Minchiate

13 dicembre 2009

Non vede. Non sente. Non parla. E’ l’informazione, italiana e non solo; con le solite eccezioni, uno zoo di scimmie cieche, sorde e mute ammaestrate per intrattenere gli spettatori paganti: noi, la plebe.

Titolano i giornali: il Vaticano condanna la pedofilia clericale; il papa prova vergogna. Minchiate! Il rapporto irlandese condanna senza appello l’omertà e i depistaggi della Chiesa Cattolica. Lo scandalo è spaventoso; decine di migliaia di bambini e bambine abusati, violentati, maltrattati per decenni dai religiosi; i gerarchi cattolici sapevano e hanno non solo taciuto ma nascosto i fatti e ostacolato le indagini. E non c’è solo l’Irlanda. Il Vaticano è anche stato chiamato a rispondere di questi crimini in sede ONU.

Titolano i giornali: Blair (l’ex primo ministro britannico) dichiara che avrebbe invaso l’Iraq anche se avesse saputo che non c’erano armi di distruzione di massa. Minchiate! Tutti sapevano che quelle armi di distruzione di massa non c’erano; in molti lo hanno testimoniato ben prima dell’inizio della guerra d’invasione nel 2003. Tra questi, Scott Ritter, ispettore capo per le Nazioni Unite in Iraq dal 1991 al 1998. L’invasione e la conseguente occupazione non hanno nulla a che fare con quelle armi ne’ tantomeno con la democrazia. Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro. Secondo il diritto internazionale, la guerra d’invasione è il supremo crimine, lo stesso crimine per cui furono condannati e giustiziati o internati i maggiori criminali nazisti a Norimberga. Dal marzo del 2003, piu’ di un milione di irakeni innocenti sono morti a causa di quella guerra d’invasione, il crimine internazionale supremo.

Sono solo due esempi – tra i tanti – dello stato dell’informazione (non solo italiana ovviamente), dove ignoranza, superficialità, menefreghismo e malafede sembrano essere la deontologia professionale delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. La ragione, piu’ che dormire, sembra in coma profondo; il metodo scientifico ancora lontano dall’essere capito. Come sopravvivere allora in questo deserto? Io faccio cosí: non mi fido mai di quello che ascolto alla radio, guardo alla TV o leggo sui giornali e su Internet. Cerco di controllare le fonti e anche quando la fonte è autorevole, uso sempre una buona dose di scetticismo e lascio sempre aperta la porta al dubbio. Non ci sono garanzie, ma in questo modo diminuiscono le probabilità di essere presi in giro. Insomma, non fidatevi mai di nessuno ciecamente, nemmeno di quello che leggete su questo blog.


Afghanistan, la guerra che non si puo’ vincere

8 novembre 2009

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Londra, 8 novembre 2009 – Continua qui nel Regno Unito il dibattito sulla guerra in Afghanistan e dalle prime pagine dei principali quotidiani del paese si leva forte la voce per chiedere il ritiro delle truppe da una guerra vista ormai dalla maggiornaza della popolazione come immorale e impossibile da vincere.

L’ennesimo sondaggio della BBC non lascia dubbi: i 2/3 dei cittadini britannici considera quella guerra “unwinnable” (che non si puo’ vincere) e chiede il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Il dibattito occupa le prime pagine del Guardian/Observer e dell’Independent, i due piu’ prestigiosi quotidiani del paese; l’Independent scende addirittura in campo con un editoriale dal titolo: Perche’ dobbiamo lasciare l’Afghanistan.

Come scrivevamo un mese fa’ in una lettera aperta al senatore Marino, l’Italia è in guerra ma nel paese non c’è dibattito. La televisione italiana, la peggiore del mondo occidentale, è una giungla senza regole, capace solo di creare ad arte polemiche sterili e gridate; la carta stampata, anche quella colta, rincorre la televisione in un patetico circolo vizioso che ha creato un’informazione autoreferenziale, banale, volgare e priva di credibilita’.

L’Italia è in guerra ma guerra e pace sono i grandi assenti nel dibattito politico e civile, salvo poi rientrare insieme alle bare dei soldati uccisi in quelle guerre, salutati questi solo dalla vuota retorica che accompagna le lacrime di coccodrillo di una classe dirigente ignorante e incapace.

Scusate l’intrusione. Ora torniamo tutti a spiare dal buco della serratura delle camere da letto e a guardare il ministro della difesa bestemmiare in diretta TV. Applausi.

Sullo stesso argomento:

Guerra, pace e informazione

Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori

Lettera aperta al Senatore Ignazio Marino: Via dall’Afghanistan

Forza Italia

Afghanistan: informazione o truffa?


La mia idea di pace. IO RIPUDIO LA GUERRA e sostengo Emergency

23 ottobre 2009

emergency

L’Italia non e’ solo corruzione e mafia, Berlusconi e festini, razzismo e omofobia. Siamo convinti che la maggioranza degli italiani sia un’altra, una maggioranza silenziata che puo’ e deve essere consapevole di se stessa. Quando si vive all’estero, essere italiani non e’ solo difficile ma imbarazzante di questi tempi. E tuttavia non mancano esempi dell’Italia di cui e’ facile essere orgogliosi. Emergency e’ in cima alla lista di questi esempi.

In un mondo flagellato da guerre e poverta’, dove le guerre per appropriarsi delle risorse energetiche vengono vendute con l’etichetta di liberta’ e democrazia, dove le vittime di quelle guerre sono per il 90% civili, dove la maggioranza della popolazione del pianeta non conta nulla e le decisioni che la riguardano sono prese altrove, il lavoro di Emergency e’ importante non solo per le vittime di quelle guerre, persone che amano e soffrono come noi, ma e’ importante anche per ricordarci la nostra umanita’, troppo spesso calpestata dalla propaganda che vuole farci odiare il nemico laddove invece c’e’ solo un fratello e una sorella.

Dal sito di Emergency:

La mia idea di pace. IO RIPUDIO LA GUERRA e sostengo Emergency.

“La nostra idea di pace” è da oltre 15 anni un progetto molto concreto: oltre 3 milioni e mezzo di persone curate in ospedali, centri chirurgici, pediatrici e di riabilitazione che Emergency ha costruito e che gestisce per garantire assistenza medico-chirurgica gratuita e altamente specializzata alle popolazioni dei paesi colpiti dalla guerra e dalla povertà.

Se questa idea di pace è anche la tua, puoi sostenerla con la tessera di Emergency.
Contribuirai così a dare attuazione a un diritto umano fondamentale – il diritto alla cura – e diventerai sostenitore e testimone di un progetto di pace possibile e reale.

Puoi fare la tessera di Emergency con una donazione di € 30 – € 20 sotto i 25 anni e oltre i 65.

La tessera di Emergency dà inoltre diritto a ottenere sconti e facilitazioni presso librerie, teatri, gallerie d’arte in tutta Italia.

Il 24 e il 25 ottobre potrai fare la tessera presso i banchetti di Emergency in 200 piazze italiane.
La tessera ha validità da gennaio a dicembre dell’anno in corso.


Il Bananiero Capo, la paralisi del PD e il Nobel per la Pace a Obama

9 ottobre 2009
lo stile italiano nel mondo

lo stile italiano nel mondo

Dimissioni si, dimissioni no, dimissioni boh. Antonio Di Pietro vuole organizzare “una manifestazione di piazza per chiedere che si vada alle urne. In questo l’Italia dei valori e’ sola perche’ l’opposizione c’e’ chi la fa e chi la dice e non la fa”. Per una volta, il Partito Democratico ha stupito per la sua prontezza e unanimità; l’inchiostro della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano non si era ancora asciugato e il politburo del PD già assicurava il Bananiero Capo ad andare avanti. Massimo D’Alema – ma con lui tutto il PD – è stato perentorio: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”.

Se l’apprendista stregone D’Alema, già Presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli esteri, leggesse i giornali stranieri e chiedesse ai suoi colleghi europei, forse anche lui capirebbe l’ovvio; nelle democrazie liberali e’ prassi che il politico che ricopre cariche istituzionali (specialmente un primo ministro!) si dimetta quando ha guai con la giustizia.

In Italia si fa una grande confusione tra piano politico-istituzionale e piano giudiziario ma in quelle democrazie liberali, a cui – seppur faticosamente – il nostro paese dovra’ pur guardare, i due piani sono distinti e a nessun politico (tantomeno a un primo ministro) passerebbe per la testa rimanere al suo posto mentre ha procedimenti giudiziari gravi in corso.

Il Partito Democratico fa finta di non capire, gira la testa, chiude gli occhi; terrorizzato di tornare alle urne, il PD – ancora una volta – dimostra di avere piu’ a cuore la sua pancia che il bene della Repubblica. Si moltiplicano intanto gli attacchi ad Antonio Di Pietro e a chiunque parli di dimissioni del Bananiero Capo.

I mezzi d’informazione italiani simularono scalpore quando, un anno fa’, i giornalisti trovarono, nel materiale fornito loro dalla Casa Bianca, una biografia del Bananiero dove si leggeva: “Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio”.

Se i media italiani – partecipi della “corruzione” e del “vizio” di un sistema corporativo omertoso che nulla ha a che fare con una democrazia liberale – fossero appena un po’ onesti, potrebbero facilmente spiegare all’opinione pubblica che l’Italia è famosa nel mondo per la sua corruzione. Ma c’è un limite a tutto. Ieri il Times di Londra dedicava alla Repubblica delle Banane il suo editoriale principale: “Berlusconi ha portato vergogna su se stesso e il suo paese con le sue azioni sessuali e con i tentativi di evadere i processi. Egli deve ora dimettersi”. Dall’altra parte dell’Atlantico, il New York Times scriveva: “L’era Berlusconi è durata troppo…”

La Repubblica delle Banane è ostaggio di un caudillo senza scrupoli che “scese in campo” per difendere il suo impero CONTRO la legge. L’opposizione democratica è lasciata a partiti minori mentre il PD è allo sbando. La memoria, anche quella recente, non è tra le qualità pubbliche del nostro paese; si leggeva appena qualche mese fa’ sulla Stampa:

Sostiene Piergiorgio Corbetta, dell’Istituto Cattaneo, che il Pd ha perso un terzo del suo elettorato, più di quattro milioni di voti. E dov’è finito tutto questo tesoretto? «Oltre la metà si è astenuto – spiega sempre Natale -. Circa 800 mila voti sono andati a Di Pietro, mentre il resto è tornato alla sinistra estrema e al partito radicale: questa volta la campagna per il voto utile non è servita».

Cosa farebbe il Partito Democratico che non c’è? Tornerebbe a fare politica e userebbe gli strumenti che la Costituzione repubblicana gli mette a disposizione; presenterebbe in Parlamento una mozione di sfiducia contro il governo del Bananiero, possibilmente insieme alle altre forze dell’opposizione; cercherebbe di riportare il Parlamento al centro della vita pubblica della Repubblica e invece di continuare a lottizzare la RAI e apparire in televisione, denuncerebbe quella televisione e il suo potere eversivo contro le istituzioni repubblicane.

Ma il Partito Democratico che c’è è paralizzato, la sua classe dirigente intenzionata a perdere altri milioni di cittadini elettori e a lasciare l’opposizione a Di Pietro e le sorti della Repubblica al Bananiero Capo pur di salvare il proprio orticello insieme alle chiappe, ben salde sulle comode poltrone del potere. E anche questa volta l’Italia si chiama fuori da quell’onda democratica di cambiamento che ha portato Obama prima alla Casa Bianca e oggi al Nobel per la pace.

A noi, sudditi italiani, non ci rimane che il vecchio adagio: chi è causa del suo mal, pianga se stesso

P.S. L’Unità intervista Giorgio Bocca:

Non dimentichiamo la sinistra…
«Pelandrona e inconcludente. Di fronte a quanto sta avvenendo non ci si può limitare a dire che Berlusconi deve continuare a governare».


Lettera aperta al Senatore Ignazio Marino: Via dall’Afghanistan

7 ottobre 2009

Caro Senatore Marino,

nonostante la propaganda, continua l’opposizione democratica contro le guerre di Bush, ereditate da Obama. Qui nel Regno Unito, dopo il sondaggio dell’anno scorso della BBC e qualche settimana fa’ un altro sondaggio dell’Independent, oggi un nuovo sondaggio della BBC: la maggioranza dei cittadini britannici si oppone alla guerra in Afghanistan.

Gia’ l’anno scorso, il piu’ alto ufficiale dell’esercito britannico avvertiva che quella guerra non puo’ essere vinta.

L’Italia è in guerra ma nel paese non c’è dibattito. Come dicevamo ieri, l’Europa appare lontana, il mondo non c’interessa, l’Italietta autarchica e ignorante s’inorgoglisce del suo razzismo quando respinge uomini, donne e bambini all’inferno, magari con l’aiuto dell’amico ritrovato, Gheddafi. E mentre un criminale continua a essere il capo del governo, in Europa e nel resto del mondo si preferisce dimenticare la Repubblica delle Banane.

La politica e l’informazione continuano a bombardare i cittadini italiani con slogan – ‘non ci si puo’ ritirare dall’Afghanistan’ – senza presentare le informazioni e i dati che permetterebbero una discussione razionale e non ideologica; le opinioni di coloro che credono che quella guerra sia moralmente sbagliata e realisticamente impossibile da vincere sono tenute lontane dai cittadini che non hanno il diritto di sapere mentre i soliti spin doctors vengono ospitati da giornali e TV. In questo modo, al paese del melodramma non resta che riversare fiumi di retorica e lacrime da coccodrillo quando le tragedie annunciate puntualmente si verificano, come è successo poche settimane fa’ quando i militari italiani, in guerra in Afghanistan contro la Costituzione della Repubblica, sono caduti vittime di quella guerra.

La Repubblica ha bisogno di politici e giornalisti non solo onesti ma coraggiosi e capaci di dire la verità ai cittadini italiani. Caro Senatore, abbiamo letto la sua intervista pubblicata dal Manifesto il 19 settembre [scarica PDF] e ne abbiamo apprezzato i toni e l’apertura al dialogo. Abbiamo anche apprezzato quando, all’indomani della morte dei militari in Afghanistan, lei ha richiamato la Costituzione Repubblicana: “L’articolo 11 della Costituzione è chiaro: l’Italia non partecipa a guerre”.

Non ci sono dubbi che l’Italia sia in guerra in Afghanistan, una guerra lunga ormai otto anni e iniziata, come la guerra in Iraq, con motivazioni pretestuose e bugie. Non c’è nulla di peggio che mentire ai cittadini di una Repubblica democratica in tema di guerra e pace e chiamare poi quei cittadini a servire quella Repubblica dando la propria vita. I cittadini italiani, a cominciare dai militari che stanno combattendo la guerra in Afghanistan, meritano almeno che sia loro detta la verità.

Caro Senatore, da medico lei ha spesso dimostrato compassione per chi soffre, anche durante il c.d. caso Englaro e ha avuto il coraggio e l’intelligenza politica di farsi forte di quella compassione nella sua azione politica. La compassione, la caritas cristiana, il vero insegnamento di Cristo – non fare ad altri cio’ che non si vuole sia fatto a noi – deve informare le nostre azioni, specialmente le azioni dei cittadini che sono chiamati a servire la Repubblica. E lo diciamo da laici convinti, o “laicisti”, come vorrebbero alcuni, cioè laici che non stanno zitti.

Come scrivevamo sul nostro blog – Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori – la voce della ragione è risuonata piu’ volte durante i funerali dei militari italiani caduti in Afghanistan e come la voce del bambino che vede il re nudo, ha rotto l’incantesimo dell’ipocrisia.

Per questi motivi e perché, convinti che lei sia l’unico candidato credibile alla segreteria del PD, ci auguriamo e auguriamo al paese che i cittadini italiani la sostengano e la votino alle primarie del 25 ottobre, le scriviamo questa lettera aperta; dia voce e corpo alla Costituzione della Repubblica: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”

Cordialmente,

Gabriele Zamparini – iscritto PD, Londra

Lorenzo Meccoli – Londra


Forza Italia

6 ottobre 2009
APTOPIX Britain G20 Summit

il capo del governo della Repubblica delle Banane intrattiene i presidenti di Stati Uniti e Russia

Repubblica TV riporta un servizio del TG3: i parà italiani attaccati dalle milizie talebane in Afganistan. L’Italia è in guerra e con il gioco di parole “missione di pace” viene violata la Costituzione della Repubblica:

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

La NATO in Afghanistan non ci sembra abbia promosso la pace e la giustizia in questi lunghissimi anni di crimini di guerra. Ma nella Repubblica non c’è dibattito politico su questi temi, l’Europa appare lontana, il mondo non c’interessa, l’Italietta autarchica e ignorante s’inorgoglisce del suo razzismo quando respinge uomini, donne e bambini all’inferno, magari con l’aiuto dell’amico ritrovato, Gheddafi. E mentre un criminale continua a essere il capo del governo, in Europa e nel resto del mondo si preferisce dimenticare la Repubblica delle Banane. Chi era quello che qualche anno fa’ scese in campo, gridando Forza Italia?


Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

censura

Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

Leggi anche Guerra, pace e informazione e Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori


Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori

21 settembre 2009
la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

In questa messa in scena dello spettacolo propagandistico attorno alla morte dei militari italiani in Afganistan, i mezzi d’informazione non hanno non potuto registrare la vox populi diretta al governo del paese: “Ritirateli, quanti morti ancora?”.

Il patriottismo ideologico – che fu definito come l’ultimo rifugio dei mascalzoni – ci ha bombardati di luoghi comuni, usando tutti i trucchi della propaganda, Frecce Tricolori incluse. E tuttavia la voce della ragione è risuonata piu’ volte e come la voce del bambino che vede il re nudo, ha rotto l’incantesimo dell’ipocrisia:

Poi l’incidente durante lo scambio del segno della pace, quando un uomo ha preso un microfono ed è andato sull’altare gridando più volte “pace subito” prima di essere portato via dalla sicurezza.

La voce della ragione puo’ venire dai luoghi piu’ improbabili, come è accaduto quando il ministro Bossi ha dichiarato: “li abbiamo mandati noi in Afghanistan e sono tornati morti”.

Vox populi, vox dei. E’ deprimente che il Partito Democratico ripudi la migliore tradizione dell’umanità, la ricerca di pace e giustizia, la non-violenza, la compassione, la caritas, la razionalità. E’ deprimente la reazione del Partito Democratico che, con l’eccezione del Senatore Marino, non si ricorda della Carta costituzionale della Repubblica e si dimentica degli insegnamenti di maestri come Tolstoy, Gandhi, Martin Luther King Jr., Bertrand Russell, Albert Einstein, Erich Fromm, John Lennon, Noam Chomsky, Gore Vidal, Aldo Capitini, Tiziano Terzani, Gino Strada, i Quaqqueri, i Menoniti, molte comunità cattoliche di base e molti altri gruppi religiosi non solo cristiani… soltanto per citare alcuni nomi conosciuti da una lista infinita di pensatori, attivisti, religiosi, umanisti, scienziati, intellettuali e persone comuni di buona volontà, una lista che include sicuramente sia il Signore Buddha sia Gesú Cristo.

Sorprende che nel Partito Democratico non ci sia posto per coloro che gran parte dell’umanita’ considera spiriti illuminati da ascoltare e a cui ispirarsi e non figure vuote da onorare a parole in qualche celebrazione che serve solo al proprio ego.

Sorprende l’autolesionismo, l’arroganza e il disprezzo per la democrazia del Partito democratico che continua a non ascoltare la vox populi.

Indigna che il dolore delle famiglie dei militari uccisi – a cui torniamo a inviare la nostra solidarietà – sia usato e manipolato per giustificare altro sangue, altra sofferenza; sofferenza che e’ uguale, sorella della sofferenza delle donne, degli uomini e dei bambini Afgani, uccisi e mutilati dalle armi “intelligenti” dei governi che nascondono le loro vere intenzioni dietro il fumo della propaganda e si auto-proclamano i difensori della Liberta’ e della Pace mentre contribuiscono alla loro soppressione con i fatti.

L’informazione contribuisce al patriottismo ideologico, alla propaganda che inizia a uccidere prima ancora che i proiettili siano stati sparati. La demonizzazione del nemico ufficiale, la sua disumanizzazione è necessaria per convincere la popolazione della bontà dei nostri capi e dei loro fini dichiarati; non c’è stato ricorso alla violenza nella storia senza che i leader di stati e imperi abbiano dichiarato la nobiltà dei loro fini. Anche Hitler e Mussolini proclamavano di andare a liberare le popolazioni dagli oppressori, di portare liberta’, pace e civiltà.

L’unica bandiera che ha senso sventolare è la bandiera della pace, la bandiera che unisce i popoli, fratelli e sorelle nell’umanità. Alle Frecce preferiamo le colombe. Come diceva Benjamin Franklin, Non c’è mai stata una guerra buona o una pace cattiva.

Leggi anche Guerra, pace e informazione.

Riproponiamo anche: Tiziano Terzani – Lettera da Kabul – Il venditore di patate e la gabbia dei vecchi lupi. – 24 dicembre 2001 – Corriere della Sera [grazie a Il ladro di ciliege per averci ricordato questo articolo]


Guerra, pace e informazione

17 settembre 2009

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Le notizie che arrivano dall’Afghanistan dovrebbero costringere a una riflessione seria, pacata e onesta sull’opportunità per il nostro paese di continuare quella missione di guerra, contraria alla Costituzione repubblicana. Mentre mandiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime, invitiamo i mezzi d’informazione e le forze politiche a non concedere altro spazio alla retorica guerrafondaia che, lungi dal risolvere i problemi, non fa’ altro che aggravare la situazione.

A nostro parere, la guerra in Afghanistan, oltre ad essere profondamente immorale, è anche invincibile. Sono ormai anni che esperti internazionali, organizzazioni umanitarie e alti ufficiali degli eserciti coinvolti denunciano la pazzia di quella guerra.

Gia’ l’anno scorso, il piu’ alto ufficiale dell’esercito britannico avvertiva che quella guerra non puo’ essere vinta. Qui nel Regno Unito i sondaggi confermano che la popolazione vuole il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Dopo il sondaggio dell’anno scorso della BBC, qualche settimana fa’ un altro sondaggio dell’Independent.

Ma in Italia l’informazione, a cominciare da Repubblica, si intertessa piu’ della camera da letto di Berlusconi che dei temi che dovrebbero avere la prima pagina sempre, non solo per rilanciare le dichiarazioni retoriche, prive di argomenti razionali, dei nostri Dr. Stranamore, per lo piú politici e opinionisti che non hanno mai combattuto un solo giorno in battaglia ma sono sempre cosí desiderosi di mandare gli altri ad ammazzare e a farsi ammazzare.

Questi chicken-hawks (polli-falchi) come vengono chiamati negli Stati Uniti, da noi gridano nonsenso dagli schermi televisivi e sulle pagine della stampa italiana ma evitano di fare i conti con i numeri, i dati e la logica, calpestano la ragione e sputano sul vero insegnamento di Cristo, la Caritas, mentre con intollerabile ipocrisia si autoproclamano i difensori della cristianità.

Se vogliamo dibattere su questi temi e affrontare questi problemi in modo serio e costruttivo, le opinioni devono essere corroborate da argomenti razionali su cui si possa discutere civilmente e con metodo scientifico.

In Afghanistan le vittime civili del conflitto che va avanti dal 2001 sono verosimilmente decine di migliaia; un rapporto dell’ONU dell’inizio dell’anno parla di un incremento del numero dei civili assassinati del 40%. C’e’ poi da considerare le morti che sono dovute alla guerra in senso lato, per la mancanza di medicinali, di cibo e acqua, per le condizioni generali di vita in uno scenario di guerra. L’espansione militaristica dell’amministrazione Obama ha certamente aggravato il problema e sta allargando il conflitto all’interno dei confini pakistani, con effetti pericolosissimi sulla stabilità dell’intera regione dove sia il Pakistan sia l’India sono dotati di arsenali nucleari.

Nel 2006 l’International Council on Security and Development ha pubblicato un interessane studio sulla guerra in Afganistan. Nel rapporto si legge:

Dopo cinque anni di intenso coinvolgimento internazionale in Afghanistan, il paese rimane devastato da severa povertà e dall’espandersi della fame per i poveri sia nelle aree rurali sia in quelle urbane. Nonostante le promesse della comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti, che aveva garantito di provvedere alle risorse e all’assistenza necessari per le necessità di ricostruzione e sviluppo, la popolazione dell’Afghanistan sta letteralmente morendo di fame. L’Afghanistan continua a essere agli ultimi posti per la maggior parte degli indicatori di povertà, e la situazione delle donne e dei bambini è particolarmente grave. Un bambino su quattro nati in Afghanistan non puo’ aspettarsi di vivere oltre l’età di cinque anni e certe provincie del paese vantano la peggior mortalità materna mai registrata al mondo. Nonostante cio’, le abilità della comunita’ internazionale e locale di rispondere alle molte sfide collegate alla povertà, sono state compromesse dall’erronea attenzione di Stati Uniti e Regno Unito alle politiche di eradicamento contro le droghe. Come tali, questi due stati che si sono autonominati alla guida della lotta al terrorismo e contro le droghe, sono congiuntamente responsabili per la gravissima crisi della fame nel sud dell’Afghanistan.

afghanistan

Il rapporto continua:

I Talebani sono spesso visti [dalla pololazione] come quelli che fanno la loro parte per aiutare gli Afgani, nonostante abbiano molti meno soldi della comunità internazionale, mentre le truppe della coalizione internazionale sono visti occupare il paese per i propri scopi. Perfino coloro che non vogliono appoggiare i Talebani sono costretti poi a farlo per sopravvivere e per aiutare la propria famiglia. Dopo cinque anni di nessun cambiamento positivo, l’opinione predominante e’ che questa e’ una guerra – che originariamente doveva “aiutare” la povera popolazione dell’Afghanistan – che serve soltanto a rendere i ricchi ancora piu’ ricchi, a cominciare dagli “stranieri”. Con i bambini che muoiono, le persone che muoiono di fame e i mezzi di sussistenza delle famiglie distrutti, c’e’ un bisogno urgente per un completo ripensamento da parte della comunità internazionale se si vuole che gli Afgani non vivano piu’ in condizioni di estrema povertà.

In un’altra sezione del rapporto si legge:

Il rovesciamento del regime dei Talebani cinque anni fa’ è stato largamente creduto marcare una nuova era per afghanistan2l’Afghanistan. Tormentato da decenni di violenza e povertà, l’arrivo della comunità internazionale aveva preannunciato un futuro luminoso per l’Afghanistan, confermato da discorsi che assicuravano che gli Afgani sarebbero stati liberati per sempre dall’insicurezza e dall’oppressione. Gli Stati Uniti avevano asserito la rimozione dei Talebani come un obbligo umanitario, e promesso di consegnare liberta’ durevole al popolo Afgano. (…) Con civili uccisi regolarmente, gli Afgani sono arrabbiati che la stragrande maggioranza degli aiuti internazionali sono stati spesi per fini militari invece che per aiuti umanitari. Molti credono che la missione militare è sbagliata, avendo perso fede nell’abilita’ degli “stranieri” di portare stabilita’ al paese. Una percepita mancanza di rispetto dalle truppe militari internazionali ha alimentato il risentimento degli Afgani verso la comunita’ internazionale. La percepita mancanza di volonta’ da parte delle truppe internazionali di studiare la cultura afgana e di cooperare con la popolazione locale, ha causato un odio di massa verso gli “stranieri”. Alcuni credono che il perdurare della guerra in Iraq e i recenti combattimenti in Libano sono la prova che l’Occidente stia cercando di ri-colonizzare il mondo musulmano. Molti Afgani stanno ora cercando la leadership nei Talebani e dichiarano che “moriranno combattendo gli stranieri”.

Per meglio capire il risentimento della popolazione in Afganistan, vorrei riportare un articolo apparso sul sito della BBC nel 2003:

Un piccolo campione di civili Afgani ha mostrato livelli “sbalorditivi” di uranio nelle urine, secondo uno scienziato indipendente (…) Lo scienziato è il Dr. Asaf Durakovic dell’Uranium Medical Research Center (UMRC) in Canada. Il Dr. Durakovic, un ex consulente dell’esercito statunitense ora professore di medicina, ha dichiarato che nel 2000 egli aveva trovato livelli “significativi” di uranio impoverito (depleted uranium o DU) in due terzi dei 17 veterani della guerra del Golfo che aveva sottoposto a test. Nel maggio 2002, il Dr. Durakovic ha spedito una squadra di ricercatori in Afganistan per intervistare e esaminare la popolazione civile di quel paese. L’UMCR ha dichiarato, “Il monitoraggio indipendente dei tipi di armi e dei sistemi di consegna indicano che le forze della coalizione hanno usato leghe radioattive di uranio tossico e testate all’uranio per i target resistenti. (…) Senza eccezione, ogni persona che ha donato campioni di urina è risultata positiva alla contaminazione interna da uranio. I risultati sono sorprendenti: quelle persone presentano concentrazioni di toxic and radioactive uranium isotopes tra le 100 e le 500 volte maggiori che i veterani della guerra del Golfo sottoposti a esami nel 1999. Se gli esami verranno corroborati in altre comunita’ dell’Afghanistan, il paese si trova di fronte ad un grave disastro per la salute pubblica… Ogni nuova generazione è a rischio.”

L’articolo della BBC continua:

Una seconda missione dell’UMCR in Afghanistan nel settembre 2002 ha riscontrato una contaminazione in “un’area potenzialmente molto piu’ ampia e una fetta della popolazione molto piu’ vasta”.  Gli esperti dell’UMCR hanno colezionato 25 campioni di urune, che hanno addirittura superato i risultati del presedente campione. Il Dr. Durakovic ha detto di essere “stordito” dai risultati che ha riscontrato, risultati che saranno presto pubblicati in diversi giornali scientifici. Alla BBC ha detto: “In Afghanistan non ci sono stati incendi di pozzi petroliferi, non c’erano pesticidi e nessuno era stato vaccinato – tutte spiegazioni suggerite per spiegare la sindrome dei veterani della guerra del Golfo. Ma le persone hanno avuto gli stessi sintomi. Non sto dicendo che l’Afghanistan sia stato un vasto esperimento per usare le nuove armi all’uranio. Ma usate il vostro buon senso…”

Piu’ informazioni su DU qui, qui, e qui

Il ricco business della guerra

All’inizio del 2008 il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha dichiarato che il costo per gli Stati Uniti della sola guerra in Iraq raggiungerà i 5 trilioni di dollari. Poi c’è l’Afghanistan. Chi paga? Come sempre, il popolo, quei cittadini a cui negli Stati Uniti si nega perfino l’assistenza sanitaria e le cui scuole pubbliche sono allo sbando. Ad essere contenti invece le grandi corporations – o come si dice negli Stati Uniti, Corporate America, che tra uno scandalo e l’altro, tra una bolla speculativa e l’altra, hanno affossato la Repubblica dei Padri Fondatori per sostituirvi un’impero in continua espansione, un’espansione che ha bisogno di continue guerre per il controllo delle fonti di energia, un’espansione che non è sostenibile dal nostro pianeta dove i cambiamenti climatici causati dall’irrazionale avidità del sistema economico  stanno mettendo a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Le corporations, i giganti che controllano l’economia e la vita su questo pianeta, sono delle entità che mirano alla massimizzazione del profitto, costi quel che costi. In questo loro goal esistenziale, i loro effetti ricadono sulle popolazioni di interi paesi e del pianeta intero senza che vengano chiamate a rispondere delle loro azioni, come avverrebbe se quelle stesse azioni e quegli effetti fossero messi in essere da singoli. La loro irresponsabilita’ e’ stata molto bene illustrata nel libro The Corporation: The Pathological Pursuit of Profit and Power, scritto da Joel Bakan da cui e’ stato tratto il celebre documentario The Corporation.

Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro.

Cio’ che sorprende e indigna è che si debba aspettare gli ex- per avere dei lampi di onesta’ intellettuale mentre coloro che denunciavano le stesse cose e cercavano di mettere in guardia sui rischi delle c.d. guerre preventive venivano tacciati di non essere patrioti, di populismo, di essere amici dei dittatori e difendere le violazioni dei diritti umani, in un coro guerrafondaio che mirava e tutt’ora mira a far tacere la ragione e l’umanita’ con quel vecchio stratagemma della propaganda, prima responsabile dei disastri di ogni guerra.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito c’è un serio, appassionato e argomentato dibattito sulle guerre in Iraq e Afghanistan, anche all’interno del Partito Democratico americano e del Partito Laburista britannico. In Italia invece l’informazione è troppo occupata a guardare dal buco della serratura delle camere da letto, salvo poi riversare fiumi di retorica e lacrime da coccodrillo quando le tragedie annunciate puntualmente si verificano.


Pannella: Il candidato della sinistra Tony Blair traditore di libertà e di pace

14 settembre 2009

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Marco Pannella intervenendo questa mattina a Radio Radicale ha parlato della possibilità che Tony Blair venga candidato dalla sinistra europea come Presidente della nuova Unione Europea:

“Abbiamo tentato di documentare che non solo Bush, ma se possibile ancora peggio di lui, c’è stato un personaggio che ha tradito il proprio Paese ed il proprio giuramento reiteratamente, che è stato corresponsabile di una politica assassina, negata e nascosta al proprio Paese, malgrado quei documenti interni scritti dei propri diretti collaboratori, e questo è Tony Blair.”

Indeed! Qui nel Regno Unito, Tony Blair è conosciuto come il criminale di guerra Tony Bliar.

Torniamo a ringraziare RadioRadicale per il servizio pubblico che continua ad assicurare ai cittadini italiani e di cui, ora piu’ che mai, la Repubblica ha bisogno.