È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Al capezzale della Repubblica – seconda parte

2 dicembre 2009

Il sonno della ragione genera mostri, Francisco Goya, 1797

Torniamo oggi al capezzale della Repubblica. Riportano i giornali:

“Si allarga l’inchiesta sui fondi sottratti alla manutenzione delle tenute del presidente della Repubblica. E tra gli indagati finisce anche Gaetano Gifuni, dal ’92 fino al 2006 segretario generale del Quirinale. L’inchiesta ora punta sulle coperture eccellenti che avrebbero consentito per anni ruberie, sprechi e trattamenti di favore dei funzionari rimasti coinvolti nell’inchiesta sull’ammanco di 4 milioni di euro accertati dai bilanci del Quirinale. L’ex potente direttore generale che, oggi ricopre la carica di segretario generale emerito, verrà interrogato nei prossimi giorni in procura. Gli inquirenti vogliono capire il ruolo che avrebbe avuto l’alto dirigente nella gestione della tenuta presidenziale di Castelporziano. In particolare i pm vogliono accertare se Gifuni abbia addottato provvedimenti a favore del nipote Luigi Tripodi, direttore del servizio Giardini e Tenute presidenziali, da ieri sera agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e falso.”

Quando si dice nepotismo. Il conflitto d’interessi non riguarda mica solo Berlusconi e di sicuro non è colpa di Berlusconi se quel conflitto non si è mai regolamentato in Italia; nella Repubblica confessionale delle banane infatti, il conflitto d’interessi è uno stile di vita.

Il direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss Guido Carli), gia’ direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, scrive una lettera aperta al figlio:

“il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”

Non sono mancate le polemiche e le critiche, anche pesanti, contro questo padre a cui, ovviamente, non mancano le risorse per aiutare suo figlio e ‘trovargli una sistemazione’, come si dice nel Belpaese. Noi, figli di nessuno che all’estero ci viviamo ormai da parecchi anni, abbiamo invece apprezzato il grido di dolore di questo cittadino; quel grido, in forma pubblica e pieno d’amore paterno, era ovviamente indirizzato a tutti i figli d’Italia, una voce onesta, chiara, senza l’ipocrisia della solita melassa buonista. “Abbiamo fallito” è il J’accuse di quel padre che si rivolge a suo figlio, a tutti i figli, ma anche a tutti i padri italiani.

Le parole in libertà del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, contro Silvio Berlusconi e gli schiamazzi che ne sono seguiti, non sono che l’ultima messa in scena di una tragedia comica ad opera di una classe politica senza piu’ alcun pudore; al capezzale della Repubblica ci sono ormai solo prefiche. Ha ragione Antono Padellaro quando scrive sul suo giornale, il Fatto, “oggi nel Pd accade qualcosa che ci sfugge. E che non ci piace per niente.” Quello che sfugge a Padellaro forse è che i piu’ accorti e navigati politici italiani (e sicuramente Bersani è uomo intelligente) hanno capito, e non da ora, che la caduta di Berlusconi potrebbe significare la caduta di quella Repubblica confessionale delle banane a cui sono aggrappati con tutte le loro forze. Come gli eunuchi della Città Proibita, la corte imperiale nostrana sta cercando in tutti i modi di prolungare la vita di questo governo proprio quando Berlusconi sembra ormai arrivato al capolinea politico. Diecimila anni!

Si potrebbe andare avanti all’infinito, infiniti sono i sintomi della Repubblica morente. Ma forse a questo punto vale la pena fare alcune considerazioni di carattere generale e riflettere non sull’ultima crisi del paziente ma sul male oscuro che lo sta consumando.

Il principio di non contraddizione vuole che non si possa sostenere che due proposizioni che si negano a vicenda siano entrambe vere. Mentre nelle democrazie liberali questo principio viene generalmente rispettato e onorato nella vita associata dei cittadini e delle istituzioni, in Italia, che una democrazia liberale non è, quel principio viene continuamente calpestato, quando non ignorato completamente. Sono molte le espressioni linguistiche che – come ponti sospesi per aria – cercano di passare oltre il principio di non contraddizione: “ed anche…”, “pluralismo”, “anche se…”, “buon senso”, “tradizione”, “bene comune”, “ragione di stato” e cosi’ via. Se infatti quelle democrazie liberali cercano d’ispirarsi alla Ragione (non sempre ci riescono, lo sappiamo bene; non sto dicendo che quelle democrazie sono perfette ne’ che in quelle democrazie la Ragione riesce sempre a farsi ascoltare), la nostra disgraziata Repubblica ha il Dogma e la Dialettica come sue bussole e le contraddizioni, i conflitti, i problemi – invece di essere risolti con scienza (conoscenza) e illuminati dalla Ragione – non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime. La Chiesa Cattolica parla allora di “bene comune” che tutto include e pacifica e laddove la ragione obietta, c’e’ sempre la fede e un dogma pronto a mettere una pezza. La tradizione marxista si affida invece alla dialettica hegeliana (la stessa che ha ispirato i regimi totalitari del XX secolo, il Fascismo e il Comunismo) e trova nella sintesi la sua meta salvifica. Le contraddizioni non danno fastidio a queste due scuole di pensiero, anzi quelle contraddizioni vengono accolte di buon grado per costruire castelli volanti, prodigi scintillanti costruiti dai profeti e dalle loro visioni. In Italia, sono ancora molti gli adulti che credono alle favole.

L’Europa e il mondo intero guardano inorriditi all’Italia, paese che nessuno ormai considera piu’ una democrazia. “Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno”, taglia corto David Lane dell’Economist. Ma come è stato possibile tutto questo? Perche’ c’e’ Berlusconi in Italia ma non un Berlusconi in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Spagna, in Canada, in Australia o negli Stati Uniti? Certo, si puo’ sempre essere d’accordo con Licio Gelli che gia’ nel 2003 diceva:

“Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa. (…) Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti.”

Ancora l’anno scorso il burattinaio della P2 dava consigli in pubblico al suo ex pupillo, ora a capo del governo della Repubblica. L’Italia – lo sappiamo tutti – e’ il paese che diede i natali al Fascismo, mai estirpato completamente dalla societa’ italiana che continua ad essere dominata dal Fascio. Nella vita di tutti i giorni quasi non ci si fa piu’ caso, tanto quel Fascio e’ nei costumi italiani, in politica e nei media, negli ospedali e nelle scuole, nella giustizia e nella ricerca scientifica, nell’universita’, nel lavoro, nell’economia e nei sindacati. I problemi del paese, le sue contraddizioni, non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime del Fascio. Non c’e’ opposizione ma acquiescenza, non esiste alternativa ma alternanza all’insegna della continuità, la competizione è temuta e avversata a favore di un compromesso continuo. La società è chiusa, diffidente, proiettata verso il passato, impaurita e la paura è sempre cattiva consigliera; la paura è nemica della speranza. Non si tollera nemmeno il dibattito; soprattutto il dibattito! L’informazione è parte a pieno titolo di quel Gran Fascio.

Ma cos’e’ questo Fascio? E’ l’esatto opposto della societa’ aperta; l’Italia delle corporazioni, dei feudi, degli interessi particolari che paralizzano il paese che si regge sulla corruzione, il nepotismo, l’illegalità e l’ignoranza. Come ai tempi dei papi che facevano cardinali i propri figli, oggi l’Italia è il paese dei figli, degli amici e degli amanti che fanno carriera bloccando la meritocrazia e il progresso; si diventa caporedattore o direttore di un giornale e primario di un ospedale non per meriti ma per nome, conoscenze e favori. Confrontate l’informazione e la sanità italiane con quelle dei paesi a societa’ aperta. E’ lo stesso per la scuola, l’universita’ e la ricerca scientifica, e’ lo stesso per la pubblica amministrazione, la grande industria e la finanza, e’ lo stesso per le professioni, e’ lo stesso per la politica e le istituzioni. E’ ovvio che ci sono eccezioni; ma nulla di piu’. In questo Fascio che priva il paese di energie e risorse va ricercata la regressione culturale, sociale, economica, antropologica italiana.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Giovanardi, il proibizionismo e lo stato di polizia

10 novembre 2009
giovanardi

Carlo Giovanardi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri

Il sottosegretario Giovanardi aveva detto che Stefano Cucchi era morto perche’ “anoressico, drogato e sieropositivo”. La famiglia risponde alla commissione del Senato che indaga sull’efficienza in campo sanitario e presieduta dal senatore Ignazio Marino: Stefano Cucchi non era ne’ sieropositivo ne’ anoressico.

Gli sviluppi sulla vicenda Cucchi sono a dir poco inquietanti e mentre aspettiamo che giustizia sia fatta, carita’ cristiana dovrebbe consigliare al cattolico Giovanardi di scusarsi con la famiglia Cucchi e il rispetto verso le istituzioni della Repubblica dovrebbe suggerirgli le dimissioni dal governo.

Giovanardi ha dato il suo nome, insieme all’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla legge proibizionista sulle droghe, la legge Fini-Giovanardi appunto. Gli osservatori internazionali sono concordi sul fallimento delle politiche proibizioniste in tema di droghe. Invece della psicosi collettiva che sembra bipartisan in queste ore, sarebbe opportuno prendere atto di quella sconfitta e guardare alla realta’ e ai dati oggettivi con il lume della ragione invece che con la superstizione, l’ideologia, il dogma. Dai dibattiti televisivi, si respira aria da caccia alle streghe, da santa inquisizione, da stato di polizia. Le crociate fatte con i test antidroga tra i politici per poi magari estenderli a tutta la popolazione, nelle scuole, negli uffici, stanno trascinando il paese verso la strada sbagliata che porta al precipizio. Il proibizionismo uccide. E cosi’ anche lo stato di polizia.


Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

5 novembre 2009

mercanti

"Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!" - Luca, 19,46

La libertà in Italia non è mai stata amata ne’ capita; s’invoca per chi canta d’assassinare gay e lesbiche ma appena si critica il papa ti convocano in questura. I clerico-fascisti al governo vanno alla TV pubblica per insultare e intimidire e i catto-comunisti all’opposizione sputano sull’Europa, l’Illuminismo e la tradizione liberale, tutte cose che hanno sempre detestato.

Continuano le idiozie italiote dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. Se quel povero Cristo leggesse e ascoltasse i commenti dei paladini del crocifisso, se ne andrebbe con le sue gambe. Poi prenderebbe una bella mazza per cacciare i mercanti dal tempio. Al suo posto potremmo sempre mettere i ladroni; quelli sicuramente rappresentano assai meglio sia la tradizione italiana sia la Curia di Roma. Prendendo a prestito le parole da Mark Twain, “se Cristo fosse qui ora c’e’ una cosa egli non sarebbe – un cristiano”.


Guerra Santa

3 novembre 2009

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Mentre in Italia l’Opus Dei continua la sua guerra santa alla conquista delle istituzioni repubblicane, l’Europa non e’ mai stata cosi’ lontana. La RAI, l’azienda che di pubblico ha solo il canone, e’ gia’ in mano ai partiti, alle correnti e alle congregazioni, piu’ o meno occulte. L’Opus Dei ora si aggiudica un’altra vittoria.

Agli italiani tutto cio’ sembra normale; quante volte abbiamo sentito o detto, tutto il mondo e’ paese? In verita’ l’Italia sembra sempre piu’ un paese in declino, culturale prima ancora che politico, sociale prima ancora che economico; un paese inesorabilmente avviato verso l’autoesclusione dalla civilta’ liberale. Forse in un futuro non troppo lontano l’ONU dovra’ occuparsi anche del Belpaese; per ora la Corte di Strasburgo ammonisce “No ai crocefissi nelle aule”

Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar):

«È un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all’Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano, affermata da tutti a parole, trova conferma in un provvedimento epocale».

Deliranti ed eversive le reazioni da parte dei fondamentalisti che occupano le istituzioni repubblicane. La ministra Gelmini da’ i numeri:

“La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica attraverso la presenza del crocifisso”

Il  ministro per le Politiche agricole, il leghista, omofobo Luca Zaia parla di “sentenza astratta e fintamente democratica”. Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli:

“La Corte europea ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori. In ogni caso i crocifissi resteranno sulle pareti delle nostre scuole”.

Quando si vantano di averlo duro, i leghisti parlano di comprendonio. E non poteva mancare Rocco Buttiglione, quello che l’Europa ha rispedito in Italia: “una sentenza aberrante da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia”.

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, commenta:

“mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”

Rimarranno delusi tutti coloro che, cosi’ ingenuamente, avevano creduto alla possibilita’ di una destra laica e liberale capeggiata da chi, solo pochi anni fa’, dichiarava che Mussolini e’ stato il piu’ grande statista del ‘900 e che i maestri elementari gay non sono adatti a fare i maestri. La strada verso il liberalismo e’ ancora lunga e impervia.

La CEI (Conferenza episcopale italiana) non sembra avere alcun senso del ridicolo:

“In base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica”

E mentre il governo prepara il ricorso, aspettando le direttive dal Vaticano – che per ora dice di provare “molto fastidio” –  i cittadini possono votare il songaggio su Repubblica e sul Corriere della Sera e su UAAR e sul Sole 24Ore

P.S. Arriva anche la dichiarazione del segretario del PD, Pierluigi Bersani, in perfetto stile catto-comunista (non e’ un’offesa, e’ una constatazione):

“un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.

Francesco Costa fa benissimo a evidenziarla come frase del giorno. Al segretario del PD ovviamente stanno piu’ a cuore i buoni rapporti con Oltretevere e con gli amici (suoi, non nostri) di Comunione e Liberazione che ascoltare l’opinione dei cittadini italiani. That’s too bad! Democracy next time segretario? Forse ci sara’ qualcuno in Europa che si sta domandando in queste ore come si puo’ dare la politica estera europea all’Italia; Massimo D’Alema, avesse mai avuto una chance, con queste ultime dichiarazioni di Bersani se l’e’ giocata! Come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere? In Europa hanno il vizio di credere nella laicita’, nella separazione dei poteri e addirittura nel rispetto per le istituzioni europee, a cominciare dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma tu guarda questi europei quanto sono strani!

P.P.S. Continua la fiera delle scemenze. Il ministro degli esteri, Frattini: “Colpo mortale all’Europa”. Si supera ferfino la Repubblica delle Banane nella Repubblica Confessionale Italiota; ma si puo’ reagire con questi accenti fondamentalisti ad una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? L’Europa fara’ bene a prendere provvedimenti prima che l’Italia sia – essa si – un colpo mortale all’Europa.

AGGIORNAMENTI:

1) il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – l’omofobo che da’ dello “stronzo” agli operai – ha fatto sapere che “il governo ha già fatto ricorso contro la sentenza”. Efficienza dei mullah che guidano la Repubblica Cattolica Italiana.

2) il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea che si occupera’ del ricorso, ha dichiarato:  “sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative”. Amen. Povero Cristo, quello che non si fa’ in tuo nome.

3) ottima osservazione sul sito UAAR:

Bruno Gualerzi scrive:

3 Novembre 2009 alle 19:01

Nel sondaggio de La Repubblica – per altro fino ad ora confortante – manca però a mio parere un quesito da accostare a:
‘Non sono credente, ma non ritengo il crocefisso in aula una “violazione della libertà di religione degli alunni”‘.
E cioè:
‘Sono credente, ma ritengo il crocifisso in aula una “violazione della libertà di religione degli alunni”‘.
Sempre nei limiti di questi sondaggi, sarebbe un dato interessante.

4) Piena soddisfazione, invece, da parte del leader di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: “Esprimo un plauso per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ci segnala giustamente come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna”.

5) le reazioni sui media internazionali; la notizia sta gia’ facendo il giro del mondo.

6) un’altra collezione di reazioni, compilata dall’UAAR

7) Debora Serracchiani:

“Una sentenza formalmente corretta e condivisibile, ma la tradizione culturale dalla Chiesa si intreccia con la storia del nostro Paese e richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento”

Chiara la prima parte del commento, ma non ho capito il resto Debora. Che vuoi dire con “approccio piu’ complesso”? Si e’ dovuti arrivare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tanto l’approccio e’ sempre clericale in questo paese. Io mi preoccuperei molto di piu’ per lo spettacolo indecente che la politica italiana sta dando ancora una volta.

8 ) Francesco Costa, con poche parole, ha detto quello che ci si sarebbe aspettato dal segretario del PD, Bersani:

(…) qui c’era da dire – a essere prudenti – che “le sentenze vanno rispettate e non commentate, specie quelle di un organismo autorevole come la Corte europea per i diritti dell’uomo”. Oppure, con un po’ di coraggio in più, si poteva dire che si tratta di una sentenza di buon senso a garanzia del pluralismo religioso, oltre che della laicità dello stato.

Non era difficile, stavolta, per Bersani. Cosa dobbiamo pensare noi che vogliamo un PD e un paese laici?

9) intervista a Emma Bonino: nessuno scandalo, la laicità è inclusiva

10) i commenti di Ainis e Rodota’

11) il fine ragionamento giuridico di Antonio Di Pietro: “È una sentenza sbagliata. Sono cattolico ma a prescindere da questo, anche se non lo fossi, non capisco che male c’è ad avere il crocifisso in aula. Che male fa mettere un simbolo che ti ricorda amore e sensibilità? Se dobbiamo accettare una cosa del genere, allora togliamo i crocifissi da piazze e campanili.”

12) E arriva pure Marco Travaglio: “Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole.” Ecco, appunto; non dipende da Travaglio.

13) Il ministro Umberto Bossi:

“Il governo italiano non applicherebbe la sentenza”, anche se il ricorso contro la decisione della Corte europea per i diritti dell’uomo, che ha vietato il crocifisso in aula, andasse male. Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, a margine dell’inaugurazione di una sede del partito a Somma Lombardo. “Il popolo e’ contrario – ha aggiunto – ci vuole altro che un magistrato europeo che fa le sentenze non in nome del popolo, ma contro. I magistrati, anche quando sono europei, decidono sempre al di sopra e al di fuori del popolo. E questo non va bene”. (07 November 2009)

La puzza acre di carne bruciata sui roghi e di olio di ricino è inconfondibile; arriva fin qui, al di la’ della Manica. Ma il fetore della connivenza è ancora piu’ nauseante.


La Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità. Alcune considerazioni sull’omofobia

2 novembre 2009

L'Homomonument di Amsterdam

Salite in prima linea Fuoco sugli uomini che fanno sesso con gli uomini dal di dietro Sparate ai gay e alle lesbiche, la mia grossa pistola fa bang Bang Bang! [come in un colpo di pistola] i gay e le lesbiche vanno ammazzati Ai sodomiti e i batty boy, io dico: a morte! Non mi fido di Babilonia nemmeno per un secondo Io vado a sparare ai gay e alle lesbiche con le armi (Sizzla)

Non voglio parlare di Sizzla in questa sede ma, partendo da questo caso concreto, vorrei proporre alcune riflessioni generali.

E’ giusto impedire al cantante Sizzla di tenere il suo concerto a Bologna il 12 novembre o rischiamo d’introdurre nel nostro ordinamento il reato d’opinione? La liberta’ di espressione tutela innanzitutto le opinioni con cui non siamo d’accordo; anche Mussolini, Hitler e Stalin difendevano la libertà d’espressione delle opinioni con cui erano d’accordo. Ma possiamo invocare la liberta’ d’espressione nel caso di chi incita all’assassinio di massa? Perche’ di questo si tratta, di incitamento all’odio e alla violenza, di minaccie contro il bene supremo, la vita, contro una categoria di persone.

La legge gia’ prevede il reato di minaccia, che e’ un reato di pericolo in quanto ai fini della consumazione non è necessario che il bene tutelato sia effettivamente leso, ma è sufficiente che la condotta posta in essere dal reo sia idonea a determinare la coazione del soggetto che la subisce. Perche’ l’Ordinamento prevede questo reato? Ci troviamo forse di fronte a una contraddizione con il principio di liberta’, nella forma della liberta’ d’espressione? Sul tema i giuristi potrebbero intervenire assai meglio di quanto io non riesca a fare qui in queste poche righe, cosi’ come i filosofi potrebbero assai meglio di me illustrare quello che viene chiamato “paradosso della liberta’”. Di questo paradosso e dell’altro ad esso collegato, il “paradosso della tolleranza”, parla Karl Popper in La societa’ aperta e i suoi nemici.

Ma torniamo a chi canta, “Io vado a sparare ai gay e alle lesbiche con le armi”. Se quelle minacce, i deliri di cui canta Sizzla, fossero rivolte contro i nostri fratelli ebrei, si lascerebbe un cantante esibirsi in un concerto dove si inneggi allo sterminio nazista e si inviti alla persecuzione e all’assassinio degli ebrei?

Se dopo ogni strage di mafia ci fosse qualcuno che volesse organizzare un concerto per celebrare quelle stragi e invitare a compierne altre, si invocherebbe la liberta’ d’espressione?

Gli omosessuali vengono perseguitati da secoli. Per 500 anni la maledettissima Santa Inquisizione li ha torturati, impalati e bruciati vivi sui roghi. Hitler li ha rinchiusi nei campi di concentramento, costretti ai lavori forzati, agli esperimenti di medici maledetti al servizio del male, torturati e assassinati a causa dell’ignoranza e della superstizione degli aguzzini. In quei lager morirono almeno 100 mila uomini con il triangolo rosa. Ad Amsterdam, a Parigi e in altri luoghi ci sono monumenti che ricordano le vittime di questo genocidio che in Italia ancora passa in silenzio, anche nelle scuole, anche nell’informazione. Ma ogni omosessuale il suo monumento lo costudisce nella parte piu’ intima della sua anima; non c’e’ nessun membro della comunita’ lgbt che non abbia avuto esperienza, diretta o indiretta, della violenza omofoba e della paura che a quella violenza e’ legata.

Gli omosessuali sono stati perseguitati con la pena di morte e il carcere da moltissimi stati e solo di recente, solo qualche decennio fa’, si e’ decriminalizzata l’omosessualita’ in molti di quegli stati, compresi alcuni stati europei come la Germania e il Regno Unito. Solo pochi anni fa’ l’omosessualita’ e’ stata legalizzata in alcuni stati degli Stati Uniti, soprattutto in seguito all’intervento della Corte Suprema. Oggi nel mondo in 80 paesi l’omosessualità è ancora illegale e in cinque o sei di questi paesi è punita con la morte.

Le discriminazioni contro omosessuali, lesbiche e transessuali sono quotidiane e non fanno notizia; dalla scuola ai luoghi di lavoro, dai media all’intrattenimento, dalla politica alla religione, dalla legge alla morale comune. L’odio omofobo continua a uccidere, anche nei paesi di tradizione liberal-democratica. Qui nel Regno Unito gli omicidi e le aggressioni contro gli omosessuali sono molto frequenti; qualche settimana fa’ l’ultimo linciaggio di un gay nel pieno centro di Londra.

Pochi giorni fa’ il Presidente degli Stati Uniti Obama ha firmato la legge che espande la definizione di crimini d’odio agli atti violenti commessi a causa dell’orientamento sessuale della vittima. “Perche’ nessuno in America dovrebbe piu’ avere paura di camminare per strada tenendo per mano la persona che ama” ha detto Obama “… dobbiamo opporci ai crimini che intendono non solo rompere le ossa, ma rompere gli spiriti – non solo infliggere dolore fisico ma instillare paura”.

Appartengo a quella scuola di pensiero che preferisce prevenire che punire e che sottolinea le responsabilita’ della societa’ anche quando vengono commessi reati da parte di singoli. La responsabilita’ penale e’ personale, ovviamente; e tuttavia c’e’ una responsabilita’ della societa’ che obbliga quella societa’ a mettere in essere quegli accorgimenti e quelle riforme che sole possono garantire una civile convivenza; in questi casi parliamo di buon governo.

L’omofobia, lo vediamo tutti dalla cronaca, e’ assai presente nella nostra societa’ e spesso si manifesta in atti violenti. Da dove nascono quegli atti? Perche’? Come prevenirli? La societa’ dovrebbe tutelare ogni singolo cittadino e i suoi diritti. La Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti puo’ esserci utile: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”.

Io non posso tollerare l’opinione che mi vuole sopprimere. Puo’ la Repubblica?


“Assassina, sta uccidendo suo figlio”

28 ottobre 2009

cacciata

“Alla donna disse: moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze: con dolore genererai figli. A tuo marito sarai costretta, ed egli avrà potere su di te.” Genesi 3,16

La Bibbia è forse il libro piu’ violento che sia mai stato scritto; un’epopea di guerre e genocidi, con un Dio assetato di sangue e vendetta, odio e violenza. Migliaia di anni di questa “civiltà” della barbarie hanno impresso il marchio a fuoco nel nostro DNA antropologico e la strada dell’Umanesimo è stata la strada per emanciparsi dalla schiavitu’ di quel marchio; su quella strada si è combattuta la resistenza contro le guerre sante, il potere assoluto, la schiavitu’, la tortura, la pena di morte, la persecuzione di donne, uomini e idee. In Italia, dominio dei papi re, quella strada è ancora impervia:

Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.

Aletti è un nostalgico della maledettissima Santa Inquisizione; i suoi avi torturavano e bruciavano le “streghe” sui roghi. Ma anche questa è violenza di Stato, pagata dalle tasse dei contribuenti. Nella Lombardia di Formigoni, Comunione e Liberazione pasce di oscurantismo e violenza, superstizione e denaro, dogma e potere.

La strada è ancora lunga; rimettiamoci in cammino.

P.S. A proposito di Aletti, Alessandro Gilioli scrive:

Non è un “simpatizzante di Cl” come dicono oggi i giornali: è un attivista ciellino di primo piano, seguace e amico di don Giussani e di don Carlo d’Imporzano negli anni Settanta, portato a esempio da tutti i ciellini di porta Romana – la sua zona – per il numero spropositato di figli generati e di denunce ricevute (sempre per aver definito «assassini» alcuni colleghi aborstisti e diverse donne che volevano avvalersi della legge 194).