Namaste

14 dicembre 2009

L’atto inconsulto di uno psicolabile cambia l’agenda politica e oggi – invece di parlare per esempio delle parole del ministro dell’economia Tremonti, che ieri ha dichiarato “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu'” – ci tocca leggere le reazioni di politici e opinionisti che giustamente denunciano un clima di violenza ormai intollerabile.

Silvio Berlusconi dice di essere stato “miracolato”. Ha ragione. Fino a ieri si parlava di un’invincibile armata per difendere la Repubblica contro le derive totalitarie dell’Unto del Signore; oggi quell’armata si è gia’ dissolta e i suoi generali e ammiragli fanno a gomitate per esprimere la (dovuta) solidarietà al capo del governo. Le vie del Signore sono infinite e la Provvidenza può servirsi anche della mente malata di un povero disgraziato, la cui vita sarà ora assai peggiore di quanto non lo sia stata in questi ultimi dieci anni di cura presso la malasanità italiana per problemi psichici. La parata di solidarietà dei politici nostrani però non include la solidarietà verso la famiglia di questo malato (malato, non terrorista), una famiglia distrutta e additata ora al pubblico scandalo. La compassione – quella pelosa – è sempre a senso unico e si sa, lo dice anche Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: “mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo”.

La violenza dev’essere sempre condannata; ce lo hanno insegnato (o almeno ci hanno provato) tra gli altri anche Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King Jr. e prima di loro il Signore Buddha e Gesú Cristo, il quale – ce lo dicono i Vangeli – si lasciò trasportare dalla rabbia e cedette alla violenza una sola volta nella sua vita; anche il figlio di Dio non poteva tollerare l’ipocrisia. Non è colpa loro se l’essere umano è ancora cosí primitivo e incline alla violenza, quella violenza che gli ipocriti additano solo quando gli conviene. Il Nobel per la Pace Martin Luther King Jr. nel suo celebre discorso contro la guerra in Vietnam – appena un anno prima d’essere assassinato – condannava il governo degli Stati Uniti, “il piu’ grande fornitore di violenza nel mondo oggi”. Era il 1967. Ma oggi questi personaggi sono buoni solo per qualche vuota celebrazione e molta retorica; oggi siamo moderni e il Nobel per la Pace lo danno alla speranza. Nulla di nuovo sul fronte occidentale; come diceva Erich Maria Remarque, “la morte di un uomo è una tragedia, la morte di un milione una statistica”.

Politici e opinionisti stanno spellando vivi Antonio Di Pietro e Rosy Bindi per le loro dichiarazioni fuori dal coro. Sarebbero colpevoli – dicono – di giustificare la violenza. Di Pietro e Bindi non sono i miei politici preferiti ma scuserete il mio scetticismo; una cosa è giustificare, un’altra cercare di usare la ragione per capire da dove nasce tanta violenza. Sia Di Pietro sia Bindi avrebbero potuto esprimere meglio il loro pensiero ma tra chi ora li accusa c’e’ anche chi fa il saluto romano in pubblico (il ministro Brambilla), chi fino a pochi anni fa’ considerava Mussolini il piu’ grande statista del Novecento (il Presidente della Camera Fini), chi chiama ad imbracciare i fucili (Bossi) e chi inneggia al linciaggio e alla pulizia etnica degli immigrati (i leghisti) e cosi’ via dicendo. Da che pulpito!

Scriveva Bertrand Russell un secolo fa’, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Sembra una banalità, invece questa frase racchiude ancora il segreto che puo’ liberare la mente umana dalla superstizione, dal dogma e da quell’ipocrita moralismo che, lungi dall’aiutare a risolvere i problemi, ne perpetua la loro esistenza.

Per quel che vale, anch’io mando la mia solidarietà all’uomo Silvio Berlusconi e gli faccio i migliori auguri per una pronta guarigione. Da quel buon cattolico che è, sono sicuro che anche lui – come Gesu’ Cristo e papa Wojtyła – riuscirà a perdonare il suo povero attentatore. A tutti coloro che invece stanno inneggiando alla violenza, sarà bene ricordare il significato di una parola di derivazione sanscrita, namaste; è il saluto usato in India e in altre regioni dell’Asia. Con quella parola si saluta lo spirito, il dio, la parte dell’altra persona che è comune a noi stessi. Non c’è bisogno di essere credenti in qualche fede per riconoscere la verità che quella parola contiene, il messaggio di fratellanza e non-violenza che quella parola significa.

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Il No-B-Day e la realpolitik del PD

6 dicembre 2009

No Berlusconi Day, il giorno dopo. Analisi e commenti non mancano, e sono tanto diversi e contrastanti cosi’ come diverse e contrastanti sono state le cifre fornite sulla partecipazione: 90 mila per la Questura di Roma, piu’ di un milione per gli organizzatori. Senza entrare nelle sempre presenti (e sempre inutili) guerre di cifre, nessuna persona di buon senso puo’ negare il grande successo della manifestazione, a cui oggi viene dato grande risalto dai mezzi d’informazione internazionali (con buona pace di RAISET, l’equivalente del Ministero della Verità di Orwell in 1984).

Attaccato il cappello al chiodo, forse accanto al crocifisso, il segretario del PD Bersani oggi dice:

il compito del partito, dice al Tg3, è adesso quello di “mettere in comunicazione” le “energie nuove” viste ieri al No B day.

La presidente del PD, Rosy Bindy, dopo aver detto tutto e il suo contrario nei giorni scorsi, ora parla di “sintesi”:

“A noi tocca costruire una nuova sintesi: non è una concessione all’antipolitica, è necessario un di più di politica”

La “sintesi” e’ una parola chiave, ne scrivevo qualche giorno fa’ in Al capezzale della Repubblica – seconda parte. Nessuna meraviglia sentir parlare di “sintesi” dai massimi dirigenti del PD, quella “sintesi” e’ nel loro DNA culturale, nei loro referenti storici, filosofici, antropologici.

Quello che a me preoccupa pero’ e’ che il maggiore partito d’opposizione sembra non rendersi conto della rivolta che c’e’ nella societa’ (o in larghi settori di quella societa’) o – se si rende conto – mi preoccupa ancora di piu’ il fatto che il PD non stia facendo nulla per governare quella rivolta (e mi chiedo se ne sia capace). Credo l’errore politico principale del PD a proposito del No B Day sia stato quello di aver rinunciato in partenza a governare quella rivolta, rivolta che per essere governata dev’essere prima di tutto capita; l’accento che sovente si mette su Di Pietro, il discorso del cappello, nascondono maldestramente l’imbarazzo di un PD che – almeno per ora – e’ (o a me almeno cosi’ sembra) senza linea politica. Ancora ieri, molti dirigenti del PD – sia quelli presenti alla manifestazione sia quelli rimasti a casa – hanno detto tutto e il suo contrario, le motivazioni per andare al No B Day sono state numerose e fantasiose e a volte contrastanti con le ragioni ufficiali (giuste o sbagliate) dei promotori della manifestazione e si e’ ancora una volta proceduto in ordine sparso. Insomma, quello che resta a me sembra un PD in grandissima confusione, tutto proiettato verso gli accordi per le elezioni regionali, prova generale forse per i desideri sui futuri assetti politici e istituzionali del paese.

Piu’ che l’assenza del PD, in quanto tale, dalla piazza di ieri a me preoccupa l’assenza nel PD di un’analisi seria, chiara, politica del paese, sganciata da logiche di accordi e di spartizioni. Credo che il problema dei problemi nel PD sia quella realpolitik a cui ci ha abituato Massimo D’Alema in questi quindici anni, la realpolitik di una classe dirigente che crede che il crollo del muro di Berlino, la fine delle ideologie, voglia dire fine delle idee. Ancora una volta, ha ragione il senatore Ignazio Marino:

“Non ho mai pensato che le alleanze con l’UDC si debbano fare per vincere le amministrative ed avere un assessore in piu’. Le alleanze si fanno sull’identita’ di valori e di idee: se c’e’, si possono fare, altrimenti no.”

Purtroppo per il paese, il PD è ora guidato da Bersani, D’Alema e la loro realpolitik mentre la piazza di ieri, soltanto la punta dell’iceberg di una rivolta assai piu’ vasta che comprende settori della societa’ molto diversi tra loro, fatica a trovare una rappresentanza all’interno delle istituzioni ed e’ guardata con diffidenza, quando non con aperta ostilità, da parte di chi sa di aver gia’ perso la legittimazione democratica.


Il ministro Scajola e la sessualità

19 ottobre 2009

forse anche Scajola, come i mafiosi, pensa: meglio mafioso che gay

Scrivere di Scajola e sessualità è come mischiare maionese e nutella; vien da vomitare. Purtroppo per noi, ogni peto che esce dagli orifizi di questi dinosauri che ancora si trascinano nella politica italiana viene preso e amplificato dai mezzi d’informazione. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola (turatevi il naso):

“Noi rispettiamo tutti, lo abbiamo nel nostro dna; riteniamo pero’ che la sessualita’ sia un incontro tra maschio e femmina”

Ormai non ci sono piu’ commenti possibili per questo governo di razzisti, ignoranti e delinquenti e per coloro che ancora, in Parlamento e nel paese, lo sostengono. E’ inutile che alcuni parlamentari della destra prendano le distanze dalle dichiarazioni razziste e omofobe che ormai sono quotidiane, cosi’ come inutili e sterili sono le polemiche dell’opposizione, cialtrona e inconcludente, come anche la recente vicenda della legge contro l’omofobia ha dimostrato.

L’Italia diede i natali al Fascismo ma anche dopo la guerra – a differenza della Germania del dopo Hitler – non ha mai fatto i conti con quella storia. E quella storia ritorna nel paese del fondamentalismo clericale, dove la Curia di Roma tiene sia la maggioranza di governo sia l’opposizione per le palle. Un paese incivile, dove i parassiti della Chiesa Cattolica, degli apparati di partito e della borghesia industriale impediscono ogni progresso; quei parassiti sanno solo prosperare succhiando la vita e rubando la felicita’ e il futuro ai cittadini, fatti vivere questi nell’ignoranza e nella superstizione, cosi’ da allontanare ogni pericolo di cambiamento.

Ma il cambiamento e’ nella natura delle cose e l’Italia è arrivata al capolinea. O decide di sbarazzarsi di quei parassiti o tornera’ ancora una volta a pagare caro il prezzo del suo immobilismo. C’e’ una frase di John F. Kennedy che sembra fatta apposta per l’Italia di oggi: “Those who make peaceful revolution impossible will make violent revolution inevitable” [Coloro che rendono le rivoluzioni pacifiche impossibili, renderanno quelle violente inevitabili]

L’omosessualita’ e’ uno di quei temi che fanno da cartina di tornasole per capire il livello di civilta’ di un paese. Purtroppo quasi tutto il circo mediatico e quasi tutti gli uomini (e le pochissime donne) delle istituzioni – quando non hanno partecipato alla caccia alle streghe – hanno fin’ora dimostrato solo vilta’ in tema di omofobia, limitandosi, nel migliore dei casi, all’ipocrisia delle solite dichiarazioni di circostanza. Nel nostro paese continua ad essere molto peggio essere identificati come gay che come omofobi ed è “normale” insultare o scherzare con epiteti che si riferiscono all’omosessualita’. La verita’ e’ che l’Italia e’ un paese represso sessualmente (chiedetelo ai pubblicitari) e dove ancora sopravvivono stereotipi di cui ci si dovrebbe vergognare ma che invece sembra siano motivo di vanto.

In Italia, la comunita’ lgbt e’ ancora una volta sola. Lo si dica apertamente, senza false solidarieta’ e camuffamenti che servono solo a nascondere e aggravare il problema. Non è vero? Quando i mezzi d’informazione smetteranno di essere omofobi e s’indigneranno per l’omofobia di alti prelati e politici e quando saranno singoli e organizzazioni eterosessuali a organizzare dimostrazioni di massa in solidarieta’ con le vittime degli attentati terroristici omofobi che ormai sono quotidiani, ne riparliamo.

Quanto al PD, l’omofobia e’ di casa. Rosy Bindi ha giustamente ricevuto la solidarieta’ di tutto il partito per gli insulti di quel poveretto misogino del Bananiero Capo. Ma e’ lo stesso PD di chi  ancora vede nell’omosessualita’ il peccato, la perversione, il disordine morale e rifiuta la solidarieta’ ai compagni di partito che vengono insultati dagli avversari politici perche’ gay. A Franceschini e Bersani, delle tematiche gay non interessa un fico secco. Lo si e’ visto dal disagio e dall’ignoranza dimostrati in questi mesi ogni volta hanno dovuto arrampicarsi sugli specchi e rispondere a semplici domande su matrimonio e adozione gay. Ignazio Marino è il solo dei tre candidati alla segreteria del PD che potrebbe far nascere un partito democratico inclusivo, serio e moderno, capace di iniziare quel ciclo di riforme radicali che sole possono salvare il paese; proprio per questo l’establishment dei parassiti continua a boicottarlo.

P.S. Solo nella Repubblica confessionale delle banane i mezzi d’informazione sono ossessionati su cosa il papa e gli alti prelati cattolici dicono, fanno, indossano, mangiano… Ecco allora Repubblica (che si crede un quotidiano laico), prima notizia edizione online di oggi:

papa

E’ però vero che anche i mezzi d’informazione dell’Unione Europea, compresa la “sua” Germania, dedicano al papa e alla Chiesa Cattolica molto spazio; di solito avviene per condannare le posizioni del Vaticano in tema di diritti civili, HIV-AIDS e uso del preservativo, aborto e diritti della donna, pedofilia clericale e cosí via. L’Italia, grazie anche ai suoi mezzi d’informazione, rimane il piú grande presepio vivente al mondo.

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