Povera Patria

1 ottobre 2009

Ha ragione il caudillo italiano, “Lunga vita alla Dandini e a Santoro che non fanno altro che portare voti al centrodestra”. Il paese dei guelfi e ghibellini, dei campanili, del Fascismo, delle corporazioni, delle tribú, della mafia, dei gattopardi, degli abusi di potere, della partitocrazia e del populismo demagogico sta soffocando di voyeurismo nell’ora piu’ tragica della giovane e fragile Repubblica. Scrive Aldo Grasso sul Corriere:

Temo che Silvio Berlusconi abbia ragio­ne: lui conta i voti della gente, gli altri si esercitano sull’audience. Anzi, sono pri­gionieri della logica perversa della tv più corriva. Di questi tempi, l’Italia avrebbe bisogno di tutto, fuorché di lottare per la poetica dello sciacquone.

Ma come una mignatta, la retorica pomposa e vacua non demorde. Continua il vittimismo pietoso e demagogico di Repubblica, della Federazione Nazionale della Stampa e di coloro che si ricordano dell’Art. 21 della Costituzione solo per difendere i loro interessi corporativi. Ma cosa diavolo dice questo Art. 21? I primi due commi recitano:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

I paladini della “libera stampa”, i difensori della libertà d’informazione a senso unico sono gli stessi che si trincerano dietro l’Ordine Fascista dei giornalisti, definito già da Umberto Terracini “una mostruosità giuridica”, in palese contrasto con l’Art. 21 della Costituzione.

Continua indisturbata intanto la spartizione della cosa pubblica tra le cosche del potere partitocratico. La RAI assomiglia sempre di piu’ ad una Cosa Nostra di Don e Caporegime, dove l’unica cosa pubblica è il canone, il pizzo imposto ai cittadini per mantenere la propaganda di Santa Signora delle Clientele; il bilancio è in rosso e Pantalone paga.

I protagonisti di questa informazione faziosa e autoreferenziale – che si chiamino Minzolini, Vespa o Santoro conta poco – arringano dagli schermi televisivi ad una folla sempre piu’ confusa e meno informata, trasformata in tifoseria da curva sud. E mentre si godono i loro stipendioni d’oro, gli italiani sopravvivono con 700 euro al mese, sono sommersi dalla spazzatura e continuano a morire d’illegalità.

Forse ormai incapace di capire la differenza tra Beautiful e la realtà, il popolo bue viene distratto con Patrizia D’Addario; Repubblica non sta piu’ nella pelle:

Secondo quanto appreso da Repubblica.it la donna che per due volte fu nella residenza del premier, e che nella seconda occasione si fermò per la notte, interverrà in diretta. Non è stato ancora deciso se in collegamento video o in studio.

Povera Patria!


Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

23 settembre 2009

sipario

Sabato 3 ottobre ci sarà finalmente la manifestazione per la libertà d’informazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Abbiamo già scritto sulla libertà di stampa e su questa manifestazione che doveva originariamente svolgersi il 19 settembre ma poi rinviata a seguito della morte dei militari italiani in missione di guerra (contro la Costituzione repubblicana) in Afghanistan; nel paese del melodramma il giornalismo italiano non può condividere il palcoscenico né gli applausi della folla che – ne siamo sicuri – riempirà Piazza del Popolo con il solito entusiasmo che durerà per una buona mezza giornata.

Intanto continua incessante la retorica, venduta come informazione dalle prime pagine della stampa “libera”, aspettando che il sipario si alzi il 3 ottobre, come un’opera di Puccini, su quella bellissima piazza di Roma, perfetta scenografia per un divertente pomeriggio da figuranti.

Amiamo l’opera e gli artisti che c’hanno regalato tanta bellezza e passione. Ricordiamo con nostalgia quando, molti anni fa’, abbiamo iniziato ad appassionarci a quest’arte, cosí vicina al temperamento italiano; per meglio godere del canto e della musica a teatro, ci si preparava a casa nei giorni precedenti, con l’aiuto di un CD e del libretto. Per questo motivo ci permettiamo di consigliare a tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione della FNSI e dell’Ordine Fascista dei Giornalisti di cominciare a prepararsi per il melodramma. Il libretto si chiama Penne, Antenne e Quarto Potere, scritto da Wolfgang M. Achtner, un giornalista americano corrispondente da Roma e pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

L’autore scrive nell’introduzione:

Per chi è stato abituato a lavorare per una televisione americana e crede nel valore di questo mestiere, i telegiornali italiani costituiscono un’offesa, e a guardarli si soffre fisicamente. (…) L’impatto negativo di questa situazione è aggravato dal fatto che in Italia non esiste una stampa veramente libera. (…) Questo è risultato possibile perché i giornalisti italiani non hanno mai abbracciato il concetto anglosassone di giornalismo concepito come servizio pubblico, in base al quale i principali doveri del giornalista sono, in primis, di informare i cittadini, di modo che possano compiere una scelta ragionata alle urne, e poi controllare, a nome dei cittadini, l’operato degli eletti. I giornalisti italiani hanno capovolto questo concetto e, in cambio dei servizi resi al potere, hanno ricevuto privilegi e protezione, legittimati dall’Ordine dei Giornalisti, organizzato secondo una rigida struttura corporativa chiusa. Fare carriera in una testata di giornale o televisiva italiana dipendeva – e dipende – molto di piu’ dai servizi resi a un partito o al proprietario della testata che da veri meriti giornalistici.

Affascinante, schietto, scritto per essere capito, Achtner denuncia “l’atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana” e informa il lettore su casi concreti, con nomi e cognomi “dei tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”, come scrive Bocca nella prefazione.

Il libro denuncia l’ignoranza, l’omertà, l’ipocrisia e la malafede di una casta di parassiti che – recitando la parte dei giornalisti – è solo interessata all’interesse personale e privato loro e dei loro editori e che calpesta, senza scrupoli, i piu’ elementari principi di correttezza. Scrive Achtner:

Il difetto piu’ grave della stampa italiana è la sua mancanza di credibilità. Negli ultimi vent’anni, invece di rivendicare il suo ruolo di Quarto Potere custodendo gelosamente la propria indipendenza, la stampa italiana è andata via via legandosi sempre di piu’ al potere politico ed economico. Per la stampa questo ha rappresentato un vero tradimento del proprio ruolo di guardiano dei poteri.

I cittadini italiani, vittime dell’informazione di regime che li vuole sudditi ignoranti e manovrabili, troveranno in questo libro un antidoto contro gli stregoni della propaganda e dopo averlo letto potranno meglio difendersi dalla violenza della TV e dei giornali. Penne, Antenne e Quarto Potere narra anche delle dichiarazioni sorprendenti e delle imprese rocambolesche dei baroni del giornalismo italiano, da Eugenio Scalfari a Furio Colombo, da Ezio Mauro a Paolo Mieli, da Augusto Minzolini a Emilio Fede, da Enrico Mentana allo scomparso Enzo Biagi; ognuno con il suo stile ma tutti partecipi della grande truffa dell’informazione italiana.

Non andate a Piazza del Popolo il 3 ottobre senza aver prima letto Penne, Antenne e Quarto Potere; non riuscireste a godere del melodramma inscenato per voi dai “tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”.