Prima di tutto

In Europa – e ancora di piú nei paesi anglosassoni – la borghesia e i suoi figli hanno spesso rappresentato un’avanguardia culturale capace d’informare la società e di aprirsi ai cambiamenti e alle riforme che quelle società rivendicavano. Anche lo scontro, in molti casi durissimo, tra borghesia e proletariato, ha portato a risultati assai diversi in Europa rispetto all’Italia, nonostante da noi il Partito Comunista sia stato per anni il piú grande partito dei lavoratori presente in Occidente. Certamente gli errori, le omissioni e le responsabilità del PCI e di gran parte della sinistra italiana sono stati gravi e numerosi, a cominciare da un’ideologia, il marxismo, che ha continuato a dominare il pensiero di molta parte politica, intellettuale e sociale anche dopo che da scienza si era trasformato in dogma.

E tuttavia l’Italia è sempre stata tenuta lontana dai fermenti culturali europei, isolata e imprigionata da una borghesia che – come Pasolini fa’ dire a Orson Welles nel film La ricotta – è la “piú ignorante d’Europa”. Indro Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo della borghesia italiana”, una borghesia che non ha saputo fare tesoro della straordinaria eredità del Risorgimento e che ci ha regalato il Fascismo, la repubblica partitocratica e ora il populismo videocratico di Berlusconi e l’egoismo miope e rozzo della Lega.

La libertà di stampa e la piú generale libertà di parola, che in Italia non hanno mai goduto di ottima salute, sono da anni in coma profondo; Reporters Without Borders ci da’ al 44° posto in una graduatoria che peraltro ha dovuto registrare un peggioramento preoccupante non solo nel nostro paese. Il rapporto non può non denunciare il caso Italia:

“Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professione”.

All’inizio del mese di giugno di quest’anno, il Censis ha pubblicato i risultati di uno studio sulle elezioni 2009; Come si sono informati gli italiani:

Due terzi degli elettori si sono informati attraverso i Tg, il 30% ha seguito i programmi giornalistici di approfondimento in Tv, il 25% si è affidato alla carta stampata. E Internet resta al palo

Per avere la misura di cosa stiamo parlando è sufficiente ricordare il “dibattito” intorno ai casi Welby ed Englaro, con le menzogne, i miracoli, le apparizioni, le suore e le volgari battute di alti prelati, ministri, membri del Parlamento e maestri della propaganda piú bieca interessati a istupidire il pubblico in un colossale lavaggio del cervello a reti unificate.

Un’altra anomalia tutta italiana è l’Ordine dei giornalisti, un residuato fascista, di matrice liberticida e totalitaria, che si aggiunge alla lista infinita di caste e corporazioni che esistono solo per la difesa dei loro feudi e ostacolano quella società aperta dove sono competenza, meritocrazia e intelligenza a selezionare i piú qualificati e non il nome, la famiglia o il clan di appartenenza, il barone, la conoscenza e la raccomandazione del deputato o del monsignore. La conseguenza della società feudale italiana, dove al diritto di cittadinanza si oppone ancora la tribú, è il degrado dell’università, della ricerca scientifica, dell’informazione, della politica e della cultura italiana in genere, mentre chi merita e non ha santi in paradiso viene emarginato o è costretto all’esilio. Il caso dei due ricercatori costretti ad abbandonare l’Italia a causa della prepotenza miope del barone di turno e artefici negli Stati Uniti di un’importante scoperta scientifica non è un caso isolato; con la fuga dei cervelli, l’Italia si autocondanna all’insignificanza scientifica, economica, politica e culturale nell’ora piú tragica, forse fatale, della repubblica.

La politica italiana, nonostante le eccezioni, è affollata da una classe di parassiti che hanno fatto la loro fortuna sui mali del paese. Uno di questi mali è l’assetto del sistema radio-televisivo, un monopolio a due teste che, come un mostro mitologico, impedisce qualsiasi riforma e l’ingresso sul mercato di soggetti che potrebbero creare concorrenza e portarci un po’ piú vicino agli standard europei. La RAI, un servizio pagato dal pubblico ma in mano ad affaristi, capiregime e colonnelli di questo o quel ducetto di partito, sempre pronti a partecipare alla grande abbuffata, è ormai una brutta fotocopia di Mediaset, dove tette e culi di giovani aspiranti comparse, crocifissi e monsignori, ventriloqui travestiti da giornalisti, canzonette e giochi a premi si mischiano in un terrificante spettacolo nazional-popolare all’insegna di volgarità, ignoranza e demenza spacciati per l’ultima moda.

La salute della carta stampata è solo apparente. Pochissimi quotidiani nazionali, di proprietà di una ristrettissima élite con le mani indaffarate in operazioni economico-finanziarie che si intrecciano con la politica e che quei giornali dovrebbero controllare e quindi informare l’opinione pubblica; ma come sempre avviene nell’Italia dei feudi, il controllato controlla il controllore e l’opinione pubblica rimane ignorante e facilmente ingannabile. Il giro di valzer di direttori di rete e di testata ad ogni cambio di governo è uno spettacolo umiliante, difficile da spiegare all’estero.

sole24Andando sul sito internet del Gruppo 24 Ore, editore del piú importante quotidiano economico-finanziario italiano, il Sole 24 Ore, potete controllare che la proprietà del gruppo è ben sicura nelle mani della Confindustria per il 67,5% del capitale azionario. Il quotidiano che deve controllare e informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’economia e della finanza del paese è quindi posseduto e controllato da quei soggetti che dovrebbero essere da quel quotidiano controllati. Ciò che vale per il Sole 24 Ore vale anche per gli altri principali quotidiani e periodici italiani, piccoli satelliti di imperi finanziari che utilizzano l’informazione non come cane da guardia per la salute della repubblica ma come cani da difesa e/o offesa per interessi particolari. Anche con i migliori giornalisti, un quotidiano siffatto non potrà mai dare ai suoi lettori quelle garanzie di imparzialità e correttezza indispensabili per avere un’opinione pubblica informata che possa liberamente scegliere. Il conoscere per deliberare è una condizione senza la quale né democrazia né libertà sono possibili; sempre piú in questa Italia feudale si deve constatare che i papi, i ducetti, i monsignori e i baroni impediscono al popolo sovrano di essere informato per poterlo meglio tenere incatenato all’ignoranza e al pregiudizio.

Senza una riforma radicale del sistema dell’informazione in Italia, nessun’altra battaglia civile sarà mai possibile, dalla laicità e dai diritti e libertà fondamentali alla scuola, l’università e la ricerca scientifica, dal welfare allo sviluppo economico, dalla giustizia alla legalità e la lotta contro il crimine organizzato. Senza un’opinione pubblica consapevole, in grado di conoscere per deliberare, l’Italia è destinata all’irrilevanza culturale, economica e politica, alla disintegrazione territoriale e a ripercorrere gli infausti sentieri di un passato assai recente e ancora vivo nella matrice culturale del paese.

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