La “legge Concia” contro l’omofobia è stata affossata alla Camera

13 ottobre 2009

omofobia

ALLERTA: fiaccolata a Montecitorio per le ore 21

L’ennesima vergogna della Repubblica delle Banane:

La “legge Concia” sull’omofobia è stata affossata alla Camera. La maggioranza ha votato l’incostituzionalità del provvedimento dopo essere stata sconfitta sul tentativo di rinviare tutto in commissione. La pregiudiziale di incostituzionalità, sollevata dall’Udc, ha ricevuto 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti. Decisione che ha aperto una scia di polemiche tra maggioranza e opposizione, ma anche nello stesso Pd.

Durissimo il commento della relatrice del testo, Paola Concia del Pd:

“Mi vergogno di far parte di questo Parlamento. Il Pdl ha detto bugie, mentre il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione”.

Solo due giorni fa’ l’ennesimo atto di terrorismo omofobo:

ROMA – All’indomani del corteo nazionale del movimento lgbt “Semplicemente uguali” contro discriminazione, violenza e omofobia, in pieno centro di Roma ed in pieno giorno, una coppia gay ha denunciato di essere stata avvicinata da sei giovanissimi in sella di 3 scooter al grido di “camerati” e che facevano i saluti romani.

La coppia camminava mano nella mano: uno è scappato, l’altro, Francesco di 25 anni, sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e all’inguine. L’episodio, come hanno raccontato le vittime all’Arcigay Roma, sarebbe avvenuto alle 14 nei pressi di via del Corso, mentre la coppia percorreva a piedi via del Collegio Romano diretta al Pantheon.

A noi che guardiamo l’Italia da fuori sembra che la Repubblica, forse vittima del sonnambulismo indotto a reti unificate, stia convintamente marciando verso un’altra di quelle avventure totalitarie per cui l’Italia è famosa nel mondo. Intanto il Bananiero Capo prova la parte del Grande Dittatore.

La politica ora ricomincera’ con le solite polemiche, sempre sterili e di breve durata. Il segretario del PD Franceschini ha la soluzione: “Binetti? Un problema”. A noi il problema sembra un po’ piu’ ampio, caro Franceschini. Appena. Speriamo il PD si ricordi di come ha votato l’UDC in questa occasione, cosi’ da evitare futuri accordi politici e/o elettorali con i fondamentalisti clericali le cui posizioni sono considerate estremiste da tutte le democrazie liberali.

Chiudiamo con le parole del vice presidente della commissione Giustizia, Federico Palomba: “le lobby omofobe sono in lavoro permanente”. Chi ha detto che in Italia non funziona mai niente? I soliti anti-italiani!

P.S. Su l’Unita’ trovate due articoli interessanti:

Scatta la protesta: convocata una fiaccolata a Montecitorio per le ore 21

Concia: «Parlamento vergognoso, gay buttati al macero. Il Pd ha sbagliato strategia»

P.P.S. Sale lo scontro nel PD.  Ignazio Marino: “Franceschini non può permettere la permanenza della Binetti”

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E tu da che parte stai?


Silvio Berlusconi nei panni del Grande Dittatore di Chaplin

13 ottobre 2009

chaplin

Il Bananiero Capo sembra qui la caricatura di Adenoyd Hynkel, nel capolavoro di Charlie Chaplin, Il Grande Dittatore:

Agli imprenditori, il Cavaliere chiede di ribellarsi all’«agire anti-italiano», perché chi getta discreto sull’Italia lo getta anche sui prodotti e sulle imprese italiane. «Il discreto non si getta solo sul presidente del Consiglio – dice – ma va anche ai nostri prodotti, alle imprese, al made in Italy. Se voi siete le colonne della produzione, ci vorrebbe una ribellione nei confronti di questo agire anti-italiano». E poi Berlusconi conclude il suo intervento: «Voi imprenditori pensate al benessere, per democrazia e libertà ghe pensi mi».

Come scrive ormai tutta la stampa internazionale, Silvio, it’s Time to Go


Scalfari – de Bortoli: la saga avvelenata continua

13 ottobre 2009
il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli

il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli

Riassunto delle puntate precedenti

10 ottobre: Rispondendo alle critiche del capo del governo Silvio Berlusconi, che aveva attaccato il Corriere della Sera, il direttore Ferruccio de Bortoli critica il gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso e la manifestazione sulla libertà di stampa del 3 ottobre:

“Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto. (…) Sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d’espressione fosse necessario scendere in piazza.”

11 ottobre: Eugenio Scalfari risponde a de Bortoli con un editoriale stizzito su Repubblica:

Sono amico di Ferruccio De Bortoli anche se spesso in questi ultimi mesi ho dissentito dalla sua linea giornalistica. Ma in casa propria ciascuno decide liberamente a quale lampione e con quale corda impiccarsi. L’articolo di ieri va però assai al di là del prevedibile.

il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari

il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari

Dopo aver rivendicato la patente di liberalismo – “Noi siamo liberali, caro Ferruccio. Liberali veri” – il fondatore di Repubblica parte alla carica contro il Corriere e il suo direttore, ricordando l’esperienza vergognosa di quel giornale agli albori del Fascismo e trovando anche lo spazio per una critica impietosa contro Indro Montanelli:

Ad Indro Montanelli è accaduto altrettanto, ma lui almeno se n’è accorto prima. Difese per vent’anni dalle colonne del “Giornale” le ragioni del Berlusconi imprenditore d’assalto. Si accorse nel 1994 di quale pasta fosse fatto il suo editore e lo lasciò con una drammatica rottura. Ma era tardi anche per lui. Se c’è un aldilà, la sua pena sarà quella di vedere Vittorio Feltri alla guida del giornale da lui fondato. Al “Corriere della Sera” quest’esperienza d’un giornalista di razza al quale dedicano un santino al giorno dovrebbero farla propria per capire qual è il gusto e il valore della libertà liberale.

La “libertà liberale” è tipica di chi crede nel liberalismo delle patenti e degli aggettivi e Scalfari si è sempre distinto per questa mania di dare lezioni di liberalismo, piu’ a parole che nei fatti.

12 ottobre: il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, risponde a Eugenio Scalfari e Marco Travaglio (anche Travaglio aveva criticato de Bortoli sul nuovo quotidiano il Fatto):

E veniamo all’editoriale di Eugenio Scalfari sulla Repubblica che ho trovato ingiusto e insultante. Mi dispiace molto. Scalfari ha letto la mia risposta di venerdì alle accuse del premier, manipolando le mie parole a suo uso e consumo. Lo considero profondamente scorretto. Il paradosso di tutta questa vicenda è che Repubblica ha fatto la sua campagna contro il premier con le notizie pubblicate… dal Corriere . Scalfari tenta di delegittimarmi moralmente perché non abbiamo seguito il suo giornale, querelato dal premier, e non siamo scesi in piazza sotto le bandiere di un partito o di un sindacato.

Il direttore de Bortoli rivendica per lui e per il Corriere indipendenza e correttezza, ricordando il lavoro del suo giornale e accusando implicitamente Scalfari e Repubblica di ipocrisia:

E dov’erano lui e il suo giornale quando D’Alema, allora al potere, se la prese con noi fino a proporre la mia cacciata dall’Ordine dei giornalisti? Li ho forse accusati, in quelle occasioni, di essersi accucciati al potere di turno? No, rispettai il loro ruolo, anche se di spettatori. Interessati. Devo andare avanti?

La puntata di oggi, martedi’ 13 ottobre

Scalfari pubblica su Repubblica Il coraggio della stampa. Dopo aver ricordato gli altri protagonisti che intanto si stanno aggiungendo a questa saga della “libera stampa” italiana:

Aggiungo che ieri il Tg1 è anch’esso intervenuto a suo modo e a supporto di un resoconto di genere minzoliniano ha intervistato Belpietro e Antonio Polito i quali non hanno trovato di meglio che dichiarare la loro non appartenenza al mio partito e la loro solidarietà con il direttore del Corriere della Sera. Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili.

Scalfari torna all’insulto personale:

Io mi guardo bene dall’augurarmi che de Bortoli condivida le nostre idee e capisco anche che – come scriveva il Manzoni – “il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”.

E’ evidente che l’Ego – sempre abbondante tra i giornalisti italiani, che forse hanno preso troppo alla lettera il famoso motto di McLuhan, il mezzo e’ il messaggio – sta straripando e che ormai la saga è resa antipatica e difficile da seguire, infarcita com’e’ di insulti e attacchi personali che nulla aggiungono al dibattito, che pure avrebbe potuto essere importante e salutare. A questo punto non sappiamo come i poveri lettori italiani possano giovarsi di questa saga avvelenata; quei lettori già vivono in una società assai povera di liberal-democrazia, dove ogni tema viene ideologizzato e invece di costruire ponti si ereggono muri.

L’Italia, lo sappiamo tutti, non è certamente la patria della libertà di stampa ne’ di sua madre, la libertà d’espressione, ne’ di sua nonna, la libertà. Ne abbiamo scritto spesso su questo blog e crediamo il tema sia fin troppo serio per ridurlo ad una saga dove i rancori, gli attacchi personali, la lotta politica e gli interessi economici rischiano di deformare i punti di vista, creare il muro contro muro e lasciare sul campo solo macerie.

La saga continua…

AGGIORNAMENTO MERCOLEDI’ 14 OTTOBRE 2009: Scalfari – de Bortoli: un altro episodio della saga avvelenata


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