“Oltre il segno”

15 dicembre 2009

Quello che è accaduto oggi in Parlamento, le indecenti e violentissime parole di Fabrizio Cicchitto – capogruppo dei deputati del PDL –  lo si vorrebbe affrontare con ironia e sarcasmo. La madre dei cretini e’ sempre incinta, come dice quel detto popolare. Ma le parole di Fabrizio Cicchitto sono troppo gravi e troppo serie per riderci sopra. Quella di Cicchitto oggi al Parlmento e’ stata un’intimidazione politica intollerabile in una democrazia.

Ormai sui mezzi d’informazione non si parla d’altro che del “miracolato” e il governo – come ogni regime liberticida – vuole ora sfruttare l’occasione data dal gesto folle di quel povero disgraziato (una persona malata, non un terrorista) e introdurre misure contro la Piazza e contro la Rete – vi fa pensare a qualcosa? Facciamoci una bella doccia fredda, che aiuta a svegliarci dal sonno indotto dal tam tam della destra e di molti media.

Consiglio allora un articolo di Corrado Truffi sul blog de iMille che inizia cosí:

Dopo l’aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

L’articolo è eccellente, andate a leggerlo: Internet di piombo. Eccellente anche l’articolo di Francesco Costa che sull’Unita’ dice cose di buon senso a proposito di Internet e dell’annunciata “riforma” liberticida che si appresta a varare il governo: Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

Giuseppe Civati sul suo blog pubblica delle informazioni importanti in tema di immigrazione. E’ essenziale leggere questi post: Stranieri: i dati smentiscono l’allarmismoRapporto Ismu: le religioniRapporto Ismu: l’immigrazione e la finanza pubblicaRapporto Ismu: italiani e stranieri. I dati parlano da soli e dovrebbero fugare le folli fobie xenofobe istigate da chi, anche al governo, usa il razzismo come strumento politico. Speriamo solo non ci siano troppi sordi, quella sarebbe la vera invasione da temere. Ancora un problema d’informazione quindi. Un buon programma sulla RAI: Tg3 Shukran, qui ospite Emma Bonino.

C’è gia’ chi parla di un prima e di un dopo l’aggressione di Milano in senso politico. Miracolo a Milano? Chi non vuol credere ai miracoli puo’ leggere l’intervista, sul Manifesto di qualche giorno fa’, a Stefano Rodotà, giurista serio e intellettuale onesto e sempre da ascoltare:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Domenica, poco prima del comizio di Berlusconi a Milano, il ministro dell’economia Tremonti dichiarava:

“La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”

La voce del “miracolato”: “si vada avanti anche con maggior vigore di prima”. Con le parole di Cicchitto la destra sta gia’ lavorando per accelerare il suo progetto politico originario e forse addirittura spingersi ancora oltre. E’ nel giusto il segretario del PD Bersani – l’uomo ha davvero la pazienza di Giobbe – quando dice:

“I discorsi sul ‘clima’ nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno”.

Il Presidente della Camera Fini e’ d’accordo: “Parole incendiarie”. Insomma, Cicchitto l’incendiario, travestito da pompiere, e’ andato oltre il segno. Speriamo il segno non si sposti oltre, non c’e’ piu’ posto. C’e’ da augurarsi che l’opposizione in Parlamento (ma Fini cosa farà da grande?) sia capace, finalmente e dopo troppa titubanza, di reagire alla strategia pericolosa e reazionaria della destra. Magari con meno discussioni nei salotti televisivi, cosi’ da riportare il Parlamento al centro della vita istituzionale. L’opposizione in Parlamento si dovrebbe far carico di interpretare e governare, razionalmente e democraticamente, la Piazza, le molte piazze, cioe’ la sua base elettorale, rappresentarne le istanze, ascoltarne le voci, dialogare. C’e’ in questo momento molto malcontento nel paese, i problemi sono numerosi e gravissimi, molti di vecchia data, la crisi economica e’ pesantissima e il capo del governo, lo ha ripetuto anche domenica al suo comizio a Milano, usa la solita strategia del “va tutto bene”, “per fortuna che Silvio c’è”. Anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, “per fortuna che l’opposizione c’è”.

Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse. La strategia della destra e’ quella di silenziare chiunque non si inchini al sovrano; il termine tecnico e’ assolutismo. E’ la stessa strategia che vuole imbavagliare quella poca informazione che non controlla, che ha reso totalmente irrilevante il Parlamento (ancora oggi la fiducia alla finanziaria, una scelta che il Presidente della Camera Fini ha giudicato “deprecabile”), la giustizia ad personam per il sovrano e altre delizie. Chissa’ cosa troveremo sotto l’albero a Natale?

P.S. Bersani oggi ha anche dichiarato: “Le elezioni anticipate? Certificherebbe il fallimento del centrodestra. Se si va, noi siamo pronti”. Ed io che non me n’ero accorto! Con tutta questa prontezza speriamo non ci si dimentichi della legge elettorale vigente, la notoria porcata.

AGGIORNAMENTI:

1) aderisci all’appello su il Fatto: Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fattiFirma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola

2) Barbara Spinelli: Solidarietà a Marco Travaglio

3) Paolo Flores d’Arcais: Le parole vili e sciagurate dell’on. Cicchitto

4) da Il Fatto: “Intellettuali, scrittori e giornalisti in queste ore stanno esprimendo solidarietà a chi è stato colpito da parole e minacce. Ne abbiamo scelti alcuni. Qui sotto le analisi e i giudizi su quanto sta accadendo in Italia in questi giorni.
Giorni in cui chi può dire qualcosa – perché ha pensiero, orizzonti, storia personale e professionale – sente il dovere di farlo.” – Leggi i commenti di Bocca, Sartori, Hack, Annunziata, Lerner ed altri…

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Il PD (QUASI) al completo al No Berlusconi Day

4 dicembre 2009

il cartello per il No B Day del Senatore Ignazio Marino

Rosy Bindi, Presidente del Partito Democratico sarà domani al No Berlusconi Day:

Ho risolto il mio conflitto di interessi. Ci saranno tanti elettori e aderenti del Pd e da presidente devo rappresentare anche loro. Devono sentirsi a casa loro nella piazza e nel Pd”.

Brava Presidente!

Il senatore del PD, Ignazio Marino, oggi ha dichiarato:

Da quando esiste, il Governo Berlusconi non ha fatto altro che tentare di smantellare i principi di unità, di solidarietà, di uguaglianza che sono alla base della convivenza di un paese democratico. Non è una sorpresa se dico che attraversiamo una vera emergenza nazionale in cui sono messi in discussione capisaldi come la supremazia della Costituzione, l’uguaglianza dei cittadini di fronte ala legge, la laicità dello Stato, basti pensare alle crociate della destra contro la RU486 e contro il testamento biologico, per impedire la libertà di scegliere.

Di fronte a questa situazione non è solo giusto protestare, è un dovere!

E’ invece sbagliato sminuire la portata della protesta e non ascoltare un popolo che non vuole accettare l’indifferenza, che possiede la grandisssima forza dettata dalla spontaneità e dalla convinzione nelle idee.

Come sapete io ho aderito fin dall’inizio al No B Day perché sono molto preoccupato per la democrazia e per il mio Paese. Noi in piazza ci saremo perché vogliamo sentirci liberi di dire No a Berlsusconi e Si all’alternativa.

Marino da’ appuntamento per domani: Per percorrere assieme il corteo di domani verso piazza San Giovanni, l’appuntamento è alle 13.30 davanti alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli in Piazza Esedra a Roma. Io ci sono!

Tra i dirigenti del PD domani al No Berlusconi Day: Rosy Bondi (Presidente PD), Ivan Scalfarotto (vicepresidente PD), Dario Franceschini, Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Vincenzo Vita, Ignazio Marino, Debora Serracchiani, Furio Colombo, Giuseppe Civati, Ermete Realacci e molti altri.

Su Facebook la pagina quelli del Pd che il 5 Dicembre ci saranno. Piu’ informazioni sul No Berlusconi Day QUI e QUI.

Il segretario Bersani guarderà sicuramente la manifestazione alla TV, insieme a molti altri dirigenti che ora disdegnano quella piazza che solo poche settimane fa’ hanno chiamato a raccolta alle primarie.


Il PD, il No Berlusconi Day e il principio di non contraddizione

3 dicembre 2009

A proposito del principio di non contraddizione di cui scrivevo ieri: il PD e i suoi dirigenti possono incamminarsi, come sembra stiano gia’ facendo, sulla strada delle riforme istituzionali, accordandosi con la maggioranza e con chi oggi quella maggioranza guida, cioe’ Silvio Berlusconi; oppure, il PD e i suoi dirigenti possono partecipare al No Berlusconi Day di sabato 5 dicembre, che ha come titolo “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. Quello che non è possibile – da un punto di vista logico, prima ancora che politico – è, per il PD e per i suoi dirigenti, fare entrambe le cose, cioe’ mettersi d’accordo con la maggioranza di Berluconi a proposito delle riforme e contemporaneamente partecipare alla manifestazione che chiede le dimissioni di Berlusconi.

Invece, ancora una volta, sembra che nel nostro disgraziato paese il principio di non contraddizione venga calpestato; non da Bersani che ha detto – coerentemente con le sue scelte politiche – che il PD (come tale) e lui (come segretario) non partecipera’ alla manifestazione; non da Di Pietro, che – anche lui coerentemente – ha da subito aderito al No Berlusconi Day e ora si oppone a quello che lui chiama “inciucio”, cioe’ agli accordi sulle riforme con questa maggioranza di governo guidata da Berlusconi. Il problema – ed e’ un problema importante, di coerenza politica – si presenta per tutti coloro che parteciperanno al No Berlusconi Day mentre – allo stesso tempo e sfidando la logica – lavorano anche dentro le istituzioni per portare avanti questo progetto di dialogo in vista di un accordo sulle riforme: come si puo’ scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Berlusconi quando in Parlamento si lavora per fare quelle riforme con Berlusconi? Insomma, le due cose sono entrambe legittime e pero’ l’una esclude l’altra.

Ci sarebbe molto da dire su un Parlamento di nominati (e non di eletti) che si appresta a mettere mano alla Costituzione repubblicana nel momento piu’ tragico di quella Repubblica, sotto gli attacchi che a quella Costituzione vengono sferrati da una parte politica per difendere chi quella parte politica guida dal legittimo lavoro della magistratura, terzo potere, autonomo e distinto, dello Stato, come troppo spesso si dimentica. In queste condizioni, ne potrebbe uscire solo il mostro di Frankesntein.

Ecco quindi che c’e’ un problema di coerenza politica per tutti quei dirigenti e parlamentari del PD che hanno aderito alla manifestazione del 5 dicembre ma che, allo stesso tempo, seguendo la linea politica del loro partito, lavorano in queste ore per il dialogo con Berlusconi in vista di un accordo sulle riforme istituzionali.

Dario Franceschini, Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Vincenzo Vita, Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto, Debora Serracchiani, Furio Colombo, Giuseppe Civati, Ermete Realacci e molti altri dirigenti del PD – insieme a moltissimi iscritti, simpatizzanti ed elettori (compreso chi scrive questo articolo) – parteciperanno al No Berluconi Day per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Io credo facciano benissimo, vista l’agonia della Repubblica. E tuttavia, il principio di non contraddizione vuole che si faccia chiarezza.

L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Un sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità e dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. C’è chi vorrebbe addossare a Berlusconi la responsabilità di tutto questo, la personificazione del male. E’ tipico delle società primitive semplificare, deformare, mitizzare la realtà, imprigionarla e nasconderla agli occhi profani con l’aiuto di dei e demoni. Ora l’uomo forte a cui affidarsi, il duce, l’unto dal Signore; ora il capro espiatorio da sgozzare e sacrificare agli dei.

E tuttavia credo la manifestazione del 5 dicembre sia non solo utile ma necessaria; la Repubblica rischia ogni giorno di caderci addosso e seppellirci sotto un regime autoritario, ormai pronto in tutto meno che nella forma. In questo quadro, che in troppi stanno sottovalutando, i promotori del No Berlusconi Day vanno ringraziati per avere alzato la guardia quando quella guardia dev’essere alzata da tutti coloro che vogliono difendere quel poco che ci resta di democrazia, libertà e decenza.