Puzza

17 novembre 2009

La puzza copre ormai i problemi gravissimi di una Repubblica in avanzato stato di decomposizione. E’ la puzza che mozza il fiato, un olezzo d’imbroglio che prelude ad una campagna elettorale che sempre piu’ sembra essere diretta non solo alle elezioni regionali:

Anche il presidente del Senato interviene sulle difficioltà interne ed esterne dell’esecutivo. “Se in Parlamento non si garantisce l’attuazione del programma, meglio il voto”. Schifani: “Elezioni anticipate se la maggioranza non è compatta”. La replica di Granata (finiano): “Clima irrespirabile, ma non è colpa nostra”. Bersani (Pd): “La legislatura non è proprietà del centrodestra”

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dalla Turchia intanto avverte:

“La Repubblica Italiana per costituzione è fondata sul sistema della democrazia parlamentare” e questa è una soluzione ancora “valida”, anche se passibile di miglioramenti.

E visto che non c’e’ nulla di piu’ dimenticato dell’ovvio, sara’ bene tenere in mente le parole di Napolitano quando torneranno a bombardarci con la propaganda; la Costituzione italiana – per il momento – non prevede unzioni del Signore ne’ plebisciti.

Tanto per aggiungere sale alla ferita, c’e’ qualcuno in Italia che davvero vuole tornare al voto con quella porcata della legge elettorale vigente? Se il governo Berlusconi dovesse cadere, l’ultima cosa da fare sarebbe tornare alle urne con quella porcata. Ancora una volta, tutto l’onere e la responsabilita’ ricadono sul Parlamento; visto lo stato di quel Parlamento di nominati, e’ sicuramente naïve aspettarsi senso di responsabilita’ verso la Repubblica parlamentare da parte di quei parlamentari. Ma se per caso tra quei parlamentari della Destra ci sono ancora cittadini che amano la Repubblica, mi chiedo davvero cosa stanno ancora aspettando per dar vita anche in Italia ad una destra presentabile ed europea e abbandonare una volta per tutte questa pericolosa avventura velleitaria guidata dall’attuale capo del governo. Non bisogna andare troppo lontano nello spazio o nel tempo per vedere il destino nefasto di quell’avventura.


Le mille e una piazza

17 novembre 2009

Iniziamo con l’appuntamento di domani, Mille Piazze:

L’appuntamento è per mercoledì 18 novembre alle ore 18. Da quell’ora, da quel momento, scatterà l’ora X e in Mille Piazze d’Italia i democratici, non solo iscritti e elettori del PD, si ritroveranno, si riuniranno, usciranno dai circoli territoriali, prendendo spunto da un’idea di Pippo Civati, per andare a presidiare gli spazi di norma dedicati alla socialità, in difesa della costituzione, in difesa della legge, in difesa della giustizia. Scenderanno in piazza perchè dopo la lunga fase congressuale è il momento di concentrarsi con il massimo sforzo sulle emergenze del Paese. (continua)

Il 5 dicembre a Roma invece ci sarà il No Berlusconi Day, la manifestazione nata dalla Rete e a cui hanno aderito centinaia di migliaia di cittadini, sia in Italia sia all’estero. Altre info QUI e QUI.

Si legge sulla stampa che ci sarebbe una polemica (l’ennesima) tra Antonio Di Pietro e Pierluigi Bersani a proposito del No Berlusconi Day. Di Pietro partecipera’ alla manifestazione mentre Bersani ha ribadito il no del PD. Io non vedo nulla su cui poter fare polemica: e’ diritto di tutti, anche di Di Pietro, partecipare al No Berlusconi Day ed e’ diritto di tutti, anche del segretario del PD Bersani, non parteciparvi. Sono entrambe scelte politiche, si puo’ essere piu’ d’accordo con Di Pietro oppure con Bersani ma certo Di Pietro non puo’ pretendere di decidere la linea politica del PD.

Il Fatto pochi giorni fa’ ha pubblicato un articolo di Federico Mello dove si racconta la storia di come e’ nata questa manifestazione. Qui potete leggere i nomi di persone e siti Internet che hanno promosso e aderito all’iniziativa. Inoltre tra coloro che hanno aderito fin’ora, oltre ad Antonio Di Pietro, ricordiamo MicroMega, il segretario di Rifondazione Comunista, Ferrero, il PdCI, Alessandro Gilioli e Beppe Grillo. Ma soprattutto l’iniziativa è stata appoggiata sulla Rete da centinaia di migliaia di persone, sono nati i gruppi locali sul territorio e l’appello e’ stato tradotto in dieci lingue.

Aspettando di vedere se questo successo – innegabile, almeno su Internet – riuscira’ a concretizzarsi il 5 dicembre, anche (soprattutto) coloro che non vi parteciperanno ma che si oppongono al governo Berlusconi e’ bene riflettano seriamente senza le solite accuse di populismo e la solita puzza sotto il naso. Non andare al No Berlusconi Day e’ legittimo (ci mancherebbe!) e la scelta di Bersani va rispettata, anche se non la si condivide; cosi’ come il No Berlusconi Day non va ne’ demonizzato ne’ snobbato. Centinaia di migliaia di cittadini che si mobilitano spontaneamente e’ un fatto politico che sarebbe stolto sottovalutare. Come scrive il grande poeta Walt Whitman, Did you, too, O friend, suppose democracy was only for elections, for politics, and for a party name?

AGGIORNAMENTO Mercoledí 18 novembre – Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD, parteciperà il 5 dicembre a titolo personale al No Berlusconi Day. Anche il senatore del PD Ignazio Marino e l’europarlamentare e segretaria del PD in Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, hanno aderito alla manifestazione del 5 dicembre.


Fatti, opinioni e gli “imbecilli” di Travaglio

17 novembre 2009

Qualche giorno fa’ in Reazionari allo sbaraglio scrivevo di un articolo di Beatrice Borromeo sul quotidiano il Fatto dal titolo Italiani nella “polvere” nessuno sniffa come noi e invitavo a leggerlo insieme all’articolo di Fabio Chiusi che sul suo blog esaminava l’articolo di Borromeo, confrontandolo con le fonti, nel caso i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe. Sul suo blog Fabio Chiusi dimostrava che i dati presi in esame da Borromeo non giustificavano le affermazioni contenute sia nel titolo sia nel testo dell’articolo. Chiusi ha informato della sua analisi il Fatto e l’autrice del pezzo, Beatrice Borromeo. Ne e’ seguito uno scambio email tra Chiusi e Borromeo che consiglio di leggere.

Sul caso e’ intervenuto anche Marco Travaglio, difendendo il lavoro della sua collega Borromeo. Secondo Travaglio l’articolo di Borromeo e’ corretto perche’ i dati sul consumo di droghe sono stati letti con l’aiuto di un esperto, Guido Blumir. Travaglio scrive:

Blumir le ha spiegato che quei dati, almeno per l’Italia, sono sottostimati: perché in Italia, quando vengono interpellati sull’uso di cocaina, solo i giovani rispondono sinceramente, mentre i consumatori più adulti e anziani tendono a negare; in più l’alto tasso di impunità di certi reati fa sì che le forze dell’ordine riescano a sequestrare soltanto il 5% della droga circolante, che a dispetto delle statistiche ufficiali ammonta a ben 100 tonnellate annue. Quindi la classifica europea andava corretta e, leggendo correttamente i dati dell’Oedt, l’Italia non risultava al terzo, ma al primo posto per il consumo di cocaina. Il Fatto Quotidiano non ha la pretesa di avere sempre ragione: commette errori, ma sempre in buona fede, tant’è che abbiamo – unici nel panorama dell’editoria – un’apposita rubrica intitolata “I nostri errori”. Nella quale rettifichiamo e ci scusiamo quando sbagliamo. Ma non quando diciamo la verità. Mi dispiace per gli imbecilli, ma dovranno farsene una ragione.

Fabio Chiusi ha risposto a Travaglio:

Sarò “imbecille” (complimenti per il rispetto delle opinioni altrui, tra l’altro), ma dissento da Travaglio. Il punto non è se Beatrice Borromeo fosse in grado o meno di smentire l’Oedt (“la classifica europea andava corretta”) tramite il parere (informato o meno) di un sociologo; il punto è piuttosto che l’Oedt non dice affatto quanto la Borromeo vuole fargli dire, giusto o sbagliato che sia il dato che ne esce (e cioè, come riporta il Corriere, che l’Italia è tra i primi cinque paesi europei per quanto riguarda il consumo di cocaina, e non il primo).

Chi ha ragione? Da quel che ho capito io seguendo la storia cosi’ come si e’ sviluppata durante i giorni, mi sembra Fabio Chiusi abbia dimostrato fin dal suo primo articolo sul suo blog che l’articolo di Borromeo sul Fatto contiene affermazioni non corrispondenti al vero e faccia dire ai dati quello che i dati non dicono. Si rimane basiti a leggere Travaglio, “la classifica europea andava corretta”. L’opinione dell’esperto, a prescindere dal merito, non puo’ certo essere presentata ai lettori del Fatto come fatto, come dato. Non si puo’ far dire a quei dati quello che quei dati non dicono. L’opinione dell’esperto non poteva autorizzare Borromeo a manipolare i dati e ingannare i suoi lettori. Fatti e opinioni andavano tenuti separati, di modo che i lettori fossero informati dei dati cosi’ come forniti dagli organismi internazionali e – separatamente appunto – delle opinioni di esperti che fornivano elementi aggiuntivi per interpretare quei dati. Cosi’ non e’ stato, e invece di ammettere l’ovvio e pubblicare una correzione – non c’e’ nulla di male, tutti sbagliamo – il Fatto cerca di giustificare l’accaduto con argomentazioni francamente risibili e l’arroganza di Travaglio, che ovviamente ha bisogno di chiamare “imbecilli” coloro che hanno argomenti piu’ robusti dei suoi.

Piu’ che sull’errore in se’ – che pure ha la sua importanza – sarebbe utile riflettere sui motivi che hanno impedito una soluzione ragionevole (e dovuta) alla vicenda; cosa ha motivato il rifiuto di pubblicare una semplice (e dovuta) rettifica? Della vicenda si parla anche qui, qui e qui.

Che ne pensate?