Rompere l’incantesimo

La notizia fotografa bene l’Italia di oggi

STAMINALI

‘Fuggiti’ dall’Italia per nepotismo scoprono gene per lo sviluppo

Antonio Iavarone e Anna Lasorella hanno individuato una proteina fondamentale per lo sviluppo delle cellule adulte e per combattere il tumore al cervello di ROSARIA AMATO

ROMA – Nel 2000 hanno lasciato l’Italia per gli Stati Uniti, in polemica con il sistema nepotista dell’università, che non permetteva loro di sviluppare adeguatamente le loro ricerche sui tumori al cervello dei bambini. Negli Stati Uniti hanno trovato i mezzi, lo spazio, il sostegno di due prestigiose università, prima la Albert Einstein e dopo la Columbia. E adesso Antonio Iavarone e Anna Lasorella annunciano la scoperta del gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle cellule staminali e che è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori del cervello. Sono gli stessi ricercatori a parlare della loro scoperta in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Developmental Cell. (continua)

Da rileggere ora la denuncia degli scienziati: Da noi la bravura non paga ce ne siamo dovuti andare.

La scienza va avanti, la società progredisce ma l’Italia feudale e corporativa continua a sprofondare. Gli scienziati, i cultori di un sapere prezioso e indispensabile, vengono scacciati dai baroni, dai vassalli, dai principi, dalle corporazioni di notabili che non permettono il cambiamento, normale e fisiologico in tutte le democrazie liberali del mondo. In Italia sembra si sia vittime di qualche incantesimo, si è bloccati sempre nella reazione, nella contro-riforma, con una classe dirigente che sembra pascere in un immobilismo dove mentre tutti litigano su tutto, su tutto si intendono per non cambiare nulla. La conservazione in Italia sembra appartenga a una classe di mandarini che non è né destra né sinistra, ma sembra essere sempre presente ai banchetti di palazzo. E quel conservatorismo non ha nulla a che vedere con il conservatorismo europeo. Per dire, in Francia, in Germania, per non parlare nel Regno Unito, i partiti delle ronde, del razzismo, dello stato clericale, degli omofobi e xenofobi… da questi partiti i partiti conservatori europei ne stanno alla larga. Da noi no. Da noi questi partiti concorrono a legiferare e governare mentre un Partito Democratico è reso inerme dall’ignavia politica, dall’inadeguatezza culturale e da un’indecente sottomissione al potere clericale di troppa parte della sua classe dirigente. Se si vuol salvare il PD e con esso il paese sarà bene cambiare, ascoltare prima di decidere, abbandonare i pregiudizi, lanciare i ponti e aprire porte e finestre.

Credo davvero che ci sia un bisogno urgente, una necessità primaria di contrastare quello che il cittadino giurista Rodotà chiamava l’altro giorno “regressione culturale spaventosa”. C’è bisogno di coraggio politico, di orgoglio della ragione, di passione politica disinteressata. C’e bisogno di imparare dagli errori. C’è bisogno di informarsi e informare sull’Europa di cui si fa un gran sparlare. Credo ci sia bisogno di UNITA’, e lo scrivo a lettere grandi capaci di comprendere tutte le forze e i movimenti che si oppongono in tanti modi, in tanti settori della società, a quella regressione. Credo che il PD debba farne parte di questa UNITA’. E favorirla in tutti i modi senza allo stesso tempo imporsi o pretendere lo scioglimento di altri partiti. Credo che accettare e promuovere le doppie tessere sia anche un’ottima soluzione per un Partito Democratico aperto e laico. Un’UNITA’ che non puó fare a meno dei liberali, dei socialisti, dei radicali, ma anche di tutti coloro che sono rimasti fuori dal Parlamento Europeo e da quello Italiano. Ricordiamo che se quelle forze non sono rappresentate in Parlamento questo non vuol dire che non sono presenti nella società italiana. Un’UNITA’ laica, che riconosca e difenda la Repubblica laica e la sua democrazia liberale. E credo che il prossimo congresso del PD e soprattutto le relative primarie sia l’occasione di dar voce a questa UNITA’.

Capisco che milioni di cittadini non sono entusiasti di questo PD e molti altri perfino nauseati. Quasi impossibile non essere d’accordo con loro. Ma non è una buona ragione per arrendersi e non provare a cambiare il PD e il paese. Il miglior modo per non essere delusi dopo è non illudersi prima e continuare a impegnarci, organizzarci, unirci e costruire quell’ UNITA’. Sempre meglio che lamentarci dopo.

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