Non è tempo di tacere. Anche per l’Unione Europea

17 dicembre 2009

L’articolo 21 della Costituzione al primo comma recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Ma la Costituzione è vecchia e va cambiata – ce lo ha ricordato nuovamente anche il capo del governo, cosi’ come il suo ministro dell’economia Tremonti, che domenica ha detto: “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”. Come disse qualcuno molto tempo fa’, il patriottismo e’ l’ultimo rifugio dei mascalzoni.

Titola oggi il Fatto: Non è tempo di tacere, una piccola ma significativa raccolta di voci dopo le parole violente e vili del piduista incendiario Cicchitto, capogruppo del PDL alla Camera. Bocca, Sartori, Lerner, Annunziata, Zagrebelsky, Fo, Hack, Camilleri, Tabucchi, Tranfaglia. Nei giorni scorsi gia’ si erano fatte sentire le voci di Paolo Flores D’Arcais e Barbara Spinelli. Con loro, migliaia di cittadini che hanno voluto far sentire la loro solidarietà repubblicana a Travaglio, al Fatto, a Repubblica-l’Espresso, a Santoro e AnnoZero ma anche ad Antonio Di Pietro, l’uomo che non e’ mai stato perdonato per aver applicato la legge quando era pubblico ministero a Milano.

In una democrazia liberale, le cose dette da questi intellettuali (e da molti altri) avrebbero dovuto dirle – immediatamente dopo le parole di Cicchitto alla Camera – i rappresentanti dell’opposizione in Parlamento, a cominciare dal PD (che invece se l’è cavata con qualche battutina sui pompieri) e il presidente della Camera Fini (che invece alla Camera ha taciuto, salvo poi fare la parte del buon poliziotto a qualche cerimonia natalizia).

Martedi’, appena ascoltato l’allucinante, surreale “dibattito” alla Camera, scrivevo su questo blog che “anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, ‘per fortuna che l’opposizione c’è’. Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse.”

Troppi nel PD e ancora di piu’ nei mezzi d’informazione hanno invece perso l’ennesima occasione; abbassare i toni, è tutto quello che hanno saputo bofonchiare, come se il problema Italia – di cui si parla e si scrive sulle televisioni, sui giornali, nelle università e nelle cancellerie di tutto il mondo – fosse un problema di bon ton.

Uscito dall’ospedale, il “miracolato” ha detto: “Se cambiano i toni, il mio dolore non è inutile”. Attenzione, siamo in presenza (ancora una volta!) di un linguaggio metafisico, la mistica dell’Unto del Signore, il Messia “con le palle” mandato dalla Provvidenza. La macchina della propaganda offre alla plebe estasiata il dolore del prescelto, che ora assume valore pubblico, salvifico, in linea con tutta la strategia berlusconiana da quando, quindici anni fa’, “scese in campo”.

L’Unto del Signore oggi ha anche fatto sapere la strategia per le prossime settimane e mesi: “Alcuni esponenti dell’opposizione sembrano averlo capito: se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potra’ finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo. In ogni caso, noi andremo avanti sulla strada delle riforme che gli italiani ci chiedono”. Traduzione: l’annientamento completo dell’opposizione; il notorio ‘o con noi o contro di noi’ o come dice Giorgio Bocca: “D’ora in poi sarà impossibile criticare Berlusconi, perché hanno montato un grande ricatto: se non tacete siete comunisti e terroristi”.

Il segretario del PD Bersani martedi’ alla Camera, riferendosi alle parole di Cicchitto, ha detto che si è andati “oltre il segno”. Oltre il segno si è andati quindici anni fa’, caro Bersani, quando si e’ permesso ad un miliardario discusso, proprietario di un impero mediatico, di “scendere in campo” e – grazie solo ai suoi mezzi di propaganda – impadronirsi dell’Italia. In nessun altro paese civile, in nessun paese a tradizione liberal-democratica, sarebbe potuta accadere una cosa del genere.

Il dramma dell’Italia – ancora una volta – non è tanto questo caudillo che ormai ci ha sputtanato in tutto il mondo e che ha ridotto il paese a sua dependance; il vero dramma è l’assenza (salvo rare eccezioni) di una vera opposizione democratica all’interno delle istituzioni e di una vera informazione democratica (anche qui, salvo rare eccezioni) che rispetti i cittadini e quella regola essenziale: conoscere per deliberare. Anche in questi giorni, l’informazione servile, controllata, direttamente o indirettamente, da quel caudillo, ha offerto uno spettacolo violento, osceno, inaccettabile.

Abbassare la guardia di fronte a questo governo razzista e liberticida, composto di violenti, ignoranti e fanatici, accelererà solo la strada verso la tirannide. Come scrivo spesso su questo blog, a questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza. E’ importante non cadere mai nelle provocazioni dei violenti e dei disonesti e non lasciare soli coloro che vengono attaccati dai vassalli, valvassori e valvassini del principe. Questo non è davvero il tempo di tacere. Se in Italia i soliti sacerdoti del potere – compresi i tanti eunuchi della Citta’ Proibita dell’informazione – ancora si attardano sulla stampa “colta” e in TV a cantare le lodi dell’imperatore e criminalizzare il dissenso, nel mondo reale (altro che facebook!) continuano le critiche e le prese di distanza verso Silvio Berlusconi, un uomo di cui ci si vergogna; chiudeva ieri un editoriale (espressione della direzione del giornale) di uno dei piu’ prestigiosi quotidiani britannici, The Guardian: “world leaders should start distancing themselves from such a man” (i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo).

Indeed! Non sarebbe una cattiva idea portare il caso Italia in Europa; l’Unione Europea non è solo moneta unica ed è ora che si assuma le sue responsabilità quando la democrazia le muore in casa.


“Oltre il segno”

15 dicembre 2009

Quello che è accaduto oggi in Parlamento, le indecenti e violentissime parole di Fabrizio Cicchitto – capogruppo dei deputati del PDL –  lo si vorrebbe affrontare con ironia e sarcasmo. La madre dei cretini e’ sempre incinta, come dice quel detto popolare. Ma le parole di Fabrizio Cicchitto sono troppo gravi e troppo serie per riderci sopra. Quella di Cicchitto oggi al Parlmento e’ stata un’intimidazione politica intollerabile in una democrazia.

Ormai sui mezzi d’informazione non si parla d’altro che del “miracolato” e il governo – come ogni regime liberticida – vuole ora sfruttare l’occasione data dal gesto folle di quel povero disgraziato (una persona malata, non un terrorista) e introdurre misure contro la Piazza e contro la Rete – vi fa pensare a qualcosa? Facciamoci una bella doccia fredda, che aiuta a svegliarci dal sonno indotto dal tam tam della destra e di molti media.

Consiglio allora un articolo di Corrado Truffi sul blog de iMille che inizia cosí:

Dopo l’aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

L’articolo è eccellente, andate a leggerlo: Internet di piombo. Eccellente anche l’articolo di Francesco Costa che sull’Unita’ dice cose di buon senso a proposito di Internet e dell’annunciata “riforma” liberticida che si appresta a varare il governo: Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

Giuseppe Civati sul suo blog pubblica delle informazioni importanti in tema di immigrazione. E’ essenziale leggere questi post: Stranieri: i dati smentiscono l’allarmismoRapporto Ismu: le religioniRapporto Ismu: l’immigrazione e la finanza pubblicaRapporto Ismu: italiani e stranieri. I dati parlano da soli e dovrebbero fugare le folli fobie xenofobe istigate da chi, anche al governo, usa il razzismo come strumento politico. Speriamo solo non ci siano troppi sordi, quella sarebbe la vera invasione da temere. Ancora un problema d’informazione quindi. Un buon programma sulla RAI: Tg3 Shukran, qui ospite Emma Bonino.

C’è gia’ chi parla di un prima e di un dopo l’aggressione di Milano in senso politico. Miracolo a Milano? Chi non vuol credere ai miracoli puo’ leggere l’intervista, sul Manifesto di qualche giorno fa’, a Stefano Rodotà, giurista serio e intellettuale onesto e sempre da ascoltare:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Domenica, poco prima del comizio di Berlusconi a Milano, il ministro dell’economia Tremonti dichiarava:

“La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”

La voce del “miracolato”: “si vada avanti anche con maggior vigore di prima”. Con le parole di Cicchitto la destra sta gia’ lavorando per accelerare il suo progetto politico originario e forse addirittura spingersi ancora oltre. E’ nel giusto il segretario del PD Bersani – l’uomo ha davvero la pazienza di Giobbe – quando dice:

“I discorsi sul ‘clima’ nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno”.

Il Presidente della Camera Fini e’ d’accordo: “Parole incendiarie”. Insomma, Cicchitto l’incendiario, travestito da pompiere, e’ andato oltre il segno. Speriamo il segno non si sposti oltre, non c’e’ piu’ posto. C’e’ da augurarsi che l’opposizione in Parlamento (ma Fini cosa farà da grande?) sia capace, finalmente e dopo troppa titubanza, di reagire alla strategia pericolosa e reazionaria della destra. Magari con meno discussioni nei salotti televisivi, cosi’ da riportare il Parlamento al centro della vita istituzionale. L’opposizione in Parlamento si dovrebbe far carico di interpretare e governare, razionalmente e democraticamente, la Piazza, le molte piazze, cioe’ la sua base elettorale, rappresentarne le istanze, ascoltarne le voci, dialogare. C’e’ in questo momento molto malcontento nel paese, i problemi sono numerosi e gravissimi, molti di vecchia data, la crisi economica e’ pesantissima e il capo del governo, lo ha ripetuto anche domenica al suo comizio a Milano, usa la solita strategia del “va tutto bene”, “per fortuna che Silvio c’è”. Anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, “per fortuna che l’opposizione c’è”.

Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse. La strategia della destra e’ quella di silenziare chiunque non si inchini al sovrano; il termine tecnico e’ assolutismo. E’ la stessa strategia che vuole imbavagliare quella poca informazione che non controlla, che ha reso totalmente irrilevante il Parlamento (ancora oggi la fiducia alla finanziaria, una scelta che il Presidente della Camera Fini ha giudicato “deprecabile”), la giustizia ad personam per il sovrano e altre delizie. Chissa’ cosa troveremo sotto l’albero a Natale?

P.S. Bersani oggi ha anche dichiarato: “Le elezioni anticipate? Certificherebbe il fallimento del centrodestra. Se si va, noi siamo pronti”. Ed io che non me n’ero accorto! Con tutta questa prontezza speriamo non ci si dimentichi della legge elettorale vigente, la notoria porcata.

AGGIORNAMENTI:

1) aderisci all’appello su il Fatto: Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fattiFirma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola

2) Barbara Spinelli: Solidarietà a Marco Travaglio

3) Paolo Flores d’Arcais: Le parole vili e sciagurate dell’on. Cicchitto

4) da Il Fatto: “Intellettuali, scrittori e giornalisti in queste ore stanno esprimendo solidarietà a chi è stato colpito da parole e minacce. Ne abbiamo scelti alcuni. Qui sotto le analisi e i giudizi su quanto sta accadendo in Italia in questi giorni.
Giorni in cui chi può dire qualcosa – perché ha pensiero, orizzonti, storia personale e professionale – sente il dovere di farlo.” – Leggi i commenti di Bocca, Sartori, Hack, Annunziata, Lerner ed altri…


Namaste

14 dicembre 2009

L’atto inconsulto di uno psicolabile cambia l’agenda politica e oggi – invece di parlare per esempio delle parole del ministro dell’economia Tremonti, che ieri ha dichiarato “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu'” – ci tocca leggere le reazioni di politici e opinionisti che giustamente denunciano un clima di violenza ormai intollerabile.

Silvio Berlusconi dice di essere stato “miracolato”. Ha ragione. Fino a ieri si parlava di un’invincibile armata per difendere la Repubblica contro le derive totalitarie dell’Unto del Signore; oggi quell’armata si è gia’ dissolta e i suoi generali e ammiragli fanno a gomitate per esprimere la (dovuta) solidarietà al capo del governo. Le vie del Signore sono infinite e la Provvidenza può servirsi anche della mente malata di un povero disgraziato, la cui vita sarà ora assai peggiore di quanto non lo sia stata in questi ultimi dieci anni di cura presso la malasanità italiana per problemi psichici. La parata di solidarietà dei politici nostrani però non include la solidarietà verso la famiglia di questo malato (malato, non terrorista), una famiglia distrutta e additata ora al pubblico scandalo. La compassione – quella pelosa – è sempre a senso unico e si sa, lo dice anche Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: “mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo”.

La violenza dev’essere sempre condannata; ce lo hanno insegnato (o almeno ci hanno provato) tra gli altri anche Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King Jr. e prima di loro il Signore Buddha e Gesú Cristo, il quale – ce lo dicono i Vangeli – si lasciò trasportare dalla rabbia e cedette alla violenza una sola volta nella sua vita; anche il figlio di Dio non poteva tollerare l’ipocrisia. Non è colpa loro se l’essere umano è ancora cosí primitivo e incline alla violenza, quella violenza che gli ipocriti additano solo quando gli conviene. Il Nobel per la Pace Martin Luther King Jr. nel suo celebre discorso contro la guerra in Vietnam – appena un anno prima d’essere assassinato – condannava il governo degli Stati Uniti, “il piu’ grande fornitore di violenza nel mondo oggi”. Era il 1967. Ma oggi questi personaggi sono buoni solo per qualche vuota celebrazione e molta retorica; oggi siamo moderni e il Nobel per la Pace lo danno alla speranza. Nulla di nuovo sul fronte occidentale; come diceva Erich Maria Remarque, “la morte di un uomo è una tragedia, la morte di un milione una statistica”.

Politici e opinionisti stanno spellando vivi Antonio Di Pietro e Rosy Bindi per le loro dichiarazioni fuori dal coro. Sarebbero colpevoli – dicono – di giustificare la violenza. Di Pietro e Bindi non sono i miei politici preferiti ma scuserete il mio scetticismo; una cosa è giustificare, un’altra cercare di usare la ragione per capire da dove nasce tanta violenza. Sia Di Pietro sia Bindi avrebbero potuto esprimere meglio il loro pensiero ma tra chi ora li accusa c’e’ anche chi fa il saluto romano in pubblico (il ministro Brambilla), chi fino a pochi anni fa’ considerava Mussolini il piu’ grande statista del Novecento (il Presidente della Camera Fini), chi chiama ad imbracciare i fucili (Bossi) e chi inneggia al linciaggio e alla pulizia etnica degli immigrati (i leghisti) e cosi’ via dicendo. Da che pulpito!

Scriveva Bertrand Russell un secolo fa’, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Sembra una banalità, invece questa frase racchiude ancora il segreto che puo’ liberare la mente umana dalla superstizione, dal dogma e da quell’ipocrita moralismo che, lungi dall’aiutare a risolvere i problemi, ne perpetua la loro esistenza.

Per quel che vale, anch’io mando la mia solidarietà all’uomo Silvio Berlusconi e gli faccio i migliori auguri per una pronta guarigione. Da quel buon cattolico che è, sono sicuro che anche lui – come Gesu’ Cristo e papa Wojtyła – riuscirà a perdonare il suo povero attentatore. A tutti coloro che invece stanno inneggiando alla violenza, sarà bene ricordare il significato di una parola di derivazione sanscrita, namaste; è il saluto usato in India e in altre regioni dell’Asia. Con quella parola si saluta lo spirito, il dio, la parte dell’altra persona che è comune a noi stessi. Non c’è bisogno di essere credenti in qualche fede per riconoscere la verità che quella parola contiene, il messaggio di fratellanza e non-violenza che quella parola significa.


NO BERLUSCONI DAY – la diretta

5 dicembre 2009

17:58 Gli organizzatori: “Siamo sicuramente più di un milione”. Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del No-B day annuncia ai giornalisti il dato eccezionale della partecipazione alla manifestazione spiegando che “la coda del corteo sta ancora arrivando” dalle strade che portano a piazza San Giovanni.

Guarda la diretta su YouDemTV, su RaiNews24 e su SkyTG24

Diretta anche sul blog di Fabio Chiusi, su Repubblica e sull’Unità

AGGIORNAMENTI

Mario Monicelli: “Siamo qui per mandare a casa Berlusconi” – “Siamo qui per questo, per mandare a casa Berlusconi”, ha detto il regista Mario Monicelli, che partecipa al ‘No B-day’, e ha aggiunto: “Ma non solo lui, anche tutti quei vecchi arnesi della politica voltagabbana e corruttori. Dobbiamo cacciare via i politici cattivi”.

Una giornalista della stampa estera, una signora finlandese, ha ricordato un documento del governo del suo paese dove si parla di Berlusconi e dell’Italia. Si mette in dubbio lo stato di diritto e la separazione dei poteri della nostra Repubblica. All’estero, quella opinione informata e’ assai comune. Il documento finlandese chiude: “L’Italia e’ una forma moderna di un totalitarismo ideologico”.

Il segretario del PD Bersani dovrebbe ascoltare la testimonianza di Giorgio Bocca. Semplice, sintetica e dritta al sodo! In sintesi, Bocca ha confermato l’opinione della stampa estera e di molti governi europei, non solo quello finlandese. In poche battute, l’Italia sta regredendo a uno stato autoritario e il PD deve decidere da che parte stare.

I dirigenti del PD che vengono intervistati continuano a ripetere la frase di Bersani, nessuno deve mettere il cappello su questa piazza. La ripetizione pero’ sembra anche nascondere qualche nervosismo, forse dovuto dal trovarsi in una piazza affollatissima dove ci sono anche tantissimi elettori del PD e a cui il PD ufficialmente ha girato le spalle. Siamo certo abituati a tutto in Italia, ma la domanda che forse nasce spontanea, almeno a me, e’: ma il PD qual e’? Quello di chi e’ sceso in piazza o quello di chi e’ rimasto a casa? Gia’ da domani vedremo se all’interno del PD cambiera’ qualcosa o se l’attuale gruppo dirigente continuera’ a proporre il dialogo con Berlusconi sulle riforme alla Costituzione. Vedremo anche se il comportamento politico di chi ha partecipato a questa manifestazione che chiede le dimissioni di Berlusconi sara’ politicamente coerente; su questo tema, leggi QUI

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, ha spiegato dal palco perche’ lui e’ al No Berlusconi Day: “Perche’ la mafia deve essere cacciata fuori dallo Stato”.

Ottima Fiorella Mannoia, sia sul palco sia nell’intervista a YouDemTV. Un paese normale, non si chiede la luna. In Italia non esiste piu’ la meritocrazia. Quando si leggono i giornali non si sa se piangere o ridere.

Oltre al maestro Monicelli, sono intervenuti Dario Fo’ e Franca Rame e l’altro Nobel per la letteratura, Jose’ Saramago, il cui messaggio e’ stato letto dagli organizzatori del No Berlusconi Day, tutti rigorosamente in viola, il colore di questa rivoluzione non violenta e democratica. Il messaggio di oggi: BERLUSCONI DIMETTITI

Ora il concerto del No Berlusconi Day. Inizia Roberto Vecchioni!

Concludo qui la diretta, pero’ prima dico la mia sui cappelli. Da Bersani l’eco si e’ propagata velocemente e molti dei dirigenti del PD oggi in piazza hanno detto, quasi a scusarsi, che nessuno dovra’ mettere il cappello su questa piazza. Ma una piazza aperta, inclusiva come quella di oggi era fatta di tante teste e tanti cappelli diversi. Perche’ allora il PD ha preferito restarne fuori? Il PD farebbe bene a riflettere e aprirsi, essere un vero partito democratico, capace di vedere – magari in anticipo – quello che nella societa’ si muove; ora quel partito, o almeno molta parte della sua classe dirigente, sembra davvero distante dal paese e da molta parte della sua base o di quella che potrebbe/dovrebbe essere la sua base elettorale. C’e’ pero’ anche un’altra parte del PD, molti erano in piazza oggi; se il PD ha qualche speranza di essere quella forza democratica e progressista necessaria per fare uscire l’Italia da questo oscurantismo che la sta inghiottendo, quella speranza dovra’ guardare, aprirsi e lavorare insieme ai cittadini di questa rivoluzione viola, coinvolgere le tante energie che ci sono nella societa’, lavorare insieme su degli obiettivi comuni, senza gelosie e alla luce del sole.

Un’ultima cosa, e concludo davvero. In tutto questo casino, politico e istituzionale, con il PD che parla di cambiare la Costituzione insieme al governo Berlusconi – idea sciaguratissima – sarebbe buona cosa che ci ricordassimo tutti di un’essenziale riforma, piccola ma imprescindibile: la legge elettorale. Ora il Parlamento della Repubblica e’ composto di nominati, non di eletti. Quella legge, la notoria “porcata”, ci ha tolto – in pratica – il diritto di voto; non vorrei che di casino in casino, ci ritrovassimo a dover andare alle elezioni politiche ancora con quella porcata.

P.S. Il No Berlusconi Day e’ sulle prime pagine dell’informazione internazionale, dal New York Times alla BBC. Cosi’ anche le accuse di Mafia contro Berlusconi, notizie da prima pagina.

***

Dal sito ufficiale del No Berlusconi Day:

Si parte oggi alle 14 da P.zza della Repubblica

Si farà il seguente percorso:

Via delle Terme di Diocleziano
Via Giovanni Amendola
Via Cavour
P.zza Esquilino
Via Liberiana
P.zza Santa Maria Maggiore
Via Merulana
Viale Manzoni
Via Emanuele Filiberto
P.zza San Giovanni

A piazza San Giovanni si inzia con la musica alle 15.30

Alle 16.30 inizio interventi:

Massimo Malerba Portavoce NBD
Ascanio Celestini Attore
Domenico Gallo Magistrato
Ragazzi di Corleone – Terre confiscate dalla mafia
Salvatore Borsellino – Agende Rosse
Liisa Liimatainen – Giornalista finlandese
Alessandro Gilioli – Blogger
Ulderico Pesce – Attore
Dario Fo & Franca Rame
Mustafà Sarr – Immigrazione – White Christmas
Moni Ovadia – Attore, Regista, Musicista
Renato Accorinti – Comitato NO PONTE
Carlo Cosmelli – Docente Fisica – La Sapienza
Margherita Hack – Scienziata astrofisica
Claudia Pellini – Federica D’alessandro Insegnante precaria – Studentessa
Antonio Tabucchi Scrittore – VIDEO
Giorgio Bocca – Giornalista
Josè Saramago – Scrittore (testo letto)

Francesca Fornario – Autrice satirica
Ascanio Celestini – Attore

Dalle 18.30

Inizio concerto con

Roberto Vecchioni
Paola Turci
Tete de bois
Er Piotta

e tanti altri…

Oggi sul quotidiano il Fatto: No B-Day – Perché siamo con voi

Intellettuali, scrittori, giornalisti si mobilitano a favore della protesta

In attesa del “No Pd Day” – Marco Travaglio

Nanni Moretti, Giorgio Bocca e Saramago: eccoci

Trovarci in tanti per dire chiaro che Italia è – Furio Colombo

È iniziata la fine del regime – Paolo Flores d’Arcais

Ci sarò perché mi manca il respiro – Oliviero Beha

Adesso è importante camminare insieme – Peter Gomez

È il primo passo, speriamo non sia tardi – Massimo Fini

La Costituzione: anche il “Re” deve obbedirle – Bruno Tinti

Questo spazio vuol dire democrazia – Luca Telese


Il PD, il No Berlusconi Day e il principio di non contraddizione

3 dicembre 2009

A proposito del principio di non contraddizione di cui scrivevo ieri: il PD e i suoi dirigenti possono incamminarsi, come sembra stiano gia’ facendo, sulla strada delle riforme istituzionali, accordandosi con la maggioranza e con chi oggi quella maggioranza guida, cioe’ Silvio Berlusconi; oppure, il PD e i suoi dirigenti possono partecipare al No Berlusconi Day di sabato 5 dicembre, che ha come titolo “Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi”. Quello che non è possibile – da un punto di vista logico, prima ancora che politico – è, per il PD e per i suoi dirigenti, fare entrambe le cose, cioe’ mettersi d’accordo con la maggioranza di Berluconi a proposito delle riforme e contemporaneamente partecipare alla manifestazione che chiede le dimissioni di Berlusconi.

Invece, ancora una volta, sembra che nel nostro disgraziato paese il principio di non contraddizione venga calpestato; non da Bersani che ha detto – coerentemente con le sue scelte politiche – che il PD (come tale) e lui (come segretario) non partecipera’ alla manifestazione; non da Di Pietro, che – anche lui coerentemente – ha da subito aderito al No Berlusconi Day e ora si oppone a quello che lui chiama “inciucio”, cioe’ agli accordi sulle riforme con questa maggioranza di governo guidata da Berlusconi. Il problema – ed e’ un problema importante, di coerenza politica – si presenta per tutti coloro che parteciperanno al No Berlusconi Day mentre – allo stesso tempo e sfidando la logica – lavorano anche dentro le istituzioni per portare avanti questo progetto di dialogo in vista di un accordo sulle riforme: come si puo’ scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Berlusconi quando in Parlamento si lavora per fare quelle riforme con Berlusconi? Insomma, le due cose sono entrambe legittime e pero’ l’una esclude l’altra.

Ci sarebbe molto da dire su un Parlamento di nominati (e non di eletti) che si appresta a mettere mano alla Costituzione repubblicana nel momento piu’ tragico di quella Repubblica, sotto gli attacchi che a quella Costituzione vengono sferrati da una parte politica per difendere chi quella parte politica guida dal legittimo lavoro della magistratura, terzo potere, autonomo e distinto, dello Stato, come troppo spesso si dimentica. In queste condizioni, ne potrebbe uscire solo il mostro di Frankesntein.

Ecco quindi che c’e’ un problema di coerenza politica per tutti quei dirigenti e parlamentari del PD che hanno aderito alla manifestazione del 5 dicembre ma che, allo stesso tempo, seguendo la linea politica del loro partito, lavorano in queste ore per il dialogo con Berlusconi in vista di un accordo sulle riforme istituzionali.

Dario Franceschini, Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Vincenzo Vita, Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto, Debora Serracchiani, Furio Colombo, Giuseppe Civati, Ermete Realacci e molti altri dirigenti del PD – insieme a moltissimi iscritti, simpatizzanti ed elettori (compreso chi scrive questo articolo) – parteciperanno al No Berluconi Day per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Io credo facciano benissimo, vista l’agonia della Repubblica. E tuttavia, il principio di non contraddizione vuole che si faccia chiarezza.

L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Un sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità e dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. C’è chi vorrebbe addossare a Berlusconi la responsabilità di tutto questo, la personificazione del male. E’ tipico delle società primitive semplificare, deformare, mitizzare la realtà, imprigionarla e nasconderla agli occhi profani con l’aiuto di dei e demoni. Ora l’uomo forte a cui affidarsi, il duce, l’unto dal Signore; ora il capro espiatorio da sgozzare e sacrificare agli dei.

E tuttavia credo la manifestazione del 5 dicembre sia non solo utile ma necessaria; la Repubblica rischia ogni giorno di caderci addosso e seppellirci sotto un regime autoritario, ormai pronto in tutto meno che nella forma. In questo quadro, che in troppi stanno sottovalutando, i promotori del No Berlusconi Day vanno ringraziati per avere alzato la guardia quando quella guardia dev’essere alzata da tutti coloro che vogliono difendere quel poco che ci resta di democrazia, libertà e decenza.


Ciampi contro Napolitano

23 novembre 2009

Quando lo dicevano Margherita Hack, Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, il quotidiano Il Fatto e molti, moltissimi altri ancora, tutti venivano tacciati di populismo, antipolitica, demagogia e accusati di non rispettare le istituzioni e la massima magistratura della Repubblica. Ora è il Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che torna sull’argomento:

“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica”.

Una vera e propria critica, durissima anche se garbata, all’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che meno di due mesi fa’, a un cittadino che gli aveva chiesto a proposito del c.d. scudo fiscale: “Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste”, cosi’ rispondeva:

“Non firmare non significa niente. Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”

Tra le leggi controverse firmate dal Presidente Napolitano, oltre allo scudo fiscale ricordiamo il c.d. lodo Alfano, la legge che metteva Silvio Berlusconi al di sopra della legge, puntualmente bocciata dalla Corte Costituzionale.


Le mille e una piazza

17 novembre 2009

Iniziamo con l’appuntamento di domani, Mille Piazze:

L’appuntamento è per mercoledì 18 novembre alle ore 18. Da quell’ora, da quel momento, scatterà l’ora X e in Mille Piazze d’Italia i democratici, non solo iscritti e elettori del PD, si ritroveranno, si riuniranno, usciranno dai circoli territoriali, prendendo spunto da un’idea di Pippo Civati, per andare a presidiare gli spazi di norma dedicati alla socialità, in difesa della costituzione, in difesa della legge, in difesa della giustizia. Scenderanno in piazza perchè dopo la lunga fase congressuale è il momento di concentrarsi con il massimo sforzo sulle emergenze del Paese. (continua)

Il 5 dicembre a Roma invece ci sarà il No Berlusconi Day, la manifestazione nata dalla Rete e a cui hanno aderito centinaia di migliaia di cittadini, sia in Italia sia all’estero. Altre info QUI e QUI.

Si legge sulla stampa che ci sarebbe una polemica (l’ennesima) tra Antonio Di Pietro e Pierluigi Bersani a proposito del No Berlusconi Day. Di Pietro partecipera’ alla manifestazione mentre Bersani ha ribadito il no del PD. Io non vedo nulla su cui poter fare polemica: e’ diritto di tutti, anche di Di Pietro, partecipare al No Berlusconi Day ed e’ diritto di tutti, anche del segretario del PD Bersani, non parteciparvi. Sono entrambe scelte politiche, si puo’ essere piu’ d’accordo con Di Pietro oppure con Bersani ma certo Di Pietro non puo’ pretendere di decidere la linea politica del PD.

Il Fatto pochi giorni fa’ ha pubblicato un articolo di Federico Mello dove si racconta la storia di come e’ nata questa manifestazione. Qui potete leggere i nomi di persone e siti Internet che hanno promosso e aderito all’iniziativa. Inoltre tra coloro che hanno aderito fin’ora, oltre ad Antonio Di Pietro, ricordiamo MicroMega, il segretario di Rifondazione Comunista, Ferrero, il PdCI, Alessandro Gilioli e Beppe Grillo. Ma soprattutto l’iniziativa è stata appoggiata sulla Rete da centinaia di migliaia di persone, sono nati i gruppi locali sul territorio e l’appello e’ stato tradotto in dieci lingue.

Aspettando di vedere se questo successo – innegabile, almeno su Internet – riuscira’ a concretizzarsi il 5 dicembre, anche (soprattutto) coloro che non vi parteciperanno ma che si oppongono al governo Berlusconi e’ bene riflettano seriamente senza le solite accuse di populismo e la solita puzza sotto il naso. Non andare al No Berlusconi Day e’ legittimo (ci mancherebbe!) e la scelta di Bersani va rispettata, anche se non la si condivide; cosi’ come il No Berlusconi Day non va ne’ demonizzato ne’ snobbato. Centinaia di migliaia di cittadini che si mobilitano spontaneamente e’ un fatto politico che sarebbe stolto sottovalutare. Come scrive il grande poeta Walt Whitman, Did you, too, O friend, suppose democracy was only for elections, for politics, and for a party name?

AGGIORNAMENTO Mercoledí 18 novembre – Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD, parteciperà il 5 dicembre a titolo personale al No Berlusconi Day. Anche il senatore del PD Ignazio Marino e l’europarlamentare e segretaria del PD in Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, hanno aderito alla manifestazione del 5 dicembre.