Al capezzale della Repubblica – prima parte

30 novembre 2009

Se è vero, come si dice, che l’intera vita passa davanti agli occhi prima di morire, siamo davvero arrivati al crepuscolo della Repubblica. L’intera storia d’Italia – sempre piu’ una denominazione geografica e sempre meno uno stato civile – sta passando velocemente davanti agli occhi di quella giovane disgraziata; i problemi, vecchi di decenni, di secoli e di millenni sembra si stiano raccogliendo attorno al suo capezzale.

Eugenio Scalfari su Repubblica e Sergio Romano sul Corriere della Sera sono ieri intervenuti sugli ultimi sintomi di questa moribonda. Scrive Sergio Romano:

Il «concorso esterno in associazione mafiosa» si è dimostrato una categoria penale alquanto fumosa e imprecisa.

Scrive Eugenio Scalfari:

Si discute e si mette in dubbio da parte dei difensori di Berlusconi la validità di un reato come quello di concorso esterno in associazione mafiosa, non contemplato dal codice penale ma ormai da gran tempo legittimato da una serie costante e conforme di pronunce giurisprudenziali della Cassazione.

La certezza del diritto, la certezza del reato e della pena sono tutte cose che s’insegnano (o forse s’insegnavano) al primo anno di Giurisprudenza. Oggi – sulle pagine della stampa “colta” – non si riesce nemmeno ad essere d’accordo su cosa sia reato e cosa non lo sia. Lasciando questa discussione tecnica ai tecnici, cioe’ ai giuristi, faccio solo notare la disinvoltura con cui Scalfari afferma:

“ogni discorso sulla improprietà di un reato non previsto da un codice penale più che antiquato è priva di qualunque fondamento”

cosí come faccio notare la superficialità di Romano quando scrive sul Corriere:

“peraltro il procuratore capo di Firenze ha smentito ieri che il presidente del Consiglio sia indagato”.

Romano evidentemente non è bene informato (e forse non legge nemmeno il giornale su cui scrive):

Se c’e’ di mezzo un reato di mafia “l’indagato non puo’ sapere di essere indagato per tutelare la segretezza delle indagini”. Lo dice al Corriere della Sera l’ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, che aggiunge: “Pubblicita’ non c’e’ in questo tipo di indagini sulla mafia”, quando un presunto indagato chiede se e’ indagato “deve ricevere una risposta in ogni caso negativa se si tratta di reati di mafia. E’ stabilito dal codice di procedura penale. E’ l’applicazione del cosiddetto ‘doppio binario'”.

L’aspetto però piu’ interessante che salta all’occhio dalla lettura comparata dei due articoli è l’assoluta sintonia del messaggio che i due illustri commentatori lanciano dai loro pulpiti; ponendo l’accento ognuno su aspetti differenti, quando non conflittuali, la conclusione che Scalfari e Romano traggono è la medesima. Scrive Romano:

Si può far cadere un governo che dispone di una consistente maggioranza senza dare un duro colpo al processo democratico? È una domanda a cui il presidente della Repubblica ha già dato una risposta: no, non si può. Occorre quindi una tregua, e la soluzione migliore per garantirne l’osservanza potrebbe essere il ritorno a un maggior senso di responsabilità dei poteri dello Stato, evitando forzature e invasioni di campo. Questo processo sarebbe favorito da una forma di immunità (che ricordiamolo fu introdotta dai padri costituenti) purché concordata a larga maggioranza.

Romano auspica un ritorno all’immunità, ma il suo aggrapparsi ai “padri costituenti” sembra solo un argomento peloso per dar forza alle sue tesi; ci sono infatti argomenti ben piu’ persuasivi che giustificano le tesi opposte, primo di quegli argomenti il fatto che ognuno puo’ capire da solo, nonostante i tentativi di alcuni intellettuali di infangare l’intelletto: non puo’ certo essere un capo di governo inquisito in molti processi per fatti gravi e gravissimi che risalgono ad anni in cui quel soggetto non rivestiva alcun ruolo istituzionale a poter mettere mano ad eventuali riforme sull’immunità e sulla giustizia. Anche a prescindere da qualsivoglia altra considerazione giuridica e politica, Berlusconi che mette mano a quelle riforme sarebbe visto dall’opinione pubblica, sia in Italia sia all’estero (e non senza ragioni), come Bin Laden che legifera in tema di terrorismo o un pedofilo in tema di tutela dei minori. La “tregua” di cui parla Romano sembra allora la resa dello stato di diritto.

Scrive Scalfari:

Ha ragione Napolitano quando dice che non è per via di processi che si elimina un avversario politico fin tanto che gli rimane la fiducia della maggioranza. Ma è altrettanto vero che gran parte di quella fiducia si verifica meglio alla luce di processi e sentenze che mettano in chiaro passaggi rimasti per troppi anni oscuri e inquietanti. Noi pensiamo che sia questa la buona democrazia. Intanto, il governo ha il diritto e il dovere di governare. Se cominciasse a farlo invece di restare perennemente in “surplace” sarebbe un buon risultato.

Se Romano crede di trovare la soluzione nell’immunità (che però sarebbe meglio chiamare con il suo vero nome: impunità), Scalfari invece si limita a concludere che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”. Ma sul come Silvio Berlusconi possa governare in questa situazione, Scalfari nulla dice. E tuttavia vale forse la pena notare che sia Romano sia Scalfari, nonostante sostengano tesi contrapposte e non conciliabili, concordano con il Presidente Napolitano che aveva detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Senza tornare a ripetere gli argomenti che mi fanno sostenere che Napolitano sbaglia – e con lui tutti coloro che per convinzione, opportunismo o timidezza sostengono le stesse tesi del Presidente della Repubblica – vale la pena, io credo, fare alcune considerazioni di carattere generale. Non sull’ultima crisi insomma si dovrebbe a questo punto riflettere ma sul male oscuro che sta consumando la nostra disgraziatissima Repubblica, mentre c’è già chi vuole crocifiggere la bandiera, affrettando il calvario della giovane morente.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualcosa su quel male oscuro, per ora basti segnalare che l’informazione fa sicuramente parte di quel calvario. In quell’editoriale su Repubblica, per esempio, a proposito del processo Andreotti, Eugenio Scalfari scrive:

Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell’ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa.

E’ mai possibile che Scalfari non conosca i fatti? Nel breve video qui sotto, il giudice Giancarlo Caselli, procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e ora procuratore capo della Repubblica a Torino, ricostruisce la verita’ giuridica e giudiziaria ricordando i documenti ufficiali.

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte

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Berlusconi, la piovra e i libri sulla mafia

28 novembre 2009

Roberto Saviano, autore di Gomorra

“Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo”Silvio Berlusconi

L’uomo e’ previdente, forse sta gia’ pensando alla sua prossima carriera; Berlusconi critico letterario e televisivo. Perché no? La frase qui sopra potrebbe aiutare libri come Gomorra, il bestseller di Roberto Saviano. Certo per Gomorra quell’aiuto arriva tardi ed e’ superfluo, le minacce di morte contro lo scrittore hanno gia’ fatto il giro del mondo. Se ne e’ parlato e se ne parla nei programmi televisivi e sulle prime pagine dei giornali, scrittori e intellettuali hanno promosso e firmato appelli e il libro e’ gia’ stato tradotto in molte lingue e pubblicato in molti paesi.

la prima pagina del britannico Independent del 12/4/2006

Quella frase però potrebbe aiutare quei tanti cittadini onesti che stanno coraggiosamente facendo conoscere il Belpaese con romanzi, saggi, articoli, film, documentari, musica… la notorietà di papi nel mondo non si discute, nei paesi anglosassoni è addirittura conosciuto come godfather (padrino) e le sue “recensioni”, soprattutto in tema di mafia, avranno sicuramente il dovuto risalto.

Quanto a Saviano, nei giorni scorsi lo scrittore ha promosso un appello contro il processo breve e ha risposto al Ministro Bondi: “Ecco perché non possiamo tacere” Saviano scrive al Ministro Sandro Bondi

No, no! Non voglio mica dire che Berlusconi voleva attaccare Saviano per il suo impegno civile. Non sono mica Andreotti che diceva: “a pensar male si fa peccato, ma ci s’indovina“.

Aggiornamento: Sul Fatto c’è un ottimo articolo di Marco Travaglio: Silvio, rimembri ancora?


“Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”

26 novembre 2009

Un altro giorno di ordinaria follia nella Repubblica confessionale delle banane.

Il Vaticano non si arrende e attraverso la Commissione Igiene e Sanità del Senato cerca di fermare l’introduzione della pillola abortiva RU486; il farmaco è utilizzato da vent’anni in paesi come Francia, Regno Unito e Svezia e approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Ma i buffoni in Parlamento prendono le direttive dall’ultima tirannide ancora presente in Europa, il Vaticano appunto, dove sadici fondamentalisti esperti nella teologia degli uteri vogliono ancora imporre la loro abominevole follia all’umanità.

Ed è a quella tirannide, a quella monarchia assoluta che non riconosce alcun diritto, alcuna libertà – deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo – che Piero Marrazzo si rivolge per chiedere perdono. Nientepopodimeno! “Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”. Si fa fatica a credere ai nostri occhi quando si legge sulla stampa:

“Quest’uomo sta compiendo un delicatissimo iter da cui nascerà una persona nuova”, ha rivelato, la scorsa settimana, a “Repubblica” l’abate di Montecassino, il vescovo Piero Vittorelli, confermando che l’ex presidente stava trascorrendo un periodo di ritiro spirituale nell’abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone.

Nel 1077 Enrico IV si reca a Canossa, costretto a chiedere perdono a papa Gregorio VII per tenersi la corona imperiale. Quale sarà la corona di Marrazzo? Forse il suo impiego in RAI? Il Medioevo in Italia non è mai finito, ma oggi fa ancora piu’ schifo di ieri. Povero Piero, che pena che fa! Questa è la classe dirigente della Repubblica confessionale delle banane, di destra, di sinistra e di centro; uomini e donne smidollati, che occupano le vette della politica, del giornalismo, delle professioni, della pubblica amministrazione, della finanza e della grande industria non per meriti acquisiti sul campo ma perché figli di, nipoti di, amici di, tesserati di. Uno spettacolo avvilente e rivoltante.

In Italia la madre dei cretini è sempre incinta; i figli poi crescono, mandano al governo del paese Berlusconi, i razzisti della Lega e i fascisti alla La Russa e Gasparri e quando vanno allo stadio danno il meglio di se’, anche all’estero: “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano”. La Repubblica riporta: “A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati”. Però! Parlamentiamo anche con i razzisti adesso; dev’essere il famoso garantismo italiano.

Il sindaco di Varallo, il deputato leghista Gianluca Buonanno, fa installare cartelli stradali contro l’uso del burqa. Per carità, lontano da me voler difendere il burqa; è solo che faccio fatica a vedere in questi crociati della Lega i difensori dei diritti delle donne. Sono gli stessi che s’inchinano alla Curia di Roma, che di donne ne ha torturate e bruciate durante i secoli molte, ma molte di piu’ che non i fondamentalisti islamici; sono gli stessi razzisti dell’operazione Bianco Natale, gli stessi xenofobi capeggiati da chi non ha problemi a dichiarare, “gli immigrati devono essere mandati a casa loro”. Non è che in Europa queste persone non ci sono ma – diversamente che in Italia – non sono ministri e non decidono la politica dei governi dei loro paesi. Poi ci si lamenta dei cori razzisti negli stadi o delle aggressioni contro immigrati e omosessuali? Solo ipocrisia.

L’ennesimo allarme sulla criminalità organizzata. Questa volta a lanciarlo è il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi:

“Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.

Se fossimo nel 1909, sarebbe una notizia. Se fossimo nel 1949, sarebbe ancora una notizia. Ma oggi? Come ricordava Beppe Grillo nell’estate del 2008:

oltre il 40% della ricchezza nazionale è illegale (rapporto Alto Commissariato anti-Corruzione) (…) Nella sua ultima relazione il Commissariato contro la Corruzione ha affermato: siamo peggio che in Tangentopoli, la corruzione piega ogni settore e la sanità è terra di conquista.

Una volta si insegnava che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto. Oggi in Italia invece prevale un’interpretazione del garantismo che non è accettata in nessun’altra democrazia al mondo. Si sente dire che fino a quando non c’è la condanna definitiva, quella passata in giudicato, vale la presunzione d’innocenza prevista dalla Costituzione. Verissimo. Ci mancherebbe altro! Ma in tutte le democrazie del mondo si usa distinguere tra il piano giudiziario e il piano politico e in quelle democrazie a nessuno passerebbe per la testa rivendicare la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva per giustificare la permanenza nel suo ufficio pubblico di un cittadino che ricopre incarichi di responsabilita’ politica e istituzionale. In quelle democrazie, in tutte le democrazie, ancora vige il principio che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto e i politici chiacchierati hanno la decenza di dimettersi prima di infangare l’ufficio che ricoprono. In Italia no, in Italia alcune tra le piu’ alte magistrature della Repubblica sono occupate da cittadini chiacchierati e condannati o che hanno procedimenti giudiziari in corso e i reati ipotizzati non sono bruscolini. Chi critica questo status quo, in Italia viene accusato di giustizialismo. Ebbene, in tutte le democrazie del mondo vige quel giustizialismo; è solo in Italia che la classe dirigente pretende l’impunità.

Si apprende che il ministro della difesa, Ignazio La Russa, elargisce maledizioni anche in trasferta; non pago delle sue volgari pagliacciate in TV – ricorderete il “possono morire” in tema di crocifissi – ora augura il cancro anche a tu per tu.

Chiudiamo con due chicche a proposito del Giornale di Vittorio Feltri. Un giornalista intraprendente (ma un po’ sfigato):

“Ha inviato alla sede genovese del Giornale presso il quale collaborava una lettera di minacce delle Br verso se stesso. La Digos ha denunciato l’uomo, Francesco Guzzardi, per simulazione di reato e procurato allarme.”

e un condirettore spudorato oltre ogni limite: “Cosa c’entra Dell’Utri con Berlusconi?”. Guarda il video qui di seguito:


Un’altra Italia è possibile. Domenica vota Marino e manda a casa i dinosauri

24 ottobre 2009

I HAVE A DREAM! Se anche voi, come noi, sognate un'altra Italia, alle primarie del PD del 25 ottobre votate per Ignazio Marino

Altro che festini con transessuali e cocaina! Ormai i mezzi d’informazione c’hanno spappolato completamente il cervello; a cominciare da Repubblica che ci ha ammorbato per mesi e mesi con le abitudini sessuali di Berlusconi, dimenticando tutto il resto, l’informazione ha narcotizzato il paese con i capricci sessuali dei politici. L’Italia ora si ritrova a spiare potenti e potentini dal buco della serratura della camera da letto, la plebe distratta dai problemi da cui si vuol tenere lontana. Panem et circenses. Ma c’è la crisi economica, il pane scarseggia e allora aumentano gli spettacoli; in un paese sessuofobico, il sesso vende, specialmente se trasformato in pornografia e i cittadini in voyeur. Ecco allora che ci tocca assistere alle scuse patetiche del presidente della regione Lazio che, ricattato da quattro carabinieri (!) per essersi divertito con una transessuale e un po’ di coca, appare davanti alle telecamere per negare e difendere il suo onore e quello della sua famiglia. Ridicolo! Sembrava un bambino di otto anni preso con le dita e la bocca sporche di marmellata. Dovrebbe dimettersi non per i festini e per i suoi gusti sessuali, legittimi e privati, ma per essere un codardo, un ipocrita e un bugiardo. La classe dirigente nostrana, come polli cresciuti in batteria, non gode certo di buona salute. Ma c’è di peggio, peggio assai.

In un articolo su Repubblica, La camorra alla conquista dei partiti in Campania, Roberto Saviano pone una domanda molto semplice alla classe dirigente del PD:

Per la camorra – abbiamo detto – destra e sinistra non esistono. Il Pd dovrebbe chiedersi, ad esempio, come è possibile che in un solo pomeriggio a Napoli aderiscano in seimila. Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi se è normale che il solo casertano abbia più iscritti dell’intera Lombardia, se non sia curioso che in alcuni comuni alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito erano inferiori al numero delle tessere. Perché la dirigenza del Pd non è intervenuta subito su questo scandalo?

Proprio ieri scrivevamo sugli ultimi scandali di corruzione in Campania, scandali che vedono (ancora!) protagonisti i coniugi Mastella. È drammaticamente serio e preoccupante che in Campania (ma anche in Calabria) il Partito Democratico non solo sia corteggiato dalla criminalità organizzata ma sembra felice di cotante attenzioni. Non solo; Pierluigi Bersani, che in quelle regioni ha avuto un gradimento ben superiore alla media nazionale nelle votazioni dei congressi di circolo, è stato accusato esplicitamente, anche da esponenti del PD, di chiudere gli occhi di fronte a quanto sta avvenendo in quelle regioni. Il perche’ ce l’ha ricordato il Corriere della Sera:  Gra­zie ai governatori Agazio Loie­ro e Antonio Bassolino, Bersa­ni è riuscito ad ottenere un ri­sultato favorevole.”

Il PD ha bisogno di un rinnovamento radicale, non di facciata. Sia Franceschini sia Bersani non sono credibili come fautori di questo cambiamento, troppo ingranati in quel sistema di potere che ha provocato guasti e corruzione. Ha un bel dire Massimo D’Alema, che in un incontro qualche giorno fa’ ha mostrato tutta la sua stupida arroganza, affermando che Ignazio Marino, un suo collaboratore alla Fondazione Italianieuropei, “si è preso la libertà” di candidarsi alla segreteria del PD. Quelle sono le parole di un piccolo satrapo che nulla, ma proprio nulla hanno a che spartire con la democrazia e con l’Italia che la stragrande maggioranza dei cittadini, di destra e di sinistra, vogliono costruire.

Mandiamo a casa questa classe dirigente di parassiti, che da troppo tempo vive e prospera sulla groppa degli italiani onesti. Domenica tutti i cittadini italiani possono dare una mano per questa rivoluzione pacifica e necessaria: le primarie del PD sono aperte a tutti. E’ una rarissima opportunita’, davvero democratica, che sarebbe un atto d’incivilta’ lasciarsi scappare. Andiamo tutti a votare e votiamo per l’unico candidato a cui possiamo onestamente dare fiducia; Ignazio Marino segretario del Partito Democratico.

Leggi anche:

La maggioranza silenziata e le primarie del PD

L’Italia vista da Marte


Casa Nostra: l’omofobia, la mafia e i canarini

22 ottobre 2009
Casa Nostra

Casa Nostra

“Ci sono certe regole – regole esplicite – che tutti i membri della malavita devono seguire: Niente barba. Mai dormire con la moglie di un altro gangster. Nessuna cooperazione con il governo, in linea con l’omerta’, il codice mafioso del silenzio. Ma poi ci sono quei costumi che sono cosi’ penetrati come parte dell’essere mafioso che non hanno nemmeno bisogno di essere detti. In alto tra questi costumi, forse il primo tra essi, è il divieto di essere gay”.

Inizia cosi’ un articolo sul New York Times del 20 ottobre dedicato al boss mafioso Robert Mormando, della famiglia Gambino. Mormando, durante un’udienza alla Federal District Court in Brooklyn, ha confessato non solo di essere un informatore del governo ma ha anche ammesso di essere omosessuale. Dopo aver confessato di aver preso parte ad una sparatoria contro il proprietario di un negozio di bagel [panini a forma di ciambella], la difesa di Mormando ha cercato di persuadere il giudice che la sua cooperazione con la giustizia è stata ancora piu’ rischiosa perche’ per molti anni il boss mafioso ha nascosto la sua omosessualita’ mentre faceva parte di Cosa Nostra. L’articolo del New York Times viene ripreso da Ennio Caretto sul Corriere della Sera.

Questa mentalita’ mafiosa, che merita le pagine del piu’ prestigioso quotidiano degli Stati Uniti, in Italia è patrimonio nazionale e non farebbe mai notizia. Pochi giorni fa’ commentavamo su questo blog le dichiarazioni del ministro Scajola, “riteniamo pero’ che la sessualita’ sia un incontro tra maschio e femmina”. Dichiarazioni, come si vede, in perfetto stile mafioso. Quella mentalita’ mafiosa peraltro alberga anche nelle menti dei celoduristi padani; quest’estate il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il leghista Luca Zaia, ci ha infatti illustrato il suo “pensiero” su RAI e omosessualità:

“La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili personaggi meno appariscenti. In ogni caso la Rai non deve dare priorità al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensì seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi”.

Pochi giorni fa’ il disegno di legge contro l’omofobia e’ stato affossato in Parlamento; e’ toccato alla fondamentalista Paola Binetti fare da capro espiatorio, ma ormai lo sanno tutti, Paola Binetti non è il problema. Intanto il terrorismo omofobo continua, tra le benedizioni del Vaticano e dei suoi tirapiedi in Parlamento. In perfetto stile mafioso!

E in perfetto stile mafioso, l’omofobia e’ la stella polare dell’UDC di Casini e Buttiglione, il partito clericale che si ispira all’oscurantismo, all’ignoranza e alla guerra contro la scienza e la ragione da parte della Curia Romana che – erede di secoli di barbarie – ancora si ostina a giustificare l’omofobia teologicamente.

C’e’ una bizzarra scuola di pensiero che ritiene che il problema dell’omofobia e dei diritti civili ai cittadini lgbt riguardi una piccola minoranza del paese, e che quindi non deve entrare nel discorso politico e soprattutto non deve impedire al PD di allearsi con l’UDC. Un tema di nicchia, l’hanno definito. La timidezza, per usare una parola troppo gentile, del PD in tema di diritti civili e liberta’ fondamentali denota l’ottusita’ della sua classe dirigente; mai sfiorati dal sospetto che l’omofobia sia un problema degli eterosessuali, quei dirigenti sono troppo immersi nella cultura di Casa Nostra per rendersi conto dello strettissimo legame tra l’omofobia e la mentalita’ mafiosa. Lo stesso vale per i media italiani, siano essi i mezzi d’informazione o d’intrattenimento o gli incroci d’infotainment; mentre la Chiesa di Roma e’ in piena guerra contro gli omosessuali, attaccando anche l’ONU e l’Unione Europea e opponendosi addirittura alla depenalizzazione universale dell’omosessualita’, i media italiani non fanno notare l’assoluto silenzio delle gerarchie vaticane per uno dei piu’ gravi – se non IL piu’ grave – problemi italiani: il controllo da parte delle mafie di intere regioni del paese.

E come i canarini che venivano usati nelle miniere di carbone per segnalare la presenza di gas tossici, gli omosessuali italiani continuano a morire d’omofobia, in perfetto stile mafioso; ma a differenza di quelle miniere, la societa’ italiana è sorda, cieca e muta all’allarme.

P.S. Un video di 1 minuto: l’intervento di Stefano Galli, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Regionale (Lombardia). Seduta del Consiglio Regionale del 13.1.2009