“Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”

26 novembre 2009

Un altro giorno di ordinaria follia nella Repubblica confessionale delle banane.

Il Vaticano non si arrende e attraverso la Commissione Igiene e Sanità del Senato cerca di fermare l’introduzione della pillola abortiva RU486; il farmaco è utilizzato da vent’anni in paesi come Francia, Regno Unito e Svezia e approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Ma i buffoni in Parlamento prendono le direttive dall’ultima tirannide ancora presente in Europa, il Vaticano appunto, dove sadici fondamentalisti esperti nella teologia degli uteri vogliono ancora imporre la loro abominevole follia all’umanità.

Ed è a quella tirannide, a quella monarchia assoluta che non riconosce alcun diritto, alcuna libertà – deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo – che Piero Marrazzo si rivolge per chiedere perdono. Nientepopodimeno! “Santità, mi perdoni per tutto quello che ho fatto…”. Si fa fatica a credere ai nostri occhi quando si legge sulla stampa:

“Quest’uomo sta compiendo un delicatissimo iter da cui nascerà una persona nuova”, ha rivelato, la scorsa settimana, a “Repubblica” l’abate di Montecassino, il vescovo Piero Vittorelli, confermando che l’ex presidente stava trascorrendo un periodo di ritiro spirituale nell’abbazia benedettina di Cassino, in provincia di Frosinone.

Nel 1077 Enrico IV si reca a Canossa, costretto a chiedere perdono a papa Gregorio VII per tenersi la corona imperiale. Quale sarà la corona di Marrazzo? Forse il suo impiego in RAI? Il Medioevo in Italia non è mai finito, ma oggi fa ancora piu’ schifo di ieri. Povero Piero, che pena che fa! Questa è la classe dirigente della Repubblica confessionale delle banane, di destra, di sinistra e di centro; uomini e donne smidollati, che occupano le vette della politica, del giornalismo, delle professioni, della pubblica amministrazione, della finanza e della grande industria non per meriti acquisiti sul campo ma perché figli di, nipoti di, amici di, tesserati di. Uno spettacolo avvilente e rivoltante.

In Italia la madre dei cretini è sempre incinta; i figli poi crescono, mandano al governo del paese Berlusconi, i razzisti della Lega e i fascisti alla La Russa e Gasparri e quando vanno allo stadio danno il meglio di se’, anche all’estero: “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano”. La Repubblica riporta: “A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati”. Però! Parlamentiamo anche con i razzisti adesso; dev’essere il famoso garantismo italiano.

Il sindaco di Varallo, il deputato leghista Gianluca Buonanno, fa installare cartelli stradali contro l’uso del burqa. Per carità, lontano da me voler difendere il burqa; è solo che faccio fatica a vedere in questi crociati della Lega i difensori dei diritti delle donne. Sono gli stessi che s’inchinano alla Curia di Roma, che di donne ne ha torturate e bruciate durante i secoli molte, ma molte di piu’ che non i fondamentalisti islamici; sono gli stessi razzisti dell’operazione Bianco Natale, gli stessi xenofobi capeggiati da chi non ha problemi a dichiarare, “gli immigrati devono essere mandati a casa loro”. Non è che in Europa queste persone non ci sono ma – diversamente che in Italia – non sono ministri e non decidono la politica dei governi dei loro paesi. Poi ci si lamenta dei cori razzisti negli stadi o delle aggressioni contro immigrati e omosessuali? Solo ipocrisia.

L’ennesimo allarme sulla criminalità organizzata. Questa volta a lanciarlo è il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi:

“Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.

Se fossimo nel 1909, sarebbe una notizia. Se fossimo nel 1949, sarebbe ancora una notizia. Ma oggi? Come ricordava Beppe Grillo nell’estate del 2008:

oltre il 40% della ricchezza nazionale è illegale (rapporto Alto Commissariato anti-Corruzione) (…) Nella sua ultima relazione il Commissariato contro la Corruzione ha affermato: siamo peggio che in Tangentopoli, la corruzione piega ogni settore e la sanità è terra di conquista.

Una volta si insegnava che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto. Oggi in Italia invece prevale un’interpretazione del garantismo che non è accettata in nessun’altra democrazia al mondo. Si sente dire che fino a quando non c’è la condanna definitiva, quella passata in giudicato, vale la presunzione d’innocenza prevista dalla Costituzione. Verissimo. Ci mancherebbe altro! Ma in tutte le democrazie del mondo si usa distinguere tra il piano giudiziario e il piano politico e in quelle democrazie a nessuno passerebbe per la testa rivendicare la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva per giustificare la permanenza nel suo ufficio pubblico di un cittadino che ricopre incarichi di responsabilita’ politica e istituzionale. In quelle democrazie, in tutte le democrazie, ancora vige il principio che la moglie di Cesare dev’essere al di sopra di ogni sospetto e i politici chiacchierati hanno la decenza di dimettersi prima di infangare l’ufficio che ricoprono. In Italia no, in Italia alcune tra le piu’ alte magistrature della Repubblica sono occupate da cittadini chiacchierati e condannati o che hanno procedimenti giudiziari in corso e i reati ipotizzati non sono bruscolini. Chi critica questo status quo, in Italia viene accusato di giustizialismo. Ebbene, in tutte le democrazie del mondo vige quel giustizialismo; è solo in Italia che la classe dirigente pretende l’impunità.

Si apprende che il ministro della difesa, Ignazio La Russa, elargisce maledizioni anche in trasferta; non pago delle sue volgari pagliacciate in TV – ricorderete il “possono morire” in tema di crocifissi – ora augura il cancro anche a tu per tu.

Chiudiamo con due chicche a proposito del Giornale di Vittorio Feltri. Un giornalista intraprendente (ma un po’ sfigato):

“Ha inviato alla sede genovese del Giornale presso il quale collaborava una lettera di minacce delle Br verso se stesso. La Digos ha denunciato l’uomo, Francesco Guzzardi, per simulazione di reato e procurato allarme.”

e un condirettore spudorato oltre ogni limite: “Cosa c’entra Dell’Utri con Berlusconi?”. Guarda il video qui di seguito:

Annunci

I poveracci nelle carceri e la feccia al governo

19 novembre 2009

Se la legge è uguale per tutti, perche’ le carceri italiane sono piene solo di poveracci?

Yassine El Baghdadi, 17 anni, detenuto da oltre tre mesi, in attesa di giudizio per tentato furto. Si e’ impiccato nel bagno del carcere minorile di Firenze. Un uomo di 41 anni viene formalmente scarcerato dalla Corte d’Appello di Bologna ma si dimenticano di comunicare la decisione al detenuto, in carcere per il furto di uno zaino in spiaggia. L’uomo si e’ tolto la vita nel carcere di Palmi (Reggio Calabria).

Storie d’ordinaria amministrazione penitenziaria; in Italia di carcere si muore, in un modo o in un altro. Il ministro della difesa La Russa – povere Forze Armate, rappresentate e comandate da questa teppaglia; e povera Italia – si esibisce nell’ennesimo spettacolo raccapricciante: “Non è che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sarà neanche un suicidio”. Con questa feccia al potere c’è ancora chi si meraviglia che la Repubblica è nella merda?

Ieri intanto i deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno depositato una mozione di indirizzo al Governo sulla drammatica situazione delle carceri:

La mozione – che oltre a quelle dei radicali ha raccolto le firme di Benedetto Della Vedova, Guido Melis, Mario Pepe, Roberto Giachetti, Giulio Calvisi, Lino Duilio, Jean Leonard Touadi – sarà sottoposta alla firma di tutti i deputati, di tutti gli schieramenti politici. “Si tratta – ha spiegato la deputata in Commissione Giustizia Rita Bernardini – di uno strumento di “governo” per invertire la rotta illegale e senza speranza che ogni giorno di più prende la gestione degli istituti-penitenziari, con il carico di sofferenza e di abbandono in cui vive tutta la comunità penitenziaria, detenuti, direttori, agenti, educatori, medici e infermieri, psicologi e assistenti sociali”. Per sostenere gli obiettivi della mozione, Rita Bernardini ha iniziato dalla mezzanotte di ieri uno sciopero della fame, assieme a Francesco Morelli di Ristretti Orizzonti, Irene Testa, presidente dell’associazione-radicale Il detenuto Ignoto, Claudia Sterzi, Segretaria dell’Associazione-Radicale Antiproibizionisti e Alessandro Litta Modignani, della Direzione di Radicali Italiani.

Le carceri italiane (non solo le carceri, ma soprattutto le carceri) sono ai livelli di una Repubblica delle banane, una di quelle repubbliche sudamericane notorie nei decenni passati. C’e’ della involontaria ironia nelle parole del Presidente Napolitano a proposito dell’OK dato dalla Corte suprema brasiliana all’estradizione dell’ex terrorista Cesare Battisti:

“e’ una decisione importante – ha detto il presidente della Repubblica – riconoscere lo status di rifugiato politico a Battisti equivaleva a un giudizio assolutamente negativo sul sistema giudiziario e penitenziario italiano”

Chissa’ se il Presidente brasiliano Lula e i suoi consiglieri – a differenza di Napolitano – sono informati sullo stato del “sistema giudiziario e penitenziario italiano”.


Afghanistan, la guerra che non si puo’ vincere

8 novembre 2009

child_burnt

Londra, 8 novembre 2009 – Continua qui nel Regno Unito il dibattito sulla guerra in Afghanistan e dalle prime pagine dei principali quotidiani del paese si leva forte la voce per chiedere il ritiro delle truppe da una guerra vista ormai dalla maggiornaza della popolazione come immorale e impossibile da vincere.

L’ennesimo sondaggio della BBC non lascia dubbi: i 2/3 dei cittadini britannici considera quella guerra “unwinnable” (che non si puo’ vincere) e chiede il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Il dibattito occupa le prime pagine del Guardian/Observer e dell’Independent, i due piu’ prestigiosi quotidiani del paese; l’Independent scende addirittura in campo con un editoriale dal titolo: Perche’ dobbiamo lasciare l’Afghanistan.

Come scrivevamo un mese fa’ in una lettera aperta al senatore Marino, l’Italia è in guerra ma nel paese non c’è dibattito. La televisione italiana, la peggiore del mondo occidentale, è una giungla senza regole, capace solo di creare ad arte polemiche sterili e gridate; la carta stampata, anche quella colta, rincorre la televisione in un patetico circolo vizioso che ha creato un’informazione autoreferenziale, banale, volgare e priva di credibilita’.

L’Italia è in guerra ma guerra e pace sono i grandi assenti nel dibattito politico e civile, salvo poi rientrare insieme alle bare dei soldati uccisi in quelle guerre, salutati questi solo dalla vuota retorica che accompagna le lacrime di coccodrillo di una classe dirigente ignorante e incapace.

Scusate l’intrusione. Ora torniamo tutti a spiare dal buco della serratura delle camere da letto e a guardare il ministro della difesa bestemmiare in diretta TV. Applausi.

Sullo stesso argomento:

Guerra, pace e informazione

Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori

Lettera aperta al Senatore Ignazio Marino: Via dall’Afghanistan

Forza Italia

Afghanistan: informazione o truffa?


Oltre l’indecenza: Claudio Magris e il crocifisso

7 novembre 2009
magris

Claudio Magris

Continua la fiera delle scemenze a proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. In questi giorni si e’ dovuto assistere all’armamentario completo della cultura nazional-popolare italiota: volgarita’, violenza, stupidita’, ignoranza, arroganza. Se ci si poteva aspettare quell’armamentario dall’opportunista Berlusconi, dal fascista La Russa, dal catto-comunista Bersani o dal clericale Buttiglione, va oltre l’indecenza l’articolo di Claudio Magris sul Corriere della Sera.

Il fine intellettuale, consapevole forse di poggiare le sue argomentazioni su una carrellata di sciocchezze, deve ricorrere all’insulto personale contro un ragazzino di 13 anni. Magris infatti apre e chiude il suo intervento sul Corriere della Sera sbeffeggiando Sami Albertin, il ragazzo la cui madre ha fatto ricorso alla Corte Europea, vincendolo. Ed e’ questa vittoria, sanzionata dall’autorevole istituzione europea che tutela i diritti e le liberta’ fondamentali, a dar fastidio a quanti si riconoscono nell’Italietta, intellettuali inclusi.

Ecco allora il grande intellettuale aprire il suo articolo sul piu’ importante quotidiano del paese con l’insulto contro un ragazzino di 13 anni (*): “[Sami Albertin] dev’essere molto sensibile e delicato come una mimosa”. Non pago delle sue argomentazioni razionali (come dargli torto!) Magris chiude con un altro insulto: “Evidentemente Calamandrei era meno delicatino del giovane Albertin”.

Il dileggio di Magris è tanto piu’ ripugnante perche’, rendendosi conto della bassezza che si appresta a mettere in atto, fa precedere quegli insulti da una finta carita’ cristiana a favore di quel ragazzino che poi si appresta a deridere pubblicamente, sulle pagine del piu’ importante quotidiano del paese. Noblesse oblige!

Non bastano i nomi illustri citati da Magris – Dostoevskij, Tolstoj, Gandhi, Buddha, Calamandrei, Croce… – per nascondere l’ovvio, e cioe’ che il crocifisso nelle scuole italiane (e in tutti gli altri luoghi pubblici, a cominciare dai tribunali) non rappresenta il Cristo e la sua caritas (ma quando mai!) ma il dominio culturale e il potere temporale della Chiesa Cattolica in un paese, l’Italia, a sovranita’ limitata e sorvegliata. Il baratro che separa Cristo e il suo messaggio, la caritas, dalla Chiesa Cattolica è troppo profondo per poter essere ignorato da un grande erudito come Magris e ci si aspetterebbe che, quando si parla di Cristo, almeno si eviti la violenza verbale contro i bambini.

Con quest’articolo di Magris sul Corriere si è toccato il fondo, lo si e’ raschiato e poi si e’ continuato a scavare. Per dirla con Orwell, “Nel nostro paese (…) sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”.

(*) Nota: Sami Albertin ha 19 anni oggi, ma il sarcasmo di Claudio Magris è indirizzato al ragazzo quando egli frequentava la scuola media, come riportato dal Corriere: «In classe, alle medie, c’erano tre crocifis­si. Ovunque ti giravi, ti sentivi osservato».

 

Sullo stesso argomento:

Il crocifisso, Berlusconi e le menzogne dell’Italietta nostalgica

Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

“possono morire”

Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

Guerra Santa


Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

5 novembre 2009

mercanti

"Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!" - Luca, 19,46

La libertà in Italia non è mai stata amata ne’ capita; s’invoca per chi canta d’assassinare gay e lesbiche ma appena si critica il papa ti convocano in questura. I clerico-fascisti al governo vanno alla TV pubblica per insultare e intimidire e i catto-comunisti all’opposizione sputano sull’Europa, l’Illuminismo e la tradizione liberale, tutte cose che hanno sempre detestato.

Continuano le idiozie italiote dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. Se quel povero Cristo leggesse e ascoltasse i commenti dei paladini del crocifisso, se ne andrebbe con le sue gambe. Poi prenderebbe una bella mazza per cacciare i mercanti dal tempio. Al suo posto potremmo sempre mettere i ladroni; quelli sicuramente rappresentano assai meglio sia la tradizione italiana sia la Curia di Roma. Prendendo a prestito le parole da Mark Twain, “se Cristo fosse qui ora c’e’ una cosa egli non sarebbe – un cristiano”.


“possono morire”

4 novembre 2009

Il ministro della difesa, Ignazio La Russa, si esibisce ancora una volta alla TV pubblica, con il suo inconfondibile stile clerical-fascista. Dopo aver volgarmente insultato chiunque non la pensa come lui, il ministro ha detto che il crocifisso restera’ e ha aggiunto: “possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Virtu’ cristiane, senza dubbio.

Il “giornalista” Lamberto Sposini, dopo aver lasciato insultare i suoi ospiti e quegli “organismi internazionali” [nel caso di specie, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo] alla fine si è steso a mo’ di zerbino e ha detto di essere d’accordo con La Russa. Ormai ogni commento sulla RAI e sui “giornalisti” italiani e’ superfluo.

E’ inutile aspettarsi che i pagliacci che occupano le istituzioni repubblicane intervengano. Il regime gode di ottima salute e  – come nel racconto di Orwell, La fattoria degli animali – non si riesce piu’ a distinguere gli uomini dai maiali.

 

Leggi anche Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili


I buffoni ministri La Russa e Alfano e il caso Cucchi (e le dichiarazioni surreali e vergognose del maggiore Paolo Unali)

30 ottobre 2009
la-russa

Con Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l'Italia è in buone mani

Sul caso di Stefano Cucchi, interviene il ministro della difesa La Russa:

«Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo – spiega La Russa – ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione»

Questione di fede!

alfano

Angelino Alfano, ministro della giustizia del governo Berlusconi. Un ossimoro.

Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, mercoledi’ scorso alla Camera:

“La visita al Regina Coeli  ha evidenziato la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori”. “Il medico del carcere – ha aggiunto il ministro – ha poi dato atto nel referto di quanto riferito dal detenuto: Stefano Cucchi ha detto di una caduta accidentale dalle scale“.

E ci tocca pure pagarli a questi buffoni!

P.S. Sul blog del quotidiano Il Fatto potete leggere le dichiarazioni surreali del maggiore Paolo Unali, comandante della Compagnia Roma Casilina, i cui uomini, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, hanno arrestato Stefano Cucchi. Siamo sicuri c’e’ gia’ chi sta lavorando per insabbiare tutto. Davvero una Repubblica delle Banane, dove i cittadini hanno paura delle loro forze dell’ordine. Vergogna!

P.P.S. Monsignor Giorgio Caniato, ispettore dei cappellani: «Le botte gliele hanno date sul serio e anche forte. Non è certamente caduto dalle scale». Il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni ha invitato ad aspettare l’esito dell’autopsia, anche se, ha detto: «continuo a pensare che sia stato colpito fuori dal carcere. È stato malmenato violentemente. Immagino che un tossicodipendente arrestato possa fare resistenza scatenando la reazione delle forze dell’ordine. A volte succede, purtroppo». Ma il comandante provinciale dei Carabinieri Vittorio Tomasone afferma: «Inoltre, voglio ribadirlo, il ragazzo non ha mai opposto resistenza all’arresto e tutto si è svolto normalmente». Di certo c’e’ solo che Stefano Cucchi non si è suicidato!

LEGGI ANCHE: Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane