quei buffoni che occupano abusivamente le istituzioni repubblicane e sono responsabili del degrado politico e sociale del nostro disgraziatissimo paese. Il Parlamento ne è pieno; pagliacci che si attardano sul palcoscenico, incuranti di fischi e sbadigli di quei pochi spettatori che ancora riescono a non lasciare un teatro quasi deserto.

Le sghignazzate, che non arrivano nell’Italia autarchica dell’informazione, sono però assordanti per chi vive all’estero, dove giornali e TV si divertono osservando e commentando la repubblica italiana delle banane. Vi lascio immaginare l’umiliazione quotidiana che pero’ – a differenza di quel che scrive Repubblica – non è solo causata dalle patetiche acrobazie sessuali di Berlusconi o dai suoi alleati come Bossi o dai suoi parassiti politici come La Russa, Gasparri, Bondi, Carfagna. Nel PD per esempio…

Da La Stampa di ieri 24 settembre:

Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice. [scarica articolo in PDF]

Sono vent’anni che la pillola RU486 viene usata in Francia, Regno Unito, Svezia. Il farmaco, approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, ora è stato finalmente approvato anche in Italia dall’Agenzia italiana del farmaco. Ma siccome la repubblica delle banane è un paese confessionale a sovranità limitata e sorvegliata, per far contenti i gerarchi vaticani, i pagliacci hanno subito inscenato lo spettacolo raccapricciante dell’indagine conoscitiva. Per chi è interessato a questo argomento, consigliamo una recente intervista a Silvio Viale, medico e dirigente radicale.

Nel PD, partito a vocazione clownesca, i pagliacci sono ancora piu’ patetici dei loro colleghi di destra. Parlando di laicità, Massimo D’Alema non trova miglior modello della Democrazia Cristiana:

“Un partito come il nostro deve essere l’erede della migliore tradizione democristiana in materia di difesa della laicita’ della politica e dello Stato”

Laicità, questa sconosciuta. Se il tandem D’Alema-Bersani dovesse disgraziatamente guidare il PD, la loro “laicità” avra’ l’odore, il sapore e l’aspetto del catto-comunismo. Tutta la strategia di Bersani è basata su un PD che si allea con i fondamentalisti dell’UDC di Casini e Buttiglione; d’altronde il beniamino di Comunione e Liberazione ha già dichiarato che al Pd serve il coraggio di riscoprisi cattolico popolare e socialista.

Se ci fosse una gara nel PD per l’assegnazione del Naso d’Oro come miglior clown, la giuria avrebbe difficoltà a selezionare il vincitore. Forse il premio andrebbe ex aequo a Massimo D’Alema e Piero Fassino.

D’Alema, alla domanda “Chi è il responsabile della crisi della sinistra in Italia?” risponde:

“Ma non c’è la crisi della sinistra in Italia. Abbiamo solo perso le elezioni, dobbiamo solo tornare a vincerle”.

Piero Fassino ci spiega perché ha scelto di appoggiare Franceschini:

“non credo che accresca il credito del PD offrire l’immagine di un partito che rinnova e cambia i propri dirigenti troppo spesso”.

Salviamo il PD e la Repubblica; mandiamo i pagliacci a casa.

Leggi anche Marino, il popolo democratico e i falsi profeti


Marino, il popolo democratico e i falsi profeti

24 settembre 2009

franceschini_bersani_marino

Lo abbiamo detto e scritto piu’ volte, anche su questo blog: i gerarchi del Partito Democratico e i finti giornalisti che pontificano dalle prime pagine della “libera stampa” temono Ignazio Marino ed è per questo che lo hanno sempre oscurato, ignorandolo e snobbandolo. Lo temono perchè la loro “politica” e la loro “informazione” sono le colonne che reggono l’Italia chiusa e omertosa delle corporazioni e dei privilegi e sanno che Marino potrebbe essere quella scintilla capace di innescare una rivoluzione – pacifica ma terribile per i tanti baroni che pascono sui grassi prati dell’Italia feudale – e dar vita finalmente anche in Italia ad un movimento di riforme radicali che, una volta iniziato, sarà molto difficile arrestare.

Gli anticorpi alla peste italiana (come è stata giustamente chiamata dai Radicali) sembrano abbiano iniziato a farsi sentire anche all’interno del Partito Democratico; nonostante l’oscuramento mediatico della mozione Marino – oscuramento cosi’ sfacciato che ha costretto il presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli a richiamare la RAI ai suoi doveri istituzionali – il popolo democratico sta appoggiando Marino un po’ in tutta Italia mentre coloro che lo insultavano e apostrofavano con la parola insignificante “laicista” sono ora costretti ad un inseguimento sul terreno della laicità.

Se Franceschini, occupato a tenere insieme un’armata brancaleone, solo poche settimane fa’ bollava le posizioni di Marino come “pericolose” e Fassino, preoccupato di stringere accordi con chiunque pur di accaparrarsi le poltrone del potere, lo chiamava “laicista”, ora il segretario Franceschini – con sempre maggiore affanno e minore credibilità – è costretto a rivendicare quella laicità che prima disprezzava. Se Franceschini deve spiegare al popolo democratico come intende conciliare la laicità con le posizioni integraliste e confessionali dei suoi grandi elettori, da Rutelli a Binetti e i teodem, i problemi per Bersani non sono molto differenti, visti i suoi ottimi rapporti con Comunione e Liberazione e una sua certa propensione ideologica al catto-comunismo.

Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero credere alla propaganda delle macchine congressuali di questi due candidati quando la loro storia politica è li’ a dimostrare l’esatto opposto? Perchè il popolo democratico dovrebbe accontentarsi di coloro che in extremis sono stati costretti a scimmiottare le posizioni politiche di Marino quando quel popolo puo’ scegliere l’originale? Ed infatti quel popolo, sbugiardando gerarchi e profeti, sta scegliendo Marino, alla faccia dell’informazione di regime (e tanti saluti a Eugenio Scalfari).