E qui comando io e questa è casa mia…

30 settembre 2009

“Ma perché dovrei pentirmi di quello che ho detto?” Dalle colonne de l’Unità, Filippo Penati – coordinatore della mozione Bersani – ribadisce la sua idea di democrazia; alla domanda “Da statuto saranno le primarie del 25 ottobre a decidere chi sarà il nuovo segretario, o no?”, Penati risponde: “Massimo rispetto per lo statuto, ma non si può rinviare burocraticamente alle primarie saltando ogni valutazione politica.”

Le regole sono viste come un intralcio burocratico; suona familiare? Chi si meraviglia dell’idea di democrazia che questa classe dirigente ha in mente, non tiene in debito conto della formazione culturale, ideologica, di questi quadri che si sono formati politicamente e culturalmente sulle idee di pensatori che nulla o poco hanno in comune con la democrazia liberale. Nulla si improvvisa e non basta aggiungere un aggettivo – “democratico” – alla parola “partito” quando per tutta la vita si è fatto parte di un’altra chiesa e pregato un altro dio.

Siamo sicuri della buona fede di Penati, meno delle goffe retromarce dei suoi compagni di partito che – forse piu’ scaltri – si sono affrettati a smentire, rettificare, confermare il loro (ipocrita) appoggio al segretario Franceschini. Quella di Penati non è stata una scivolata di stile, come pure è stato detto; gran parte di questa classe dirigente del Partito Democratico non riesce proprio a riconciliarsi con la democrazia liberale, che non conosce.


Perché i cowboys del PD hanno paura di Ignazio Marino?

29 settembre 2009

johnwayne

Il circolo PD di Londra si è riunito ieri sera per discutere e votare le tre mozioni congressuali. Questi i risultati: Bersani 14 voti, Marino 14 voti, Franceschini 4 voti. La presentazione delle singole mozioni e il dibattito che ne è seguito sono stati molto interessanti per chi, come chi scrive, era la prima volta che partecipava ad una riunione di partito. Mi sono iscritto al PD quest’estate e solo perché il senatore Ignazio Marino si è candidato alla segreteria; come me, molti altri cittadini italiani che ho incontrato qui a Londra. Dispiace tuttavia che non siano state organizzate altre riunioni di circolo, nelle settimane passate, per discutere delle tre mozioni; forse anche questo ha influito sulla scarsa partecipazione di ieri sera: solo 32 iscritti su circa 90 di cui puo’ contare il circolo di Londra.

Intanto sale il nervosismo all’interno del Partito Democratico. Mentre Francesco Rutelli, uno dei grandi sponsor della mozione Franceschini, si prepara a lasciare il PD, Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, ci spiega la sua idea di democrazia:

«Franceschini di fatto non è più il segretario perché non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo» ed è dunque necessario predisporre una gestione collegiale del partito fino alle primarie.

Nonostante la goffa retromarcia di Bersani e D’Alema, rimane il problema pesantissimo dell’arroganza di questa classe dirigente e il suo disprezzo per le regole democratiche. Ha ragione il senatore Marino a far notare dal suo blog:

“Se Bersani pensa di essere il segretario del partito perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie”

Sul suo blog, Giuseppe Civati da’ notizia di alcune voci che girano all’interno del partito:

(…) Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. (…)

Come Civati fa giustamente notare, le regole non si possono cambiare durante il gioco e quelle regole – piacciano o meno – sono state scritte e approvate dal PD, anche da coloro che ora si lamentano.

Il nervosismo all’interno del partito è mal celato da Andrea Orlando – sostenitore della mozione Bersani – che in un’intervista pubblicata su il Politico attacca a testa bassa Marino, ripropone la politica basata sugli equilibri interni alle gerarchie del partito e dimostra sia di non capire il principio costituzionale della laicità sia – ancora piu’ grave, se possibile, per un politico – di essere distante dal paese, stanco questo di una classe dirigente che inseguendo il fantomatico voto “moderato” ha perso milioni di voti in pochissimi anni.

La mozione Marino, nonostante il black-out dell’informazione, sta riscuotendo importanti risultati sia in Italia sia tra gli italiani sparsi per il mondo. C’e’ chi vorrebbe etichettare quella mozione come appiattita sui temi della laicità e dei diritti civili ma povera per costruire un partito moderno e popolare e portarlo al governo del paese. Forse costoro non hanno letto la mozione e ignorano le proposte – chiare, coerenti e argomentate – in tema di ricerca, scienza e universita’, meritocrazia, energia e ambiente, economia e lavoro, legalità e questione morale. O forse hanno paura dell’entusiasmo che la candidatura di Marino ha acceso sia all’interno del PD sia – molto piu’ importante – tra i milioni di cittadini italiani che vorrebbero vivere in un paese moderno e civile, integrato in Europa, in una società aperta capace di invertire la rotta e attirare investimenti e cervelli dagli altri paesi invece di costringere quei cervelli alla fuga.

La libera competizione delle idee, la concorrenza, il mercato, sono ancora concetti estranei alla classe dirigente italiana, abituata da sempre a decidere nelle stanze del potere, lontana dall’interferenza dei cittadini che si vogliono comparse. Il nervosismo sicuramente aumenterà nelle settimane che ci separano dalle primarie del 25 ottobre, quando tutti i cittadini italiani potranno votare per il segretario del Partito Democratico. Quando il popolo bue smette di muggire e seguire i capibranco, i cowboys perdono le staffe; ma anche nel Far West, alla fine, ha vinto la civiltà e John Wayne si è dovuto ritirare nel suo ranch.


Fondamentalisti di tutto il mondo, unitevi! Ora anche l’ONU è con voi

27 settembre 2009
coppia di fatto

coppia di fatto

Il nuovo presidente di turno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il libico Ali Abdussalam Treki, ha dichiarato che l’omosessualità “non è davvero accettabile”. Treki ha aperto la 64° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una conferenza stampa; alla domanda sulla risoluzione ONU per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, il nuovo presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha cosi’ risposto:

“E’ una questione molto sensibile, molto delicata. Come musulmano non sono a favore [della depenalizzazione]… [l’omosessualità] non è accettata dalla maggioranza dei paesi. La mia opinione non è assolutamente a favore [della depenalizzazione]. Penso che [l’omosessualità] non è assolutamente accettata dalla nostra religione, dalla nostra tradizione. [L’omosessualità] non è accettata dalla maggioranza del mondo. Ci sono alcuni paesi che la permettono, pensando che essa è una sorta di democrazia…. Io penso che non lo sia”.

La stampa internazionale ha riportato le dichiarazioni del nuovo presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e le reazioni indignate delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Berlusconi bacia la mano di papa Ratzinger

Berlusconi bacia la mano di papa Ratzinger

Ricordiamo che le posizioni razziste e omofobe di Treki sono condivise dalla Chiesa Cattolica. In questi giorni la “libera stampa” italiana ci sta sommergendo con le dichiarazioni di Papa Ratzinger su famiglia, divorzio, aborto, economia, scienza, facendo da cassa di risonanza alla propaganda clericale e presentando la Curia di Roma come alta autorità morale. Ma non era forse il Vaticano che meno di un anno fa’ confermava la sua contrarietà alla depenalizzazione dell’omosessualità?

la presidente della Confindustria Marcegaglia: "Verrà creata presto una zona franca dedicata esclusivamente alle imprese italiane operanti in Libia"

la presidente della Confindustria Marcegaglia: "Verrà creata presto una zona franca dedicata esclusivamente alle imprese italiane operanti in Libia"

Ricordiamo anche lo spettacolo raccapricciante inscenato durante la visita del leader libico Gheddafi in Italia solo qualche mese fa’. Da Berlusconi a D’Alema, dalla ministra Carfagna al presidente della Confindustria Marcegaglia, per finire con le 700 donne italiane che hanno applaudito il leader libico all’auditorium Parco della musica di Roma:

All’incontro all’Auditorium erano presenti, tra le altre, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, dell’Istruzione Mariastella Gelmini, del Turismo Michela Brambilla, Daniela Santanchè, Marta Marzotto, Afef Jnifen, Rosy Greco, Tiziana Rocca, Isabella Rauti, Patrizia De Blanck. E poi una rappresentanza di donne con al collo il fazzoletto verde della Lega e anche un’imprenditrice della moda con giacca tricolore.

la ministra Carfagna e il leader libico Gheddafi

la ministra Carfagna e il leader libico Gheddafi

Ricordiamo Massimo D’Alema – lo statista – correre alla tenda di Gheddafi e giustificare l’intervento in aula (poi spostato in un’altra sala in seguito alle proteste) del leader libico al Senato della Repubblica: “Non ci trovo niente di scandaloso”.

Ricordiamo che in 80 paesi l’omosessualità è ancora illegale e in cinque di questi paesi è punita con la morte.

Ricordiamo infine l’orrore del “nuovo Irak”, dipinto dalla propaganda come “liberato” ma che in realtà è stato trasformato in un inferno e dove gli omosessuali vengono torturati e massacrati, come denunciato dalla stampa internazionale e dalle organizzazioni dei diritti umani, anche di recente.

Fondamentalisti di tutto il mondo, unitevi! Ora anche l’ONU è con voi.


L’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale

26 settembre 2009

pedofilia

Mentre l’Italia del melodramma si prepara alla manifestazione del 3 ottobre “No all’informazione al guinzaglio” indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), continua l’omertà dell’informazione e della politica sulla pedofilia clericale.

Mentre la “stampa libera” ci bombarda quotidianamente con la propaganda di Santa Romana Chiesa, sbatte in prima pagina le dichiarazioni di Sua Santità e dei principi della Chiesa a proposito di famiglia, divorzio, aborto, sessualità, economia, scienza, segue i viaggi di Papa Ratzinger e ci offre le ultime novità sulla moda e la dieta del Vescovo di Roma, ai cittadini della Repubblica nulla è dato sapere sui temi che riguardano l’organizzazione della Chiesa cattolica e le sue vittime, dalle notizie su Vaticano S.p.A. alla pedofilia clericale.

Qui nel Regno Unito, la BBC è tornata questa settimana sugli orrori e i crimini all’interno delle istituzioni della Chiesa Cattolica in Irlanda:

Si stima che 10.000 sopravvissuti agli abusi nelle scuole e riformatori gestiti da ordini religiosi cattolici in Irlanda ora vivono in Gran Bretagna

Lo scorso maggio il governo irlandese ha pubblicato i risultati di un’inchiesta ufficiale durata nove anni; il Ryan Report (dal nome del giudice dell’alta corte che ha presieduto la commissione irlandese, Sean Ryan) ha scioccato il mondo.

Il corrispondente dall’Irlanda del quotidiano britannico The Guardian, Henry McDonald, scriveva in maggio:

Stupri e molestie sessuali sono stati “endemici” nelle industrial schools [NdT: Le industrial schools sono state istituite in Irlanda con l’Industrial Schools Act del 1868 con lo scopo di prendersi cura di “bambini trascurati, orfani e abbandonati”] e orfanotrofi gestiti dalla Chiesa cattolica irlandese.  L’inchiesta di nove anni ha scoperto che preti e suore cattolici hanno terrorizzato per decenni migliaia di ragazzi e ragazze della Repubblica irlandese, mentre gli ispettori governativi non hanno fermato le violenze, gli stupri e le umiliazioni croniche.

In Italia il silenzio dell’informazione “libera” è assordante; evidentemente i giornalisti italiani, pagati profumatamente dai mezzi d’informazione mainstream (dalla RAI a Repubblica e Corriere della Sera) sono troppo occupati con le carnevalate delle manifestazioni di piazza per fare il loro lavoro. Cari giornalisti, il guinzaglio vi piace; è un guinzaglio d’oro che siete felici di mettervi da soli.

Leggi anche:

L’Europa dei diritti e l’Italia dell’omofobia e del silenzio sulla pedofilia clericale

E tu da che parte stai?

Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe


I pagliacci del Partito Democratico

25 settembre 2009
clown-funeral

mentre i pagliacci occupano abusivamente le istituzioni, la Repubblica muore

Ci scusiamo prima di tutto con i pagliacci, artisti sublimi che riescono a toccare le corde piu’ nascoste dell’animo umano. Non di loro si parla in questo breve articolo ma di quei buffoni che occupano abusivamente le istituzioni repubblicane e sono responsabili del degrado politico e sociale del nostro disgraziatissimo paese. Il Parlamento ne è pieno; pagliacci che si attardano sul palcoscenico, incuranti di fischi e sbadigli di quei pochi spettatori che ancora riescono a non lasciare un teatro quasi deserto.

Le sghignazzate, che non arrivano nell’Italia autarchica dell’informazione, sono però assordanti per chi vive all’estero, dove giornali e TV si divertono osservando e commentando la repubblica italiana delle banane. Vi lascio immaginare l’umiliazione quotidiana che pero’ – a differenza di quel che scrive Repubblica – non è solo causata dalle patetiche acrobazie sessuali di Berlusconi o dai suoi alleati come Bossi o dai suoi parassiti politici come La Russa, Gasparri, Bondi, Carfagna. Nel PD per esempio…

Da La Stampa di ieri 24 settembre:

Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice. [scarica articolo in PDF]

Sono vent’anni che la pillola RU486 viene usata in Francia, Regno Unito, Svezia. Il farmaco, approvato dagli organi competenti in piu’ di trenta paesi, dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, ora è stato finalmente approvato anche in Italia dall’Agenzia italiana del farmaco. Ma siccome la repubblica delle banane è un paese confessionale a sovranità limitata e sorvegliata, per far contenti i gerarchi vaticani, i pagliacci hanno subito inscenato lo spettacolo raccapricciante dell’indagine conoscitiva. Per chi è interessato a questo argomento, consigliamo una recente intervista a Silvio Viale, medico e dirigente radicale.

Nel PD, partito a vocazione clownesca, i pagliacci sono ancora piu’ patetici dei loro colleghi di destra. Parlando di laicità, Massimo D’Alema non trova miglior modello della Democrazia Cristiana:

“Un partito come il nostro deve essere l’erede della migliore tradizione democristiana in materia di difesa della laicita’ della politica e dello Stato”

Laicità, questa sconosciuta. Se il tandem D’Alema-Bersani dovesse disgraziatamente guidare il PD, la loro “laicità” avra’ l’odore, il sapore e l’aspetto del catto-comunismo. Tutta la strategia di Bersani è basata su un PD che si allea con i fondamentalisti dell’UDC di Casini e Buttiglione; d’altronde il beniamino di Comunione e Liberazione ha già dichiarato che al Pd serve il coraggio di riscoprisi cattolico popolare e socialista.

Se ci fosse una gara nel PD per l’assegnazione del Naso d’Oro come miglior clown, la giuria avrebbe difficoltà a selezionare il vincitore. Forse il premio andrebbe ex aequo a Massimo D’Alema e Piero Fassino.

D’Alema, alla domanda “Chi è il responsabile della crisi della sinistra in Italia?” risponde:

“Ma non c’è la crisi della sinistra in Italia. Abbiamo solo perso le elezioni, dobbiamo solo tornare a vincerle”.

Piero Fassino ci spiega perché ha scelto di appoggiare Franceschini:

“non credo che accresca il credito del PD offrire l’immagine di un partito che rinnova e cambia i propri dirigenti troppo spesso”.

Salviamo il PD e la Repubblica; mandiamo i pagliacci a casa.

Leggi anche Marino, il popolo democratico e i falsi profeti


Marino, il popolo democratico e i falsi profeti

24 settembre 2009

franceschini_bersani_marino

Lo abbiamo detto e scritto piu’ volte, anche su questo blog: i gerarchi del Partito Democratico e i finti giornalisti che pontificano dalle prime pagine della “libera stampa” temono Ignazio Marino ed è per questo che lo hanno sempre oscurato, ignorandolo e snobbandolo. Lo temono perchè la loro “politica” e la loro “informazione” sono le colonne che reggono l’Italia chiusa e omertosa delle corporazioni e dei privilegi e sanno che Marino potrebbe essere quella scintilla capace di innescare una rivoluzione – pacifica ma terribile per i tanti baroni che pascono sui grassi prati dell’Italia feudale – e dar vita finalmente anche in Italia ad un movimento di riforme radicali che, una volta iniziato, sarà molto difficile arrestare.

Gli anticorpi alla peste italiana (come è stata giustamente chiamata dai Radicali) sembrano abbiano iniziato a farsi sentire anche all’interno del Partito Democratico; nonostante l’oscuramento mediatico della mozione Marino – oscuramento cosi’ sfacciato che ha costretto il presidente della commissione di vigilanza Sergio Zavoli a richiamare la RAI ai suoi doveri istituzionali – il popolo democratico sta appoggiando Marino un po’ in tutta Italia mentre coloro che lo insultavano e apostrofavano con la parola insignificante “laicista” sono ora costretti ad un inseguimento sul terreno della laicità.

Se Franceschini, occupato a tenere insieme un’armata brancaleone, solo poche settimane fa’ bollava le posizioni di Marino come “pericolose” e Fassino, preoccupato di stringere accordi con chiunque pur di accaparrarsi le poltrone del potere, lo chiamava “laicista”, ora il segretario Franceschini – con sempre maggiore affanno e minore credibilità – è costretto a rivendicare quella laicità che prima disprezzava. Se Franceschini deve spiegare al popolo democratico come intende conciliare la laicità con le posizioni integraliste e confessionali dei suoi grandi elettori, da Rutelli a Binetti e i teodem, i problemi per Bersani non sono molto differenti, visti i suoi ottimi rapporti con Comunione e Liberazione e una sua certa propensione ideologica al catto-comunismo.

Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero credere alla propaganda delle macchine congressuali di questi due candidati quando la loro storia politica è li’ a dimostrare l’esatto opposto? Perchè il popolo democratico dovrebbe accontentarsi di coloro che in extremis sono stati costretti a scimmiottare le posizioni politiche di Marino quando quel popolo puo’ scegliere l’originale? Ed infatti quel popolo, sbugiardando gerarchi e profeti, sta scegliendo Marino, alla faccia dell’informazione di regime (e tanti saluti a Eugenio Scalfari).


Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre

23 settembre 2009

sipario

Sabato 3 ottobre ci sarà finalmente la manifestazione per la libertà d’informazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Abbiamo già scritto sulla libertà di stampa e su questa manifestazione che doveva originariamente svolgersi il 19 settembre ma poi rinviata a seguito della morte dei militari italiani in missione di guerra (contro la Costituzione repubblicana) in Afghanistan; nel paese del melodramma il giornalismo italiano non può condividere il palcoscenico né gli applausi della folla che – ne siamo sicuri – riempirà Piazza del Popolo con il solito entusiasmo che durerà per una buona mezza giornata.

Intanto continua incessante la retorica, venduta come informazione dalle prime pagine della stampa “libera”, aspettando che il sipario si alzi il 3 ottobre, come un’opera di Puccini, su quella bellissima piazza di Roma, perfetta scenografia per un divertente pomeriggio da figuranti.

Amiamo l’opera e gli artisti che c’hanno regalato tanta bellezza e passione. Ricordiamo con nostalgia quando, molti anni fa’, abbiamo iniziato ad appassionarci a quest’arte, cosí vicina al temperamento italiano; per meglio godere del canto e della musica a teatro, ci si preparava a casa nei giorni precedenti, con l’aiuto di un CD e del libretto. Per questo motivo ci permettiamo di consigliare a tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione della FNSI e dell’Ordine Fascista dei Giornalisti di cominciare a prepararsi per il melodramma. Il libretto si chiama Penne, Antenne e Quarto Potere, scritto da Wolfgang M. Achtner, un giornalista americano corrispondente da Roma e pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di Giorgio Bocca.

L’autore scrive nell’introduzione:

Per chi è stato abituato a lavorare per una televisione americana e crede nel valore di questo mestiere, i telegiornali italiani costituiscono un’offesa, e a guardarli si soffre fisicamente. (…) L’impatto negativo di questa situazione è aggravato dal fatto che in Italia non esiste una stampa veramente libera. (…) Questo è risultato possibile perché i giornalisti italiani non hanno mai abbracciato il concetto anglosassone di giornalismo concepito come servizio pubblico, in base al quale i principali doveri del giornalista sono, in primis, di informare i cittadini, di modo che possano compiere una scelta ragionata alle urne, e poi controllare, a nome dei cittadini, l’operato degli eletti. I giornalisti italiani hanno capovolto questo concetto e, in cambio dei servizi resi al potere, hanno ricevuto privilegi e protezione, legittimati dall’Ordine dei Giornalisti, organizzato secondo una rigida struttura corporativa chiusa. Fare carriera in una testata di giornale o televisiva italiana dipendeva – e dipende – molto di piu’ dai servizi resi a un partito o al proprietario della testata che da veri meriti giornalistici.

Affascinante, schietto, scritto per essere capito, Achtner denuncia “l’atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana” e informa il lettore su casi concreti, con nomi e cognomi “dei tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”, come scrive Bocca nella prefazione.

Il libro denuncia l’ignoranza, l’omertà, l’ipocrisia e la malafede di una casta di parassiti che – recitando la parte dei giornalisti – è solo interessata all’interesse personale e privato loro e dei loro editori e che calpesta, senza scrupoli, i piu’ elementari principi di correttezza. Scrive Achtner:

Il difetto piu’ grave della stampa italiana è la sua mancanza di credibilità. Negli ultimi vent’anni, invece di rivendicare il suo ruolo di Quarto Potere custodendo gelosamente la propria indipendenza, la stampa italiana è andata via via legandosi sempre di piu’ al potere politico ed economico. Per la stampa questo ha rappresentato un vero tradimento del proprio ruolo di guardiano dei poteri.

I cittadini italiani, vittime dell’informazione di regime che li vuole sudditi ignoranti e manovrabili, troveranno in questo libro un antidoto contro gli stregoni della propaganda e dopo averlo letto potranno meglio difendersi dalla violenza della TV e dei giornali. Penne, Antenne e Quarto Potere narra anche delle dichiarazioni sorprendenti e delle imprese rocambolesche dei baroni del giornalismo italiano, da Eugenio Scalfari a Furio Colombo, da Ezio Mauro a Paolo Mieli, da Augusto Minzolini a Emilio Fede, da Enrico Mentana allo scomparso Enzo Biagi; ognuno con il suo stile ma tutti partecipi della grande truffa dell’informazione italiana.

Non andate a Piazza del Popolo il 3 ottobre senza aver prima letto Penne, Antenne e Quarto Potere; non riuscireste a godere del melodramma inscenato per voi dai “tanti finti giornalisti che popolano il giornalismo italiano”.


Afghanistan: informazione o truffa?

22 settembre 2009

censura

Su l’Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con il titolo “SeL, siamo ancora vivi”, Giordano scrive tra l’altro:

C’è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell’Afghanistan.

Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.

Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.

Nella sua terra e in Italia.

E tuttavia nelle stesse ore Vendola commenta cosi’ le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:

«La strage di Kabul oggi sovrasta qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola. «Verrà il momento – prosegue il presidente della Regione Puglia – di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».

Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.

Su l’AnteFatto, il blog del nuovo quotidiano il Fatto – che uscira’ in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri – non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.

Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all’opinione pubblica come seri mezzi d’informazione, neanche si accorgono dell’opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell’informazione – la materia prima della democrazia – nel nostro paese. Qui nel Regno Unito i sondaggi sono univoci: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall’Afghanistan e i mezzi d’informazione britannici non solo informano l’opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d’informazione a commissionare quei sondaggi.

In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu’ banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da’ la misura dell’incivilta’ di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l’opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l’avidita’ propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.

La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta’ e Democrazia e predicare l’esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio’ che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.

Leggi anche Guerra, pace e informazione e Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori


Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori

21 settembre 2009
la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

la voce della ragione, conosciuta anche come vox populi, vox dei

In questa messa in scena dello spettacolo propagandistico attorno alla morte dei militari italiani in Afganistan, i mezzi d’informazione non hanno non potuto registrare la vox populi diretta al governo del paese: “Ritirateli, quanti morti ancora?”.

Il patriottismo ideologico – che fu definito come l’ultimo rifugio dei mascalzoni – ci ha bombardati di luoghi comuni, usando tutti i trucchi della propaganda, Frecce Tricolori incluse. E tuttavia la voce della ragione è risuonata piu’ volte e come la voce del bambino che vede il re nudo, ha rotto l’incantesimo dell’ipocrisia:

Poi l’incidente durante lo scambio del segno della pace, quando un uomo ha preso un microfono ed è andato sull’altare gridando più volte “pace subito” prima di essere portato via dalla sicurezza.

La voce della ragione puo’ venire dai luoghi piu’ improbabili, come è accaduto quando il ministro Bossi ha dichiarato: “li abbiamo mandati noi in Afghanistan e sono tornati morti”.

Vox populi, vox dei. E’ deprimente che il Partito Democratico ripudi la migliore tradizione dell’umanità, la ricerca di pace e giustizia, la non-violenza, la compassione, la caritas, la razionalità. E’ deprimente la reazione del Partito Democratico che, con l’eccezione del Senatore Marino, non si ricorda della Carta costituzionale della Repubblica e si dimentica degli insegnamenti di maestri come Tolstoy, Gandhi, Martin Luther King Jr., Bertrand Russell, Albert Einstein, Erich Fromm, John Lennon, Noam Chomsky, Gore Vidal, Aldo Capitini, Tiziano Terzani, Gino Strada, i Quaqqueri, i Menoniti, molte comunità cattoliche di base e molti altri gruppi religiosi non solo cristiani… soltanto per citare alcuni nomi conosciuti da una lista infinita di pensatori, attivisti, religiosi, umanisti, scienziati, intellettuali e persone comuni di buona volontà, una lista che include sicuramente sia il Signore Buddha sia Gesú Cristo.

Sorprende che nel Partito Democratico non ci sia posto per coloro che gran parte dell’umanita’ considera spiriti illuminati da ascoltare e a cui ispirarsi e non figure vuote da onorare a parole in qualche celebrazione che serve solo al proprio ego.

Sorprende l’autolesionismo, l’arroganza e il disprezzo per la democrazia del Partito democratico che continua a non ascoltare la vox populi.

Indigna che il dolore delle famiglie dei militari uccisi – a cui torniamo a inviare la nostra solidarietà – sia usato e manipolato per giustificare altro sangue, altra sofferenza; sofferenza che e’ uguale, sorella della sofferenza delle donne, degli uomini e dei bambini Afgani, uccisi e mutilati dalle armi “intelligenti” dei governi che nascondono le loro vere intenzioni dietro il fumo della propaganda e si auto-proclamano i difensori della Liberta’ e della Pace mentre contribuiscono alla loro soppressione con i fatti.

L’informazione contribuisce al patriottismo ideologico, alla propaganda che inizia a uccidere prima ancora che i proiettili siano stati sparati. La demonizzazione del nemico ufficiale, la sua disumanizzazione è necessaria per convincere la popolazione della bontà dei nostri capi e dei loro fini dichiarati; non c’è stato ricorso alla violenza nella storia senza che i leader di stati e imperi abbiano dichiarato la nobiltà dei loro fini. Anche Hitler e Mussolini proclamavano di andare a liberare le popolazioni dagli oppressori, di portare liberta’, pace e civiltà.

L’unica bandiera che ha senso sventolare è la bandiera della pace, la bandiera che unisce i popoli, fratelli e sorelle nell’umanità. Alle Frecce preferiamo le colombe. Come diceva Benjamin Franklin, Non c’è mai stata una guerra buona o una pace cattiva.

Leggi anche Guerra, pace e informazione.

Riproponiamo anche: Tiziano Terzani – Lettera da Kabul – Il venditore di patate e la gabbia dei vecchi lupi. – 24 dicembre 2001 – Corriere della Sera [grazie a Il ladro di ciliege per averci ricordato questo articolo]


Guerra, pace e informazione

17 settembre 2009

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Le notizie che arrivano dall’Afghanistan dovrebbero costringere a una riflessione seria, pacata e onesta sull’opportunità per il nostro paese di continuare quella missione di guerra, contraria alla Costituzione repubblicana. Mentre mandiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime, invitiamo i mezzi d’informazione e le forze politiche a non concedere altro spazio alla retorica guerrafondaia che, lungi dal risolvere i problemi, non fa’ altro che aggravare la situazione.

A nostro parere, la guerra in Afghanistan, oltre ad essere profondamente immorale, è anche invincibile. Sono ormai anni che esperti internazionali, organizzazioni umanitarie e alti ufficiali degli eserciti coinvolti denunciano la pazzia di quella guerra.

Gia’ l’anno scorso, il piu’ alto ufficiale dell’esercito britannico avvertiva che quella guerra non puo’ essere vinta. Qui nel Regno Unito i sondaggi confermano che la popolazione vuole il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Dopo il sondaggio dell’anno scorso della BBC, qualche settimana fa’ un altro sondaggio dell’Independent.

Ma in Italia l’informazione, a cominciare da Repubblica, si intertessa piu’ della camera da letto di Berlusconi che dei temi che dovrebbero avere la prima pagina sempre, non solo per rilanciare le dichiarazioni retoriche, prive di argomenti razionali, dei nostri Dr. Stranamore, per lo piú politici e opinionisti che non hanno mai combattuto un solo giorno in battaglia ma sono sempre cosí desiderosi di mandare gli altri ad ammazzare e a farsi ammazzare.

Questi chicken-hawks (polli-falchi) come vengono chiamati negli Stati Uniti, da noi gridano nonsenso dagli schermi televisivi e sulle pagine della stampa italiana ma evitano di fare i conti con i numeri, i dati e la logica, calpestano la ragione e sputano sul vero insegnamento di Cristo, la Caritas, mentre con intollerabile ipocrisia si autoproclamano i difensori della cristianità.

Se vogliamo dibattere su questi temi e affrontare questi problemi in modo serio e costruttivo, le opinioni devono essere corroborate da argomenti razionali su cui si possa discutere civilmente e con metodo scientifico.

In Afghanistan le vittime civili del conflitto che va avanti dal 2001 sono verosimilmente decine di migliaia; un rapporto dell’ONU dell’inizio dell’anno parla di un incremento del numero dei civili assassinati del 40%. C’e’ poi da considerare le morti che sono dovute alla guerra in senso lato, per la mancanza di medicinali, di cibo e acqua, per le condizioni generali di vita in uno scenario di guerra. L’espansione militaristica dell’amministrazione Obama ha certamente aggravato il problema e sta allargando il conflitto all’interno dei confini pakistani, con effetti pericolosissimi sulla stabilità dell’intera regione dove sia il Pakistan sia l’India sono dotati di arsenali nucleari.

Nel 2006 l’International Council on Security and Development ha pubblicato un interessane studio sulla guerra in Afganistan. Nel rapporto si legge:

Dopo cinque anni di intenso coinvolgimento internazionale in Afghanistan, il paese rimane devastato da severa povertà e dall’espandersi della fame per i poveri sia nelle aree rurali sia in quelle urbane. Nonostante le promesse della comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti, che aveva garantito di provvedere alle risorse e all’assistenza necessari per le necessità di ricostruzione e sviluppo, la popolazione dell’Afghanistan sta letteralmente morendo di fame. L’Afghanistan continua a essere agli ultimi posti per la maggior parte degli indicatori di povertà, e la situazione delle donne e dei bambini è particolarmente grave. Un bambino su quattro nati in Afghanistan non puo’ aspettarsi di vivere oltre l’età di cinque anni e certe provincie del paese vantano la peggior mortalità materna mai registrata al mondo. Nonostante cio’, le abilità della comunita’ internazionale e locale di rispondere alle molte sfide collegate alla povertà, sono state compromesse dall’erronea attenzione di Stati Uniti e Regno Unito alle politiche di eradicamento contro le droghe. Come tali, questi due stati che si sono autonominati alla guida della lotta al terrorismo e contro le droghe, sono congiuntamente responsabili per la gravissima crisi della fame nel sud dell’Afghanistan.

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Il rapporto continua:

I Talebani sono spesso visti [dalla pololazione] come quelli che fanno la loro parte per aiutare gli Afgani, nonostante abbiano molti meno soldi della comunità internazionale, mentre le truppe della coalizione internazionale sono visti occupare il paese per i propri scopi. Perfino coloro che non vogliono appoggiare i Talebani sono costretti poi a farlo per sopravvivere e per aiutare la propria famiglia. Dopo cinque anni di nessun cambiamento positivo, l’opinione predominante e’ che questa e’ una guerra – che originariamente doveva “aiutare” la povera popolazione dell’Afghanistan – che serve soltanto a rendere i ricchi ancora piu’ ricchi, a cominciare dagli “stranieri”. Con i bambini che muoiono, le persone che muoiono di fame e i mezzi di sussistenza delle famiglie distrutti, c’e’ un bisogno urgente per un completo ripensamento da parte della comunità internazionale se si vuole che gli Afgani non vivano piu’ in condizioni di estrema povertà.

In un’altra sezione del rapporto si legge:

Il rovesciamento del regime dei Talebani cinque anni fa’ è stato largamente creduto marcare una nuova era per afghanistan2l’Afghanistan. Tormentato da decenni di violenza e povertà, l’arrivo della comunità internazionale aveva preannunciato un futuro luminoso per l’Afghanistan, confermato da discorsi che assicuravano che gli Afgani sarebbero stati liberati per sempre dall’insicurezza e dall’oppressione. Gli Stati Uniti avevano asserito la rimozione dei Talebani come un obbligo umanitario, e promesso di consegnare liberta’ durevole al popolo Afgano. (…) Con civili uccisi regolarmente, gli Afgani sono arrabbiati che la stragrande maggioranza degli aiuti internazionali sono stati spesi per fini militari invece che per aiuti umanitari. Molti credono che la missione militare è sbagliata, avendo perso fede nell’abilita’ degli “stranieri” di portare stabilita’ al paese. Una percepita mancanza di rispetto dalle truppe militari internazionali ha alimentato il risentimento degli Afgani verso la comunita’ internazionale. La percepita mancanza di volonta’ da parte delle truppe internazionali di studiare la cultura afgana e di cooperare con la popolazione locale, ha causato un odio di massa verso gli “stranieri”. Alcuni credono che il perdurare della guerra in Iraq e i recenti combattimenti in Libano sono la prova che l’Occidente stia cercando di ri-colonizzare il mondo musulmano. Molti Afgani stanno ora cercando la leadership nei Talebani e dichiarano che “moriranno combattendo gli stranieri”.

Per meglio capire il risentimento della popolazione in Afganistan, vorrei riportare un articolo apparso sul sito della BBC nel 2003:

Un piccolo campione di civili Afgani ha mostrato livelli “sbalorditivi” di uranio nelle urine, secondo uno scienziato indipendente (…) Lo scienziato è il Dr. Asaf Durakovic dell’Uranium Medical Research Center (UMRC) in Canada. Il Dr. Durakovic, un ex consulente dell’esercito statunitense ora professore di medicina, ha dichiarato che nel 2000 egli aveva trovato livelli “significativi” di uranio impoverito (depleted uranium o DU) in due terzi dei 17 veterani della guerra del Golfo che aveva sottoposto a test. Nel maggio 2002, il Dr. Durakovic ha spedito una squadra di ricercatori in Afganistan per intervistare e esaminare la popolazione civile di quel paese. L’UMCR ha dichiarato, “Il monitoraggio indipendente dei tipi di armi e dei sistemi di consegna indicano che le forze della coalizione hanno usato leghe radioattive di uranio tossico e testate all’uranio per i target resistenti. (…) Senza eccezione, ogni persona che ha donato campioni di urina è risultata positiva alla contaminazione interna da uranio. I risultati sono sorprendenti: quelle persone presentano concentrazioni di toxic and radioactive uranium isotopes tra le 100 e le 500 volte maggiori che i veterani della guerra del Golfo sottoposti a esami nel 1999. Se gli esami verranno corroborati in altre comunita’ dell’Afghanistan, il paese si trova di fronte ad un grave disastro per la salute pubblica… Ogni nuova generazione è a rischio.”

L’articolo della BBC continua:

Una seconda missione dell’UMCR in Afghanistan nel settembre 2002 ha riscontrato una contaminazione in “un’area potenzialmente molto piu’ ampia e una fetta della popolazione molto piu’ vasta”.  Gli esperti dell’UMCR hanno colezionato 25 campioni di urune, che hanno addirittura superato i risultati del presedente campione. Il Dr. Durakovic ha detto di essere “stordito” dai risultati che ha riscontrato, risultati che saranno presto pubblicati in diversi giornali scientifici. Alla BBC ha detto: “In Afghanistan non ci sono stati incendi di pozzi petroliferi, non c’erano pesticidi e nessuno era stato vaccinato – tutte spiegazioni suggerite per spiegare la sindrome dei veterani della guerra del Golfo. Ma le persone hanno avuto gli stessi sintomi. Non sto dicendo che l’Afghanistan sia stato un vasto esperimento per usare le nuove armi all’uranio. Ma usate il vostro buon senso…”

Piu’ informazioni su DU qui, qui, e qui

Il ricco business della guerra

All’inizio del 2008 il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha dichiarato che il costo per gli Stati Uniti della sola guerra in Iraq raggiungerà i 5 trilioni di dollari. Poi c’è l’Afghanistan. Chi paga? Come sempre, il popolo, quei cittadini a cui negli Stati Uniti si nega perfino l’assistenza sanitaria e le cui scuole pubbliche sono allo sbando. Ad essere contenti invece le grandi corporations – o come si dice negli Stati Uniti, Corporate America, che tra uno scandalo e l’altro, tra una bolla speculativa e l’altra, hanno affossato la Repubblica dei Padri Fondatori per sostituirvi un’impero in continua espansione, un’espansione che ha bisogno di continue guerre per il controllo delle fonti di energia, un’espansione che non è sostenibile dal nostro pianeta dove i cambiamenti climatici causati dall’irrazionale avidità del sistema economico  stanno mettendo a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Le corporations, i giganti che controllano l’economia e la vita su questo pianeta, sono delle entità che mirano alla massimizzazione del profitto, costi quel che costi. In questo loro goal esistenziale, i loro effetti ricadono sulle popolazioni di interi paesi e del pianeta intero senza che vengano chiamate a rispondere delle loro azioni, come avverrebbe se quelle stesse azioni e quegli effetti fossero messi in essere da singoli. La loro irresponsabilita’ e’ stata molto bene illustrata nel libro The Corporation: The Pathological Pursuit of Profit and Power, scritto da Joel Bakan da cui e’ stato tratto il celebre documentario The Corporation.

Alan Greenspan, ex-capo della Federal Reserve [la banca di emissione degli Stati Uniti] ha dichiarato: “I am saddened that it is politically inconvenient to acknowledge what everyone knows: the Iraq war is largely about oil” [“Sono rattristato che sia politicamente inconveniente riconoscere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq e’ largamente per il petrolio”]. David King, ex-consulente scientifico capo del governo britannico, ha dichiarato che la guerra in Iraq è una guerra per il controllo del petrolio e ha avvertito che ci saranno ancora guerre per il controllo delle risorse in futuro.

Cio’ che sorprende e indigna è che si debba aspettare gli ex- per avere dei lampi di onesta’ intellettuale mentre coloro che denunciavano le stesse cose e cercavano di mettere in guardia sui rischi delle c.d. guerre preventive venivano tacciati di non essere patrioti, di populismo, di essere amici dei dittatori e difendere le violazioni dei diritti umani, in un coro guerrafondaio che mirava e tutt’ora mira a far tacere la ragione e l’umanita’ con quel vecchio stratagemma della propaganda, prima responsabile dei disastri di ogni guerra.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito c’è un serio, appassionato e argomentato dibattito sulle guerre in Iraq e Afghanistan, anche all’interno del Partito Democratico americano e del Partito Laburista britannico. In Italia invece l’informazione è troppo occupata a guardare dal buco della serratura delle camere da letto, salvo poi riversare fiumi di retorica e lacrime da coccodrillo quando le tragedie annunciate puntualmente si verificano.