Perché il Presidente Napolitano sbaglia

27 novembre 2009

moral suasion o wishful thinking?

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riunisce i giornalisti presenti al Quirinale:

“Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità – ha detto il presidente – Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento”.

Cominciamo male. Anzi, malissimo. Qualora infatti il Presidente della Repubblica senta “il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento”, la Costituzione repubblicana prevede all’art. 87, secondo comma, la forma appropriata; il Presidente cioè “Può inviare messaggi alle Camere”.

La Costituzione non prevede l’esternazione del Presidente della Repubblica nella forma di una conferenza stampa. I precedenti non fanno scuola e l’invenzione malsana della Costituzione materiale è il tradimento della Costituzione. Non sono dettagli questi, la forma è sostanza quando parliamo di diritto, specialmente in tema di ingegneria costituzionale. In Italia, di queste cose non frega niente a nessuno, ognuno fa quel che vuole, salvo poi lamentarsi e riempirsi la bocca di Costituzione. E’ ironico poi che Napolitano violi la Costituzione per richiamare la Costituzione; l’ennesimo segno della schizzofrenia istituzionale di una Repubblica in avanzato stato di decomposizione.

Ma andiamo avanti e vediamo il messaggio – al di fuori della Costituzione – di Napolitano. Dopo aver auspicato “che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione”, il Presidente della Repubblica ha detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Sembra una banalità; in una Repubblica parlamentare, il governo cade solo se il Parlamento gli toglie la fiducia. E tuttavia, quel “nulla” sembra fuori luogo, addirittura inquietante letto nel contesto attuale della vita della Repubblica. Come a scuola, ipotizziamo il caso, del tutto ipotetico naturalmente, di un capo del governo responsabile di qualche reato grave e tuttavia, per qualsivoglia ragione, il Parlamento continua a concedere la fiducia. In altre parole, se quel “consenso” di cui parla Napolitano è requisito “necessario per governare”, è anche requisito sufficiente?

Napolitano continua:

“E’ indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione”.

E’ quantomeno discutibile che il Presidente della Repubblica non trovi di meglio che richiamare all’ordine la magistratura italiana dopo che ieri il capo del governo aveva detto che quella magistratura vuole la “guerra civile”.

Conclude Napolitano:

“E spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia”

Cosa sono gli equilibri tra politica e giustizia? Se ci si riferisce agli equilibri tra i tre poteri dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – quegli equilibri non vengono certo intaccati dalla magistratura per il fatto che il capo del governo è parte di procedimenti giudiziari. Spetterebbe a quel capo del governo dimettersi, cosi’ come accade in tutte le democrazie liberali del mondo; viceversa, si creerebbe il paradosso di una classe politica al di sopra della legge e questo nulla ha a che vedere con la democrazia liberale. La legittimazione a governare data dal voto popolare non pone certo chi ha ricevuto quella legittimazione al di sopra della legge. Ma allora, di cosa si parla?

A me sembra che questo intervento di Napolitano sia davvero infelice, nella forma e nella sostanza. Il Presidente avrebbe dovuto seguire la Costituzione e inviare un messaggio alle Camere, soprattutto vista la delicatezza di “questo particolare momento”, come lui stesso sottolinea. Di fronte poi ad un capo del governo che attacca la magistratura, evocando scenari da “guerra civile”, è davvero singolare che Napolitano non trovi di meglio che richiamare all’ordine quella magistratura che, ricordiamolo, considerata nel suo complesso è un potere autonomo e distinto nella classica separazione dei poteri propria delle democrazie liberali.

Pochi giorni fa’ il Presidente Emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dopo aver espresso critiche importanti e autorevoli nei confronti dell’attuale Presidente Napolitano, in particolare in tema di promulgazione delle leggi, ha invitato a resistere:

“Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti”

Purtroppo per l’Italia, sembra ci sia in questo grave momento nella vita della Repubblica un patto tacito che vuole il Presidente della Repubblica al di sopra di ogni critica; se non fosse cosi’, quelle parole di Ciampi avrebbero suscitato ben altre reazioni e aperto un dibattito ben piu’ serio e importante di quanto abbia in realta’ fatto.

Quest’ultima uscita del Presidente Napolitano, per le ragioni poc’anzi dette, è – io credo – di una gravità estrema, assai pericolosa per la Repubblica, gia’ morente. Napolitano è convinto delle sue ragioni, che spesso vengono sintetizzate dietro l’espressione inglese moral suasion. Mi permetto, con il dovuto rispetto, di ricordare a me stesso un’altra espressione inglese: wishful thinking.


Africa For Italy – We Are the World

13 novembre 2009

Si inizia a fare un po’ di luce sull’omocidio di Stefano Cucchi. Fondamentale il racconto del supertestimone:

Il super testimone. Determinante, a questo proposito, la testimonianza di un immigrato africano detenuto che avrebbe assistito alla scena. L’uomo, hanno ricostruito gli inquirenti, riuscì a parlare con lui, a udienza di convalida conclusa, mentre venivano portati nel carcere di Regina Coeli. Nella richiesta di incidente probatorio, infatti, la procura di Roma spiega che il testimone chiave della vicenda, trovandosi il 16 ottobre nelle celle di sicurezza del tribunale, “udì e vide agenti della polizia penitenziaria in divisa colpire Cucchi” da cui ebbe, dopo, alcune confidenze mentre andavano in carcere a Regina Coeli.

L’Italia che viene ammonita dall’ONU sul trattamento inflitto agli immigrati e condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per le ingiustizie della sua giustizia e delle sue prigioni, ora deve contare sull’educazione civica e il coraggio di un immigrato africano per amministrare giustizia. Anche qui, lo Stato ha bisogno dell’immigrato, anche come insegnante di educazione civica. Tutto si tiene. We are the world.

Intanto nuovi particolari emergono dal diario clinico del “paziente Cucchi Stefano, nato a Roma l’1-10-78”.  Come scrive Repubblica:

Dei suoi cinque giorni di ricovero nella corsia di ospedale che è stata la sua tomba. Del lavoro di chi – accusa oggi la procura – chinandosi al suo capezzale ne ha sottovalutato la sofferenza fisica e psicologica, fino “a lasciarlo morire”. (…)

Il 21 ottobre, dopo che le ventiquattro ore precedenti sono state riassunte in una sola riga (“Il paziente rifiuta la visita”), in corsia è di nuovo la dottoressa Stefania Corbi. “Si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa – scrive – Ma il paziente rifiuta perché vuole prima parlare con il suo avvocato e con l’assistente della comunità Ceis. Rifiuta anche di alimentarsi, come sta facendo sin dall’ingresso per lo stesso motivo. Per lo stesso motivo rifiuta anche di effettuare ecografia dell’addome”.

Quella di Stefano Cucchi è stata lotta civile non violenta, di matrice ghandiana, contro il sopruso dello stato che negava se stesso insieme all’avvocato richiesto come suo diritto da Stefano. La ragione, lo stato di diritto, il civismo, la civilta’ e’ dalla parte di Cucchi e di quell’immigrato africano.


L’Italia della giustizia negata

11 settembre 2009

Il blog di Beppe Grillo intervista Eliantonio Maria, la mamma di Manuele Eliantonio, deceduto il 25 luglio 2008 nel carcere Marassi di Genova. Dal blog di Grillo:

Manuele non era quello che si direbbe un “ragazzo modello“. Ha fatto molti errori. Per questo è stato arrestato. In attesa del processo è morto in carcere. Secondo la madre per le percosse ricevute. Anche un “cattivo ragazzo” ha diritto a un processo e lui non lo ha avuto. Manuele non è un “caso” isolato. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere. Dal 2000 ad oggi sono stati 1486 di cui 528 suicidi. Ad agosto 2009 la contabilità dell’anno era a già 126. Non lo sapevamo, ma abbiamo ripristinato la pena di morte. Prima di noi, solo la Cina!

Qui potete leggere il testo dell’intervista e guardare il video.

Qualche giorno fa’ abbiamo rilanciato da questo blog le dichiarazioni di Marco Pannella: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”. Segnaliamo anche due articoli di Marco Pannella sul quotidiano L’Altro su giustizia, carceri e amnistia.


Pannella: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”

7 settembre 2009

Torniamo oggi a seguire la denuncia di Marco Pannella e dei radicali in tema di carceri e giustizia. Pannella:

“In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte con 40 suicidi e 13 casi di strane morti nelle carceri”

Due giorni fa’ avevamo rilanciato su questo blog le notizie sulla proposta di Pannella e dei radicali per l’amnistia e una lettera di Marco Pannella ad Antonio Di Pietro sullo stesso tema.

Torniamo anche a ringraziare RadioRadicale per il servizio pubblico che continua ad assicurare ai cittadini italiani e di cui, ora piu’ che mai, la Repubblica ha bisogno.

Qui puoi guardare il video de Il Caffè – trasmissione di Rai News 24 condotta da Corradino Mineo. Ospite in studio Marco Pannella.


I figli malati dell’ omofobia e le loro vittime

23 agosto 2009

da Repubblica

Roma, 19:49

INFASTIDITO DA EFFUSIONI FERISCE COPPIA GAY, DENUNCIATO

Coppia di giovani gay aggredita e ferita a Roma. Infastidito dalle effusioni di due giovani all’interno del parco Rosati, nel quartiere dell’Eur, questa notte intorno alle quattro, un uomo ha dapprima inveito nei loro confronti con insulti e alla loro replica gli si e’ scagliato contro, prima colpendo alla testa con una bottiglia uno dei due e successivamente, ha ferito all’addome anche l’altro giovane che e’ caduto a terra. I due giovani, che si erano da poco allontanati dal Gay Village, sono stati soccorsi dagli Agenti della Polizia di Stato della Questura di Roma, giunti sul posto pochi minuti dopo in seguito alle numerose richieste di soccorso pervenute al 113 da parte di alcuni testimoni che avevano assistito al ferimento. Uno dei due giovani soccorso all’ospedale S.Eugenio ha riportato una ferita lacero contusa al cuoio capelluto, in seguito al colpo ricevuto con la bottiglia, mentre l’altro giovane, ricoverato, e’ stato sottoposto ad intervento chirurgico in seguito alla ferita riportata all’addome. Il successivo intervento del personale della Squadra Mobile capitolina, ha consentito di ricostruire il fatto grazie anche alle testimonianze dettagliate di coloro che erano presenti e che avevano visto fuggire l’uomo. Gli agenti hanno quindi individuato A.S. di 40 anni, pregiudicato per reati contro il patrimonio e gli stupefacenti, e lo hanno denunciato in stato di liberta’ d’intesa con l’Autorita’ Giudiziaria per tentato omicidio.
(22 August 2009)

e l’Italia sta a guardare

AGGIORNAMENTO:

Immediata è stata la replica della Procura: “Quello che è stato definito cavillo procedurale – spiega il procuratore della Repubblica – in realtà è la mancata flagranza di reato. La legge, in questo caso, impone soltanto la denuncia. Naturalmente la vicenda è molto grave e prenderemo tutti gli opportuni provvedimenti del caso”.

Non so cosa dica la legge e se il giudice abbia solo applicato ciò che secondo legge doveva, ma a me sembra una grande idiozia, questi crimini sono tra i piu’ odiosi, e ci si chiede perche’ il governo e il parlamento italiani non legiferano in tema di omofobia e violenze da essa motivate? Invece di tornare a parlare di queste cose solo quando c’e’ il fattaccio, muovetevi e prendetevi cura del problema in sede legislativa ma anche politica e culturale. Oltre a mietere vittime, questa cultura omofoba dell’Italia non da’ al paese una grande immagine in Europa. Stiamo collezionando medaglie! Chissa’, un giorno potremmo anche essere promossi al rango di extra-comunitari. Gia’ vedo la Lega che festeggia.