La solitudine del cardinale. Tettamanzi, la Lega e la lunga marcia della reazione italiana

8 dicembre 2009

Dionigi Tettamanzi

Rapporti “a dir poco eccellenti” quelli tra Vaticano e Repubblica italiana; lo dicevano, solo pochi giorni fa’, il Presidente del Senato di quella Repubblica confessionale delle banane, Renato Schifani, e il Segretario di quello Stato tornato a vivere nel 1929 solo grazie ai Patti Lateranensi di Mussolini, Tarcisio Bertone.

Le crude polemiche, sul tema immigrazione, tra il Vaticano (o alcuni suoi esponenti di porpora vestiti) e la Lega (il partito apertamente razzista, xenofobo e separatista) sembravano dimenticate dopo che quest’estate Umberto Bossi e Roberto Calderoli avevano incontrato Bagnasco, principe della Chiesa e presidente della CEI, i vescovi cattolici italiani. “Ho capito che il Vaticano non ce l’ ha con noi”, commentava Bossi dopo l’incontro. Dopo Bagnasco, è toccato allo stesso Bertone incontrare le camicie verdi. Pax romana? Rimanevano, e’ vero, gli scandali continui di Berlusconi con ragazzine ed escort, scandali che ponevano sempre piu’ un problema di pubbliche relazioni (nulla di piu’) per la Chiesa Cattolica e su cui intervenivano le critiche (sempre per questioni di pubbliche relazioni, nulla di piu’) di Avvenire e Famiglia Cristiana; critiche in tema di moralita’ pubblica e pubblici costumi – come dire, fate pure quel che volete cari figlioli, ma fatelo in privato; imparate da noi! – che dovevano dar non poco fastidio all’unto del Signore. Con l’arrivo di Feltri al Giornale di famiglia, l’unto del Signore andava al contrattacco e il direttore di Avvenire, Boffo, pagava il prezzo (della sua ipocrisia).

Solo pochi giorni fa’ Feltri faceva una goffa retromarcia, molto in ritardo, dando sfogo ad alcuni dei suoi peggiori istinti: Boffo “non risulta implicato in vicende omosessuali”. Sembra Medioevo, eppure e’ la nuda cronaca dell’Italia di oggi, AD 2009 (quasi 2010). Palazzo Chigi val bene una messa e Berlusconi ora sembra aver bisogno di tutti i santi in Paradiso (e in Vaticano) per continuare ad occupare quel Palazzo. La Chiesa incassa, felice come una Pasqua di tenere il capo del governo italiano per le palle. L’ICI, l’8 per mille, il grande fiume di miliardi che continua a scorrere dal lavoro dei cittadini italiani alle casse dello IOR (la banca vaticana), l’ora di religione, i crocifissi appesi ovunque, la guerra santa contro le donne e l’aborto, contro gli omosessuali, contro la ragione e l’Illuminismo, contro l’Europa. Insomma, la Curia di sempre, peggio di sempre.

Ma siamo vicini al Santo Natale e la Lega ha da tempo iniziato le sue celebrazioni. Piace ai fedeli l’operazione Bianco Natale, piace ai fedeli lo spirito delle crociate della Lega, benedetto da Santa Romana Chiesa quando le fa comodo, come nel caso dei crocifissi. Ma come Dio è uno e trino, cosí la Chiesa Cattolica e’ tutto e il suo contrario e – lo sappiamo bene – il potere è sempre stata la stella polare dei successori (leggi: impostori) di Pietro, che a Roma non ha mai messo piede.

Ora la Lega torna all’attacco, questa volta di Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, principe della Chiesa, successore di Carlo Maria Martini (uno degli ultimissimi superstiti del Concilio Vaticano II) e anche lui (Tettamanzi) esponente, seppure discreto, della Chiesa conciliare, ormai sconfitta dalla realpolitik dei successori di Giovanni XXIII. La Lega ci ha abituato ormai da anni al peggio dell’essere umano e nessuno sembra piu’ scomporsi che una tale formazione ad ideologia totalitaria, una formazione politica che nega tutti i valori su cui si fonda la Repubblica e lo Stato unitario, sia ora al governo di quella Repubblica. L’altro giorno e’ toccato al cardinale Tettamanzi e la Lega non c’e’ andata leggera nemmeno questa volta:

Calderoli: “Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia. Perché non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?”

Castelli: “Tettamanzi fa parte di quella corrente di pensiero della Chiesa relativista, mondialista… e poi appoggia un personaggio bizzarro e inquietante come Don Giorgio (De Capitani, ndr) che vomita insulti contro la Lega e il Pdl. È un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee”

Si badi bene, non e’ polemica sterile ne’ passeggera; nella Repubblica confessionale delle banane sono rimasti solo due soggetti a fare politica: la Chiesa Cattolica e la Lega; quasi tutti gli altri soggetti politici infatti vanno dietro oramai solo agl’interessi contingenti e/o personali dei loro clan e dei loro don. Tettamanzi, espressione di un’esigua minoranza anche all’interno della sua Chiesa, e’ arcivescovo dimissionario dal marzo di quest’anno per raggiunti limiti d’età, riconfermato dalla Curia di Roma per altri due anni. Dal punto di vista della Lega, il cardinale è l’ultimo ostacolo all’ideologia nazista e separatista delle camice verdi. Ci raccontano i giornali italiani che la Lega ora sarebbe rimasta isolata; dal Segretario di Stato vaticano, Bertone, al Presidente della Repubblica confessionale delle banane, Napolitano, non sono mancati gli attestati di solidarietà a Tettamanzi. Solidarietà pelosa, in molti casi, offerta dai colleghi di Calderoli e Castelli che sono al governo del paese o da coloro che nulla hanno fatto per impedire ad una formazione nazista di entrare in quel governo e dirigerne la sua politica. Solidarietà pelosa a Tettamanzi anche quella della sua Chiesa, molto piu’ interessata – come sempre – al suo potere temporale, alla simonia, al Vaticano S.p.A. che non alla caritas di Cristo e a qualche cardinale (pochi per la verità) che ancora si attarda sulle posizioni conciliari – ormai sconfitte queste all’interno della Chiesa Cattolica.

Grazie anche a quella Curia che ha sostenuto e guidato la nuova reazione italiana, la Lega è qui per restare mentre Tettamanzi ha gia’ pronte le valigie e sarà sostituito a breve, probabilmente da un principe della Chiesa assai piu’ conciliante (e ce ne sono tanti) con le camicie verdi. Le parole del ministro Roberto Calderoli – tornato sulla vicenda – non lasciano adito a dubbi e confermano quello che scrivevo piu’ sopra:

«Per fortuna all’interno della Chiesa non c’è il pensiero unico e chi mi critica dovrebbe tener conto sia di questa verità sia che le mie critiche non sono di carattere religioso ma politico visto che ho criticato il card. Tettamanzi per quel che ha detto di politico. Quel che mi spiace di più è veder fare politica a senso unico. Del resto la mia posizione sull’arcivescovo di Milano è chiara da anni. Io sono sempre stato critico sulla Chiesa del Concilio Vaticano II e mi sembra che Tettamanzi sia un nostalgico di quella Chiesa. Ma i tempi cambiano. E credo che l’unico che non sbaglia sia Papa Ratzinger»

Se i mezzi d’informazione italiani si perdono nelle polemiche, sono incapaci di coglierne il significato e soprattutto sono incapaci di capire quella reazione razzista, xenofoba, omofoba, misogina, anti-europea, anti-illuminista, anti-razionalista e anti-scientifica di cui l’Italia e’ nuovamente vittima, e’ solo perche’ quei mezzi d’informazione, nella maggior parte dei casi, sono invischiati fino al collo con quella reazione e incapaci di andare piu’ in la’ dei canti natalizi. Santo! Santo! Santo! Gli interessi che quei mezzi d’informazione esprimono e rappresentano sono in fondo gli stessi che hanno portato l’Italia all’apocalisse della Seconda Guerra mondiale, applaudendo fin dall’inizio il duce e le sue camicie nere. Sono gli stessi interessi che hanno permesso per sessant’anni il sacco d’Italia da parte del regime partitocratico, gli stessi interessi – oggi come ieri – della grande industria, della grande finanza, di quella peculiare borghesia italiana che nessuno al mondo c’invidia.

Come scrivevo su questo blog qualche giorno fa’, il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana – “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Quella borghesia non ha esitato a mettersi la camicia nera, perche’ ora dovrebbe esitare a mettersi quella verde? Dall’altra parte del Tevere, anche nella sua storia piu’ recente, la Curia di Roma si è sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso. Non smetterà certo di benedire le camicie verdi ora, per un cardinale demodé e gia’ in pensione.

Annunci

Al capezzale della Repubblica – terza parte

3 dicembre 2009

Torniamo allora al capezzale della Repubblica e continuiamo a ricercare le ragioni di quel male oscuro, le ragioni di quel Fascio che ancora una volta rischia di stritolare l’Italia. Le ragioni del Fascio, le sue cause, affondano le radici nella cultura italiana, vittima di duemila anni di sottomissione al dogma e al potere assoluto e irrazionale di una Curia che con l’inganno s’impadroní del potere imperiale, la piú grande truffa nella storia dell’umanità, l’atto di nascita della Chiesa di Roma: la falsa donazione di Costantino che permise agli impostori di rivendicare il potere sui domini dell’impero romano. Seguirono duemila anni di oscurantismo, crudelta’, repressioni, guerre sante, crociate, genocidi, schiavitu’, inquisizioni, torture, roghi, controriforme, assolutismo; tutto legittimato teologicamente. La lunga storia del Cristianesimo – storia che nulla ha a che fare con il Cristo e il suo messaggio, la caritas – è una storia scritta con il sangue delle sue vittime. Duemila anni di guerra contro la ragione e l’essere umano, imponendo il dogma e la superstizione, l’irrazionalita’ e la violenza, la paura e l’obbedienza.

La via della liberta’, dell’uguaglianza, della fratellanza, la via della scienza, della tecnica e del progresso e’ la via che passa attraverso l’emancipazione da quel potere assoluto, dogmatico, che si fonda sull’ignoranza, il fanatismo e la violenza. Emancipazione che in Italia, a differenza di altri paesi, arrivo’ tardi ed ebbe vita breve con il Risorgimento, che unifico’ si l’Italia contro il potere della Curia di Roma ma che non ebbe la forza, la capacita’ e il tempo per continuare quella rivoluzione, i cui nemici li troviamo ancora oggi uniti contro la societa’ aperta.

Oggi si è tutto dimenticato, annegato nella melassa di un buonismo ignorante e ipocrita; il Fascismo nato nella terra dei papi re diventa quindi una semplice coincidenza, una parentesi (e ultimamemente sempre piu’ una nostalgia) e non la reazione di una società arretrata, feudale, alle idee dell’Illuminismo prima ancora che ai movimenti popolari d’ispirazione marxista. Il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana – “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Non è un caso che il Fascismo dell’ateo Mussolini fu da subito clerico-fascismo; Mussolini capí che nulla avrebbe potuto senza l’appoggio della Chiesa Cattolica e come prima cosa riportò in vita – con i Patti Lateranensi – lo Stato Pontificio, che aveva finalmente cessato di esistere nel 1870 grazie al Risorgimento. Non è un caso che il Comunismo dell’ateo Togliatti fu da subito catto-comunismo; come Mussolini, Togliatti capí che nulla avrebbe potuto contro l’opposizione della Chiesa Cattolica e come prima cosa si adoperò per includere i Patti Lateranensi mussoliniani nella Costituzione repubblicana. Ancora oggi la Repubblica paga caro il conto a quella “capitolazione”, a quel “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei – e quei “Patti Lateranensi che sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica” (ancora Calamandrei) sono l’equivalente del famoso Cavallo di Troia.

E’ impossibile capire la cronaca politica di oggi, i patti e i compromessi piu’ o meno segreti tra politici e schieramenti, l’avversione alla legalità e a qualsiasi idea di laicità anche da parte del Partito Democratico, l’arretratezza scientifica, la regressione culturale, antropologica dell’Italia senza avere ben chiaro il quadro all’interno del quale Pierluigi Bersani, capo del maggiore partito d’opposizione, puo’ tranquillamente dichiarare, a proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sui crocifissi nelle scuole:

“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.

E’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ’30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime. Il Fascio pasce in questa melassa e sprigiona il suo fascino, pericoloso, intossicante, potente. Anno dopo anno, ventennio dopo ventennio, passando per tutti i compromessi, piu’ o meno storici, la partitocrazia e arrivando al Berlusconismo della Repubblica delle banane di oggi, quel Fascio continua a muovere gli attori e le comparse della scena politica, dove da quindici anni assistiamo ai giochi di Berlusconi e D’Alema, il gatto e la volpe della politica italiana. I due “nemici” inseparabili hanno addirittura provato ad esportare quel gioco in Europa, con D’Alema candidato di Berlusconi al presigioso posto di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Con Gheddafi e Putin che facevano il tifo, l’Europa ha rischiato – ancora una volta – di farsi ammaliare dal Fascio italiano.

Nota: La quarta ed ultima parte di Al capezzale della Repubblica verrà pubblicata nei prossimi giorni.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte


Al capezzale della Repubblica – seconda parte

2 dicembre 2009

Il sonno della ragione genera mostri, Francisco Goya, 1797

Torniamo oggi al capezzale della Repubblica. Riportano i giornali:

“Si allarga l’inchiesta sui fondi sottratti alla manutenzione delle tenute del presidente della Repubblica. E tra gli indagati finisce anche Gaetano Gifuni, dal ’92 fino al 2006 segretario generale del Quirinale. L’inchiesta ora punta sulle coperture eccellenti che avrebbero consentito per anni ruberie, sprechi e trattamenti di favore dei funzionari rimasti coinvolti nell’inchiesta sull’ammanco di 4 milioni di euro accertati dai bilanci del Quirinale. L’ex potente direttore generale che, oggi ricopre la carica di segretario generale emerito, verrà interrogato nei prossimi giorni in procura. Gli inquirenti vogliono capire il ruolo che avrebbe avuto l’alto dirigente nella gestione della tenuta presidenziale di Castelporziano. In particolare i pm vogliono accertare se Gifuni abbia addottato provvedimenti a favore del nipote Luigi Tripodi, direttore del servizio Giardini e Tenute presidenziali, da ieri sera agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e falso.”

Quando si dice nepotismo. Il conflitto d’interessi non riguarda mica solo Berlusconi e di sicuro non è colpa di Berlusconi se quel conflitto non si è mai regolamentato in Italia; nella Repubblica confessionale delle banane infatti, il conflitto d’interessi è uno stile di vita.

Il direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss Guido Carli), gia’ direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, scrive una lettera aperta al figlio:

“il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”

Non sono mancate le polemiche e le critiche, anche pesanti, contro questo padre a cui, ovviamente, non mancano le risorse per aiutare suo figlio e ‘trovargli una sistemazione’, come si dice nel Belpaese. Noi, figli di nessuno che all’estero ci viviamo ormai da parecchi anni, abbiamo invece apprezzato il grido di dolore di questo cittadino; quel grido, in forma pubblica e pieno d’amore paterno, era ovviamente indirizzato a tutti i figli d’Italia, una voce onesta, chiara, senza l’ipocrisia della solita melassa buonista. “Abbiamo fallito” è il J’accuse di quel padre che si rivolge a suo figlio, a tutti i figli, ma anche a tutti i padri italiani.

Le parole in libertà del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, contro Silvio Berlusconi e gli schiamazzi che ne sono seguiti, non sono che l’ultima messa in scena di una tragedia comica ad opera di una classe politica senza piu’ alcun pudore; al capezzale della Repubblica ci sono ormai solo prefiche. Ha ragione Antono Padellaro quando scrive sul suo giornale, il Fatto, “oggi nel Pd accade qualcosa che ci sfugge. E che non ci piace per niente.” Quello che sfugge a Padellaro forse è che i piu’ accorti e navigati politici italiani (e sicuramente Bersani è uomo intelligente) hanno capito, e non da ora, che la caduta di Berlusconi potrebbe significare la caduta di quella Repubblica confessionale delle banane a cui sono aggrappati con tutte le loro forze. Come gli eunuchi della Città Proibita, la corte imperiale nostrana sta cercando in tutti i modi di prolungare la vita di questo governo proprio quando Berlusconi sembra ormai arrivato al capolinea politico. Diecimila anni!

Si potrebbe andare avanti all’infinito, infiniti sono i sintomi della Repubblica morente. Ma forse a questo punto vale la pena fare alcune considerazioni di carattere generale e riflettere non sull’ultima crisi del paziente ma sul male oscuro che lo sta consumando.

Il principio di non contraddizione vuole che non si possa sostenere che due proposizioni che si negano a vicenda siano entrambe vere. Mentre nelle democrazie liberali questo principio viene generalmente rispettato e onorato nella vita associata dei cittadini e delle istituzioni, in Italia, che una democrazia liberale non è, quel principio viene continuamente calpestato, quando non ignorato completamente. Sono molte le espressioni linguistiche che – come ponti sospesi per aria – cercano di passare oltre il principio di non contraddizione: “ed anche…”, “pluralismo”, “anche se…”, “buon senso”, “tradizione”, “bene comune”, “ragione di stato” e cosi’ via. Se infatti quelle democrazie liberali cercano d’ispirarsi alla Ragione (non sempre ci riescono, lo sappiamo bene; non sto dicendo che quelle democrazie sono perfette ne’ che in quelle democrazie la Ragione riesce sempre a farsi ascoltare), la nostra disgraziata Repubblica ha il Dogma e la Dialettica come sue bussole e le contraddizioni, i conflitti, i problemi – invece di essere risolti con scienza (conoscenza) e illuminati dalla Ragione – non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime. La Chiesa Cattolica parla allora di “bene comune” che tutto include e pacifica e laddove la ragione obietta, c’e’ sempre la fede e un dogma pronto a mettere una pezza. La tradizione marxista si affida invece alla dialettica hegeliana (la stessa che ha ispirato i regimi totalitari del XX secolo, il Fascismo e il Comunismo) e trova nella sintesi la sua meta salvifica. Le contraddizioni non danno fastidio a queste due scuole di pensiero, anzi quelle contraddizioni vengono accolte di buon grado per costruire castelli volanti, prodigi scintillanti costruiti dai profeti e dalle loro visioni. In Italia, sono ancora molti gli adulti che credono alle favole.

L’Europa e il mondo intero guardano inorriditi all’Italia, paese che nessuno ormai considera piu’ una democrazia. “Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno”, taglia corto David Lane dell’Economist. Ma come è stato possibile tutto questo? Perche’ c’e’ Berlusconi in Italia ma non un Berlusconi in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Spagna, in Canada, in Australia o negli Stati Uniti? Certo, si puo’ sempre essere d’accordo con Licio Gelli che gia’ nel 2003 diceva:

“Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa. (…) Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti.”

Ancora l’anno scorso il burattinaio della P2 dava consigli in pubblico al suo ex pupillo, ora a capo del governo della Repubblica. L’Italia – lo sappiamo tutti – e’ il paese che diede i natali al Fascismo, mai estirpato completamente dalla societa’ italiana che continua ad essere dominata dal Fascio. Nella vita di tutti i giorni quasi non ci si fa piu’ caso, tanto quel Fascio e’ nei costumi italiani, in politica e nei media, negli ospedali e nelle scuole, nella giustizia e nella ricerca scientifica, nell’universita’, nel lavoro, nell’economia e nei sindacati. I problemi del paese, le sue contraddizioni, non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime del Fascio. Non c’e’ opposizione ma acquiescenza, non esiste alternativa ma alternanza all’insegna della continuità, la competizione è temuta e avversata a favore di un compromesso continuo. La società è chiusa, diffidente, proiettata verso il passato, impaurita e la paura è sempre cattiva consigliera; la paura è nemica della speranza. Non si tollera nemmeno il dibattito; soprattutto il dibattito! L’informazione è parte a pieno titolo di quel Gran Fascio.

Ma cos’e’ questo Fascio? E’ l’esatto opposto della societa’ aperta; l’Italia delle corporazioni, dei feudi, degli interessi particolari che paralizzano il paese che si regge sulla corruzione, il nepotismo, l’illegalità e l’ignoranza. Come ai tempi dei papi che facevano cardinali i propri figli, oggi l’Italia è il paese dei figli, degli amici e degli amanti che fanno carriera bloccando la meritocrazia e il progresso; si diventa caporedattore o direttore di un giornale e primario di un ospedale non per meriti ma per nome, conoscenze e favori. Confrontate l’informazione e la sanità italiane con quelle dei paesi a societa’ aperta. E’ lo stesso per la scuola, l’universita’ e la ricerca scientifica, e’ lo stesso per la pubblica amministrazione, la grande industria e la finanza, e’ lo stesso per le professioni, e’ lo stesso per la politica e le istituzioni. E’ ovvio che ci sono eccezioni; ma nulla di piu’. In questo Fascio che priva il paese di energie e risorse va ricercata la regressione culturale, sociale, economica, antropologica italiana.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


L’AIDS uccide. E cosí anche la Chiesa Cattolica e l’informazione italiana

1 dicembre 2009

Oggi, 1 dicembre, è la giornata mondiale contro l’AIDS; utile per combattere il pregiudizio e l’ignoranza, aumentare l’educazione e l’informazione e aiutare quelle organizzazioni che si occupano di combattere questa malattia anche negli altri 364 giorni dell’anno.

La stampa “colta” riporta che domenica scorsa, all’Angelus, papa Ratzinger ha detto:

«La Chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l’Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato. Moltiplicando e coordinando gli sforzi, si giunga a fermare e debellare questa malattia».

L’informazione italiana, ubbidiente e devota, riporta le dichiarazioni del papa come una segretaria stenografa quello che il suo capo detta. Ma è questo il ruolo dell’informazione? Farsi megafono di questa o quella propaganda?

Questo è lo stesso papa e la stessa Chiesa Cattolica che lottano contro l’uso del preservativo, anche laddove l’HIV-AIDS ha dimensioni da pandemia e sta distruggendo la vita e l’economia di interi paesi e continenti. Le Nazioni Unite affermano che il preservativo è “la tecnologia piu’ efficiente e disponibile per ridurre la trasmissione sessuale dell’HIV e di altre infezioni trasmesse sessualmente”.

Nella migliore tradizione italiana, papi, principi e feudatari non sono interessati alla ragione e alla scienza – che continuano a combattere. L’informazione italiana – lungi dall’essere il cane da guardia, il guardiano del potere – continua a pascere sui grassi prati del potere.


Il sonno della ragione (e la deriva clericale e reazionaria del PD)

12 novembre 2009

dach-id

“Ogni detenuto portava un triangolo colorato (generalmente con la punta verso il basso) cucito (o dipinto) sulla sua uniforme da deportato. A seconda del colore, si distinguevano diverse categorie: i politici avevano un triangolo rosso con una lettera all’interno che precisava la nazionalità (salvo per i tedeschi). Gli ebrei politici portavano un triangolo rosso (con la punta verso l’alto) con sovrapposto un triangolo giallo (con la punta verso il basso). Gli ebrei avevano una stella gialla (formata da due triangoli), i Bibelforscher un triangolo color malva/viola. Alcune fonti attestano che certi Bibelforscher portavano un triangolo viola con sovrapposto un triangolo giallo. Gli internati di diritto comune avevano un triangolo verde, gli asociali un triangolo nero. I contaminatori della razza portavano un triangolo nero sovrapposto ad un triangolo giallo, gli omosessuali un triangolo rosa, gli zingari un triangolo bruno e gli apolidi e gli emigrati (repubblicani spagnoli) un triangolo azzurro. I SAW (Sonderaktion Wehrmacht : epurazione dell’esercito tedesco), quanto a loro avevano un triangolo rosso, con la punta verso l’alto.” Fonte: Sylvie Graffard e Léo Tristan, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945) Editions Tirésias-Michel Reynaud, Parigi, 1994

Forse il sindaco di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, il leghista Enzo Bortolotti, potrebbe trovare utili le informazioni qui sopra; la sua idea di schedare tutti i musulmani per fermare l'”invasione” islamica non e’ certo originale. Il segnale, preoccupante di per se’, diventa allarmante se si considera che quel sindaco e’ stato rieletto a furor di popolo, quasi il 70% dei consensi. Debora Serracchiani, segretaria regionale del PD, denunciava appena qualche giorno fa’ il razzismo di questo sindaco, che e’ anche segretario provinciale della Lega.

La cappa opprimente sull’Italia, quel clima da caccia alle streghe, inquisizione, stato di polizia diventa ogni giorno piu’ pesante. I campanelli e le campane d’allarme rimangono per lo piu’ inascoltati, le spinte reazionarie o si giustificano o addirittura si accolgono con entusiasmo. L’Italia e’ in caduta libera, la gravissima regressione culturale, antropologica è veramente spaventosa. In questa regressione regnano paura, ignoranza, violenza, odio, dogma, intolleranza. Caccia grossa e sempre aperta: agli omosessuali e transessuali, agli immigrati, alle donne, agli atei o diversamente credenti, agli eretici, alla scienza e agli scienziati… e a tutti coloro che non si sottomettono. Tutti malati d’alzheimer, come mette in guardia Famiglia Cristiana.

Caccia grossa per difendere la razza e la tradizione. Caccia grossa non solo per le vie delle citta’ italiane ma sulla stampa e in televisione, dove gli ospiti delle trasmissioni d’infotainment vengono rigorosamente selezionati per il loro pregiudizio e la loro ignoranza. Bucano lo schermo. Si rimane sgomenti di fronte allo spettacolo offerto da Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè alla tv pubblica o guardando i linciaggi mediatici contro la sentenza della Corte Europea sui crocifissi e contro tutti coloro che si riconoscono in quella sentenza.  E’ la regressione che avanza, a reti unificate.

In tutto il mondo il proibizionismo sulle droghe e’ sotto processo; le sentenze sono ovunque unanimi: il proibizionismo non solo ha fallito ma ha ingigantito il problema. E le mafie ringraziano. In Italia invece si fa finta di niente e si continua con quella politica ottusa e nefasta; invece di mettere mano alla legge Fini-Giovanardi si continua con la demagogia dei test antidroga per una classe politica fanatica che pensa ad altre schedature e magari ad imporre l’esempio nelle scuole e negli uffici, a tutti i cittadini. Diventera’ sicuramente un’altra tradizione, come quella del crocifisso imposto per legge nelle scuole, nei tribunali e negli altri uffici della Repubblica confessionale delle banane. Uno stato di polizia, ma timorato di Dio.

A proposito di crocifisso. Al Parlamento Europeo i soldati di Santa Romana Chiesa del PDL, Lega, UDC e PD hanno presentato una dichiarazione per:

“il pieno diritto di tutti gli Stati membri a esporre anche simboli religiosi all’interno dei luoghi pubblici o delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano rappresentativi della tradizione e dell’identità di tutto il Paese e dunque elementi unificanti dell’intera comunità nazionale, rispettosi dell’orientamento religioso di ciascun cittadino”.

Non si riesce a credere ai propri occhi quando si leggono offese alla logica, all’intelligenza, cosi’ marchiane. La proposta indecente è stata ufficialmente presentata da Mario Mauro e Sergio Silvestris (PDL), Gianni Pittella e David Sassoli (PD), Carlo Casini e Magdi Cristiano Allam (UDC), e da Mario Borghezio (Lega Nord). Assente l’IDV. Per diventare un pronunciamento ufficiale dell’europarlamento deve raccogliere entro tre mesi le firme di 369 parlamentari.

Per quanto riguarda il PD, sarebbe interessante sapere chi ha deciso questa ennesima buffonata, offensiva e blasfema sia per i credenti cattolici sia per i non credenti e i diversamente credenti. Ci sono ancora laici e liberali all’interno del PD? Hanno niente da dire su questa deriva clericale? E’ questo il PD che il nuovo segretario Bersani ha in mente? Ora la CEI guida anche l’azione politica dei parlamentari europei del PD?

In questo sonno della ragione – che in Italia per la verita’ sembra piu’ un coma profondo – si rivede un film gia’ visto. Se i KKK e le loro croci infuocate hanno gia’ fatto il loro debutto italiano, c’e’ chi quella tradizione l’ha capita ancora meglio e inchioda la croce sul portone dei Radicali. E’ innegabile, le tradizioni sono importanti; dalle crociate alle guerre sante, dalla maledettissima Santa Inquisizione al regime nazista fino ai giorni nostri, con i gruppi neofascisti e neonazisti che l’hanno messa sui loro stemmi, la croce è davvero il simbolo di una tradizione importante che – come dicono quei buffoni italiani al Parlamento Europeo – unifica l’intera comunità: torturatori e torturati, stupratori e stuprati, persecutori e perseguitati, schiavisti e schiavi, assassini e assassinati, tutti insieme, gli aguzzini e le loro vittime, a celebrare la tradizione e l’identità che ci unisce tutti.


Alzheimer

10 novembre 2009

famiglia_cristiana

Si aggiunge un’altra perla nel dibattito sul crocifisso nelle scuole e la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Famiglia Cristiana scrive:

La sentenza della Corte europea di Strasburgo non difende la libertà, offende solo la memoria. Che, condannata all’”alzheimer civile”, non ha più passato. Valori e simboli fanno parte del bagaglio di tutti i cittadini, credenti e non. Appartengono a una biografia collettiva.

Siamo arrivati all’alzheimer. Forse prodotto dall’alcol di cui parlava Feltri qualche giorno fa’: “Crocifissi vietati a scuola? I giudici Ue bevono troppo”. Malati di alcolismo e alzheimer poi è evidente che “possono morire”.

I livelli sono da Repubblica confessionale delle banane. Avanti cosí!

Intanto in Lombardia…

Facciamoci almeno due risate (amare) con l’ottimo Spinoza.

P.S. UAAR: Aggiornamenti sulla questione dei crocifissi


La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

Sullo stesso tema:

Oltre l’indecenza: Claudio Magris e il crocifisso

Il crocifisso, Berlusconi e le menzogne dell’Italietta nostalgica

Crocifissi, ladroni e mercanti del tempio

“possono morire”

Titanic. Il crocifisso, il “buonsenso” di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili

Guerra Santa