Scudo fiscale, libertà di stampa e la salute della Repubblica

5 ottobre 2009

emblema

Scudo Fiscale

Nonostante si sia cercato da piu’ parti di nascondere lo scandalo vero (assenze in Aula dei parlamentari dell’opposizione) con uno scandalo falso (critiche di Di Pietro al Presidente della Repubblica), sale il malumore nel paese. Non esiste nel nostro ordinamento il reato di lesa maestà e le critiche di Di Pietro al Capo dello Stato rientrano nelle prerogative costituzionali di un parlamentare della Repubblica; nonostante i toni, che possono non piacere, non è possibile censurare le parole del leader dell’Italia dei Valori senza violare la Costituzione. Con il finto scandalo, politici e mezzi d’informazione vorrebbero coprire l’indecenza di questa legge immorale, lo scudo fiscale, e le responsabilità di un’opposizione ancora piu’ indecente. Benissimo ha fatto il nuovo quotidiano il Fatto a pubblicare i nomi dei deputati assenti e a stigmatizzare l’accaduto.

La classe dirigente del PD è allo sbando. Massimo D’Alema, gia’ Presidente del Consiglio dei ministri e parlamentare di lungo corso, cosí spiega la sua assenza dalla Camera dei Deputati per il voto sulle pregiudiziali di incostituzionalità sullo scudo fiscale:

“avevo una manifestazione e non mi era stato spiegato bene che era un voto importante”

A quella votazione erano assenti, tra gli altri, anche Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, due dei tre candidati alla segreteria del PD che ci chiederanno il voto alle primarie del 25 ottobre. Ignazio Marino, anche lui candidato alla segreteria del PD, alza la voce e chiama quelle assenze “scandalose”:

“Spero che i capogruppo intervengano con delle sanzioni molto severe perché l’opposizione doveva contrastare con la propria presenza l’approvazione del provvedimento. Ciò non è avvenuto ed è gravissimo. Non si può tradire il Paese avendo un ’salario’ molto alto e non essendoci quando c’è da contrastare una legge che di fatto è un’istigazione a delinquere”.

Anche Debora Serracchiani è indignata e chiede “provvedimenti severi ed esemplari” per i parlamentari assenti. Intanto cresce la protesta sulla Rete e il popolo democratico è furioso; basta farsi un giro sui siti di Marino e Serracchiani e leggere i commenti dei cittadini.

Non crediamo nelle misure disciplinari, ancora meno in quelle esemplari e non ci pare che la classe diridente del PD possa o voglia autoinfliggersi alcunche’. Crediamo però nella democrazia e auspichiamo che i cittadini italiani vorranno far sapere ai vari D’Alema, Bersani e Franceschini cosa pensano del loro comportamento quando il 25 ottobre andremo a scegliere il nuovo segretario del PD con le primarie.

Libertà di Stampa

Ci siamo già espressi sulla libertà di stampa in Italia e sulla manifestazione di sabato scorso a Roma. Abbiamo fatto notare le contraddizioni, l’ipocrisia e le voci fuori dal coro, boicottate ovviamente dalla maggior parte dei media (a proposito di liberta’ di stampa). 

Un’altra voce fuori dal coro della retorica è venuta da Enrico Mentana, che sul Riformista del 4 ottobre ha denunciato: “Ho visto che c’erano i simboli di partiti e sono tornato indietro. C’erano tutti. Anche chi ha appena finito di lottizzare la RAI”.

Invece di scendere in piazza e lasciarsi guidare dal giornale-partito la Repubblica, il PD farebbe bene a guardarsi allo specchio e iniziare una seria e radicale autocritica sul tema dell’informazione: sia sugli errori catastrofici che ha commesso in questi anni sia sulla sua partecipazione attiva alla lottizzazione, a cominciare dalla RAI. Ancora una volta, Marino è nel giusto a denunciare le responsabilità del PD in tema di informazione.

Quanto ai giornalisti, non potranno essere presi seriamente fino a quando non decideranno di abbattere l’omertoso sistema corporativo che li vede protagonisti di una delle caste piu’ autoreferenziali del paese. L’assoluta mancanza di credibilità dell’informazione italiana, il vero problema che si vuole nascondere, perdurerà fino a quando continuerà ad esistere l’Ordine fascista dei giornalisti ed il sistema di connivenza tra informazione e politica, incentrato sui generosissimi contributi statali agli editori e sul monopolio Raiset.

La salute della Repubblica

Gli interessi economici in gioco sono enormi e la lotta tra fazioni per difendere quegli interessi rischia di affossare una volta per tutte la fragile Repubblica. A seguito della sentenza sul lodo Mondadori che ha condannato la Fininvest di Berlusconi a risarcire la CIR di De Benedetti con 750 milioni di euro, la destra sta pensando di far scendere in piazza il suo popolo. Il muro contro muro rischia di trasformarsi in una guerra civile e i cittadini di essere usati come pedine di un gioco dissennato. L’unica speranza è che i cittadini riescano a riappropriarsi della politica ed esprimere una classe dirigente responsabile, che abbia a cuore la salute della Repubblica e capace di iniziare quel processo di riforme radicali che sole possono salvare il paese.

In questo scenario, le primarie del PD del 25 ottobre – quando, ricordiamolo, tutti i cittadini italiani potranno votare per scegliere il nuovo leader del partito – acquistano un’importanza ancora maggiore, non solo per il PD ma per la nostra Repubblica; Ignazio Marino è l’unico candidato credibile ma nulla potrà fare se noi tutti non lo voteremo il 25 ottobre. Come sempre, dipende tutto da noi.

P.S. Un lettore ci chiede perché non abbiamo commentato la sentenza sul lodo Mondadori. Pensiamo che in un paese civile, le sentenze dei tribunali della Repubblica vadano applicate, non commentate. Quello che sta accadendo in Italia in queste ore è fuori dalla civiltà liberal-democratica; in nessuna democrazia liberale potrebbe accadere che un governo denunci una sentenza della magistratura che condanna il capo di quel governo per una vicenda di corruzione. E’ davvero fuori dal mondo e ci vuole molta immaginazione solo per ipotizzare un caso analogo in una democrazia liberale; in quel caso, in un paese civile, quel governo sarebbe completamente delegittimato e incapace di restare al suo posto. Il capo di quel governo si sarebbe dimesso un minuto dopo la notizia di quella sentenza.


Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

23 settembre 2009

sipario

Sabato 3 ottobre ci sarà finalmente la manifestazione per la libertà d’informazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Abbiamo già scritto sulla libertà di stampa e su questa manifestazione che doveva originariamente svolgersi il 19 settembre ma poi rinviata a seguito della morte dei militari italiani in missione di guerra (contro la Costituzione repubblicana) in Afghanistan; nel paese del melodramma il giornalismo italiano non può condividere il palcoscenico né gli applausi della folla che – ne siamo sicuri – riempirà Piazza del Popolo con il solito entusiasmo che durerà per una buona mezza giornata.

Intanto continua incessante la retorica, venduta come informazione dalle prime pagine della stampa “libera”, aspettando che il sipario si alzi il 3 ottobre, come un’opera di Puccini, su quella bellissima piazza di Roma, perfetta scenografia per un divertente pomeriggio da figuranti.

Amiamo l’opera e gli artisti che c’hanno regalato tanta bellezza e passione. Ricordiamo con nostalgia quando, molti anni fa’, abbiamo iniziato ad appassionarci a quest’arte, cosí vicina al temperamento italiano; per meglio godere del canto e della musica a teatro, ci si preparava a casa nei giorni precedenti, con l’aiuto di un CD e del libretto. Per questo motivo ci permettiamo di consigliare a tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione della FNSI e dell’Ordine Fascista dei Giornalisti di cominciare a prepararsi per il melodramma. Il libretto si chiama Penne, Antenne e Quarto Potere, scritto da Wolfgang M. Achtner, un giornalista americano corrispondente da Roma e pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

L’autore scrive nell’introduzione:

Per chi è stato abituato a lavorare per una televisione americana e crede nel valore di questo mestiere, i telegiornali italiani costituiscono un’offesa, e a guardarli si soffre fisicamente. (…) L’impatto negativo di questa situazione è aggravato dal fatto che in Italia non esiste una stampa veramente libera. (…) Questo è risultato possibile perché i giornalisti italiani non hanno mai abbracciato il concetto anglosassone di giornalismo concepito come servizio pubblico, in base al quale i principali doveri del giornalista sono, in primis, di informare i cittadini, di modo che possano compiere una scelta ragionata alle urne, e poi controllare, a nome dei cittadini, l’operato degli eletti. I giornalisti italiani hanno capovolto questo concetto e, in cambio dei servizi resi al potere, hanno ricevuto privilegi e protezione, legittimati dall’Ordine dei Giornalisti, organizzato secondo una rigida struttura corporativa chiusa. Fare carriera in una testata di giornale o televisiva italiana dipendeva – e dipende – molto di piu’ dai servizi resi a un partito o al proprietario della testata che da veri meriti giornalistici.

Affascinante, schietto, scritto per essere capito, Achtner denuncia “l’atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana” e informa il lettore su casi concreti, con nomi e cognomi “dei tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”, come scrive Bocca nella prefazione.

Il libro denuncia l’ignoranza, l’omertà, l’ipocrisia e la malafede di una casta di parassiti che – recitando la parte dei giornalisti – è solo interessata all’interesse personale e privato loro e dei loro editori e che calpesta, senza scrupoli, i piu’ elementari principi di correttezza. Scrive Achtner:

Il difetto piu’ grave della stampa italiana è la sua mancanza di credibilità. Negli ultimi vent’anni, invece di rivendicare il suo ruolo di Quarto Potere custodendo gelosamente la propria indipendenza, la stampa italiana è andata via via legandosi sempre di piu’ al potere politico ed economico. Per la stampa questo ha rappresentato un vero tradimento del proprio ruolo di guardiano dei poteri.

I cittadini italiani, vittime dell’informazione di regime che li vuole sudditi ignoranti e manovrabili, troveranno in questo libro un antidoto contro gli stregoni della propaganda e dopo averlo letto potranno meglio difendersi dalla violenza della TV e dei giornali. Penne, Antenne e Quarto Potere narra anche delle dichiarazioni sorprendenti e delle imprese rocambolesche dei baroni del giornalismo italiano, da Eugenio Scalfari a Furio Colombo, da Ezio Mauro a Paolo Mieli, da Augusto Minzolini a Emilio Fede, da Enrico Mentana allo scomparso Enzo Biagi; ognuno con il suo stile ma tutti partecipi della grande truffa dell’informazione italiana.

Non andate a Piazza del Popolo il 3 ottobre senza aver prima letto Penne, Antenne e Quarto Potere; non riuscireste a godere del melodramma inscenato per voi dai “tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”.