L’inganno, l’ipocrisia e i guinzagli d’oro

3 ottobre 2009

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Una “splendida piazza piena di allegria” l’ha chiamata Eugenio Scalfari; “una festa” gli ha fatto eco Giovanni Valentini. Certo fa un certo effetto vedere scendere in piazza il fondatore di Repubblica, il direttore che gli e’ succeduto alla guida del quotidiano-partito, Ezio Mauro, e poi Franceschini, Veltroni, D’Alema, Bersani, Di Pietro, Epifani e la CGIL, l’ARCI, le ACLI, Roberto Saviano e il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, Marco Travaglio e Gianni Minà, Nanni Moretti e Fausto Bertinotti, Stefania Sandrelli e Teresa De Sio, fino all’Ordine fascista dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che ha ufficialmente organizzato l’evento. Tutti insieme, con allegria. E poi le bandiere, tante e tanti gli striscioni.

Chissa’ cosa direbbe Gramsci di questa “festa” e del trattamento riservatogli dal giornale da lui fondato, l’Unità; appeso a sei palloncini rossi, etereo, lo si vede svolazzare sopra i tetti di Roma

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dalla prima pagina dell'Unità online di oggi

E’ ancora estate a Roma, il cielo limpido, e con un po’ di musica e tanta retorica è facile ingannare gli italiani onesti e in buona fede; si perché di questo si tratta: un inganno avvolto d’ipocrisia.

Se per i sei soldati ammazzati in Afghanistan si è rinviata la manifestazione che doveva tenersi due settimane fa’, i 24 morti e 37 dispersi (cifre provvisorie) di Messina dovranno accontentarsi del minuto di silenzio che ha preceduto “la festa” e “l’allegria”. Sarebbe stato meglio evitare quel minuto senza senso; ma tant’è, questa è l’Italia, il paese – l’unico al mondo, a nostra conoscenza – dove si saluta il feretro con scroscianti applausi.

L’inganno vero è che la c.d. libertà di stampa possa essere difesa dai molti sepolcri imbiancati presenti oggi alla manifestazione di Roma e dall’ atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana”, come lo chiama il giornalista americano Wolfgang M. Achtner nel suo libro Penne, Antenne e Quarto Potere, pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

Quanta ironia, già nel titolo, “No all’informazione al guinzaglio”; sono gli stessi che hanno sempre scodinzolato e fatto a gara per il guinzaglio d’oro piú costoso. “E’ una vecchia storia, questa!”, fa notare Marco Pannella, che di lotte per un’informazione libera ha qualche esperienza. “Si replica di nuovo oggi. Quelli che parlano di bavaglio alla liberta’ di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perche’ togliessero il bavaglio alla liberta’ di stampa!”

Lo scriveva già Orwell nel 1945, “sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”.

P.S. Abbiamo appena letto Beppe Grillo che, intervistato dal nuovo quotidiano il Fatto, spiega cosí la sua assenza alla manifestazione di Roma:

Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.

P.P.S. A fine giornata, la Federazione Nazionale della Stampa – il sindacato dei giornalisti – dichiara: “Eravamo in 300.000”. La Questura di Roma risponde: eravate in 60.000. Davvero affidabili i giornalisti italiani. L’Unità online invece continua a far volare Gramsci e titola: “E’ qui la festa”. Insomma, una giornata da dimenticare.

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Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

censura

Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

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