“Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”

26 novembre 2009

Un altro giorno di ordinaria follia nella Repubblica confessionale delle banane.

Il Vaticano non si arrende e attraverso la Commissione Igiene e Sanità del Senato cerca di fermare l’introduzione della pillola abortiva RU486; il farmaco è utilizzato da vent’anni in paesi come Francia, Regno Unito e Svezia e approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Ma i buffoni in Parlamento prendono le direttive dall’ultima tirannide ancora presente in Europa, il Vaticano appunto, dove sadici fondamentalisti esperti nella teologia degli uteri vogliono ancora imporre la loro abominevole follia all’umanità.

Ed è a quella tirannide, a quella monarchia assoluta che non riconosce alcun diritto, alcuna libertà – deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo – che Piero Marrazzo si rivolge per chiedere perdono. Nientepopodimeno! “Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”. Si fa fatica a credere ai nostri occhi quando si legge sulla stampa:

“Quest’uomo sta compiendo un delicatissimo iter da cui nascerà una persona nuova”, ha rivelato, la scorsa settimana, a “Repubblica” l’abate di Montecassino, il vescovo Piero Vittorelli, confermando che l’ex presidente stava trascorrendo un periodo di ritiro spirituale nell’abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone.

Nel 1077 Enrico IV si reca a Canossa, costretto a chiedere perdono a papa Gregorio VII per tenersi la corona imperiale. Quale sarà la corona di Marrazzo? Forse il suo impiego in RAI? Il Medioevo in Italia non è mai finito, ma oggi fa ancora piu’ schifo di ieri. Povero Piero, che pena che fa! Questa è la classe dirigente della Repubblica confessionale delle banane, di destra, di sinistra e di centro; uomini e donne smidollati, che occupano le vette della politica, del giornalismo, delle professioni, della pubblica amministrazione, della finanza e della grande industria non per meriti acquisiti sul campo ma perché figli di, nipoti di, amici di, tesserati di. Uno spettacolo avvilente e rivoltante.

In Italia la madre dei cretini è sempre incinta; i figli poi crescono, mandano al governo del paese Berlusconi, i razzisti della Lega e i fascisti alla La Russa e Gasparri e quando vanno allo stadio danno il meglio di se’, anche all’estero: “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano”. La Repubblica riporta: “A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati”. Però! Parlamentiamo anche con i razzisti adesso; dev’essere il famoso garantismo italiano.

Il sindaco di Varallo, il deputato leghista Gianluca Buonanno, fa installare cartelli stradali contro l’uso del burqa. Per carità, lontano da me voler difendere il burqa; è solo che faccio fatica a vedere in questi crociati della Lega i difensori dei diritti delle donne. Sono gli stessi che s’inchinano alla Curia di Roma, che di donne ne ha torturate e bruciate durante i secoli molte, ma molte di piu’ che non i fondamentalisti islamici; sono gli stessi razzisti dell’operazione Bianco Natale, gli stessi xenofobi capeggiati da chi non ha problemi a dichiarare, “gli immigrati devono essere mandati a casa loro”. Non è che in Europa queste persone non ci sono ma – diversamente che in Italia – non sono ministri e non decidono la politica dei governi dei loro paesi. Poi ci si lamenta dei cori razzisti negli stadi o delle aggressioni contro immigrati e omosessuali? Solo ipocrisia.

L’ennesimo allarme sulla criminalità organizzata. Questa volta a lanciarlo è il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi:

“Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.

Se fossimo nel 1909, sarebbe una notizia. Se fossimo nel 1949, sarebbe ancora una notizia. Ma oggi? Come ricordava Beppe Grillo nell’estate del 2008:

oltre il 40% della ricchezza nazionale è illegale (rapporto Alto Commissariato anti-Corruzione) (…) Nella sua ultima relazione il Commissariato contro la Corruzione ha affermato: siamo peggio che in Tangentopoli, la corruzione piega ogni settore e la sanità è terra di conquista.

Una volta si insegnava che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto. Oggi in Italia invece prevale un’interpretazione del garantismo che non è accettata in nessun’altra democrazia al mondo. Si sente dire che fino a quando non c’è la condanna definitiva, quella passata in giudicato, vale la presunzione d’innocenza prevista dalla Costituzione. Verissimo. Ci mancherebbe altro! Ma in tutte le democrazie del mondo si usa distinguere tra il piano giudiziario e il piano politico e in quelle democrazie a nessuno passerebbe per la testa rivendicare la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva per giustificare la permanenza nel suo ufficio pubblico di un cittadino che ricopre incarichi di responsabilita’ politica e istituzionale. In quelle democrazie, in tutte le democrazie, ancora vige il principio che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto e i politici chiacchierati hanno la decenza di dimettersi prima di infangare l’ufficio che ricoprono. In Italia no, in Italia alcune tra le piu’ alte magistrature della Repubblica sono occupate da cittadini chiacchierati e condannati o che hanno procedimenti giudiziari in corso e i reati ipotizzati non sono bruscolini. Chi critica questo status quo, in Italia viene accusato di giustizialismo. Ebbene, in tutte le democrazie del mondo vige quel giustizialismo; è solo in Italia che la classe dirigente pretende l’impunità.

Si apprende che il ministro della difesa, Ignazio La Russa, elargisce maledizioni anche in trasferta; non pago delle sue volgari pagliacciate in TV – ricorderete il “possono morire” in tema di crocifissi – ora augura il cancro anche a tu per tu.

Chiudiamo con due chicche a proposito del Giornale di Vittorio Feltri. Un giornalista intraprendente (ma un po’ sfigato):

“Ha inviato alla sede genovese del Giornale presso il quale collaborava una lettera di minacce delle Br verso se stesso. La Digos ha denunciato l’uomo, Francesco Guzzardi, per simulazione di reato e procurato allarme.”

e un condirettore spudorato oltre ogni limite: “Cosa c’entra Dell’Utri con Berlusconi?”. Guarda il video qui di seguito:


A proposito di libertà di stampa

2 ottobre 2009
La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani durante cinque secoli di orrori

La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani durante cinque secoli di orrori

Mentre la “libera stampa” italiana si parla addosso in un’orgia autoreferenziale, spia dal buco della serratura e ci stordisce con le dichiarazioni di papa Ratzinger su famiglia, divorzio, aborto, economia, scienza, facendo da cassa di risonanza alla propaganda clericale e presentando la Curia di Roma come alta autorità morale, sul Guardian leggiamo un articolo di Tanya Gold sulla prossima visita di papa Ratzinger qui nel Regno Unito; l’articolo è tradotto in italiano da Laura Franza: “Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna.”

Segnaliamo la denuncia dell’International Humanist and Ethical Union contro il Vaticano in sede ONU (UN Human Rights Council) a proposito di pedofilia clericale. Abbiamo già scritto nei giorni scorsi sull’omertà della “libera stampa” italiana su questi temi.

Segnaliamo anche un articolo di Tommaso di Francesco sul Manifesto, Un flop papale papale:

Tra le tante operazioni ideologiche che vedono impegnati i media, inesorabilmente c’è l’esaltazione, comunque e dovunque, del viaggio papale. Un vero topos narrativo. E celebrativo. Così la tre giorni del papa nella Repubblica ceca che avrebbe dovuto essere raccontata per il flop che è stata, viene rappresentata invece come l’ennesimo trionfo di Ratzinger. Invece, al di là dei messaggi subliminali e delle citazioni colte, di flop si è trattato.

Intanto, con la complicità della classe dirigente del Partito Democratico, è stata ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486. A questo proposito Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Donatella Poretti (senatrice radicale/PD, segretaria commissione Sanità del Senato) hanno denunciato:

Purtroppo, oggi paghiamo a caro prezzo le indecisioni del PD e la posizione assunta in Commissione Sanità dalla senatrice Dorina Bianchi, che hanno permesso l’istituzione di una commissione d’indagine sulla pillola abortiva a uso e consumo degli esponenti clericali della maggioranza di centrodestra.


Ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486

1 ottobre 2009

Da UAAR Ultimissime:

Ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486

Il via libero definitivo alla commercializzazione della pillola abortiva RU-486 non c’è ancora. Era atteso per ieri, ma il consiglio di amministrazione dell’AIFA si è limitato soltanto ad approvare il verbale della precedente seduta (durante la quale si era autorizzata la distribuzione) senza redigere il mandato con cui disciplinarne l’utilizzo. Al contrario, allo scopo di rendere “omaggio alla commissione Igiene e Sanità del Senato, che inizia i lavori domani, la decisione definitiva relativa alla formulazione del testo del mandato al direttore generale per i successivi adempimenti è stata rinviata al 19 ottobre prossimo”. La decisione sembra legata all’invio di un’inchiesta parlamentare sulla pillola, decisa in commissione con voto bipartisan.

Le donne italiane hanno da ringraziare il senatore del PD Anna Finocchiaro:

La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd».


L’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale

26 settembre 2009

pedofilia

Mentre l’Italia del melodramma si prepara alla manifestazione del 3 ottobre “No all’informazione al guinzaglio” indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), continua l’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale.

Mentre la “stampa libera” ci bombarda quotidianamente con la propaganda di Santa Romana Chiesa, sbatte in prima pagina le dichiarazioni di Sua Santità e dei principi della Chiesa a proposito di famiglia, divorzio, aborto, sessualità, economia, scienza, segue i viaggi di Papa Ratzinger e ci offre le ultime novità sulla moda e la dieta del Vescovo di Roma, ai cittadini della Repubblica nulla è dato sapere sui temi che riguardano l’organizzazione della Chiesa cattolica e le sue vittime, dalle notizie su Vaticano S.p.A. alla pedofilia clericale.

Qui nel Regno Unito, la BBC è tornata questa settimana sugli orrori e i crimini all’interno delle istituzioni della Chiesa Cattolica in Irlanda:

Si stima che 10.000 sopravvissuti agli abusi nelle scuole e riformatori gestiti da ordini religiosi cattolici in Irlanda ora vivono in Gran Bretagna

Lo scorso maggio il governo irlandese ha pubblicato i risultati di un’inchiesta ufficiale durata nove anni; il Ryan Report (dal nome del giudice dell’alta corte che ha presieduto la commissione irlandese, Sean Ryan) ha scioccato il mondo.

Il corrispondente dall’Irlanda del quotidiano britannico The Guardian, Henry McDonald, scriveva in maggio:

Stupri e molestie sessuali sono stati “endemici” nelle industrial schools [NdT: Le industrial schools sono state istituite in Irlanda con l’Industrial Schools Act del 1868 con lo scopo di prendersi cura di “bambini trascurati, orfani e abbandonati”] e orfanotrofi gestiti dalla Chiesa cattolica irlandese.  L’inchiesta di nove anni ha scoperto che preti e suore cattolici hanno terrorizzato per decenni migliaia di ragazzi e ragazze della Repubblica irlandese, mentre gli ispettori governativi non hanno fermato le violenze, gli stupri e le umiliazioni croniche.

In Italia il silenzio dell’informazione “libera” è assordante; evidentemente i giornalisti italiani, pagati profumatamente dai mezzi d’informazione mainstream (dalla RAI a Repubblica e Corriere della Sera) sono troppo occupati con le carnevalate delle manifestazioni di piazza per fare il loro lavoro. Cari giornalisti, il guinzaglio vi piace; è un guinzaglio d’oro che siete felici di mettervi da soli.

Leggi anche:

L’Europa dei diritti e l’Italia dell’omofobia e del silenzio sulla pedofilia clericale

E tu da che parte stai?

Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe


I pagliacci del Partito Democratico

25 settembre 2009
clown-funeral

mentre i pagliacci occupano abusivamente le istituzioni, la Repubblica muore

Ci scusiamo prima di tutto con i pagliacci, artisti sublimi che riescono a toccare le corde piu’ nascoste dell’animo umano. Non di loro si parla in questo breve articolo ma di quei buffoni che occupano abusivamente le istituzioni repubblicane e sono responsabili del degrado politico e sociale del nostro disgraziatissimo paese. Il Parlamento ne è pieno; pagliacci che si attardano sul palcoscenico, incuranti di fischi e sbadigli di quei pochi spettatori che ancora riescono a non lasciare un teatro quasi deserto.

Le sghignazzate, che non arrivano nell’Italia autarchica dell’informazione, sono però assordanti per chi vive all’estero, dove giornali e TV si divertono osservando e commentando la repubblica italiana delle banane. Vi lascio immaginare l’umiliazione quotidiana che pero’ – a differenza di quel che scrive Repubblica – non è solo causata dalle patetiche acrobazie sessuali di Berlusconi o dai suoi alleati come Bossi o dai suoi parassiti politici come La Russa, Gasparri, Bondi, Carfagna. Nel PD per esempio…

Da La Stampa di ieri 24 settembre:

Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice. [scarica articolo in PDF]

Sono vent’anni che la pillola RU486 viene usata in Francia, Regno Unito, Svezia. Il farmaco, approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, ora è stato finalmente approvato anche in Italia dall’Agenzia italiana del farmaco. Ma siccome la repubblica delle banane è un paese confessionale a sovranità limitata e sorvegliata, per far contenti i gerarchi vaticani, i pagliacci hanno subito inscenato lo spettacolo raccapricciante dell’indagine conoscitiva. Per chi è interessato a questo argomento, consigliamo una recente intervista a Silvio Viale, medico e dirigente radicale.

Nel PD, partito a vocazione clownesca, i pagliacci sono ancora piu’ patetici dei loro colleghi di destra. Parlando di laicità, Massimo D’Alema non trova miglior modello della Democrazia Cristiana:

“Un partito come il nostro deve essere l’erede della migliore tradizione democristiana in materia di difesa della laicita’ della politica e dello Stato”

Laicità, questa sconosciuta. Se il tandem D’Alema-Bersani dovesse disgraziatamente guidare il PD, la loro “laicità” avra’ l’odore, il sapore e l’aspetto del catto-comunismo. Tutta la strategia di Bersani è basata su un PD che si allea con i fondamentalisti dell’UDC di Casini e Buttiglione; d’altronde il beniamino di Comunione e Liberazione ha già dichiarato che al Pd serve il coraggio di riscoprisi cattolico popolare e socialista.

Se ci fosse una gara nel PD per l’assegnazione del Naso d’Oro come miglior clown, la giuria avrebbe difficoltà a selezionare il vincitore. Forse il premio andrebbe ex aequo a Massimo D’Alema e Piero Fassino.

D’Alema, alla domanda “Chi è il responsabile della crisi della sinistra in Italia?” risponde:

“Ma non c’è la crisi della sinistra in Italia. Abbiamo solo perso le elezioni, dobbiamo solo tornare a vincerle”.

Piero Fassino ci spiega perché ha scelto di appoggiare Franceschini:

“non credo che accresca il credito del PD offrire l’immagine di un partito che rinnova e cambia i propri dirigenti troppo spesso”.

Salviamo il PD e la Repubblica; mandiamo i pagliacci a casa.

Leggi anche Marino, il popolo democratico e i falsi profeti


Marino, il popolo democratico e i falsi profeti

24 settembre 2009

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Lo abbiamo detto e scritto piu’ volte, anche su questo blog: i gerarchi del Partito Democratico e i finti giornalisti che pontificano dalle prime pagine della “libera stampa” temono Ignazio Marino ed è per questo che lo hanno sempre oscurato, ignorandolo e snobbandolo. Lo temono perchè la loro “politica” e la loro “informazione” sono le colonne che reggono l’Italia chiusa e omertosa delle corporazioni e dei privilegi e sanno che Marino potrebbe essere quella scintilla capace di innescare una rivoluzione – pacifica ma terribile per i tanti baroni che pascono sui grassi prati dell’Italia feudale – e dar vita finalmente anche in Italia ad un movimento di riforme radicali che, una volta iniziato, sarà molto difficile arrestare.

Gli anticorpi alla peste italiana (come è stata giustamente chiamata dai Radicali) sembrano abbiano iniziato a farsi sentire anche all’interno del Partito Democratico; nonostante l’oscuramento mediatico della mozione Marino – oscuramento cosi’ sfacciato che ha costretto il presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli a richiamare la RAI ai suoi doveri istituzionali – il popolo democratico sta appoggiando Marino un po’ in tutta Italia mentre coloro che lo insultavano e apostrofavano con la parola insignificante “laicista” sono ora costretti ad un inseguimento sul terreno della laicità.

Se Franceschini, occupato a tenere insieme un’armata brancaleone, solo poche settimane fa’ bollava le posizioni di Marino come “pericolose” e Fassino, preoccupato di stringere accordi con chiunque pur di accaparrarsi le poltrone del potere, lo chiamava “laicista”, ora il segretario Franceschini – con sempre maggiore affanno e minore credibilità – è costretto a rivendicare quella laicità che prima disprezzava. Se Franceschini deve spiegare al popolo democratico come intende conciliare la laicità con le posizioni integraliste e confessionali dei suoi grandi elettori, da Rutelli a Binetti e i teodem, i problemi per Bersani non sono molto differenti, visti i suoi ottimi rapporti con Comunione e Liberazione e una sua certa propensione ideologica al catto-comunismo.

Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero credere alla propaganda delle macchine congressuali di questi due candidati quando la loro storia politica è li’ a dimostrare l’esatto opposto? Perchè il popolo democratico dovrebbe accontentarsi di coloro che in extremis sono stati costretti a scimmiottare le posizioni politiche di Marino quando quel popolo puo’ scegliere l’originale? Ed infatti quel popolo, sbugiardando gerarchi e profeti, sta scegliendo Marino, alla faccia dell’informazione di regime (e tanti saluti a Eugenio Scalfari).


Note dal crepuscolo della Repubblica

9 settembre 2009

Altre note sul crepuscolo della Repubblica.

La Curia di Roma continua ad incitare i cittadini italiani alla guerra santa contro la Repubblica:

Il messaggio della Congregazione per l’educazione cattolica

Vaticano: «L’ora di religione abbia status di materia scolastica»

La Santa Sede: «No a un insegnamento multiconfessionale, mantenere la specificità»

Si moltiplicano i segnali provenienti dalla Chiesa di papa Ratzinger: le crociate, il ritorno dell’Inquisizione, la persistente omofobia giustificata teologicamente.

Qualche giorno fa’ Massimo Giannini su Repubblica ha scritto su quel che si racconta Oltre Tevere, le manovre che in queste ore tengono occupati i guardiani del Paradiso:

“il Segretario di Stato non vuole una Cei schierata con Berlusconi, che considera ormai già fuori dai giochi. Il vero progetto che sta a cuore alla Santa Sede riguarda la nuova aggregazione di centro, che ora avrebbe Pierferdinando Casini come perno politico, e che in futuro vedrebbe Luca di Montezemolo come punto di riferimento finale”.

Quanta materia tra le mani di chi parla sempre di anima e dell’Aldilà. Ma non confidiamo nello Spirito Santo.

Intanto si tace di politica, dei bisogni del paese, dei diritti dei cittadini per non dispiacere cosi’ ai monsignori e ai possibili futuri alleati; la paura si fa’ sentire anche all’interno del Partito Democratico dove Franceschini e Bersani continuano a lavorare per un partito a vocazione suicida.

Il primo ministro Berlusconi, da buon “piazzista” – come lo chiamava Montanelli – sa come trattare con la Chiesa simoniaca:

“La difesa che il nostro governo ha compiuto di alcuni principi basilari di civiltà che sono alla base della dottrina cattolica, principi come la difesa della vita umana, la difesa della famiglia sono lì a dimostrare l’eccellenza di rapporti tra il nostro governo e la chiesa, è un rapporto che consolideremo nei prossimi mesi anche su questioni molto importanti come il testamento biologico”, ha detto il presidente del Consiglio.

Berlusconi è ormai giunto al capolinea, il suo tramonto politico inesorabile; ma chi si aspetta un risorgimento politico e civile, crediamo rimarrà profondamente deluso.


Lettera aperta a Vittorio Feltri, direttore del Giornale

29 agosto 2009

Caro Direttore,

hai scritto un interessante editoriale oggi sul tuo Giornale, La rabbia dei moralisti smascherati.

Tu scrivi:

“Adesso i cittadini sanno che il lapidatore non ha le carte in regola per lapidare alcuno.”

E concludi:

“Finché i moralisti speculeranno su ciò che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro.”

Ora, ne siamo certi, il tuo Giornale continuerà a smascherare i tanti moralisti che in Parlamento, sulle pagine dei giornali o dagli schermi televisivi non perdono occasione per “lapidare” omosessuali, immigrati, donne che vogliono abortire, magari con la RU486 mentre – lontano dai riflettori – intrattengono relazioni omosessuali o gustano il sapore del proibito in rapporti occasionali con prostituti/e o transessuali, magari immigrati irregolari; signori distinti che proteggono la loro rispettabilità portando le loro giovani amanti ad abortire in cliniche private, magari in Svizzera; alti prelati di Santa Romana Chiesa che prima di assolversi in confessione assaporano i peccati della carne, magari con ragazzini/e in età da prima comunione.

Di questi moralisti l’Italia è piena, e chissà, forse ne troverai anche tra gli eletti e gli elettori del Popolo della Libertà e della Lega e tra i lettori del tuo Giornale. Dopo aver smascherato il direttore dell’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, ora – ne siamo sicuri – vorrai continuare a denunciare questa ipocrisia senza guardare in faccia a nessuno, anche per dimostrare ai tuoi critici che non hai agito in nome e per conto del tuo editore, per bassi interessi di bottega. Forse potresti azzittire quei critici cominciando con una seria inchiesta sulla pedofilia clericale e un’altra sulla coerenza tra il dire e il fare dei ministri e ministre della Repubblica.

Attendo fiducioso e buon lavoro!

Gabriele Zamparini

Londra


Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe

28 agosto 2009

Rocco Buttiglione contro una legge contro l’omofobia, il ministro della giustizia Alfano contro l’utilizzo della RU486, Gasparri e Quagliarello contro la libertà e testamento biologico, poi l’ora di religione e gli attacchi della CEI alle istituzioni repubblicane, e poi Binetti, Rutelli, Fioroni… e poi l’ignavia politica del PD, e poi… e poi… Ad andar dietro alle dichiarazioni della nostra “classe dirigente” (mai espressione fu tanto impropria) si rischia soltanto di perdersi in polemiche sterili se non si ha ben presente il quadro culturale e propriamente politico in cui le vere battaglie sono combattute.

Seguiamo allora una pista, quella dell’omofobia, e avvertiamo fin d’ora che quello che si dirà vale anche per tutti gli altri problemi che sembrano essere tornati di attualità, dall’aborto al testamento biologico, dalla laicità delle e nelle istituzioni a quella che il cittadino Rodotà ha chiamato una “regressione culturale spaventosa”.

Hanno fatto discutere recentemente gli ultimi atti di violenza contro cittadini omosessuali; ma da dove nasce quella violenza e il pregiudizio che infetta le menti, il virus dell’omofobia le cui prime vittime sono gli omofobi stessi che ne vengono contagiati? Sì, perché l’omofobia è una malattia sociale indotta da cui si può e si deve guarire ed essere consapevoli della nostra storia è il primo passo per la cura e soprattutto per la prevenzione.

L’omofobia, il pregiudizio contro l’omosessualità e gli omosessuali, ha provocato secoli di violenze e indicibili sofferenze. La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani, nostri fratelli e sorelle che meritano di essere ricordati. Durante cinque secoli di orrori – non qualche anno o pochi decenni come con Hitler o Stalin per dire, ma per 500 anni! – supplizzi e torture pensati da menti malate erano l’anticamera ai roghi sulle piazze di tutta Europa e in quel “nuovo” mondo che la Chiesa aiutò a colonizzare per salvare le anime dei pagani. La salvezza dell’anima, la vita eterna è tutto quello che conta e la Chiesa Cattolica ha da sempre rivendicato di avere le chiavi del regno dei cieli per disegno divino, imposto le sue leggi e preteso obbedienza, imponendola con il terrore.

L’elenco delle vittime di questa violenza sadica comprende ebrei; uomini e donne accusati di eresia, apostasia e stregoneria; pagani; liberi pensatori e scienziati; e omosessuali appunto, umiliati, seviziati, torturati, impalati, bruciati vivi in nome di un dio crudele assetato di sangue umano. Questa è la nostra storia, ignorata ad arte nelle scuole pubbliche di una repubblica incompiuta, ancora sottomessa al potere temporale del papa re.

La vera storia della Chiesa Cattolica è scritta con il sangue delle sue vittime; una Chiesa che ha giustificato e praticato la tortura, la pena di morte, la schiavitu’, la tirannide ed il terrore. La lotta contro queste barbarie è stata lunga, difficile, una strada infinita fatta di piccoli e grandi passi di milioni di esseri umani uniti nel prendere coscienza e rivendicare quell’Umanità che veniva negata e soffocata nel sangue. Su quella strada camminiamo ancora oggi, una strada resa meno impervia dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, con l’abbattimento dell’ancien régime e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, tappe fondamentali che sono state rese possibili solo grazie al sacrificio di chi è venuto prima di noi e sulle cui spalle oggi camminiamo. Rivolgere un pensiero di gratitudine a questi fratelli e sorelle diventa piú che mai un imperativo morale oggi, quando i nemici di quelle idee tornano con violenza a far sentire la loro voce e parlano di “biechi illuministi”.

La Chiesa Cattolica, che non si è mai rassegnata alla fine dell’ancien régime e che anzi ha sempre continuato a contrastare la triade Libertà-Uguaglianza-Fratellanza come meglio ha potuto, oggi versa in una profonda difficoltà esistenziale. Circondata da una società aperta e laica, la Curia di Roma ha perso sia la presa sui suoi sudditi – che nel frattempo sono diventati cittadini – sia l’appoggio dei governi europei e occidentali i quali – con l’eccezione dell’Italia – si sono emancipati dal giogo di Roma.

Prima di tornare alle superstizioni della Chiesa Cattolica in tema di omosessualità, vale la pena soffermarsi brevemente su alcune conseguenze di questo nuovo scenario.

Innanzitutto la Chiesa Cattolica ha dovuto ricorrere ad una trasformazione del suo linguaggio; la propaganda ha preso il posto dei roghi e cosí ora anche la Curia parla di pace, bene comune, laicità, amore, diritti, progresso, libertà. Parole che vanno interpretate alla luce della dottrina cattolica, del magistero della Chiesa e dei dogmi di fede e che poco o nulla hanno in comune con quello che quelle parole stanno a significare nel mondo della Ragione.

Durante il pontificato di Giovanni XXIII, la Chiesa iniziò un’opera di riforma profonda, sostanziale e non solo di linguaggio; il Concilio Vaticano II cercò di aprire alle idee dell’Illuminismo, alle comunità di base e al vero messaggio di Cristo, la Caritas. Ma le porte furono subito richiuse dai successori di quel pontefice, in un processo di restaurazione che ha portato all’elezione di papa Ratzinger, capo di quell’Inquisizione che nel frattempo era stata ribattezzata Congregazione per la dottrina della fede.

Persa la guerra in Occidente, la Chiesa Cattolica continua la sua principale battaglia nei paesi dell’America Latina, in Africa e in quello che considera il suo giardino, l’Italia, avamposto importantissimo per la Curia Romana ed il suo potere temporale. L’ateo Mussolini capí che per affermare il suo potere nel paese aveva bisogno dell’appoggio della Chiesa Cattolica e riportò alla vita lo Stato Vaticano – che era stato debellato dal Risorgimento – con i Patti Lateranensi del 1929.

Con la Repubblica, la Curia di Roma è tornata a esercitare il potere temporale per mezzo della Democrazia Cristiana prima e – caduto il Muro di Berlino, venute meno le ragioni della Guerra Fredda e travolto quel partito dalla sua stessa corruzione – appoggiando Berlusconi e i partitini fondamentalisti come l’UDC di Casini e Buttiglione.

Quando qualche anno fa’ Rocco Buttiglione si presento’ in Europa con l’ambizione di fare il commissario europeo, il fine filosofo venne rispedito al mittente con un imbarazzante ‘NO, GRAZIE!’ che fece il giro del mondo. A differenza dell’Italia, dove quelle posizioni omofobe e integraliste sono spacciate come “moderate”, l’Europa dei “biechi illuministi” non apprezza i fondamentalisti religiosi e i razzisti.

Ieri il fine filosofo ci ha ancora una volta ricordato perché non possiamo abbassare la guardia di fronte all’oscurantismo clericale; lo ringraziamo sentitamente. L’illustre esponente dell’UDC – quel partito corteggiato dalla classe dirigente del PD – ha dichiarato:

“Riconoscendo privilegi agli omosessuali si rischia un ritorno al medioevo”.

Il tema era il disegno di legge contro l’omofobia, presentato in Parlamento dalla deputata del Pd Paola Concia. Tralasciamo il “medioevo” – periodo d’oro, come abbiamo visto, per gli omosessuali, grazie agli avi culturali e ai maestri di Buttiglione – e tralasciamo anche che nel nostro ordinamento sono gia’ previste come aggravanti la discriminazione, l’odio o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e quindi non si capisce perché l’omofobia debba restarne fuori. Interessante invece andare a vedere dove le idee di Buttiglione hanno origine; sí perché, con il dovuto rispetto per il fine filosofo e l’insigne esponente dell’UDC, Buttiglione è un credente autentico ma non è certamente la mente pensante della Chiesa Cattolica.

Sull’omosessualità, questa è oggi la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica:

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

In queste poche righe si nasconde la storia dell’Occidente cristiano, dalle torture, i supplizi e i roghi dell’Inquisizione al triangolo rosa, segno di riconoscimento per gli omosessuali nei campi di concentramento nazisti dove furono distrutte le vite di almeno 100 mila omosessuali, costretti ai lavori forzati, agli esperimenti di medici maledetti al servizio del male, torturati e assassinati a causa dell’ignoranza e della superstizione degli aguzzini.

Nella dottrina cattolica ritroviamo le radici di quell’ignoranza superstiziosa, di quel rifiuto della scienza e della ragione, rifiuto che costituisce la ragione profonda della banalità del male. Il dogma, l’ideologia che trascende la persona in carne ed ossa e la sua vita e la sua felicità in nome di un dio per cui si ha la presunzione di parlare, per cui si impone la superstizione dell’ignoranza e si esige obbedienza. La Chiesa Cattolica bestemmia contro l’Umanità, contro quel mistero dell’esistere che ci accomuna e che ci deve vedere fratelli e sorelle uniti nello stesso destino, uniti nella compassione, nella solidarietà, nella carità e non giudici e imputati di un tribunale del bene e del male che applica le leggi dell’ignoranza, dell’irrazionale e della violenza.

E allora non solo non possiamo continuare a tacere ma dobbiamo interrogarci se possiamo restare sulla difensiva invece di dare voce e corpo a quelle idee, a quei valori che sono stati affermati e difesi prima di noi a un così caro prezzo.

Può uno stato laico, una società libera e democratica fondata sul rispetto dei diritti e sulla Ragione, continuare a permettere che i propri cittadini siano indottrinati dalla superstizione, dall’ignoranza, dal rifiuto di quelle idee dell’Illuminismo che continuano ad essere attaccate dalla Curia di Roma? Può una libera Repubblica abdicare sul terreno culturale come l’Italia sta vergognosamente facendo in tema di libertà, diritti e difesa di tutti i suoi cittadini? Può quella Repubblica laica permettere che le sue scuole siano abbandonate all’ideologia cattolica, come da sempre avviene nella Repubblica italiana?

Per mettere mano alla gravissima crisi che affligge oggi l’Italia è necessario tornare a dar battaglia sul terreno delle idee, con un ampio respiro culturale che purtroppo manca all’attuale classe dirigente del paese; un paese che è smarrito culturalmente e politicamente e dove insignificanti scaramucce e bassi interessi di bottega assorbono le energie e il tempo che potrebbero invece essere usati per recuperare il distacco che ci vede allontanare sempre di piú non solo dai paesi europei e di tradizione occidentale ma anche da molti altri paesi che hanno conquistato solo recentemente la libertà e la democrazia.

Torniamo a camminare su quella strada che ci è stata aperta da chi è venuto prima di noi e cerchiamo di lasciarla migliore, non peggiore, ai nostri figli.


Laicità o compromesso? Il grande equivoco

13 agosto 2009

Evviva il compromesso! In politica e non solo, il compromesso tra posizioni differenti è spesso l’unica via per una convivenza civile. Il compromesso tra A e B porta spesso ad adottare una posizione C a cui forse sia A sia B non avevano pensato. Inoltre, sempre meglio un compromesso tra posizioni distanti che una lotta che rischia di sfociare in violenza, soprattutto considerando quanto tragicamente difficile sia per l’essere umano capire e accettare il metodo della non-violenza. Compromesso significa rispetto per chi non la pensa come noi, tolleranza, capacità di capire le posizioni altrui anche e soprattutto quando non le condividiamo.

Quando però nella società italiana, nei partiti politici, nei dibattiti in TV e sui giornali si parla di compromesso tra laici e cattolici, in realtà si da’ voce ad un grande equivoco; infatti la laicità è gia’ il compromesso tra posizioni lontane, a volte contrastanti.

In una società civile, quando si tratta di stabilire regole che valgono per tutti, l’etica di una parte non può e non deve prevalere e imporsi contro la volontà di coloro che non riconoscono quell’etica come propria; lo Stato e le sue leggi non possono fare propria l’etica di una parte e imporla a tutti i cittadini, non importa quanto maggioritaria nel paese quella parte sia. Troppo spesso ci si dimentica che democrazia non è sinonimo di dittatura della maggioranza, almeno nelle società liberal-democratiche. Qui lo Stato riconosce che alcuni diritti individuali sono precedenti allo Stato, quindi inalienabili, e lo Stato non può che rispettarli e farli rispettare.

Nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 per esempio, si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Se una persona vuole sposarsi con un’altra dello stesso sesso, se Tizio vuole lasciare scritto che non vuole l’alimentazione forzata, se una donna vuole usufruire della Legge 194 sull’interruzione della gravidanza, se una ragazza vuole avere la pillola del giorno dopo, se grazie ai progressi della medicina un aborto può essere meno traumatico e penoso per una donna… ma dov’è il problema? Perché deve diventare un caso di lotta politica da parte di coloro che si oppongono a queste scelte di civiltà?

Se la Chiesa Cattolica nella voce delle gerarchie vaticane la pensano in modo diverso, pace! loro diritto di predicare quel che vogliono – tanto poi i fedeli non seguono di certo il Vaticano come i referendum su divorzio e aborto hanno dimostrato e la pratica della vita di milioni di persone è li’ a dimostrarlo. Ma questa posizione non può essere tradotta nel volere usare lo Stato in maniera confessionale, obbligando tutti a seguire l’etica di una parte, quella cattolica. Questo è Stato confessionale, quindi etico, lo stesso Stato che ha dato vita a mostri che hanno fatto davvero stragi di popoli.

Io non voglio impedire a un cattolico di seguire l’insegnamento della sua Chiesa, se questo è quello che vuole. Purtroppo certi cattolici e le gerarchie vaticane vogliono imporre a me la loro etica; io sono cittadino italiano, non del Vaticano e in Italia non è obbligatorio essere cattolici o seguire le direttive di uno stato straniero.

Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, l’Italia non è uno Stato laico; non lo è piú stato da quel disgraziatissimo 1929, quando un dittatore stipulò quei maledettissimi Patti Lateranensi che fecero risorgere la Chiesa Cattolica come soggetto di diritto internazionale. In quell’anno si chiuse definitivamente un breve periodo di storia nazionale, quel periodo che portò all’unità d’Italia e cercò di abbattere il potere temporale della Chiesa e porre termine anche nel nostro paese al feudalesimo.

La furia violenta della Curia Romana che con il terrore e l’inganno (la falsa donazione di Costantino) aveva usurpato il potere e fatto scorrere fiumi di sangue per lunghissimi secoli bui illuminati solo dai roghi nelle piazze e dalle torture della maledettissima Santa Inquisizione, veniva finalmente fermata anche in Italia dopo che il resto d’Europa aveva già deciso da che parte andare con la Riforma Protestante, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese. Disgraziatamente per l’Italia, quel periodo iniziò troppo tardi e terminò troppo presto. Dopo la dittatura fascista e la fine di una guerra disastrosa, la Repubblica non ebbe la forza, l’intelligenza e il coraggio di ricominciare là dove il Risorgimento aveva lasciato; la Chiesa, che aveva aiutato il Fascismo e del Fascismo si era servita, tornò a spadroneggiare.

Ma nei dibattiti in TV e sui giornali, nelle parole di politici clericali e/o opportunisti, non v’è traccia dell’orizzonte culturale, della storia delle idee che vengono nascoste, per ignoranza o in malafede, al popolo che non si vuole sovrano. Intanto l’Italia si allontana sempre piú dal resto d’Europa e del mondo occidentale, dove quelle conquiste dell’Illuminismo fanno ormai parte del patrimonio culturale e politico dei popoli e delle loro istituzioni. Non è un caso che l’Italia sia vittima dell’illegalità, della partitocrazia, del populismo, dell’intolleranza e del razzismo in tutte le sue forme; cosí come non fu un caso che il Fascismo nacque in Italia. Non è un caso che in Italia le conquiste di civiltà liberale siano sempre in ritardo e zoppicanti.

La cattolicissima Spagna, uscita da una lunghissima dittatura solo qualche decennio fa’, è riuscita a trovare l’orgoglio della ragione e ad esprimere una classe dirigente consapevole, lungimirante, laica e capace di dire di NO! all’invadenza clericale nella res publica. In Italia, dove ci si attarda ancora su posizioni oscurantiste, non è piú tollerabile la timidezza pavida di troppi laici all’amatriciana, piú interessati al rapporto di scambio con una chiesa arrogante e potentissima che alla salute della Repubblica.