Guerra, pace e informazione

afghan-civilian-casualties

Le notizie che arrivano dall’Afghanistan dovrebbero costringere a una riflessione seria, pacata e onesta sull’opportunità per il nostro paese di continuare quella missione di guerra, contraria alla Costituzione repubblicana. Mentre mandiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime, invitiamo i mezzi d’informazione e le forze politiche a non concedere altro spazio alla retorica guerrafondaia che, lungi dal risolvere i problemi, non fa’ altro che aggravare la situazione.

A nostro parere, la guerra in Afghanistan, oltre ad essere profondamente immorale, è anche invincibile. Sono ormai anni che esperti internazionali, organizzazioni umanitarie e alti ufficiali degli eserciti coinvolti denunciano la pazzia di quella guerra.

Gia’ l’anno scorso, il piu’ alto ufficiale dell’esercito britannico avvertiva che quella guerra non puo’ essere vinta. Qui nel Regno Unito i sondaggi confermano che la popolazione vuole il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Dopo il sondaggio dell’anno scorso della BBC, qualche settimana fa’ un altro sondaggio dell’Independent.

Ma in Italia l’informazione, a cominciare da Repubblica, si intertessa piu’ della camera da letto di Berlusconi che dei temi che dovrebbero avere la prima pagina sempre, non solo per rilanciare le dichiarazioni retoriche, prive di argomenti razionali, dei nostri Dr. Stranamore, per lo piú politici e opinionisti che non hanno mai combattuto un solo giorno in battaglia ma sono sempre cosí desiderosi di mandare gli altri ad ammazzare e a farsi ammazzare.

Questi chicken-hawks (polli-falchi) come vengono chiamati negli Stati Uniti, da noi gridano nonsenso dagli schermi televisivi e sulle pagine della stampa italiana ma evitano di fare i conti con i numeri, i dati e la logica, calpestano la ragione e sputano sul vero insegnamento di Cristo, la Caritas, mentre con intollerabile ipocrisia si autoproclamano i difensori della cristianità.

Se vogliamo dibattere su questi temi e affrontare questi problemi in modo serio e costruttivo, le opinioni devono essere corroborate da argomenti razionali su cui si possa discutere civilmente e con metodo scientifico.

In Afghanistan le vittime civili del conflitto che va avanti dal 2001 sono verosimilmente decine di migliaia; un rapporto dell’ONU dell’inizio dell’anno parla di un incremento del numero dei civili assassinati del 40%. C’e’ poi da considerare le morti che sono dovute alla guerra in senso lato, per la mancanza di medicinali, di cibo e acqua, per le condizioni generali di vita in uno scenario di guerra. L’espansione militaristica dell’amministrazione Obama ha certamente aggravato il problema e sta allargando il conflitto all’interno dei confini pakistani, con effetti pericolosissimi sulla stabilità dell’intera regione dove sia il Pakistan sia l’India sono dotati di arsenali nucleari.

Nel 2006 l’International Council on Security and Development ha pubblicato un interessane studio sulla guerra in Afganistan. Nel rapporto si legge:

Dopo cinque anni di intenso coinvolgimento internazionale in Afghanistan, il paese rimane devastato da severa povertà e dall’espandersi della fame per i poveri sia nelle aree rurali sia in quelle urbane. Nonostante le promesse della comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti, che aveva garantito di provvedere alle risorse e all’assistenza necessari per le necessità di ricostruzione e sviluppo, la popolazione dell’Afghanistan sta letteralmente morendo di fame. L’Afghanistan continua a essere agli ultimi posti per la maggior parte degli indicatori di povertà, e la situazione delle donne e dei bambini è particolarmente grave. Un bambino su quattro nati in Afghanistan non puo’ aspettarsi di vivere oltre l’età di cinque anni e certe provincie del paese vantano la peggior mortalità materna mai registrata al mondo. Nonostante cio’, le abilità della comunita’ internazionale e locale di rispondere alle molte sfide collegate alla povertà, sono state compromesse dall’erronea attenzione di Stati Uniti e Regno Unito alle politiche di eradicamento contro le droghe. Come tali, questi due stati che si sono autonominati alla guida della lotta al terrorismo e contro le droghe, sono congiuntamente responsabili per la gravissima crisi della fame nel sud dell’Afghanistan.

afghanistan

Il rapporto continua:

I Talebani sono spesso visti [dalla pololazione] come quelli che fanno la loro parte per aiutare gli Afgani, nonostante abbiano molti meno soldi della comunità internazionale, mentre le truppe della coalizione internazionale sono visti occupare il paese per i propri scopi. Perfino coloro che non vogliono appoggiare i Talebani sono costretti poi a farlo per sopravvivere e per aiutare la propria famiglia. Dopo cinque anni di nessun cambiamento positivo, l’opinione predominante e’ che questa e’ una guerra – che originariamente doveva “aiutare” la povera popolazione dell’Afghanistan – che serve soltanto a rendere i ricchi ancora piu’ ricchi, a cominciare dagli “stranieri”. Con i bambini che muoiono, le persone che muoiono di fame e i mezzi di sussistenza delle famiglie distrutti, c’e’ un bisogno urgente per un completo ripensamento da parte della comunità internazionale se si vuole che gli Afgani non vivano piu’ in condizioni di estrema povertà.

In un’altra sezione del rapporto si legge:

Il rovesciamento del regime dei Talebani cinque anni fa’ è stato largamente creduto marcare una nuova era per afghanistan2l’Afghanistan. Tormentato da decenni di violenza e povertà, l’arrivo della comunità internazionale aveva preannunciato un futuro luminoso per l’Afghanistan, confermato da discorsi che assicuravano che gli Afgani sarebbero stati liberati per sempre dall’insicurezza e dall’oppressione. Gli Stati Uniti avevano asserito la rimozione dei Talebani come un obbligo umanitario, e promesso di consegnare liberta’ durevole al popolo Afgano. (…) Con civili uccisi regolarmente, gli Afgani sono arrabbiati che la stragrande maggioranza degli aiuti internazionali sono stati spesi per fini militari invece che per aiuti umanitari. Molti credono che la missione militare è sbagliata, avendo perso fede nell’abilita’ degli “stranieri” di portare stabilita’ al paese. Una percepita mancanza di rispetto dalle truppe militari internazionali ha alimentato il risentimento degli Afgani verso la comunita’ internazionale. La percepita mancanza di volonta’ da parte delle truppe internazionali di studiare la cultura afgana e di cooperare con la popolazione locale, ha causato un odio di massa verso gli “stranieri”. Alcuni credono che il perdurare della guerra in Iraq e i recenti combattimenti in Libano sono la prova che l’Occidente stia cercando di ri-colonizzare il mondo musulmano. Molti Afgani stanno ora cercando la leadership nei Talebani e dichiarano che “moriranno combattendo gli stranieri”.

Per meglio capire il risentimento della popolazione in Afganistan, vorrei riportare un articolo apparso sul sito della BBC nel 2003:

Un piccolo campione di civili Afgani ha mostrato livelli “sbalorditivi” di uranio nelle urine, secondo uno scienziato indipendente (…) Lo scienziato è il Dr. Asaf Durakovic dell’Uranium Medical Research Center (UMRC) in Canada. Il Dr. Durakovic, un ex consulente dell’esercito statunitense ora professore di medicina, ha dichiarato che nel 2000 egli aveva trovato livelli “significativi” di uranio impoverito (depleted uranium o DU) in due terzi dei 17 veterani della guerra del Golfo che aveva sottoposto a test. Nel maggio 2002, il Dr. Durakovic ha spedito una squadra di ricercatori in Afganistan per intervistare e esaminare la popolazione civile di quel paese. L’UMCR ha dichiarato, “Il monitoraggio indipendente dei tipi di armi e dei sistemi di consegna indicano che le forze della coalizione hanno usato leghe radioattive di uranio tossico e testate all’uranio per i target resistenti. (…) Senza eccezione, ogni persona che ha donato campioni di urina è risultata positiva alla contaminazione interna da uranio. I risultati sono sorprendenti: quelle persone presentano concentrazioni di toxic and radioactive uranium isotopes tra le 100 e le 500 volte maggiori che i veterani della guerra del Golfo sottoposti a esami nel 1999. Se gli esami verranno corroborati in altre comunita’ dell’Afghanistan, il paese si trova di fronte ad un grave disastro per la salute pubblica… Ogni nuova generazione è a rischio.”

L’articolo della BBC continua:

Una seconda missione dell’UMCR in Afghanistan nel settembre 2002 ha riscontrato una contaminazione in “un’area potenzialmente molto piu’ ampia e una fetta della popolazione molto piu’ vasta”.  Gli esperti dell’UMCR hanno colezionato 25 campioni di urune, che hanno addirittura superato i risultati del presedente campione. Il Dr. Durakovic ha detto di essere “stordito” dai risultati che ha riscontrato, risultati che saranno presto pubblicati in diversi giornali scientifici. Alla BBC ha detto: “In Afghanistan non ci sono stati incendi di pozzi petroliferi, non c’erano pesticidi e nessuno era stato vaccinato – tutte spiegazioni suggerite per spiegare la sindrome dei veterani della guerra del Golfo. Ma le persone hanno avuto gli stessi sintomi. Non sto dicendo che l’Afghanistan sia stato un vasto esperimento per usare le nuove armi all’uranio. Ma usate il vostro buon senso…”

Piu’ informazioni su DU qui, qui, e qui

Il ricco business della guerra

All’inizio del 2008 il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha dichiarato che il costo per gli Stati Uniti della sola guerra in Iraq raggiungerà i 5 trilioni di dollari. Poi c’è l’Afghanistan. Chi paga? Come sempre, il popolo, quei cittadini a cui negli Stati Uniti si nega perfino l’assistenza sanitaria e le cui scuole pubbliche sono allo sbando. Ad essere contenti invece le grandi corporations – o come si dice negli Stati Uniti, Corporate America, che tra uno scandalo e l’altro, tra una bolla speculativa e l’altra, hanno affossato la Repubblica dei Padri Fondatori per sostituirvi un’impero in continua espansione, un’espansione che ha bisogno di continue guerre per il controllo delle fonti di energia, un’espansione che non è sostenibile dal nostro pianeta dove i cambiamenti climatici causati dall’irrazionale avidità del sistema economico  stanno mettendo a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Le corporations, i giganti che controllano l’economia e la vita su questo pianeta, sono delle entità che mirano alla massimizzazione del profitto, costi quel che costi. In questo loro goal esistenziale, i loro effetti ricadono sulle popolazioni di interi paesi e del pianeta intero senza che vengano chiamate a rispondere delle loro azioni, come avverrebbe se quelle stesse azioni e quegli effetti fossero messi in essere da singoli. La loro irresponsabilita’ e’ stata molto bene illustrata nel libro The Corporation: The Pathological Pursuit of Profit and Power, scritto da Joel Bakan da cui e’ stato tratto il celebre documentario The Corporation.

Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro.

Cio’ che sorprende e indigna è che si debba aspettare gli ex- per avere dei lampi di onesta’ intellettuale mentre coloro che denunciavano le stesse cose e cercavano di mettere in guardia sui rischi delle c.d. guerre preventive venivano tacciati di non essere patrioti, di populismo, di essere amici dei dittatori e difendere le violazioni dei diritti umani, in un coro guerrafondaio che mirava e tutt’ora mira a far tacere la ragione e l’umanita’ con quel vecchio stratagemma della propaganda, prima responsabile dei disastri di ogni guerra.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito c’è un serio, appassionato e argomentato dibattito sulle guerre in Iraq e Afghanistan, anche all’interno del Partito Democratico americano e del Partito Laburista britannico. In Italia invece l’informazione è troppo occupata a guardare dal buco della serratura delle camere da letto, salvo poi riversare fiumi di retorica e lacrime da coccodrillo quando le tragedie annunciate puntualmente si verificano.

2 risposte a Guerra, pace e informazione

  1. […] NATO in Afghanistan non ci sembra abbia promosso la pace e la giustizia in questi lunghissimi anni di crimini di guerra. Ma nella Repubblica non c’è dibattito politico su questi temi, l’Europa appare […]

  2. […] – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi […]

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: