Ciampi contro Napolitano

23 novembre 2009

Quando lo dicevano Margherita Hack, Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, il quotidiano Il Fatto e molti, moltissimi altri ancora, tutti venivano tacciati di populismo, antipolitica, demagogia e accusati di non rispettare le istituzioni e la massima magistratura della Repubblica. Ora è il Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che torna sull’argomento:

“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica”.

Una vera e propria critica, durissima anche se garbata, all’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che meno di due mesi fa’, a un cittadino che gli aveva chiesto a proposito del c.d. scudo fiscale: “Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste”, cosi’ rispondeva:

“Non firmare non significa niente. Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”

Tra le leggi controverse firmate dal Presidente Napolitano, oltre allo scudo fiscale ricordiamo il c.d. lodo Alfano, la legge che metteva Silvio Berlusconi al di sopra della legge, puntualmente bocciata dalla Corte Costituzionale.

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Ignazio Marino segretario del Partito Democratico

11 ottobre 2009

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Si è appena concluso il mini-congresso del Partito Democratico. I tre candidati alla segreteria, Marino, Franceschini e Bersani, hanno parlato delle loro idee per il PD e per il paese. Il piu’ applaudito è stato Franceschini, il piu’ lungimirante Marino e il piu’ realista Bersani. Al di la’ della retorica, sono venuti al pettine alcuni nodi importanti, primi tra tutti che tipo di partito costruire, con chi e con quali alleanze. Se Bersani pensa all’Ulivo, Franceschini mette in guardia contro le nostalgie del passato e Marino ricorda la crisi della socialdemocrazia in Europa e vuole aprire le porte alle energie della sinistra e alle forze socialiste, ambientaliste e radicali.

Ora tocca ai cittadini che diranno la loro alle primarie del 25 ottobre.

Intanto continuano gli attacchi scellerati ed eversivi del Bananiero Capo e dei suoi tirapiedi alla Repubblica (quella di tutti), che rischia di morire di berlusconite. La destra sembra incapace di reagire e di trovare un successore al Bananiero, ormai completamente screditato in Italia e impresentabile all’estero. Il PD è vittima della paura e non riesce a trovare la determinazione per un’opposizione seria e democratica contro il peggior governo della storia d’Italia.

Su questo tema imprescindibile, il Senatore Marino ci sembra sia stato l’unico candidato alla segreteria del Partito Democratico con il coraggio e la lungimiranza di dire la verità: [Scarica il discorso di Ignazio Marino]

Io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi. Basta con le discussioni sul nostro ombelico, iniziamo a parlare del Paese, mentre l’Italia è governata da una destra sciatta e illusionista che lascerà rovine.

La violenza e l’arroganza di questa destra la vediamo in questi giorni, nel suo tentativo di far saltare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si attacca l’Alta Corte, con toni inaccettabili in ogni democrazia. Si attacca il Capo dello Stato, massimo garante delle nostre istituzioni, cui oggi va il nostro saluto e il nostro pieno sostegno.

La domanda che dobbiamo porre non è se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e di garanzia.

E mentre il Presidente del Consiglio si concentra esclusivamente sulle sue vicende giudiziarie, il governo si ostina a negare la gravità della crisi economica.

La diagnosi e la prognosi sono accurate, lo sappiamo tutti. Se vogliamo salvare l’Italia dalla berlusconite, la malattia mortale che sta uccidendo la Repubblica, andiamo a votare alle primarie del PD del 25 ottobre e votiamo Ignazio Marino. La lungimiranza è piu’ importante del realismo, la speranza piu’ importante della paura e – lo diceva anche Albert Einstein – l’immaginazione e’ piu’ importante della conoscenza.


Repubblica delle Banane: il PD deve chiedere le dimissioni di Berlusconi

8 ottobre 2009

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Il giorno dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il c.d. lodo Alfano – la legge con cui Berlusconi tentava di sottrarsi alla legge e ai processi che lo riguardano – continuano le dichiarazioni dei politici italiani, allergici alla civiltà liberal-democratica, che confermano che è davvero nata la Repubblica delle Banane.

Lasciamo perdere le dichiarazioni del Bananiero Capo e dei suoi tirapiedi per concentrarci su due cariche istituzionali importantissime. Il Presidente della Camera Fini parla dell’ “incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori”; il vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino non ha dubbi: “Gli effetti di questa sentenza non sono riproducibili sul terreno politico. C’è una maggioranza espressa dal corpo elettorale, che va avanti con le proposte contenute nel suo programma”.

Ieri il PD ha finalmente trovato l’unanimità, quella sbagliata però; invece di chiedere le immediate dimissioni di Berlusconi  – che, ricordiamolo, solo pochi giorni fa’ era stato trovato colpevole di corruzione da un tribunale della Repubblica – il PD ha invitato Berlusconi a restare al suo posto. Massimo D’Alema ha commentato: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”.

Come dicevamo nei giorni scorsi, nei paesi civili quelle conseguenze politiche sarebbero scontate; oggi il Times di Londra dedica alla Repubblica delle Banane il suo editoriale principale, dove si legge: “Berlusconi ha portato vergogna su se stesso e il suo paese con le sue azioni sessuali e con i tentativi di evadere i processi. Egli deve ora dimettersi”.

Rimanendo al suo posto, Berlusconi porterà il paese alla rovina completa e per difendersi nei procedimenti giudiziari a suo carico, abbatterà definitivamente quel che resta della Repubblica; l’uomo è capace di tutto. Invece di lasciare la scena politica e la difesa delle istituzioni repubblicane a partiti minori, il Partito Democratico faccia sapere al paese se intende proporsi come forza di opposizione credibile alla Repubblica delle Banane. Prima che le risate da Londra, Parigi, Berlino, Brussels e Washington seppelliscano la Repubblica, il PD chieda immediatamente le dimissioni di Silvio Berlusconi.


È nata la Repubblica delle Banane

7 ottobre 2009

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Nasce oggi, 7 ottobre 2009, la Repubblica delle Banane. La Corte Costituzionale ha appena bocciato il lodo Alfano e con una lista lunghissima di procedimenti giudiziari il Bananiero Capo strilla e gioca la sua parte favorita, quella della vittima. La destra italiana, completamente priva di dignità e responsabilità, fa quadrato attorno al caudillo e rilascia dichiarazioni eversive. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro chiede le dimissioni del governo della Repubblica; lo stesso fa Sinistra e Libertà, che manifesta davanti a Palazzo Chigi. Il Partito Democratico, debole e confuso, è paralizzato dalla lotta interna da cui uscirà il nuovo segretario e invece di chiedere le dimissioni del Bananiero lo invita a continuare a governare. Massimo D’Alema ci sorprende ancora una volta: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”. Ma D’Alema dove ha studiato?

Solo pochi giorni fa’ un tribunale della Repubblica ha trovato il Bananiero “corresponsabile” di corruzione:

MILANO (Reuters) – Secondo il giudice di Milano Raimondo Mesiano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” che negli anni 90 portò il gruppo Mondadori sotto il controllo della Fininvest. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il tribunale civile ha riconosciuto sabato scorso alla Cir di Carlo De Benedetti, che controlla l’Espresso, un risarcimento da 750 milioni di euro a carico della holding della famiglia Berlusconi – che controlla Mondadori, Mediaset, Mediolanum e Milan – per il danno patrimoniale da “perdita di chance” di un giudizio imparziale.

Il fatto che sia stato un tribunale civile e non penale a emettere quella sentenza non significa nulla; con buona pace di D’Alema, in un paese civile le conclusioni politiche non possono non essere 1) le dimissioni del capo del governo; 2) il venir meno della fiducia al governo da parte del Parlamento della Repubblica, visto che siamo ancora in una Repubblica parlamentare. Ma in un paese civile, ovviamente, Berlusconi non sarebbe mai diventato capo del governo e il Parlamento italiano si assume ora tutta la responsabilità di far nascere la Repubblica delle Banane.

A questo punto l’onere gravissimo di difendere la Repubblica democratica grava tutto sul Presidente Giorgio Napolitano, garante ultimo della Costituzione. Ci auguriamo abbia molto coraggio e molta intelligenza istituzionale e non venga lasciato solo. Ci auguriamo anche, però, che non voglia fare da foglia di fico alla Repubblica delle Banane.


Reato clandestinità, sollevata questione legittimità alla Corte Costituzionale

6 settembre 2009

Sembra che ci sia ancora qualche giudice in Italia; oltre a decidere sul matrimonio gay ora la Corte Costituzionale dovra’ anche esprimersi sul reato di clandestinita’; dal Messaggero

Reato clandestinità, sollevata questione legittimità alla Corte Costituzionale

Un giudice di Pesaro: violati articoli 2, 3, 10 e 27 della Costituzione e principio di ragionevolezza della legge penale

di Corrado Giustiniani

ROMA (5 settembre) – Il reato di clandestinità, introdotto dalla legge n.94 del 15 luglio scorso, è incostituzionale. Ad esserne convinto è il giudice del Tribunale di Pesaro Vincenzo Andreucci, il primo ad aver sollevato la questione di legittimità davanti all’Alta Corte con una corposa ordinanza datata 31 agosto, in cui si contesta la violazione di ben quattro articoli della Costituzione, il 2, il 3, il 10 e il 27, nonché del principio costituzionale di ragionevolezza della legge penale.

Ora vedremo come le forze politiche reagiranno, a cominciare dal Partito Democratico, su matrimonio gay e reato di clandestinita’. Sara’ un interessante autunno.


Debora Serracchiani risponde su matrimonio gay e adozioni

19 agosto 2009

A differenza di Mario Adinolfi, che purtroppo si è sottratto al dibattito che lui stesso aveva iniziato, con un laconico “non ho molto da aggiungere a quel che ho già scritto”, Debora Serracchiani ha risposto alla mia e-mail in tema di matrimonio gay e adozione da parte di omosessuali. Qui sotto la sua e-mail e di seguito la mia risposta.

Caro Gabriele, sono favorevole alle unioni omosessuali  e alle adozioni da parte di singoli e omosessuali. L’ho già detto in alcune occasioni. Per quanto riguarda la sentenza del TAr, come tutte le sentenze va rispettata. Sul punto però, ho rilasciato un intervista che uscirà fra qualche giorno, per cui è meglio se ne parliamo dopo fine mese. Grazie e scusami per la brevità de mio messaggio ma sono in treno da mi a ve. ciao, Debora

Segue la mia risposta:

Cara Debora,

ti ringrazio davvero per la tua email. Sono felice di sapere che sei favorevole alle adozioni da parte di singoli e omosessuali; il segretario Franceschini come sai non è d’accordo e con lui molti altri all’interno del PD ma mi fa piacere sapere che Adinolfi si era sbagliato anche su questo, che ci sono molti altri esponenti del PD che non la pensano come Franceschini, Adinolfi, Rutelli e Binetti e che la linea del partito in materia è ancora tutta da decidere.

Nell’opinione di quanti vi si oppongono, le adozioni da parte di omosessuali credo sia l’ostacolo per aprire l’istituto giuridico del matrimonio alle coppie gay in Italia. E tuttavia credo che noi che la pensiamo diversamente dovremmo fare in modo che se ne parli, sia all’interno del partito sia sui mezzi di comunicazione; come ho gia’ scritto, la Revisione della Convenzione europea sull’adozione dei minori, la Corte europea dei diritti dell’uomo, la legislazione di molti paesi europei e studi in materia devono essere seriamente parte della discussione politica in Italia mentre da troppe parti si continua a dire di no sia alle unioni gay sia soprattutto alle adozioni da parte di gay, solo sulla base dell’ideologia, che in questo caso è la posizione che proviene dalle gerarchie cattoliche. Con il dovuto rispetto che si deve avere sia per coloro che la pensano in modo diverso sia per la Chiesa Cattolica, non credo che il dogma, l’ideologia, la posizione di una confessione religiosa siano elementi su cui si possa basare la legislazione in un paese laico.

Grazie all’impegno dell’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI e della RETE LENFORD, il Tribunale di Venezia e la Corte d’Appello di Trento hanno recentemente sollevato la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta per quanto riguarda il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Come iscritto al PD credo il partito debba discutere, liberamente, civilmente e razionalmente su questi temi e respingere le pressioni che vengono dal Vaticano. Su questo e sugli altri temi che riguardano i diritti civili, le libertà fondamentali e la laicità dello stato, il Partito Democratico non può rimanere in silenzio o tentennare mentre le istituzioni repubblicane sono ormai sotto attacco permanente da parte delle gerarchie vaticane, un attacco eversivo come hanno dimostrato le ultime vicende in tema di ora di religione.

Grazie ancora per la tua risposta e buon congresso!

Cordialmente,
Gabriele