Scalfari – de Bortoli: la saga avvelenata continua

13 ottobre 2009
il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli

il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli

Riassunto delle puntate precedenti

10 ottobre: Rispondendo alle critiche del capo del governo Silvio Berlusconi, che aveva attaccato il Corriere della Sera, il direttore Ferruccio de Bortoli critica il gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso e la manifestazione sulla libertà di stampa del 3 ottobre:

“Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. (…) Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d’espressione fosse necessario scendere in piazza.”

11 ottobre: Eugenio Scalfari risponde a de Bortoli con un editoriale stizzito su Repubblica:

Sono amico di Ferruccio De Bortoli anche se spesso in questi ultimi mesi ho dissentito dalla sua linea giornalistica. Ma in casa propria ciascuno decide liberamente a quale lampione e con quale corda impiccarsi. L’articolo di ieri va però assai al di là del prevedibile.

il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari

il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari

Dopo aver rivendicato la patente di liberalismo – “Noi siamo liberali, caro Ferruccio. Liberali veri” – il fondatore di Repubblica parte alla carica contro il Corriere e il suo direttore, ricordando l’esperienza vergognosa di quel giornale agli albori del Fascismo e trovando anche lo spazio per una critica impietosa contro Indro Montanelli:

Ad Indro Montanelli è accaduto altrettanto, ma lui almeno se n’è accorto prima. Difese per vent’anni dalle colonne del “Giornale” le ragioni del Berlusconi imprenditore d’assalto. Si accorse nel 1994 di quale pasta fosse fatto il suo editore e lo lasciò con una drammatica rottura. Ma era tardi anche per lui. Se c’è un aldilà, la sua pena sarà quella di vedere Vittorio Feltri alla guida del giornale da lui fondato. Al “Corriere della Sera” quest’esperienza d’un giornalista di razza al quale dedicano un santino al giorno dovrebbero farla propria per capire qual è il gusto e il valore della libertà liberale.

La “libertà liberale” è tipica di chi crede nel liberalismo delle patenti e degli aggettivi e Scalfari si è sempre distinto per questa mania di dare lezioni di liberalismo, piu’ a parole che nei fatti.

12 ottobre: il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, risponde a Eugenio Scalfari e Marco Travaglio (anche Travaglio aveva criticato de Bortoli sul nuovo quotidiano il Fatto):

E veniamo all’editoriale di Eugenio Scalfari sulla Repubblica che ho trovato ingiusto e insultante. Mi dispiace molto. Scalfari ha letto la mia risposta di venerdì alle accuse del premier, manipolando le mie parole a suo uso e consumo. Lo considero profondamente scorretto. Il paradosso di tutta questa vicenda è che Repubblica ha fatto la sua campagna contro il premier con le notizie pubblicate… dal Corriere . Scalfari tenta di delegittimarmi moralmente perché non abbiamo seguito il suo giornale, querelato dal premier, e non siamo scesi in piazza sotto le bandiere di un partito o di un sindacato.

Il direttore de Bortoli rivendica per lui e per il Corriere indipendenza e correttezza, ricordando il lavoro del suo giornale e accusando implicitamente Scalfari e Repubblica di ipocrisia:

E dov’erano lui e il suo giornale quando D’Alema, allora al potere, se la prese con noi fino a proporre la mia cacciata dall’Ordine dei giornalisti? Li ho forse accusati, in quelle occasioni, di essersi accucciati al potere di turno? No, rispettai il loro ruolo, anche se di spettatori. Interessati. Devo andare avanti?

La puntata di oggi, martedi’ 13 ottobre

Scalfari pubblica su Repubblica Il coraggio della stampa. Dopo aver ricordato gli altri protagonisti che intanto si stanno aggiungendo a questa saga della “libera stampa” italiana:

Aggiungo che ieri il Tg1 è anch’esso intervenuto a suo modo e a supporto di un resoconto di genere minzoliniano ha intervistato Belpietro e Antonio Polito i quali non hanno trovato di meglio che dichiarare la loro non appartenenza al mio partito e la loro solidarietà con il direttore del Corriere della Sera. Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili.

Scalfari torna all’insulto personale:

Io mi guardo bene dall’augurarmi che de Bortoli condivida le nostre idee e capisco anche che – come scriveva il Manzoni – “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”.

E’ evidente che l’Ego – sempre abbondante tra i giornalisti italiani, che forse hanno preso troppo alla lettera il famoso motto di McLuhan, il mezzo e’ il messaggio – sta straripando e che ormai la saga è resa antipatica e difficile da seguire, infarcita com’e’ di insulti e attacchi personali che nulla aggiungono al dibattito, che pure avrebbe potuto essere importante e salutare. A questo punto non sappiamo come i poveri lettori italiani possano giovarsi di questa saga avvelenata; quei lettori già vivono in una società assai povera di liberal-democrazia, dove ogni tema viene ideologizzato e invece di costruire ponti si ereggono muri.

L’Italia, lo sappiamo tutti, non è certamente la patria della libertà di stampa ne’ di sua madre, la libertà d’espressione, ne’ di sua nonna, la libertà. Ne abbiamo scritto spesso su questo blog e crediamo il tema sia fin troppo serio per ridurlo ad una saga dove i rancori, gli attacchi personali, la lotta politica e gli interessi economici rischiano di deformare i punti di vista, creare il muro contro muro e lasciare sul campo solo macerie.

La saga continua…

AGGIORNAMENTO MERCOLEDI’ 14 OTTOBRE 2009: Scalfari – de Bortoli: un altro episodio della saga avvelenata


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L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro


L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro

3 ottobre 2009

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Una “splendida piazza piena di allegria” l’ha chiamata Eugenio Scalfari; “una festa” gli ha fatto eco Giovanni Valentini. Certo fa un certo effetto vedere scendere in piazza il fondatore di Repubblica, il direttore che gli e’ succeduto alla guida del quotidiano-partito, Ezio Mauro, e poi Franceschini, Veltroni, D’Alema, Bersani, Di Pietro, Epifani e la CGIL, l’ARCI, le ACLI, Roberto Saviano e il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, Marco Travaglio e Gianni Minà, Nanni Moretti e Fausto Bertinotti, Stefania Sandrelli e Teresa De Sio, fino all’Ordine fascista dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che ha ufficialmente organizzato l’evento. Tutti insieme, con allegria. E poi le bandiere, tante e tanti gli striscioni.

Chissa’ cosa direbbe Gramsci di questa “festa” e del trattamento riservatogli dal giornale da lui fondato, l’Unità; appeso a sei palloncini rossi, etereo, lo si vede svolazzare sopra i tetti di Roma

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dalla prima pagina dell'Unità online di oggi

E’ ancora estate a Roma, il cielo limpido, e con un po’ di musica e tanta retorica è facile ingannare gli italiani onesti e in buona fede; si perché di questo si tratta: un inganno avvolto d’ipocrisia.

Se per i sei soldati ammazzati in Afghanistan si è rinviata la manifestazione che doveva tenersi due settimane fa’, i 24 morti e 37 dispersi (cifre provvisorie) di Messina dovranno accontentarsi del minuto di silenzio che ha preceduto “la festa” e “l’allegria”. Sarebbe stato meglio evitare quel minuto senza senso; ma tant’è, questa è l’Italia, il paese – l’unico al mondo, a nostra conoscenza – dove si saluta il feretro con scroscianti applausi.

L’inganno vero è che la c.d. libertà di stampa possa essere difesa dai molti sepolcri imbiancati presenti oggi alla manifestazione di Roma e dall’ atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana”, come lo chiama il giornalista americano Wolfgang M. Achtner nel suo libro Penne, Antenne e Quarto Potere, pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

Quanta ironia, già nel titolo, “No all’informazione al guinzaglio”; sono gli stessi che hanno sempre scodinzolato e fatto a gara per il guinzaglio d’oro piú costoso. “E’ una vecchia storia, questa!”, fa notare Marco Pannella, che di lotte per un’informazione libera ha qualche esperienza. “Si replica di nuovo oggi. Quelli che parlano di bavaglio alla liberta’ di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perche’ togliessero il bavaglio alla liberta’ di stampa!”

Lo scriveva già Orwell nel 1945, “sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”.

P.S. Abbiamo appena letto Beppe Grillo che, intervistato dal nuovo quotidiano il Fatto, spiega cosí la sua assenza alla manifestazione di Roma:

Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.

P.P.S. A fine giornata, la Federazione Nazionale della Stampa – il sindacato dei giornalisti – dichiara: “Eravamo in 300.000”. La Questura di Roma risponde: eravate in 60.000. Davvero affidabili i giornalisti italiani. L’Unità online invece continua a far volare Gramsci e titola: “E’ qui la festa”. Insomma, una giornata da dimenticare.

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2 ottobre 2009

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Ritorno al futuro. Il giornalismo italiano e la Rete

1 ottobre 2009
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Due esperti di 'giornalismo del futuro', ora in viaggio intergalattico, presenti al prossimo convegno, Ritorno al Futuro, organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia

All’inizio di febbraio di quest’anno, qui nel Regno Unito, il Media Standard Trust (MST) ha pubblicato un rapporto intitolato A More Accountable Press (Una stampa piu’ responsabile). Una ricerca commissionata dal MST per il suo rapporto e condotta da YouGov ha stabilito che soltanto il 7% del pubblico ha fiducia che i quotidiani nazionali si comportino responsabilmente – addirittura una fiducia ancora minore che nelle banche (e si era – allora – in pieno Credit Crunch!). Il 75% della popolazione crede che “i quotidiani pubblicano frequentemente storie che essi sanno essere inaccurate”.

Facciamo notare che stiamo parlando della stampa britannica, dove perfino i peggiori giornali popolari sono assai migliori della stampa seria italiana e di quella cosa che passa per giornalismo nel nostro paese.

C’è tornato alla mente questo rapporto leggendo un’interessante post sul blog di Luca Sofri a proposito di una ricerca nostrana (ASTRA RICERCHE) sulla fiducia degli italiani nella Rete, dove, tra l’altro, si legge:

Due italiani su tre giudicano le notizie prese da Internet come “dubbie” o “inaffidabili”

Assai bene fa Luca Sofri a ricordare un’altra ricerca dello stesso ente (ASTRA RICERCHE), ma dell’anno passato:

il 68% ritiene che i giornalisti non dicano il vero

Sono parecchi anni che bazzichiamo la Rete di lingua inglese e italiana, ivi inclusi i mezzi d’informazione mainstream e sappiamo che vi si trova di tutto (ovviamente). A noi pare che la c.d. “libera stampa” mainstream non riesca a farsi una ragione della competizione offerta dalla Rete. In Italia poi, paese dell’Ordine Fascista dei giornalisti, una corporazione chiusa e autoreferenziale, quella “libera stampa” è addirittura terrorizzata, tanto che si continua a organizzare convegni sul “futuro del giornalismo” e a parlare di “new media” senza invitare e ascoltare chi quei “new” media li sta usando ora, senza aspettare il futuro. Un classico esempio è stato il Convegno organizzato nel 2008 dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Oggi si è svolta la seconda edizione dello stesso convegno, intitolato: “Giornalismo e post-giornalismo. News e lettori tra vecchi e nuovi media”. A giudicare dai partecipanti non ci sembra si siano fatti progressi. A proposito, i risultati di Astra Ricerche di cui sopra sono stati presentati proprio a questo convegno. Titolo del convegno per il prossimo anno: Ritorno al Futuro.


Povera Patria

1 ottobre 2009

Ha ragione il caudillo italiano, “Lunga vita alla Dandini e a Santoro che non fanno altro che portare voti al centrodestra”. Il paese dei guelfi e ghibellini, dei campanili, del Fascismo, delle corporazioni, delle tribú, della mafia, dei gattopardi, degli abusi di potere, della partitocrazia e del populismo demagogico sta soffocando di voyeurismo nell’ora piu’ tragica della giovane e fragile Repubblica. Scrive Aldo Grasso sul Corriere:

Temo che Silvio Berlusconi abbia ragio­ne: lui conta i voti della gente, gli altri si esercitano sull’audience. Anzi, sono pri­gionieri della logica perversa della tv più corriva. Di questi tempi, l’Italia avrebbe bisogno di tutto, fuorché di lottare per la poetica dello sciacquone.

Ma come una mignatta, la retorica pomposa e vacua non demorde. Continua il vittimismo pietoso e demagogico di Repubblica, della Federazione Nazionale della Stampa e di coloro che si ricordano dell’Art. 21 della Costituzione solo per difendere i loro interessi corporativi. Ma cosa diavolo dice questo Art. 21? I primi due commi recitano:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

I paladini della “libera stampa”, i difensori della libertà d’informazione a senso unico sono gli stessi che si trincerano dietro l’Ordine Fascista dei giornalisti, definito già da Umberto Terracini “una mostruosità giuridica”, in palese contrasto con l’Art. 21 della Costituzione.

Continua indisturbata intanto la spartizione della cosa pubblica tra le cosche del potere partitocratico. La RAI assomiglia sempre di piu’ ad una Cosa Nostra di Don e Caporegime, dove l’unica cosa pubblica è il canone, il pizzo imposto ai cittadini per mantenere la propaganda di Santa Signora delle Clientele; il bilancio è in rosso e Pantalone paga.

I protagonisti di questa informazione faziosa e autoreferenziale – che si chiamino Minzolini, Vespa o Santoro conta poco – arringano dagli schermi televisivi ad una folla sempre piu’ confusa e meno informata, trasformata in tifoseria da curva sud. E mentre si godono i loro stipendioni d’oro, gli italiani sopravvivono con 700 euro al mese, sono sommersi dalla spazzatura e continuano a morire d’illegalità.

Forse ormai incapace di capire la differenza tra Beautiful e la realtà, il popolo bue viene distratto con Patrizia D’Addario; Repubblica non sta piu’ nella pelle:

Secondo quanto appreso da Repubblica.it la donna che per due volte fu nella residenza del premier, e che nella seconda occasione si fermò per la notte, interverrà in diretta. Non è stato ancora deciso se in collegamento video o in studio.

Povera Patria!


L’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale

26 settembre 2009

pedofilia

Mentre l’Italia del melodramma si prepara alla manifestazione del 3 ottobre “No all’informazione al guinzaglio” indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), continua l’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale.

Mentre la “stampa libera” ci bombarda quotidianamente con la propaganda di Santa Romana Chiesa, sbatte in prima pagina le dichiarazioni di Sua Santità e dei principi della Chiesa a proposito di famiglia, divorzio, aborto, sessualità, economia, scienza, segue i viaggi di Papa Ratzinger e ci offre le ultime novità sulla moda e la dieta del Vescovo di Roma, ai cittadini della Repubblica nulla è dato sapere sui temi che riguardano l’organizzazione della Chiesa cattolica e le sue vittime, dalle notizie su Vaticano S.p.A. alla pedofilia clericale.

Qui nel Regno Unito, la BBC è tornata questa settimana sugli orrori e i crimini all’interno delle istituzioni della Chiesa Cattolica in Irlanda:

Si stima che 10.000 sopravvissuti agli abusi nelle scuole e riformatori gestiti da ordini religiosi cattolici in Irlanda ora vivono in Gran Bretagna

Lo scorso maggio il governo irlandese ha pubblicato i risultati di un’inchiesta ufficiale durata nove anni; il Ryan Report (dal nome del giudice dell’alta corte che ha presieduto la commissione irlandese, Sean Ryan) ha scioccato il mondo.

Il corrispondente dall’Irlanda del quotidiano britannico The Guardian, Henry McDonald, scriveva in maggio:

Stupri e molestie sessuali sono stati “endemici” nelle industrial schools [NdT: Le industrial schools sono state istituite in Irlanda con l’Industrial Schools Act del 1868 con lo scopo di prendersi cura di “bambini trascurati, orfani e abbandonati”] e orfanotrofi gestiti dalla Chiesa cattolica irlandese.  L’inchiesta di nove anni ha scoperto che preti e suore cattolici hanno terrorizzato per decenni migliaia di ragazzi e ragazze della Repubblica irlandese, mentre gli ispettori governativi non hanno fermato le violenze, gli stupri e le umiliazioni croniche.

In Italia il silenzio dell’informazione “libera” è assordante; evidentemente i giornalisti italiani, pagati profumatamente dai mezzi d’informazione mainstream (dalla RAI a Repubblica e Corriere della Sera) sono troppo occupati con le carnevalate delle manifestazioni di piazza per fare il loro lavoro. Cari giornalisti, il guinzaglio vi piace; è un guinzaglio d’oro che siete felici di mettervi da soli.

Leggi anche:

L’Europa dei diritti e l’Italia dell’omofobia e del silenzio sulla pedofilia clericale

E tu da che parte stai?

Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe


Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

23 settembre 2009

sipario

Sabato 3 ottobre ci sarà finalmente la manifestazione per la libertà d’informazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Abbiamo già scritto sulla libertà di stampa e su questa manifestazione che doveva originariamente svolgersi il 19 settembre ma poi rinviata a seguito della morte dei militari italiani in missione di guerra (contro la Costituzione repubblicana) in Afghanistan; nel paese del melodramma il giornalismo italiano non può condividere il palcoscenico né gli applausi della folla che – ne siamo sicuri – riempirà Piazza del Popolo con il solito entusiasmo che durerà per una buona mezza giornata.

Intanto continua incessante la retorica, venduta come informazione dalle prime pagine della stampa “libera”, aspettando che il sipario si alzi il 3 ottobre, come un’opera di Puccini, su quella bellissima piazza di Roma, perfetta scenografia per un divertente pomeriggio da figuranti.

Amiamo l’opera e gli artisti che c’hanno regalato tanta bellezza e passione. Ricordiamo con nostalgia quando, molti anni fa’, abbiamo iniziato ad appassionarci a quest’arte, cosí vicina al temperamento italiano; per meglio godere del canto e della musica a teatro, ci si preparava a casa nei giorni precedenti, con l’aiuto di un CD e del libretto. Per questo motivo ci permettiamo di consigliare a tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione della FNSI e dell’Ordine Fascista dei Giornalisti di cominciare a prepararsi per il melodramma. Il libretto si chiama Penne, Antenne e Quarto Potere, scritto da Wolfgang M. Achtner, un giornalista americano corrispondente da Roma e pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

L’autore scrive nell’introduzione:

Per chi è stato abituato a lavorare per una televisione americana e crede nel valore di questo mestiere, i telegiornali italiani costituiscono un’offesa, e a guardarli si soffre fisicamente. (…) L’impatto negativo di questa situazione è aggravato dal fatto che in Italia non esiste una stampa veramente libera. (…) Questo è risultato possibile perché i giornalisti italiani non hanno mai abbracciato il concetto anglosassone di giornalismo concepito come servizio pubblico, in base al quale i principali doveri del giornalista sono, in primis, di informare i cittadini, di modo che possano compiere una scelta ragionata alle urne, e poi controllare, a nome dei cittadini, l’operato degli eletti. I giornalisti italiani hanno capovolto questo concetto e, in cambio dei servizi resi al potere, hanno ricevuto privilegi e protezione, legittimati dall’Ordine dei Giornalisti, organizzato secondo una rigida struttura corporativa chiusa. Fare carriera in una testata di giornale o televisiva italiana dipendeva – e dipende – molto di piu’ dai servizi resi a un partito o al proprietario della testata che da veri meriti giornalistici.

Affascinante, schietto, scritto per essere capito, Achtner denuncia “l’atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana” e informa il lettore su casi concreti, con nomi e cognomi “dei tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”, come scrive Bocca nella prefazione.

Il libro denuncia l’ignoranza, l’omertà, l’ipocrisia e la malafede di una casta di parassiti che – recitando la parte dei giornalisti – è solo interessata all’interesse personale e privato loro e dei loro editori e che calpesta, senza scrupoli, i piu’ elementari principi di correttezza. Scrive Achtner:

Il difetto piu’ grave della stampa italiana è la sua mancanza di credibilità. Negli ultimi vent’anni, invece di rivendicare il suo ruolo di Quarto Potere custodendo gelosamente la propria indipendenza, la stampa italiana è andata via via legandosi sempre di piu’ al potere politico ed economico. Per la stampa questo ha rappresentato un vero tradimento del proprio ruolo di guardiano dei poteri.

I cittadini italiani, vittime dell’informazione di regime che li vuole sudditi ignoranti e manovrabili, troveranno in questo libro un antidoto contro gli stregoni della propaganda e dopo averlo letto potranno meglio difendersi dalla violenza della TV e dei giornali. Penne, Antenne e Quarto Potere narra anche delle dichiarazioni sorprendenti e delle imprese rocambolesche dei baroni del giornalismo italiano, da Eugenio Scalfari a Furio Colombo, da Ezio Mauro a Paolo Mieli, da Augusto Minzolini a Emilio Fede, da Enrico Mentana allo scomparso Enzo Biagi; ognuno con il suo stile ma tutti partecipi della grande truffa dell’informazione italiana.

Non andate a Piazza del Popolo il 3 ottobre senza aver prima letto Penne, Antenne e Quarto Potere; non riuscireste a godere del melodramma inscenato per voi dai “tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”.