Buon lavoro segretario! Pierluigi Bersani e le regole del gioco

26 ottobre 2009

bersani

Il “primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”. C’è un “muro di gomma da abbatterespiegaquello che si è creato tra sistema politico, media e condizioni reali”.

Il popolo delle primarie ha scelto Pierluigi Bersani per guidare il Partito Democratico. La grande partecipazione alle primarie da’ a Bersani una legittimazione democratica molto forte; non e’ il segretario del 50% plus (qualsiasi percentuale verra’ fuori dai risultati ufficiali) ma il segretario di tutti. I primi atti da segretario, a cominciare dalla squadra che si scegliera’ per guidare il partito, dovranno essere ispirati da questa convinzione e speriamo (lo speriamo davvero) di non vedere regolamenti di conti, vendette, liti e polemiche. L’ultima cosa di cui il PD ha bisogno e’ continuare a dividersi sulla base di correnti e correntine. Non ci sono bersaniani, dalemiani, mariniani, franceschiniani, ecc. Ci sono solo cittadini: iscritti, simpatizzanti ed elettori. Sbagliano tutti coloro che vorrebbero strappare la tessera perche’ il loro candidato non ha vinto; quando si partecipa ad una competizione democratica, le regole del gioco vogliono che i risultati vengano accetati da tutti e abbandonare il gioco non e’ un atto di fair play. [Rutelli (e non solo) dimostrerebbe un’assoluta immaturita’ politica se uscisse dal PD ora perche’ Bersani è il nuovo segretario.]

I problemi, del PD e del paese, restano tutti e sara’ bene abbandonare l’euforia (giustificata) di queste ore per lavorare e costruire un partito che continui ad essere aperto a quel popolo delle primarie che ieri ha detto chiaramente di voler contare e di prendere sul serio la democrazia; ha ragione Franceschini quando dice che la scelta delle primarie e’ una scelta irreversibile. Speriamo il nuovo segretario se ne convinca e abbandoni, una volta per tutte, il modello bocciofila.

Quando ci saranno i dati ufficiali si potranno fare considerazioni piu’ mirate, ma gia’ ora possiamo analizzare qualche punto che ci sembra importante.

Innanzitutto, il segretario uscente Franceschini dev’essere ringraziato da tutti per essersi preso l’onere di guidare il PD quando nessuno voleva farlo, in un momento che avrebbe anche potuto vedere la fine di quel partito. La fine non e’ stata, come le primarie hanno dimostrato, e il merito va anche a Franceschini, verso cui questo blog non ha mai centellinato critiche.

Resta tutta la preoccupazione per i risultati che vengono dalle regioni del Sud Italia, specialmente dalla Calabria e dalla Campania. Senza volere delegittimare il voto espresso dai cittadini di quelle regioni, un’analisi politica di quei risultati non e’ piu’ rinviabile; l’ammonimento che pochi giorni fa’ ha lanciato Roberto Saviano dev’essere fatto proprio dal nuovo segretario e dalla sua squadra.

Dai dati che abbiamo fin’ora visto, sembrerebbe che tra quei tre milioni di cittadini che ieri hanno incarnato la democrazia votando alle primarie, gli under 40, i cittadini sotto i quarant’anni, non abbiano avuto la parte del leone. Questo e’ un problema serio per il PD e per il paese. Ha ragione Giuseppe Civati quando dice che il PD deve seriamente lavorare per coinvolgere le generazioni piu’ giovani, le energie senza le quali il partito e il paese invecchiano. [leggi anche: “ho 17 anni e sono andato a votare Marino”]

E veniamo a Ignazio Marino. Credo nessuno possa negare che il risultato ottenuto dalla mozione Marino sia la vera notizia di queste primarie. Nonostante l’avversione dei quadri del PD e il boicottaggio dei media, Ignazio Marino ha non solo ottenuto un risultato brillante ma crediamo sia stato il candidato che piu’ di ogni altro abbia saputo parlare a quella parte del paese che non vota ideologicamente ma sulla base di posizioni razionali e pragmatiche. I dati ci diranno se, come noi crediamo, Marino sia stato votato soprattutto dai piu’ giovani, da coloro che usano Internet e parlano lingue straniere. Se cosi’ fosse, ci auguriamo la nuova classe dirigente del PD abbia l’intelligenza politica per capire l’importanza della mozione Marino; importanza assai superiore ai numeri, che pure sono molto significativi, se si vuole un PD dinamico, moderno, capace di attirare consensi da settori della societa’ che non possono piu’ essere trascurati.

L’affermazione della mozione Bersani e l’ottimo risultato di Marino significano anche un’altra cosa: la sconfitta della linea politica del quotidiano-partito la Repubblica e del suo fondatore, Eugenio Scalfari. Quella linea politica – fatta di piazze, di informazione che passa dal buco della serratura delle camere da letto, di lodi e di faziosita’ – e’ la grande sconfitta di queste primarie. Ci auguriamo questa sconfitta possa essere colta appieno sia dal quotidiano-partito sia (soprattutto) dalla nuova squadra che guidera’ il PD.

Chiudiamo facendo ancora le congratulazioni al nuovo segretario del Partito Democratico. Pierluigi Bersani ora e’ il segretario di tutto il PD e gli facciamo i nostri migliori auguri. Come scrivevamo ieri, le primarie consegnano a Bersani e alla sua squadra un grande patrimonio di maturita’ democratica che speriamo non venga dissipato. Buon lavoro segretario!

Leggi anche i commenti in diretta di ieri: L’Italia che non si arrende, tra primarie e ultimarie

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L’Italia vista da Marte

21 ottobre 2009

2001

Iniziamo dalla farsa dei calzini blu, tempestivamente rilanciata dalla “libera stampa”. Come si sa, in Italia le cose sono sempre gravi ma mai serie. L’opposizione democratica non riesce a fare opposizione e invece di un’azione politica va dietro alle provocazioni del Bananiero Capo e della sua “informazione”; incapace di agire politicamente, il PD si condanna alla re-azione e alla sconfitta perpetua. Sono ormai almeno quindici anni che Silvio Berlusconi recita la sua parte favorita, quella della vittima, e la sceneggiatura e’ sempre la stessa: Chiagne e fotte“. [Lo ha sempre fatto, anche prima di “scendere in campo”, quando e’ riuscito a costruire il suo impero mediatico al di fuori e in molti casi contro la legge.] Quindici anni sono che il centro-sinistra continua a fargli da spalla, condannandosi alla subalternità e lasciando a Berlusconi le luci della ribalta.

Il giudice preso di mira da Canale 5 (una delle TV di proprieta’ di Berlusconi) con una violenza inaudita e indegna di un paese civile e’ il giudice della sentenza sul c.d. lodo Mondadori. I motivi dell’aggressione vanno ricercati in quella sentenza:

MILANO (Reuters) – Secondo il giudice di Milano Raimondo Mesiano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” che negli anni 90 portò il gruppo Mondadori sotto il controllo della Fininvest. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il tribunale civile ha riconosciuto sabato scorso alla Cir di Carlo De Benedetti, che controlla l’Espresso, un risarcimento da 750 milioni di euro a carico della holding della famiglia Berlusconi – che controlla Mondadori, Mediaset, Mediolanum e Milan – per il danno patrimoniale da “perdita di chance” di un giudizio imparziale.

Poco dopo questa sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del c.d. lodo Alfano, la legge con la quale Berlusconi voleva cosi’ maldestramente sottrarsi alla legge e rendersi immune contro i tanti procedimenti penali a suo carico. Vale sempre la pena ricordare che in qualsiasi paese civile, qualsiasi politico lascerebbe la carica istituzionale e si difenderebbe nelle aule dei tribunali come semplice cittadino; a maggior ragione un primo ministro. Ma, lo sappiamo, l’Italia non e’ un paese civile e quindi da noi le dimissioni spontanee non vanno di moda.

A questo punto, sempre in un paese civile, l’onere graverebbe sul Parlamento; l’Italia e’ una Repubblica parlamentare e il presidente del consiglio dei ministri e’ in carica fin quando il Parlamento concede la fiducia. Ma, ancora una volta, l’Italia non e’ un paese civile perche’ il Parlamento della Repubblica non rappresenta il popolo sovrano, quella sovranita’ essendo stata sospesa con la legge elettorale che prevede non l’elezione dei membri del Parlamento, ma la loro nomina da parte delle gerarchie partitocratiche o di despoti che quei partiti controllano.

Disgraziatamente per la Repubblica, il PD non e’ in grado di fare opposizione usando gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione. Quell’opposizione non avviene piu’ in Parlamento ma negli studi televisivi, sulle pagine dei giornali e nelle piazze, appositamente convocate dal partito-quotidiano la Repubblica che riempie il vuoto lasciato dal PD. Si grida molto, si creano polemiche ad arte, le battute furbe e a effetto non mancano mai, soprattutto se volgari, omofobe, misogine, xenofobe e razziste. Un circo, con tanto di pagliacci e fiere. Ma opposizione democratica mai, e all’indomani della sentenza del tribunale civile di Milano sul lodo Mondadori e di quella della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il PD invita il premier a rimanere al suo posto, ad andare avanti; D’Alema da il la: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”. Ora il PD, vittima della sua paralisi – o, per citare Giorgio Bocca, un’opposizione “pelandrona e inconcludente” – si e’ ridotto a raccogliere ogni provocazione e fare politica con i calzini turchesi.

Al mini-congresso del Partito Democratico, Ignazio Marino e’ stato l’unico candidato alla segreteria a fare la domanda giusta:

La domanda che dobbiamo porre non è se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e di garanzia.

Nelle stesse ore, come nella favola di Andersen, Ignazio Marino punta il dito e ad alta voce dice la verità che tutti sanno:

“Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato, non è più quello del secolo passato. E credo quindi che sarebbe molto più utile che tutti se ne facessero una ragione e cercassero di favorire il nuovo”

I dirigenti di cui parla Marino qui sopra sono i dirigenti del PD. Anche per questo Marino e la sua mozione si sono guadagnati il boicottaggio dei media, i fulmini del PD e l’ira e la scomunica del profeta-imperatore-censore Scalfari. Tutti ottimi motivi per votare Ignazio Marino alle primarie del PD del 25 ottobre. [SONDAGGI: potete votare il ‘sondaggio’ sul Corriere mentre quello lanciato da “Striscia la Notizia” ha incoronato Marino con il 69% dei voti!!!]

Intanto il Bananiero Capo ha gia’ fatto sapere che dara’ battaglia: “Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi, che illustrerò agli italiani, anche andando in tv”. Le vicende della Repubblica e le vicende giudiziarie del cittadino Berlusconi ora si mescoleranno ancora piu’ di quel che gia’ sono e i cittadini italiani resteranno ancora ostaggi di quello che non e’ piu’ un conflitto d’interessi ma una guerra contro la Repubblica per difendere gli interessi di un imprenditore-premier che, situazione unica nel mondo civile, controlla direttamente e indirettamente quasi tutte le televisioni, sia private che pubbliche, vasti settori dell’editoria e della finanza del paese.

All’inizio del mese di giugno di quest’anno, il Censis ha pubblicato i risultati di uno studio sulle elezioni 2009; Come si sono informati gli italiani:

Due terzi degli elettori si sono informati attraverso i Tg, il 30% ha seguito i programmi giornalistici di approfondimento in Tv, il 25% si è affidato alla carta stampata. E Internet resta al palo

I rapporti internazionali sulla liberta’ di stampa continuano a meravigliare solo gli ingenui, autentici o fasulli che siano; nessun paese civile tollererebbe una situazione siffatta, fuori controllo ormai anche a causa dell’ignavia politica dell’opposizione. A questo riguardo, una breve parentesi; si leggeva sui giornali qualche giorno fa’: “E siccome i congressi servono per ammettere le responsabilità – ha aggiunto Franceschini – noi dobbiamo riconoscere di avere una grave responsabilità di non aver fatto una legge sul conflitto d’interessi quando andava fatta dal 1996 al 2001.” Durante il dibattito su YouDem tra i tre candidati alla segreteria del PD, Dario Franceschini e’ tornato a denunciare gli errori del centro-sinistra per non aver legiferato sul conflitto d’interessi, poi, quasi a fine dibattito, ha ricordato che lui non c’entra con quegli errori perche’ al tempo non era parlamentare. Infatti in quegli anni Franceschini era al governo del paese, come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel secondo Governo D’Alema, poi riconfermato nel successivo governo Amato. Chiusa parentesi.

Come se tutto questo non fosse sufficiente per affossare la Repubblica, ci sono gli auguri delle spallate, una posizione di tutto rispetto nella Repubblica delle Banane. Ma se non vogliamo che di spallata in spallata ci caschi addosso il tetto e tutta la casa comune, non e’ piu’ rinviabile mettere mano a quei pesi e contrappesi che soli possono rendere piu’ stabile, solida e sicura la Repubblica. La domanda e’: chi scegliere come architetti, capomastri e muratori?

La Carta fondante la nostra Repubblica riconosce al suo primo articolo che la sovranita’ appartiene al popolo. Disgraziatamente l’attuale Parlamento della Repubblica e’ ora composto di nominati, non di eletti, e quella sovranita’ popolare, che sola puo’ dare legittimazione democratica, e’ stata sospesa attraverso una legge elettorale indegna prima ancora che incostituzionale. Quel Parlamento deve ora avere almeno la decenza di trovare una soluzione condivisa per restituire la sovranita’ al popolo; una legge elettorale che rimetta nelle mani dei cittadini il destino della Repubblica.

Solo con una nuova legge elettorale con cui l’elettore/elettrice possa conoscere e scegliere lui/lei l’eletto/a, il popolo tornera’ ad essere sovrano e potra’ finalmente scegliere democraticamente i rappresentanti che saranno legittimati da quella sovranita’ popolare a mettere mano ai pesi e contrappesi di cui la nostra casa comune ha bisogno.

Scrivendo dell’immobilismo italiano, il gattopardismo, qualche giorno fa’ ricordavamo una frase di John F. Kennedy che sembra fatta apposta per l’Italia di oggi: “Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable” [Coloro che rendono le rivoluzioni pacifiche impossibili, renderanno quelle violente inevitabili]

Ci sono gia’ segnali molto preoccupanti e fanno molto bene coloro che invitano ad abbassare i toni. La discussione politica dovrebbe tornare nei luoghi preposti, primo fra tutti il Parlamento; i rappresentanti del popolo la smettano di rincorrere polemiche sterili e provocazioni gratuite solo per guadagnare alcuni secondi sui telegiornali della sera e qualche riga sulla “libera stampa”. Il PD la smetta di fare da spalla al Bananiero Capo; lo spettacolo di Franceschini con i calzini turchesi è desolante e controproducente: nessuno e’ piu’ bravo di Berlusconi nella parte della “vittima” che chiagne e fotte. I cittadini devono riappropriarsi della Repubblica; ricominciamo con le primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per scegliere il nuovo segretario del PD. Da Marte, consigliamo caldamente di votare per Ignazio Marino.


Ignazio Marino segretario del Partito Democratico

11 ottobre 2009

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Si è appena concluso il mini-congresso del Partito Democratico. I tre candidati alla segreteria, Marino, Franceschini e Bersani, hanno parlato delle loro idee per il PD e per il paese. Il piu’ applaudito è stato Franceschini, il piu’ lungimirante Marino e il piu’ realista Bersani. Al di la’ della retorica, sono venuti al pettine alcuni nodi importanti, primi tra tutti che tipo di partito costruire, con chi e con quali alleanze. Se Bersani pensa all’Ulivo, Franceschini mette in guardia contro le nostalgie del passato e Marino ricorda la crisi della socialdemocrazia in Europa e vuole aprire le porte alle energie della sinistra e alle forze socialiste, ambientaliste e radicali.

Ora tocca ai cittadini che diranno la loro alle primarie del 25 ottobre.

Intanto continuano gli attacchi scellerati ed eversivi del Bananiero Capo e dei suoi tirapiedi alla Repubblica (quella di tutti), che rischia di morire di berlusconite. La destra sembra incapace di reagire e di trovare un successore al Bananiero, ormai completamente screditato in Italia e impresentabile all’estero. Il PD è vittima della paura e non riesce a trovare la determinazione per un’opposizione seria e democratica contro il peggior governo della storia d’Italia.

Su questo tema imprescindibile, il Senatore Marino ci sembra sia stato l’unico candidato alla segreteria del Partito Democratico con il coraggio e la lungimiranza di dire la verità: [Scarica il discorso di Ignazio Marino]

Io credo che l’antipolitica sia da contrastare, ma dobbiamo iniziare da noi. Basta con le discussioni sul nostro ombelico, iniziamo a parlare del Paese, mentre l’Italia è governata da una destra sciatta e illusionista che lascerà rovine.

La violenza e l’arroganza di questa destra la vediamo in questi giorni, nel suo tentativo di far saltare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si attacca l’Alta Corte, con toni inaccettabili in ogni democrazia. Si attacca il Capo dello Stato, massimo garante delle nostre istituzioni, cui oggi va il nostro saluto e il nostro pieno sostegno.

La domanda che dobbiamo porre non è se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e di garanzia.

E mentre il Presidente del Consiglio si concentra esclusivamente sulle sue vicende giudiziarie, il governo si ostina a negare la gravità della crisi economica.

La diagnosi e la prognosi sono accurate, lo sappiamo tutti. Se vogliamo salvare l’Italia dalla berlusconite, la malattia mortale che sta uccidendo la Repubblica, andiamo a votare alle primarie del PD del 25 ottobre e votiamo Ignazio Marino. La lungimiranza è piu’ importante del realismo, la speranza piu’ importante della paura e – lo diceva anche Albert Einstein – l’immaginazione e’ piu’ importante della conoscenza.


Il PD e le alleanze

6 ottobre 2009

PD

Con chi si allea il PD? Tutto dipende da quale PD uscirà dalle primarie del 25 ottobre ma qualche riflessione andrebbe fatta, aspettando che i tre candidati alla segreteria si pronuncino con piu’ chiarezza su questo tema.

C’è chi vorrebbe abbandonare l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, magari per allearsi con l’UDC di Casini e Buttiglione, forse l’embrione di un Grande Centro con Casini, Rutelli e Fini. Dopo i primi entusiasmi, scaldati dalle benedizioni d’Oltretevere, per ora di grande c’è solamente il nome, con Rutelli e Fini che sanno solo galleggiare nel mare dei tatticismi, buoni solo per qualche secondo nei TG serali. Sembrerebbe questa – ma il condizionale è d’obbligo, viste le reticenze all’interno del PD – la strategia di Bersani-D’Alema; una sorta di compromesso storico o grande coalizione che, nell’immaginazione dei proponenti, sia capace di disarcionare il cavaliere.

A noi sembra che un’alleanza con gli integralisti dogmatici dell’UDC sia l’Overture di un Requiem che vorremmo evitare. Le posizioni fondamentaliste di Casini, Buttiglione e confratelli/consorelle non hanno nulla in comune con quelle dei partiti conservatori dei paesi civili, dove il razzismo, l’omofobia e il pregiudizio dogmatico vengono emarginati e condannati duramente. Il Partito Democratico dovrebbe ricordarsi di quando Buttiglione cercò di essere nominato commissario europeo e di come invece riusci’ soltanto a gettare piu’ discredito sulla nostra Repubblica quando l’Europa lo rimandò a casa con un umiliante No, grazie! che fece il giro del mondo.

Sono molti i cittadini italiani che ritengono Di Pietro e il suo partito i soli a fare opposizione al peggior governo della storia d’Italia; invece di gonfiare falsi scandali, il PD farebbe bene a domandarsi perché Di Pietro è cosi’ popolare anche tra i suoi elettori e forse riuscirebbe a capire perché abbandonare l’alleanza con l’IDV rappresenterebbe per il PD il suo suicidio politico.

L’altro soggetto politico a cui, secondo noi, il PD dovrebbe definitivamente aprire le sue porte sono i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella che fanno sapere della “necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico”. Senza i Radicali, il PD non è credibile; e non solo in tema di laicità e diritti civili, ma soprattutto perché al PD serve la cultura liberale e democratica dei Radicali. Ignorare quella cultura politica significherebbe impedire la nascita di un vero partito DEMOCRATICO in Italia.

Qualche parola infine su Beppe Grillo, che domenica scorsa a Milano ha presentato il suo movimento politico. Politici e giornalisti usano spesso parole come “antipolitica” e “populismo” per demonizzare Grillo e i tanti cittadini che lo sostengono. Infastiditi dalla grande popolarità che riscuote, il termine tecnico che sfugge a quei politici e giornalisti è “democrazia”. Fortunatamente per il PD c’è anche chi Grillo lo sta a sentire e invita – come fa Giuseppe Civati – a leggere il suo programma.

Sono in molti, è ovvio, all’interno della classe dirigente del PD, a volere un partito chiuso, dove a decidere siano i signori delle tessere, lontani dall’interferenza dei cittadini elettori. L’immagine che danno è quella di un’élite che cerca, disperatamente, di far cadere il governo Berlusconi lasciando intatto il sistema corporativo responsabile di Berlusconi: il vecchio male della cultura nazionale, il gattopardismo. Purtroppo per loro, i cittadini italiani che vogliono abbattere quel sistema sono assai piu’ numerosi, sia a destra sia a sinistra; devono solo smettere di farsi la guerra.

P.S. C’entra poco con le alleanze ma molto con il PD. Un articolo interessantissimo di Francesco Costa per l’Unità dal titolo: Plebiscitarismo! Aggiramento della democrazia interna!


E qui comando io e questa è casa mia…

30 settembre 2009

“Ma perché dovrei pentirmi di quello che ho detto?” Dalle colonne de l’Unità, Filippo Penati – coordinatore della mozione Bersani – ribadisce la sua idea di democrazia; alla domanda “Da statuto saranno le primarie del 25 ottobre a decidere chi sarà il nuovo segretario, o no?”, Penati risponde: “Massimo rispetto per lo statuto, ma non si può rinviare burocraticamente alle primarie saltando ogni valutazione politica.”

Le regole sono viste come un intralcio burocratico; suona familiare? Chi si meraviglia dell’idea di democrazia che questa classe dirigente ha in mente, non tiene in debito conto della formazione culturale, ideologica, di questi quadri che si sono formati politicamente e culturalmente sulle idee di pensatori che nulla o poco hanno in comune con la democrazia liberale. Nulla si improvvisa e non basta aggiungere un aggettivo – “democratico” – alla parola “partito” quando per tutta la vita si è fatto parte di un’altra chiesa e pregato un altro dio.

Siamo sicuri della buona fede di Penati, meno delle goffe retromarce dei suoi compagni di partito che – forse piu’ scaltri – si sono affrettati a smentire, rettificare, confermare il loro (ipocrita) appoggio al segretario Franceschini. Quella di Penati non è stata una scivolata di stile, come pure è stato detto; gran parte di questa classe dirigente del Partito Democratico non riesce proprio a riconciliarsi con la democrazia liberale, che non conosce.


Perché i cowboys del PD hanno paura di Ignazio Marino?

29 settembre 2009

johnwayne

Il circolo PD di Londra si è riunito ieri sera per discutere e votare le tre mozioni congressuali. Questi i risultati: Bersani 14 voti, Marino 14 voti, Franceschini 4 voti. La presentazione delle singole mozioni e il dibattito che ne è seguito sono stati molto interessanti per chi, come chi scrive, era la prima volta che partecipava ad una riunione di partito. Mi sono iscritto al PD quest’estate e solo perché il senatore Ignazio Marino si è candidato alla segreteria; come me, molti altri cittadini italiani che ho incontrato qui a Londra. Dispiace tuttavia che non siano state organizzate altre riunioni di circolo, nelle settimane passate, per discutere delle tre mozioni; forse anche questo ha influito sulla scarsa partecipazione di ieri sera: solo 32 iscritti su circa 90 di cui puo’ contare il circolo di Londra.

Intanto sale il nervosismo all’interno del Partito Democratico. Mentre Francesco Rutelli, uno dei grandi sponsor della mozione Franceschini, si prepara a lasciare il PD, Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, ci spiega la sua idea di democrazia:

«Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo» ed è dunque necessario predisporre una gestione collegiale del partito fino alle primarie.

Nonostante la goffa retromarcia di Bersani e D’Alema, rimane il problema pesantissimo dell’arroganza di questa classe dirigente e il suo disprezzo per le regole democratiche. Ha ragione il senatore Marino a far notare dal suo blog:

“Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie”

Sul suo blog, Giuseppe Civati da’ notizia di alcune voci che girano all’interno del partito:

(…) Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. (…)

Come Civati fa giustamente notare, le regole non si possono cambiare durante il gioco e quelle regole – piacciano o meno – sono state scritte e approvate dal PD, anche da coloro che ora si lamentano.

Il nervosismo all’interno del partito è mal celato da Andrea Orlando – sostenitore della mozione Bersani – che in un’intervista pubblicata su il Politico attacca a testa bassa Marino, ripropone la politica basata sugli equilibri interni alle gerarchie del partito e dimostra sia di non capire il principio costituzionale della laicità sia – ancora piu’ grave, se possibile, per un politico – di essere distante dal paese, stanco questo di una classe dirigente che inseguendo il fantomatico voto “moderato” ha perso milioni di voti in pochissimi anni.

La mozione Marino, nonostante il black-out dell’informazione, sta riscuotendo importanti risultati sia in Italia sia tra gli italiani sparsi per il mondo. C’e’ chi vorrebbe etichettare quella mozione come appiattita sui temi della laicità e dei diritti civili ma povera per costruire un partito moderno e popolare e portarlo al governo del paese. Forse costoro non hanno letto la mozione e ignorano le proposte – chiare, coerenti e argomentate – in tema di ricerca, scienza e universita’, meritocrazia, energia e ambiente, economia e lavoro, legalità e questione morale. O forse hanno paura dell’entusiasmo che la candidatura di Marino ha acceso sia all’interno del PD sia – molto piu’ importante – tra i milioni di cittadini italiani che vorrebbero vivere in un paese moderno e civile, integrato in Europa, in una società aperta capace di invertire la rotta e attirare investimenti e cervelli dagli altri paesi invece di costringere quei cervelli alla fuga.

La libera competizione delle idee, la concorrenza, il mercato, sono ancora concetti estranei alla classe dirigente italiana, abituata da sempre a decidere nelle stanze del potere, lontana dall’interferenza dei cittadini che si vogliono comparse. Il nervosismo sicuramente aumenterà nelle settimane che ci separano dalle primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per il segretario del Partito Democratico. Quando il popolo bue smette di muggire e seguire i capibranco, i cowboys perdono le staffe; ma anche nel Far West, alla fine, ha vinto la civiltà e John Wayne si è dovuto ritirare nel suo ranch.


Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

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Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

Leggi anche Guerra, pace e informazione e Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori