“Oltre il segno”

15 dicembre 2009

Quello che è accaduto oggi in Parlamento, le indecenti e violentissime parole di Fabrizio Cicchitto – capogruppo dei deputati del PDL –  lo si vorrebbe affrontare con ironia e sarcasmo. La madre dei cretini e’ sempre incinta, come dice quel detto popolare. Ma le parole di Fabrizio Cicchitto sono troppo gravi e troppo serie per riderci sopra. Quella di Cicchitto oggi al Parlmento e’ stata un’intimidazione politica intollerabile in una democrazia.

Ormai sui mezzi d’informazione non si parla d’altro che del “miracolato” e il governo – come ogni regime liberticida – vuole ora sfruttare l’occasione data dal gesto folle di quel povero disgraziato (una persona malata, non un terrorista) e introdurre misure contro la Piazza e contro la Rete – vi fa pensare a qualcosa? Facciamoci una bella doccia fredda, che aiuta a svegliarci dal sonno indotto dal tam tam della destra e di molti media.

Consiglio allora un articolo di Corrado Truffi sul blog de iMille che inizia cosí:

Dopo l’aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

L’articolo è eccellente, andate a leggerlo: Internet di piombo. Eccellente anche l’articolo di Francesco Costa che sull’Unita’ dice cose di buon senso a proposito di Internet e dell’annunciata “riforma” liberticida che si appresta a varare il governo: Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

Giuseppe Civati sul suo blog pubblica delle informazioni importanti in tema di immigrazione. E’ essenziale leggere questi post: Stranieri: i dati smentiscono l’allarmismoRapporto Ismu: le religioniRapporto Ismu: l’immigrazione e la finanza pubblicaRapporto Ismu: italiani e stranieri. I dati parlano da soli e dovrebbero fugare le folli fobie xenofobe istigate da chi, anche al governo, usa il razzismo come strumento politico. Speriamo solo non ci siano troppi sordi, quella sarebbe la vera invasione da temere. Ancora un problema d’informazione quindi. Un buon programma sulla RAI: Tg3 Shukran, qui ospite Emma Bonino.

C’è gia’ chi parla di un prima e di un dopo l’aggressione di Milano in senso politico. Miracolo a Milano? Chi non vuol credere ai miracoli puo’ leggere l’intervista, sul Manifesto di qualche giorno fa’, a Stefano Rodotà, giurista serio e intellettuale onesto e sempre da ascoltare:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Domenica, poco prima del comizio di Berlusconi a Milano, il ministro dell’economia Tremonti dichiarava:

“La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”

La voce del “miracolato”: “si vada avanti anche con maggior vigore di prima”. Con le parole di Cicchitto la destra sta gia’ lavorando per accelerare il suo progetto politico originario e forse addirittura spingersi ancora oltre. E’ nel giusto il segretario del PD Bersani – l’uomo ha davvero la pazienza di Giobbe – quando dice:

“I discorsi sul ‘clima’ nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno”.

Il Presidente della Camera Fini e’ d’accordo: “Parole incendiarie”. Insomma, Cicchitto l’incendiario, travestito da pompiere, e’ andato oltre il segno. Speriamo il segno non si sposti oltre, non c’e’ piu’ posto. C’e’ da augurarsi che l’opposizione in Parlamento (ma Fini cosa farà da grande?) sia capace, finalmente e dopo troppa titubanza, di reagire alla strategia pericolosa e reazionaria della destra. Magari con meno discussioni nei salotti televisivi, cosi’ da riportare il Parlamento al centro della vita istituzionale. L’opposizione in Parlamento si dovrebbe far carico di interpretare e governare, razionalmente e democraticamente, la Piazza, le molte piazze, cioe’ la sua base elettorale, rappresentarne le istanze, ascoltarne le voci, dialogare. C’e’ in questo momento molto malcontento nel paese, i problemi sono numerosi e gravissimi, molti di vecchia data, la crisi economica e’ pesantissima e il capo del governo, lo ha ripetuto anche domenica al suo comizio a Milano, usa la solita strategia del “va tutto bene”, “per fortuna che Silvio c’è”. Anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, “per fortuna che l’opposizione c’è”.

Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse. La strategia della destra e’ quella di silenziare chiunque non si inchini al sovrano; il termine tecnico e’ assolutismo. E’ la stessa strategia che vuole imbavagliare quella poca informazione che non controlla, che ha reso totalmente irrilevante il Parlamento (ancora oggi la fiducia alla finanziaria, una scelta che il Presidente della Camera Fini ha giudicato “deprecabile”), la giustizia ad personam per il sovrano e altre delizie. Chissa’ cosa troveremo sotto l’albero a Natale?

P.S. Bersani oggi ha anche dichiarato: “Le elezioni anticipate? Certificherebbe il fallimento del centrodestra. Se si va, noi siamo pronti”. Ed io che non me n’ero accorto! Con tutta questa prontezza speriamo non ci si dimentichi della legge elettorale vigente, la notoria porcata.

AGGIORNAMENTI:

1) aderisci all’appello su il Fatto: Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fattiFirma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola

2) Barbara Spinelli: Solidarietà a Marco Travaglio

3) Paolo Flores d’Arcais: Le parole vili e sciagurate dell’on. Cicchitto

4) da Il Fatto: “Intellettuali, scrittori e giornalisti in queste ore stanno esprimendo solidarietà a chi è stato colpito da parole e minacce. Ne abbiamo scelti alcuni. Qui sotto le analisi e i giudizi su quanto sta accadendo in Italia in questi giorni.
Giorni in cui chi può dire qualcosa – perché ha pensiero, orizzonti, storia personale e professionale – sente il dovere di farlo.” – Leggi i commenti di Bocca, Sartori, Hack, Annunziata, Lerner ed altri…


Massimo D’Alema, Emma Bonino e l’Unione Europea

16 novembre 2009

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In una lettera al Financial Times, le tre donne ai vertici dell’Unione Europea denunciano il sessismo dell’Unione e rivendicano piu’ democrazia e piu’ rappresentanza:

“Abbiamo bisogno di un impegno politico collettivo per assicurare rappresentanza politica alle donne. Le donne sono la maggioranza della popolazione, e la democrazia europea del 21° secolo non puo’ permettersi di usare solo la meta’ dei suoi talenti, idee ed esperienze. Quando le donne siedono al tavolo, esse possono aiutare affinche’ le decisioni politiche riflettano le necessita’ dell’intera popolazione.”

Il tema e’ quello della nomina del presidente e dell’alto rappresentante dell’UE; tutti i candidati, denunciano le tre donne, sono uomini. Cosi’ Margot Wallström, vicepresidente della Commissione, Diana Wallis, vicepresidente del Parlamento e Neelie Kroes, commissario, sollevano il problema sulle pagine del Financial Times, che dedica alla questione anche un articolo e – sul tema delle candidature – un editoriale.

Questa volta l’Italia avrebbe potuto giocare un ruolo di primo piano, proponendo all’Europa un nome che all’Europa e all’Italia ha dato prestigio e mietuto riconoscimenti generosi quanto rari per il nostro paese. Emma Bonino.

Se il governo italiano fosse stato interessato a riconquistare il prestigio – mai cosi’ basso – del nostro paese in Europa e nel mondo, avrebbe potuto facilmente candidare Emma Bonino per il posto di Alto rappresentante per gli affari esteri e quella candidatura sarebbe stata probabilmente appoggiata da molti governi e da larghissimi settori del popolo dell’Unione, non perche’ donna, ovviamente, ma anche perche’ donna.

Invece Berlusconi, lo sappiamo, ha candidato il suo inseparabile “nemico”, Massimo D’Alema, gia’ presidente del consiglio e ministro degli esteri ma che certo – D’Alema non si offendera’ – non e’ ne’ molto conosciuto in Europa ne’ riscuote gli stessi consensi di Emma Bonino. A differenza di D’Alema inoltre, Bonino non ha mai intrattenuto dittatori sotto le tende o passeggiato a braccetto con personaggi discussi.

Ora, la politica estera italiana non appare molto chiara, con un capo del governo che frequenta piu’ spesso e volentieri Gheddafi e Putin che non i leader degli altri paesi dell’Unione. Quanto a D’Alema, mi sembra i suoi problemi rispetto all’UE vadano ricercati piu’ nella vicinanza a quella linea di politica estera del governo italiano che non ai suoi lontani trascorsi nel PCI.

Massimo D’Alema pero’ puo’ contare sull’appoggio del governo italiano e di quasi tutti gli schieramenti presenti in Parlamento, uniti per il bene del paese – o almeno cosi’ dicono. Con la sua nomina ad Alto rappresentante dell’UE, verrebbe suggellata l’ennesima fase di unita’ nazionale, l’ennesimo compromesso storico, l’ennesimo fascio. Staremo a vedere. Non sarebbe la prima volta che l’Europa si fa ammaliare da quel fascio e l’ultima volta non e’ finita troppo bene.

Aggiornamento, martedí 17 novembre – Il Financial Times torna oggi a scrivere a proposito di Unione Europea e candidature con alcuni articoli durissimi soprattutto contro Massimo D’Alema, “familiar with the dark arts of Italian political intrigue” e “who does not speak fluent English”. QUI, QUI e QUI.


RADICALI: raccolta pre-firme per elezioni regionali e sottoscrizione straordinaria

3 novembre 2009

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Emma Bonino e Giancarlo Scheggi illustrano l’iniziativa della raccolta delle pre-firme in vista delle elezioni regionali del 2010.

Intanto prosegue la sottoscrizione straordinaria aperta da Bonino e Pannella: Si aggiungono i parlamentari radicali Mecacci, Poretti e Zamparutti. Tra le personalità, partecipano con l’iscrizione al Movimento Alessandro Cecchi Paone, Stefano Disegni e Tony Garrani

Ricordiamo anche l’appello per salvare il servizio pubblico di Radio Radicale.


Guerra Santa

3 novembre 2009

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Mentre in Italia l’Opus Dei continua la sua guerra santa alla conquista delle istituzioni repubblicane, l’Europa non e’ mai stata cosi’ lontana. La RAI, l’azienda che di pubblico ha solo il canone, e’ gia’ in mano ai partiti, alle correnti e alle congregazioni, piu’ o meno occulte. L’Opus Dei ora si aggiudica un’altra vittoria.

Agli italiani tutto cio’ sembra normale; quante volte abbiamo sentito o detto, tutto il mondo e’ paese? In verita’ l’Italia sembra sempre piu’ un paese in declino, culturale prima ancora che politico, sociale prima ancora che economico; un paese inesorabilmente avviato verso l’autoesclusione dalla civilta’ liberale. Forse in un futuro non troppo lontano l’ONU dovra’ occuparsi anche del Belpaese; per ora la Corte di Strasburgo ammonisce “No ai crocefissi nelle aule”

Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar):

«È un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all’Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano, affermata da tutti a parole, trova conferma in un provvedimento epocale».

Deliranti ed eversive le reazioni da parte dei fondamentalisti che occupano le istituzioni repubblicane. La ministra Gelmini da’ i numeri:

“La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica attraverso la presenza del crocifisso”

Il  ministro per le Politiche agricole, il leghista, omofobo Luca Zaia parla di “sentenza astratta e fintamente democratica”. Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli:

“La Corte europea ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori. In ogni caso i crocifissi resteranno sulle pareti delle nostre scuole”.

Quando si vantano di averlo duro, i leghisti parlano di comprendonio. E non poteva mancare Rocco Buttiglione, quello che l’Europa ha rispedito in Italia: “una sentenza aberrante da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia”.

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, commenta:

“mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”

Rimarranno delusi tutti coloro che, cosi’ ingenuamente, avevano creduto alla possibilita’ di una destra laica e liberale capeggiata da chi, solo pochi anni fa’, dichiarava che Mussolini e’ stato il piu’ grande statista del ‘900 e che i maestri elementari gay non sono adatti a fare i maestri. La strada verso il liberalismo e’ ancora lunga e impervia.

La CEI (Conferenza episcopale italiana) non sembra avere alcun senso del ridicolo:

“In base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica”

E mentre il governo prepara il ricorso, aspettando le direttive dal Vaticano – che per ora dice di provare “molto fastidio” –  i cittadini possono votare il songaggio su Repubblica e sul Corriere della Sera e su UAAR e sul Sole 24Ore

P.S. Arriva anche la dichiarazione del segretario del PD, Pierluigi Bersani, in perfetto stile catto-comunista (non e’ un’offesa, e’ una constatazione):

“un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.

Francesco Costa fa benissimo a evidenziarla come frase del giorno. Al segretario del PD ovviamente stanno piu’ a cuore i buoni rapporti con Oltretevere e con gli amici (suoi, non nostri) di Comunione e Liberazione che ascoltare l’opinione dei cittadini italiani. That’s too bad! Democracy next time segretario? Forse ci sara’ qualcuno in Europa che si sta domandando in queste ore come si puo’ dare la politica estera europea all’Italia; Massimo D’Alema, avesse mai avuto una chance, con queste ultime dichiarazioni di Bersani se l’e’ giocata! Come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere? In Europa hanno il vizio di credere nella laicita’, nella separazione dei poteri e addirittura nel rispetto per le istituzioni europee, a cominciare dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma tu guarda questi europei quanto sono strani!

P.P.S. Continua la fiera delle scemenze. Il ministro degli esteri, Frattini: “Colpo mortale all’Europa”. Si supera ferfino la Repubblica delle Banane nella Repubblica Confessionale Italiota; ma si puo’ reagire con questi accenti fondamentalisti ad una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? L’Europa fara’ bene a prendere provvedimenti prima che l’Italia sia – essa si – un colpo mortale all’Europa.

AGGIORNAMENTI:

1) il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – l’omofobo che da’ dello “stronzo” agli operai – ha fatto sapere che “il governo ha già fatto ricorso contro la sentenza”. Efficienza dei mullah che guidano la Repubblica Cattolica Italiana.

2) il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea che si occupera’ del ricorso, ha dichiarato:  “sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative”. Amen. Povero Cristo, quello che non si fa’ in tuo nome.

3) ottima osservazione sul sito UAAR:

Bruno Gualerzi scrive:

3 Novembre 2009 alle 19:01

Nel sondaggio de La Repubblica – per altro fino ad ora confortante – manca però a mio parere un quesito da accostare a:
‘Non sono credente, ma non ritengo il crocefisso in aula una “violazione della libertà di religione degli alunni”‘.
E cioè:
‘Sono credente, ma ritengo il crocifisso in aula una “violazione della libertà di religione degli alunni”‘.
Sempre nei limiti di questi sondaggi, sarebbe un dato interessante.

4) Piena soddisfazione, invece, da parte del leader di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: “Esprimo un plauso per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ci segnala giustamente come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna”.

5) le reazioni sui media internazionali; la notizia sta gia’ facendo il giro del mondo.

6) un’altra collezione di reazioni, compilata dall’UAAR

7) Debora Serracchiani:

“Una sentenza formalmente corretta e condivisibile, ma la tradizione culturale dalla Chiesa si intreccia con la storia del nostro Paese e richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento”

Chiara la prima parte del commento, ma non ho capito il resto Debora. Che vuoi dire con “approccio piu’ complesso”? Si e’ dovuti arrivare alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tanto l’approccio e’ sempre clericale in questo paese. Io mi preoccuperei molto di piu’ per lo spettacolo indecente che la politica italiana sta dando ancora una volta.

8 ) Francesco Costa, con poche parole, ha detto quello che ci si sarebbe aspettato dal segretario del PD, Bersani:

(…) qui c’era da dire – a essere prudenti – che “le sentenze vanno rispettate e non commentate, specie quelle di un organismo autorevole come la Corte europea per i diritti dell’uomo”. Oppure, con un po’ di coraggio in più, si poteva dire che si tratta di una sentenza di buon senso a garanzia del pluralismo religioso, oltre che della laicità dello stato.

Non era difficile, stavolta, per Bersani. Cosa dobbiamo pensare noi che vogliamo un PD e un paese laici?

9) intervista a Emma Bonino: nessuno scandalo, la laicità è inclusiva

10) i commenti di Ainis e Rodota’

11) il fine ragionamento giuridico di Antonio Di Pietro: “È una sentenza sbagliata. Sono cattolico ma a prescindere da questo, anche se non lo fossi, non capisco che male c’è ad avere il crocifisso in aula. Che male fa mettere un simbolo che ti ricorda amore e sensibilità? Se dobbiamo accettare una cosa del genere, allora togliamo i crocifissi da piazze e campanili.”

12) E arriva pure Marco Travaglio: “Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole.” Ecco, appunto; non dipende da Travaglio.

13) Il ministro Umberto Bossi:

“Il governo italiano non applicherebbe la sentenza”, anche se il ricorso contro la decisione della Corte europea per i diritti dell’uomo, che ha vietato il crocifisso in aula, andasse male. Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, a margine dell’inaugurazione di una sede del partito a Somma Lombardo. “Il popolo e’ contrario – ha aggiunto – ci vuole altro che un magistrato europeo che fa le sentenze non in nome del popolo, ma contro. I magistrati, anche quando sono europei, decidono sempre al di sopra e al di fuori del popolo. E questo non va bene”. (07 November 2009)

La puzza acre di carne bruciata sui roghi e di olio di ricino è inconfondibile; arriva fin qui, al di la’ della Manica. Ma il fetore della connivenza è ancora piu’ nauseante.


Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane

31 ottobre 2009

carcere

“Il grado di civiltà in una società può essere giudicato entrando nelle sue prigioni” scrive Dostoevskij nelle sue Memorie dalla casa dei morti. “Tuttavia bisogna guardarsi dall’assegnare senz’altro il calvario di Stefano al capitolo carcerario” – come srive Adriano Sofri in un ottimo articolo su Repubblica, Il calvario di Stefano – anche perché, scrive Sofri, “nell’agonia di Stefano – di questo si è trattato, questo sono stati i suoi ultimi sette giorni – sono intervenute tante di quelle autorità costituite da far rabbrividire”.

Rabbrividire fanno anche le dichiarazioni di ministri e alti ufficiali dei carabinieri, dichiarazioni in linea con la Repubblica delle Banane i cui abitanti, lungi dall’essere cittadini, temono le proprie istituzioni, a cominciare da quelle forze dell’ordine che dovrebbero proteggerli. Quei politici e quegli ufficiali leggano la lettera che un maresciallo della Guardia di Finanza – che svolge attività antidroga da circa 20 anni – ha inviato a Beppe Grillo. [Parentesi: nel caso Marrazzo c’è un quinto carabiniere indagato, “nel 2006 fu arrestato per un’indagi­ne di pedofilia. Sospettato — insieme a una trentina tra pro­fessionisti, militari, sacerdoti — di aver costretto numerosi bambini rom ad avere rapporti sessuali.” Forse c’è un problemino sul reclutamento e la formazione delle forze dell’ordine in questa Repubblica delle Banane, o no? E la notoria omertà – che si chiama “spirito di corpo” in certi ambienti – certo non aiuta a risolvere il problema].

Il caso di Stefano Cucchi non è un caso isolato nel panorama italiano. Tutt’altro. La lista dei nomi è lunga, anche se ai piu’ quei nomi non dicono nulla: Manuele Eliantonio, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, e molti altri. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere: dal 2000 al 30 ottobre 2009 ci sono state 1529 morti in carcere, tra queste, 543 suicidi. Denunciando il problema all’inizio di settembre, Marco Pannella ha accusato: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”.

C’è un problema gravissimo di credibilita’ delle istituzioni e – ancora piu’ grave – una crisi d’umanità che colpisce tutti. Le vittime di questa crisi non sono solo i cittadini che subiscono le violenze e la morte per mano dello Stato e i loro cari; tra le vittime ci sono sicuramente sia gli aguzzini – che perdono la loro umanita’ nel momento in cui alzano la mano e chiudono gli occhi – sia tutti noi, che siamo i veri responsabili di tutto cio’ che accade nella nostra Repubblica. “Il mondo è un posto pericoloso – diceva Albert Einstein – non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

C’è un problema d’informazione, troppo ripiegata su se’ stessa e sulla politica dei giochi di Palazzo, un’informazione che da’ troppo spazio alle dichiarazioni di questo o quel don e che si e’ ridotta a spiare dal buco della serratura della camera da letto, diventando miope su tutto il resto. Un’informazione cinica, in un paese dove il cinismo abbonda e il civismo scarseggia. Anche in quest’ultimo caso, quello di Stefano Cucchi, l’informazione è partita dalla Rete e da Radio Radicale, dal Manifesto e dal Fatto. Eppure l’informazione mainstream – dalla “libera stampa” alla televisione – ha risorse ben maggiori e assai potrebbe se solo volesse.

proibizionismo

immagine tratta da un manifesto radicale antiproibizionista del 1993

Infine, sulle droghe. I politici che hanno prodotto quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame, si vergognino. La loro responsabilità è assai piu’ grave di coloro che materialmente hanno ammazzato Stefano (e tutti gli altri). Si faccia chiarezza sulle responsabilità, penali e amministrative, di questa vicenda e delle altre analoghe; ma soprattutto si tolga di mezzo quella fottutissima legge e si cominci a imboccare la strada della razionalita’ e della decenza, partendo da subito con la legalizzazione (che vuol dire: regolamentazione) delle droghe, a cominciare da quelle leggere. Per dirla con Vasco Rossi, “l’erba, inte­sa come verdura, fa meno male dell’uva”. E’ il proibizionismo che uccide, fuori e dentro il carcere e le ripugnanti lacrime da coccodrillo dei proibizionisti servono solo alla carriera di politici ottusi e senza scrupoli.


I buffoni ministri La Russa e Alfano e il caso Cucchi (e le dichiarazioni surreali e vergognose del maggiore Paolo Unali)

30 ottobre 2009
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Con Ignazio La Russa, Ministro della Difesa, l'Italia è in buone mani

Sul caso di Stefano Cucchi, interviene il ministro della difesa La Russa:

«Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo – spiega La Russa – ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione»

Questione di fede!

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Angelino Alfano, ministro della giustizia del governo Berlusconi. Un ossimoro.

Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, mercoledi’ scorso alla Camera:

“La visita al Regina Coeli  ha evidenziato la presenza di ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione e arti inferiori”. “Il medico del carcere – ha aggiunto il ministro – ha poi dato atto nel referto di quanto riferito dal detenuto: Stefano Cucchi ha detto di una caduta accidentale dalle scale“.

E ci tocca pure pagarli a questi buffoni!

P.S. Sul blog del quotidiano Il Fatto potete leggere le dichiarazioni surreali del maggiore Paolo Unali, comandante della Compagnia Roma Casilina, i cui uomini, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, hanno arrestato Stefano Cucchi. Siamo sicuri c’e’ gia’ chi sta lavorando per insabbiare tutto. Davvero una Repubblica delle Banane, dove i cittadini hanno paura delle loro forze dell’ordine. Vergogna!

P.P.S. Monsignor Giorgio Caniato, ispettore dei cappellani: «Le botte gliele hanno date sul serio e anche forte. Non è certamente caduto dalle scale». Il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni ha invitato ad aspettare l’esito dell’autopsia, anche se, ha detto: «continuo a pensare che sia stato colpito fuori dal carcere. È stato malmenato violentemente. Immagino che un tossicodipendente arrestato possa fare resistenza scatenando la reazione delle forze dell’ordine. A volte succede, purtroppo». Ma il comandante provinciale dei Carabinieri Vittorio Tomasone afferma: «Inoltre, voglio ribadirlo, il ragazzo non ha mai opposto resistenza all’arresto e tutto si è svolto normalmente». Di certo c’e’ solo che Stefano Cucchi non si è suicidato!

LEGGI ANCHE: Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane


Come è morto Stefano Cucchi?

29 ottobre 2009

Qualche giorno fa’ scrivevamo della “morte sospetta” di un cittadino di 31 anni rinchiuso a Regina Coeli il 16 ottobre scorso, poi trasferito all’ospedale Pertini di Roma. Su Radio Radicale è disponibile la conferenza stampa su questo tema. Presenti tra gli altri Luigi Manconi, Presidente di A Buon Diritto, Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone, Ilaria e Giovanni Cucchi, sorella e padre di Stefano, Emma Bonino, vicepresidente del Senato.

Su Facebook, Adriano Sofri pubblica le foto del cadavere di Stefano. Sofri scrive: “Mi dispiace di mostrare immagini così sconvolgenti, ma mi pare un dovere, per tutti. Queste sono le fotografie di Stefano Cucchi, fatte per la famiglia dalle pompe funebri. Al medico legale era stato vietato.”

La denuncia del garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni:

“Auspico che le indagini avviate dalla Procura della Repubblica, di cui ha parlato il ministro della Giustizia, contribuiscano a fare piena luce sulla morte di Stefano Cucchi, una vicenda che presenta lati oscuri non ancora del tutto chiariti che meritano un approfondimento”. E’ questo il commento del garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni dopo aver ascoltato la riposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano all’interrogazione presentata dai parlamentari Bernardini e Giachetti. Sul caso, il garante dei detenuti ha preannunciato anche l’invio di un suo esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

Infine un’intervista a Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano, sul blog di Beppe Grillo.

P.S. Quello di Stefano Cucchi non è un caso isolato.

AGGIORNAMENTO: I buffoni ministri La Russa e Alfano e il caso Cucchi (e le dichiarazioni surreali e vergognose del maggiore Paolo Unali)

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