Lettera aperta al Senatore Ignazio Marino: Via dall’Afghanistan

7 ottobre 2009

Caro Senatore Marino,

nonostante la propaganda, continua l’opposizione democratica contro le guerre di Bush, ereditate da Obama. Qui nel Regno Unito, dopo il sondaggio dell’anno scorso della BBC e qualche settimana fa’ un altro sondaggio dell’Independent, oggi un nuovo sondaggio della BBC: la maggioranza dei cittadini britannici si oppone alla guerra in Afghanistan.

Gia’ l’anno scorso, il piu’ alto ufficiale dell’esercito britannico avvertiva che quella guerra non puo’ essere vinta.

L’Italia è in guerra ma nel paese non c’è dibattito. Come dicevamo ieri, l’Europa appare lontana, il mondo non c’interessa, l’Italietta autarchica e ignorante s’inorgoglisce del suo razzismo quando respinge uomini, donne e bambini all’inferno, magari con l’aiuto dell’amico ritrovato, Gheddafi. E mentre un criminale continua a essere il capo del governo, in Europa e nel resto del mondo si preferisce dimenticare la Repubblica delle Banane.

La politica e l’informazione continuano a bombardare i cittadini italiani con slogan – ‘non ci si puo’ ritirare dall’Afghanistan’ – senza presentare le informazioni e i dati che permetterebbero una discussione razionale e non ideologica; le opinioni di coloro che credono che quella guerra sia moralmente sbagliata e realisticamente impossibile da vincere sono tenute lontane dai cittadini che non hanno il diritto di sapere mentre i soliti spin doctors vengono ospitati da giornali e TV. In questo modo, al paese del melodramma non resta che riversare fiumi di retorica e lacrime da coccodrillo quando le tragedie annunciate puntualmente si verificano, come è successo poche settimane fa’ quando i militari italiani, in guerra in Afghanistan contro la Costituzione della Repubblica, sono caduti vittime di quella guerra.

La Repubblica ha bisogno di politici e giornalisti non solo onesti ma coraggiosi e capaci di dire la verità ai cittadini italiani. Caro Senatore, abbiamo letto la sua intervista pubblicata dal Manifesto il 19 settembre [scarica PDF] e ne abbiamo apprezzato i toni e l’apertura al dialogo. Abbiamo anche apprezzato quando, all’indomani della morte dei militari in Afghanistan, lei ha richiamato la Costituzione Repubblicana: “L’articolo 11 della Costituzione è chiaro: l’Italia non partecipa a guerre”.

Non ci sono dubbi che l’Italia sia in guerra in Afghanistan, una guerra lunga ormai otto anni e iniziata, come la guerra in Iraq, con motivazioni pretestuose e bugie. Non c’è nulla di peggio che mentire ai cittadini di una Repubblica democratica in tema di guerra e pace e chiamare poi quei cittadini a servire quella Repubblica dando la propria vita. I cittadini italiani, a cominciare dai militari che stanno combattendo la guerra in Afghanistan, meritano almeno che sia loro detta la verità.

Caro Senatore, da medico lei ha spesso dimostrato compassione per chi soffre, anche durante il c.d. caso Englaro e ha avuto il coraggio e l’intelligenza politica di farsi forte di quella compassione nella sua azione politica. La compassione, la caritas cristiana, il vero insegnamento di Cristo – non fare ad altri cio’ che non si vuole sia fatto a noi – deve informare le nostre azioni, specialmente le azioni dei cittadini che sono chiamati a servire la Repubblica. E lo diciamo da laici convinti, o “laicisti”, come vorrebbero alcuni, cioè laici che non stanno zitti.

Come scrivevamo sul nostro blog – Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori – la voce della ragione è risuonata piu’ volte durante i funerali dei militari italiani caduti in Afghanistan e come la voce del bambino che vede il re nudo, ha rotto l’incantesimo dell’ipocrisia.

Per questi motivi e perché, convinti che lei sia l’unico candidato credibile alla segreteria del PD, ci auguriamo e auguriamo al paese che i cittadini italiani la sostengano e la votino alle primarie del 25 ottobre, le scriviamo questa lettera aperta; dia voce e corpo alla Costituzione della Repubblica: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”

Cordialmente,

Gabriele Zamparini – iscritto PD, Londra

Lorenzo Meccoli – Londra

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Il piú grande presepio vivente al mondo

6 ottobre 2009

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Qualche giorno fa’ segnalavamo la denuncia dell’International Humanist and Ethical Union (IHEU) contro il Vaticano in sede ONU (UN Human Rights Council) a proposito di pedofilia clericale e l’omertà della “libera stampa” italiana su questi temi.

L’UAAR riporta la reazione del Vaticano:

Silvano Tomasi, osservatore del Vaticano in sede ONU, intervenendo a Ginevra presso il consiglio dei diritti umani per rispondere alle critiche mosse dal delegato IHEU Keith Porteous Wood (Ultimissima del 29 settembre), ha sostenuto che nella maggior parte dei casi i preti che si sono macchiati di violenze su minori non sono pedofili, ma piuttosto omosessuali con tendenze di “efebofilia”.

Gli apprendisti stregoni della Chiesa Cattolica, lo sappiamo, non hanno mai avuto un buon rapporto con la scienza che continuano ad ignorare e contrastare ogni volta, e succede spesso, quella scienza non si piega ai dogmi, alle scritture e al magistero di Santa Romana Chiesa. Abbiamo gia’ scritto dell’omofobia – giustificata teologicamente – di questi anziani uomini resi ottusi dall’arroganza e incapaci di meravigliarsi davanti al mistero della vita. Adoratori di miti di cui hanno dimenticato il significato, il loro Cristo è diventato immagine di paura e sofferenza, i loro fratelli e sorelle dei sudditi la cui umanità dev’essere schiacciata come il serpente, ogni qualvolta il bene della Chiesa lo esige.

In Italia, la “libera stampa” tratta della Chiesa Cattolica con il timore reverenziale frutto di secoli di oppressioni; tutto passa e viene presentato ai cittadini della Repubblica come “bene”, dalle superstizioni alle bestemmie scientifiche e morali, e c’è sempre un prete, un vescovo o un cardinale che spiega in TV o sulle pagine della stampa “colta” montagne di idiozie usando un vocabolario volutamente incomprensibile per meglio offendere la ragione e instupidire l’ascoltatore; in questa liturgia il giornalista italiano (con pochissime eccezioni) ha scelto il ruolo dell’angelo annunciatore che informa la plebe della buona novella, salvo poi, con una buona dose di razzismo, indignarsi se quelle stesse posizioni integraliste e intolleranti sono espresse da un’altro dogma.

La Curia di Roma non si è mai interessata del vero insegnamento di Cristo, la caritas, molto vicina alla compassione del Signore Buddha; orfani dei papi re, i principi della Chiesa continuano a occuparsi a tempo pieno di simonia e di teologia degli uteri, non accontentandosi del confessionale ma rivendicando il diritto dello spirito santo di entrare nella camera da letto e nello studio del ginecologo. La vera patologia però è quella della Repubblica italiana, il piu’ grande presepio vivente al mondo. Invece di celebrare il 150º anniversario dell’unità d’Italia, quella Repubblica farebbe bene a trovare il coraggio per la seconda breccia di Porta Pia, dopo che la prima fu richiusa da Mussolini quando fece risorgere il potere temporale dei papi con i maledettissimi Patti Lateranensi.