La teologia degli uteri e il codice incivile

4 dicembre 2009

Clerico-fascisti allo sbaraglio. I gerarchi del PDL al Senato della Repubblica confessionale delle banane – Gasparri, Quagliariello e Bianconi – vogliono cambiare l’articolo 1 del Codice Civile, che attualmente recita:

Art. 1 Capacità giuridica

La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.

I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita

Da quando esiste il diritto, la capacita’ giuridica si acquista al momento della nascita; per questo si chiama codice civile! Ispirati dalla teologia degli uteri di Santa Romana Chiesa, i gerarchi hanno presentato la proposta voluta da Carlo Casini, presidente del c.d. movimento per la vita e vogliono retrodatare quella capacità giuridica al momento del concepimento. Le conseguenze sono facilmente intuibili: qualsiasi interruzione della gravidanza sara’ considerata un’omicidio e la donna tornerà ad essere quella creatura inferiore di cui si parla nella Bibbia, un’essere peccaminoso sottoposta per volontà di Dio al potere dell’uomo:

“Alla donna disse: moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze: con dolore genererai figli. A tuo marito sarai costretta, ed egli avrà potere su di te.” Genesi 3,16

Commenta il senatore del PD, Ignazio Marino:

“Mettendo sullo stesso piano i diritti della madre e dell’embrione, chi abortisce potrebbe essere accusato di omicidio col risultato di far tornare la piaga delle mammane, degli aborti clandestini. E sulla stessa scia ideologica, un domani si potrebbero sanzionare gli anticoncezionali, puniti come attività tesa ad impedire il concepimento”.

E la senatrice Donatella Poretti, Radicali-Pd:

a quando il carcere per chi masturbandosi uccide spermatozoi?

La donna è sempre stata vista come il nemico principale della Chiesa Cattolica, che di donne ne ha torturate e bruciate sui roghi a milioni in 500 anni di maledettissima Santa Inquisizione, il tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani. Oggi, la Repubblica italiana sta morendo avvelenata da quella Chiesa contro cui il Risorgimento lottò per conquistare, dopo lunghissimi, atroci secoli bui, l’unità d’Italia. L’esito era scontato, una volta introdotti i Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica, grazie alla “capitolazione”, al “voltafaccia” dei comunisti – come scrisse Piero Calamandrei.

Come scrivevo ieri, e’ impossibile capire la guerra del fondamentalismo cattolico contro l’essere umano, contro le donne, contro le minoranze, contro la scienza, contro il progresso, contro i diritti e le libertà fondamentali, contro il diritto e la legge, contro l’uguaglianza e la liberta’, contro il perseguimento della felicità, senza conoscere la storia di quella Chiesa Cattolica, potere assoluto che ancora oggi non riconosce i diritti umani, la libertà e l’uguaglianza. Senza la conoscenza di quella storia e di quelle idee è impossibile capire perché la Chiesa Cattolica si sia sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso.

Ma quella storia è assai difficile da conoscere in Italia, immersi come siamo nell’ignoranza di una melassa culturale fatta di bugie sante, falsi profeti e cattivi maestri che dominano le università e i mezzi d’informazione. Il “dibattito” politico e culturale allora ruota attorno al nulla, in un affanno continuo di politicanti e maître à manger interessati solo a giustificare lo status quo, che poi in Italia vuol dire ancien régime.

La Curia di Roma allora viene sempre presentata da quei mezzi d’informazione e da quei maître à manger come la massima autorità morale da ascoltare in religioso silenzio, la guida spirituale, la quintessenza del bene. I cittadini della Repubblica, fin da tenera età, sono costretti al catechismo, al lavaggio del cervello, alla manipolazione delle giovani menti ad opera di vecchi uomini (sempre e solo uomini) vestiti di nero e viola, di porpora e bianco ma sempre luccicanti dell’oro con cui si ricoprono, vecchi uomini che esigono rispetto, si fanno chiamare eminenze, eccellenze, padri santi, aggrappati a testi vetusti, a dogmi, a superstizioni, vecchi uomini che rifiutano la ragione, ignoranti di scienza e ancora piu’ lontani da quel Cristo di cui adorano il cadavere ma di cui hanno da sempre rinunciato al messaggio d’amore. Carnefici e vittime nel contempo del loro stesso oscurantismo, sopravvivono di simonia e lussuria sfrenata per il potere, odiano la vita e vaneggiano di essere Dio in terra. Cantano Santo! Santo! Santo! ma per l’essere umano nutrono solo disprezzo.


Al capezzale della Repubblica – seconda parte

2 dicembre 2009

Il sonno della ragione genera mostri, Francisco Goya, 1797

Torniamo oggi al capezzale della Repubblica. Riportano i giornali:

“Si allarga l’inchiesta sui fondi sottratti alla manutenzione delle tenute del presidente della Repubblica. E tra gli indagati finisce anche Gaetano Gifuni, dal ’92 fino al 2006 segretario generale del Quirinale. L’inchiesta ora punta sulle coperture eccellenti che avrebbero consentito per anni ruberie, sprechi e trattamenti di favore dei funzionari rimasti coinvolti nell’inchiesta sull’ammanco di 4 milioni di euro accertati dai bilanci del Quirinale. L’ex potente direttore generale che, oggi ricopre la carica di segretario generale emerito, verrà interrogato nei prossimi giorni in procura. Gli inquirenti vogliono capire il ruolo che avrebbe avuto l’alto dirigente nella gestione della tenuta presidenziale di Castelporziano. In particolare i pm vogliono accertare se Gifuni abbia addottato provvedimenti a favore del nipote Luigi Tripodi, direttore del servizio Giardini e Tenute presidenziali, da ieri sera agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e falso.”

Quando si dice nepotismo. Il conflitto d’interessi non riguarda mica solo Berlusconi e di sicuro non è colpa di Berlusconi se quel conflitto non si è mai regolamentato in Italia; nella Repubblica confessionale delle banane infatti, il conflitto d’interessi è uno stile di vita.

Il direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss Guido Carli), gia’ direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, scrive una lettera aperta al figlio:

“il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”

Non sono mancate le polemiche e le critiche, anche pesanti, contro questo padre a cui, ovviamente, non mancano le risorse per aiutare suo figlio e ‘trovargli una sistemazione’, come si dice nel Belpaese. Noi, figli di nessuno che all’estero ci viviamo ormai da parecchi anni, abbiamo invece apprezzato il grido di dolore di questo cittadino; quel grido, in forma pubblica e pieno d’amore paterno, era ovviamente indirizzato a tutti i figli d’Italia, una voce onesta, chiara, senza l’ipocrisia della solita melassa buonista. “Abbiamo fallito” è il J’accuse di quel padre che si rivolge a suo figlio, a tutti i figli, ma anche a tutti i padri italiani.

Le parole in libertà del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, contro Silvio Berlusconi e gli schiamazzi che ne sono seguiti, non sono che l’ultima messa in scena di una tragedia comica ad opera di una classe politica senza piu’ alcun pudore; al capezzale della Repubblica ci sono ormai solo prefiche. Ha ragione Antono Padellaro quando scrive sul suo giornale, il Fatto, “oggi nel Pd accade qualcosa che ci sfugge. E che non ci piace per niente.” Quello che sfugge a Padellaro forse è che i piu’ accorti e navigati politici italiani (e sicuramente Bersani è uomo intelligente) hanno capito, e non da ora, che la caduta di Berlusconi potrebbe significare la caduta di quella Repubblica confessionale delle banane a cui sono aggrappati con tutte le loro forze. Come gli eunuchi della Città Proibita, la corte imperiale nostrana sta cercando in tutti i modi di prolungare la vita di questo governo proprio quando Berlusconi sembra ormai arrivato al capolinea politico. Diecimila anni!

Si potrebbe andare avanti all’infinito, infiniti sono i sintomi della Repubblica morente. Ma forse a questo punto vale la pena fare alcune considerazioni di carattere generale e riflettere non sull’ultima crisi del paziente ma sul male oscuro che lo sta consumando.

Il principio di non contraddizione vuole che non si possa sostenere che due proposizioni che si negano a vicenda siano entrambe vere. Mentre nelle democrazie liberali questo principio viene generalmente rispettato e onorato nella vita associata dei cittadini e delle istituzioni, in Italia, che una democrazia liberale non è, quel principio viene continuamente calpestato, quando non ignorato completamente. Sono molte le espressioni linguistiche che – come ponti sospesi per aria – cercano di passare oltre il principio di non contraddizione: “ed anche…”, “pluralismo”, “anche se…”, “buon senso”, “tradizione”, “bene comune”, “ragione di stato” e cosi’ via. Se infatti quelle democrazie liberali cercano d’ispirarsi alla Ragione (non sempre ci riescono, lo sappiamo bene; non sto dicendo che quelle democrazie sono perfette ne’ che in quelle democrazie la Ragione riesce sempre a farsi ascoltare), la nostra disgraziata Repubblica ha il Dogma e la Dialettica come sue bussole e le contraddizioni, i conflitti, i problemi – invece di essere risolti con scienza (conoscenza) e illuminati dalla Ragione – non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime. La Chiesa Cattolica parla allora di “bene comune” che tutto include e pacifica e laddove la ragione obietta, c’e’ sempre la fede e un dogma pronto a mettere una pezza. La tradizione marxista si affida invece alla dialettica hegeliana (la stessa che ha ispirato i regimi totalitari del XX secolo, il Fascismo e il Comunismo) e trova nella sintesi la sua meta salvifica. Le contraddizioni non danno fastidio a queste due scuole di pensiero, anzi quelle contraddizioni vengono accolte di buon grado per costruire castelli volanti, prodigi scintillanti costruiti dai profeti e dalle loro visioni. In Italia, sono ancora molti gli adulti che credono alle favole.

L’Europa e il mondo intero guardano inorriditi all’Italia, paese che nessuno ormai considera piu’ una democrazia. “Mi spiega in quale altro paese democratico un primo ministro può rifiutarsi di rispondere alla magistratura? Le rispondo io: nessuno”, taglia corto David Lane dell’Economist. Ma come è stato possibile tutto questo? Perche’ c’e’ Berlusconi in Italia ma non un Berlusconi in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Spagna, in Canada, in Australia o negli Stati Uniti? Certo, si puo’ sempre essere d’accordo con Licio Gelli che gia’ nel 2003 diceva:

“Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa. (…) Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti.”

Ancora l’anno scorso il burattinaio della P2 dava consigli in pubblico al suo ex pupillo, ora a capo del governo della Repubblica. L’Italia – lo sappiamo tutti – e’ il paese che diede i natali al Fascismo, mai estirpato completamente dalla societa’ italiana che continua ad essere dominata dal Fascio. Nella vita di tutti i giorni quasi non ci si fa piu’ caso, tanto quel Fascio e’ nei costumi italiani, in politica e nei media, negli ospedali e nelle scuole, nella giustizia e nella ricerca scientifica, nell’universita’, nel lavoro, nell’economia e nei sindacati. I problemi del paese, le sue contraddizioni, non si risolvono mai ma si compongono all’interno del regime del Fascio. Non c’e’ opposizione ma acquiescenza, non esiste alternativa ma alternanza all’insegna della continuità, la competizione è temuta e avversata a favore di un compromesso continuo. La società è chiusa, diffidente, proiettata verso il passato, impaurita e la paura è sempre cattiva consigliera; la paura è nemica della speranza. Non si tollera nemmeno il dibattito; soprattutto il dibattito! L’informazione è parte a pieno titolo di quel Gran Fascio.

Ma cos’e’ questo Fascio? E’ l’esatto opposto della societa’ aperta; l’Italia delle corporazioni, dei feudi, degli interessi particolari che paralizzano il paese che si regge sulla corruzione, il nepotismo, l’illegalità e l’ignoranza. Come ai tempi dei papi che facevano cardinali i propri figli, oggi l’Italia è il paese dei figli, degli amici e degli amanti che fanno carriera bloccando la meritocrazia e il progresso; si diventa caporedattore o direttore di un giornale e primario di un ospedale non per meriti ma per nome, conoscenze e favori. Confrontate l’informazione e la sanità italiane con quelle dei paesi a societa’ aperta. E’ lo stesso per la scuola, l’universita’ e la ricerca scientifica, e’ lo stesso per la pubblica amministrazione, la grande industria e la finanza, e’ lo stesso per le professioni, e’ lo stesso per la politica e le istituzioni. E’ ovvio che ci sono eccezioni; ma nulla di piu’. In questo Fascio che priva il paese di energie e risorse va ricercata la regressione culturale, sociale, economica, antropologica italiana.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Minareti e crocifissi

1 dicembre 2009

Tuona l’Osservatore Romano, il quotidiano della Curia di Roma: “Il no svizzero danneggia la libertà religiosa. I minareti sono come i crocifissi, la religione non può essere un fatto privato”. L’esatto opposto della verità, nella migliore tradizione di quella Chiesa, nata sull’inganno e cresciuta nella menzogna. Se abbiamo bisogno di un paragone per quello che e’ accaduto in Svizzera, quel paragone va cercato nell’imposizione dei crocifissi nelle scuole, nei tribunali e negli uffici pubblici, nella febbre fondamentalista che si respira in Italia tutti i giorni, nel fanatismo e nell’ignoranza dei gerarchi vaticani e dei politici nostrani, la santa alleanza dell’integralismo oscurantista. Invece ci tocca sopportare l’ipocrisia del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, che sale sul pulpito: “Un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo (…) il fanatismo islamico è più forte dopo il voto svizzero”.

Quel referendum svizzero, cosí come l’imposizione dei crocifissi per legge, dice molto sul fondamentalismo cristiano (e da noi, su quello cattolico) ma nulla dice sul fondamentalismo islamico, che però fa sempre comodo rispolverare, sui giornali e in TV. Ed è proprio quel continuo tam tam contro l’Islam – tam tam che Fini raccoglie e rilancia – che ha permesso quel referendum contro i minareti e – piu’ in generale – l’islamofobia, l’ondata di razzismo contro i musulmani, visti questi come pericolosi e potenziali terroristi. Non ho alcuna simpatia per il dogma – qualsiasi esso sia – e per chi quel dogma vuole imporre con l’inganno o con la forza ma l’intelletto onesto non puo’ non riconoscere che anche i piu’ efferati atti di terrorismo di matrice islamica impallidiscono accanto al terrorismo cristiano, di ieri e di oggi; dalle crociate, le guerre sante, le inquisizioni, al colonialismo, la schiavitù, i genocidi fino alle guerre di oggi, lanciate dietro falsi pretesti da chi si dichiara cristiano. Tirate giu’ la croce dalle vostre chiese, ammonisce Tolstoj nei suoi scritti sulla disobbedienza civile e la non violenza.


Al capezzale della Repubblica – prima parte

30 novembre 2009

Se è vero, come si dice, che l’intera vita passa davanti agli occhi prima di morire, siamo davvero arrivati al crepuscolo della Repubblica. L’intera storia d’Italia – sempre piu’ una denominazione geografica e sempre meno uno stato civile – sta passando velocemente davanti agli occhi di quella giovane disgraziata; i problemi, vecchi di decenni, di secoli e di millenni sembra si stiano raccogliendo attorno al suo capezzale.

Eugenio Scalfari su Repubblica e Sergio Romano sul Corriere della Sera sono ieri intervenuti sugli ultimi sintomi di questa moribonda. Scrive Sergio Romano:

Il «concorso esterno in associazione mafiosa» si è dimostrato una categoria penale alquanto fumosa e imprecisa.

Scrive Eugenio Scalfari:

Si discute e si mette in dubbio da parte dei difensori di Berlusconi la validità di un reato come quello di concorso esterno in associazione mafiosa, non contemplato dal codice penale ma ormai da gran tempo legittimato da una serie costante e conforme di pronunce giurisprudenziali della Cassazione.

La certezza del diritto, la certezza del reato e della pena sono tutte cose che s’insegnano (o forse s’insegnavano) al primo anno di Giurisprudenza. Oggi – sulle pagine della stampa “colta” – non si riesce nemmeno ad essere d’accordo su cosa sia reato e cosa non lo sia. Lasciando questa discussione tecnica ai tecnici, cioe’ ai giuristi, faccio solo notare la disinvoltura con cui Scalfari afferma:

“ogni discorso sulla improprietà di un reato non previsto da un codice penale più che antiquato è priva di qualunque fondamento”

cosí come faccio notare la superficialità di Romano quando scrive sul Corriere:

“peraltro il procuratore capo di Firenze ha smentito ieri che il presidente del Consiglio sia indagato”.

Romano evidentemente non è bene informato (e forse non legge nemmeno il giornale su cui scrive):

Se c’e’ di mezzo un reato di mafia “l’indagato non puo’ sapere di essere indagato per tutelare la segretezza delle indagini”. Lo dice al Corriere della Sera l’ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, che aggiunge: “Pubblicita’ non c’e’ in questo tipo di indagini sulla mafia”, quando un presunto indagato chiede se e’ indagato “deve ricevere una risposta in ogni caso negativa se si tratta di reati di mafia. E’ stabilito dal codice di procedura penale. E’ l’applicazione del cosiddetto ‘doppio binario'”.

L’aspetto però piu’ interessante che salta all’occhio dalla lettura comparata dei due articoli è l’assoluta sintonia del messaggio che i due illustri commentatori lanciano dai loro pulpiti; ponendo l’accento ognuno su aspetti differenti, quando non conflittuali, la conclusione che Scalfari e Romano traggono è la medesima. Scrive Romano:

Si può far cadere un governo che dispone di una consistente maggioranza senza dare un duro colpo al processo democratico? È una domanda a cui il presidente della Repubblica ha già dato una risposta: no, non si può. Occorre quindi una tregua, e la soluzione migliore per garantirne l’osservanza potrebbe essere il ritorno a un maggior senso di responsabilità dei poteri dello Stato, evitando forzature e invasioni di campo. Questo processo sarebbe favorito da una forma di immunità (che ricordiamolo fu introdotta dai padri costituenti) purché concordata a larga maggioranza.

Romano auspica un ritorno all’immunità, ma il suo aggrapparsi ai “padri costituenti” sembra solo un argomento peloso per dar forza alle sue tesi; ci sono infatti argomenti ben piu’ persuasivi che giustificano le tesi opposte, primo di quegli argomenti il fatto che ognuno puo’ capire da solo, nonostante i tentativi di alcuni intellettuali di infangare l’intelletto: non puo’ certo essere un capo di governo inquisito in molti processi per fatti gravi e gravissimi che risalgono ad anni in cui quel soggetto non rivestiva alcun ruolo istituzionale a poter mettere mano ad eventuali riforme sull’immunità e sulla giustizia. Anche a prescindere da qualsivoglia altra considerazione giuridica e politica, Berlusconi che mette mano a quelle riforme sarebbe visto dall’opinione pubblica, sia in Italia sia all’estero (e non senza ragioni), come Bin Laden che legifera in tema di terrorismo o un pedofilo in tema di tutela dei minori. La “tregua” di cui parla Romano sembra allora la resa dello stato di diritto.

Scrive Scalfari:

Ha ragione Napolitano quando dice che non è per via di processi che si elimina un avversario politico fin tanto che gli rimane la fiducia della maggioranza. Ma è altrettanto vero che gran parte di quella fiducia si verifica meglio alla luce di processi e sentenze che mettano in chiaro passaggi rimasti per troppi anni oscuri e inquietanti. Noi pensiamo che sia questa la buona democrazia. Intanto, il governo ha il diritto e il dovere di governare. Se cominciasse a farlo invece di restare perennemente in “surplace” sarebbe un buon risultato.

Se Romano crede di trovare la soluzione nell’immunità (che però sarebbe meglio chiamare con il suo vero nome: impunità), Scalfari invece si limita a concludere che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”. Ma sul come Silvio Berlusconi possa governare in questa situazione, Scalfari nulla dice. E tuttavia vale forse la pena notare che sia Romano sia Scalfari, nonostante sostengano tesi contrapposte e non conciliabili, concordano con il Presidente Napolitano che aveva detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Senza tornare a ripetere gli argomenti che mi fanno sostenere che Napolitano sbaglia – e con lui tutti coloro che per convinzione, opportunismo o timidezza sostengono le stesse tesi del Presidente della Repubblica – vale la pena, io credo, fare alcune considerazioni di carattere generale. Non sull’ultima crisi insomma si dovrebbe a questo punto riflettere ma sul male oscuro che sta consumando la nostra disgraziatissima Repubblica, mentre c’è già chi vuole crocifiggere la bandiera, affrettando il calvario della giovane morente.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualcosa su quel male oscuro, per ora basti segnalare che l’informazione fa sicuramente parte di quel calvario. In quell’editoriale su Repubblica, per esempio, a proposito del processo Andreotti, Eugenio Scalfari scrive:

Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell’ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa.

E’ mai possibile che Scalfari non conosca i fatti? Nel breve video qui sotto, il giudice Giancarlo Caselli, procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e ora procuratore capo della Repubblica a Torino, ricostruisce la verita’ giuridica e giudiziaria ricordando i documenti ufficiali.

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

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Guerra Santa


Casa Nostra: l’omofobia, la mafia e i canarini

22 ottobre 2009
Casa Nostra

Casa Nostra

“Ci sono certe regole – regole esplicite – che tutti i membri della malavita devono seguire: Niente barba. Mai dormire con la moglie di un altro gangster. Nessuna cooperazione con il governo, in linea con l’omerta’, il codice mafioso del silenzio. Ma poi ci sono quei costumi che sono cosi’ penetrati come parte dell’essere mafioso che non hanno nemmeno bisogno di essere detti. In alto tra questi costumi, forse il primo tra essi, è il divieto di essere gay”.

Inizia cosi’ un articolo sul New York Times del 20 ottobre dedicato al boss mafioso Robert Mormando, della famiglia Gambino. Mormando, durante un’udienza alla Federal District Court in Brooklyn, ha confessato non solo di essere un informatore del governo ma ha anche ammesso di essere omosessuale. Dopo aver confessato di aver preso parte ad una sparatoria contro il proprietario di un negozio di bagel [panini a forma di ciambella], la difesa di Mormando ha cercato di persuadere il giudice che la sua cooperazione con la giustizia è stata ancora piu’ rischiosa perche’ per molti anni il boss mafioso ha nascosto la sua omosessualita’ mentre faceva parte di Cosa Nostra. L’articolo del New York Times viene ripreso da Ennio Caretto sul Corriere della Sera.

Questa mentalita’ mafiosa, che merita le pagine del piu’ prestigioso quotidiano degli Stati Uniti, in Italia è patrimonio nazionale e non farebbe mai notizia. Pochi giorni fa’ commentavamo su questo blog le dichiarazioni del ministro Scajola, “riteniamo pero’ che la sessualita’ sia un incontro tra maschio e femmina”. Dichiarazioni, come si vede, in perfetto stile mafioso. Quella mentalita’ mafiosa peraltro alberga anche nelle menti dei celoduristi padani; quest’estate il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il leghista Luca Zaia, ci ha infatti illustrato il suo “pensiero” su RAI e omosessualità:

“La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili personaggi meno appariscenti. In ogni caso la Rai non deve dare priorità al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensì seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi”.

Pochi giorni fa’ il disegno di legge contro l’omofobia e’ stato affossato in Parlamento; e’ toccato alla fondamentalista Paola Binetti fare da capro espiatorio, ma ormai lo sanno tutti, Paola Binetti non è il problema. Intanto il terrorismo omofobo continua, tra le benedizioni del Vaticano e dei suoi tirapiedi in Parlamento. In perfetto stile mafioso!

E in perfetto stile mafioso, l’omofobia e’ la stella polare dell’UDC di Casini e Buttiglione, il partito clericale che si ispira all’oscurantismo, all’ignoranza e alla guerra contro la scienza e la ragione da parte della Curia Romana che – erede di secoli di barbarie – ancora si ostina a giustificare l’omofobia teologicamente.

C’e’ una bizzarra scuola di pensiero che ritiene che il problema dell’omofobia e dei diritti civili ai cittadini lgbt riguardi una piccola minoranza del paese, e che quindi non deve entrare nel discorso politico e soprattutto non deve impedire al PD di allearsi con l’UDC. Un tema di nicchia, l’hanno definito. La timidezza, per usare una parola troppo gentile, del PD in tema di diritti civili e liberta’ fondamentali denota l’ottusita’ della sua classe dirigente; mai sfiorati dal sospetto che l’omofobia sia un problema degli eterosessuali, quei dirigenti sono troppo immersi nella cultura di Casa Nostra per rendersi conto dello strettissimo legame tra l’omofobia e la mentalita’ mafiosa. Lo stesso vale per i media italiani, siano essi i mezzi d’informazione o d’intrattenimento o gli incroci d’infotainment; mentre la Chiesa di Roma e’ in piena guerra contro gli omosessuali, attaccando anche l’ONU e l’Unione Europea e opponendosi addirittura alla depenalizzazione universale dell’omosessualita’, i media italiani non fanno notare l’assoluto silenzio delle gerarchie vaticane per uno dei piu’ gravi – se non IL piu’ grave – problemi italiani: il controllo da parte delle mafie di intere regioni del paese.

E come i canarini che venivano usati nelle miniere di carbone per segnalare la presenza di gas tossici, gli omosessuali italiani continuano a morire d’omofobia, in perfetto stile mafioso; ma a differenza di quelle miniere, la societa’ italiana è sorda, cieca e muta all’allarme.

P.S. Un video di 1 minuto: l’intervento di Stefano Galli, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Regionale (Lombardia). Seduta del Consiglio Regionale del 13.1.2009


A proposito di libertà di stampa

2 ottobre 2009
La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani durante cinque secoli di orrori

La Chiesa Cattolica, attraverso la maledettissima Santa Inquisizione – tribunale dell’infamia operato da domenicani e francescani – ha seviziato, torturato e assassinato milioni di esseri umani durante cinque secoli di orrori

Mentre la “libera stampa” italiana si parla addosso in un’orgia autoreferenziale, spia dal buco della serratura e ci stordisce con le dichiarazioni di papa Ratzinger su famiglia, divorzio, aborto, economia, scienza, facendo da cassa di risonanza alla propaganda clericale e presentando la Curia di Roma come alta autorità morale, sul Guardian leggiamo un articolo di Tanya Gold sulla prossima visita di papa Ratzinger qui nel Regno Unito; l’articolo è tradotto in italiano da Laura Franza: “Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna.”

Segnaliamo la denuncia dell’International Humanist and Ethical Union contro il Vaticano in sede ONU (UN Human Rights Council) a proposito di pedofilia clericale. Abbiamo già scritto nei giorni scorsi sull’omertà della “libera stampa” italiana su questi temi.

Segnaliamo anche un articolo di Tommaso di Francesco sul Manifesto, Un flop papale papale:

Tra le tante operazioni ideologiche che vedono impegnati i media, inesorabilmente c’è l’esaltazione, comunque e dovunque, del viaggio papale. Un vero topos narrativo. E celebrativo. Così la tre giorni del papa nella Repubblica ceca che avrebbe dovuto essere raccontata per il flop che è stata, viene rappresentata invece come l’ennesimo trionfo di Ratzinger. Invece, al di là dei messaggi subliminali e delle citazioni colte, di flop si è trattato.

Intanto, con la complicità della classe dirigente del Partito Democratico, è stata ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486. A questo proposito Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Donatella Poretti (senatrice radicale/PD, segretaria commissione Sanità del Senato) hanno denunciato:

Purtroppo, oggi paghiamo a caro prezzo le indecisioni del PD e la posizione assunta in Commissione Sanità dalla senatrice Dorina Bianchi, che hanno permesso l’istituzione di una commissione d’indagine sulla pillola abortiva a uso e consumo degli esponenti clericali della maggioranza di centrodestra.