Minchiate

13 dicembre 2009

Non vede. Non sente. Non parla. E’ l’informazione, italiana e non solo; con le solite eccezioni, uno zoo di scimmie cieche, sorde e mute ammaestrate per intrattenere gli spettatori paganti: noi, la plebe.

Titolano i giornali: il Vaticano condanna la pedofilia clericale; il papa prova vergogna. Minchiate! Il rapporto irlandese condanna senza appello l’omertà e i depistaggi della Chiesa Cattolica. Lo scandalo è spaventoso; decine di migliaia di bambini e bambine abusati, violentati, maltrattati per decenni dai religiosi; i gerarchi cattolici sapevano e hanno non solo taciuto ma nascosto i fatti e ostacolato le indagini. E non c’è solo l’Irlanda. Il Vaticano è anche stato chiamato a rispondere di questi crimini in sede ONU.

Titolano i giornali: Blair (l’ex primo ministro britannico) dichiara che avrebbe invaso l’Iraq anche se avesse saputo che non c’erano armi di distruzione di massa. Minchiate! Tutti sapevano che quelle armi di distruzione di massa non c’erano; in molti lo hanno testimoniato ben prima dell’inizio della guerra d’invasione nel 2003. Tra questi, Scott Ritter, ispettore capo per le Nazioni Unite in Iraq dal 1991 al 1998. L’invasione e la conseguente occupazione non hanno nulla a che fare con quelle armi ne’ tantomeno con la democrazia. Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro. Secondo il diritto internazionale, la guerra d’invasione è il supremo crimine, lo stesso crimine per cui furono condannati e giustiziati o internati i maggiori criminali nazisti a Norimberga. Dal marzo del 2003, piu’ di un milione di irakeni innocenti sono morti a causa di quella guerra d’invasione, il crimine internazionale supremo.

Sono solo due esempi – tra i tanti – dello stato dell’informazione (non solo italiana ovviamente), dove ignoranza, superficialità, menefreghismo e malafede sembrano essere la deontologia professionale delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. La ragione, piu’ che dormire, sembra in coma profondo; il metodo scientifico ancora lontano dall’essere capito. Come sopravvivere allora in questo deserto? Io faccio cosí: non mi fido mai di quello che ascolto alla radio, guardo alla TV o leggo sui giornali e su Internet. Cerco di controllare le fonti e anche quando la fonte è autorevole, uso sempre una buona dose di scetticismo e lascio sempre aperta la porta al dubbio. Non ci sono garanzie, ma in questo modo diminuiscono le probabilità di essere presi in giro. Insomma, non fidatevi mai di nessuno ciecamente, nemmeno di quello che leggete su questo blog.


Contributi all’editoria nella tradizione del parassitismo italiano

9 dicembre 2009

A proposito di relativismo: gli Stati Uniti celebrano il 4 luglio, la Francia il 14 luglio e l'Italia il 15 agosto

Torniamo oggi al capezzale della povera Repubblica soltanto per parlare di una parola, “parassita”, uno dei tanti mali della moribonda. Dal dizionario Treccani:

parassita s. m. e agg. (raro parassito, ant. parasito, come s. m.) [dal lat. parasita o parasitus, gr. παράσιτος, comp. di παρά «presso» e σῖτος «alimento, sostentamento»] (pl. m. –i). – 1. a. In origine, denominazione in uso nell’antica Atene per designare funzionarî cultuali di alcune divinità, con attribuzioni non ben chiare, che avevano come caratteristica di partecipare alla divisione della vittima sacrificata alle divinità stesse; più tardi (almeno dal sec. 4° a. C.) il termine assunse il significato di scroccone sfrontato, amante della buona cucina, spesso incaricato di allietare con buffonerie gli invitati a un banchetto. b. Nell’uso odierno, anche come s. f., chi mangia e vive alle spalle altrui: attorniarsi di adulatori e parassiti. Più genericam., persona che vive senza lavorare, sfruttando le fatiche altrui, o che vive alle spalle degli altri, senza alcun contributo personale sul piano del lavoro e della produttività: è un p. della società; vivere da p., fare il parassita. Come agg.: un individuo p.; un ente parassita.

Affascinante l’origine del termine, suggestivi ancora di piu’ per noi italiani quei riferimenti religiosi all’antica Atene; e come potrebb’essere altrimenti? Non viviamo forse nel paese dove il vero business e’ la religione, amministrata da una casta di sacerdoti che con l’inganno rimpiazzò i funzionari dell’impero romano, rubando a quelli autorità, possedimenti e simboli del potere, dal porpora delle vesti al titolo di pontefice massimo? Non è forse la Chiesa Romana – nata dall’inganno e sopravvissuta solo grazie alla superstizione e alla violenza, al terrore da essa imposto durante i lunghi secoli bui – l’espressione massima di quella parola, parassita? Non è forse da quel parassita che si sviluppo’ tutto il sistema di potere medioevale, un sistema di potere parassitario appunto, abbattuto in Europa solo alla fine del XVIII secolo con la Rivoluzione francese e grazie alle idee dell’Illuminismo? Sono passati solo due secoli da quando la Curia di Roma condannò senza appello quella Rivoluzione e quelle idee; deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo.

La Chiesa provò – tra mille difficoltà – ad imboccare la strada di quel deliramentum con il Concilio Vaticano II ma le resistenze a quella svolta epocale hanno avuto la meglio e oggi la Chiesa conciliare non e’ che uno sbiadito ricordo, forse una nostalgia coltivata da qualche spirito illuminato, ma nulla di piu’; difficile d’altronde fare i conti con due millenni di barbaro assolutismo legittimato dal dogma e imposto con l’inganno e l’ignoranza, le torture e i roghi.

La tragedia, per noi italiani, è che in Italia il sistema parassitario non è mai stato abbattuto; c’hanno provato con il Risorgimento, una storia breve e finita male, poco conosciuta e che si vuol far dimenticare. In compenso i parassiti si moltiplicano e non solo all’interno di Santa Romana Chiesa. Parassita e’ sempre stata per esempio la grande industria privata italiana (le eccezioni qui sono davvero rarissime); addossando le perdite allo Stato, cioe’ ai privati cittadini che quelle perdite hanno dovuto pagare con il loro lavoro, quell’industria non ha permesso la competizione in Italia ed è rimasta arretrata perche’ non ha mai dovuto investire sull’innovazione per battere la concorrenza straniera: molto piu’ semplice battere cassa agli amici parassiti che quella cassa amministravano, la classe politica partitocratica. E Pantalone paga! Quell’alleanza tra parassiti ancora va avanti, tutti insieme sulle spalle dei cittadini che lavorano e che sono costretti a mantenere il sistema feudale italiano. Qualche nome, di ieri e di oggi, pubblico e privato, di quella che potrebb’essere tranquillamente chiamata Cosa Loro: FIAT, Alitalia, RAI, Ferrovie dello Stato, IRI… continuate voi. L’Italia fara’ pure parte del G8 ma i servizi ai cittadini sono da terzo mondo e le istituzioni da repubblica confessionale delle banane. E non parliamo del debito pubblico.

Una delle tante tenie che sta ammazzando la Repubblica e’ quella che va sotto il nome di contributi per l’editoria; una sorta di doping con cui si droga il mercato dell’informazione e della libera circolazione delle idee. Qui potete leggere – e’ interessante, leggete! Dopo tutto, sono soldi nostri – i contributi versati nel 2008. E’ materia di strettissima attualità; in queste ore la “libera” stampa si sta mobilitando, la diligenza della legge finanziaria è sotto casa. Di particolare interesse sono poi i contributi ai c.d. organi di partito. Davvero sembra la storiella dei ladri di Pisa, quelli che litigavano di giorno per poi rubare insieme di notte. Leggiamo:

Roma, 9 dic. (Apcom) – Gianfranco Fini e Giulio Tremonti si sono impegnati davanti ad alcuni direttori di quotidiani che ricevono finanziamenti pubblici a “salvaguardare le testate che hanno una tradizione storico-culturale”. Il presidente della Camera ha ricevuto questa mattina in rappresentanza di alcuni quotidiani Stefano Menichini, (Europa), Flavia Perina (Il Secolo), Conchita De Gregorio (Unità), Dino Greco (Liberazione), al termine dell’incontro i direttori hanno spiegato di essersi attivati “perchè la norma contenuta nella Finanziaria (e che prevede dei tetti ai contributi pubblici, ndr) suscita allarme e per chiederne una correzione. Fini ha condiviso – ha riferito il direttore di Europa – che il panorama delle sovvenzioni pubbliche ai giornali è pieno di anomalie e che ci sono situazioni estreme e scandalose a danno di giornali veri, che hanno un mercato, perciò ha osservato che occorrerebbe una disciplina diversa e più trasparente”. Fini si è fatto personalmente latore di questo messaggio con il ministro dell’Economia chiamandolo immediatamente e dando modo ai direttori di ascoltarne le risposte: “Tremonti – hanno riferito i direttori – ha condiviso questa analisi e si è impegnato ad un interventi di legge attraverso il dl milleproroghe oppure attraverso il dl sviluppo che il governo emanerà a gennaio a salvaguardare le testate depositarie di una tradizione storica e politica”. Tremonti ha inoltre condiviso con i rappresentanti dell’iniziativa alla quale ha aderito anche la Padania pur non potendo essere presente questa mattina con il suo direttore solo per motivi logistici, che “va trovata una soluzione perchè ci sono testate che non hanno alcuna ragion d’essere se non quella di prendere soldi”.

Insomma, si e’ esagerato e per colpa di qualche soggetto si e’ sputtanato tutto il sistema; però bisogna salvare la “tradizione” – ancora la tradizione che viene tirata in ballo, come per i crocifissi. E’ la tradizione del parassitismo italiano, il solito Fascio, quello di cui scrivevo nei giorni scorsi; lo Stato, come un buon padre padrone, un po’ di milioni (di euro, cioe’ miliardi, per chi e’ cresciuto con le vecchie lire) non li nega a nessuno, anche perche’ quei miliardi non sono i suoi; che gli frega? In questo modo le caste dei parassiti si comprano a vicenda l’omertà su cui ingrassano e tanti saluti alla libertà dei cittadini d’essere informati; un patto scellerato tra sodali, salvo poi tutti a parlare di libera concorrenza e di libero mercato (a destra) e di socialismo, comunismo e diritti della classe operaia (a sinistra), e tutti indistintamente di democrazia; ma a pancia piena, s’intende. “Da fuori le creature guardavano da maiale a uomo, e da uomo a maiale, e ancora da maiale a uomo; ma gia’ era impossibile dire chi era chi”, chiude La fattoria degli animali di George Orwell.


La teologia degli uteri e il codice incivile

4 dicembre 2009

Clerico-fascisti allo sbaraglio. I gerarchi del PDL al Senato della Repubblica confessionale delle banane – Gasparri, Quagliariello e Bianconi – vogliono cambiare l’articolo 1 del Codice Civile, che attualmente recita:

Art. 1 Capacità giuridica

La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.

I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita

Da quando esiste il diritto, la capacita’ giuridica si acquista al momento della nascita; per questo si chiama codice civile! Ispirati dalla teologia degli uteri di Santa Romana Chiesa, i gerarchi hanno presentato la proposta voluta da Carlo Casini, presidente del c.d. movimento per la vita e vogliono retrodatare quella capacità giuridica al momento del concepimento. Le conseguenze sono facilmente intuibili: qualsiasi interruzione della gravidanza sara’ considerata un’omicidio e la donna tornerà ad essere quella creatura inferiore di cui si parla nella Bibbia, un’essere peccaminoso sottoposta per volontà di Dio al potere dell’uomo:

“Alla donna disse: moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze: con dolore genererai figli. A tuo marito sarai costretta, ed egli avrà potere su di te.” Genesi 3,16

Commenta il senatore del PD, Ignazio Marino:

“Mettendo sullo stesso piano i diritti della madre e dell’embrione, chi abortisce potrebbe essere accusato di omicidio col risultato di far tornare la piaga delle mammane, degli aborti clandestini. E sulla stessa scia ideologica, un domani si potrebbero sanzionare gli anticoncezionali, puniti come attività tesa ad impedire il concepimento”.

E la senatrice Donatella Poretti, Radicali-Pd:

a quando il carcere per chi masturbandosi uccide spermatozoi?

La donna è sempre stata vista come il nemico principale della Chiesa Cattolica, che di donne ne ha torturate e bruciate sui roghi a milioni in 500 anni di maledettissima Santa Inquisizione, il tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani. Oggi, la Repubblica italiana sta morendo avvelenata da quella Chiesa contro cui il Risorgimento lottò per conquistare, dopo lunghissimi, atroci secoli bui, l’unità d’Italia. L’esito era scontato, una volta introdotti i Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica, grazie alla “capitolazione”, al “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei.

Come scrivevo ieri, e’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime.

La Curia di Roma allora viene sempre presentata da quei mezzi d’informazione e da quei maître à manger come la massima autorità morale da ascoltare in religioso silenzio, la guida spirituale, la quintessenza del bene. I cittadini della Repubblica, fin da tenera età, sono costretti al catechismo, al lavaggio del cervello, alla manipolazione delle giovani menti ad opera di vecchi uomini (sempre e solo uomini) vestiti di nero e viola, di porpora e bianco ma sempre luccicanti dell’oro con cui si ricoprono, vecchi uomini che esigono rispetto, si fanno chiamare eminenze, eccellenze, padri santi, aggrappati a testi vetusti, a dogmi, a superstizioni, vecchi uomini che rifiutano la ragione, ignoranti di scienza e ancora piu’ lontani da quel Cristo di cui adorano il cadavere ma di cui hanno da sempre rinunciato al messaggio d’amore. Carnefici e vittime nel contempo del loro stesso oscurantismo, sopravvivono di simonia e lussuria sfrenata per il potere, odiano la vita e vaneggiano di essere Dio in terra. Cantano Santo! Santo! Santo! ma per l’essere umano nutrono solo disprezzo.


Alzheimer

10 novembre 2009

famiglia_cristiana

Si aggiunge un’altra perla nel dibattito sul crocifisso nelle scuole e la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Famiglia Cristiana scrive:

La sentenza della Corte europea di Strasburgo non difende la libertà, offende solo la memoria. Che, condannata all’”alzheimer civile”, non ha più passato. Valori e simboli fanno parte del bagaglio di tutti i cittadini, credenti e non. Appartengono a una biografia collettiva.

Siamo arrivati all’alzheimer. Forse prodotto dall’alcol di cui parlava Feltri qualche giorno fa’: “Crocifissi vietati a scuola? I giudici Ue bevono troppo”. Malati di alcolismo e alzheimer poi è evidente che “possono morire”.

I livelli sono da Repubblica confessionale delle banane. Avanti cosí!

Intanto in Lombardia…

Facciamoci almeno due risate (amare) con l’ottimo Spinoza.

P.S. UAAR: Aggiornamenti sulla questione dei crocifissi


La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

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Oltre l’indecenza: Claudio Magris e il crocifisso

7 novembre 2009
magris

Claudio Magris

Continua la fiera delle scemenze a proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. In questi giorni si e’ dovuto assistere all’armamentario completo della cultura nazional-popolare italiota: volgarita’, violenza, stupidita’, ignoranza, arroganza. Se ci si poteva aspettare quell’armamentario dall’opportunista Berlusconi, dal fascista La Russa, dal catto-comunista Bersani o dal clericale Buttiglione, va oltre l’indecenza l’articolo di Claudio Magris sul Corriere della Sera.

Il fine intellettuale, consapevole forse di poggiare le sue argomentazioni su una carrellata di sciocchezze, deve ricorrere all’insulto personale contro un ragazzino di 13 anni. Magris infatti apre e chiude il suo intervento sul Corriere della Sera sbeffeggiando Sami Albertin, il ragazzo la cui madre ha fatto ricorso alla Corte Europea, vincendolo. Ed e’ questa vittoria, sanzionata dall’autorevole istituzione europea che tutela i diritti e le liberta’ fondamentali, a dar fastidio a quanti si riconoscono nell’Italietta, intellettuali inclusi.

Ecco allora il grande intellettuale aprire il suo articolo sul piu’ importante quotidiano del paese con l’insulto contro un ragazzino di 13 anni (*): “[Sami Albertin] dev’essere molto sensibile e delicato come una mimosa”. Non pago delle sue argomentazioni razionali (come dargli torto!) Magris chiude con un altro insulto: “Evidentemente Calamandrei era meno delicatino del giovane Albertin”.

Il dileggio di Magris è tanto piu’ ripugnante perche’, rendendosi conto della bassezza che si appresta a mettere in atto, fa precedere quegli insulti da una finta carita’ cristiana a favore di quel ragazzino che poi si appresta a deridere pubblicamente, sulle pagine del piu’ importante quotidiano del paese. Noblesse oblige!

Non bastano i nomi illustri citati da Magris – Dostoevskij, Tolstoj, Gandhi, Buddha, Calamandrei, Croce… – per nascondere l’ovvio, e cioe’ che il crocifisso nelle scuole italiane (e in tutti gli altri luoghi pubblici, a cominciare dai tribunali) non rappresenta il Cristo e la sua caritas (ma quando mai!) ma il dominio culturale e il potere temporale della Chiesa Cattolica in un paese, l’Italia, a sovranita’ limitata e sorvegliata. Il baratro che separa Cristo e il suo messaggio, la caritas, dalla Chiesa Cattolica è troppo profondo per poter essere ignorato da un grande erudito come Magris e ci si aspetterebbe che, quando si parla di Cristo, almeno si eviti la violenza verbale contro i bambini.

Con quest’articolo di Magris sul Corriere si è toccato il fondo, lo si e’ raschiato e poi si e’ continuato a scavare. Per dirla con Orwell, “Nel nostro paese (…) sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”.

(*) Nota: Sami Albertin ha 19 anni oggi, ma il sarcasmo di Claudio Magris è indirizzato al ragazzo quando egli frequentava la scuola media, come riportato dal Corriere: «In classe, alle medie, c’erano tre crocifis­si. Ovunque ti giravi, ti sentivi osservato».

 

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Il crocifisso, Berlusconi e le menzogne dell’Italietta nostalgica

6 novembre 2009
berlusconi-pinocchio

le virtu' cristiane di Berlusconi sono note

A proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi ha oggi dichiarato: “Non è una sentenza coercitiva, non c’è nessuna possibilità di coercizione che ci impedisca di tenere i crocefissi nelle aule”; aggiungendo che qualunque sia l’esito del ricorso che il governo ha deciso di presentare “non ci sara’ capacita’ coercitiva”.

A meno che non si intenda far uscire l’Italia dal Consiglio d’Europa e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, questa di Berlusconi-Pinocchio è un’altra menzogna che vergognosamente viene pronunciata da un bugiardo professionista con la complicita’ dei mezzi d’informazione; questi credono infatti che il loro compito sia quello di servire il duce, offrendogli il palcoscenico per dire tutte le menzogne e le assurdita’ che a quel duce garbano. Anche in questo risiede il tradimento dei giornalisti e dei media, responsabili del degrado del paese.

Aspettando il ricorso del governo italiano – che servira’ solo a sputtanare ancora di piu’ il Belpaese – e la decisione della Corte Europea su quel ricorso, diamo un’occhiata alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali:

Articolo 46 – Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze
1 Le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte sulle controversie nelle quali sono parti.
2 La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

Sul sito ufficiale del Consiglio d’Europa, alla pagina dedicata alle domande frequenti sull’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, inoltre si legge:

Se le corti o qualsiasi altra autorita’ nazionale rilevante omette di prendere le misure necessarie, la responsabilita’ dello Stato e’ in gioco e altre autorita’ domestiche potrebbero dover intervenire per raggiungere i risultati aspettati: mentre lo Stato è infatti libero, entro certi limiti, di scegliere i mezzi di esecuzione esso e’ legalmente obbligato di conseguire il risultato richiesto.

Ancora una volta il capo del governo italiano mente spudoratamente, offendendo la dignita’ dell’Italia in un contesto, quello del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che – a differenza delle idiozie che si sono lette in questi giorni, anche sulla scandalosa stampa “colta” – è non solo un contesto fondamentale in ambito europeo ma rappresenta la vetta di quella civiltà dei diritti raggiunta a caro prezzo. Considerando il dono nefasto che l’Italia ha offerto al mondo, il Fascismo, il nostro paese dovrebbe essere il primo a mostrare rispetto per quella Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali; era il 4 novembre del 1950 – il bagno di sangue della Seconda Guerra mondiale appena concluso – quando proprio a Roma si firmo’ quella Convenzione.

Con le solite eccezioni che confermano la regola, la classe dirigente del paese – quella di destra, di sinistra e di centro – ancora una volta sta dando uno spettacolo disgustoso, indegno, che getta vergogna sull’Italia e i suoi cittadini. Il disprezzo per le istituzioni e il diritto internazionale, le farneticanti parole di ministri e parlamentari, le idiozie espresse da giornalisti e commentatori sulla stampa “colta”, davvero danno la misura del grado d’incivilta’ in questo disgraziatissimo paese. No, non è Fascismo, le repliche della storia sono sempre diverse. Questa volta infatti gli oppositori al regime (almeno quelli istituzionali e rappresentativi) sono ancora meno numerosi di quanto avvenne nel secolo scorso; ergo, quando il regime crollera’ – “quando” e non “se”; e’ solo questione di tempo e di come, ma il suo crollo e’ inevitabile – il tonfo sara’ ancora piu’ rumoroso e drammatico.

Se i cittadini volessero individuare i responsabili di questo crollo annunciato, dovrebbero solo guardare nello specchio.

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Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

5 novembre 2009

mercanti

"Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!" - Luca, 19,46

La libertà in Italia non è mai stata amata ne’ capita; s’invoca per chi canta d’assassinare gay e lesbiche ma appena si critica il papa ti convocano in questura. I clerico-fascisti al governo vanno alla TV pubblica per insultare e intimidire e i catto-comunisti all’opposizione sputano sull’Europa, l’Illuminismo e la tradizione liberale, tutte cose che hanno sempre detestato.

Continuano le idiozie italiote dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. Se quel povero Cristo leggesse e ascoltasse i commenti dei paladini del crocifisso, se ne andrebbe con le sue gambe. Poi prenderebbe una bella mazza per cacciare i mercanti dal tempio. Al suo posto potremmo sempre mettere i ladroni; quelli sicuramente rappresentano assai meglio sia la tradizione italiana sia la Curia di Roma. Prendendo a prestito le parole da Mark Twain, “se Cristo fosse qui ora c’e’ una cosa egli non sarebbe – un cristiano”.


“possono morire”

4 novembre 2009

Il ministro della difesa, Ignazio La Russa, si esibisce ancora una volta alla TV pubblica, con il suo inconfondibile stile clerical-fascista. Dopo aver volgarmente insultato chiunque non la pensa come lui, il ministro ha detto che il crocifisso restera’ e ha aggiunto: “possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Virtu’ cristiane, senza dubbio.

Il “giornalista” Lamberto Sposini, dopo aver lasciato insultare i suoi ospiti e quegli “organismi internazionali” [nel caso di specie, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo] alla fine si è steso a mo’ di zerbino e ha detto di essere d’accordo con La Russa. Ormai ogni commento sulla RAI e sui “giornalisti” italiani e’ superfluo.

E’ inutile aspettarsi che i pagliacci che occupano le istituzioni repubblicane intervengano. Il regime gode di ottima salute e  – come nel racconto di Orwell, La fattoria degli animali – non si riesce piu’ a distinguere gli uomini dai maiali.

 

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Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

4 novembre 2009

don

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico

“[nel ricorso] sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” – Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea

Il buonsenso di cui parla Bersani è il buonsenso cattocomunista, l’imprint che Togliatti diede al comunismo italiano e che si ritrova nell’art. 7 della Costituzione repubblicana, quello che fece propri i Patti Lateranensi di Mussolini. La Costituzione italiana è figlia della tradizione cattolica e della tradizione comunista; quella dell’Illuminismo, la cultura liberale, ebbe un’influenza minima e anche questa fu disattesa con la follia, tutta italiana, della Costituzione materiale, un’aberrazione giuridica.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è invece figlia dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti del 1776.

Dietro lo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.

Con il crocifisso nelle scuole, Gesu’ Cristo e il suo messaggio, cioe’ la caritas, non hanno nulla a che fare. La battaglia, anche questa volta, è tra gli eredi di tradizioni inconciliabili. Come piu’ volte ricordato su questo blog, il difetto maggiore della classe dirigente italiana è la sua inadeguatezza culturale, l’ignoranza, l’improvvisazione, la non conoscenza del mondo delle idee e degli scontri che in quel mondo avvengono. Con il crollo del muro di Berlino – ma in verita’ gia’ molto prima – la sinistra (non solo in Italia ma soprattutto in Italia) ha perso qualsiasi slancio propositivo e si e’ ripiegata su se stessa e sull’ordinaria amministrazione dell’esistente. La sinistra – nata per proporre, innovare, cambiare – si e’ ritrovata nel campo della re-azione e invece di rimettere in discussione se’ stessa e le sue idee, quella sinistra ha vigliaccamente preferito rincorrere il potere e scimmiottare pensieri e idee che non capiva oppure tornare a Marx, riproposto ormai in maniera stanca in tutte le salse.

In Italia, la forza del fronte cattolico-clericale non è tanto nell’essere piu’ numeroso (infatti, nel paese quel fronte non è maggioranza); la sua forza sta nel poter contare su una tradizione plurimillenaria, portata avanti oggi dai pensatori e dagli strateghi di Santa Romana Chiesa. In questo scenario, non sorprende assistere in Italia alle crociate, alle guerre sante, con un dispiegamento di forze che non puo’ essere compreso con la polemica politica e le scaramucce all’interno dei partiti e degli schieramenti. I mezzi d’informazione poi – con pochissime eccezioni – sono addirittura patetici nella misura in cui presentano questi scontri al pubblico senza riferimenti culturali, come fossero funghi improvvisamente nati dal sottobosco culturale della cronaca politica.

E si continua cosí, avanti a vista, come il Titanic.

 

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