Contributi all’editoria nella tradizione del parassitismo italiano

9 dicembre 2009

A proposito di relativismo: gli Stati Uniti celebrano il 4 luglio, la Francia il 14 luglio e l'Italia il 15 agosto

Torniamo oggi al capezzale della povera Repubblica soltanto per parlare di una parola, “parassita”, uno dei tanti mali della moribonda. Dal dizionario Treccani:

parassita s. m. e agg. (raro parassito, ant. parasito, come s. m.) [dal lat. parasita o parasitus, gr. παράσιτος, comp. di παρά «presso» e σῖτος «alimento, sostentamento»] (pl. m. –i). – 1. a. In origine, denominazione in uso nell’antica Atene per designare funzionarî cultuali di alcune divinità, con attribuzioni non ben chiare, che avevano come caratteristica di partecipare alla divisione della vittima sacrificata alle divinità stesse; più tardi (almeno dal sec. 4° a. C.) il termine assunse il significato di scroccone sfrontato, amante della buona cucina, spesso incaricato di allietare con buffonerie gli invitati a un banchetto. b. Nell’uso odierno, anche come s. f., chi mangia e vive alle spalle altrui: attorniarsi di adulatori e parassiti. Più genericam., persona che vive senza lavorare, sfruttando le fatiche altrui, o che vive alle spalle degli altri, senza alcun contributo personale sul piano del lavoro e della produttività: è un p. della società; vivere da p., fare il parassita. Come agg.: un individuo p.; un ente parassita.

Affascinante l’origine del termine, suggestivi ancora di piu’ per noi italiani quei riferimenti religiosi all’antica Atene; e come potrebb’essere altrimenti? Non viviamo forse nel paese dove il vero business e’ la religione, amministrata da una casta di sacerdoti che con l’inganno rimpiazzò i funzionari dell’impero romano, rubando a quelli autorità, possedimenti e simboli del potere, dal porpora delle vesti al titolo di pontefice massimo? Non è forse la Chiesa Romana – nata dall’inganno e sopravvissuta solo grazie alla superstizione e alla violenza, al terrore da essa imposto durante i lunghi secoli bui – l’espressione massima di quella parola, parassita? Non è forse da quel parassita che si sviluppo’ tutto il sistema di potere medioevale, un sistema di potere parassitario appunto, abbattuto in Europa solo alla fine del XVIII secolo con la Rivoluzione francese e grazie alle idee dell’Illuminismo? Sono passati solo due secoli da quando la Curia di Roma condannò senza appello quella Rivoluzione e quelle idee; deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo.

La Chiesa provò – tra mille difficoltà – ad imboccare la strada di quel deliramentum con il Concilio Vaticano II ma le resistenze a quella svolta epocale hanno avuto la meglio e oggi la Chiesa conciliare non e’ che uno sbiadito ricordo, forse una nostalgia coltivata da qualche spirito illuminato, ma nulla di piu’; difficile d’altronde fare i conti con due millenni di barbaro assolutismo legittimato dal dogma e imposto con l’inganno e l’ignoranza, le torture e i roghi.

La tragedia, per noi italiani, è che in Italia il sistema parassitario non è mai stato abbattuto; c’hanno provato con il Risorgimento, una storia breve e finita male, poco conosciuta e che si vuol far dimenticare. In compenso i parassiti si moltiplicano e non solo all’interno di Santa Romana Chiesa. Parassita e’ sempre stata per esempio la grande industria privata italiana (le eccezioni qui sono davvero rarissime); addossando le perdite allo Stato, cioe’ ai privati cittadini che quelle perdite hanno dovuto pagare con il loro lavoro, quell’industria non ha permesso la competizione in Italia ed è rimasta arretrata perche’ non ha mai dovuto investire sull’innovazione per battere la concorrenza straniera: molto piu’ semplice battere cassa agli amici parassiti che quella cassa amministravano, la classe politica partitocratica. E Pantalone paga! Quell’alleanza tra parassiti ancora va avanti, tutti insieme sulle spalle dei cittadini che lavorano e che sono costretti a mantenere il sistema feudale italiano. Qualche nome, di ieri e di oggi, pubblico e privato, di quella che potrebb’essere tranquillamente chiamata Cosa Loro: FIAT, Alitalia, RAI, Ferrovie dello Stato, IRI… continuate voi. L’Italia fara’ pure parte del G8 ma i servizi ai cittadini sono da terzo mondo e le istituzioni da repubblica confessionale delle banane. E non parliamo del debito pubblico.

Una delle tante tenie che sta ammazzando la Repubblica e’ quella che va sotto il nome di contributi per l’editoria; una sorta di doping con cui si droga il mercato dell’informazione e della libera circolazione delle idee. Qui potete leggere – e’ interessante, leggete! Dopo tutto, sono soldi nostri – i contributi versati nel 2008. E’ materia di strettissima attualità; in queste ore la “libera” stampa si sta mobilitando, la diligenza della legge finanziaria è sotto casa. Di particolare interesse sono poi i contributi ai c.d. organi di partito. Davvero sembra la storiella dei ladri di Pisa, quelli che litigavano di giorno per poi rubare insieme di notte. Leggiamo:

Roma, 9 dic. (Apcom) – Gianfranco Fini e Giulio Tremonti si sono impegnati davanti ad alcuni direttori di quotidiani che ricevono finanziamenti pubblici a “salvaguardare le testate che hanno una tradizione storico-culturale”. Il presidente della Camera ha ricevuto questa mattina in rappresentanza di alcuni quotidiani Stefano Menichini, (Europa), Flavia Perina (Il Secolo), Conchita De Gregorio (Unità), Dino Greco (Liberazione), al termine dell’incontro i direttori hanno spiegato di essersi attivati “perchè la norma contenuta nella Finanziaria (e che prevede dei tetti ai contributi pubblici, ndr) suscita allarme e per chiederne una correzione. Fini ha condiviso – ha riferito il direttore di Europa – che il panorama delle sovvenzioni pubbliche ai giornali è pieno di anomalie e che ci sono situazioni estreme e scandalose a danno di giornali veri, che hanno un mercato, perciò ha osservato che occorrerebbe una disciplina diversa e più trasparente”. Fini si è fatto personalmente latore di questo messaggio con il ministro dell’Economia chiamandolo immediatamente e dando modo ai direttori di ascoltarne le risposte: “Tremonti – hanno riferito i direttori – ha condiviso questa analisi e si è impegnato ad un interventi di legge attraverso il dl milleproroghe oppure attraverso il dl sviluppo che il governo emanerà a gennaio a salvaguardare le testate depositarie di una tradizione storica e politica”. Tremonti ha inoltre condiviso con i rappresentanti dell’iniziativa alla quale ha aderito anche la Padania pur non potendo essere presente questa mattina con il suo direttore solo per motivi logistici, che “va trovata una soluzione perchè ci sono testate che non hanno alcuna ragion d’essere se non quella di prendere soldi”.

Insomma, si e’ esagerato e per colpa di qualche soggetto si e’ sputtanato tutto il sistema; però bisogna salvare la “tradizione” – ancora la tradizione che viene tirata in ballo, come per i crocifissi. E’ la tradizione del parassitismo italiano, il solito Fascio, quello di cui scrivevo nei giorni scorsi; lo Stato, come un buon padre padrone, un po’ di milioni (di euro, cioe’ miliardi, per chi e’ cresciuto con le vecchie lire) non li nega a nessuno, anche perche’ quei miliardi non sono i suoi; che gli frega? In questo modo le caste dei parassiti si comprano a vicenda l’omertà su cui ingrassano e tanti saluti alla libertà dei cittadini d’essere informati; un patto scellerato tra sodali, salvo poi tutti a parlare di libera concorrenza e di libero mercato (a destra) e di socialismo, comunismo e diritti della classe operaia (a sinistra), e tutti indistintamente di democrazia; ma a pancia piena, s’intende. “Da fuori le creature guardavano da maiale a uomo, e da uomo a maiale, e ancora da maiale a uomo; ma gia’ era impossibile dire chi era chi”, chiude La fattoria degli animali di George Orwell.


Tutti in piazza il 19 settembre

17 settembre 2009
Breccia

clicca sull'immagine per ingrandirla e ricordare i nomi che morirono per la libertà e l'unità d'italia

Si, tutti in piazza per difendere la libertà e la repubblica; quella di tutti, non quella di Scalfari & soci.

Abbiamo già scritto cosa ne pensiamo della manifestazione indetta per sabato 19 settembre dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), con il titolo “No all’informazione al guinzaglio”. La retorica è stucchevole; se per la FNSI “l’informazione non si fa mettere il guinzaglio”, l’Ordine Fascista dei Giornalisti – istituto che non ha corrispondenti nemmeno nella Repubblica delle Banane – partecipa convintamente alla manifestazione del 19 settembre. La libertà di stampa è un bene prezioso che faremmo bene a difendere sempre e in tutte le sedi: difficile da conquistare, faticoso da conservare, facilissimo da perdere”. La satira è davvero morta.

In questa orgia di follia collettiva in cui, ancora una volta, milioni di cittadini italiani in buona fede vengono ingannati, segnaliamo alcune isole di razionalità, onestà e buon senso. Sul Riformista, in una pagina a pagamento dei Radicali, si legge:

I Radicali NON aderiscono a questa manifestazione, non vedendo alcuna soluzione di continuità negli intenti e nel vissuto delle organizzazioni promotrici e aderenti alla manifestazione, pienamente co-responsabili politicamente e in molti casi anche penalmente complici, del perfezionamento dell’attentato in atto ai diritti civili e politici dei cittadini, del quale Silvio Berlusconi è oggi anche continuatore, oltre che indiscutibile protagonista.

Segnaliamo anche tre interviste: a Marco Pannella, sempre sul Riformista; a Emma Bonino sul Manifesto e a Marco Beltrandi su Liberazione.

Ma per chi si troverà a Roma questo sabato 19 settembre, c’è un’importante manifestazione a cui partecipare: la Marcia anticlericale da Porta Pia a Piazza San Pietro.

Nonostante il divieto, sconcio prima ancora che illiberale, della Questura di Roma, gli organizzatori confermano:

che sabato 19 settembre, a partire dalle ore 14, saremo a Porta Pia per commemorare la data storica del 20 settembre 1870, quando la città di Roma fu finalmente liberata da quel potere temporale dei Papi che il fascismo prima e la partitocrazia poi hanno ormai pienamente restaurato.

Aderiamo anche noi alla marcia anti-clericale e invitiamo tutti i cittadini italiani a commemorare la data storica del 20 settembre 1870 per difendere la libertà e la laicità della Repubblica. Quella di tutti.

***

P.S. Apprendiamo che in seguito agli attentati subiti dai militari italiani a Kabul, la Fnsi rinvia la manifestazione di sabato. Mandiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime e invitiamo i mezzi d’informazione, Repubblica in testa, ad aprire un dibattito serio sull’opportunità per il nostro paese di continuare una missione di guerra, contraria alla Costituzione repubblicana. A nostro parere, la guerra in Afghanistan, oltre ad essere profondamente immorale, è anche invincibile. La retorica guerrafondaia che accompagna sempre queste tragedie annunciate non fa’ altro che aggravare la situazione. Invitiamo a leggere Guerra, pace e informazione.