Buon lavoro segretario! Pierluigi Bersani e le regole del gioco

26 ottobre 2009

bersani

Il “primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”. C’è un “muro di gomma da abbatterespiegaquello che si è creato tra sistema politico, media e condizioni reali”.

Il popolo delle primarie ha scelto Pierluigi Bersani per guidare il Partito Democratico. La grande partecipazione alle primarie da’ a Bersani una legittimazione democratica molto forte; non e’ il segretario del 50% plus (qualsiasi percentuale verra’ fuori dai risultati ufficiali) ma il segretario di tutti. I primi atti da segretario, a cominciare dalla squadra che si scegliera’ per guidare il partito, dovranno essere ispirati da questa convinzione e speriamo (lo speriamo davvero) di non vedere regolamenti di conti, vendette, liti e polemiche. L’ultima cosa di cui il PD ha bisogno e’ continuare a dividersi sulla base di correnti e correntine. Non ci sono bersaniani, dalemiani, mariniani, franceschiniani, ecc. Ci sono solo cittadini: iscritti, simpatizzanti ed elettori. Sbagliano tutti coloro che vorrebbero strappare la tessera perche’ il loro candidato non ha vinto; quando si partecipa ad una competizione democratica, le regole del gioco vogliono che i risultati vengano accetati da tutti e abbandonare il gioco non e’ un atto di fair play. [Rutelli (e non solo) dimostrerebbe un’assoluta immaturita’ politica se uscisse dal PD ora perche’ Bersani è il nuovo segretario.]

I problemi, del PD e del paese, restano tutti e sara’ bene abbandonare l’euforia (giustificata) di queste ore per lavorare e costruire un partito che continui ad essere aperto a quel popolo delle primarie che ieri ha detto chiaramente di voler contare e di prendere sul serio la democrazia; ha ragione Franceschini quando dice che la scelta delle primarie e’ una scelta irreversibile. Speriamo il nuovo segretario se ne convinca e abbandoni, una volta per tutte, il modello bocciofila.

Quando ci saranno i dati ufficiali si potranno fare considerazioni piu’ mirate, ma gia’ ora possiamo analizzare qualche punto che ci sembra importante.

Innanzitutto, il segretario uscente Franceschini dev’essere ringraziato da tutti per essersi preso l’onere di guidare il PD quando nessuno voleva farlo, in un momento che avrebbe anche potuto vedere la fine di quel partito. La fine non e’ stata, come le primarie hanno dimostrato, e il merito va anche a Franceschini, verso cui questo blog non ha mai centellinato critiche.

Resta tutta la preoccupazione per i risultati che vengono dalle regioni del Sud Italia, specialmente dalla Calabria e dalla Campania. Senza volere delegittimare il voto espresso dai cittadini di quelle regioni, un’analisi politica di quei risultati non e’ piu’ rinviabile; l’ammonimento che pochi giorni fa’ ha lanciato Roberto Saviano dev’essere fatto proprio dal nuovo segretario e dalla sua squadra.

Dai dati che abbiamo fin’ora visto, sembrerebbe che tra quei tre milioni di cittadini che ieri hanno incarnato la democrazia votando alle primarie, gli under 40, i cittadini sotto i quarant’anni, non abbiano avuto la parte del leone. Questo e’ un problema serio per il PD e per il paese. Ha ragione Giuseppe Civati quando dice che il PD deve seriamente lavorare per coinvolgere le generazioni piu’ giovani, le energie senza le quali il partito e il paese invecchiano. [leggi anche: “ho 17 anni e sono andato a votare Marino”]

E veniamo a Ignazio Marino. Credo nessuno possa negare che il risultato ottenuto dalla mozione Marino sia la vera notizia di queste primarie. Nonostante l’avversione dei quadri del PD e il boicottaggio dei media, Ignazio Marino ha non solo ottenuto un risultato brillante ma crediamo sia stato il candidato che piu’ di ogni altro abbia saputo parlare a quella parte del paese che non vota ideologicamente ma sulla base di posizioni razionali e pragmatiche. I dati ci diranno se, come noi crediamo, Marino sia stato votato soprattutto dai piu’ giovani, da coloro che usano Internet e parlano lingue straniere. Se cosi’ fosse, ci auguriamo la nuova classe dirigente del PD abbia l’intelligenza politica per capire l’importanza della mozione Marino; importanza assai superiore ai numeri, che pure sono molto significativi, se si vuole un PD dinamico, moderno, capace di attirare consensi da settori della societa’ che non possono piu’ essere trascurati.

L’affermazione della mozione Bersani e l’ottimo risultato di Marino significano anche un’altra cosa: la sconfitta della linea politica del quotidiano-partito la Repubblica e del suo fondatore, Eugenio Scalfari. Quella linea politica – fatta di piazze, di informazione che passa dal buco della serratura delle camere da letto, di lodi e di faziosita’ – e’ la grande sconfitta di queste primarie. Ci auguriamo questa sconfitta possa essere colta appieno sia dal quotidiano-partito sia (soprattutto) dalla nuova squadra che guidera’ il PD.

Chiudiamo facendo ancora le congratulazioni al nuovo segretario del Partito Democratico. Pierluigi Bersani ora e’ il segretario di tutto il PD e gli facciamo i nostri migliori auguri. Come scrivevamo ieri, le primarie consegnano a Bersani e alla sua squadra un grande patrimonio di maturita’ democratica che speriamo non venga dissipato. Buon lavoro segretario!

Leggi anche i commenti in diretta di ieri: L’Italia che non si arrende, tra primarie e ultimarie


L’Italia vista da Marte

21 ottobre 2009

2001

Iniziamo dalla farsa dei calzini blu, tempestivamente rilanciata dalla “libera stampa”. Come si sa, in Italia le cose sono sempre gravi ma mai serie. L’opposizione democratica non riesce a fare opposizione e invece di un’azione politica va dietro alle provocazioni del Bananiero Capo e della sua “informazione”; incapace di agire politicamente, il PD si condanna alla re-azione e alla sconfitta perpetua. Sono ormai almeno quindici anni che Silvio Berlusconi recita la sua parte favorita, quella della vittima, e la sceneggiatura e’ sempre la stessa: Chiagne e fotte“. [Lo ha sempre fatto, anche prima di “scendere in campo”, quando e’ riuscito a costruire il suo impero mediatico al di fuori e in molti casi contro la legge.] Quindici anni sono che il centro-sinistra continua a fargli da spalla, condannandosi alla subalternità e lasciando a Berlusconi le luci della ribalta.

Il giudice preso di mira da Canale 5 (una delle TV di proprieta’ di Berlusconi) con una violenza inaudita e indegna di un paese civile e’ il giudice della sentenza sul c.d. lodo Mondadori. I motivi dell’aggressione vanno ricercati in quella sentenza:

MILANO (Reuters) – Secondo il giudice di Milano Raimondo Mesiano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” che negli anni 90 portò il gruppo Mondadori sotto il controllo della Fininvest. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il tribunale civile ha riconosciuto sabato scorso alla Cir di Carlo De Benedetti, che controlla l’Espresso, un risarcimento da 750 milioni di euro a carico della holding della famiglia Berlusconi – che controlla Mondadori, Mediaset, Mediolanum e Milan – per il danno patrimoniale da “perdita di chance” di un giudizio imparziale.

Poco dopo questa sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del c.d. lodo Alfano, la legge con la quale Berlusconi voleva cosi’ maldestramente sottrarsi alla legge e rendersi immune contro i tanti procedimenti penali a suo carico. Vale sempre la pena ricordare che in qualsiasi paese civile, qualsiasi politico lascerebbe la carica istituzionale e si difenderebbe nelle aule dei tribunali come semplice cittadino; a maggior ragione un primo ministro. Ma, lo sappiamo, l’Italia non e’ un paese civile e quindi da noi le dimissioni spontanee non vanno di moda.

A questo punto, sempre in un paese civile, l’onere graverebbe sul Parlamento; l’Italia e’ una Repubblica parlamentare e il presidente del consiglio dei ministri e’ in carica fin quando il Parlamento concede la fiducia. Ma, ancora una volta, l’Italia non e’ un paese civile perche’ il Parlamento della Repubblica non rappresenta il popolo sovrano, quella sovranita’ essendo stata sospesa con la legge elettorale che prevede non l’elezione dei membri del Parlamento, ma la loro nomina da parte delle gerarchie partitocratiche o di despoti che quei partiti controllano.

Disgraziatamente per la Repubblica, il PD non e’ in grado di fare opposizione usando gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione. Quell’opposizione non avviene piu’ in Parlamento ma negli studi televisivi, sulle pagine dei giornali e nelle piazze, appositamente convocate dal partito-quotidiano la Repubblica che riempie il vuoto lasciato dal PD. Si grida molto, si creano polemiche ad arte, le battute furbe e a effetto non mancano mai, soprattutto se volgari, omofobe, misogine, xenofobe e razziste. Un circo, con tanto di pagliacci e fiere. Ma opposizione democratica mai, e all’indomani della sentenza del tribunale civile di Milano sul lodo Mondadori e di quella della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il PD invita il premier a rimanere al suo posto, ad andare avanti; D’Alema da il la: “E’ sbagliato trarre conseguenze politiche. I governi cadono se manca la maggioranza, non per una sentenza”. Ora il PD, vittima della sua paralisi – o, per citare Giorgio Bocca, un’opposizione “pelandrona e inconcludente” – si e’ ridotto a raccogliere ogni provocazione e fare politica con i calzini turchesi.

Al mini-congresso del Partito Democratico, Ignazio Marino e’ stato l’unico candidato alla segreteria a fare la domanda giusta:

La domanda che dobbiamo porre non è se il primo ministro possa restare al suo posto dopo la bocciatura del lodo Alfano, ma se egli possa ancora rimanere al suo posto senza ulteriori danni per il paese, dopo aver attaccato oltre ogni limite tutte le istituzioni di controllo e di garanzia.

Nelle stesse ore, come nella favola di Andersen, Ignazio Marino punta il dito e ad alta voce dice la verità che tutti sanno:

“Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato, non è più quello del secolo passato. E credo quindi che sarebbe molto più utile che tutti se ne facessero una ragione e cercassero di favorire il nuovo”

I dirigenti di cui parla Marino qui sopra sono i dirigenti del PD. Anche per questo Marino e la sua mozione si sono guadagnati il boicottaggio dei media, i fulmini del PD e l’ira e la scomunica del profeta-imperatore-censore Scalfari. Tutti ottimi motivi per votare Ignazio Marino alle primarie del PD del 25 ottobre. [SONDAGGI: potete votare il ‘sondaggio’ sul Corriere mentre quello lanciato da “Striscia la Notizia” ha incoronato Marino con il 69% dei voti!!!]

Intanto il Bananiero Capo ha gia’ fatto sapere che dara’ battaglia: “Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi, che illustrerò agli italiani, anche andando in tv”. Le vicende della Repubblica e le vicende giudiziarie del cittadino Berlusconi ora si mescoleranno ancora piu’ di quel che gia’ sono e i cittadini italiani resteranno ancora ostaggi di quello che non e’ piu’ un conflitto d’interessi ma una guerra contro la Repubblica per difendere gli interessi di un imprenditore-premier che, situazione unica nel mondo civile, controlla direttamente e indirettamente quasi tutte le televisioni, sia private che pubbliche, vasti settori dell’editoria e della finanza del paese.

All’inizio del mese di giugno di quest’anno, il Censis ha pubblicato i risultati di uno studio sulle elezioni 2009; Come si sono informati gli italiani:

Due terzi degli elettori si sono informati attraverso i Tg, il 30% ha seguito i programmi giornalistici di approfondimento in Tv, il 25% si è affidato alla carta stampata. E Internet resta al palo

I rapporti internazionali sulla liberta’ di stampa continuano a meravigliare solo gli ingenui, autentici o fasulli che siano; nessun paese civile tollererebbe una situazione siffatta, fuori controllo ormai anche a causa dell’ignavia politica dell’opposizione. A questo riguardo, una breve parentesi; si leggeva sui giornali qualche giorno fa’: “E siccome i congressi servono per ammettere le responsabilità – ha aggiunto Franceschini – noi dobbiamo riconoscere di avere una grave responsabilità di non aver fatto una legge sul conflitto d’interessi quando andava fatta dal 1996 al 2001.” Durante il dibattito su YouDem tra i tre candidati alla segreteria del PD, Dario Franceschini e’ tornato a denunciare gli errori del centro-sinistra per non aver legiferato sul conflitto d’interessi, poi, quasi a fine dibattito, ha ricordato che lui non c’entra con quegli errori perche’ al tempo non era parlamentare. Infatti in quegli anni Franceschini era al governo del paese, come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel secondo Governo D’Alema, poi riconfermato nel successivo governo Amato. Chiusa parentesi.

Come se tutto questo non fosse sufficiente per affossare la Repubblica, ci sono gli auguri delle spallate, una posizione di tutto rispetto nella Repubblica delle Banane. Ma se non vogliamo che di spallata in spallata ci caschi addosso il tetto e tutta la casa comune, non e’ piu’ rinviabile mettere mano a quei pesi e contrappesi che soli possono rendere piu’ stabile, solida e sicura la Repubblica. La domanda e’: chi scegliere come architetti, capomastri e muratori?

La Carta fondante la nostra Repubblica riconosce al suo primo articolo che la sovranita’ appartiene al popolo. Disgraziatamente l’attuale Parlamento della Repubblica e’ ora composto di nominati, non di eletti, e quella sovranita’ popolare, che sola puo’ dare legittimazione democratica, e’ stata sospesa attraverso una legge elettorale indegna prima ancora che incostituzionale. Quel Parlamento deve ora avere almeno la decenza di trovare una soluzione condivisa per restituire la sovranita’ al popolo; una legge elettorale che rimetta nelle mani dei cittadini il destino della Repubblica.

Solo con una nuova legge elettorale con cui l’elettore/elettrice possa conoscere e scegliere lui/lei l’eletto/a, il popolo tornera’ ad essere sovrano e potra’ finalmente scegliere democraticamente i rappresentanti che saranno legittimati da quella sovranita’ popolare a mettere mano ai pesi e contrappesi di cui la nostra casa comune ha bisogno.

Scrivendo dell’immobilismo italiano, il gattopardismo, qualche giorno fa’ ricordavamo una frase di John F. Kennedy che sembra fatta apposta per l’Italia di oggi: “Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable” [Coloro che rendono le rivoluzioni pacifiche impossibili, renderanno quelle violente inevitabili]

Ci sono gia’ segnali molto preoccupanti e fanno molto bene coloro che invitano ad abbassare i toni. La discussione politica dovrebbe tornare nei luoghi preposti, primo fra tutti il Parlamento; i rappresentanti del popolo la smettano di rincorrere polemiche sterili e provocazioni gratuite solo per guadagnare alcuni secondi sui telegiornali della sera e qualche riga sulla “libera stampa”. Il PD la smetta di fare da spalla al Bananiero Capo; lo spettacolo di Franceschini con i calzini turchesi è desolante e controproducente: nessuno e’ piu’ bravo di Berlusconi nella parte della “vittima” che chiagne e fotte. I cittadini devono riappropriarsi della Repubblica; ricominciamo con le primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per scegliere il nuovo segretario del PD. Da Marte, consigliamo caldamente di votare per Ignazio Marino.


Ignazio Marino risponde a Paolo Flores d’Arcais

3 ottobre 2009

Riportiamo qui sotto la lettera aperta di Ignazio Marino a Paolo Flores d’Arcais, pubblicata originariamente dal sito di Marino. Flores d’Arcais aveva pubblicato su Micromega un articolo molto critico sulla decisione di Marino di non accettare di affiancare altre liste di sostegno alla sua candidatura – come la “lista dei girotondi” proposta da Flores d’Arcais.

Le ragioni di Ignazio Marino a noi sembrano convincenti e la sua decisione corretta. Siamo sicuri che Paolo Flores d’Arcais, i “girotondi” e tutti coloro che auspicano un rinnovamento radicale della classe dirigente del Partito Democratico continueranno a sostenere Marino e a spendersi affinché alle primarie del 25 ottobre i cittadini italiani mandino un messaggio forte e inequivocabile al PD: Ignazio Marino segretario.

Caro Paolo,

ho letto con interesse ma un po’ di stupore la tua lettera pubblica sul sito di Micromega. Pensavo, nella mia mail, di averti spiegato, anche se in maniera sintetica, le motivazioni che mi hanno spinto a chiederti di unire le forze in campo in un’unica lista di sostegno alla mia candidatura.

Ho apprezzato l’entusiasmo con il quale mi hai sostenuto in tutto il percorso della mia candidatura e l’idea di organizzare una lista dei “Girotondi per Marino” da presentare, insieme ad altre, alle primarie di ottobre. Ci ho pensato a lungo, e ne ho discusso con il mio staff e con la squadra che ho intorno al comitato, proprio con quello spirito di condivisione delle scelte che tu conosci e che caratterizza il mio metodo di lavoro.

Abbiamo condiviso, all’interno della Mozione, la decisione di non presentare più liste alle primarie, ma piuttosto di includere nel percorso alcune delle persone del movimento dei girotondi a cui ci unisono evidenti affinità. Le considerazioni sono di ordine tecnico e, principalmente, di ordine politico. Le persone che incontro girando per l’Italia mi chiedono a gran voce chiarezza nelle idee e nei comportamenti. La speranza che è tornata a molti con la mia candidatura è quella di evitare i gruppi e le correnti. Nei miei discorsi ho sempre sostenuto di volere una sola corrente: quella dei circoli per questo non apparirebbe coerente accettare il moltiplicarsi di liste.

Nel 2006, il candidato segretario era appoggiato da tre liste nazionali. Ma i risultati di quelle primarie erano già scritti e per questo vi era l’esigenza di dare visibilità a i diversi soggetti che, con posizioni differenti, appoggiavano il candidato.

Oggi siamo di fronte a primarie il cui esito non è scontato. La mozione Marino vuole dimostrare di essere unita in uno stesso progetto. Tutte le sensibilità saranno incluse nelle liste che territorio per territorio saranno create, in un percorso unico e condiviso. Non vogliamo che un cittadino si trovi a dover scegliere se votare per la lista numero 1 o 2 o 3. Sarebbero comunque tutte a favore di si e no chiari: si alle energie rinnovabili e contro il nucleare, a favore dei circoli e contro le correnti, contro la presenza di condannati in Parlamento, a favore delle unioni civili, del testamento biologico, dell’adozione per un single e via di seguito.

C’è anche un aspetto del regolamento che disincentiva la presentazione di più liste e l’aumento dei voti ottenuto grazie al coinvolgimento di nuove forze, rischierebbe poi di essere vanificato dalla dispersione dei resti. Secondo il regolamento i resti di diverse liste in appoggio ad un unico candidato non si sommano, ma si perdono.

Sono convinto che la forza della mia candidatura stia in questo: nella trasparenza, nella chiarezza e nella coesione di un unico gruppo unito intorno allo stesso progetto. E il progetto è quello di arrivare, insieme, alla guida del PD per cambiare l’Italia.

Con molta stima ed affetto sinceri,

Ignazio Marino


Marino, il popolo democratico e i falsi profeti

24 settembre 2009

franceschini_bersani_marino

Lo abbiamo detto e scritto piu’ volte, anche su questo blog: i gerarchi del Partito Democratico e i finti giornalisti che pontificano dalle prime pagine della “libera stampa” temono Ignazio Marino ed è per questo che lo hanno sempre oscurato, ignorandolo e snobbandolo. Lo temono perchè la loro “politica” e la loro “informazione” sono le colonne che reggono l’Italia chiusa e omertosa delle corporazioni e dei privilegi e sanno che Marino potrebbe essere quella scintilla capace di innescare una rivoluzione – pacifica ma terribile per i tanti baroni che pascono sui grassi prati dell’Italia feudale – e dar vita finalmente anche in Italia ad un movimento di riforme radicali che, una volta iniziato, sarà molto difficile arrestare.

Gli anticorpi alla peste italiana (come è stata giustamente chiamata dai Radicali) sembrano abbiano iniziato a farsi sentire anche all’interno del Partito Democratico; nonostante l’oscuramento mediatico della mozione Marino – oscuramento cosi’ sfacciato che ha costretto il presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli a richiamare la RAI ai suoi doveri istituzionali – il popolo democratico sta appoggiando Marino un po’ in tutta Italia mentre coloro che lo insultavano e apostrofavano con la parola insignificante “laicista” sono ora costretti ad un inseguimento sul terreno della laicità.

Se Franceschini, occupato a tenere insieme un’armata brancaleone, solo poche settimane fa’ bollava le posizioni di Marino come “pericolose” e Fassino, preoccupato di stringere accordi con chiunque pur di accaparrarsi le poltrone del potere, lo chiamava “laicista”, ora il segretario Franceschini – con sempre maggiore affanno e minore credibilità – è costretto a rivendicare quella laicità che prima disprezzava. Se Franceschini deve spiegare al popolo democratico come intende conciliare la laicità con le posizioni integraliste e confessionali dei suoi grandi elettori, da Rutelli a Binetti e i teodem, i problemi per Bersani non sono molto differenti, visti i suoi ottimi rapporti con Comunione e Liberazione e una sua certa propensione ideologica al catto-comunismo.

Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero credere alla propaganda delle macchine congressuali di questi due candidati quando la loro storia politica è li’ a dimostrare l’esatto opposto? Perchè il popolo democratico dovrebbe accontentarsi di coloro che in extremis sono stati costretti a scimmiottare le posizioni politiche di Marino quando quel popolo puo’ scegliere l’originale? Ed infatti quel popolo, sbugiardando gerarchi e profeti, sta scegliendo Marino, alla faccia dell’informazione di regime (e tanti saluti a Eugenio Scalfari).


Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

censura

Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

Leggi anche Guerra, pace e informazione e Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori


Laicità! Ignazio Marino risponde alle accuse di Casini

13 settembre 2009

Il Senatore Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico, risponde a Casini e alle accuse di “toni anticattolici”:

Ignazio, nel rispondere a Casini che oggi, a Chianciano, aveva definito i suoi toni “ laicisti e anticattolici”, ha ricordato “all’onorevole Casini che un bravo cattolico prima di tutto non racconta bugie sugli altri e per questo non accetto l’etichetta immotivata che vorrebbe attribuirmi di anticattolico. Sono convinto che in politica ci debba essere una netta divisione tra la vita di un cattolico, la sua fede e il suo ruolo istituzionale. Nonostante io abbia da sempre una salda fede cattolica e segua gli insegnamenti della religione cristiana, credo profondamente nella laicità della politica. Allo stesso tempo, sono consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell’agire politico. Ma, come del resto diceva anche Aldo Moro: ‘L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale’”.

Ignazio ha poi concluso, dicendo che “sui diritti civili, e in particolare sul testamento biologico, l’onorevole Casini dovrebbe guardare ed ispirarsi alle scelte politiche fatte dai suoi colleghi nel Partito Popolare Europeo, in particolare a quelle esemplari di Angela Merkel”.

Inviamo al Senatore Marino la nostra solidarietà contro gli attacchi ingiustificati e dogmatici di Casini; ancora una volta dobbiamo constatare con dispiacere il disprezzo di Casini e della sua parte politica contro la laicità della Repubblica liberale e democratica italiana, della sua Costituzione e delle sue istituzioni. Ricordiamo ancora una volta che la laicita’ e’ il punto d’incontro tra le diverse opinioni e parti politiche e sociali in un paese democratico e liberale; con il risultato di non imporre le proprie convinzioni etiche, religiose, dogmatiche alla Repubblica, alle sue istituzioni e ai suoi cittadini. La laicita’ e’ li’ per difendere la liberta’ del singolo contro l’abuso di potere anche dello Stato. Stato che deve riconoscere i diritti e le liberta’ fondamentali dei cittadini. Non ci sembra un concetto molto difficile da capire, specialmente per un ex Presidente della Camera dei deputati, terza magistratura della Repubblica.

Guardiamo con attenzione invece ai lavori per il Grande Centro i cui Stati Generali hanno visto anche la presenza, come protagonisti, di Rutelli e del Presidente Fini. Ci domandiamo se nel PD c’e’ qualcuno che ha da dire qualcosa.

Minaciosi nuvoloni all’orizzonte; prevediamo tempeste e invitiamo a correre ai ripari.


PD: Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate

12 settembre 2009

Quando quest’estate Beppe Grillo ha provato a iscriversi al Partito Democratico, la commissione di garanzia di quel partito si è riunita d’urgenza, ha deliberato a porte chiuse e – senza un dibattimento, senza ascoltare le parti coinvolte e le loro ragioni – ha deciso che Grillo non poteva registrarsi nell’anagrafe del partito perché “egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. Pochissime voci si alzarono allora per criticare il partito che si vuol chiamare democratico e poi agisce con metodi piu’ vicini ai soviet della Russia stalinista o a un tribunale dell’Inquisizione; non ci si meraviglio’ piu’ di tanto, abituati dalla partitocrazia italiana e dalla sua allergia a tutto cio’ che è cultura liberal-democratica.

Scacciato Grillo, quella commissione – la cui esistenza fu una novità per la maggior parte dei cittadini italiani e degli iscritti al PD – tornò a sonnecchiare nell’oblio da cui risorge soltanto per chiudere le porte in faccia a quanti vogliono entrare o candidarsi alla guida del partito. Un partito chiuso, una macchina di potere che serve solo gli interessi della sua incompetente classe dirigente, il PD ha via via detto di no a Pannella, ai radicali, a Colombo, a Di Pietro e continua in queste ore ad opporsi ad un confronto aperto e democratico tra le tre mozioni che si contendono la segreteria; Bersani e Franceschini, spaventati dalla mozione Marino, non ne vogliono sapere degli iscritti, militanti e simpatizzanti (e quindi elettori) che chiedono a gran voce che il confronto si faccia.

Intanto Francesco Rutelli, figura di spicco tra i sostenitori di Dario Franceschini, rispolvera il linguaggio democristiano e – dagli Stati Generali del Centro organizzati dall’Udc – fa’ sapere che lui è gia’ con un piede fuori dal PD e pronto alla grande crociata, benedetta da Santa Romana Chiesa, di un partito clericale insieme ai fondamentalisti cattolici dell’UDC.

Sara’ difficile per Gianfranco Fini, anche lui invitato agli Stati Generali del Centro, conciliare una sua eventuale alleanza con gli integralisti religiosi e allo stesso tempo ispirarsi alla cultura liberale, laica e modernizzatrice di cui ha parlato solo pochi giorni fa’; anche nel deserto etico della politica italiana, Fini – ormai profeta inascoltato all’interno del suo stesso schieramento – avrebbe difficoltà a conciliare la sua nuova linea politica, soprattutto in tema di laicita’, con personaggi (Buttiglione per esempio) che sono addirittura tenuti alla larga dalle istituzioni europee a causa dei loro pregiudizi omofobi e clericali. A meno che il Presidente della Camera voglia tornare al 1998 quando – al Maurizio Costanzo Show – dichiarava: “Lo so, ora l’intelighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro”.

La maleducazione politica è ancora piu’ stridente all’interno del PD dove i pregiudizi razzisti e omofobi vengono accolti come ricchezza culturale e si permette a Binetti e i teodem di rilanciare accostamenti tra pedofilia e omosessualità, bloccare qualsiasi riforma progressista e liberale in tema di unioni omosessuali, omofobia, testamento biologico, e tutti quei temi che l’ignavia della classe dirigente del partito chiama “temi etici”.

Ora che Rutelli – alla luce del sole – “ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”, cosa farà la commissione di garanzia di quel partito? Lontano da quella vocazione maggioritaria strombazzata a parole ma negata nei fatti, il PD sembra sempre piu’ un partito a vocazione suicida. Il messaggio è chiaro: Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.