Giovanardi, il proibizionismo e lo stato di polizia

10 novembre 2009
giovanardi

Carlo Giovanardi, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri

Il sottosegretario Giovanardi aveva detto che Stefano Cucchi era morto perche’ “anoressico, drogato e sieropositivo”. La famiglia risponde alla commissione del Senato che indaga sull’efficienza in campo sanitario e presieduta dal senatore Ignazio Marino: Stefano Cucchi non era ne’ sieropositivo ne’ anoressico.

Gli sviluppi sulla vicenda Cucchi sono a dir poco inquietanti e mentre aspettiamo che giustizia sia fatta, carita’ cristiana dovrebbe consigliare al cattolico Giovanardi di scusarsi con la famiglia Cucchi e il rispetto verso le istituzioni della Repubblica dovrebbe suggerirgli le dimissioni dal governo.

Giovanardi ha dato il suo nome, insieme all’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla legge proibizionista sulle droghe, la legge Fini-Giovanardi appunto. Gli osservatori internazionali sono concordi sul fallimento delle politiche proibizioniste in tema di droghe. Invece della psicosi collettiva che sembra bipartisan in queste ore, sarebbe opportuno prendere atto di quella sconfitta e guardare alla realta’ e ai dati oggettivi con il lume della ragione invece che con la superstizione, l’ideologia, il dogma. Dai dibattiti televisivi, si respira aria da caccia alle streghe, da santa inquisizione, da stato di polizia. Le crociate fatte con i test antidroga tra i politici per poi magari estenderli a tutta la popolazione, nelle scuole, negli uffici, stanno trascinando il paese verso la strada sbagliata che porta al precipizio. Il proibizionismo uccide. E cosi’ anche lo stato di polizia.

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La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

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Guerra Santa


Italy Burning

2 novembre 2009

Burning

Forza Italia! Non ci facciamo mancare proprio niente, dai KKK, quell’allegra confraternita dove gli  obiettivi della “lotta” sono negri, immigrati, omosessuali, ebrei, a Guantanamo, che sembra ormai lo stile italiano di gestire le patrie galere: “Il detenuto non si massacra davanti a tutti”. Il comandante delle Guardie ammette: “Quella voce è la mia”.

Intanto il caso Stefano Cucchi si arricchisce di particolari inquietanti: “Stefano non è stato alimentato né idratato”. Nel frattempo, ieri si e’ aggiunta un’altra vittima alla lunga lista delle morti in carcere. Questa volta l’ennesimo suicidio: Suicidio Blefari, le accuse degli avvocati “Era una brigatista, ha prevalso la punizione”.

La classe dirigente al governo del paese sembra uscita da una tragedia comica. Giovanardi merita oggi la palma d’oro del disgusto. [Consigliato solo per un pubblico adulto]

Ci possiamo rallegrare tutti con della bella musica che incita ad assassinare gay e lesbiche!

P.S. Sciltian Gastaldi fa giustamente notare ai cappuccetti bianchi nostrani che al KKK non piace il made in Italy. Mentre il blog del Circolo Online del PD “Barack Obama” osserva quanto siamo lontani dall’Europa.

P.P.S. Segnaliamo: 1) Morire di carcere – Rita Bernardini è ospite della trasmissione “Il Caffè. Diritti noi e loro” di Rainews24; 2) Furore Piergiorgio Paterlini per Piovonorane.it


Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane

31 ottobre 2009

carcere

“Il grado di civiltà in una società può essere giudicato entrando nelle sue prigioni” scrive Dostoevskij nelle sue Memorie dalla casa dei morti. “Tuttavia bisogna guardarsi dall’assegnare senz’altro il calvario di Stefano al capitolo carcerario” – come srive Adriano Sofri in un ottimo articolo su Repubblica, Il calvario di Stefano – anche perché, scrive Sofri, “nell’agonia di Stefano – di questo si è trattato, questo sono stati i suoi ultimi sette giorni – sono intervenute tante di quelle autorità costituite da far rabbrividire”.

Rabbrividire fanno anche le dichiarazioni di ministri e alti ufficiali dei carabinieri, dichiarazioni in linea con la Repubblica delle Banane i cui abitanti, lungi dall’essere cittadini, temono le proprie istituzioni, a cominciare da quelle forze dell’ordine che dovrebbero proteggerli. Quei politici e quegli ufficiali leggano la lettera che un maresciallo della Guardia di Finanza – che svolge attività antidroga da circa 20 anni – ha inviato a Beppe Grillo. [Parentesi: nel caso Marrazzo c’è un quinto carabiniere indagato, “nel 2006 fu arrestato per un’indagi­ne di pedofilia. Sospettato — insieme a una trentina tra pro­fessionisti, militari, sacerdoti — di aver costretto numerosi bambini rom ad avere rapporti sessuali.” Forse c’è un problemino sul reclutamento e la formazione delle forze dell’ordine in questa Repubblica delle Banane, o no? E la notoria omertà – che si chiama “spirito di corpo” in certi ambienti – certo non aiuta a risolvere il problema].

Il caso di Stefano Cucchi non è un caso isolato nel panorama italiano. Tutt’altro. La lista dei nomi è lunga, anche se ai piu’ quei nomi non dicono nulla: Manuele Eliantonio, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, e molti altri. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere: dal 2000 al 30 ottobre 2009 ci sono state 1529 morti in carcere, tra queste, 543 suicidi. Denunciando il problema all’inizio di settembre, Marco Pannella ha accusato: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”.

C’è un problema gravissimo di credibilita’ delle istituzioni e – ancora piu’ grave – una crisi d’umanità che colpisce tutti. Le vittime di questa crisi non sono solo i cittadini che subiscono le violenze e la morte per mano dello Stato e i loro cari; tra le vittime ci sono sicuramente sia gli aguzzini – che perdono la loro umanita’ nel momento in cui alzano la mano e chiudono gli occhi – sia tutti noi, che siamo i veri responsabili di tutto cio’ che accade nella nostra Repubblica. “Il mondo è un posto pericoloso – diceva Albert Einstein – non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

C’è un problema d’informazione, troppo ripiegata su se’ stessa e sulla politica dei giochi di Palazzo, un’informazione che da’ troppo spazio alle dichiarazioni di questo o quel don e che si e’ ridotta a spiare dal buco della serratura della camera da letto, diventando miope su tutto il resto. Un’informazione cinica, in un paese dove il cinismo abbonda e il civismo scarseggia. Anche in quest’ultimo caso, quello di Stefano Cucchi, l’informazione è partita dalla Rete e da Radio Radicale, dal Manifesto e dal Fatto. Eppure l’informazione mainstream – dalla “libera stampa” alla televisione – ha risorse ben maggiori e assai potrebbe se solo volesse.

proibizionismo

immagine tratta da un manifesto radicale antiproibizionista del 1993

Infine, sulle droghe. I politici che hanno prodotto quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame, si vergognino. La loro responsabilità è assai piu’ grave di coloro che materialmente hanno ammazzato Stefano (e tutti gli altri). Si faccia chiarezza sulle responsabilità, penali e amministrative, di questa vicenda e delle altre analoghe; ma soprattutto si tolga di mezzo quella fottutissima legge e si cominci a imboccare la strada della razionalita’ e della decenza, partendo da subito con la legalizzazione (che vuol dire: regolamentazione) delle droghe, a cominciare da quelle leggere. Per dirla con Vasco Rossi, “l’erba, inte­sa come verdura, fa meno male dell’uva”. E’ il proibizionismo che uccide, fuori e dentro il carcere e le ripugnanti lacrime da coccodrillo dei proibizionisti servono solo alla carriera di politici ottusi e senza scrupoli.


I buffoni ministri La Russa e Alfano e il caso Cucchi (e le dichiarazioni surreali e vergognose del maggiore Paolo Unali)

30 ottobre 2009
la-russa

Con Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l'Italia è in buone mani

Sul caso di Stefano Cucchi, interviene il ministro della difesa La Russa:

«Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo – spiega La Russa – ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione»

Questione di fede!

alfano

Angelino Alfano, ministro della giustizia del governo Berlusconi. Un ossimoro.

Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, mercoledi’ scorso alla Camera:

“La visita al Regina Coeli  ha evidenziato la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori”. “Il medico del carcere – ha aggiunto il ministro – ha poi dato atto nel referto di quanto riferito dal detenuto: Stefano Cucchi ha detto di una caduta accidentale dalle scale“.

E ci tocca pure pagarli a questi buffoni!

P.S. Sul blog del quotidiano Il Fatto potete leggere le dichiarazioni surreali del maggiore Paolo Unali, comandante della Compagnia Roma Casilina, i cui uomini, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, hanno arrestato Stefano Cucchi. Siamo sicuri c’e’ gia’ chi sta lavorando per insabbiare tutto. Davvero una Repubblica delle Banane, dove i cittadini hanno paura delle loro forze dell’ordine. Vergogna!

P.P.S. Monsignor Giorgio Caniato, ispettore dei cappellani: «Le botte gliele hanno date sul serio e anche forte. Non è certamente caduto dalle scale». Il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni ha invitato ad aspettare l’esito dell’autopsia, anche se, ha detto: «continuo a pensare che sia stato colpito fuori dal carcere. È stato malmenato violentemente. Immagino che un tossicodipendente arrestato possa fare resistenza scatenando la reazione delle forze dell’ordine. A volte succede, purtroppo». Ma il comandante provinciale dei Carabinieri Vittorio Tomasone afferma: «Inoltre, voglio ribadirlo, il ragazzo non ha mai opposto resistenza all’arresto e tutto si è svolto normalmente». Di certo c’e’ solo che Stefano Cucchi non si è suicidato!

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