L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro

3 ottobre 2009

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Una “splendida piazza piena di allegria” l’ha chiamata Eugenio Scalfari; “una festa” gli ha fatto eco Giovanni Valentini. Certo fa un certo effetto vedere scendere in piazza il fondatore di Repubblica, il direttore che gli e’ succeduto alla guida del quotidiano-partito, Ezio Mauro, e poi Franceschini, Veltroni, D’Alema, Bersani, Di Pietro, Epifani e la CGIL, l’ARCI, le ACLI, Roberto Saviano e il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, Marco Travaglio e Gianni Minà, Nanni Moretti e Fausto Bertinotti, Stefania Sandrelli e Teresa De Sio, fino all’Ordine fascista dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che ha ufficialmente organizzato l’evento. Tutti insieme, con allegria. E poi le bandiere, tante e tanti gli striscioni.

Chissa’ cosa direbbe Gramsci di questa “festa” e del trattamento riservatogli dal giornale da lui fondato, l’Unità; appeso a sei palloncini rossi, etereo, lo si vede svolazzare sopra i tetti di Roma

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dalla prima pagina dell'Unità online di oggi

E’ ancora estate a Roma, il cielo limpido, e con un po’ di musica e tanta retorica è facile ingannare gli italiani onesti e in buona fede; si perché di questo si tratta: un inganno avvolto d’ipocrisia.

Se per i sei soldati ammazzati in Afghanistan si è rinviata la manifestazione che doveva tenersi due settimane fa’, i 24 morti e 37 dispersi (cifre provvisorie) di Messina dovranno accontentarsi del minuto di silenzio che ha preceduto “la festa” e “l’allegria”. Sarebbe stato meglio evitare quel minuto senza senso; ma tant’è, questa è l’Italia, il paese – l’unico al mondo, a nostra conoscenza – dove si saluta il feretro con scroscianti applausi.

L’inganno vero è che la c.d. libertà di stampa possa essere difesa dai molti sepolcri imbiancati presenti oggi alla manifestazione di Roma e dall’ atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana”, come lo chiama il giornalista americano Wolfgang M. Achtner nel suo libro Penne, Antenne e Quarto Potere, pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

Quanta ironia, già nel titolo, “No all’informazione al guinzaglio”; sono gli stessi che hanno sempre scodinzolato e fatto a gara per il guinzaglio d’oro piú costoso. “E’ una vecchia storia, questa!”, fa notare Marco Pannella, che di lotte per un’informazione libera ha qualche esperienza. “Si replica di nuovo oggi. Quelli che parlano di bavaglio alla liberta’ di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perche’ togliessero il bavaglio alla liberta’ di stampa!”

Lo scriveva già Orwell nel 1945, “sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”.

P.S. Abbiamo appena letto Beppe Grillo che, intervistato dal nuovo quotidiano il Fatto, spiega cosí la sua assenza alla manifestazione di Roma:

Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.

P.P.S. A fine giornata, la Federazione Nazionale della Stampa – il sindacato dei giornalisti – dichiara: “Eravamo in 300.000”. La Questura di Roma risponde: eravate in 60.000. Davvero affidabili i giornalisti italiani. L’Unità online invece continua a far volare Gramsci e titola: “E’ qui la festa”. Insomma, una giornata da dimenticare.

Sullo stesso tema:

Orwell, la libertà di stampa e il paese dei gattopardi

Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

Povera Patria

3 ottobre 2009: l’Italia scopre la libertà di stampa e nasce la Terza Repubblica

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Tutti in piazza il 19 settembre

17 settembre 2009
Breccia

clicca sull'immagine per ingrandirla e ricordare i nomi che morirono per la libertà e l'unità d'italia

Si, tutti in piazza per difendere la libertà e la repubblica; quella di tutti, non quella di Scalfari & soci.

Abbiamo già scritto cosa ne pensiamo della manifestazione indetta per sabato 19 settembre dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), con il titolo “No all’informazione al guinzaglio”. La retorica è stucchevole; se per la FNSI “l’informazione non si fa mettere il guinzaglio”, l’Ordine Fascista dei Giornalisti – istituto che non ha corrispondenti nemmeno nella Repubblica delle Banane – partecipa convintamente alla manifestazione del 19 settembre. La libertà di stampa è un bene prezioso che faremmo bene a difendere sempre e in tutte le sedi: difficile da conquistare, faticoso da conservare, facilissimo da perdere”. La satira è davvero morta.

In questa orgia di follia collettiva in cui, ancora una volta, milioni di cittadini italiani in buona fede vengono ingannati, segnaliamo alcune isole di razionalità, onestà e buon senso. Sul Riformista, in una pagina a pagamento dei Radicali, si legge:

I Radicali NON aderiscono a questa manifestazione, non vedendo alcuna soluzione di continuità negli intenti e nel vissuto delle organizzazioni promotrici e aderenti alla manifestazione, pienamente co-responsabili politicamente e in molti casi anche penalmente complici, del perfezionamento dell’attentato in atto ai diritti civili e politici dei cittadini, del quale Silvio Berlusconi è oggi anche continuatore, oltre che indiscutibile protagonista.

Segnaliamo anche tre interviste: a Marco Pannella, sempre sul Riformista; a Emma Bonino sul Manifesto e a Marco Beltrandi su Liberazione.

Ma per chi si troverà a Roma questo sabato 19 settembre, c’è un’importante manifestazione a cui partecipare: la Marcia anticlericale da Porta Pia a Piazza San Pietro.

Nonostante il divieto, sconcio prima ancora che illiberale, della Questura di Roma, gli organizzatori confermano:

che sabato 19 settembre, a partire dalle ore 14, saremo a Porta Pia per commemorare la data storica del 20 settembre 1870, quando la città di Roma fu finalmente liberata da quel potere temporale dei Papi che il fascismo prima e la partitocrazia poi hanno ormai pienamente restaurato.

Aderiamo anche noi alla marcia anti-clericale e invitiamo tutti i cittadini italiani a commemorare la data storica del 20 settembre 1870 per difendere la libertà e la laicità della Repubblica. Quella di tutti.

***

P.S. Apprendiamo che in seguito agli attentati subiti dai militari italiani a Kabul, la Fnsi rinvia la manifestazione di sabato. Mandiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime e invitiamo i mezzi d’informazione, Repubblica in testa, ad aprire un dibattito serio sull’opportunità per il nostro paese di continuare una missione di guerra, contraria alla Costituzione repubblicana. A nostro parere, la guerra in Afghanistan, oltre ad essere profondamente immorale, è anche invincibile. La retorica guerrafondaia che accompagna sempre queste tragedie annunciate non fa’ altro che aggravare la situazione. Invitiamo a leggere Guerra, pace e informazione.


Lezioni irricevibili. Eugenio Scalfari e il giornalismo di Repubblica

15 settembre 2009

Escalfari

Su Repubblica di domenica 13 settembre 2009, Eugenio Scalfari da’ ancora una volta prova di cosa giornalismo e democrazia NON sono:

Queste riflessioni su Fini e su Berlusconi ci portano a considerare la situazione del Partito democratico (…) Su questa delicata ma essenziale questione faccio le seguenti considerazioni (come persona informata dei fatti). 1. Conosco bene i tre candidati alla segreteria del Pd e in particolare i due maggiormente favoriti, Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. Sono due persone perbene. (…) 2. Chiunque dei due vincerà (…)

Nell’interminabile editoriale, il nome del terzo candidato alla segreteria del PD non è dato sapere; né è dato sapere cosa quel terzo candidato propone, il suo programma, la sua mozione.

Nessuna meraviglia. Conosciamo il lavoro giornalistico di Scalfari e di Repubblica durante i decenni e piu’ recentemente,  a proposito dell’informazione sul Partito Democratico, il vile boicottaggio della candidatura Marino da parte di quel quotidiano che grida ai quattro venti per la difesa della libera informazione in Italia. [Qui potete leggere la lettera educata con cui Marino replica a Scalfari]

Quello che meraviglia (ma appena un po’) è la reputazione di cui Scalfari gode in patria: liberale integerrimo, giornalista di stampo anglosassone, corretto, misurato; insomma, una voce da ascoltare, un maestro della Repubblica (quella di tutti, non quella di Scalfari & soci).

Proponiamo ai nostri lettori alcuni flashback che forse torneranno utili per capire meglio lo Scalfari-pensiero.

INDRO MONTANELLI (da I conti con me stesso – Diari 1957-78 a cura di Sergio Romano, Rizzoli):

Cortina, 19 agosto 1969. Scalfari mi attacca sull’Espresso. È Licia Compagna ad avvertirmene e a porgermi il giornale. Si meraviglia ch’io mi limiti a misurare la lunghezza dell’articolo. «Non lo leggi?» chiede. «No. Vedo solo che parla di me per una cinquantina di righe. E mi basta. A pubblicità donata non si guarda in bocca.» Colgo nei suoi occhi un lampo d’ammirazione. Ma a casa l’articolo lo leggo. E mi arrabbio. Però decido di rispondere solo domani, quando la rabbia mi sarà sbollita.

Cortina, 20 agosto 1969. Ho risposto a Scalfari. Era facile. Scalfari è uno di quei duellatori che, per imprimere più forza al fendente, seguono col corpo la sciabola e perdono la guardia. Ci vuol poco a infilarli. Ma ora che ho spedito la replica, mi chiedo se ho fatto bene. Di Scalfari non ho un’opinione precisa. C’è in lui un pizzico di Baldacci, un pizzico di Bel-Ami, e perfino un pizzico di Ramperti. So che ha fatto parecchi soldi. La sua ambizione è sfrenata e scoperta. Ma vuole arrivare a qualcosa, o vuole fuggire da qualcosa? Nella sua frenesia c’è del patologico. Le sue polemiche (come questa con me) sono quasi sempre gratuite. Questo nemico di tutti è soprattutto nemico di se stesso, animato da un irresistibile cupio dissolvi.

Milano, 3 giugno 1977. Anche l’Unità esce con un titolo a sette colonne in cui campeggia il mio nome. Lo stesso fa Repubblica, ma con un articolo di Scalfari ancora più infelice di quello che scrisse dopo Bontà loro per chiedere la mia esclusione dalla tv nazionale. Sostiene la strana tesi che l’attentato è stato organizzato contro i nemici di Montanelli, cioè contro di lui, insinuando così il sospetto che me lo sia organizzato da me. Il mio successo lo riempie di un furore che lo fa sragionare. Ma la cappella più grossa la fa il Corriere che titola su cinque colonne sul centro pagina: «Attentati contro giornalisti », mettendo il mio nome solo nel sommario. Biazzi ha il sangue agli occhi. Bettiza mi chiede di rispondere, nell’editoriale di domani, sia a Scalfari che a Ottone. Glielo concedo, ma a patto che mi mostri prima il testo: durezza sì, meschinerie no.

Ancora Montanelli. “Il moralismo non s’ addice ai soda’ li” – dal Corsera del 25 maggio 1993:

Montanelli riprende un’ affermazione di Scalfari: “Se l’ integrita’ morale degli editori e’ vulnerata risulta indebolita la credibilita’ della stampa e, di conseguenza, l’ efficacia del controllo che essa deve esercitare per conto dei cittadini sulle istituzioni e sulla pubblica moralita’ “. Ineccepibile, commenta Montanelli ma “non vediamo perche’ egli voglia impancarsi a dare lezioni moralistiche agli altri, e in particolare a noi. Vorremmo amorevolmente ricordargli una sola cosa: a differenza del suo editore, che si trova gravato da una condanna a sei anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, il nostro, almeno finora, non s’ e’ visto contestare significative partecipazioni al sistema. Nel tentativo di coinvolgerci nella sua sgradevole vicenda, Scalfari ritira fuori il nostro ammonimento del 1976: “Turiamoci il naso e votiamo Dc”. Vorremmo di nuovo amorevolmente ricordargli che egli e’ stato deputato del Partito socialista e negli ultimi tempi e’ stato un acceso fautore dell’ onorevole De Mita. Senza mai turarsi il naso”. Alla fine la citazione di un detto di Renan: “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante”. Conclude Montanelli: “Senza, per carita’ , allusione a Scalfari. Solo come promemoria”

Pannella, parole di fuoco contro Scalfari – IL GIORNO, 8 febbraio 1993:

Quindi inizia la sua requisitoria contro Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo. Pannella li accusa di usare un vecchio metodo comunista, “quello di criminalizzare l’avversario”. E restituisce pan per focaccia: “Una delle pagine più ignobili della magistratura – sottolinea – è la mancata indagine sull’accordo che Caracciolo, Scalfari, Tassan Din e Rizzoli fecero davanti al notaio per spartirsi delle proprietà editoriali, mentre fioccavano le nostre interrogazioni sulla P2”. Ha il dente avvelenato, Pannella. Soprattutto nei confronti di Scalfari. E l’annuncio pubblicitario dell’Espresso gli dà modo di attaccare il direttore di “Repubblica”, “che ha guadagnato 190 miliardi, vendendo le azioni del suo giornale in un momento particolarmente delicato per la redazione, che “droga i titoli e le notizie” e che “difende non la libertà di stampa, ma la libertà della stampa di regime”.

Contro Scalfari e De Benedetti. Pannella: “sono nuovi Andreotti” – Corriere della Sera 6 giugno 1993:

Fedele al tema dell’ incontro, “Contro i moralizzatori della Repubblica”, Pannella ha dedicato alla lotta a Scalfari e De Benedetti una durissima requisitoria lunga piu’ di un’ ora. “Scalfari? E un libertino mascherato da tartufo, un tartufo dei valori, che con una mano indica il “Dio della democrazia” e con l’ altra tocca le cosce dell’ autoritarismo e della corruzione”. E un fiume in piena, Pannella, che rompe gli argini: “De Benedetti e Scalfari hanno fornicato per anni con coloro che attaccavano, peraltro in nome dei principi di Ernesto Rossi”. Al leader radicale non e’ piaciuta per niente la maniera in cui Repubblica ha trattato il coinvolgimento nell’ inchiesta Mani Pulite di De Benedetti: “Rappresentarlo come povera vittima di qualche oscuro commissario d’ ente, concusso e non concussore, e’ scandaloso e di una banalita’ tipica di coloro che disprezzano quanti pretendono di rappresentare”

Marco Pannella è tornato a parlare di Scalfari, Repubblica e informazione anche nell’ultima conversazione con il direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin.

Infine “Sua pienezza”, un articolo di Beppe Grillo che nel maggio 2008 sul suo blog risponde alle dichiarazioni di Eugenio Scalfari che in una trasmissione televisiva aveva detto: “Grillo impersona, secondo me, meglio di molti altri personaggi, il peggio dell’Italiano. E’ l’arci-italiano del peggio.”

Quando su Repubblica leggiamo Eugenio Scalfari dare lezioni di giornalismo e democrazia, ci vien voglia di turarci il naso.


Pannella: Il candidato della sinistra Tony Blair traditore di libertà e di pace

14 settembre 2009

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Marco Pannella intervenendo questa mattina a Radio Radicale ha parlato della possibilità che Tony Blair venga candidato dalla sinistra europea come Presidente della nuova Unione Europea:

“Abbiamo tentato di documentare che non solo Bush, ma se possibile ancora peggio di lui, c’è stato un personaggio che ha tradito il proprio Paese ed il proprio giuramento reiteratamente, che è stato corresponsabile di una politica assassina, negata e nascosta al proprio Paese, malgrado quei documenti interni scritti dei propri diretti collaboratori, e questo è Tony Blair.”

Indeed! Qui nel Regno Unito, Tony Blair è conosciuto come il criminale di guerra Tony Bliar.

Torniamo a ringraziare RadioRadicale per il servizio pubblico che continua ad assicurare ai cittadini italiani e di cui, ora piu’ che mai, la Repubblica ha bisogno.


PD: Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate

12 settembre 2009

Quando quest’estate Beppe Grillo ha provato a iscriversi al Partito Democratico, la commissione di garanzia di quel partito si è riunita d’urgenza, ha deliberato a porte chiuse e – senza un dibattimento, senza ascoltare le parti coinvolte e le loro ragioni – ha deciso che Grillo non poteva registrarsi nell’anagrafe del partito perché “egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. Pochissime voci si alzarono allora per criticare il partito che si vuol chiamare democratico e poi agisce con metodi piu’ vicini ai soviet della Russia stalinista o a un tribunale dell’Inquisizione; non ci si meraviglio’ piu’ di tanto, abituati dalla partitocrazia italiana e dalla sua allergia a tutto cio’ che è cultura liberal-democratica.

Scacciato Grillo, quella commissione – la cui esistenza fu una novità per la maggior parte dei cittadini italiani e degli iscritti al PD – tornò a sonnecchiare nell’oblio da cui risorge soltanto per chiudere le porte in faccia a quanti vogliono entrare o candidarsi alla guida del partito. Un partito chiuso, una macchina di potere che serve solo gli interessi della sua incompetente classe dirigente, il PD ha via via detto di no a Pannella, ai radicali, a Colombo, a Di Pietro e continua in queste ore ad opporsi ad un confronto aperto e democratico tra le tre mozioni che si contendono la segreteria; Bersani e Franceschini, spaventati dalla mozione Marino, non ne vogliono sapere degli iscritti, militanti e simpatizzanti (e quindi elettori) che chiedono a gran voce che il confronto si faccia.

Intanto Francesco Rutelli, figura di spicco tra i sostenitori di Dario Franceschini, rispolvera il linguaggio democristiano e – dagli Stati Generali del Centro organizzati dall’Udc – fa’ sapere che lui è gia’ con un piede fuori dal PD e pronto alla grande crociata, benedetta da Santa Romana Chiesa, di un partito clericale insieme ai fondamentalisti cattolici dell’UDC.

Sara’ difficile per Gianfranco Fini, anche lui invitato agli Stati Generali del Centro, conciliare una sua eventuale alleanza con gli integralisti religiosi e allo stesso tempo ispirarsi alla cultura liberale, laica e modernizzatrice di cui ha parlato solo pochi giorni fa’; anche nel deserto etico della politica italiana, Fini – ormai profeta inascoltato all’interno del suo stesso schieramento – avrebbe difficoltà a conciliare la sua nuova linea politica, soprattutto in tema di laicita’, con personaggi (Buttiglione per esempio) che sono addirittura tenuti alla larga dalle istituzioni europee a causa dei loro pregiudizi omofobi e clericali. A meno che il Presidente della Camera voglia tornare al 1998 quando – al Maurizio Costanzo Show – dichiarava: “Lo so, ora l’intelighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro”.

La maleducazione politica è ancora piu’ stridente all’interno del PD dove i pregiudizi razzisti e omofobi vengono accolti come ricchezza culturale e si permette a Binetti e i teodem di rilanciare accostamenti tra pedofilia e omosessualità, bloccare qualsiasi riforma progressista e liberale in tema di unioni omosessuali, omofobia, testamento biologico, e tutti quei temi che l’ignavia della classe dirigente del partito chiama “temi etici”.

Ora che Rutelli – alla luce del sole – “ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”, cosa farà la commissione di garanzia di quel partito? Lontano da quella vocazione maggioritaria strombazzata a parole ma negata nei fatti, il PD sembra sempre piu’ un partito a vocazione suicida. Il messaggio è chiaro: Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.


L’Italia della giustizia negata

11 settembre 2009

Il blog di Beppe Grillo intervista Eliantonio Maria, la mamma di Manuele Eliantonio, deceduto il 25 luglio 2008 nel carcere Marassi di Genova. Dal blog di Grillo:

Manuele non era quello che si direbbe un “ragazzo modello“. Ha fatto molti errori. Per questo è stato arrestato. In attesa del processo è morto in carcere. Secondo la madre per le percosse ricevute. Anche un “cattivo ragazzo” ha diritto a un processo e lui non lo ha avuto. Manuele non è un “caso” isolato. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere. Dal 2000 ad oggi sono stati 1486 di cui 528 suicidi. Ad agosto 2009 la contabilità dell’anno era a già 126. Non lo sapevamo, ma abbiamo ripristinato la pena di morte. Prima di noi, solo la Cina!

Qui potete leggere il testo dell’intervista e guardare il video.

Qualche giorno fa’ abbiamo rilanciato da questo blog le dichiarazioni di Marco Pannella: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”. Segnaliamo anche due articoli di Marco Pannella sul quotidiano L’Altro su giustizia, carceri e amnistia.


Partito Democratico: il partito a vocazione suicida

9 settembre 2009

Dario Franceschini e Pierluigi Bersani ci fanno pensare a quei bambini capricciosi e un po’ tristi che amano i giocattoli cosi’ tanto da non condividerli con gli altri bambini. Vittime di un sentimento irrazionale, sicuramente indotto, che attribuisce importanza al giocattolo e non al gioco, quei bambini rischiano di crescere frustrati, con difficoltà a socializzare e vivere insieme. Da grandi, quei bambini cresciuti gelosi dei loro giocattoli, daranno importanza ai giocattoli degli adulti, sempre convinti che il giocattolo e’ piu’ importante del giocare insieme.

Il giocattolo dei politici è il potere, a cui purtroppo molti uomini e donne soccombono; invece di vivere il partito e l’impegno politico come un mezzo per risolvere i problemi della comunità, ascoltando e confrontandosi con coloro che prendono parte a quel gioco, c’e’ chi preferisce tenersi il giocattolo, impedire agli altri di giocare e servire il potere come un dio di cui si e’ schiavi.

Nonostante la breve storia politica, il PD ha già dimostrato in molte occasioni di essere guidato da bambini ossessionati da quel giocattolo. Una classe dirigente isolata dal paese, incapace di comunicare addirittura con i suoi iscritti ed elettori, che rifiuta il confronto, il dialogo, il metodo democratico, l’argomentazione razionale, solo capace di dire di no. No a Marco Pannella, no ai radicali, no ad Antonio Di Pietro, no a Furio Colombo, no a Beppe Grillo, no, no, no! Il giocattolo e’ mio e me lo tengo ben stretto.

L’ultimo no il PD lo sta opponendo in queste ore a quanti dall’interno del partito chiedono un confronto diretto tra i candidati alla segreteria. Franceschini e Bersani preferiscono giocare da soli e lontani dalle interferenze dei cittadini italiani che potrebbero prendere sul serio quell’aggettivo, democratico.

Ignazio Marino, senatore della Repubblica italiana e candidato alla segreteria del PD, è tornato a denunciare il deficit democratico di cui e’ vittima il partito e il paese:

“Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti. In ogni piazza d’Italia dove vado incontro migliaia di persone, gli stessi organizzatori ne sono stupiti e le cronache dei giornali regionali riportano fedelmente l’interesse suscitato dalla mozione Marino. Sono gli stessi iscritti che chiedono il confronto.  La stampa nazionale, invece, pare non accorgersi della novità della nostra presenza al congresso, quasi ci fosse una congiura del silenzio.”

I cittadini italiani, gia’ abbandonati e traditi dall’informazione e dalle istituzioni repubblicane, gia’ allontanatisi in massa dalla politica partitocratica e soprattutto dal PD, vengono ancora una volta disprezzati da una classe politica che assomiglia sempre di piu’ ad una casta di parassiti il cui unico scopo e’ mantenere il giocattolo ben stretto, costi quel che costi. Piu’ che un partito a vocazione maggioritaria, a noi sembra un partito a vocazione suicida.