Ritorno al futuro. Il giornalismo italiano e la Rete

1 ottobre 2009
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Due esperti di 'giornalismo del futuro', ora in viaggio intergalattico, presenti al prossimo convegno, Ritorno al Futuro, organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia

All’inizio di febbraio di quest’anno, qui nel Regno Unito, il Media Standard Trust (MST) ha pubblicato un rapporto intitolato A More Accountable Press (Una stampa piu’ responsabile). Una ricerca commissionata dal MST per il suo rapporto e condotta da YouGov ha stabilito che soltanto il 7% del pubblico ha fiducia che i quotidiani nazionali si comportino responsabilmente – addirittura una fiducia ancora minore che nelle banche (e si era – allora – in pieno Credit Crunch!). Il 75% della popolazione crede che “i quotidiani pubblicano frequentemente storie che essi sanno essere inaccurate”.

Facciamo notare che stiamo parlando della stampa britannica, dove perfino i peggiori giornali popolari sono assai migliori della stampa seria italiana e di quella cosa che passa per giornalismo nel nostro paese.

C’è tornato alla mente questo rapporto leggendo un’interessante post sul blog di Luca Sofri a proposito di una ricerca nostrana (ASTRA RICERCHE) sulla fiducia degli italiani nella Rete, dove, tra l’altro, si legge:

Due italiani su tre giudicano le notizie prese da Internet come “dubbie” o “inaffidabili”

Assai bene fa Luca Sofri a ricordare un’altra ricerca dello stesso ente (ASTRA RICERCHE), ma dell’anno passato:

il 68% ritiene che i giornalisti non dicano il vero

Sono parecchi anni che bazzichiamo la Rete di lingua inglese e italiana, ivi inclusi i mezzi d’informazione mainstream e sappiamo che vi si trova di tutto (ovviamente). A noi pare che la c.d. “libera stampa” mainstream non riesca a farsi una ragione della competizione offerta dalla Rete. In Italia poi, paese dell’Ordine Fascista dei giornalisti, una corporazione chiusa e autoreferenziale, quella “libera stampa” è addirittura terrorizzata, tanto che si continua a organizzare convegni sul “futuro del giornalismo” e a parlare di “new media” senza invitare e ascoltare chi quei “new” media li sta usando ora, senza aspettare il futuro. Un classico esempio è stato il Convegno organizzato nel 2008 dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Oggi si è svolta la seconda edizione dello stesso convegno, intitolato: “Giornalismo e post-giornalismo. News e lettori tra vecchi e nuovi media”. A giudicare dai partecipanti non ci sembra si siano fatti progressi. A proposito, i risultati di Astra Ricerche di cui sopra sono stati presentati proprio a questo convegno. Titolo del convegno per il prossimo anno: Ritorno al Futuro.


Ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486

1 ottobre 2009

Da UAAR Ultimissime:

Ancora rinviata la distribuzione della pillola RU-486

Il via libero definitivo alla commercializzazione della pillola abortiva RU-486 non c’è ancora. Era atteso per ieri, ma il consiglio di amministrazione dell’AIFA si è limitato soltanto ad approvare il verbale della precedente seduta (durante la quale si era autorizzata la distribuzione) senza redigere il mandato con cui disciplinarne l’utilizzo. Al contrario, allo scopo di rendere “omaggio alla commissione Igiene e Sanità del Senato, che inizia i lavori domani, la decisione definitiva relativa alla formulazione del testo del mandato al direttore generale per i successivi adempimenti è stata rinviata al 19 ottobre prossimo”. La decisione sembra legata all’invio di un’inchiesta parlamentare sulla pillola, decisa in commissione con voto bipartisan.

Le donne italiane hanno da ringraziare il senatore del PD Anna Finocchiaro:

La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd».


Povera Patria

1 ottobre 2009

Ha ragione il caudillo italiano, “Lunga vita alla Dandini e a Santoro che non fanno altro che portare voti al centrodestra”. Il paese dei guelfi e ghibellini, dei campanili, del Fascismo, delle corporazioni, delle tribú, della mafia, dei gattopardi, degli abusi di potere, della partitocrazia e del populismo demagogico sta soffocando di voyeurismo nell’ora piu’ tragica della giovane e fragile Repubblica. Scrive Aldo Grasso sul Corriere:

Temo che Silvio Berlusconi abbia ragio­ne: lui conta i voti della gente, gli altri si esercitano sull’audience. Anzi, sono pri­gionieri della logica perversa della tv più corriva. Di questi tempi, l’Italia avrebbe bisogno di tutto, fuorché di lottare per la poetica dello sciacquone.

Ma come una mignatta, la retorica pomposa e vacua non demorde. Continua il vittimismo pietoso e demagogico di Repubblica, della Federazione Nazionale della Stampa e di coloro che si ricordano dell’Art. 21 della Costituzione solo per difendere i loro interessi corporativi. Ma cosa diavolo dice questo Art. 21? I primi due commi recitano:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

I paladini della “libera stampa”, i difensori della libertà d’informazione a senso unico sono gli stessi che si trincerano dietro l’Ordine Fascista dei giornalisti, definito già da Umberto Terracini “una mostruosità giuridica”, in palese contrasto con l’Art. 21 della Costituzione.

Continua indisturbata intanto la spartizione della cosa pubblica tra le cosche del potere partitocratico. La RAI assomiglia sempre di piu’ ad una Cosa Nostra di Don e Caporegime, dove l’unica cosa pubblica è il canone, il pizzo imposto ai cittadini per mantenere la propaganda di Santa Signora delle Clientele; il bilancio è in rosso e Pantalone paga.

I protagonisti di questa informazione faziosa e autoreferenziale – che si chiamino Minzolini, Vespa o Santoro conta poco – arringano dagli schermi televisivi ad una folla sempre piu’ confusa e meno informata, trasformata in tifoseria da curva sud. E mentre si godono i loro stipendioni d’oro, gli italiani sopravvivono con 700 euro al mese, sono sommersi dalla spazzatura e continuano a morire d’illegalità.

Forse ormai incapace di capire la differenza tra Beautiful e la realtà, il popolo bue viene distratto con Patrizia D’Addario; Repubblica non sta piu’ nella pelle:

Secondo quanto appreso da Repubblica.it la donna che per due volte fu nella residenza del premier, e che nella seconda occasione si fermò per la notte, interverrà in diretta. Non è stato ancora deciso se in collegamento video o in studio.

Povera Patria!