È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte

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Al capezzale della Repubblica – terza parte

3 dicembre 2009

Torniamo allora al capezzale della Repubblica e continuiamo a ricercare le ragioni di quel male oscuro, le ragioni di quel Fascio che ancora una volta rischia di stritolare l’Italia. Le ragioni del Fascio, le sue cause, affondano le radici nella cultura italiana, vittima di duemila anni di sottomissione al dogma e al potere assoluto e irrazionale di una Curia che con l’inganno s’impadroní del potere imperiale, la piú grande truffa nella storia dell’umanità, l’atto di nascita della Chiesa di Roma: la falsa donazione di Costantino che permise agli impostori di rivendicare il potere sui domini dell’impero romano. Seguirono duemila anni di oscurantismo, crudelta’, repressioni, guerre sante, crociate, genocidi, schiavitu’, inquisizioni, torture, roghi, controriforme, assolutismo; tutto legittimato teologicamente. La lunga storia del Cristianesimo – storia che nulla ha a che fare con il Cristo e il suo messaggio, la caritas – è una storia scritta con il sangue delle sue vittime. Duemila anni di guerra contro la ragione e l’essere umano, imponendo il dogma e la superstizione, l’irrazionalita’ e la violenza, la paura e l’obbedienza.

La via della liberta’, dell’uguaglianza, della fratellanza, la via della scienza, della tecnica e del progresso e’ la via che passa attraverso l’emancipazione da quel potere assoluto, dogmatico, che si fonda sull’ignoranza, il fanatismo e la violenza. Emancipazione che in Italia, a differenza di altri paesi, arrivo’ tardi ed ebbe vita breve con il Risorgimento, che unifico’ si l’Italia contro il potere della Curia di Roma ma che non ebbe la forza, la capacita’ e il tempo per continuare quella rivoluzione, i cui nemici li troviamo ancora oggi uniti contro la societa’ aperta.

Oggi si è tutto dimenticato, annegato nella melassa di un buonismo ignorante e ipocrita; il Fascismo nato nella terra dei papi re diventa quindi una semplice coincidenza, una parentesi (e ultimamemente sempre piu’ una nostalgia) e non la reazione di una società arretrata, feudale, alle idee dell’Illuminismo prima ancora che ai movimenti popolari d’ispirazione marxista. Il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana – “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Non è un caso che il Fascismo dell’ateo Mussolini fu da subito clerico-fascismo; Mussolini capí che nulla avrebbe potuto senza l’appoggio della Chiesa Cattolica e come prima cosa riportò in vita – con i Patti Lateranensi – lo Stato Pontificio, che aveva finalmente cessato di esistere nel 1870 grazie al Risorgimento. Non è un caso che il Comunismo dell’ateo Togliatti fu da subito catto-comunismo; come Mussolini, Togliatti capí che nulla avrebbe potuto contro l’opposizione della Chiesa Cattolica e come prima cosa si adoperò per includere i Patti Lateranensi mussoliniani nella Costituzione repubblicana. Ancora oggi la Repubblica paga caro il conto a quella “capitolazione”, a quel “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei – e quei “Patti Lateranensi che sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica” (ancora Calamandrei) sono l’equivalente del famoso Cavallo di Troia.

E’ impossibile capire la cronaca politica di oggi, i patti e i compromessi piu’ o meno segreti tra politici e schieramenti, l’avversione alla legalità e a qualsiasi idea di laicità anche da parte del Partito Democratico, l’arretratezza scientifica, la regressione culturale, antropologica dell’Italia senza avere ben chiaro il quadro all’interno del quale Pierluigi Bersani, capo del maggiore partito d’opposizione, puo’ tranquillamente dichiarare, a proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole:

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.

E’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ’30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime. Il Fascio pasce in questa melassa e sprigiona il suo fascino, pericoloso, intossicante, potente. Anno dopo anno, ventennio dopo ventennio, passando per tutti i compromessi, piu’ o meno storici, la partitocrazia e arrivando al Berlusconismo della Repubblica delle banane di oggi, quel Fascio continua a muovere gli attori e le comparse della scena politica, dove da quindici anni assistiamo ai giochi di Berlusconi e D’Alema, il gatto e la volpe della politica italiana. I due “nemici” inseparabili hanno addirittura provato ad esportare quel gioco in Europa, con D’Alema candidato di Berlusconi al presigioso posto di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Con Gheddafi e Putin che facevano il tifo, l’Europa ha rischiato – ancora una volta – di farsi ammaliare dal Fascio italiano.

Nota: La quarta ed ultima parte di Al capezzale della Repubblica verrà pubblicata nei prossimi giorni.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte


Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

4 novembre 2009

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“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico

“[nel ricorso] sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” – Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea

Il buonsenso di cui parla Bersani è il buonsenso cattocomunista, l’imprint che Togliatti diede al comunismo italiano e che si ritrova nell’art. 7 della Costituzione repubblicana, quello che fece propri i Patti Lateranensi di Mussolini. La Costituzione italiana è figlia della tradizione cattolica e della tradizione comunista; quella dell’Illuminismo, la cultura liberale, ebbe un’influenza minima e anche questa fu disattesa con la follia, tutta italiana, della Costituzione materiale, un’aberrazione giuridica.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è invece figlia dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti del 1776.

Dietro lo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.

Con il crocifisso nelle scuole, Gesu’ Cristo e il suo messaggio, cioe’ la caritas, non hanno nulla a che fare. La battaglia, anche questa volta, è tra gli eredi di tradizioni inconciliabili. Come piu’ volte ricordato su questo blog, il difetto maggiore della classe dirigente italiana è la sua inadeguatezza culturale, l’ignoranza, l’improvvisazione, la non conoscenza del mondo delle idee e degli scontri che in quel mondo avvengono. Con il crollo del muro di Berlino – ma in verita’ gia’ molto prima – la sinistra (non solo in Italia ma soprattutto in Italia) ha perso qualsiasi slancio propositivo e si e’ ripiegata su se stessa e sull’ordinaria amministrazione dell’esistente. La sinistra – nata per proporre, innovare, cambiare – si e’ ritrovata nel campo della re-azione e invece di rimettere in discussione se’ stessa e le sue idee, quella sinistra ha vigliaccamente preferito rincorrere il potere e scimmiottare pensieri e idee che non capiva oppure tornare a Marx, riproposto ormai in maniera stanca in tutte le salse.

In Italia, la forza del fronte cattolico-clericale non è tanto nell’essere piu’ numeroso (infatti, nel paese quel fronte non è maggioranza); la sua forza sta nel poter contare su una tradizione plurimillenaria, portata avanti oggi dai pensatori e dagli strateghi di Santa Romana Chiesa. In questo scenario, non sorprende assistere in Italia alle crociate, alle guerre sante, con un dispiegamento di forze che non puo’ essere compreso con la polemica politica e le scaramucce all’interno dei partiti e degli schieramenti. I mezzi d’informazione poi – con pochissime eccezioni – sono addirittura patetici nella misura in cui presentano questi scontri al pubblico senza riferimenti culturali, come fossero funghi improvvisamente nati dal sottobosco culturale della cronaca politica.

E si continua cosí, avanti a vista, come il Titanic.

 

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Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe

28 agosto 2009

Rocco Buttiglione contro una legge contro l’omofobia, il ministro della giustizia Alfano contro l’utilizzo della RU486, Gasparri e Quagliarello contro la libertà e testamento biologico, poi l’ora di religione e gli attacchi della CEI alle istituzioni repubblicane, e poi Binetti, Rutelli, Fioroni… e poi l’ignavia politica del PD, e poi… e poi… Ad andar dietro alle dichiarazioni della nostra “classe dirigente” (mai espressione fu tanto impropria) si rischia soltanto di perdersi in polemiche sterili se non si ha ben presente il quadro culturale e propriamente politico in cui le vere battaglie sono combattute.

Seguiamo allora una pista, quella dell’omofobia, e avvertiamo fin d’ora che quello che si dirà vale anche per tutti gli altri problemi che sembrano essere tornati di attualità, dall’aborto al testamento biologico, dalla laicità delle e nelle istituzioni a quella che il cittadino Rodotà ha chiamato una “regressione culturale spaventosa”.

Hanno fatto discutere recentemente gli ultimi atti di violenza contro cittadini omosessuali; ma da dove nasce quella violenza e il pregiudizio che infetta le menti, il virus dell’omofobia le cui prime vittime sono gli omofobi stessi che ne vengono contagiati? Sì, perché l’omofobia è una malattia sociale indotta da cui si può e si deve guarire ed essere consapevoli della nostra storia è il primo passo per la cura e soprattutto per la prevenzione.

L’omofobia, il pregiudizio contro l’omosessualità e gli omosessuali, ha provocato secoli di violenze e indicibili sofferenze. La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani, nostri fratelli e sorelle che meritano di essere ricordati. Durante cinque secoli di orrori – non qualche anno o pochi decenni come con Hitler o Stalin per dire, ma per 500 anni! – supplizzi e torture pensati da menti malate erano l’anticamera ai roghi sulle piazze di tutta Europa e in quel “nuovo” mondo che la Chiesa aiutò a colonizzare per salvare le anime dei pagani. La salvezza dell’anima, la vita eterna è tutto quello che conta e la Chiesa Cattolica ha da sempre rivendicato di avere le chiavi del regno dei cieli per disegno divino, imposto le sue leggi e preteso obbedienza, imponendola con il terrore.

L’elenco delle vittime di questa violenza sadica comprende ebrei; uomini e donne accusati di eresia, apostasia e stregoneria; pagani; liberi pensatori e scienziati; e omosessuali appunto, umiliati, seviziati, torturati, impalati, bruciati vivi in nome di un dio crudele assetato di sangue umano. Questa è la nostra storia, ignorata ad arte nelle scuole pubbliche di una repubblica incompiuta, ancora sottomessa al potere temporale del papa re.

La vera storia della Chiesa Cattolica è scritta con il sangue delle sue vittime; una Chiesa che ha giustificato e praticato la tortura, la pena di morte, la schiavitu’, la tirannide ed il terrore. La lotta contro queste barbarie è stata lunga, difficile, una strada infinita fatta di piccoli e grandi passi di milioni di esseri umani uniti nel prendere coscienza e rivendicare quell’Umanità che veniva negata e soffocata nel sangue. Su quella strada camminiamo ancora oggi, una strada resa meno impervia dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, con l’abbattimento dell’ancien régime e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, tappe fondamentali che sono state rese possibili solo grazie al sacrificio di chi è venuto prima di noi e sulle cui spalle oggi camminiamo. Rivolgere un pensiero di gratitudine a questi fratelli e sorelle diventa piú che mai un imperativo morale oggi, quando i nemici di quelle idee tornano con violenza a far sentire la loro voce e parlano di “biechi illuministi”.

La Chiesa Cattolica, che non si è mai rassegnata alla fine dell’ancien régime e che anzi ha sempre continuato a contrastare la triade Libertà-Uguaglianza-Fratellanza come meglio ha potuto, oggi versa in una profonda difficoltà esistenziale. Circondata da una società aperta e laica, la Curia di Roma ha perso sia la presa sui suoi sudditi – che nel frattempo sono diventati cittadini – sia l’appoggio dei governi europei e occidentali i quali – con l’eccezione dell’Italia – si sono emancipati dal giogo di Roma.

Prima di tornare alle superstizioni della Chiesa Cattolica in tema di omosessualità, vale la pena soffermarsi brevemente su alcune conseguenze di questo nuovo scenario.

Innanzitutto la Chiesa Cattolica ha dovuto ricorrere ad una trasformazione del suo linguaggio; la propaganda ha preso il posto dei roghi e cosí ora anche la Curia parla di pace, bene comune, laicità, amore, diritti, progresso, libertà. Parole che vanno interpretate alla luce della dottrina cattolica, del magistero della Chiesa e dei dogmi di fede e che poco o nulla hanno in comune con quello che quelle parole stanno a significare nel mondo della Ragione.

Durante il pontificato di Giovanni XXIII, la Chiesa iniziò un’opera di riforma profonda, sostanziale e non solo di linguaggio; il Concilio Vaticano II cercò di aprire alle idee dell’Illuminismo, alle comunità di base e al vero messaggio di Cristo, la Caritas. Ma le porte furono subito richiuse dai successori di quel pontefice, in un processo di restaurazione che ha portato all’elezione di papa Ratzinger, capo di quell’Inquisizione che nel frattempo era stata ribattezzata Congregazione per la dottrina della fede.

Persa la guerra in Occidente, la Chiesa Cattolica continua la sua principale battaglia nei paesi dell’America Latina, in Africa e in quello che considera il suo giardino, l’Italia, avamposto importantissimo per la Curia Romana ed il suo potere temporale. L’ateo Mussolini capí che per affermare il suo potere nel paese aveva bisogno dell’appoggio della Chiesa Cattolica e riportò alla vita lo Stato Vaticano – che era stato debellato dal Risorgimento – con i Patti Lateranensi del 1929.

Con la Repubblica, la Curia di Roma è tornata a esercitare il potere temporale per mezzo della Democrazia Cristiana prima e – caduto il Muro di Berlino, venute meno le ragioni della Guerra Fredda e travolto quel partito dalla sua stessa corruzione – appoggiando Berlusconi e i partitini fondamentalisti come l’UDC di Casini e Buttiglione.

Quando qualche anno fa’ Rocco Buttiglione si presento’ in Europa con l’ambizione di fare il commissario europeo, il fine filosofo venne rispedito al mittente con un imbarazzante ‘NO, GRAZIE!’ che fece il giro del mondo. A differenza dell’Italia, dove quelle posizioni omofobe e integraliste sono spacciate come “moderate”, l’Europa dei “biechi illuministi” non apprezza i fondamentalisti religiosi e i razzisti.

Ieri il fine filosofo ci ha ancora una volta ricordato perché non possiamo abbassare la guardia di fronte all’oscurantismo clericale; lo ringraziamo sentitamente. L’illustre esponente dell’UDC – quel partito corteggiato dalla classe dirigente del PD – ha dichiarato:

“Riconoscendo privilegi agli omosessuali si rischia un ritorno al medioevo”.

Il tema era il disegno di legge contro l’omofobia, presentato in Parlamento dalla deputata del Pd Paola Concia. Tralasciamo il “medioevo” – periodo d’oro, come abbiamo visto, per gli omosessuali, grazie agli avi culturali e ai maestri di Buttiglione – e tralasciamo anche che nel nostro ordinamento sono gia’ previste come aggravanti la discriminazione, l’odio o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e quindi non si capisce perché l’omofobia debba restarne fuori. Interessante invece andare a vedere dove le idee di Buttiglione hanno origine; sí perché, con il dovuto rispetto per il fine filosofo e l’insigne esponente dell’UDC, Buttiglione è un credente autentico ma non è certamente la mente pensante della Chiesa Cattolica.

Sull’omosessualità, questa è oggi la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica:

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

In queste poche righe si nasconde la storia dell’Occidente cristiano, dalle torture, i supplizi e i roghi dell’Inquisizione al triangolo rosa, segno di riconoscimento per gli omosessuali nei campi di concentramento nazisti dove furono distrutte le vite di almeno 100 mila omosessuali, costretti ai lavori forzati, agli esperimenti di medici maledetti al servizio del male, torturati e assassinati a causa dell’ignoranza e della superstizione degli aguzzini.

Nella dottrina cattolica ritroviamo le radici di quell’ignoranza superstiziosa, di quel rifiuto della scienza e della ragione, rifiuto che costituisce la ragione profonda della banalità del male. Il dogma, l’ideologia che trascende la persona in carne ed ossa e la sua vita e la sua felicità in nome di un dio per cui si ha la presunzione di parlare, per cui si impone la superstizione dell’ignoranza e si esige obbedienza. La Chiesa Cattolica bestemmia contro l’Umanità, contro quel mistero dell’esistere che ci accomuna e che ci deve vedere fratelli e sorelle uniti nello stesso destino, uniti nella compassione, nella solidarietà, nella carità e non giudici e imputati di un tribunale del bene e del male che applica le leggi dell’ignoranza, dell’irrazionale e della violenza.

E allora non solo non possiamo continuare a tacere ma dobbiamo interrogarci se possiamo restare sulla difensiva invece di dare voce e corpo a quelle idee, a quei valori che sono stati affermati e difesi prima di noi a un così caro prezzo.

Può uno stato laico, una società libera e democratica fondata sul rispetto dei diritti e sulla Ragione, continuare a permettere che i propri cittadini siano indottrinati dalla superstizione, dall’ignoranza, dal rifiuto di quelle idee dell’Illuminismo che continuano ad essere attaccate dalla Curia di Roma? Può una libera Repubblica abdicare sul terreno culturale come l’Italia sta vergognosamente facendo in tema di libertà, diritti e difesa di tutti i suoi cittadini? Può quella Repubblica laica permettere che le sue scuole siano abbandonate all’ideologia cattolica, come da sempre avviene nella Repubblica italiana?

Per mettere mano alla gravissima crisi che affligge oggi l’Italia è necessario tornare a dar battaglia sul terreno delle idee, con un ampio respiro culturale che purtroppo manca all’attuale classe dirigente del paese; un paese che è smarrito culturalmente e politicamente e dove insignificanti scaramucce e bassi interessi di bottega assorbono le energie e il tempo che potrebbero invece essere usati per recuperare il distacco che ci vede allontanare sempre di piú non solo dai paesi europei e di tradizione occidentale ma anche da molti altri paesi che hanno conquistato solo recentemente la libertà e la democrazia.

Torniamo a camminare su quella strada che ci è stata aperta da chi è venuto prima di noi e cerchiamo di lasciarla migliore, non peggiore, ai nostri figli.