Debora Serracchiani risponde su matrimonio gay e adozioni

19 agosto 2009

A differenza di Mario Adinolfi, che purtroppo si è sottratto al dibattito che lui stesso aveva iniziato, con un laconico “non ho molto da aggiungere a quel che ho già scritto”, Debora Serracchiani ha risposto alla mia e-mail in tema di matrimonio gay e adozione da parte di omosessuali. Qui sotto la sua e-mail e di seguito la mia risposta.

Caro Gabriele, sono favorevole alle unioni omosessuali  e alle adozioni da parte di singoli e omosessuali. L’ho già detto in alcune occasioni. Per quanto riguarda la sentenza del TAr, come tutte le sentenze va rispettata. Sul punto però, ho rilasciato un intervista che uscirà fra qualche giorno, per cui è meglio se ne parliamo dopo fine mese. Grazie e scusami per la brevità de mio messaggio ma sono in treno da mi a ve. ciao, Debora

Segue la mia risposta:

Cara Debora,

ti ringrazio davvero per la tua email. Sono felice di sapere che sei favorevole alle adozioni da parte di singoli e omosessuali; il segretario Franceschini come sai non è d’accordo e con lui molti altri all’interno del PD ma mi fa piacere sapere che Adinolfi si era sbagliato anche su questo, che ci sono molti altri esponenti del PD che non la pensano come Franceschini, Adinolfi, Rutelli e Binetti e che la linea del partito in materia è ancora tutta da decidere.

Nell’opinione di quanti vi si oppongono, le adozioni da parte di omosessuali credo sia l’ostacolo per aprire l’istituto giuridico del matrimonio alle coppie gay in Italia. E tuttavia credo che noi che la pensiamo diversamente dovremmo fare in modo che se ne parli, sia all’interno del partito sia sui mezzi di comunicazione; come ho gia’ scritto, la Revisione della Convenzione europea sull’adozione dei minori, la Corte europea dei diritti dell’uomo, la legislazione di molti paesi europei e studi in materia devono essere seriamente parte della discussione politica in Italia mentre da troppe parti si continua a dire di no sia alle unioni gay sia soprattutto alle adozioni da parte di gay, solo sulla base dell’ideologia, che in questo caso è la posizione che proviene dalle gerarchie cattoliche. Con il dovuto rispetto che si deve avere sia per coloro che la pensano in modo diverso sia per la Chiesa Cattolica, non credo che il dogma, l’ideologia, la posizione di una confessione religiosa siano elementi su cui si possa basare la legislazione in un paese laico.

Grazie all’impegno dell’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI e della RETE LENFORD, il Tribunale di Venezia e la Corte d’Appello di Trento hanno recentemente sollevato la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta per quanto riguarda il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Come iscritto al PD credo il partito debba discutere, liberamente, civilmente e razionalmente su questi temi e respingere le pressioni che vengono dal Vaticano. Su questo e sugli altri temi che riguardano i diritti civili, le libertà fondamentali e la laicità dello stato, il Partito Democratico non può rimanere in silenzio o tentennare mentre le istituzioni repubblicane sono ormai sotto attacco permanente da parte delle gerarchie vaticane, un attacco eversivo come hanno dimostrato le ultime vicende in tema di ora di religione.

Grazie ancora per la tua risposta e buon congresso!

Cordialmente,
Gabriele

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Laicità o compromesso? Il grande equivoco

13 agosto 2009

Evviva il compromesso! In politica e non solo, il compromesso tra posizioni differenti è spesso l’unica via per una convivenza civile. Il compromesso tra A e B porta spesso ad adottare una posizione C a cui forse sia A sia B non avevano pensato. Inoltre, sempre meglio un compromesso tra posizioni distanti che una lotta che rischia di sfociare in violenza, soprattutto considerando quanto tragicamente difficile sia per l’essere umano capire e accettare il metodo della non-violenza. Compromesso significa rispetto per chi non la pensa come noi, tolleranza, capacità di capire le posizioni altrui anche e soprattutto quando non le condividiamo.

Quando però nella società italiana, nei partiti politici, nei dibattiti in TV e sui giornali si parla di compromesso tra laici e cattolici, in realtà si da’ voce ad un grande equivoco; infatti la laicità è gia’ il compromesso tra posizioni lontane, a volte contrastanti.

In una società civile, quando si tratta di stabilire regole che valgono per tutti, l’etica di una parte non può e non deve prevalere e imporsi contro la volontà di coloro che non riconoscono quell’etica come propria; lo Stato e le sue leggi non possono fare propria l’etica di una parte e imporla a tutti i cittadini, non importa quanto maggioritaria nel paese quella parte sia. Troppo spesso ci si dimentica che democrazia non è sinonimo di dittatura della maggioranza, almeno nelle società liberal-democratiche. Qui lo Stato riconosce che alcuni diritti individuali sono precedenti allo Stato, quindi inalienabili, e lo Stato non può che rispettarli e farli rispettare.

Nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 per esempio, si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Se una persona vuole sposarsi con un’altra dello stesso sesso, se Tizio vuole lasciare scritto che non vuole l’alimentazione forzata, se una donna vuole usufruire della Legge 194 sull’interruzione della gravidanza, se una ragazza vuole avere la pillola del giorno dopo, se grazie ai progressi della medicina un aborto può essere meno traumatico e penoso per una donna… ma dov’è il problema? Perché deve diventare un caso di lotta politica da parte di coloro che si oppongono a queste scelte di civiltà?

Se la Chiesa Cattolica nella voce delle gerarchie vaticane la pensano in modo diverso, pace! loro diritto di predicare quel che vogliono – tanto poi i fedeli non seguono di certo il Vaticano come i referendum su divorzio e aborto hanno dimostrato e la pratica della vita di milioni di persone è li’ a dimostrarlo. Ma questa posizione non può essere tradotta nel volere usare lo Stato in maniera confessionale, obbligando tutti a seguire l’etica di una parte, quella cattolica. Questo è Stato confessionale, quindi etico, lo stesso Stato che ha dato vita a mostri che hanno fatto davvero stragi di popoli.

Io non voglio impedire a un cattolico di seguire l’insegnamento della sua Chiesa, se questo è quello che vuole. Purtroppo certi cattolici e le gerarchie vaticane vogliono imporre a me la loro etica; io sono cittadino italiano, non del Vaticano e in Italia non è obbligatorio essere cattolici o seguire le direttive di uno stato straniero.

Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, l’Italia non è uno Stato laico; non lo è piú stato da quel disgraziatissimo 1929, quando un dittatore stipulò quei maledettissimi Patti Lateranensi che fecero risorgere la Chiesa Cattolica come soggetto di diritto internazionale. In quell’anno si chiuse definitivamente un breve periodo di storia nazionale, quel periodo che portò all’unità d’Italia e cercò di abbattere il potere temporale della Chiesa e porre termine anche nel nostro paese al feudalesimo.

La furia violenta della Curia Romana che con il terrore e l’inganno (la falsa donazione di Costantino) aveva usurpato il potere e fatto scorrere fiumi di sangue per lunghissimi secoli bui illuminati solo dai roghi nelle piazze e dalle torture della maledettissima Santa Inquisizione, veniva finalmente fermata anche in Italia dopo che il resto d’Europa aveva già deciso da che parte andare con la Riforma Protestante, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese. Disgraziatamente per l’Italia, quel periodo iniziò troppo tardi e terminò troppo presto. Dopo la dittatura fascista e la fine di una guerra disastrosa, la Repubblica non ebbe la forza, l’intelligenza e il coraggio di ricominciare là dove il Risorgimento aveva lasciato; la Chiesa, che aveva aiutato il Fascismo e del Fascismo si era servita, tornò a spadroneggiare.

Ma nei dibattiti in TV e sui giornali, nelle parole di politici clericali e/o opportunisti, non v’è traccia dell’orizzonte culturale, della storia delle idee che vengono nascoste, per ignoranza o in malafede, al popolo che non si vuole sovrano. Intanto l’Italia si allontana sempre piú dal resto d’Europa e del mondo occidentale, dove quelle conquiste dell’Illuminismo fanno ormai parte del patrimonio culturale e politico dei popoli e delle loro istituzioni. Non è un caso che l’Italia sia vittima dell’illegalità, della partitocrazia, del populismo, dell’intolleranza e del razzismo in tutte le sue forme; cosí come non fu un caso che il Fascismo nacque in Italia. Non è un caso che in Italia le conquiste di civiltà liberale siano sempre in ritardo e zoppicanti.

La cattolicissima Spagna, uscita da una lunghissima dittatura solo qualche decennio fa’, è riuscita a trovare l’orgoglio della ragione e ad esprimere una classe dirigente consapevole, lungimirante, laica e capace di dire di NO! all’invadenza clericale nella res publica. In Italia, dove ci si attarda ancora su posizioni oscurantiste, non è piú tollerabile la timidezza pavida di troppi laici all’amatriciana, piú interessati al rapporto di scambio con una chiesa arrogante e potentissima che alla salute della Repubblica.