Fatti, opinioni e gli “imbecilli” di Travaglio

17 novembre 2009

Qualche giorno fa’ in Reazionari allo sbaraglio scrivevo di un articolo di Beatrice Borromeo sul quotidiano il Fatto dal titolo Italiani nella “polvere” nessuno sniffa come noi e invitavo a leggerlo insieme all’articolo di Fabio Chiusi che sul suo blog esaminava l’articolo di Borromeo, confrontandolo con le fonti, nel caso i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe. Sul suo blog Fabio Chiusi dimostrava che i dati presi in esame da Borromeo non giustificavano le affermazioni contenute sia nel titolo sia nel testo dell’articolo. Chiusi ha informato della sua analisi il Fatto e l’autrice del pezzo, Beatrice Borromeo. Ne e’ seguito uno scambio email tra Chiusi e Borromeo che consiglio di leggere.

Sul caso e’ intervenuto anche Marco Travaglio, difendendo il lavoro della sua collega Borromeo. Secondo Travaglio l’articolo di Borromeo e’ corretto perche’ i dati sul consumo di droghe sono stati letti con l’aiuto di un esperto, Guido Blumir. Travaglio scrive:

Blumir le ha spiegato che quei dati, almeno per l’Italia, sono sottostimati: perché in Italia, quando vengono interpellati sull’uso di cocaina, solo i giovani rispondono sinceramente, mentre i consumatori più adulti e anziani tendono a negare; in più l’alto tasso di impunità di certi reati fa sì che le forze dell’ordine riescano a sequestrare soltanto il 5% della droga circolante, che a dispetto delle statistiche ufficiali ammonta a ben 100 tonnellate annue. Quindi la classifica europea andava corretta e, leggendo correttamente i dati dell’Oedt, l’Italia non risultava al terzo, ma al primo posto per il consumo di cocaina. Il Fatto Quotidiano non ha la pretesa di avere sempre ragione: commette errori, ma sempre in buona fede, tant’è che abbiamo – unici nel panorama dell’editoria – un’apposita rubrica intitolata “I nostri errori”. Nella quale rettifichiamo e ci scusiamo quando sbagliamo. Ma non quando diciamo la verità. Mi dispiace per gli imbecilli, ma dovranno farsene una ragione.

Fabio Chiusi ha risposto a Travaglio:

Sarò “imbecille” (complimenti per il rispetto delle opinioni altrui, tra l’altro), ma dissento da Travaglio. Il punto non è se Beatrice Borromeo fosse in grado o meno di smentire l’Oedt (“la classifica europea andava corretta”) tramite il parere (informato o meno) di un sociologo; il punto è piuttosto che l’Oedt non dice affatto quanto la Borromeo vuole fargli dire, giusto o sbagliato che sia il dato che ne esce (e cioè, come riporta il Corriere, che l’Italia è tra i primi cinque paesi europei per quanto riguarda il consumo di cocaina, e non il primo).

Chi ha ragione? Da quel che ho capito io seguendo la storia cosi’ come si e’ sviluppata durante i giorni, mi sembra Fabio Chiusi abbia dimostrato fin dal suo primo articolo sul suo blog che l’articolo di Borromeo sul Fatto contiene affermazioni non corrispondenti al vero e faccia dire ai dati quello che i dati non dicono. Si rimane basiti a leggere Travaglio, “la classifica europea andava corretta”. L’opinione dell’esperto, a prescindere dal merito, non puo’ certo essere presentata ai lettori del Fatto come fatto, come dato. Non si puo’ far dire a quei dati quello che quei dati non dicono. L’opinione dell’esperto non poteva autorizzare Borromeo a manipolare i dati e ingannare i suoi lettori. Fatti e opinioni andavano tenuti separati, di modo che i lettori fossero informati dei dati cosi’ come forniti dagli organismi internazionali e – separatamente appunto – delle opinioni di esperti che fornivano elementi aggiuntivi per interpretare quei dati. Cosi’ non e’ stato, e invece di ammettere l’ovvio e pubblicare una correzione – non c’e’ nulla di male, tutti sbagliamo – il Fatto cerca di giustificare l’accaduto con argomentazioni francamente risibili e l’arroganza di Travaglio, che ovviamente ha bisogno di chiamare “imbecilli” coloro che hanno argomenti piu’ robusti dei suoi.

Piu’ che sull’errore in se’ – che pure ha la sua importanza – sarebbe utile riflettere sui motivi che hanno impedito una soluzione ragionevole (e dovuta) alla vicenda; cosa ha motivato il rifiuto di pubblicare una semplice (e dovuta) rettifica? Della vicenda si parla anche qui, qui e qui.

Che ne pensate?


Reazionari allo sbaraglio

10 novembre 2009

progresso

Qualche giorno fa’ Antonio Di Pietro cosi’ criticava la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole:

“È una sentenza sbagliata. Sono cattolico ma a prescindere da questo, anche se non lo fossi, non capisco che male c’è ad avere il crocifisso in aula. Che male fa mettere un simbolo che ti ricorda amore e sensibilità? Se dobbiamo accettare una cosa del genere, allora togliamo i crocifissi da piazze e campanili.”

C’e’ da rabbrividire di fronte ai ragionamenti giuridici dell’ex pubblico ministero; evidentemente le sentenze vanno rispettatte solo quando lo dice Di Pietro. Potrebbe dirsi lo stesso per Marco Travaglio, che in un articolo a proposito di quella sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, cosi’ iniziava: “Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole.” Tiriamo un sospiro di sollievo; non dipende da Travaglio il rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Sul tema della sentenza della Corte Europea e della polemica che ne e’ scaturita, segnaliamo anche l’articolo di Tiziana Ficacci sul sito No God: Ogni giorno ha la sua croce.

Oggi il leader dell’Italia dei Valori se ne esce con un’altra proposta non proprio liberale:

Droga: Di Pietro, “Dire i nomi di chi non vuole sottoporsi al test”

10 Novembre 2009 10:37 POLITICA

ROMA – Antonio Di Pietro vuole che siano resi noti i nomi dei parlamentari che non si sono voluti sottoporre al test antidroga cosi’ come i risultati degli esami stessi. Lo ha detto stamattina dopo essersi sottoposto al test egli stesso. “E’ bene che i cittadini sappiano – afferma Di Pietro – se tra loro rappresentanti in Parlamento ci siano persone che facciano uso di droghe”. (RCD)

E perche’ non dei test su alcol e tabacco, molto piu’ dannosi delle droghe proibite? O dei test psico-attitudinali, psichiatrici, sulla salute mentale dei parlamentari? O dei test culturali per accertare scienza e conoscenza di coloro che devono occuparsi di questioni importanti e complesse che riguardano tutti? Non sara’ che attorno alle droghe si vuole solo alzare – come sempre – un gran polverone demagogico da parte di una classe politica ignorante che pensa solo ad ingrassare invece di risolvere i problemi della Repubblica con razionalita’, scienza e onesta’? Chi segue il dibattito sullo scontro tra proibizionismo e antiproibizionismo sa bene che tutti gli osservatori indipendenti denunciano da tempo il fallimento delle politiche proibizioniste in tema di droghe. Ma la nostra classe politica continua a parlare e a legiferare sotto l’influenza della superstizione e non della scienza. La legge Fini-Giovanardi sulle droghe e’ direttamente responsabile di sofferenze, violenze, crimini, morti e corresponsabile dello stato incivile e illegale in cui versano le carceri italiane.

Qualche giorno fa’ il quotidiano Il Fatto ha pubblicato un articolo di Beatrice Borromeo dal titolo Italiani nella “polvere” nessuno sniffa come noi. Leggetelo. Poi leggete l’articolo di Fabio Chiusi che sul suo blog ha esaminato l’articolo di Borromeo, confrontandolo con le fonti, nel caso i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe.

Siamo proprio sicuri che i reazionari siano solo dalla parte di Berlusconi?

P.S. Dai un’occhiata anche alla tabella sull’uso della cannabis in Europa pubblicata sul blog di Francesco Costa, con il titolo Quei fumati degli olandesi

P.P.S. Segnaliamo anche il video di Rai Due “Il Fatto del Giorno”, presente in studio anche Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica (RADICALI ITALIANI)


Google Trends e la Politica Italiana

11 settembre 2009

Termometro Politico pubblica un’indagine di Fabio Chiusi – autore del blog Il Nichilista: Google Trends e la Politica Italiana. Particolarmente interessante la parte dedicata ai candidati alla segreteria del PD:

(…) Un argomento molto dibattuto in questi ultimi mesi, in particolar modo in rete, riguarda le primarie del Partito Democratico. Come evidenziato in un precedente articolo [2], i candidati alla segreteria nazionale si sono prodotti in una guerra di sondaggi dagli esiti altalenanti e, in ultima analisi, poco significativi. Proviamo a digitare “Pierluigi Bersani”, “Dario Franceschini” e “Ignazio Marino” e vediamo che succede. I risultati sono sorprendenti, come si può osservare dal grafico

Primarie PD
Primarie PD

Legenda

Blu = Dario Franceschini

Giallo = Ignazio Marino

Rosso = Pierluigi Bersani

Ignazio Marino sarebbe favorito per la vittoria finale, tallonato da Dario Franceschini. Il dato su Bersani è incomprensibilmente monco a partire da metà luglio, dopo essere stato nell’ultimo mese testa a testa con Franceschini (il che potrebbe in parte spiegare gli esiti incerti dei sondaggi). Da notare il picco vertiginoso registrato da Marino a luglio 2009, mese in cui ha comunicato ufficialmente la sua candidatura. Il dato interessante è che, in ogni caso, Marino risulta tutt’altro che escluso dalla volata finale. (…)

Grazie a Fabio per quest’indagine e invitiamo i lettori a leggere lo studio completo su Termometro Politico.

Sempre su Termometro Politico, segnaliamo inoltre Google Insights e le Primarie del PD. di Fabio Chiusi e La parola ai candidati. Tag cloud di Bersani, Franceschini e Marino. di Lorenzo Pregliasco