È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte

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Contributi all’editoria nella tradizione del parassitismo italiano

9 dicembre 2009

A proposito di relativismo: gli Stati Uniti celebrano il 4 luglio, la Francia il 14 luglio e l'Italia il 15 agosto

Torniamo oggi al capezzale della povera Repubblica soltanto per parlare di una parola, “parassita”, uno dei tanti mali della moribonda. Dal dizionario Treccani:

parassita s. m. e agg. (raro parassito, ant. parasito, come s. m.) [dal lat. parasita o parasitus, gr. παράσιτος, comp. di παρά «presso» e σῖτος «alimento, sostentamento»] (pl. m. –i). – 1. a. In origine, denominazione in uso nell’antica Atene per designare funzionarî cultuali di alcune divinità, con attribuzioni non ben chiare, che avevano come caratteristica di partecipare alla divisione della vittima sacrificata alle divinità stesse; più tardi (almeno dal sec. 4° a. C.) il termine assunse il significato di scroccone sfrontato, amante della buona cucina, spesso incaricato di allietare con buffonerie gli invitati a un banchetto. b. Nell’uso odierno, anche come s. f., chi mangia e vive alle spalle altrui: attorniarsi di adulatori e parassiti. Più genericam., persona che vive senza lavorare, sfruttando le fatiche altrui, o che vive alle spalle degli altri, senza alcun contributo personale sul piano del lavoro e della produttività: è un p. della società; vivere da p., fare il parassita. Come agg.: un individuo p.; un ente parassita.

Affascinante l’origine del termine, suggestivi ancora di piu’ per noi italiani quei riferimenti religiosi all’antica Atene; e come potrebb’essere altrimenti? Non viviamo forse nel paese dove il vero business e’ la religione, amministrata da una casta di sacerdoti che con l’inganno rimpiazzò i funzionari dell’impero romano, rubando a quelli autorità, possedimenti e simboli del potere, dal porpora delle vesti al titolo di pontefice massimo? Non è forse la Chiesa Romana – nata dall’inganno e sopravvissuta solo grazie alla superstizione e alla violenza, al terrore da essa imposto durante i lunghi secoli bui – l’espressione massima di quella parola, parassita? Non è forse da quel parassita che si sviluppo’ tutto il sistema di potere medioevale, un sistema di potere parassitario appunto, abbattuto in Europa solo alla fine del XVIII secolo con la Rivoluzione francese e grazie alle idee dell’Illuminismo? Sono passati solo due secoli da quando la Curia di Roma condannò senza appello quella Rivoluzione e quelle idee; deliramentum (follia) vengono chiamati i diritti dell’uomo nei documenti pontifici che condannano l’Illuminismo.

La Chiesa provò – tra mille difficoltà – ad imboccare la strada di quel deliramentum con il Concilio Vaticano II ma le resistenze a quella svolta epocale hanno avuto la meglio e oggi la Chiesa conciliare non e’ che uno sbiadito ricordo, forse una nostalgia coltivata da qualche spirito illuminato, ma nulla di piu’; difficile d’altronde fare i conti con due millenni di barbaro assolutismo legittimato dal dogma e imposto con l’inganno e l’ignoranza, le torture e i roghi.

La tragedia, per noi italiani, è che in Italia il sistema parassitario non è mai stato abbattuto; c’hanno provato con il Risorgimento, una storia breve e finita male, poco conosciuta e che si vuol far dimenticare. In compenso i parassiti si moltiplicano e non solo all’interno di Santa Romana Chiesa. Parassita e’ sempre stata per esempio la grande industria privata italiana (le eccezioni qui sono davvero rarissime); addossando le perdite allo Stato, cioe’ ai privati cittadini che quelle perdite hanno dovuto pagare con il loro lavoro, quell’industria non ha permesso la competizione in Italia ed è rimasta arretrata perche’ non ha mai dovuto investire sull’innovazione per battere la concorrenza straniera: molto piu’ semplice battere cassa agli amici parassiti che quella cassa amministravano, la classe politica partitocratica. E Pantalone paga! Quell’alleanza tra parassiti ancora va avanti, tutti insieme sulle spalle dei cittadini che lavorano e che sono costretti a mantenere il sistema feudale italiano. Qualche nome, di ieri e di oggi, pubblico e privato, di quella che potrebb’essere tranquillamente chiamata Cosa Loro: FIAT, Alitalia, RAI, Ferrovie dello Stato, IRI… continuate voi. L’Italia fara’ pure parte del G8 ma i servizi ai cittadini sono da terzo mondo e le istituzioni da repubblica confessionale delle banane. E non parliamo del debito pubblico.

Una delle tante tenie che sta ammazzando la Repubblica e’ quella che va sotto il nome di contributi per l’editoria; una sorta di doping con cui si droga il mercato dell’informazione e della libera circolazione delle idee. Qui potete leggere – e’ interessante, leggete! Dopo tutto, sono soldi nostri – i contributi versati nel 2008. E’ materia di strettissima attualità; in queste ore la “libera” stampa si sta mobilitando, la diligenza della legge finanziaria è sotto casa. Di particolare interesse sono poi i contributi ai c.d. organi di partito. Davvero sembra la storiella dei ladri di Pisa, quelli che litigavano di giorno per poi rubare insieme di notte. Leggiamo:

Roma, 9 dic. (Apcom) – Gianfranco Fini e Giulio Tremonti si sono impegnati davanti ad alcuni direttori di quotidiani che ricevono finanziamenti pubblici a “salvaguardare le testate che hanno una tradizione storico-culturale”. Il presidente della Camera ha ricevuto questa mattina in rappresentanza di alcuni quotidiani Stefano Menichini, (Europa), Flavia Perina (Il Secolo), Conchita De Gregorio (Unità), Dino Greco (Liberazione), al termine dell’incontro i direttori hanno spiegato di essersi attivati “perchè la norma contenuta nella Finanziaria (e che prevede dei tetti ai contributi pubblici, ndr) suscita allarme e per chiederne una correzione. Fini ha condiviso – ha riferito il direttore di Europa – che il panorama delle sovvenzioni pubbliche ai giornali è pieno di anomalie e che ci sono situazioni estreme e scandalose a danno di giornali veri, che hanno un mercato, perciò ha osservato che occorrerebbe una disciplina diversa e più trasparente”. Fini si è fatto personalmente latore di questo messaggio con il ministro dell’Economia chiamandolo immediatamente e dando modo ai direttori di ascoltarne le risposte: “Tremonti – hanno riferito i direttori – ha condiviso questa analisi e si è impegnato ad un interventi di legge attraverso il dl milleproroghe oppure attraverso il dl sviluppo che il governo emanerà a gennaio a salvaguardare le testate depositarie di una tradizione storica e politica”. Tremonti ha inoltre condiviso con i rappresentanti dell’iniziativa alla quale ha aderito anche la Padania pur non potendo essere presente questa mattina con il suo direttore solo per motivi logistici, che “va trovata una soluzione perchè ci sono testate che non hanno alcuna ragion d’essere se non quella di prendere soldi”.

Insomma, si e’ esagerato e per colpa di qualche soggetto si e’ sputtanato tutto il sistema; però bisogna salvare la “tradizione” – ancora la tradizione che viene tirata in ballo, come per i crocifissi. E’ la tradizione del parassitismo italiano, il solito Fascio, quello di cui scrivevo nei giorni scorsi; lo Stato, come un buon padre padrone, un po’ di milioni (di euro, cioe’ miliardi, per chi e’ cresciuto con le vecchie lire) non li nega a nessuno, anche perche’ quei miliardi non sono i suoi; che gli frega? In questo modo le caste dei parassiti si comprano a vicenda l’omertà su cui ingrassano e tanti saluti alla libertà dei cittadini d’essere informati; un patto scellerato tra sodali, salvo poi tutti a parlare di libera concorrenza e di libero mercato (a destra) e di socialismo, comunismo e diritti della classe operaia (a sinistra), e tutti indistintamente di democrazia; ma a pancia piena, s’intende. “Da fuori le creature guardavano da maiale a uomo, e da uomo a maiale, e ancora da maiale a uomo; ma gia’ era impossibile dire chi era chi”, chiude La fattoria degli animali di George Orwell.


La solitudine del cardinale. Tettamanzi, la Lega e la lunga marcia della reazione italiana

8 dicembre 2009

Dionigi Tettamanzi

Rapporti “a dir poco eccellenti” quelli tra Vaticano e Repubblica italiana; lo dicevano, solo pochi giorni fa’, il Presidente del Senato di quella Repubblica confessionale delle banane, Renato Schifani, e il Segretario di quello Stato tornato a vivere nel 1929 solo grazie ai Patti Lateranensi di Mussolini, Tarcisio Bertone.

Le crude polemiche, sul tema immigrazione, tra il Vaticano (o alcuni suoi esponenti di porpora vestiti) e la Lega (il partito apertamente razzista, xenofobo e separatista) sembravano dimenticate dopo che quest’estate Umberto Bossi e Roberto Calderoli avevano incontrato Bagnasco, principe della Chiesa e presidente della CEI, i vescovi cattolici italiani. “Ho capito che il Vaticano non ce l’ ha con noi”, commentava Bossi dopo l’incontro. Dopo Bagnasco, è toccato allo stesso Bertone incontrare le camicie verdi. Pax romana? Rimanevano, e’ vero, gli scandali continui di Berlusconi con ragazzine ed escort, scandali che ponevano sempre piu’ un problema di pubbliche relazioni (nulla di piu’) per la Chiesa Cattolica e su cui intervenivano le critiche (sempre per questioni di pubbliche relazioni, nulla di piu’) di Avvenire e Famiglia Cristiana; critiche in tema di moralita’ pubblica e pubblici costumi – come dire, fate pure quel che volete cari figlioli, ma fatelo in privato; imparate da noi! – che dovevano dar non poco fastidio all’unto del Signore. Con l’arrivo di Feltri al Giornale di famiglia, l’unto del Signore andava al contrattacco e il direttore di Avvenire, Boffo, pagava il prezzo (della sua ipocrisia).

Solo pochi giorni fa’ Feltri faceva una goffa retromarcia, molto in ritardo, dando sfogo ad alcuni dei suoi peggiori istinti: Boffo “non risulta implicato in vicende omosessuali”. Sembra Medioevo, eppure e’ la nuda cronaca dell’Italia di oggi, AD 2009 (quasi 2010). Palazzo Chigi val bene una messa e Berlusconi ora sembra aver bisogno di tutti i santi in Paradiso (e in Vaticano) per continuare ad occupare quel Palazzo. La Chiesa incassa, felice come una Pasqua di tenere il capo del governo italiano per le palle. L’ICI, l’8 per mille, il grande fiume di miliardi che continua a scorrere dal lavoro dei cittadini italiani alle casse dello IOR (la banca vaticana), l’ora di religione, i crocifissi appesi ovunque, la guerra santa contro le donne e l’aborto, contro gli omosessuali, contro la ragione e l’Illuminismo, contro l’Europa. Insomma, la Curia di sempre, peggio di sempre.

Ma siamo vicini al Santo Natale e la Lega ha da tempo iniziato le sue celebrazioni. Piace ai fedeli l’operazione Bianco Natale, piace ai fedeli lo spirito delle crociate della Lega, benedetto da Santa Romana Chiesa quando le fa comodo, come nel caso dei crocifissi. Ma come Dio è uno e trino, cosí la Chiesa Cattolica e’ tutto e il suo contrario e – lo sappiamo bene – il potere è sempre stata la stella polare dei successori (leggi: impostori) di Pietro, che a Roma non ha mai messo piede.

Ora la Lega torna all’attacco, questa volta di Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, principe della Chiesa, successore di Carlo Maria Martini (uno degli ultimissimi superstiti del Concilio Vaticano II) e anche lui (Tettamanzi) esponente, seppure discreto, della Chiesa conciliare, ormai sconfitta dalla realpolitik dei successori di Giovanni XXIII. La Lega ci ha abituato ormai da anni al peggio dell’essere umano e nessuno sembra piu’ scomporsi che una tale formazione ad ideologia totalitaria, una formazione politica che nega tutti i valori su cui si fonda la Repubblica e lo Stato unitario, sia ora al governo di quella Repubblica. L’altro giorno e’ toccato al cardinale Tettamanzi e la Lega non c’e’ andata leggera nemmeno questa volta:

Calderoli: “Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia. Perché non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?”

Castelli: “Tettamanzi fa parte di quella corrente di pensiero della Chiesa relativista, mondialista… e poi appoggia un personaggio bizzarro e inquietante come Don Giorgio (De Capitani, ndr) che vomita insulti contro la Lega e il Pdl. È un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee”

Si badi bene, non e’ polemica sterile ne’ passeggera; nella Repubblica confessionale delle banane sono rimasti solo due soggetti a fare politica: la Chiesa Cattolica e la Lega; quasi tutti gli altri soggetti politici infatti vanno dietro oramai solo agl’interessi contingenti e/o personali dei loro clan e dei loro don. Tettamanzi, espressione di un’esigua minoranza anche all’interno della sua Chiesa, e’ arcivescovo dimissionario dal marzo di quest’anno per raggiunti limiti d’età, riconfermato dalla Curia di Roma per altri due anni. Dal punto di vista della Lega, il cardinale è l’ultimo ostacolo all’ideologia nazista e separatista delle camice verdi. Ci raccontano i giornali italiani che la Lega ora sarebbe rimasta isolata; dal Segretario di Stato vaticano, Bertone, al Presidente della Repubblica confessionale delle banane, Napolitano, non sono mancati gli attestati di solidarietà a Tettamanzi. Solidarietà pelosa, in molti casi, offerta dai colleghi di Calderoli e Castelli che sono al governo del paese o da coloro che nulla hanno fatto per impedire ad una formazione nazista di entrare in quel governo e dirigerne la sua politica. Solidarietà pelosa a Tettamanzi anche quella della sua Chiesa, molto piu’ interessata – come sempre – al suo potere temporale, alla simonia, al Vaticano S.p.A. che non alla caritas di Cristo e a qualche cardinale (pochi per la verità) che ancora si attarda sulle posizioni conciliari – ormai sconfitte queste all’interno della Chiesa Cattolica.

Grazie anche a quella Curia che ha sostenuto e guidato la nuova reazione italiana, la Lega è qui per restare mentre Tettamanzi ha gia’ pronte le valigie e sarà sostituito a breve, probabilmente da un principe della Chiesa assai piu’ conciliante (e ce ne sono tanti) con le camicie verdi. Le parole del ministro Roberto Calderoli – tornato sulla vicenda – non lasciano adito a dubbi e confermano quello che scrivevo piu’ sopra:

«Per fortuna all’interno della Chiesa non c’è il pensiero unico e chi mi critica dovrebbe tener conto sia di questa verità sia che le mie critiche non sono di carattere religioso ma politico visto che ho criticato il card. Tettamanzi per quel che ha detto di politico. Quel che mi spiace di più è veder fare politica a senso unico. Del resto la mia posizione sull’arcivescovo di Milano è chiara da anni. Io sono sempre stato critico sulla Chiesa del Concilio Vaticano II e mi sembra che Tettamanzi sia un nostalgico di quella Chiesa. Ma i tempi cambiano. E credo che l’unico che non sbaglia sia Papa Ratzinger»

Se i mezzi d’informazione italiani si perdono nelle polemiche, sono incapaci di coglierne il significato e soprattutto sono incapaci di capire quella reazione razzista, xenofoba, omofoba, misogina, anti-europea, anti-illuminista, anti-razionalista e anti-scientifica di cui l’Italia e’ nuovamente vittima, e’ solo perche’ quei mezzi d’informazione, nella maggior parte dei casi, sono invischiati fino al collo con quella reazione e incapaci di andare piu’ in la’ dei canti natalizi. Santo! Santo! Santo! Gli interessi che quei mezzi d’informazione esprimono e rappresentano sono in fondo gli stessi che hanno portato l’Italia all’apocalisse della Seconda Guerra mondiale, applaudendo fin dall’inizio il duce e le sue camicie nere. Sono gli stessi interessi che hanno permesso per sessant’anni il sacco d’Italia da parte del regime partitocratico, gli stessi interessi – oggi come ieri – della grande industria, della grande finanza, di quella peculiare borghesia italiana che nessuno al mondo c’invidia.

Come scrivevo su questo blog qualche giorno fa’, il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana – “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Quella borghesia non ha esitato a mettersi la camicia nera, perche’ ora dovrebbe esitare a mettersi quella verde? Dall’altra parte del Tevere, anche nella sua storia piu’ recente, la Curia di Roma si è sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso. Non smetterà certo di benedire le camicie verdi ora, per un cardinale demodé e gia’ in pensione.


Al capezzale della Repubblica – terza parte

3 dicembre 2009

Torniamo allora al capezzale della Repubblica e continuiamo a ricercare le ragioni di quel male oscuro, le ragioni di quel Fascio che ancora una volta rischia di stritolare l’Italia. Le ragioni del Fascio, le sue cause, affondano le radici nella cultura italiana, vittima di duemila anni di sottomissione al dogma e al potere assoluto e irrazionale di una Curia che con l’inganno s’impadroní del potere imperiale, la piú grande truffa nella storia dell’umanità, l’atto di nascita della Chiesa di Roma: la falsa donazione di Costantino che permise agli impostori di rivendicare il potere sui domini dell’impero romano. Seguirono duemila anni di oscurantismo, crudelta’, repressioni, guerre sante, crociate, genocidi, schiavitu’, inquisizioni, torture, roghi, controriforme, assolutismo; tutto legittimato teologicamente. La lunga storia del Cristianesimo – storia che nulla ha a che fare con il Cristo e il suo messaggio, la caritas – è una storia scritta con il sangue delle sue vittime. Duemila anni di guerra contro la ragione e l’essere umano, imponendo il dogma e la superstizione, l’irrazionalita’ e la violenza, la paura e l’obbedienza.

La via della liberta’, dell’uguaglianza, della fratellanza, la via della scienza, della tecnica e del progresso e’ la via che passa attraverso l’emancipazione da quel potere assoluto, dogmatico, che si fonda sull’ignoranza, il fanatismo e la violenza. Emancipazione che in Italia, a differenza di altri paesi, arrivo’ tardi ed ebbe vita breve con il Risorgimento, che unifico’ si l’Italia contro il potere della Curia di Roma ma che non ebbe la forza, la capacita’ e il tempo per continuare quella rivoluzione, i cui nemici li troviamo ancora oggi uniti contro la societa’ aperta.

Oggi si è tutto dimenticato, annegato nella melassa di un buonismo ignorante e ipocrita; il Fascismo nato nella terra dei papi re diventa quindi una semplice coincidenza, una parentesi (e ultimamemente sempre piu’ una nostalgia) e non la reazione di una società arretrata, feudale, alle idee dell’Illuminismo prima ancora che ai movimenti popolari d’ispirazione marxista. Il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana – “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Non è un caso che il Fascismo dell’ateo Mussolini fu da subito clerico-fascismo; Mussolini capí che nulla avrebbe potuto senza l’appoggio della Chiesa Cattolica e come prima cosa riportò in vita – con i Patti Lateranensi – lo Stato Pontificio, che aveva finalmente cessato di esistere nel 1870 grazie al Risorgimento. Non è un caso che il Comunismo dell’ateo Togliatti fu da subito catto-comunismo; come Mussolini, Togliatti capí che nulla avrebbe potuto contro l’opposizione della Chiesa Cattolica e come prima cosa si adoperò per includere i Patti Lateranensi mussoliniani nella Costituzione repubblicana. Ancora oggi la Repubblica paga caro il conto a quella “capitolazione”, a quel “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei – e quei “Patti Lateranensi che sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica” (ancora Calamandrei) sono l’equivalente del famoso Cavallo di Troia.

E’ impossibile capire la cronaca politica di oggi, i patti e i compromessi piu’ o meno segreti tra politici e schieramenti, l’avversione alla legalità e a qualsiasi idea di laicità anche da parte del Partito Democratico, l’arretratezza scientifica, la regressione culturale, antropologica dell’Italia senza avere ben chiaro il quadro all’interno del quale Pierluigi Bersani, capo del maggiore partito d’opposizione, puo’ tranquillamente dichiarare, a proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole:

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.

E’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ’30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime. Il Fascio pasce in questa melassa e sprigiona il suo fascino, pericoloso, intossicante, potente. Anno dopo anno, ventennio dopo ventennio, passando per tutti i compromessi, piu’ o meno storici, la partitocrazia e arrivando al Berlusconismo della Repubblica delle banane di oggi, quel Fascio continua a muovere gli attori e le comparse della scena politica, dove da quindici anni assistiamo ai giochi di Berlusconi e D’Alema, il gatto e la volpe della politica italiana. I due “nemici” inseparabili hanno addirittura provato ad esportare quel gioco in Europa, con D’Alema candidato di Berlusconi al presigioso posto di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Con Gheddafi e Putin che facevano il tifo, l’Europa ha rischiato – ancora una volta – di farsi ammaliare dal Fascio italiano.

Nota: La quarta ed ultima parte di Al capezzale della Repubblica verrà pubblicata nei prossimi giorni.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte


Al capezzale della Repubblica – prima parte

30 novembre 2009

Se è vero, come si dice, che l’intera vita passa davanti agli occhi prima di morire, siamo davvero arrivati al crepuscolo della Repubblica. L’intera storia d’Italia – sempre piu’ una denominazione geografica e sempre meno uno stato civile – sta passando velocemente davanti agli occhi di quella giovane disgraziata; i problemi, vecchi di decenni, di secoli e di millenni sembra si stiano raccogliendo attorno al suo capezzale.

Eugenio Scalfari su Repubblica e Sergio Romano sul Corriere della Sera sono ieri intervenuti sugli ultimi sintomi di questa moribonda. Scrive Sergio Romano:

Il «concorso esterno in associazione mafiosa» si è dimostrato una categoria penale alquanto fumosa e imprecisa.

Scrive Eugenio Scalfari:

Si discute e si mette in dubbio da parte dei difensori di Berlusconi la validità di un reato come quello di concorso esterno in associazione mafiosa, non contemplato dal codice penale ma ormai da gran tempo legittimato da una serie costante e conforme di pronunce giurisprudenziali della Cassazione.

La certezza del diritto, la certezza del reato e della pena sono tutte cose che s’insegnano (o forse s’insegnavano) al primo anno di Giurisprudenza. Oggi – sulle pagine della stampa “colta” – non si riesce nemmeno ad essere d’accordo su cosa sia reato e cosa non lo sia. Lasciando questa discussione tecnica ai tecnici, cioe’ ai giuristi, faccio solo notare la disinvoltura con cui Scalfari afferma:

“ogni discorso sulla improprietà di un reato non previsto da un codice penale più che antiquato è priva di qualunque fondamento”

cosí come faccio notare la superficialità di Romano quando scrive sul Corriere:

“peraltro il procuratore capo di Firenze ha smentito ieri che il presidente del Consiglio sia indagato”.

Romano evidentemente non è bene informato (e forse non legge nemmeno il giornale su cui scrive):

Se c’e’ di mezzo un reato di mafia “l’indagato non puo’ sapere di essere indagato per tutelare la segretezza delle indagini”. Lo dice al Corriere della Sera l’ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, che aggiunge: “Pubblicita’ non c’e’ in questo tipo di indagini sulla mafia”, quando un presunto indagato chiede se e’ indagato “deve ricevere una risposta in ogni caso negativa se si tratta di reati di mafia. E’ stabilito dal codice di procedura penale. E’ l’applicazione del cosiddetto ‘doppio binario'”.

L’aspetto però piu’ interessante che salta all’occhio dalla lettura comparata dei due articoli è l’assoluta sintonia del messaggio che i due illustri commentatori lanciano dai loro pulpiti; ponendo l’accento ognuno su aspetti differenti, quando non conflittuali, la conclusione che Scalfari e Romano traggono è la medesima. Scrive Romano:

Si può far cadere un governo che dispone di una consistente maggioranza senza dare un duro colpo al processo democratico? È una domanda a cui il presidente della Repubblica ha già dato una risposta: no, non si può. Occorre quindi una tregua, e la soluzione migliore per garantirne l’osservanza potrebbe essere il ritorno a un maggior senso di responsabilità dei poteri dello Stato, evitando forzature e invasioni di campo. Questo processo sarebbe favorito da una forma di immunità (che ricordiamolo fu introdotta dai padri costituenti) purché concordata a larga maggioranza.

Romano auspica un ritorno all’immunità, ma il suo aggrapparsi ai “padri costituenti” sembra solo un argomento peloso per dar forza alle sue tesi; ci sono infatti argomenti ben piu’ persuasivi che giustificano le tesi opposte, primo di quegli argomenti il fatto che ognuno puo’ capire da solo, nonostante i tentativi di alcuni intellettuali di infangare l’intelletto: non puo’ certo essere un capo di governo inquisito in molti processi per fatti gravi e gravissimi che risalgono ad anni in cui quel soggetto non rivestiva alcun ruolo istituzionale a poter mettere mano ad eventuali riforme sull’immunità e sulla giustizia. Anche a prescindere da qualsivoglia altra considerazione giuridica e politica, Berlusconi che mette mano a quelle riforme sarebbe visto dall’opinione pubblica, sia in Italia sia all’estero (e non senza ragioni), come Bin Laden che legifera in tema di terrorismo o un pedofilo in tema di tutela dei minori. La “tregua” di cui parla Romano sembra allora la resa dello stato di diritto.

Scrive Scalfari:

Ha ragione Napolitano quando dice che non è per via di processi che si elimina un avversario politico fin tanto che gli rimane la fiducia della maggioranza. Ma è altrettanto vero che gran parte di quella fiducia si verifica meglio alla luce di processi e sentenze che mettano in chiaro passaggi rimasti per troppi anni oscuri e inquietanti. Noi pensiamo che sia questa la buona democrazia. Intanto, il governo ha il diritto e il dovere di governare. Se cominciasse a farlo invece di restare perennemente in “surplace” sarebbe un buon risultato.

Se Romano crede di trovare la soluzione nell’immunità (che però sarebbe meglio chiamare con il suo vero nome: impunità), Scalfari invece si limita a concludere che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”. Ma sul come Silvio Berlusconi possa governare in questa situazione, Scalfari nulla dice. E tuttavia vale forse la pena notare che sia Romano sia Scalfari, nonostante sostengano tesi contrapposte e non conciliabili, concordano con il Presidente Napolitano che aveva detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Senza tornare a ripetere gli argomenti che mi fanno sostenere che Napolitano sbaglia – e con lui tutti coloro che per convinzione, opportunismo o timidezza sostengono le stesse tesi del Presidente della Repubblica – vale la pena, io credo, fare alcune considerazioni di carattere generale. Non sull’ultima crisi insomma si dovrebbe a questo punto riflettere ma sul male oscuro che sta consumando la nostra disgraziatissima Repubblica, mentre c’è già chi vuole crocifiggere la bandiera, affrettando il calvario della giovane morente.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualcosa su quel male oscuro, per ora basti segnalare che l’informazione fa sicuramente parte di quel calvario. In quell’editoriale su Repubblica, per esempio, a proposito del processo Andreotti, Eugenio Scalfari scrive:

Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell’ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa.

E’ mai possibile che Scalfari non conosca i fatti? Nel breve video qui sotto, il giudice Giancarlo Caselli, procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e ora procuratore capo della Repubblica a Torino, ricostruisce la verita’ giuridica e giudiziaria ricordando i documenti ufficiali.

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

5 novembre 2009

mercanti

"Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!" - Luca, 19,46

La libertà in Italia non è mai stata amata ne’ capita; s’invoca per chi canta d’assassinare gay e lesbiche ma appena si critica il papa ti convocano in questura. I clerico-fascisti al governo vanno alla TV pubblica per insultare e intimidire e i catto-comunisti all’opposizione sputano sull’Europa, l’Illuminismo e la tradizione liberale, tutte cose che hanno sempre detestato.

Continuano le idiozie italiote dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole. Se quel povero Cristo leggesse e ascoltasse i commenti dei paladini del crocifisso, se ne andrebbe con le sue gambe. Poi prenderebbe una bella mazza per cacciare i mercanti dal tempio. Al suo posto potremmo sempre mettere i ladroni; quelli sicuramente rappresentano assai meglio sia la tradizione italiana sia la Curia di Roma. Prendendo a prestito le parole da Mark Twain, “se Cristo fosse qui ora c’e’ una cosa egli non sarebbe – un cristiano”.


Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

4 novembre 2009

don

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico

“[nel ricorso] sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” – Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea

Il buonsenso di cui parla Bersani è il buonsenso cattocomunista, l’imprint che Togliatti diede al comunismo italiano e che si ritrova nell’art. 7 della Costituzione repubblicana, quello che fece propri i Patti Lateranensi di Mussolini. La Costituzione italiana è figlia della tradizione cattolica e della tradizione comunista; quella dell’Illuminismo, la cultura liberale, ebbe un’influenza minima e anche questa fu disattesa con la follia, tutta italiana, della Costituzione materiale, un’aberrazione giuridica.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è invece figlia dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti del 1776.

Dietro lo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.

Con il crocifisso nelle scuole, Gesu’ Cristo e il suo messaggio, cioe’ la caritas, non hanno nulla a che fare. La battaglia, anche questa volta, è tra gli eredi di tradizioni inconciliabili. Come piu’ volte ricordato su questo blog, il difetto maggiore della classe dirigente italiana è la sua inadeguatezza culturale, l’ignoranza, l’improvvisazione, la non conoscenza del mondo delle idee e degli scontri che in quel mondo avvengono. Con il crollo del muro di Berlino – ma in verita’ gia’ molto prima – la sinistra (non solo in Italia ma soprattutto in Italia) ha perso qualsiasi slancio propositivo e si e’ ripiegata su se stessa e sull’ordinaria amministrazione dell’esistente. La sinistra – nata per proporre, innovare, cambiare – si e’ ritrovata nel campo della re-azione e invece di rimettere in discussione se’ stessa e le sue idee, quella sinistra ha vigliaccamente preferito rincorrere il potere e scimmiottare pensieri e idee che non capiva oppure tornare a Marx, riproposto ormai in maniera stanca in tutte le salse.

In Italia, la forza del fronte cattolico-clericale non è tanto nell’essere piu’ numeroso (infatti, nel paese quel fronte non è maggioranza); la sua forza sta nel poter contare su una tradizione plurimillenaria, portata avanti oggi dai pensatori e dagli strateghi di Santa Romana Chiesa. In questo scenario, non sorprende assistere in Italia alle crociate, alle guerre sante, con un dispiegamento di forze che non puo’ essere compreso con la polemica politica e le scaramucce all’interno dei partiti e degli schieramenti. I mezzi d’informazione poi – con pochissime eccezioni – sono addirittura patetici nella misura in cui presentano questi scontri al pubblico senza riferimenti culturali, come fossero funghi improvvisamente nati dal sottobosco culturale della cronaca politica.

E si continua cosí, avanti a vista, come il Titanic.

 

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