Mastro D’Alema, l’aiutante di Babbo Natale

18 dicembre 2009

Chiedetelo alle nonne, Babbo Natale porta solo carbone ai bambini cattivi e tanti regali a quelli buoni. Ce lo ha ricordato ieri anche Silvio Babbo Natale Berlusconi:

“Alcuni esponenti dell’opposizione sembrano averlo capito: se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potra’ finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo. In ogni caso, noi andremo avanti sulla strada delle riforme che gli italiani ci chiedono”

Sempre ieri, l’aiutante di Babbo Natale, mastro D’Alema, incartava i regali al Corriere della Sera; per Di Pietro solo carbone e a Berlusconi una bella “leggina ad personam”:

“Se per evitare il suo processo devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini.”

Leggina. Ma che delicatezza mastro D’Alema, sarà l’aria natalizia. La civiltà giuridica, lo stato di diritto, si regge sulla legge generale e astratta; con la “leggina ad personam” – per il capo del governo, nientepopodimeno – si torna al Medioevo, altro che “limitare il danno all’ordinamento”.

Mastro D’Alema – lo sanno tutti – è il principale aiutante di Silvio Babbo Natale Berlusconi ormai da quindici anni. La coppia è di quelle storiche, dalla (fallita) Bicamerale alla (fallita) scalata alle vette della diplomazia europea. Nemici inseparabili, di fallimento in fallimento, Babbo Natale e il suo aiutante hanno sommerso l’Italia di “regali” e le macerie sono sotto gli occhi di tutti.

Con Bersani alla segreteria del PD, mastro D’Alema è tornato Gran Ciambellano della Città Proibita e ora sta lavorando alla successione, il regno di Silvio Babbo Natale Berlusconi è ormai al tramonto. “Ripartiamo dalle proposte della Commissione Violante”, ripete D’Alema, e la “leggina” è il regalo di Natale.

Come scrivevo ieri, si e’ permesso ad un miliardario discusso, proprietario di un impero mediatico, di “scendere in campo” e – grazie solo ai suoi mezzi di propaganda – impadronirsi dell’Italia. In nessun altro paese civile, in nessun paese a tradizione liberal-democratica, sarebbe potuta accadere una cosa del genere. Perché è accaduto in Italia? Chi sono i responsabili? Fareste ora riscrivere la Costituzione, la Carta fondamentale della Repubblica, alle stesse persone? Portereste la vostra auto dallo stesso meccanico che da quindici anni continua a rompervela?

Prima di rispondere a queste domande, guardate questo video:

P.S. Non fatevi ingannare dai maître à manger che dalle pagine della stampa “colta” e dagli schermi televisivi continuano – come gli eunuchi della Citta’ Proibita – a cantare le lodi dell’imperatore; costoro devono criminalizzare il dissenso per contratto, ospiti fissi, tutto l’anno, al banchetto di Natale. Lo scriveva già Orwell, “sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto”. Non fatevi intimidire da questa Corte di Versailles, il re è nudo. Chiudeva due giorni fa’ l’editoriale di uno dei piu’ importanti quotidiani britannici, il Guardian: “i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo”. L’uomo è Silvio Berlusconi e il Guardian non è un giornale bolscevico, esattamente.

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Non è tempo di tacere. Anche per l’Unione Europea

17 dicembre 2009

L’articolo 21 della Costituzione al primo comma recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Ma la Costituzione è vecchia e va cambiata – ce lo ha ricordato nuovamente anche il capo del governo, cosi’ come il suo ministro dell’economia Tremonti, che domenica ha detto: “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”. Come disse qualcuno molto tempo fa’, il patriottismo e’ l’ultimo rifugio dei mascalzoni.

Titola oggi il Fatto: Non è tempo di tacere, una piccola ma significativa raccolta di voci dopo le parole violente e vili del piduista incendiario Cicchitto, capogruppo del PDL alla Camera. Bocca, Sartori, Lerner, Annunziata, Zagrebelsky, Fo, Hack, Camilleri, Tabucchi, Tranfaglia. Nei giorni scorsi gia’ si erano fatte sentire le voci di Paolo Flores D’Arcais e Barbara Spinelli. Con loro, migliaia di cittadini che hanno voluto far sentire la loro solidarietà repubblicana a Travaglio, al Fatto, a Repubblica-l’Espresso, a Santoro e AnnoZero ma anche ad Antonio Di Pietro, l’uomo che non e’ mai stato perdonato per aver applicato la legge quando era pubblico ministero a Milano.

In una democrazia liberale, le cose dette da questi intellettuali (e da molti altri) avrebbero dovuto dirle – immediatamente dopo le parole di Cicchitto alla Camera – i rappresentanti dell’opposizione in Parlamento, a cominciare dal PD (che invece se l’è cavata con qualche battutina sui pompieri) e il presidente della Camera Fini (che invece alla Camera ha taciuto, salvo poi fare la parte del buon poliziotto a qualche cerimonia natalizia).

Martedi’, appena ascoltato l’allucinante, surreale “dibattito” alla Camera, scrivevo su questo blog che “anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, ‘per fortuna che l’opposizione c’è’. Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse.”

Troppi nel PD e ancora di piu’ nei mezzi d’informazione hanno invece perso l’ennesima occasione; abbassare i toni, è tutto quello che hanno saputo bofonchiare, come se il problema Italia – di cui si parla e si scrive sulle televisioni, sui giornali, nelle università e nelle cancellerie di tutto il mondo – fosse un problema di bon ton.

Uscito dall’ospedale, il “miracolato” ha detto: “Se cambiano i toni, il mio dolore non è inutile”. Attenzione, siamo in presenza (ancora una volta!) di un linguaggio metafisico, la mistica dell’Unto del Signore, il Messia “con le palle” mandato dalla Provvidenza. La macchina della propaganda offre alla plebe estasiata il dolore del prescelto, che ora assume valore pubblico, salvifico, in linea con tutta la strategia berlusconiana da quando, quindici anni fa’, “scese in campo”.

L’Unto del Signore oggi ha anche fatto sapere la strategia per le prossime settimane e mesi: “Alcuni esponenti dell’opposizione sembrano averlo capito: se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potra’ finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo. In ogni caso, noi andremo avanti sulla strada delle riforme che gli italiani ci chiedono”. Traduzione: l’annientamento completo dell’opposizione; il notorio ‘o con noi o contro di noi’ o come dice Giorgio Bocca: “D’ora in poi sarà impossibile criticare Berlusconi, perché hanno montato un grande ricatto: se non tacete siete comunisti e terroristi”.

Il segretario del PD Bersani martedi’ alla Camera, riferendosi alle parole di Cicchitto, ha detto che si è andati “oltre il segno”. Oltre il segno si è andati quindici anni fa’, caro Bersani, quando si e’ permesso ad un miliardario discusso, proprietario di un impero mediatico, di “scendere in campo” e – grazie solo ai suoi mezzi di propaganda – impadronirsi dell’Italia. In nessun altro paese civile, in nessun paese a tradizione liberal-democratica, sarebbe potuta accadere una cosa del genere.

Il dramma dell’Italia – ancora una volta – non è tanto questo caudillo che ormai ci ha sputtanato in tutto il mondo e che ha ridotto il paese a sua dependance; il vero dramma è l’assenza (salvo rare eccezioni) di una vera opposizione democratica all’interno delle istituzioni e di una vera informazione democratica (anche qui, salvo rare eccezioni) che rispetti i cittadini e quella regola essenziale: conoscere per deliberare. Anche in questi giorni, l’informazione servile, controllata, direttamente o indirettamente, da quel caudillo, ha offerto uno spettacolo violento, osceno, inaccettabile.

Abbassare la guardia di fronte a questo governo razzista e liberticida, composto di violenti, ignoranti e fanatici, accelererà solo la strada verso la tirannide. Come scrivo spesso su questo blog, a questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza. E’ importante non cadere mai nelle provocazioni dei violenti e dei disonesti e non lasciare soli coloro che vengono attaccati dai vassalli, valvassori e valvassini del principe. Questo non è davvero il tempo di tacere. Se in Italia i soliti sacerdoti del potere – compresi i tanti eunuchi della Citta’ Proibita dell’informazione – ancora si attardano sulla stampa “colta” e in TV a cantare le lodi dell’imperatore e criminalizzare il dissenso, nel mondo reale (altro che facebook!) continuano le critiche e le prese di distanza verso Silvio Berlusconi, un uomo di cui ci si vergogna; chiudeva ieri un editoriale (espressione della direzione del giornale) di uno dei piu’ prestigiosi quotidiani britannici, The Guardian: “world leaders should start distancing themselves from such a man” (i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo).

Indeed! Non sarebbe una cattiva idea portare il caso Italia in Europa; l’Unione Europea non è solo moneta unica ed è ora che si assuma le sue responsabilità quando la democrazia le muore in casa.


“Oltre il segno”

15 dicembre 2009

Quello che è accaduto oggi in Parlamento, le indecenti e violentissime parole di Fabrizio Cicchitto – capogruppo dei deputati del PDL –  lo si vorrebbe affrontare con ironia e sarcasmo. La madre dei cretini e’ sempre incinta, come dice quel detto popolare. Ma le parole di Fabrizio Cicchitto sono troppo gravi e troppo serie per riderci sopra. Quella di Cicchitto oggi al Parlmento e’ stata un’intimidazione politica intollerabile in una democrazia.

Ormai sui mezzi d’informazione non si parla d’altro che del “miracolato” e il governo – come ogni regime liberticida – vuole ora sfruttare l’occasione data dal gesto folle di quel povero disgraziato (una persona malata, non un terrorista) e introdurre misure contro la Piazza e contro la Rete – vi fa pensare a qualcosa? Facciamoci una bella doccia fredda, che aiuta a svegliarci dal sonno indotto dal tam tam della destra e di molti media.

Consiglio allora un articolo di Corrado Truffi sul blog de iMille che inizia cosí:

Dopo l’aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

L’articolo è eccellente, andate a leggerlo: Internet di piombo. Eccellente anche l’articolo di Francesco Costa che sull’Unita’ dice cose di buon senso a proposito di Internet e dell’annunciata “riforma” liberticida che si appresta a varare il governo: Basterebbe applicare le leggi che ci sono già

Giuseppe Civati sul suo blog pubblica delle informazioni importanti in tema di immigrazione. E’ essenziale leggere questi post: Stranieri: i dati smentiscono l’allarmismoRapporto Ismu: le religioniRapporto Ismu: l’immigrazione e la finanza pubblicaRapporto Ismu: italiani e stranieri. I dati parlano da soli e dovrebbero fugare le folli fobie xenofobe istigate da chi, anche al governo, usa il razzismo come strumento politico. Speriamo solo non ci siano troppi sordi, quella sarebbe la vera invasione da temere. Ancora un problema d’informazione quindi. Un buon programma sulla RAI: Tg3 Shukran, qui ospite Emma Bonino.

C’è gia’ chi parla di un prima e di un dopo l’aggressione di Milano in senso politico. Miracolo a Milano? Chi non vuol credere ai miracoli puo’ leggere l’intervista, sul Manifesto di qualche giorno fa’, a Stefano Rodotà, giurista serio e intellettuale onesto e sempre da ascoltare:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Domenica, poco prima del comizio di Berlusconi a Milano, il ministro dell’economia Tremonti dichiarava:

“La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”

La voce del “miracolato”: “si vada avanti anche con maggior vigore di prima”. Con le parole di Cicchitto la destra sta gia’ lavorando per accelerare il suo progetto politico originario e forse addirittura spingersi ancora oltre. E’ nel giusto il segretario del PD Bersani – l’uomo ha davvero la pazienza di Giobbe – quando dice:

“I discorsi sul ‘clima’ nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno”.

Il Presidente della Camera Fini e’ d’accordo: “Parole incendiarie”. Insomma, Cicchitto l’incendiario, travestito da pompiere, e’ andato oltre il segno. Speriamo il segno non si sposti oltre, non c’e’ piu’ posto. C’e’ da augurarsi che l’opposizione in Parlamento (ma Fini cosa farà da grande?) sia capace, finalmente e dopo troppa titubanza, di reagire alla strategia pericolosa e reazionaria della destra. Magari con meno discussioni nei salotti televisivi, cosi’ da riportare il Parlamento al centro della vita istituzionale. L’opposizione in Parlamento si dovrebbe far carico di interpretare e governare, razionalmente e democraticamente, la Piazza, le molte piazze, cioe’ la sua base elettorale, rappresentarne le istanze, ascoltarne le voci, dialogare. C’e’ in questo momento molto malcontento nel paese, i problemi sono numerosi e gravissimi, molti di vecchia data, la crisi economica e’ pesantissima e il capo del governo, lo ha ripetuto anche domenica al suo comizio a Milano, usa la solita strategia del “va tutto bene”, “per fortuna che Silvio c’è”. Anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, “per fortuna che l’opposizione c’è”.

Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse. La strategia della destra e’ quella di silenziare chiunque non si inchini al sovrano; il termine tecnico e’ assolutismo. E’ la stessa strategia che vuole imbavagliare quella poca informazione che non controlla, che ha reso totalmente irrilevante il Parlamento (ancora oggi la fiducia alla finanziaria, una scelta che il Presidente della Camera Fini ha giudicato “deprecabile”), la giustizia ad personam per il sovrano e altre delizie. Chissa’ cosa troveremo sotto l’albero a Natale?

P.S. Bersani oggi ha anche dichiarato: “Le elezioni anticipate? Certificherebbe il fallimento del centrodestra. Se si va, noi siamo pronti”. Ed io che non me n’ero accorto! Con tutta questa prontezza speriamo non ci si dimentichi della legge elettorale vigente, la notoria porcata.

AGGIORNAMENTI:

1) aderisci all’appello su il Fatto: Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fattiFirma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola

2) Barbara Spinelli: Solidarietà a Marco Travaglio

3) Paolo Flores d’Arcais: Le parole vili e sciagurate dell’on. Cicchitto

4) da Il Fatto: “Intellettuali, scrittori e giornalisti in queste ore stanno esprimendo solidarietà a chi è stato colpito da parole e minacce. Ne abbiamo scelti alcuni. Qui sotto le analisi e i giudizi su quanto sta accadendo in Italia in questi giorni.
Giorni in cui chi può dire qualcosa – perché ha pensiero, orizzonti, storia personale e professionale – sente il dovere di farlo.” – Leggi i commenti di Bocca, Sartori, Hack, Annunziata, Lerner ed altri…


Il PD delle cinque stagioni e l’Invincibile Armata

12 dicembre 2009

Mi chiedo cosa farà ora il PD di D’Alema e Bersani dopo che Berlusconi da Bonn ha certificato la morte della Repubblica. Non è una domanda retorica; inizierà a fare opposizione (sempre che ne sia capace) o continuerà – passata la bufera – a elemosinare il dialogo sulle riforme istituzionali? Quest’ultima è stata fin’ora la linea politica sia del tandem attualmente alla guida del Partito Democratico sia del Presidente Napolitano e del suo equivoco, la famosa moral suasion che in realtà – e lo scrivevo qualche tempo fa’ – non era altro che wishful thinking. Una linea politica che in verita’ viene da lontano; gia’ nel 2001 l’economista Paolo Sylos Labini scriveva a proposito della Bicamerale presieduta da D’Alema:

La legittimazione politica scattò automaticamente quando fu varata la Bicamerale: non era possibile combattere Berlusconi avendolo come partner per riformare, niente meno, che la Costituzione, con l’aggravante che l’agenda fu surrettiziamente allargata includendo la riforma della giustizia, all’inizio non prevista. E la responsabilità dei leader dei Ds è gravissima.

Quella linea politica in realtà è assai piu’ antica e – a seconda del periodo storico e del punto di vista – viene indicata con nomi differenti; e’ il risultato di una tradizione culturale di cui ho gia’ scritto su questo blog (per esempio, qui e qui) e su cui non mi dilungo in questa sede. Negli ultimi quindici anni quella linea politica ha avuto due nomi: Berlusconi e D’Alema.

Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – commentando lo show di Berlusconi a Bonn, affidava ieri al Manifesto queste parole:

«Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia (…) In questo momento tutti coloro che hanno un qualsiasi ruolo all’interno delle istituzioni devono prendere una posizione esplicita e pubblica per misurare la distanza tra chi ritiene che le istituzioni siano questo e chi ancora crede che le istituzioni siano il cuore della democrazia. E soprattutto, lo dico senza mezzi termini, con Berlusconi che segue questa linea devastante di politica istituzionale non si può avere nessun dialogo»

Sempre ieri, Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada, all’assemblea nazionale del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli: “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”. L’intervento di Bertelli – ascoltatelo su Radio Radicale – è assai critico anche nei confronti dell’opposizione.

Fino a ieri – e per molto tempo – il PD di D’Alema e Bersani (ma anche quello di Veltroni e Franceschini) attaccava duramente coloro che dicevano le stesse cose; vediamo se ricordiamo le parole usate: qualunquisti, populisti, demagoghi, antipolitica… Ora che l’incantesimo sembra (sembra) si sia rotto, la domanda s’impone, almeno alla mente intellettualmente onesta: come possono ancora fidarsi di questo PD i cittadini che vogliono vivere in un paese normale? Quei cittadini sono la maggioranza nel paese – a destra al centro e a sinistra – e se cosi’ non sembra e’ solo per la schizzofrenia del sistema politico (a cominciare dall’abominevole legge elettorale) e per il continuo lavaggio del cervello dei mezzi d’informazione (a cominciare dalla vergognosa RAISET). Come si puo’ ancora credere a questo PD, guidato dalle stesse persone che solo pochi giorni fa’ continuavano a rincorrere il caudillo per fare insieme le riforme istituzionali e a insultare chi era nel giusto? Questa è la domanda che per primi dovrebbero chiedersi tutti coloro che ancora scommettono sul PD – a cominciare dai tanti dirigenti onesti e di buona volonta’ di cui il partito e’ certamente pieno ma la cui presenza rischia sempre di piu’ di venire svilita a una mera – e a questo punto vana – foglia di fico.

Insomma, e’ mai possibile che in Italia ci siano sempre gli stessi politici, adatti tutti per tutte le stagioni? O – per ripetere oggi la domanda che Sylos Labini ripeteva in quell’articolo: “Ma insomma, siamo veramente un paese civile?”

P.S. Sembrerebbe che si stia costituendo una grande armata per contrastare Berlusconi; sono le stesse persone che ci hanno portato a questo punto. “Ci saranno sorprese” dice Casini. Vedremo. Ricordiamo però che l’Invincibile Armata spagnola ricevette una sonora sconfitta dagli inglesi; e quella aveva anche la benedizione del papa.


Déjà-vu: Berlusconi piscia, l’Italia applaude e l’Europa tace

10 dicembre 2009

Da Bonn – al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) – il capo del governo italiano piscia sull’Italia:

“Permettetemi di parlare un secondo del mio Paese… la sovranità sta passando al partito dei giudici. Il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge. Stiamo lavorando per cambiare questa situazione anche attraverso una riforma della Costituzione… [la Corte Costituzionale] da organo di garanzia si è trasformata in organo politico… abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della Repubblica consecutivi tutti di sinistra… C’è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi delle calunnie su tutti i fronti, ma chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: ‘dove si trova uno forte e duro con le palle come Silvio Berlusconi?'”

Ma la tragedia non è il caudillo della repubblica confessionale delle banane in trasferta in Europa; la vera tragedia italiana è che se Berlusconi piscia sulla Repubblica nata dalla lotta contro il fascismo, c’è chi è contento di tenerglielo mentre piscia e chi fa a gara per sgrullarglielo dopo che l’incontinente ha terminato la sua ennesima minzione. La vera tragedia italiana – tragedia che si ripete a meno di cento anni nel paese che diede i natali al fascismo – è che gran parte dei cittadini italiani, resi stolti e ignoranti da un sistema d’informazione (leggi: propaganda) di cui Goebbels sarebbe invidioso, continuano ad applaudire il caudillo mentre questi gli piscia addosso. La vera tragedia italiana è quella maledettissima borghesia italiana – borghesia che fascista era e fascista e’ rimasta – che sta non solo permettendo ma aiutando la riedizione di quel fascismo, anche se sotto mentite spoglie. La vera tragedia italiana è la classe degli intellettuali che – con rarissime eccezioni – segue l’esempio dei padri e dei nonni durante il Ventennio promuovendo gli applausi e litigandosi il real fallo per lo sgrullo. La vera tragedia italiana è il maggior partito d’opposizione, quel PD in balia della realpolitik di D’Alema, un partito che ha perso qualsiasi convinzione rimanendo solo con le convenienze dei suoi piccoli prefetti. No, il PD non è solo realpolitik e non è solo D’Alema; ma le donne e gli uomini di buona volontà all’interno del PD – e ce ne sono moltissimi – dovrebbero chiedersi se la loro presenza all’interno del partito non rischi a questo punto di diventare una vana foglia di fico usata per nascondere quelle vergogne che ormai non potrebbero essere nascoste nemmeno da una grande foresta.

La vera tragedia – ora come allora – è l’Europa che sta a guardare mentre la democrazia le muore in casa. Anche questo un film già visto.


Il No-B-Day e la realpolitik del PD

6 dicembre 2009

No Berlusconi Day, il giorno dopo. Analisi e commenti non mancano, e sono tanto diversi e contrastanti cosi’ come diverse e contrastanti sono state le cifre fornite sulla partecipazione: 90 mila per la Questura di Roma, piu’ di un milione per gli organizzatori. Senza entrare nelle sempre presenti (e sempre inutili) guerre di cifre, nessuna persona di buon senso puo’ negare il grande successo della manifestazione, a cui oggi viene dato grande risalto dai mezzi d’informazione internazionali (con buona pace di RAISET, l’equivalente del Ministero della Verità di Orwell in 1984).

Attaccato il cappello al chiodo, forse accanto al crocifisso, il segretario del PD Bersani oggi dice:

il compito del partito, dice al Tg3, è adesso quello di “mettere in comunicazione” le “energie nuove” viste ieri al No B day.

La presidente del PD, Rosy Bindy, dopo aver detto tutto e il suo contrario nei giorni scorsi, ora parla di “sintesi”:

“A noi tocca costruire una nuova sintesi: non è una concessione all’antipolitica, è necessario un di più di politica”

La “sintesi” e’ una parola chiave, ne scrivevo qualche giorno fa’ in Al capezzale della Repubblica – seconda parte. Nessuna meraviglia sentir parlare di “sintesi” dai massimi dirigenti del PD, quella “sintesi” e’ nel loro DNA culturale, nei loro referenti storici, filosofici, antropologici.

Quello che a me preoccupa pero’ e’ che il maggiore partito d’opposizione sembra non rendersi conto della rivolta che c’e’ nella societa’ (o in larghi settori di quella societa’) o – se si rende conto – mi preoccupa ancora di piu’ il fatto che il PD non stia facendo nulla per governare quella rivolta (e mi chiedo se ne sia capace). Credo l’errore politico principale del PD a proposito del No B Day sia stato quello di aver rinunciato in partenza a governare quella rivolta, rivolta che per essere governata dev’essere prima di tutto capita; l’accento che sovente si mette su Di Pietro, il discorso del cappello, nascondono maldestramente l’imbarazzo di un PD che – almeno per ora – e’ (o a me almeno cosi’ sembra) senza linea politica. Ancora ieri, molti dirigenti del PD – sia quelli presenti alla manifestazione sia quelli rimasti a casa – hanno detto tutto e il suo contrario, le motivazioni per andare al No B Day sono state numerose e fantasiose e a volte contrastanti con le ragioni ufficiali (giuste o sbagliate) dei promotori della manifestazione e si e’ ancora una volta proceduto in ordine sparso. Insomma, quello che resta a me sembra un PD in grandissima confusione, tutto proiettato verso gli accordi per le elezioni regionali, prova generale forse per i desideri sui futuri assetti politici e istituzionali del paese.

Piu’ che l’assenza del PD, in quanto tale, dalla piazza di ieri a me preoccupa l’assenza nel PD di un’analisi seria, chiara, politica del paese, sganciata da logiche di accordi e di spartizioni. Credo che il problema dei problemi nel PD sia quella realpolitik a cui ci ha abituato Massimo D’Alema in questi quindici anni, la realpolitik di una classe dirigente che crede che il crollo del muro di Berlino, la fine delle ideologie, voglia dire fine delle idee. Ancora una volta, ha ragione il senatore Ignazio Marino:

“Non ho mai pensato che le alleanze con l’UDC si debbano fare per vincere le amministrative ed avere un assessore in piu’. Le alleanze si fanno sull’identita’ di valori e di idee: se c’e’, si possono fare, altrimenti no.”

Purtroppo per il paese, il PD è ora guidato da Bersani, D’Alema e la loro realpolitik mentre la piazza di ieri, soltanto la punta dell’iceberg di una rivolta assai piu’ vasta che comprende settori della societa’ molto diversi tra loro, fatica a trovare una rappresentanza all’interno delle istituzioni ed e’ guardata con diffidenza, quando non con aperta ostilità, da parte di chi sa di aver gia’ perso la legittimazione democratica.


NO BERLUSCONI DAY – la diretta

5 dicembre 2009

17:58 Gli organizzatori: “Siamo sicuramente più di un milione”. Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del No-B day annuncia ai giornalisti il dato eccezionale della partecipazione alla manifestazione spiegando che “la coda del corteo sta ancora arrivando” dalle strade che portano a piazza San Giovanni.

Guarda la diretta su YouDemTV, su RaiNews24 e su SkyTG24

Diretta anche sul blog di Fabio Chiusi, su Repubblica e sull’Unità

AGGIORNAMENTI

Mario Monicelli: “Siamo qui per mandare a casa Berlusconi” – “Siamo qui per questo, per mandare a casa Berlusconi”, ha detto il regista Mario Monicelli, che partecipa al ‘No B-day’, e ha aggiunto: “Ma non solo lui, anche tutti quei vecchi arnesi della politica voltagabbana e corruttori. Dobbiamo cacciare via i politici cattivi”.

Una giornalista della stampa estera, una signora finlandese, ha ricordato un documento del governo del suo paese dove si parla di Berlusconi e dell’Italia. Si mette in dubbio lo stato di diritto e la separazione dei poteri della nostra Repubblica. All’estero, quella opinione informata e’ assai comune. Il documento finlandese chiude: “L’Italia e’ una forma moderna di un totalitarismo ideologico”.

Il segretario del PD Bersani dovrebbe ascoltare la testimonianza di Giorgio Bocca. Semplice, sintetica e dritta al sodo! In sintesi, Bocca ha confermato l’opinione della stampa estera e di molti governi europei, non solo quello finlandese. In poche battute, l’Italia sta regredendo a uno stato autoritario e il PD deve decidere da che parte stare.

I dirigenti del PD che vengono intervistati continuano a ripetere la frase di Bersani, nessuno deve mettere il cappello su questa piazza. La ripetizione pero’ sembra anche nascondere qualche nervosismo, forse dovuto dal trovarsi in una piazza affollatissima dove ci sono anche tantissimi elettori del PD e a cui il PD ufficialmente ha girato le spalle. Siamo certo abituati a tutto in Italia, ma la domanda che forse nasce spontanea, almeno a me, e’: ma il PD qual e’? Quello di chi e’ sceso in piazza o quello di chi e’ rimasto a casa? Gia’ da domani vedremo se all’interno del PD cambiera’ qualcosa o se l’attuale gruppo dirigente continuera’ a proporre il dialogo con Berlusconi sulle riforme alla Costituzione. Vedremo anche se il comportamento politico di chi ha partecipato a questa manifestazione che chiede le dimissioni di Berlusconi sara’ politicamente coerente; su questo tema, leggi QUI

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, ha spiegato dal palco perche’ lui e’ al No Berlusconi Day: “Perche’ la mafia deve essere cacciata fuori dallo Stato”.

Ottima Fiorella Mannoia, sia sul palco sia nell’intervista a YouDemTV. Un paese normale, non si chiede la luna. In Italia non esiste piu’ la meritocrazia. Quando si leggono i giornali non si sa se piangere o ridere.

Oltre al maestro Monicelli, sono intervenuti Dario Fo’ e Franca Rame e l’altro Nobel per la letteratura, Jose’ Saramago, il cui messaggio e’ stato letto dagli organizzatori del No Berlusconi Day, tutti rigorosamente in viola, il colore di questa rivoluzione non violenta e democratica. Il messaggio di oggi: BERLUSCONI DIMETTITI

Ora il concerto del No Berlusconi Day. Inizia Roberto Vecchioni!

Concludo qui la diretta, pero’ prima dico la mia sui cappelli. Da Bersani l’eco si e’ propagata velocemente e molti dei dirigenti del PD oggi in piazza hanno detto, quasi a scusarsi, che nessuno dovra’ mettere il cappello su questa piazza. Ma una piazza aperta, inclusiva come quella di oggi era fatta di tante teste e tanti cappelli diversi. Perche’ allora il PD ha preferito restarne fuori? Il PD farebbe bene a riflettere e aprirsi, essere un vero partito democratico, capace di vedere – magari in anticipo – quello che nella societa’ si muove; ora quel partito, o almeno molta parte della sua classe dirigente, sembra davvero distante dal paese e da molta parte della sua base o di quella che potrebbe/dovrebbe essere la sua base elettorale. C’e’ pero’ anche un’altra parte del PD, molti erano in piazza oggi; se il PD ha qualche speranza di essere quella forza democratica e progressista necessaria per fare uscire l’Italia da questo oscurantismo che la sta inghiottendo, quella speranza dovra’ guardare, aprirsi e lavorare insieme ai cittadini di questa rivoluzione viola, coinvolgere le tante energie che ci sono nella societa’, lavorare insieme su degli obiettivi comuni, senza gelosie e alla luce del sole.

Un’ultima cosa, e concludo davvero. In tutto questo casino, politico e istituzionale, con il PD che parla di cambiare la Costituzione insieme al governo Berlusconi – idea sciaguratissima – sarebbe buona cosa che ci ricordassimo tutti di un’essenziale riforma, piccola ma imprescindibile: la legge elettorale. Ora il Parlamento della Repubblica e’ composto di nominati, non di eletti. Quella legge, la notoria “porcata”, ci ha tolto – in pratica – il diritto di voto; non vorrei che di casino in casino, ci ritrovassimo a dover andare alle elezioni politiche ancora con quella porcata.

P.S. Il No Berlusconi Day e’ sulle prime pagine dell’informazione internazionale, dal New York Times alla BBC. Cosi’ anche le accuse di Mafia contro Berlusconi, notizie da prima pagina.

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Dal sito ufficiale del No Berlusconi Day:

Si parte oggi alle 14 da P.zza della Repubblica

Si farà il seguente percorso:

Via delle Terme di Diocleziano
Via Giovanni Amendola
Via Cavour
P.zza Esquilino
Via Liberiana
P.zza Santa Maria Maggiore
Via Merulana
Viale Manzoni
Via Emanuele Filiberto
P.zza San Giovanni

A piazza San Giovanni si inzia con la musica alle 15.30

Alle 16.30 inizio interventi:

Massimo Malerba Portavoce NBD
Ascanio Celestini Attore
Domenico Gallo Magistrato
Ragazzi di Corleone – Terre confiscate dalla mafia
Salvatore Borsellino – Agende Rosse
Liisa Liimatainen – Giornalista finlandese
Alessandro Gilioli – Blogger
Ulderico Pesce – Attore
Dario Fo & Franca Rame
Mustafà Sarr – Immigrazione – White Christmas
Moni Ovadia – Attore, Regista, Musicista
Renato Accorinti – Comitato NO PONTE
Carlo Cosmelli – Docente Fisica – La Sapienza
Margherita Hack – Scienziata astrofisica
Claudia Pellini – Federica D’alessandro Insegnante precaria – Studentessa
Antonio Tabucchi Scrittore – VIDEO
Giorgio Bocca – Giornalista
Josè Saramago – Scrittore (testo letto)

Francesca Fornario – Autrice satirica
Ascanio Celestini – Attore

Dalle 18.30

Inizio concerto con

Roberto Vecchioni
Paola Turci
Tete de bois
Er Piotta

e tanti altri…

Oggi sul quotidiano il Fatto: No B-Day – Perché siamo con voi

Intellettuali, scrittori, giornalisti si mobilitano a favore della protesta

In attesa del “No Pd Day” – Marco Travaglio

Nanni Moretti, Giorgio Bocca e Saramago: eccoci

Trovarci in tanti per dire chiaro che Italia è – Furio Colombo

È iniziata la fine del regime – Paolo Flores d’Arcais

Ci sarò perché mi manca il respiro – Oliviero Beha

Adesso è importante camminare insieme – Peter Gomez

È il primo passo, speriamo non sia tardi – Massimo Fini

La Costituzione: anche il “Re” deve obbedirle – Bruno Tinti

Questo spazio vuol dire democrazia – Luca Telese