Massimo D’Alema, Emma Bonino e l’Unione Europea

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In una lettera al Financial Times, le tre donne ai vertici dell’Unione Europea denunciano il sessismo dell’Unione e rivendicano piu’ democrazia e piu’ rappresentanza:

“Abbiamo bisogno di un impegno politico collettivo per assicurare rappresentanza politica alle donne. Le donne sono la maggioranza della popolazione, e la democrazia europea del 21° secolo non puo’ permettersi di usare solo la meta’ dei suoi talenti, idee ed esperienze. Quando le donne siedono al tavolo, esse possono aiutare affinche’ le decisioni politiche riflettano le necessita’ dell’intera popolazione.”

Il tema e’ quello della nomina del presidente e dell’alto rappresentante dell’UE; tutti i candidati, denunciano le tre donne, sono uomini. Cosi’ Margot Wallström, vicepresidente della Commissione, Diana Wallis, vicepresidente del Parlamento e Neelie Kroes, commissario, sollevano il problema sulle pagine del Financial Times, che dedica alla questione anche un articolo e – sul tema delle candidature – un editoriale.

Questa volta l’Italia avrebbe potuto giocare un ruolo di primo piano, proponendo all’Europa un nome che all’Europa e all’Italia ha dato prestigio e mietuto riconoscimenti generosi quanto rari per il nostro paese. Emma Bonino.

Se il governo italiano fosse stato interessato a riconquistare il prestigio – mai cosi’ basso – del nostro paese in Europa e nel mondo, avrebbe potuto facilmente candidare Emma Bonino per il posto di Alto rappresentante per gli affari esteri e quella candidatura sarebbe stata probabilmente appoggiata da molti governi e da larghissimi settori del popolo dell’Unione, non perche’ donna, ovviamente, ma anche perche’ donna.

Invece Berlusconi, lo sappiamo, ha candidato il suo inseparabile “nemico”, Massimo D’Alema, gia’ presidente del consiglio e ministro degli esteri ma che certo – D’Alema non si offendera’ – non e’ ne’ molto conosciuto in Europa ne’ riscuote gli stessi consensi di Emma Bonino. A differenza di D’Alema inoltre, Bonino non ha mai intrattenuto dittatori sotto le tende o passeggiato a braccetto con personaggi discussi.

Ora, la politica estera italiana non appare molto chiara, con un capo del governo che frequenta piu’ spesso e volentieri Gheddafi e Putin che non i leader degli altri paesi dell’Unione. Quanto a D’Alema, mi sembra i suoi problemi rispetto all’UE vadano ricercati piu’ nella vicinanza a quella linea di politica estera del governo italiano che non ai suoi lontani trascorsi nel PCI.

Massimo D’Alema pero’ puo’ contare sull’appoggio del governo italiano e di quasi tutti gli schieramenti presenti in Parlamento, uniti per il bene del paese – o almeno cosi’ dicono. Con la sua nomina ad Alto rappresentante dell’UE, verrebbe suggellata l’ennesima fase di unita’ nazionale, l’ennesimo compromesso storico, l’ennesimo fascio. Staremo a vedere. Non sarebbe la prima volta che l’Europa si fa ammaliare da quel fascio e l’ultima volta non e’ finita troppo bene.

Aggiornamento, martedí 17 novembre – Il Financial Times torna oggi a scrivere a proposito di Unione Europea e candidature con alcuni articoli durissimi soprattutto contro Massimo D’Alema, “familiar with the dark arts of Italian political intrigue” e “who does not speak fluent English”. QUI, QUI e QUI.

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