Minareti e crocifissi

1 dicembre 2009

Tuona l’Osservatore Romano, il quotidiano della Curia di Roma: “Il no svizzero danneggia la libertà religiosa. I minareti sono come i crocifissi, la religione non può essere un fatto privato”. L’esatto opposto della verità, nella migliore tradizione di quella Chiesa, nata sull’inganno e cresciuta nella menzogna. Se abbiamo bisogno di un paragone per quello che e’ accaduto in Svizzera, quel paragone va cercato nell’imposizione dei crocifissi nelle scuole, nei tribunali e negli uffici pubblici, nella febbre fondamentalista che si respira in Italia tutti i giorni, nel fanatismo e nell’ignoranza dei gerarchi vaticani e dei politici nostrani, la santa alleanza dell’integralismo oscurantista. Invece ci tocca sopportare l’ipocrisia del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, che sale sul pulpito: “Un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo (…) il fanatismo islamico è più forte dopo il voto svizzero”.

Quel referendum svizzero, cosí come l’imposizione dei crocifissi per legge, dice molto sul fondamentalismo cristiano (e da noi, su quello cattolico) ma nulla dice sul fondamentalismo islamico, che però fa sempre comodo rispolverare, sui giornali e in TV. Ed è proprio quel continuo tam tam contro l’Islam – tam tam che Fini raccoglie e rilancia – che ha permesso quel referendum contro i minareti e – piu’ in generale – l’islamofobia, l’ondata di razzismo contro i musulmani, visti questi come pericolosi e potenziali terroristi. Non ho alcuna simpatia per il dogma – qualsiasi esso sia – e per chi quel dogma vuole imporre con l’inganno o con la forza ma l’intelletto onesto non puo’ non riconoscere che anche i piu’ efferati atti di terrorismo di matrice islamica impallidiscono accanto al terrorismo cristiano, di ieri e di oggi; dalle crociate, le guerre sante, le inquisizioni, al colonialismo, la schiavitù, i genocidi fino alle guerre di oggi, lanciate dietro falsi pretesti da chi si dichiara cristiano. Tirate giu’ la croce dalle vostre chiese, ammonisce Tolstoj nei suoi scritti sulla disobbedienza civile e la non violenza.

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Al capezzale della Repubblica – prima parte

30 novembre 2009

Se è vero, come si dice, che l’intera vita passa davanti agli occhi prima di morire, siamo davvero arrivati al crepuscolo della Repubblica. L’intera storia d’Italia – sempre piu’ una denominazione geografica e sempre meno uno stato civile – sta passando velocemente davanti agli occhi di quella giovane disgraziata; i problemi, vecchi di decenni, di secoli e di millenni sembra si stiano raccogliendo attorno al suo capezzale.

Eugenio Scalfari su Repubblica e Sergio Romano sul Corriere della Sera sono ieri intervenuti sugli ultimi sintomi di questa moribonda. Scrive Sergio Romano:

Il «concorso esterno in associazione mafiosa» si è dimostrato una categoria penale alquanto fumosa e imprecisa.

Scrive Eugenio Scalfari:

Si discute e si mette in dubbio da parte dei difensori di Berlusconi la validità di un reato come quello di concorso esterno in associazione mafiosa, non contemplato dal codice penale ma ormai da gran tempo legittimato da una serie costante e conforme di pronunce giurisprudenziali della Cassazione.

La certezza del diritto, la certezza del reato e della pena sono tutte cose che s’insegnano (o forse s’insegnavano) al primo anno di Giurisprudenza. Oggi – sulle pagine della stampa “colta” – non si riesce nemmeno ad essere d’accordo su cosa sia reato e cosa non lo sia. Lasciando questa discussione tecnica ai tecnici, cioe’ ai giuristi, faccio solo notare la disinvoltura con cui Scalfari afferma:

“ogni discorso sulla improprietà di un reato non previsto da un codice penale più che antiquato è priva di qualunque fondamento”

cosí come faccio notare la superficialità di Romano quando scrive sul Corriere:

“peraltro il procuratore capo di Firenze ha smentito ieri che il presidente del Consiglio sia indagato”.

Romano evidentemente non è bene informato (e forse non legge nemmeno il giornale su cui scrive):

Se c’e’ di mezzo un reato di mafia “l’indagato non puo’ sapere di essere indagato per tutelare la segretezza delle indagini”. Lo dice al Corriere della Sera l’ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, che aggiunge: “Pubblicita’ non c’e’ in questo tipo di indagini sulla mafia”, quando un presunto indagato chiede se e’ indagato “deve ricevere una risposta in ogni caso negativa se si tratta di reati di mafia. E’ stabilito dal codice di procedura penale. E’ l’applicazione del cosiddetto ‘doppio binario'”.

L’aspetto però piu’ interessante che salta all’occhio dalla lettura comparata dei due articoli è l’assoluta sintonia del messaggio che i due illustri commentatori lanciano dai loro pulpiti; ponendo l’accento ognuno su aspetti differenti, quando non conflittuali, la conclusione che Scalfari e Romano traggono è la medesima. Scrive Romano:

Si può far cadere un governo che dispone di una consistente maggioranza senza dare un duro colpo al processo democratico? È una domanda a cui il presidente della Repubblica ha già dato una risposta: no, non si può. Occorre quindi una tregua, e la soluzione migliore per garantirne l’osservanza potrebbe essere il ritorno a un maggior senso di responsabilità dei poteri dello Stato, evitando forzature e invasioni di campo. Questo processo sarebbe favorito da una forma di immunità (che ricordiamolo fu introdotta dai padri costituenti) purché concordata a larga maggioranza.

Romano auspica un ritorno all’immunità, ma il suo aggrapparsi ai “padri costituenti” sembra solo un argomento peloso per dar forza alle sue tesi; ci sono infatti argomenti ben piu’ persuasivi che giustificano le tesi opposte, primo di quegli argomenti il fatto che ognuno puo’ capire da solo, nonostante i tentativi di alcuni intellettuali di infangare l’intelletto: non puo’ certo essere un capo di governo inquisito in molti processi per fatti gravi e gravissimi che risalgono ad anni in cui quel soggetto non rivestiva alcun ruolo istituzionale a poter mettere mano ad eventuali riforme sull’immunità e sulla giustizia. Anche a prescindere da qualsivoglia altra considerazione giuridica e politica, Berlusconi che mette mano a quelle riforme sarebbe visto dall’opinione pubblica, sia in Italia sia all’estero (e non senza ragioni), come Bin Laden che legifera in tema di terrorismo o un pedofilo in tema di tutela dei minori. La “tregua” di cui parla Romano sembra allora la resa dello stato di diritto.

Scrive Scalfari:

Ha ragione Napolitano quando dice che non è per via di processi che si elimina un avversario politico fin tanto che gli rimane la fiducia della maggioranza. Ma è altrettanto vero che gran parte di quella fiducia si verifica meglio alla luce di processi e sentenze che mettano in chiaro passaggi rimasti per troppi anni oscuri e inquietanti. Noi pensiamo che sia questa la buona democrazia. Intanto, il governo ha il diritto e il dovere di governare. Se cominciasse a farlo invece di restare perennemente in “surplace” sarebbe un buon risultato.

Se Romano crede di trovare la soluzione nell’immunità (che però sarebbe meglio chiamare con il suo vero nome: impunità), Scalfari invece si limita a concludere che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”. Ma sul come Silvio Berlusconi possa governare in questa situazione, Scalfari nulla dice. E tuttavia vale forse la pena notare che sia Romano sia Scalfari, nonostante sostengano tesi contrapposte e non conciliabili, concordano con il Presidente Napolitano che aveva detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Senza tornare a ripetere gli argomenti che mi fanno sostenere che Napolitano sbaglia – e con lui tutti coloro che per convinzione, opportunismo o timidezza sostengono le stesse tesi del Presidente della Repubblica – vale la pena, io credo, fare alcune considerazioni di carattere generale. Non sull’ultima crisi insomma si dovrebbe a questo punto riflettere ma sul male oscuro che sta consumando la nostra disgraziatissima Repubblica, mentre c’è già chi vuole crocifiggere la bandiera, affrettando il calvario della giovane morente.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualcosa su quel male oscuro, per ora basti segnalare che l’informazione fa sicuramente parte di quel calvario. In quell’editoriale su Repubblica, per esempio, a proposito del processo Andreotti, Eugenio Scalfari scrive:

Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell’ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa.

E’ mai possibile che Scalfari non conosca i fatti? Nel breve video qui sotto, il giudice Giancarlo Caselli, procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e ora procuratore capo della Repubblica a Torino, ricostruisce la verita’ giuridica e giudiziaria ricordando i documenti ufficiali.

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Aggiornamenti dal fronte laicità

18 novembre 2009

From buses to billboards: the next stage of the Atheist Bus Campaign is unveiled for Universal Children’s Day. Click the image to know more

Qualche aggiornamento in tema di laicità, con l’aiuto del sito UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

A proposito del film Agorà – firma la petizione – UAAR informa: Spagna, grande successo per Agorà

Grande successo nelle sale spagnole per Agorà, il film di Alejandro Amenábar dedicato alla vita e alla morte di Ipazia di Alessandria, la matematica e scienziata uccisa nel V secolo da una turba di monaci cristiani. La pellicola ha finora incassato circa 20 milioni di euro, una cifra che ne fa il film iberico più visto dell’annata. Agorà ha nel frattempo trovato un distributore (indipendente) che la farà proiettare nelle sale USA a partire dalla prima metà del 2010. Nessuna buona notizia invece dall’Italia, dove non si trova alcun distributore, nonostante le quasi 8.000 firme in calce alla petizione online e nonostante la pellicola sia stata finanziata per quasi il 90% da Telecinco, il cui pacchetto di maggioranza è di proprietà di Mediaset, la società del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Sempre l’UAAR informa: Tutte le ordinanze pro-crocifisso dei comuni italiani

L’UAAR sta monitorando le aministrazioni comunali italiani che hanno emesso (o che hanno annunciato di voler emettere) ordinanze in favore dell’esposizione del crocifisso, o acquistandone in una certa quantità per donarli alle scuole o multando coloro che li levassero dai muri. L’elenco provvisorio comprende Ascoli Piceno (AP), Ardea (RM), Asiago (VI), Badia Polesine (RO), Besana in Brianza (MB), Calsteldelci (RN), Cicciano (NA), Enna (EN), Fabbriche di Vallico (LU), Gallio (VI), Galzignano Terme (PD), Loreto (AN), Ostra Vetere (AN), Priverno (LT), Roana (VI), Rossano Veneto (VI), Saluggia (VC), Sassuolo (MO), Scarlino (GR), Sezzadio (AL), Trivolzio (PV), Zibello (PR). Chi fosse a conoscenza di altri episodi è cortesemente invitato a segnalarlo.

Dopo la dichiarazione reazionaria presentata al Parlamento europeo e firmata anche da due europarlamentari del PD, continua la deriva clericale del partito guidato da Bersani, il cui “buon senso” sta facendo proseliti. Il consiglio regionale delle Marche, a maggioranza di centrosinistra, ha approvato una mozione di sostegno all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche: “il buon senso non deve essere vittima del diritto”. Allucinante!

Scappando da questo clima opprimente che si respira in Italia, qui a Londra: La campagna ateobus inglese passa sui manifesti e difende l’infanzia

In occasione della giornata internazionale dell’infanzia è stata svelata ieri la nuova fase della campagna pubblicitaria inglese a favore dell’ateismo, che avrà luogo su maxi-cartelloni pubblicitari. La data non è stata scelta a caso: le immagini della campagna ritraggono infatti bambini accompagnati dalla scritta, in rilievo, “non etichettatemi”, e da tante scritte sullo sfondo quali “bambino cattolico”, “bambino musulmano”, “bambino mormone”, “bambino agnostico”, “bambino ateo”… insieme a scritte politiche che nessuno mai userebbe quali “bambino marxista”, “bambino conservatore”, “bambino libertario”, “bambino anarchico”… Lo scopo della campagna è di rimarcare il diritto dei bambini a crescere senza condizionamenti, in modo da poter scegliere in seguito liberamente da soli. Anche questa iniziativa è co-finanziata dalla fondazione di Richard Dawkins.

E sono solo a due ore di volo dall’Italia.


Operazione Bianco Natale

18 novembre 2009

Lo vogliono morto, crocifisso e appeso ai muri di scuole, tribunali e uffici pubblici. Multe, minacce e botte a chi non e’ d’accordo. Cosa diceva quel povero Cristo non importa, il Natale “non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. Parola dell’assessore leghista alla sicurezza, Claudio Abiendi, del comune di Coccaglio (Brescia), dove i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello degli extracomunitari; se hanno il permesso di soggiorno scaduto, RAUS! Il sindaco Franco Claretti spiega, “Da noi non c’è criminalità, vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia”. Etnica. L’operazione Bianco Natale ha avuto l’appoggio convinto dello stato maggiore del partito. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – dice Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”. Però!

Razzismo e nazionalismo, xenofobia e intolleranza ormai sono titoli di merito per la carriera di ottusi, fanatici e ignoranti che si occupano della cosa pubblica, medaglie da esibire alle parate e ai raduni delle camice verdi, brune o nere. Episodi agghiaccianti si rincorrono quotidianamente ma non fanno piu’ rumore; come in altri tempi non molto lontani, la crisi economica aumenta la spirale d’odio e paura in un paese tribale che ha sempre rifiutato la cittadinanza e dove la politica, l’informazione e gli intellettuali di regime stanno da tempo normalizzando l’impensabile cosí da rendere accettabile cio’ che la ragione condanna. Ma in Italia quella ragione e’ addormentata, forse in coma profondo; chi prova a restare sveglio viene tacciato, deriso e apostrofato come Cassandra. Il fanatismo e l’ignoranza stanno preparando la strada alla tirannide. L’avventura continua, buon Natale.

P.S. Sulla proposta di legge bipartisan per dare il voto amministrativo agli immigrati che risiedono regolarmente in Italia da almeno 5 anni, interviene il ministro Umberto Bossi, führer della Lega:

Lo stesso Senatùr, Umberto Bossi, ha spiegato a chi gli chiedeva un commento sull’iniziativa che «noi restiamo della nostra idea» ovvero che «gli immigrati devono essere mandati a casa loro» perché «non c’è lavoro nemmeno per noi…»

Vi ricorda qualcosa?


Alzheimer

10 novembre 2009

famiglia_cristiana

Si aggiunge un’altra perla nel dibattito sul crocifisso nelle scuole e la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Famiglia Cristiana scrive:

La sentenza della Corte europea di Strasburgo non difende la libertà, offende solo la memoria. Che, condannata all’”alzheimer civile”, non ha più passato. Valori e simboli fanno parte del bagaglio di tutti i cittadini, credenti e non. Appartengono a una biografia collettiva.

Siamo arrivati all’alzheimer. Forse prodotto dall’alcol di cui parlava Feltri qualche giorno fa’: “Crocifissi vietati a scuola? I giudici Ue bevono troppo”. Malati di alcolismo e alzheimer poi è evidente che “possono morire”.

I livelli sono da Repubblica confessionale delle banane. Avanti cosí!

Intanto in Lombardia…

Facciamoci almeno due risate (amare) con l’ottimo Spinoza.

P.S. UAAR: Aggiornamenti sulla questione dei crocifissi


Reazionari allo sbaraglio

10 novembre 2009

progresso

Qualche giorno fa’ Antonio Di Pietro cosi’ criticava la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole:

“È una sentenza sbagliata. Sono cattolico ma a prescindere da questo, anche se non lo fossi, non capisco che male c’è ad avere il crocifisso in aula. Che male fa mettere un simbolo che ti ricorda amore e sensibilità? Se dobbiamo accettare una cosa del genere, allora togliamo i crocifissi da piazze e campanili.”

C’e’ da rabbrividire di fronte ai ragionamenti giuridici dell’ex pubblico ministero; evidentemente le sentenze vanno rispettatte solo quando lo dice Di Pietro. Potrebbe dirsi lo stesso per Marco Travaglio, che in un articolo a proposito di quella sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, cosi’ iniziava: “Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole.” Tiriamo un sospiro di sollievo; non dipende da Travaglio il rispetto della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Sul tema della sentenza della Corte Europea e della polemica che ne e’ scaturita, segnaliamo anche l’articolo di Tiziana Ficacci sul sito No God: Ogni giorno ha la sua croce.

Oggi il leader dell’Italia dei Valori se ne esce con un’altra proposta non proprio liberale:

Droga: Di Pietro, “Dire i nomi di chi non vuole sottoporsi al test”

10 Novembre 2009 10:37 POLITICA

ROMA – Antonio Di Pietro vuole che siano resi noti i nomi dei parlamentari che non si sono voluti sottoporre al test antidroga cosi’ come i risultati degli esami stessi. Lo ha detto stamattina dopo essersi sottoposto al test egli stesso. “E’ bene che i cittadini sappiano – afferma Di Pietro – se tra loro rappresentanti in Parlamento ci siano persone che facciano uso di droghe”. (RCD)

E perche’ non dei test su alcol e tabacco, molto piu’ dannosi delle droghe proibite? O dei test psico-attitudinali, psichiatrici, sulla salute mentale dei parlamentari? O dei test culturali per accertare scienza e conoscenza di coloro che devono occuparsi di questioni importanti e complesse che riguardano tutti? Non sara’ che attorno alle droghe si vuole solo alzare – come sempre – un gran polverone demagogico da parte di una classe politica ignorante che pensa solo ad ingrassare invece di risolvere i problemi della Repubblica con razionalita’, scienza e onesta’? Chi segue il dibattito sullo scontro tra proibizionismo e antiproibizionismo sa bene che tutti gli osservatori indipendenti denunciano da tempo il fallimento delle politiche proibizioniste in tema di droghe. Ma la nostra classe politica continua a parlare e a legiferare sotto l’influenza della superstizione e non della scienza. La legge Fini-Giovanardi sulle droghe e’ direttamente responsabile di sofferenze, violenze, crimini, morti e corresponsabile dello stato incivile e illegale in cui versano le carceri italiane.

Qualche giorno fa’ il quotidiano Il Fatto ha pubblicato un articolo di Beatrice Borromeo dal titolo Italiani nella “polvere” nessuno sniffa come noi. Leggetelo. Poi leggete l’articolo di Fabio Chiusi che sul suo blog ha esaminato l’articolo di Borromeo, confrontandolo con le fonti, nel caso i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe.

Siamo proprio sicuri che i reazionari siano solo dalla parte di Berlusconi?

P.S. Dai un’occhiata anche alla tabella sull’uso della cannabis in Europa pubblicata sul blog di Francesco Costa, con il titolo Quei fumati degli olandesi

P.P.S. Segnaliamo anche il video di Rai Due “Il Fatto del Giorno”, presente in studio anche Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica (RADICALI ITALIANI)


La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

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