Bersani il tosto, D’Alema lo statista e il kebab vietato dalla Lega

Quando qualche anno fa’ Massimo D’Alema arrivò finalmente a Palazzo Chigi, primo esponente del fu PCI a ricoprire quell’incarico, diede subito prova di essere un grande statista; violando lo Statuto delle Nazioni Unite e la Costituzione italiana, partecipò ai bombardamenti NATO contro la Yugoslavia. La propaganda dipinse quella guerra come “missione umanitaria” e si aprirono cosí le porte ad una serie di conflitti che – dietro falsi pretesti – hanno lasciato milioni di morti, di feriti, di vedove, di orfani e interi paesi distrutti. Parlare di “missioni umanitarie” fatte di bombardamenti contro la popolazione civile – come sta’ da troppi anni avvenendo in Afganistan – è come dire che si deve trombare per rimanere vergini. Bertrand Russell diceva, “War does not determine who is right – only who is left” (la guerra non decide chi ha ragione – ma solo chi rimane).

Ma D’Alema conosce la ragion di Stato, come ha recentemente dimostrato quando s’improvvisò valletto alla corte di Gheddafi in visita in Italia; non solo, da fine politico e profondo conoscitore della storia patria, non mancò di notare qualche anno addietro come la Lega fosse “una costola della sinistra”. Immagino Mussolini e il Fascismo siano anch’essi parte della stessa anatomia.

Se però si mette il naso fuori dall’Italia per cinque minuti ci si accorge che in Europa i partiti che hanno posizioni xenofobe, razziste e omofobe non solo non sono corteggiati dalla sinistra ma nemmeno dalla destra conservatrice; nel Regno Unito per esempio, il BNP (British National Party), su posizioni fotocopia a quelle della Lega, è tenuto a debita distanza anche dal Partito Conservatore mentre i mezzi d’informazione non vanno certo alla ricerca delle battute di demagoghi e populisti, come sciaguratamente avviene in Italia.

Non credo ci sia qualche membro del Parlamento britannico che sarebbe lusingato dai complimenti del capo del BNP. In Italia invece Pierluigi Bersani, il candidato che sembra essere favorito alla guida del Partito Democratico, rispondendo ai complimenti del leader della Lega ha sorriso, “[Bossi] e’ uno da combattimento, si capisce che preferisce avversari tosti”.

Come meravigliarsi allora che esseri umani, nostri fratelli e sorelle, siano abbandonati e lasciati morire in mezzo al mare, quel Mediterraneo che invece di unire popoli e culture sta’ diventando una fossa comune; come meravigliarsi di fronte a coloro che uccidono la propria umanità e compassione attraverso agghiaccianti “giochi” su internet.

La Chiesa Cattolica sembra alzare la voce ogni tanto sul problema dell’immigrazione, rimproverando al governo o a questo o quel ministro la mancanza di carità cristiana; ben vengano le reprimende dei vescovi ma perché allora si ostinano a sostenere attivamente e indefessamente il governo Berlusconi-Maroni? Pecunia non olet, come sanno bene al di là del Tevere.

Intanto si continua a vedere un criminale in ogni immigrato, specialmente se di pelle scura o di altra religione, si impedisce che i musulmani abbiano loro luoghi di culto e si arriva al ridicolo di mettere fuori legge il burkini e dare la caccia al kebab. In quale altro paese un ex Presidente della Repubblica – un uomo serio e di misurate parole – può affermare che il “vero scopo della Lega e’ la secessione” senza che nulla accada? Magari Bersani e D’Alema ce lo diranno al prossimo congresso del PD.

Una risposta a Bersani il tosto, D’Alema lo statista e il kebab vietato dalla Lega

  1. sonostorie scrive:

    Leggo solo ora e sottoscrivo riga per riga (anzi, vorrei averlo scritto sto’ post).
    Fra l’altro, il discorso che fai per il BNP in Gran Bretagna si potrebbe fare ugualmente per la Francia e il Front National (movimento anch’esso xenofobo). Basta ricordarsi cosa accade quando Jean-Marie Le Pen, il leader di FN, arrivò al ballottaggio per le Presidenziali contro Jacques Chirac. Tutti i partiti democratici, anche la sinistra socialista, invitarono a votare per Chirac, perché le posizioni razziste di Le Pen erano considerate inacettabili in un quadro democratico.

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