La “necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico”

5 ottobre 2009

La “necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico” – è la richiesta fatta dal Comitato Nazionale dei Radicali Italiani che si è riunito a Roma il fine settimana passato:

Per quanto riguarda la situazione politica e le scelte che per i Radicali devono conseguirne, il Comitato decide:

– di chiedere ai deputati e ai senatori radicali eletti nelle liste del Pd, di valutare in piena autonomia se sia ancora compatibile la loro presenza nell’ambito dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato; o – all’opposto – l’opportunità e la necessità di adeguare la struttura e la vita del gruppo, in modo da costituire un polo di attrazione e di arricchimento anzichè di stanca resistenza passiva nella sua attuale inconsistenza politica e parlamentare. E’ del tutto evidente infatti la necessità di un chiarimento politico dei rapporti fra Radicali e Partito Democratico;

A noi pare che il Partito Democratico senza i Radicali non sia credibile, e non solo per quanto riguarda la laicita’ e i diritti civili, ma proprio come Partito DEMOCRATICO. Il PD non puo’ permettersi di perdere la serietà e la professionalità dei parlamentari radicali ma soprattutto non puo’ permettersi di perdere la cultura liberal-democratica dei Radicali, proprio ora che di quella cultura il PD ha vitale bisogno. I tre candidati alla segreteria del partito dovrebbero esprimersi anche su questo.


Scudo fiscale, libertà di stampa e la salute della Repubblica

5 ottobre 2009

emblema

Scudo Fiscale

Nonostante si sia cercato da piu’ parti di nascondere lo scandalo vero (assenze in Aula dei parlamentari dell’opposizione) con uno scandalo falso (critiche di Di Pietro al Presidente della Repubblica), sale il malumore nel paese. Non esiste nel nostro ordinamento il reato di lesa maestà e le critiche di Di Pietro al Capo dello Stato rientrano nelle prerogative costituzionali di un parlamentare della Repubblica; nonostante i toni, che possono non piacere, non è possibile censurare le parole del leader dell’Italia dei Valori senza violare la Costituzione. Con il finto scandalo, politici e mezzi d’informazione vorrebbero coprire l’indecenza di questa legge immorale, lo scudo fiscale, e le responsabilità di un’opposizione ancora piu’ indecente. Benissimo ha fatto il nuovo quotidiano il Fatto a pubblicare i nomi dei deputati assenti e a stigmatizzare l’accaduto.

La classe dirigente del PD è allo sbando. Massimo D’Alema, gia’ Presidente del Consiglio dei ministri e parlamentare di lungo corso, cosí spiega la sua assenza dalla Camera dei Deputati per il voto sulle pregiudiziali di incostituzionalità sullo scudo fiscale:

“avevo una manifestazione e non mi era stato spiegato bene che era un voto importante”

A quella votazione erano assenti, tra gli altri, anche Pierluigi Bersani e Dario Franceschini, due dei tre candidati alla segreteria del PD che ci chiederanno il voto alle primarie del 25 ottobre. Ignazio Marino, anche lui candidato alla segreteria del PD, alza la voce e chiama quelle assenze “scandalose”:

“Spero che i capogruppo intervengano con delle sanzioni molto severe perché l’opposizione doveva contrastare con la propria presenza l’approvazione del provvedimento. Ciò non è avvenuto ed è gravissimo. Non si può tradire il Paese avendo un ’salario’ molto alto e non essendoci quando c’è da contrastare una legge che di fatto è un’istigazione a delinquere”.

Anche Debora Serracchiani è indignata e chiede “provvedimenti severi ed esemplari” per i parlamentari assenti. Intanto cresce la protesta sulla Rete e il popolo democratico è furioso; basta farsi un giro sui siti di Marino e Serracchiani e leggere i commenti dei cittadini.

Non crediamo nelle misure disciplinari, ancora meno in quelle esemplari e non ci pare che la classe diridente del PD possa o voglia autoinfliggersi alcunche’. Crediamo però nella democrazia e auspichiamo che i cittadini italiani vorranno far sapere ai vari D’Alema, Bersani e Franceschini cosa pensano del loro comportamento quando il 25 ottobre andremo a scegliere il nuovo segretario del PD con le primarie.

Libertà di Stampa

Ci siamo già espressi sulla libertà di stampa in Italia e sulla manifestazione di sabato scorso a Roma. Abbiamo fatto notare le contraddizioni, l’ipocrisia e le voci fuori dal coro, boicottate ovviamente dalla maggior parte dei media (a proposito di liberta’ di stampa). 

Un’altra voce fuori dal coro della retorica è venuta da Enrico Mentana, che sul Riformista del 4 ottobre ha denunciato: “Ho visto che c’erano i simboli di partiti e sono tornato indietro. C’erano tutti. Anche chi ha appena finito di lottizzare la RAI”.

Invece di scendere in piazza e lasciarsi guidare dal giornale-partito la Repubblica, il PD farebbe bene a guardarsi allo specchio e iniziare una seria e radicale autocritica sul tema dell’informazione: sia sugli errori catastrofici che ha commesso in questi anni sia sulla sua partecipazione attiva alla lottizzazione, a cominciare dalla RAI. Ancora una volta, Marino è nel giusto a denunciare le responsabilità del PD in tema di informazione.

Quanto ai giornalisti, non potranno essere presi seriamente fino a quando non decideranno di abbattere l’omertoso sistema corporativo che li vede protagonisti di una delle caste piu’ autoreferenziali del paese. L’assoluta mancanza di credibilità dell’informazione italiana, il vero problema che si vuole nascondere, perdurerà fino a quando continuerà ad esistere l’Ordine fascista dei giornalisti ed il sistema di connivenza tra informazione e politica, incentrato sui generosissimi contributi statali agli editori e sul monopolio Raiset.

La salute della Repubblica

Gli interessi economici in gioco sono enormi e la lotta tra fazioni per difendere quegli interessi rischia di affossare una volta per tutte la fragile Repubblica. A seguito della sentenza sul lodo Mondadori che ha condannato la Fininvest di Berlusconi a risarcire la CIR di De Benedetti con 750 milioni di euro, la destra sta pensando di far scendere in piazza il suo popolo. Il muro contro muro rischia di trasformarsi in una guerra civile e i cittadini di essere usati come pedine di un gioco dissennato. L’unica speranza è che i cittadini riescano a riappropriarsi della politica ed esprimere una classe dirigente responsabile, che abbia a cuore la salute della Repubblica e capace di iniziare quel processo di riforme radicali che sole possono salvare il paese.

In questo scenario, le primarie del PD del 25 ottobre – quando, ricordiamolo, tutti i cittadini italiani potranno votare per scegliere il nuovo leader del partito – acquistano un’importanza ancora maggiore, non solo per il PD ma per la nostra Repubblica; Ignazio Marino è l’unico candidato credibile ma nulla potrà fare se noi tutti non lo voteremo il 25 ottobre. Come sempre, dipende tutto da noi.

P.S. Un lettore ci chiede perché non abbiamo commentato la sentenza sul lodo Mondadori. Pensiamo che in un paese civile, le sentenze dei tribunali della Repubblica vadano applicate, non commentate. Quello che sta accadendo in Italia in queste ore è fuori dalla civiltà liberal-democratica; in nessuna democrazia liberale potrebbe accadere che un governo denunci una sentenza della magistratura che condanna il capo di quel governo per una vicenda di corruzione. E’ davvero fuori dal mondo e ci vuole molta immaginazione solo per ipotizzare un caso analogo in una democrazia liberale; in quel caso, in un paese civile, quel governo sarebbe completamente delegittimato e incapace di restare al suo posto. Il capo di quel governo si sarebbe dimesso un minuto dopo la notizia di quella sentenza.